Ken il guerriero e gli errori del doppiaggio storico (terza puntata)


Terzo appuntamento con l’analisi delle perle del doppiaggio storico di Ken il guerriero. Anche stavolta introduzione stringatissima e passo immediatamente al sodo, perché di carne al fuoco ce n’è tanta. Buona lettura! ;)


EPISODIO 3
“L’ARTIGLIO

光なき街に孤拳が燃えた!爆殺五指烈弾
(Una sola tecnica può rischiarare le tenebre di questa città!
Morte esplosiva: Goshi Retsu Dan)

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Dati tecnici

  • Prima TV (J): 25 ottobre 1984
  • Supervisione artistica: Masamitsu Sasaki
  • Sceneggiatura: Toshiki Inoue
  • Sakkan: Hironobu Saitoo
  • Fondali: Morishige Suzuki
Sinossi

I membri di KING spadroneggiano nel caos del dopobomba e non tollerano intromissioni, ma Lin è in pericolo e Kenshiro non può abbandonarla nelle mani dei suoi crudeli aguzzini. Dovrà quindi introdursi in territorio nemico e colpire i malvagi senza pietà!


Bene ragazzi, allacciatevi le cinture di castità e preparatevi al terzo episodio! Avevamo lasciato Kenshiro in pieno deserto a buttar via chicchi di riso, ora vedremo cosa accade in un altro luogo misterioso… Mi raccomando tenetevi forte che qui c’è il primo vero capolavoro del doppiaggio storico!

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Accompagnati dal dolce suono dell’arpa di Julia, veniamo trasportati subito all’interno di un palazzo dove Shin, seduto su un trono rivela tutto il suo lato poetico (perchè lui è il Carducci di Hokuto No Ken) . Con una voce nasale che farebbe l’invidia del miglior Eros Ramazzotti, il crudele tiranno declama i suoi versi:

“Mentre anche le persone più ordinarie possono apprezzare la buona musica, solo pochi uomini privilegiati sono in grado di apprezzare il fascino del maligno… L’uomo che ha il coraggio di affrontare il suo Dio e che riesce a sconfiggerlo… ebbene sarà l’abitante di questo paradiso con tutte le sue bellezze”.

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E fin qui, a parte che non si capisce con chi ce l’abbia e a parte lo sconcerto mio nel constatare che NON si tratta di un dialogo cannato dal nostro doppiaggio, si può pensare che sia una riflessione tutta sua sul senso della vita (o, al limite, l’effetto del vino che sta bevendo…), quando ad un tratto avviene l’impensabile, l’inspiegabile…

003-011 Il suo sguardo si posa sulle carte dei 4 Fanti poste su un tavolino alla sua destra. Appoggia delicatamente il calice, prende la carta del Fante di Picche… la strappa in due e dice:

“LO SPAZIO E’ STATO SGOMINATO MA ANCHE ADESSO MI RIMANGONO ANCORA TRE FANTI”

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Mitico Shin! Ci mancava solo che gli facevano dire: “La nebbia agli irti colli, piovigginando sale…” Le cose sono due: o era ubriaco Shin o era ubriaco chi ha scritto quel passaggio… Il motivo dell’errore è semplice e riguarda il discorso che facevo nella prima puntata di questa rubrica. Come abbiamo visto la volta scorsa, il nome originale del Fante di Picche è Spade. Qualcuno, molto probabilmente la stessa Toei ed il suo reparto traduzioni per l’estero, forse anche solo a causa di una svista, deve aver scritto “Space” negli script poi inviati qui in Italia. Tuttavia, per quanto la spiegazione sia logica, rimane il dubbio:

Ma qualcuno si premurava di leggere i dialoghi prima di farli recitare?

Cioé, io posso capire anche il doppiatore che recita la propria parte senza fiatare perché non ha il tempo di pensare a che senso abbia quello che dice il suo personaggio e non ha una visione d’insieme della serie (d’altronde siamo ancora al terzo episodio), ma il dialoghista o il direttore del doppiaggio, davvero non avevano la minima idea di cosa stessero facendo?

Boh… Ma andiamo avanti.

Bart, stremato ed affamato nel deserto (e non “assetato” come dichiara nel nostro doppiaggio), esclama:

“Dannazione, vorrei sapere perchè Ken che è così bravo non fa uso di tutta la sua forza! Cosa diavolo mai starà aspettando…”

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Presa così, uno può pensare che Bart si sia beccato un colpo di sole e stia sparlando, ma in realtà la frase non è del tutto erronea, solo che il ragazzo non si riferisce alla forza fisica di Ken, bensì alle sue mille capacità. Insomma, si chiede perché Kenshiro non utilizzi tali capacità per procurare (facilmente e per entrambi), il cibo e tutto ciò di cui hanno bisogno. “Che spreco!” dice.

Ma non tutto è perduto! La buona sorte sembra infatti regalare al nostro Bart un intero frigorifero che non attende altro che essere aperto! 003-020

Cosa troverà il nostro affamato eroe all’interno di questa cornucopia dimenticata dal tempo?

Via alle scommesse!

1) Zuul?

zull

2) Indiana Jones?

indiana jones

3) Capitan America?

captain america

La risposta è…

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… UN CACCHIO DI NIENTEEEEE!!!

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(No ma, seriamente, cosa pensavate ci potesse trovare? :D )

Ma Bart non si arrende facilmente. La sua fame dev’essere placata.

Ecco quindi che la sorte, dopo il tiro mancino del frigo a sorpresa, decide di dargli l’opportunità di procurarsi  finalmente un vero pasto! Bart si accorge infatti che proprio lì, vicino a lui, un avvoltoio cerca di mettere il becco su un serpente…

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Il ragazzo allora arriva alle spalle del volatile, lo agguanta dalla coda ed esclama:

“Lascialo!!”

003-028 Praticamente sembrerebbe che Bart, novello Bear Grylls, voglia mangiarsi lui il serpente … ma in realtà dice “Beccato!”, perché il suo vero obbiettivo è il ben più sostanzioso avvoltoio. Infatti, sempre nel nostro doppiaggio, la battuta immediatamente seguente è:

“Molla, brutto uccellaccio spennacchiato!”

Ma nell’originale si rivolge al pennuto così: “Stasera arrosto!” In ogni caso, alla fine Bart viene ridotto a più umili consigli dalla sua ambita preda… 003-032

In tutto questo, animatori e sceneggiatore si ricordano che sarebbe pure ora di andare avanti con la trama e quindi fanno sì che Bart veda la piccola Lin, assieme ad altri schiavi, a bordo di un camioncino diretto alla vicina città. Allora il ragazzino si precipita a dirlo a Kenshiro, che per tutto il tempo è rimasto ad allenarsi per un casting  (Pare gli avessero offerto il ruolo di Virgo ne “I Cavalieri dello Zodiaco”, ma gli venne poi soffiato da un capellone biondo. Destino beffardo).

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Comunque Bart gli spiega la situazione ma lo avverte che la città in cui l’hanno portata è pericolosa, perché lì “il Re” se la comanda.

E uno, giustamente, a questo punto dovrebbe chiedersi…

CHI E’ LO RE !?

CHI E' LO RE !? Sì perché, a ben vedere, nessuno fino ad ora ha menzionato questo fantomatico personaggio, quindi in teoria Ken non dovrebbe sapere nemmeno a chi si riferisce Bart. Allora dov’è l’inghippo?

Se ricordate, la volta scorsa abbiamo parlato dell’errore riguardante la frase “uomini del Fante di Picche”, che in origine era invece “membri di KING”. Proprio lì ho spiegato che KING identifica non solo Shin come capo del gruppo, ma anche l’intera organizzazione. Ed è proprio in quest’ultima accezione che Bart parla di KING anche in questo episodio, così come è sempre per lo stesso motivo che Kenshiro sa bene a cosa si sta riferendo il suo giovane amico. Praticamente, a causa dell’errore fatto nell’episodio precedente, è nata un’ulteriore incongruenza anche in questo.

Ma andiamo avanti…

Com’è come non è, i due entrano infine in città e, con molta discrezione, pensano bene di andare direttamente dal boss di metà livello, Diamond, il Fante di Quadri (anche noto alle forze dell’ordine della provincia di Chieti come “Camill Bill Capill”), che si stava divertendo a tormentare un po’ i villici. Insomma, è ora di menare un po’ le mani e, siccome Camillo è una persona educata e a modo, non si fa pregare e accetta subito l’invito.

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Volano parole grosse, ma Kenshiro è un duro e molla lì una zeppa di un certo livello:

“Il silenzio è d’oro. Questa è una norma che dovresti imparare”

003-086 Bella. Quasi mi spiace constatare che è diversa dall’originale perché in fondo ci sta a pennello. Comunque, giusto per curiosità, la frase originale sarebbe: “Faresti bene a tornare nel tuo recinto a dormire con le altre bestie”. Finalmente inizia il combattimento. Dopo aver strappato la maglietta a Ken, Camillo esclama:

“Sono le sette stelle!”

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(Che poi non è mai stato chiaro a chi sia venuto in mente di giocare a “unisci i puntini” sul petto di Kenshiro…)

Infatti, coerentemente con l’errore iniziale, invece di cicatrici (scars), si continua a parlare di stelle (stars) e sta cosa ce la porteremo avanti per tutta la serie  (Eviterò quindi di ripeterlo in futuro).

Piccola annotazione: Non c’entra niente con il doppiaggio, ma guardate la magia della mglietta auto-rigenerante… 003-097 … che dieci secondi dopo è di nuovo strappata!! :D

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(Intanto Ken lancia il suo famoso segnale internazionale di omicidio imminente…)

Kenshiro si decide a chiudere la questione e, dopo aver afferrato il bastone di Camillo, con la sola forza del polso fa leva e lo SBALANZA per aria…

003-107 … poi si lancia pure lui e… 003-108

COLPO DEL COLLO CHE SI ROMPE

003-112 No no no, fermate un attimo questo remake di Tre metri sopra il cielo! Ma quale collo che si rompe? Dove? Lì c’è scritto bello chiaro:

Kōshu Hagan Ken – 交首破顔拳
(Colpo dell’Impiccagione con Frantumazione del Volto)

E infatti, se torniamo un attimo indietro e seguiamo le fasi dell’esecuzione della tecnica, si vede bene che Ken, come prima cosa blocca l’avversario al collo mentre questi è in caduta libera, mimando proprio la stretta di un cappio

003-109 … dopodiché gli rifila una ginocchiata dritta sul setto nasale! 003-110
Risultato? Coso ricade a terra credendo di essersela cavata, ma Kenshiro lo redarguisce:

“Non ti sei reso conto di essere già morto?”

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(Vabbé, dai, pian piano ci stiamo avvicinando al “Tu sei già morto”. Sempre meglio del “Ne sono sicuro, sei un uomo morto” del primo episodio, per dire…)

… e a Camillo gli si rompe il collo? No, gli scoppia la faccia. 003-120

Curiosità

Lo sceneggiatore dell’episodio, Toshiki Inoue, non si è probabilmente reso conto che, semplicemente cambiando parte dello svolgimento della trama rispetto al manga originale, è andato a perdere il senso di contrappasso dantesco del colpo che abbiamo appena visto. Diamond, infatti, nel manga stava impiccando dei poveri innocenti proprio per attirare Kenshiro, mentre nell’anime voleva costringere un padre a colpire, con arco e freccia, un barattolo posto sulla testa del figlio.

Ma torniamo al vero motivo che ha condotto Kenshiro e Bart in questo luogo: liberare Lin. Siccome l’approccio molto sottile di Ken ha avuto l’effetto di allertare tutti i membri di KING e scatenare una caccia all’uomo per le vie della città, il dinamico duo è costretto a nascondersi in un edificio abbandonato nell’attesa di poter godere almeno del favore delle tenebre. Bart comunque non si scoraggia e, con un geniale travestimento…

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… decide di andare in perlustrazione per trovare il luogo in cui è rinchiusa la bambina. Alla fine (complice anche Pel,  il cagnolino della carta igienica) riesce a trovarla e, appena scesa la notte, conduce Kenshiro a trarla in salvo. Questi, come prima cosa, manda in stato catatonico la guardia (che, detto per inciso, sembra un incrocio tra un tricheco e Babbo Natale). 003-174 Bart giustamente gli chiede: “Che… che diavolo gli hai fatto, Ken?” E Kenshiro:

“L’ho colpito in un punto particolare paralizzandogli i centri nervosi. E’ una mossa che si chiama Colpo alle Tempie…”

Ma, ma… ma il colpo alle tempie non era quello usato contro Spade, il Fante di Picche, nello scorso episodio? Esattamente, solo che mentre la volta scorsa era sbagliato, stavolta bene o male ci hanno preso, perché Kenshiro parla di punti segreti di pressione chiamati Zusetsu (頭顳) termine che letteralmente indica proprio le tempie. Insomma, per una volta che c’hanno preso, hanno comunque creato una bella confusione.  :D

Nel frattempo Bart, sotto lo sguardo paterno di  Ken, ricorre al metodo scientifico per vedere se ‘sta cosa della paralisi funziona davvero, prendendo Babbo Natale a calci negli stinchi…

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“… e questo è per quella volta che ti ho chiesto il Gameboy e mi hai portato il Supervision…”

… ma urla strazianti interrompono la scena. Si tratta di Artiglio, il Fante di Fiori (chiamato Club in originale e “Cocciasecca” dagli amici), che si diverte a massacrare poveri innocenti all’interno di una gabbia di ferro.

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Kenshiro non può ovviamente stare fermo, con le mani nelle mani, tante cose deve fare prima che venga domani. Cocciasecca dev’essere fermato! Le sue armi micidiali sono proprio quelle lunghe lame con cui si diverte ad uccidere le proprie vittime, ma niente che l’Hokuto Shinken non possa contrastare! E allora via con una nuova tecnica segreta chiamata…

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“COLPO SPECIALE”

003-204 MA QUALE COLPO SPECIALE !? Ma porca… Nome originale: Goshi Retsudan (五指烈弾 – Colpo Distruttivo delle Cinque Dita). E infatti al povero Cocciasecca gli saltano in aria le falangi… 003-207

… solo che siccome a Ken gli dev’essere rimasto particolarmente simpatico, si becca pure due ginocchiate volanti in faccia, due ginocchiate di ritorno ai reni e, per chiudere in bellezza, l’attivazione di un punto segreto (il Meimon - 命門 – Cancello della Vitanon menzionato nel doppiaggio nostrano) che costringe i muscoli della schiena a contrarsi sempre più fino a spezzare la colonna vertebrale. Che culo!

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Sul finale, possiamo vedere due scagnozzi (uno dei due è sempre Babbo Natale) che si recano da Shin a fare rapporto di quanto accaduto a Camillo e a Cocciasecca.

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Solo che mentre nell’originale menzionano “La Divina Scuola di Hokuto”, nel nostro doppiaggio questa cosa viene taciuta. Cioé, rendetevi conto che siamo alla fine del terzo episodio e ancora l’Hokuto non è stato nominato mezza volta.

Ultima chicca è la convocazione di Heart, il Fante di Cuori. Shin, nel nostro doppiaggio, dichiara che questi è conosciuto come “L’Assassino”, mentre nell’originale il vero soprannome del personaggio è “Annientatore di Arti Marziali” (拳法殺しKenpō Goroshi).

003-238 Chiudiamo con la risata di Shin e con l’invito, se l’articolo vi è piaciuto, a commentare e condividerlo ovunque. Se invece non v’è piaciuto commentate comunque e fatemi sapere la vostra :)

Al prossimo meraviglioso appuntamento!

“AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH”

003-241 Ringraziamenti

P.S.: nell’analizzare gli errori del doppiaggio storico ho ritenuto di dover segnalare solo ed esclusivamente quelli più eclatanti e/o ridicoli, perché diversamente sarebbe toccato fare una trascrizione ed un adattamento completi dal giapponese dell’intero episodio, cosa che avrebbe richiesto una mole di lavoro eccessiva.

JUZA LA NUVOLA VAGABONDA Vol.1 – Recensione


juza 1Penultima uscita per la collana KEN LA LEGGENDA di Planet Manga, che questo mese ospita il primo dei due volumi che compongono JUZA LA NUVOLA VAGABONDA, edizione italiana di Jūza Gaiden – Hōkō no Kumo (ジュウザ外伝 – 彷徨の雲 – La Storia Parallela di Juza – La Nuvola Errante), serie originariamente pubblicata sul settimanale Comic Bunch  a partire dall’8 gennaio 2010 come ultimo dei manga spin-off del progetto Shin Kyuseishu Densetsu. Chiaramente, protagonista assoluto della vicenda è Juza, uno dei personaggi sicuramente più apprezzati della serie originale nonostante il breve arco di vita all’interno della stessa e Missile Kakurai, l’autrice chiamata a scriverne la biografia, cerca di esplorare scorci dell’esistenza del guerriero per tentare di approfondirne il background e rispondere ai tanti quesiti che il pubblico  si è sempre posto.
Ci sarà riuscita? Andiamo a scoprirlo.
Buona lettura! ;)

TRAMA E CONSIDERAZIONI

Come si diceva nell’introduzione, la vita di Juza, il guerriero membro dei Nanto Goshasei, non è mai stata veramente esplorata nel manga originale. Nonostante questo (o forse soprattutto per questo) la sua breve apparizione nell’opera è rimasta scolpita nel cuore del pubblico per tre decenni.
Questo manga parte quindi con premesse tutto sommato buone, ovvero andare a mostrare a quello stesso pubblico gli aspetti inediti dell’esistenza di quel guerriero libero come le nuvole. Ma si può afferrare una nuvola e sperare di legarla? No, ed è purtroppo questo l’errore in cui Missile Kakurai cade rovinosamente. Il primo episodio infatti non è poi così male, anzi, l’idea che Juza si metta in viaggio per cercare Kenshiro, responsabile di non aver saputo difendere  Julia, l’unica donna che il guerriero abbia mai amato ma anche l’unica che non ha mai potuto avere, promette un viaggio avventuroso e affascinante…

juza 01

Tutto comincia però a crollare già dal secondo episodio in poi, scadendo purtroppo nel banale, presentando personaggi insulsi ed una trama che non si capisce mai bene quale direzione debba prendere di preciso. Evito di rivelare dettagli perché comunque non voglio rovinare la lettura a chi non l’ha ancora acquistato, ma posso dire con certezza che la storia non regge minimamente il confronto non solo con la serie originale, ma neanche con gli altri manga spin-off precedenti. Per assurdo, anche quella fiera del fan service che è Rei l’oscuro lupo blu, risulta meglio strutturato.

orsa maggiore

Una delle grandi idee dell’autrice: l’Orsa Maggiore, in carne, ossa e pelliccia…

Viene quindi più che naturale pensare che Juza Gaiden, assolutamente non programmato e tardivo rispetto alle produzioni che hanno accompagnato Hokuto No Ken al suo venticinquennale, sia stato più che altro un mezzo promozionale buttato lì per accompagnare l’uscita in patria di Hokuto Musou (che noi in occidente conosciamo come Fist of the North Star Ken’s Rage), tanto che i personaggi, da un certo punto in poi, indossano anche gli stessi outfit visti nel gioco.

Insomma, in poche parole un marchettone travestito da fumetto che oltretutto risente drammaticamente sia della sua stessa natura quasi episodica, con una trama frammentata e priva di reale mordente sulla lunga distanza (accompagnata poi da grossolani errori che rivelano la scarsa familiarità dell’autrice con il mondo di Hokuto, ma ne riparleremo nella recensione del secondo volume), sia di un tratto dalla qualità che definire altalenante è un complimento. Missile Kakurai (qui trovate il suo sito ufficiale se volete conoscerla meglio) non è una disegnatrice alle prime armi, eppure non si può fare a meno di notare quanta fatica faccia a muoversi nel regno di Hara e Buronson, che evidentmente non le è così congeniale, basti pensare che quando gli episodi del manga sono stati raccolti in volume, ha dovuto ridisegnare proprio il volto di Juza…

prima e dopo

PROTAGONISTI

JUZA DELLE NUVOLE (雲のジュウザ)

juza profile

Dotato di un talento senza eguali per le arti marziali, che gli ha permesso di sviluppare uno stile di combattimento del tutto personale ed imprevedibile, Juza appartiene al gruppo di guerrieri noti come Nanto Goshasei, incaricati di proteggere il misterioso Ultimo Condottiero dei Sei Sacri Pugni di Nanto. Ma il suo cuore, logorato da un amore impossibile, lo ha spinto a rinnegare i propri doveri e a vivere come un vagabondo… Vedi la scheda di Juza nel manga originale

shukan profileSHUKAN (シュカン)

Ufficiale in comando di un’unità del Corpo d’Invasione del Re del Pugno, è stato da questi incaricato di prendere possesso di un territorio indipendente miracolosamente risparmiato dal fuoco dell’ecatombe nucleare che ha devastato il pianeta. Vestito  come un antico sovrano cinese e accompagnato da un cagnolino che ama viziare, viene fatto fuori dagli uomini della milizia del posto prima ancora di riuscire ad impartire un ordine di attacco.

yan profileYAN (ヤン)

Il più giovane tra i membri della milizia che tentano di respingere l’assalto dell’esercito del Re del Pugno, si rende subito conto che si tratta di una lotta impari e corre a chiamare in soccorso Juza, per il quale prova grande ammirazione.

rio profileRIO (リオ)

Capo della milizia cittadina, non vorrebbe poggiare tutta la strategia di difesa sulla presenza di Juza, ma capisce che contro l’esercito nemico non ha altra scelta. Per questo motivo, deciderà di tenere nascoste delle informazioni che porterebbero il guerriero a riprendere il proprio viaggio.

garaha profileGARAHA (ガラハ)

Comandante della prima unità del Corpo d’Invasione, è un vanaglorioso maestro di arti marziali che sembra aver sparso in giro la voce di essere addirittura più forte dell’Uomo dalle Sette Cicatrici, fatto che spingerà Juza a scendere in campo per affrontarlo, eliminandolo con un solo colpo.

jonah profileJONAH (ヨナ)

Comandante in Capo dell’Armata Basta dell’Esercito del Re del Pugno, ha alle spalle un passato fatto di umiliazioni e abbandono, ed è proprio a causa del suo tormento interiore che ha ordito un perverso piano  che mira, per mezzo della morte di Juza, a far sprofondare ancor più nel baratro della disperazione la popoloazione del territorio che tiene sotto controllo.

jean profileJEAN (ジャン)

Uno dei ragazzi che, rapiti dalle loro case, hanno subito il lavaggio del cervello da Jonah e sono stati gettati in un’arena sotterranea in cui si tengono scontri all’ultimo sangue. Riuscito a fuggire, viene riacciuffato per essere riportato indietro, ma alla sua cattura assiste Juza…

alisa profileALISA (アリサ)

Carissima amica di Jean, è l’unica persona che sembra volerlo salvare quando questi riesce ad evadere dal luogo in cui è stato rinchiuso. Purtroppo però, viene anch’ella catturata e gettata nell’arena a combattere proprio contro Jean…

raoh profileRAOH (ラオウ)

Noto anche come Re del Pugno (拳王 – Ken Oh), Raoh è il maggiore dei quattro fratelli di Hokuto ed è animato, sin dalla giovinezza, dall’ambizione di sottomettere il mondo e i Cieli stessi al proprio dominio. Un’ambizione che lo ha portato a formare un immenso esercito con cui portare avanti una vera e propria campagna militare. Ma Juza non riesce a sopportare chi si arroga il diritto di togliere al prossimo la propria libertà…
Vedi scheda di Raoh nel manga originale

souther profileSOUTHER (サウザー)

Erede dello stile Nanto Hō-Ō Ken (Tecnica della Fenice Cinese di Nanto – 南斗鳳凰拳) e Stella Sovrana (Shō-sei – 将星) del Nanto Rokuseiken, Souther compare nel racconto soltanto in un flashback in cui, con cinismo, discute con Juza a proposito di vita e di libertà.
Vedi la scheda di Souther nel manga originale

Kim, il fornaio di Hokuto

Nota: attenzione, questo non lo troverete nel volume!!

Nel manga, durante un flashback, si parla di Kim, l’allievo che Ryuken cacciò dal dojo di Hokuto per via delle sue scarse capacità. Da quello che emerge, pare fosse più bravo a fare il fornaio! Allora il nostro amico Aisanbou, che per chi non lo conoscesse è fondatore del fansite nipponico forse più ricco e più longevo riguardante Hokuto No Ken, ha pensato ad un altro possibile spin-off, tutto incentrato su questo sfigatissimo personaggio! :D

La leggenda del fornaio di fine secolo

KIM – PAN

“Un poema epico sul lievito. Una storia incentrata su un guerriero inetto che ha spostato il suo campo di battaglia nella bottega del pane!!”

kim gaiden by aisanbou

EDIZIONE ITALIANA

L’edizione nostrana, com’è ormai tradizione da parte di Planet Manga, è curata sotto l’aspetto puramente estetico, con una buona qualità della carta e della stampa, ma riserva sempre qualche sorpresa per quello che concerne i contenuti. In particolare, a parte le licenze poetiche su alcuni passaggi, si segnalano veri e propri errori grammaticali (ne ho beccati almeno 3 pure piuttosto macroscopici). Insomma, non che per Juza mi aspettassi un trattamento di riguardo, ma leggere cose come “… sei tu quello che mascheri il tuo obbiettivo finale” non è piacevole, per quanto magari si possa anche trattare semplicemente di un refuso.

Che altro posso dire?
Non molto, se non che a dispetto di quella che comunque può essere la qualità dell’edizione italiana, questo manga su Juza ve lo consiglio solo se davvero non potete fare a meno di ogni cosa che ha a che fare con Hokuto o al limite se dovete completare questa collana.


Appuntamento al prossimo mese!

Ken il guerriero e gli errori del doppiaggio storico (seconda puntata)


Seconda tappa per il nostro viaggio fra le castronerie del doppiaggio storico di Ken il guerriero. La volta scorsa, oltre ad analizzare il primissimo episodio della serie, ho fatto anche tutte le premesse del caso, quindi passo velocemente alla trattazione, perché stavolta di cosa da dire ce ne sono parecchie.

Buona lettura ;)


EPISODIO 2
“FANTE DI PICCHE

必殺残悔拳!!不毛の荒野に明日をみた!!
(Il micidiale Zankai Ken!! In una landa desolata ho intravisto il domani!!)

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Dati tecnici

  • Prima TV (J): 18 ottobre 1984
  • Supervisione artistica: Megumu Ishiguro
  • Sceneggiatura: Shoozoo Uehara
  • Sakkan: Kiyoshi Matsumoto
  • Fondali: Teiichi Akashi
Sinossi

Kenshiro continua il suo viaggio e si imbatte ancora una volta nella violenza cieca di un gruppo di banditi capeggiati dal vendicativo Spade, il Fante di Picche. Esiste ancora, in questo mondo martoriato, la speranza di un futuro migliore? La risposta è racchiusa nell’esempio del vecchio Smith, disposto a sacrificare la sua stessa vita pur di procurare alla propria comunità il riso per la semina.


Stavolta si inizia già dalle prime battute: la piccola Lin, rimasta al villaggio, osserva l’orizzonte sperando che Kenshiro, che ha ormai ripreso il suo viaggio, torni da loro. E nel frattempo lì, fra le rovine del famosissimo ponte giapponese di Barakka, cerca di andare di corpo, che nel dopobomba un po’ ti devi arrangiare…

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Ma siccome il concetto di privacy è un’altra cosa che nel dopobomba scarseggia, arriva il dott… ehm… decano che, preoccupato per la bambina, cerca di farle capire, anche con un tono deciso, che è inutile stare lì ad aspettare, perché A) se si sforza troppo, rischia cose brutte e B) Kenshiro non tornerà. Ma lei è convinta: “Non è vero! Ken ritornerà! Ne sono sicura!”

Allora il decano s’incazza e la mette giù dura:

“Forse quando il sole invertirà il suo corso”

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Ma che bastardooooooo !!! Uccidere i sogni di una bambina!

E invece no, è stato frainteso! Nell’originale dice: “Su, tra poco il sole tramonterà”

Visto? In fondo è solo un vecchio premuroso. Infatti poi, nel nostro doppiaggio, dice “Ricordati che è pericoloso stare fuori la notte”, che ci può stare, dai, chi non se l’è mai sentito dire dai propri genitori? Ecco, bravi.

Ma siccome, in realtà, il decano è stronzo a prescindere dal doppiaggio, nell’originale dice:

“Di notte possono assalirti i briganti”

Cioé, giusto la frase che serviva a Lin per ricordargli che le hanno trucidato la famiglia davanti agli occhi. No ma grazie decano, sei l’empatia fatta persona…

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(Intanto è arrivato il cane della pubblicità della carta igienica a portarle il rotolo…)

Ma andiamo a vedere cosa stanno facendo Kenshiro e Bart

Judo_Boy

No, scusate, ho sbagliato foto. Eccoli…

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Ken si è svegliato male perché ha fatto un brutto sogno in cui un capellone col naso tappato rideva come un matto mentre gli sodomizzava il torace. E mentre si chiedeva se era solo un sogno (o se i sogni aiutano a vivere meglio), è arrivato Bart con una specie di dune buggy. Ken, in un primo momento, pensando potesse trattarsi di un mebro della banda di Zeta, si è nascosto ed è poi apparso alle spalle di Bart, il quale ha detto “Sei più silenzioso di un gatto” (in originale era “sembri proprio un ninja”, ma glie l’abbuoniamo che tanto il senso è lo stesso) e ora stanno discutendo del più e del meno, in particolare della Bartmobile e di come il ragazzino dichiari di non averla rubata ma di averla assemblata da solo. E Kenshiro, sempre sveglissimo, si beve pure questa.

Ma andiamo avanti. I due decidono di rimettersi in viaggio e incappano in Spade, il Fante di Picche, e nella sua banda, tutti intenti a vessare un povero vecchio che cerca di portare al proprio villaggio un sacchetto di riso per la semina.

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Diciamo subito che molti dei dialoghi italiani di questa parte non rispondono esattamente a quello che viene detto in originale, ma siccome non stravolgono il senso generale, eviterò di scendere in dettagli. C’è però un passaggio in particolare che bisogna segnalare, ovvero quando Ken scende sotto e, ad un basito Spade, che sostanzialmente vorrebbe sapere chi è, da dove viene e che vuole, decide di rispondere così:

“E’ molto semplice…hai davanti a te il predestinato della costellazione dell’Orsa Maggiore e la tua freccia non può procurarmi alcun danno. Non riuscirai mai a uccidermi”

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(Dite la verità, l’avete letta con in mente la voce di Cigliano :D )

Quindi, non solo viene portata avanti la teoria che Kenshiro ottiene i suoi poteri da una costellazione piuttosto che da un’arte marziale, ma addirittura sappiamo che era predestinato!! SPOILERONE ASSOLUTO DI TUTTA LA SERIE FINO A KAIOH!!

In realtà, come è possibile leggere anche nel manga, Kenshiro dice: “La Divina Scuola di Hokuto viene tramandata ad un unico discepolo per ogni generazione. Di fronte a quest’arte, il tuo dardo è solo un legnetto inerte. Non riuscirai mai ad uccidermi!”

Ad ogni modo, il Fante non sembra impressionato e prova a colpirlo lo stesso, ma Kenshiro schiva e lo invita a riprovarci mirando meglio, che se sbaglia di nuovo ci rimette l’occhio destro. E Picche giustamente ci riprova, no?

E allora Kenshiro afferra la freccia e dichiara:

“Mi dispiace, ma io non sbaglierò”

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E invece hai sbagliato!! Dovevi dire il nome della tecnica!!

“Nishi Shinkū Ha ( 二指真空把 – Presa del Vuoto fra Due Dita)”

E quindi Spade si prende il dardo dritto dritto nella pupilla piccolissima da cattivone…

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… poi si rotola per terra bestemmiando in lingue incomprensibili mentre Ken è ancora lì, in posa plastica, ad imitare un simbolico Big Jim.

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Quando finalmente Ken la smette di spararsi le pose e si decide a prestare soccorso al vecchio Smith (sì, nell’anime hanno cambiato nome a Misumi), Spade ne approfitta per fuggire e portarsi via il riso. E il vecchio che fa? Mica ringrazia. No, la prima cosa che dice: “I miei chicchi di riso!”. Mavafangùl…

Intanto Bart scende anche lui e avverte Kenshiro che quelli erano:

“Gli uomini del Fante di Picche”

Che ci starebbe pure, se non fosse che Bart in realtà dice: “Quelli erano membri di KING!”

A chi è totalmente digiuno del manga originale, questo nome dirà ben poco, ma KING, oltre ad essere il nome di cui si fregia Shin, è anche il nome dell’organizzazione da lui capeggiata (esattamente come nel primo episodio ZEED non è solo il nome del leader ma dell’intera banda) e di cui anche Spades fa parte.

Curiosità

Mentre nel manga sia Spade che gli altri 3 (Heart, Club e Diamond) sono essi stessi considerati KING (“Re”), nell’anime si è voluto giocare un po’ diversamente con il concetto originale (probabilmente anche per il fatto che nell’anime le armate di KING non sono composte solo da loro quattro e dai rispettivi subalterni) e quindi mentre Shin continua ad essere il Re, questi quattro personaggi diventano JACK (Fanti) e in più viene ad essi affiancato un personaggio chiamato Jolly.

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Comunque, nella nostra versione, la discussione continua così:

Ken: “Il Fante di Picche?”
Bart: “E’ il capo di una banda che terrorizza questa zona! E ora ci troviamo sul loro territorio! Andiamo via!”

Mentre nell’originale è:

Ken: “KING?”
Bart: “Una brutale organizzazione che domina questo territorio! Siamo nei guai!”

Allora  Kenshiro chiede a Bart di andare a recuperare i chicchi di riso. Giustamente, il ragazzo manifesta il suo pensiero in merito: “Sei matto? Non voglio mica essere ucciso io!” (Come dargli torto?)

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Kenshiro, di tutta risposta, se ne esce così:

“Non è detto che sia tanto forte…”

Ma come!? Ti ha appena detto che Picche fa parte di una “brutale organizzazione”!! Che può fare Bart?

E infatti anche questa frase è travisata dal nostro doppiaggio, perché in origine riguardava lo stesso Bart, a cui Ken rivolge queste parole: “Allora non sei poi così bravo come dici”, riferendosi alle capacità che il ragazzo vantava prima, quando diceva di aver assemblato l’automobile trovando da solo tutto ciò che gli serviva, e che ora invece si tira indietro davanti alla richiesta di recuperare quel riso.

Comunque sia, alla fine Bart si decide e prova ad infiltrarsi nel covo dei banditi.

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Ora, anche qui non tutti i passaggi sono proprio corretti, ma uno in particolare che devo segnalare riguarda il membro della banda che fa la guardia alle provviste. Quando infatti Bart tenta di distrarlo con un topo giocattolo (tra l’altro l’unico topo giocattolo al mondo che una volta in movimento sembra vero), questi cerca di acchiapparlo ed esclama:

“Maledetti topi!”

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Ma la verità è che dice: “Ehi, quel topo ha un aspetto squisito!”

No, seriamente, lo dice davvero! Ecco perché cerca di acchiapparlo!

Bart riesce quindi a sgraffignare il riso e a portarlo via solo che, sarà che avverte un leggero languorino ma lì non c’è Ambrogio con i Ferrero Rocher, sarà che quando arriva una certa ora non ci vede più dalla fame ma non ha a portata di mano una Fiesta, insomma… gli viene la malsana idea di papparselo lui.

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Ma Ken non è d’accordo

ep 2 01

E Bart si becca, nell’ordine, un cazzotto a martello della Sacra Scuola di Bud Spencer, e due sganassoni di quelli che ti deformano stile Rocky Joe.

ep 2 02

Dopodiché, la potenza dell’impatto lo scaglia fuori dall’inquadratura e Ken è libero di recuperare il riso facendo pure i giochetti da sborone.

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like1  Al Maestro Ryuken piace questo elemento

Per quello che concerne il resto dell’episodio, diciamo che diverse cose non sono al loro posto ma, come detto in precedenza, per non dovermi ritrovare a fare una trascrizione completa, mi limiterò a segnalare quelle che più particolari.
Per esempio abbiamo Kenshiro che continua ad inisistere ancora sul fatto dei “predestinati dell’Orsa Maggiore” e, per la prima volta, viene nominata la tecnica utilizzata:

“Colpo Spaccamontagna”

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Che, sorprendentemente, per quanto errato non è poi lontanissimo dal senso originale del nome (Ganzan Ryōzan Ha – 岩山両斬波 - Onda che Distrugge la Montagna Rocciosa).

Peccato che tutto venga rovinato quando si arriva al…

“Colpo della Pressione alle tempie”

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Che in realtà sarebbe Hokuto Zankai Ken (北斗残悔拳 - Colpo del Pentimento di Hokuto)

Ora io non lo so se per caso vi state pentendo di essere arrivati fino in fondo, ma se l’articolo vi è piaciuto, commentate e condividetelo, se non vi è piaciuto fatemi sapere come la pensate. In ogni caso dite la vostra! E preparatevi già da ora alla prossima puntata, perché ci sarà uno dei massimi capolavori del nostro doppiaggio :D

Curiosità

Molti non lo sanno, ma il titolo originale di questo episodio, “In una landa desolata ho intravisto il domani!!”, ricalca alla perfezione la storia che c’è dietro la realizzazione della sua controparte cartacea. Come rivelato dallo stesso Buronson durante la prima intervista della serie “Raccontando Hokuto”, all’epoca non sapeva ancora bene come far procedere la storia dopo il primo episodio del manga. Fu quando gli venne in mente la scena finale, con Kenshiro che sparge i semi sulla tomba di Misumi che ebbe finalmente chiaro quello che sarebbe stato il futuro della trama.

Hokutogatari

Ringraziamenti

Ken il guerriero e gli errori del doppiaggio storico (prima puntata)


Alcuni anni fa, sul forum, avevo aperto una discussione in cui, episodio per episodio, andavo ad analizzare le diverse castronerie (non sempre evidenti al grande pubblico) operate nell’adattamento italiano dell’anime televisivo storico di Hokuto No Ken. Dopo molto tempo  ho deciso di riprendere a parlarne, un po’ per farci due risate, ma anche e soprattutto perché, come dicevo poc’anzi, la maggioranza dei fan sembra essere totalmente ignara del fatto che diversi punti della trama escono stravolti da quest’operazione.

Prima di iniziare devo però fare una doverosa precisazione: lo scopo non è quello di mettere alla berlina un lavoro svolto in un’epoca in cui gli anime, anche per i giapponesi stessi che li producevano, godevano di così poco rispetto da essere venduti un tanto al chilo. Non sarebbe giusto fare il paragone tra ieri e oggi, anche nei confronti dei professionisti che vi hanno lavorato e dei mezzi di cui effettivamente disponevano. No, lo scopo è di far comprendere perché, nel 2015, si ritenga NECESSARIO un ridoppiaggio che, lungi dall’andare a cancellare quello storico (al quale siamo tutti comunque affezionati), dovrebbe invece andare ad affiancarlo in un’edizione home video veramente degna di questo nome.


EPISODIO 1
“SOTTO IL SEGNO DELL’ORSA MAGGIORE

神か悪魔か!? 地獄にあらわれた最強の男
(Divinità o Demonio!? In quest’inferno giunge un uomo straordinario)

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Dati tecnici

  • Prima TV (J): 11 ottobre 1984
  • Supervisione artistica: Toyoo Ashida
  • Sceneggiatura: Shoozoo Uehara
  • Sakkan: Masami Suda
  • Fondali: Morishige Suzuki
Sinossi

In un anno imprecisato alla fine del ventesimo secolo, una guerra termonucleare globale ha sconvolto il mondo, spazzandone via la civiltà e il progresso e precipitando l’umanità superstite in una nuova era di barbarie. In questo scenario di morte e sopraffazione, ecco che all’improvviso giunge un uomo dalle straordinarie capacità…


Sulla prima parte dell’episodio non c’è molto da segnalare, anche perché non è che si parli moltissimo. I primi accenni al fatto che qualcosa è andato storto si hanno quando i personaggi iniziano ad articolare dei discorsi un po’ più impegnati, ovvero quando Zeta scopre che alcuni dei membri della sua banda sono stati massacrati. Uno dei sapientoni del gruppo se ne esce così:

“i loro corpi non hanno ferite ma sembrano schiacciati dal di dentro”

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Neanche il tempo di capire che cosa intendesse dire, che subito arriva un’altra perla: uno dei malcapitati ha ancora un alito di vita e, alla richiesta di Zeta di dirgli chi è stato a ridurli in quelle condizioni, egli prontamente dichiara…

“E’ stato…IL grande… IL grande…”

Pensate, anche lo stesso Zeta dice: Il grande che?”

Il Grande Mazinga?

grande mazinga

Il Grande Cocomero?

grande cocomero

Peccato che a causa della morte prematura della vittima (per schiacciamento interno, ovviamente) non sapremo mai come finiva la frase…

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Chiaramente scherzo, perché basta sentire l’audio originale per sapere che il moribondo dice una parola sola comprensibilissima anche da chi non è giapponese: “Hokuto” .

E qui bisognerebbe subito aprire una parentesi molto importante per rispondere ad una semplice domanda: com’è possibile che “Hokuto” diventi “Il grande…”? Chi si occupava delle traduzioni vere e proprie? Ebbene, in questo potrebbe esserci un concorso di colpa anche della stessa Toei. Infatti, come dicevo all’inizio, mentre oggi le piace fare tutta la precisina nei rapporti con gli editori a cui vende le licenze,  all’epoca la Toei gli anime ce li tirava letteralmente addosso per un tanto al chilo, strafregandosene di quello che poi ne facevamo. A questo, si aggiunge un altro fatto ancor più interessante: spesso, la Toei stessa provvedeva alla trascrizione in inglese dei dialoghi degli episodi degli anime che licenziava. Ora, se avete mai provato, magari su un social network, a parlare con un giapponese cercando un terreno d’incontro con la lingua inglese, già dovreste aver mangiato la foglia. Perché la verità è che, all’alba del 2015 e a parte alcuni casi rari, il giapponese medio NON conosce neanche le basi dell’inglese. Magari adesso state pensando: “Vabbé, ma la Toei avrà messo di certo un esperto a fare il lavoro di trascrizione”. Pensiero lecito, per carità, ma io vi rispondo: “stiamo parlando della stessa Toei che buttava nell’immondizia i rodovetri degli anime che aveva concluso?”

Insomma, quasi certamente l’equazione aveva dei passaggi sbagliati già prima di finire nelle mani di chi si è occupato dell’adattamento nostrano. Questo spiegherebbe certi dialoghi strani (quando non ridicoli) che avrebbero senso solo se fossero stati malamente tradotti dall’inglese più che direttamente dal giapponese. Comunque avremo modo di riparlarne più avanti, ora vediamo cosa ci riserva ancora il primo episodio, perché c’è roba da farvi rizzare i capezzoli…

Andiamo direttamente alla scena che molti, col senno di poi, vorrebbero non ci fosse mai stata: quel momento inopportuno in cui Kenshiro decide di ridare la parola a Lin !!

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Come ricorderete, la bambina si era subito infatuata di Kenshiro, tanto da portargli cibo e acqua. E mentre Bart s’ingozza come un porco, Ken, talmente sveglio da non essersi reso minimamente conto che la bimba non spiccica una parola, tenta di fare conversazione. Ed è qui che Bart dice la seguente frase:

“Maturo e rosso, proprio come piace a me!”

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E uno magari vede la scena e pensa che si riferisce al pomodoro che ha in bocca. Giustamente. Se non fosse che, in realtà, la frase è (all’incirca): “E’ arrossita! E’ proprio una mocciosa precoce!”, riferita ovviamente a Lin, che è diventata rossa in volto per via del riguardo che Kenshiro le mostra.

Ma Bart si deve superare e, quando finalmente Ken chiede a Lin il suo nome, il piccolo scroccone non può fare a meno di sfoderare la tipica delicatezza di un Monster Truck che tenta di parcheggiare tra le biciclette: “E’ inutile essere tanto gentili con lei, non può parlare…”

Insomma, com’è come non è, viene fuori che Lin è muta a causa di un terribile trauma subìto dopo aver visto trucidare la propria famiglia da alcuni banditi. E Kenshiro non è che pensa per un attimo “vabbé, adesso tolgo le batterie pure a lui che forse è meglio”, no, decide che ‘sta bambina deve parlare…

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E qui, dopo che Ken le ha premuto dei punti di pressione, avviene questo strano scambio di battute:
Bart: “Ehi, non capisco che cosa le hai fatto…”
Ken: “Solo una specie di sortilegio che forse la farà parlare”
Bart: “Ah… amico… spero di esserti simpatico…”

Qui lo capisce chiunque che la battuta non ha senso. Nella versione originale, Bart non crede alle parole di Kenshiro e dice (in giapponese): “Fuzaketa koto!”, che significa “Che buffonata / fesseria / sciocchezza” (insomma ci siamo capiti).

Più tardi, Zeta arriva al villaggio e scatta l’allarme generale.

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Un premuroso miliziano dice a Lin:

“Loro restano qui, ma tu mettiti al sicuro

Certo, come no… siamo mica qui a pettinare i predoni con la cresta alla mohicana!  Ecco che cosa le dice davvero: “Lin, vieni! Combatterai anche tu”.

E infatti, sapendo che deve correre incontro a morte certa, la bambina lancia a Ken e Bart le chiavi della cella in cui sono rinchiusi, per permettere almeno a loro di mettersi in salvo. E Ken, sempre sveglissimo, deve attendere che sia Bart (con la sua ormai nota sensibilità da rullo compressore) a spiegargli la situazione. Comunque, visto che da copione è giunto il momento di far volare cazzotti come se non ci fosse un domani, finalmente Ken spacca tutto a mani mude ed esce correndo dalla prigione, trovandosi davanti proprio il capobanda che, vedi un po’ il caso, ha preso in ostaggio Lin e minaccia di “farla a pezzi” (in realtà sarebbe “di staccarle la testa”, ma il senso è lo stesso, più o meno…) se la gente del villaggio continuerà ad opporre resistenza.

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 (E mò so’ ca**i…)

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Dopo aver fatto esplodere come petardi un paio di sgherri, Kenshiro si para davanti al bestio…
Ken: “Sei sconfitto, metti giù quella ragazza”
Zeta: Tu sei pazzo! Ucciderla con le mie mani è l’unico modo per vendicare i miei uomini!”

Così com’è messa, la frase ha ben poco senso, perché in origine Zeta (vedendo i suoi uomini “schiacciarsi” dal di dentro…) fa un veloce 2+2 ed esclama: “Sei tu quello che ha ucciso i miei uomini? Mi vendicherò uccidendo questa ragazzina!”

Comunque, finalmente Ken si decide a scatenare la furia dello Hyakuretsuken su Zeta…

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…e, mentre appare tanto di scritta in sovraimpressione HOKUTO HYAKURETSUKEN (北斗百裂拳- Cento Pugni Distruttivi di Hokuto)”, il narratore nostrano dice:

“La costellazione dell’Orsa Maggiore…bla bla..”

Il nome del colpo? Boh…non pervenuto…

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In compenso è bella la spiegazione seguente:

“Il potere che essa conferisce a chi nasce sotto il suo segno è terrificante”

Cioé, io me l’immagino il primo appuntamento tra Ken e Julia…

Lei: “Sai Ken, io sono della Vergine… e tu?”
Lui: “Orsa Maggiore, ascendente Stella Polare…”

Poi si parla degli effetti e conclude:

“…e solo chi ha le sette stelle sul petto è capace di farlo

Ora, togliendo che queste parole erano un pensiero del decano del villaggio (quindi vi basta andare a leggervi una qualsiasi edizione italiana del manga per sapere cosa dice davvero) e non di un ipotetico narratore, ma…  solo chi ha le sette stelle sul petto? Ma stiamo scherzando? A parte il fatto che eventualmente sarebbero SEVEN SCARS (Sette cicatrici) e non SEVEN STARS (Sette stelle), ma che razza di affermazione è?

Comunque…

Zeta si rialza: “Non credere di avermi battuto moscerino!” (in realtà, chi conosce bene la scena, sa già che Zeta diceva all’incirca “i tuoi pugni sono come punture di zanzara per me”, ma in fondo la frase non influisce molto sulla comprensione di quanto sta accadendo…).

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A questo punto, Kenshiro può dire la sua mitica frase:

“Ne sono sicuro… sei un uomo morto”

MA NOOOOO!!! Era : “Tu sei già morto” (ecchecca….!!)

Il viaggio è solo all’inizio ragazzi… :D

Ringraziamenti

P.S.: nell’analizzare gli errori del doppiaggio storico ho ritenuto di dover segnalare solo ed esclusivamente quelli più eclatanti e/o ridicoli, perché diversamente sarebbe toccato fare una trascrizione ed un adattamento  completi dal giapponese dell’intero episodio, cosa che avrebbe richiesto una mole di lavoro eccessiva.

Ikusa No Ko – La Leggenda di Oda Saburo Nobunaga: in anteprima la copertina dell’edizione italiana


Grazie a GOEN siamo in grado di mostrare in anteprima la copertina dell’edizione italiana di Ikusa No Ko, l’ultimo manga (ancora in corso di realizzazione) di Tetsuo Hara. Dopo diversi falsi allarmi, finalmente il giovane Nobunaga sembra pronto ad invadere la nostra penisola. Per chi si fosse sintonizzato su queste frequenze solo di recente, riassumo brevemente di cosa stiamo parlando…

In questa nuova serie storica, che ha richiesto 4 anni di preparazione da parte dello sceneggiatore Kitahara Seibo (pseudonimo dietro il quale si nasconde Nobuhiko Horie), si narrano le vicende legate alla giovinezza di Oda Nobunaga,  argomento sul quale si possono solo fare speculazioni, poiché sono pochi i documenti che trattano questo aspetto. La serie, lanciata sul mensile Comic Zenon a partire dal 25 ottobre 2010, dopo un breve preambolo sugli ultimi istanti di vita di Nobunaga, inizia la narrazione proprio dall’infanzia di questo leggendario condottiero, quando era noto con il nome di Kipposhi.

Quanto dovremo aspettare ancora? Non molto, visto che l’editore ha di recente rassicurato i lettori proprio sulla ripresa regolare di tutte le pubblicazioni in corso, grazie anche ad un potenziamento della propria struttura e ad un ampliamento dell’organico. Anche l’invio di questa copertina, nel suo piccolo, è una testimonianza della buona volontà di GOEN di tener fede agli impegni presi, quindi non possiamo che aspettare fiduciosi.

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KEN IL GUERRIERO – LE ORIGINI DEL MITO DELUXE Vol. 3 – Recensione


snk 3Con un po’ di giorni di ritardo (ultimamente devo programmare anche quando andare in bagno…), vado a recensirvi il terzo volume di KEN IL GUERRIERO – LE ORIGINI DEL MITO DELUXE, ristampa in maxi-formato delle vicende legate al Kenshiro degli anni ’30, gettato da Tetsuo Hara in una guerra tra cartelli criminali di cui è teatro la turbolenta città di Shangai, paradiso per alcuni ed inferno per molti. Lo scorso mese abbiamo visto la rinascita del Quing Bang dalle proprie ceneri e la dura battaglia tra Kenshiro e il Re degli Spiriti. Una serie di durissimi colpi inflitti al Cartello del Fiore Rosso che però non demorde, ed è pronto come non mai a sferrare la sua controffensiva… Prima di passare al sodo, occorre però che ringrazi MusashiMiyamoto, il cui contributo è stato come sempre essenziale oltre che eccellente. Buona lettura! ;)

IL FIORE ROSSO COLPISCE ANCORA

Come dicevo in apertura, se la volta scorsa abbiamo potuto assistere alla riscossa del Quing Bang, in questo volume le luci della ribalta spettano al Cartello del Fiore Rosso, che vede scendere in campo i suoi leader supremi, in particolar modo lo sfrontato ma abilissimo Tàiyán Zhāng, maestro della Scuola della Casata Cao di Hokuto. In più, mentre abbiamo il ritorno in scena di Yuling, la donna che Kenshiro pensava di aver perso per sempre e che invece è ancora viva, vediamo la trama che si infittisce. Gli autori sono stati bravi nel mischiare realtà e fantasia, sfruttando basi storiche come le leggi razziali promulgate da Hitler legandole alle visioni utopistiche di cui soltanto i protagonisti di un manga di Tetsuo Hara potrebbero essere capaci. E anche qui si continua a giocare con i parallelismi biblici. Ci ritroviamo quindi un Takeshi Kitaoji come un novello Abraamo in cerca di una Terra Promessa, un paradiso terrestre in cui tutti coloro che sono perseguitati possano trovare rifugio.

Tornano poi di forza i sentimenti e torna anche un senso di piacevole déjà vu. Difficile infatti non mettere a confronto le storie di alcuni personaggi con quelle della serie originale: la sorte di Li-Hua non può non ricordarci quella di Aili, così come l’apparente morte ed il ritorno di Yuling non possono non ricordarci di Julia, eppure tutto questo non dà mai (o non dovrebbe dare) l’idea che gli autori si siano limitati ad un mero “copia e incolla” degli schemi proposti trent’anni or sono ma, bensì, che nell’intreccio sia nascosto un messaggio ben preciso (e che in effetti, come sanno coloro che l’hanno già letta all’epoca,  si evince in buona parte negli episodi conclusivi della serie). Infatti una grossa differenza tra Hokuto No Ken e Souten No Ken risiede anche in questo, ovvero in come la trama del secondo sia ben più ragionata, studiata e pianificata rispetto al suo più illustre predecessore. I personaggi sono costruiti meglio, hanno spesso un background più solido, e le loro vicende si intrecciano senza incongruenze verso un finale in cui, a tirare le somme, ci si rende conto del perché di certe scelte narrative. Ovviamente di questi aspetti ne riparleremo quando sarà il momento, ma intanto mi premeva mettere un po’ le mani avanti prima di ritrovarmi a leggere commenti superficiali sulla sceneggiatura. ;)

PERSONAGGI

Nota importante: Nelle schede che seguono ho voluto mantenere una linea coerente con l’opera originale. In esse verrà proposto il nome correttamente traslitterato in italiano, gli ideogrammi relativi e, a seconda dei casi, il nome così come viene pronunciato in giapponese con gli stessi ideogrammi. Altro punto importante che mi sento di sottolineare è che mentre in originale viene dato prima il cognome e poi il nome dei personaggi, nel tradurli ho invece messo prima il nome e poi il cognome, come è consuetudine nella nostra lingua.

Xiubao Li photoXiùbǎo  (李秀宝)

(Giapp.: Shūhō Ri)

Generosa ma determinata leader dei predoni dell’Hebei, altri non è che Yuling, sorella di Guanglin e promessa sposa di Kenshiro. Incapace di ucciderla senza pietà, il Re degli Spiriti ha preferito farla sparire cancellandole la memoria ed affidandola all’anziano capo dei predoni, che l’ha accettata come una figlia. Questo cambiamento non ha intaccato l’indole sensibile della giovane donna, che continua a mettere al primo posto la vita del prossimo piuttosto che la sua, ma le ha donato le caratteristiche necessarie a trasformarsi da semplice ragazza indifesa in indomita guerriera.

Kumazasa Tokusaburo photoKumazasa Tokusaburō (熊笹 徳三郎)

Direttore della filiale di Shangai della corporazione appartenente a Takeshi Kitaoji, ha collaborato con De Guise al fine di permettere la rinascita del Quing Bang e progredire verso la realizzazione di un ambizioso progetto, volto a trasformare la città in un luogo in cui possano trovare rifugio ebrei, nomadi e fuggiaschi, tutti coloro che non hanno più una patria.

Taiyan Zhang photoTàiyán Zhāng (張 太炎)

(Giapp.: Taien Chō)

Secondo in comando nel Cartello del Fiore Rosso, è il maestro indiscusso dell’Hokuto Sōka Ken (北斗曹家拳 – Scuola della Casata Cao di Hokuto), una delle tre ramificazioni principali dell’Hokuto Shinken. Caratterizzato da una sfrenata libido, tanto incontenibile da averlo spinto a disinteressarsi degli affari dell’organizzazione per dedicarsi solo al sesso, è conosciuto anche con il soprannome di “Ladro di spose”, per la sua abitudine di rapire le donne più belle uccidendone gli uomini.

Sofie photoSofie (ソフィー)

Sorella minore di Charles De Guise, essendo ebrea è dovuta fuggire dalla Germania con il suo fidanzato Peter, di origine tedesca, a causa dell’entrata in vigore delle leggi razziali imposte dal regime di Hitler. Durante il viaggio verso Shangai, luogo in cui era certa di trovare l’appoggio del fratello, Peter è stato ucciso e lei ha subito un trauma così forte da perdere sia il bambino che portava in grembo, sia la memoria.

Malraux photoMalraux (マルロー)

Commissario della Polizia della Concessione Francese, in realtà è colluso con il Cartello del Fiore Rosso ed è il responsabile di quanto accaduto a Sofie e Peter durante il loro viaggio verso Shangai. Il piano era infatti quello di rapire la ragazza per poter ricattare De Guise in modo che non intralciasse i piani dell’organizzazione, ma Peter si è messo in mezzo, finendo per essere ucciso proprio da Malraux.

Quan-De Song photoQuán-dé Sòng (宋全徳)

(Giapp.: Zentoku Sō )

Membro del Quing Bang, viene ucciso, assieme ad altri due uomini, dai monaci del Wǔchāmén-Dǎng che, per mandare un messaggio intimidatorio da parte di Taiyan e del Cartello del Fiore Rosso, li trafiggono con le loro lance mentre sono seduti in macchina.

Wǔchāmén-Dǎng (五叉門党)

(Giapp.: Goshamon-Tō ) Goshamon To photo

L’Ordine del Tempio delle Cinque Lance è un gruppo di monaci guerrieri, praticanti la Scuola della Casata Cao di Hokuto, al servizio di Taiyan. Ognuno di loro ha rinunciato al proprio nome ed è noto soltanto con un appellativo derivante dal numero di stelle tatuato sul cranio.

Yi-Xing photoYī-Xīng (一星)

(Giapp.: Issei)

Monaco dell’Ordine del Tempio delle Cinque Lance, dichiara di esserne il membro più forte. Il suo nome (che significa “Una stella”), similmente ai suoi compagni, deriva dalla stella che porta tatuata sulla testa. Responsabile dell’imboscata in cui morirà Quan-dé Song, si toglierà la vita spontaneamente quando, dopo aver tentato di affrontare Kenshiro, verrà da questi sconfitto e messo nelle condizioni di dover rivelare importanti informazioni su Taiyan tramite l’attivazione di un punto segreto.

Lieshan Zhang photoLièshān Zhāng (章 烈山)

(Giapp.: Retsuzan Shō )

Gigantesco capo del Cartello del Fiore Rosso ed ex governatore militare dell’esercito Beiyang, ricopre attualmente il ruolo di Generale dell’Esercito rivoluzionario nazionale. Per aiutare Taiyan a disfarsi completamente del Quing Bang, anche a costo di scatenare una guerra tra Francia e Cina, invia a Shangai i predoni dell’Hebei, creando gravi disordini in città. Odia sentire qualcuno che anche solo accenna a sottolineare le sue enormi dimensioni.

Yongjin Chu photoYǒngjìn Chú (除詠進)

(Giapp.: Eishin Jo)

Segretario della Concessione Francese, rifiuta di farsi corrompere da Taiyan e viene quindi da questi trasformato in un burattino, grazie alla tecnica Kushindatsumei della Scuola della Casata Cao di Hokuto, e costretto a tentare di assassinare il Colonnello De Guise.

Li-Hua photoLí-Huā (梨花)

(Giapp.: Rinka)

Rinchiusa in un bordello di lusso, è una bellissima donna rapita da Taiyan nel giorno del suo matrimonio. Da allora vive come bambola sessuale per l’esclusivo appagamento di quest’ultimo ma, nonostante tutto, riesce a mostrare la forza d’animo necessaria a non lasciarsi andare alla disperazione. Lí-Huā, che significa “Fiore di Li”, è un soprannome datole proprio da Taiyan lo stesso giorno in cui l’ha rapita e il Li, comunemente noto come “pera cinese”, è una pianta molto resistente alle intemperie da cui sbocciano degli splendidi fiori bianchi, caratteristiche che rispecchiano quelle del personaggio.


Mr. Bean !!

Mr Bean Photo

Passano gli anni ma Hara è sempre lo stesso: non smette mai di infilare qualche personaggio del mondo dello spettacolo nei suoi manga. In questo caso è toccato all’attore inglese Rowan Atkinson, meglio noto al mondo come Mr. Bean, fantozziano protagonista di un’omonima sitcom televisiva che anche in Giappone ha riscosso un notevole successo e le cui disavventure sono attualmente visibili (legalmente) su Youtube.


TECNICHE SEGRETE

Nota importante – Sempre per coerenza, ho voluto mantenere i nomi delle tecniche e delle scuole nella lingua in cui dovrebbero pronunciarle i protagonisti. Ad esempio, suona piuttosto improbabile che Kuángyún Máng pronunci il nome della Scuola della Casata Sun di Hokuto in giapponese piuttosto che nella sua lingua madre, il cinese. Di conseguenza, come primo nome troverete sempre quello più “logico” mentre, in alcuni casi (come appunto le diverse sette derivanti da Hokuto), per completezza metterò tra parentesi anche la versione con pronuncia in giapponese.

  • Bōshin (忘神 – Divinità dell’Oblio): Punti segreti che inducono uno stato di torpore e permettono, nel frattempo, un recupero graduale della memoria. boshin
  • Běidǒu Cáo Jiā Quán (Hokuto Sōka Ken – 北斗曹家拳 – Scuola della Casata Cao di Hokuto): Ramificazione dell’Hokuto Shinken, trova la sua massima espressione nei colpi, estreamente precisi e potenti,  portati concentrando tutto lo spirito combattivo nelle dita delle mani . hokuto soka ken
  • Běidǒu Cáo Jiā Quán Jiǔshénduómìng (Hokuto Sōka Ken Kushindatsumei - 北斗曹家拳 九神奪命Possessione dei Nove Spiriti della Scuola della Casata Cao di Hokuto): Tecnica che permette di raggiungere un punto segreto di pressione situato sul cervello, nella parte posteriore del cranio, e trasformare la vittima in una vera e propria marionetta, incapace di ribellarsi al volere del guerriero. Il nome della tecnica, con ogni probabilità, si riferisce al principio buddista delle “Nove Coscienze”, ovvero quell’insegnamento che individua nove diversi livelli di consapevolezza che permettono di definire l’identità e la vita della persona. In buona sostanza, i “Nove Spiriti” evocati nel nome della tecnica andrebbero ad impossessarsi ognuno di una di queste coscienze,  privando di fatto l’individuo della propria stessa anima.

     

  • Duòtiān Zhǎng (Daten Shō – 堕天掌 – Mani del Paradiso Perduto): Non si tratta propriamente di una tecnica di combattimento, ma di un kata, una posizione di guardia comune tra le varie correnti dell’Hokuto, che simbolicamente indica una sentenza di morte per l’avversario.
  • Keiraku Hikō Zenchi (経絡秘孔全知 – Punti Segreti dei Meridiani della Saggezza): Punti di pressione posti dietro la nuca, costringono la vittima a bere senza potersi fermare. Letteralmente, “zenchi” significa “onniscenza” o anche semplicemente “saggezza”, stando probabilmente ad indicare che alla vittima verrà inculcato, come si suol dire, un po’ di sale in zucca riguardo alle conseguenze delle sue stesse azioni. zenchi
  • Hikō Fūgan (秘孔風巌 – Punti Segreti Fūgan): Punti di pressione localizzati sul collo, sotto ciascun orecchio, rendono la vittima docile ed amichevole. Fūgan non è traducibile in un termine di senso compiuto ed è un nome composto da due kanji che significano rispettivamente “vento” e “roccia”, stando forse ad indicare la stazza del bersaglio e la velocità con cui Kenshiro lo colpisce. fugan
  • Mìléikǒng  (Hiraikō秘雷孔 – Innesco Celato): Si tratta di una particolare tecnica di manipolazione dei punti segreti che permette, durante l’attivazione degli stessi, di assicurarsi che nessun altro possa manipolarli a sua volta, pena l’innesco di una reazione a catena che porterebbe solamente all’esplosione del soggetto. hiraiko

EDIZIONE ITALIANA

Diciamo che in questo volume tornano a galla un sacco di cose che, per un’edizione di lusso del prezzo di circa 13 euro, sarebbe stato il caso di revisionare. Non parlo ovviamente della confezione, che è sempre bellissima e di grande impatto, quanto del contenuto, dove i traduttori, letteralmente, INVENTANO gran parte di quello che poi noi andiamo a leggere. Come al solito, per farvi un’idea, basta fare un raffronto tra il volume e le schede che trovate in questa stessa recensione, le cui traduzioni, lo ribadisco solo per dare una misura dell’affidabilità di quello che proponiamo, sono realizzate da una persona che ha una tale familiarità con la lingua da insegnarla. Comunque, giusto per segnalare alcune delle cose più inspiegabili, prendiamo il primo in comando nel Fiore Rosso: Lièshān Zhāng (章 烈山). Il kanji che rappresenta il suo cognome è , che dal cinese si trascrive appunto Zhāng, e non Chan (!?), come hanno invece ritenuto alla Planet. Non parliamo poi dell’Ordine del Tempio delle Cinque Lance (五叉門党), storpiato in un approssimativo ed erroneo “Fratellanza dei Cinque Portali”. Qui lo voglio spiegare proprio ideogramma per ideogramma: = Cinque; = Lancia/Forca (ad indicare, nel caso sia necessario spiegarlo, le lance di cui si servono); = letteralmente “Portale”, ma in senso marziale indica un luogo, una struttura, in cui si apprendono le tecniche, quindi, nel caso specifico, un Tempio o un Monastero; = Ordine/Setta/Fazione (chiaro che, trattandosi di monaci, è più appropriato “Ordine”). Sulla stessa linea il Kushindatsumei (九神奪命), tecnica della Scuola della Casata Cao, che da “Nove spiriti che si appropriano della vita” (da me adattato in un più scorrevole “Possessione dei Nove Spiriti”), per i traduttori Planet si appiattisce in “Furto dei Sensi”. Tra l’altro, proprio quest’ultimo esempio mette in luce un’altra cosa che trovo molto discutibile, ovvero l’adattamento che tende a prodursi in slanci creativi un po’ da furbetti. In che senso? Nel senso che se non capiscono il significato dei termini, piuttosto che scervellarsi ti infilano delle traduzioni che ad un lettore qualsiasi sembrano poi quelle più plausibili, mentre in realtà i personaggi dicono tutt’altro. Quindi vaglielo a spiegare al lettore medio che “il punto di pressione della concordia” (probabilmente ideato da Schettino…) non esiste o che lo stesso vale per il “punto di pressione della volontà”, che sembrano entrambi adatti alla situazione ma non rispecchiano ciò che è scritto nell’originale. Già solo questi esempi dovrebbero bastare a tracciare un profilo riguardo la reale competenza di chi ha tradotto all’epoca e rende ancor più assurdo il fatto che nessuno si sia premurato di assicurarsi che tutto fosse in ordine prima di farne un’edizione deluxe. O meglio, assurdo per noi che siamo gli acquirenti, evidentemente alla Planet poco se ne fregano di tali “quisquillie”. Nonostante le lamentele che giornalmente gli arrivano sulla pagina facebook e nonostante ormai tra gli appassionati il nome dell’azienda sia divenuto sinonimo di scarsa professionalità, ci si ostina a produrre in maniera dozzinale, acquistando licenze a suon di soldoni e puntando alla massa “ignorante” (nel senso buono del termine, ovvero che “ignora” tutti i retroscena) senza capire che potrebbero rispettare i tempi di consegna evitando di sacrificare la qualità, basterebbe cambiare modus operandi. E occhio che questo non è il solito discorso da “hater”, sia chiaro, a me non me ne viene niente se Planet chiude o la gente smette di comprare questa ristampa, anzi. Non è un discorso volto a demolire una casa editrice, quanto piuttosto a spronare un certo tipo di ragionamento che porterebbe benefici sia ai lettori che all’editore stesso. Sbaglio? Mentre ve lo chiedete, vi saluto lasciandovi con un’immagine su cui riflettere…

Appuntamento a marzo!

Anime al Cinema 2015 – Intervista a Giorgio Bassanelli Bisbal


anime al cinema 2015

Quest’anno, Yamato Video e Koch Media hanno in serbo un piatto ricco per tutti gli amanti dell’animazione giapponese:  Berserk – L’epoca d’oro III, Rocky Joe, Kotetsu Shin Jeeg, Saint Seiya – The Lost Canvas, Una tomba per le lucciole, Giant Robot… sono solo alcuni dei titoli già annunciati e che verranno presentati al cinema nel corso del 2015.
Mi sono ritrovato a discuterne con l’amico Giorgio Bassanelli Bisbal, responsabile dell’adattamento e del doppiaggio (e ridoppiaggio) degli anime coinvolti in questa operazione, quindi ne è uscita fuori un’intervista, molto informale e schietta in verità, in cui abbiamo toccato diversi argomenti. Non capita tutti i giorni di avere a che fare con un addetto ai lavori con una tale reale passione per gli anime a cui è chiamato a dare il suo contributo e che veramente cerca un rapporto, un confronto con gli altri appassionati, piuttosto che facili consensi e piaggieria. Sono sicuro che molti di voi, soprattutto quelli più “datati”, si ritroveranno nel leggere le sue risposte, e spero che nel nostro paese siano sempre di più coloro che porteranno avanti questo settore animati dallo stesso spirito.

giorgio bassanelli bisbal

Buona lettura!

La volta scorsa abbiamo parlato di te, del tuo lavoro e della tua passione, stavolta partiamo direttamente con le domande. Ecco la prima: successo con Capitan Harlock – L’Arcadia della mia giovinezza e successone con Le Notti dei Super Robot. Una nuova giovinezza per il fenomeno anime in Italia?

Non so se si può parlare di nuova giovinezza o se la realtà dei fatti è che questo settore è rimasto addormentato per anni e anni e anni. Si è addormentato nel 2006 (e non lo dico a caso) e semplicemente adesso ha riaperto gli occhi… meglio: è stato risvegliato. C’è qualcuno che, con qualche “pizzico”, gli ha fatto aprire gli occhi e l’ha risvegliato.

Quali pensi siano state le cause di questo “torpore”?

Vedi, se pure sotto al culo hai un’auto da formula uno, ma non sei un pilota, con quella macchina non ci fai niente. Puoi fare un percorso, puoi farla camminare quella macchina, ma finisce là. Se invece sei un pilota, e sai spingere il veicolo al limite, il motore di quella macchina, la sua aereodinamica e le sue caratteristiche, ti daranno il massimo. E questo secondo me è quello che è successo. Diciamo che il mercato è finito in mano a persone che non sapevano fare quello che avrebbero dovuto fare. Poi, a un certo punto, ogni tanto capita il miracolo, e il volante finisce in mano (ma ogni tanto, eh) a chi quel veicolo lo sa sfruttare più o meno al massimo.

Risposta molto “politically correct” (rido)

E’ quello che penso e non ho paura di dirlo.

E per quello che riguarda il Giappone? Come le vedi tutte queste ultime produzioni in CGI? Prendo il recentissimo esempio dei Cavalieri dello Zodiaco al cinema, grosso flop tanto in patria quanto da noi…

Penso molto male. La computer grafica non mi piace e secondo me andrebbe sfruttata per fare altre cose. Gli anime sono gli anime e dovrebbero essere disegnati. Sono dei disegni, non possono essere dei fantocci o dei manichini della Rinascente in movimento. Ne penso tutto il male possibile, mi dà veramente fastidio.
Nel caso dei Cavalieri dello Zodiaco, sinceramente, non sono un fan della serie, non mi ha mai suscitato alcun interesse, ma posso capire che i fan dei Cavalieri siano incazzati neri nel vedere i loro personaggi preferiti trattati come un fenomeno da baraccone. A parte il fatto che il livello è bassissimo, ma non dei Cavalieri, dico in generale, di questa roba. Sono operazioni commerciali che, personalmente, credo lascino il tempo che trovano, perché veramente non hanno senso, tanto più per titoli come i Cavalieri o Capitan Harlock. Voglio dire… Leiji Matsumoto ha uno stile talmente preciso, talmente riconoscibile, che renderlo in computer grafica è un insulto, cioé… ne esce fuori un’altra cosa. E perché farlo? Che senso ha? Per i soldi? Facessero i soldi su altre cose. I Cavalieri dello Zodiaco uguale. Togliendo Kurumada, la serie animata era curata da Shingo Araki, e come puoi riprodurre in computer grafica uno stile così preciso, uno stile così bello? E’ impossibile, vengon fuori dei fantocci, delle cose pietose. Io stesso ti dico una cosa: sono un grande appassionato di Hokuto No Ken e, se ne facessero un film in computer grafica, io mi rifiuterei di lavorarci. Già nella Trilogia, quando c’erano quelle scene realizzate in computer grafica, mi veniva il voltastomaco, ma nel vero senso del termine. Queste sono produzioni che, secondo me, veramente ledono l’intelligenza umana, sono prodotti pessimi e non mi piacciono, non mi piacciono affatto.

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E in effetti, pare che l’intento dell’operazione “Anime al Cinema” sia proprio quello di ridare il giusto valore all’animazione tradizionale. Puoi parlarci dei titoli che vedremo prossimamente? Mi pare tu stia lavorando sul terzo film di Berserk e su Rocky Joe…

Ho finito l’adattamento di Berserk da un po’ e sono in attesa di andare in doppiaggio. Credo che il terzo capitolo sia in assoluto il più bello, non solo dal punto di vista qualitativo, ma proprio per quello che accade, per la trama. Mi auguro veramente, ma veramente, che sia un terzo capitolo che anticipa un quarto, un quinto, un sesto… come è stato promesso tempo fa (infatti questo film si conclude con un “continua”), perché Berserk merita di essere animato per intero, perché i fan di Berserk debbono poter vedere l’opera completa (un giorno, chissà…) e perché, veramente, per quello che è stato fatto (a parte la computer grafica che anche lì se la potevano risparmiare. Certe scene le hanno davvero rovinate, ma lasciamo perdere…), per me i film di Berserk sono molto belli, le musiche sono trascinanti ed adeguate, veramente l’opera è stata resa molto bene e quindi spero che ci siano quei famosi 12 film, come era nelle intenzioni dei produttori. Me lo auguro.
Per quanto riguarda Ashita No Joe… che dire? Sono veramente, veramente, ma veramente felice che approdi al cinema un capolavoro di tale levatura, però, a livello di lavorazione, stiamo ancora neanche a “Caro amico”. Il fatto di poter portare in Italia sia il primo lungometraggio riassuntivo di Ashita No Joe che il secondo, mi rende molto ma molto contento, perché in quei film vengono riportati alla luce i punti salienti, i personaggi più belli e più importanti del racconto e, onestamente, l’idea di poter riestituire dignità, coerenza e soprattutto (almeno questo è quello che mi impegnerò a fare) le atmosfere originali della storia, mi riempie d’orgoglio. Ashita No Joe è una delle mie serie preferite da sempre e Toru Rikishi è uno dei personaggi che più mi ha influenzato da bambino (mi piacevano i cattivi, sempre i cattivi – ride – se così si può definire Rikishi). L’ho sempre trovato un personaggio molto interessante, molto profondo e… quindi, come dicevo, l’idea di portare sul grande schermo una storia così, se vogliamo, anche attuale, mi riempie di felicità. Poi non ci dimentichiamo dello stile dei disegni: la prima parte tutta fatta un po’ con le scene al carboncino… per me Ashita No Joe è un’opera d’arte in animazione quindi, insomma, spero che il doppiaggio si sappia distinguere, che faccia veramente dimenticare il lavoro abbastanza discutibile che è stato fatto in passato. Certo, non sto accusando i vecchi addetti ai lavori di non avergli reso giustizia, è che loro erano costretti a lavorare in determinate condizioni, oggi però la storia può cambiare… la musica può cambiare.

ashita no joe

Hai toccato un punto importante legato a quanto dicevamo prima: l’invadenza della computer grafica nell’animazione tradizionale. Ricordo ancora lo spaesamento che ho provato durante la sequenza iniziale del primo film di Berserk. Credi che questa tendenza andrà a peggiorare oppure ci si renderà conto, presto o tardi, che bisogna fare un passo indietro e recuperare un certo modo di intendere l’animazione?

In tutta onestà spero che i giapponesi si rendano conto e quindi facciano tanti passi indietro, che usino la computer grafica per fare i videogiochi, non per fare l’animazione. E poi, per quanto riguarda anche il tratto, perché stiamo dando molta colpa alla computer grafica dimenticando che, in realtà, la qualità attuale degli anime è bassissima. Nel senso, e lo dico onestamente, se tutto questo lo stanno facendo per moda, beh… la moda secondo me si impone. E la possono imporre loro. Mi piace molto, per esempio, quest’idea delle ultime produzioni su Lupin, “La lapide di Jigen Daisuke” e “La donna chiamata Fujiko Mine”, in cui lo stile del disegno è tornato retrò. Io spero che i giapponesi facciano sempre più dei passi indietro e tornino allo stile degli anni ’70 e ’80, ma non questa roba quadrata, questi disegni appuntiti, questi… cioé, veramente sapevano fare l’arte in animazione, adesso fanno delle robe piatte, squallide, vuote… non c’è niente, niente di niente, oltre al fatto che mancano idee, ma quella non è colpa loro.

Tornando a quello che dicevamo all’inizio, visto che la conversazione è molto informale, volevo chiederti un parere da addetto ai lavori. Seguimi un attimo: tempo fa parlavo al telefono con Musashi, amico e collaboratore che da poco è tornato dal Giappone. La sua fidanzata è del posto e, proprio lei, diceva che il pubblico giapponese è molto passivo, nel senso che mangerebbe anche la cacca se gli venisse presentata con una bella pubblicità. Credi che anche il pubblico italiano rischi di diventare così?

No, questo non lo credo, non credo che gli italiani siano così passivi da accettare qualsiasi cosa gli si propini sotto gli occhi. Però credo fortemente che le mode, i gusti, quello che poi prende piede, si possa in qualche modo imporre, come dicevo poco fa. Ecco, io credo che il pubblico italiano sia un pubblico che si presta ad essere educato. Bada bene che “educato”, per me, non significa “portarlo a quello che vuoi”, significa semplicemente abituarlo bene, talmente bene che ad un certo punto il suo gusto si affina e quindi, nel momento in cui gli viene presentata (concedimi il termine) una zozzeria, è in grado di scansarla. Vedi, la nostra generazione si è nutrita di talmente tante opere d’arte che oggi è in grado di fare questa distinzione e quindi di dire “questa è merda e questo no”. Al contrario, le nuove generazioni vengono riempite di schifezze tanto da non avere più la capacità di distinguere cosa è di qualità e cosa non lo è, cosa ti lascia un messaggio e cosa non te lo lascia, cosa ti lascia qualcosa e cosa non te lo lascia. C’è una bella distinzione. Io credo che, da questo punto di vista, l’immensa disponibilità di tali produzioni, abbia anche portato un appiattimento generale del gusto, il fatto di avere così tanti titoli è un po’ “disorientante”, ecco.

C’è qualcosa che ti mette particolarmente in difficoltà durante un adattamento dal giapponese?

In tutta onestà, no. Ecco, forse l’unica cosa che mi mette, non in difficoltà, ma che mi urta un pochino, è questa maniacale tendenza, in tutti gli anime giapponesi, ad inserire parole inglesi. Questo comporta che, nell’adattamento italiano, a volte mi costringono ad usare termini inglesi, mentre invece siamo italiani e bisognerebbe usare parole italiane. Ti faccio un esempio: per me non esiste “Rocket Punch”, per me esiste “Pugno a Razzo”. Perché io devo dire il nome di un’arma in inglese? Questa è una cosa su cui io mi sto battendo molto, anche perché, specie negli ultimi anni, anche in Italia c’è questa tendenza, in tutto quello che si fa, a mettere parole inglesi quando noi abbiamo l’italiano e possiamo usare la nostra lingua. Anche sui social network, molto spesso leggo parole inglesi buttate lì e mischiate all’italiano. Si tratta di un imbastardimento della nostra lingua che mi dà molto fastidio. Siamo italiani? Parliamo italiano! Tra l’altro io preferisco l’italiano all’inglese, francamente. Le parole straniere si usano quando non esiste il vocabolo nella nostra lingua, ma questa necessità non c’è, perché noi abbiamo un vocabolario vastissimo e abbiamo tutte le parole per indicare qualsiasi cosa. Io poi, vabbé, da questo punto di vista sono anche un po’ estremista. Ultimanente c’è questa parola, che è molto usata e che mi urta veramente i nervi, è la parola “selfie”. In italiano esiste da secoli e si dice autoscatto, cioé ti fai uno scatto da solo. Punto. Sono tutte mode estremamente puerili… non lo so, guarda, veramente, è questa l’unica cosa che mi mette in difficoltà, il dover sopportare l’obbligo, a volte, di dover mettere delle parole straniere nei dialoghi. Ad esempio, in Capitan Harlock – L’Arcadia della mia giovinezza, sono stato costretto a dover lasciare il nome della nave, Death Shadow, piuttosto che tradurlo come Ombra della Morte. Mi ha dato molto fastidio, ma lì sono stato costretto anche per un fatto di nomi di giocattoli, merchandise e quant’altro.

E di quella parte di pubblico che pretende che certe parole vengano lasciate in giapponese anche quando non ce n’è il minimo bisogno, ne vogliamo parlare? (rido)

A quelli che pretendono ciò, rispondo che possono andare a vivere in Giappone…

Una domanda è d’obbligo: oltre a ciò che già è stato annunciato e che ci attende al cinema nel 2015, c’è spazio per qualche sorpresa?

Diciamo che in questo momento ci sono parecchie cose che bollono in pentola, però non sono autorizzato a divulgare informazioni.

Va bene, comprendo benissimo, cambiamo argomento. Ecco… se ti dico Ufo Robot Gattaiger, tu cosa mi rispondi?

Fare Ufo Robot Gattaiger non è stato soltanto svolgere un lavoro, è stato qualcosa di più, perché il mio approccio al mondo dell’animazione giapponese, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, fu anche dettato dalla curiosità che avevo per quel film. Avevo delle bobine in super 8 che contenevano stralci di Goldrake contro il Grande Mazinga e cose del genere ma, erroneamente, avevano le copertine di Ufo Robot Gattaiger, quindi io da ragazzino ero curiosissimo di sapere di cosa si trattasse. Vedevo delle similitudini con Goldrake ma non sapevo assolutamente che cosa fosse. Scoprii solo nei primi anni ’90 che cos’era e, già allora, sognavo un giorno di poterlo doppiare in italiano. Alla fine degli anni ’90 mi sono avvicinato, ho quasi sfiorato la possibilità di farlo, poi, improvvisamente, il buio in tutto il periodo dei primi 6 anni del 2000 e ancor più buio in seguito. Nel 2014, ritrovarsi in mano quel film, che è tornato a me quasi come un boomerang, come se avessi lanciato la mia passione e mi fosse tornata indietro, e avere la possibilità di farne un’edizione italiana, è stato un po’ come un premio. Forse per la pazienza, non lo so, ma lo vedo come una cosa non casuale, almeno per quanto riguarda il mio punto di vista, è chiaro. E’ un film che in qualche modo è tornato a me. Tutti i film sui Super Robot sono in qualche modo tornati a me, ma quello in particolare, ha una storia, come ti ho appena raccontato, molto personale. Non lo so, la vita è strana…

Ecco, i Super Robot! Come dicevo all’inizio, le due notti a loro dedicate sono state un successone. Ve l’aspettavate?

Il risultato al box office delle due Notti dei Super Robot è stato oltre le aspettative, anche perché non sono state fatte pubblicità per strada, non sono stati messi manifesti da nessuna parte, tranne la pubblicità su internet, dove poi si è innescato veramente un passaparola. E’ stato davvero un piccolo miracolo e, se vogliamo, anche una piccola rivoluzione messa in atto dagli appassionati. Sono stato molto contento, sono andato al cinema anch’io ed ero in mezzo al pubblico, dove mi sono divertito a vedere le reazioni della gente, i commenti… sono state due serate magiche e, in qualche modo, esserne stato tra i protagonisti mi ha gratificato molto.

Sì, anche io ho provato una sensazione veramente magica. Sarà stato vedere la sala strapiena, saranno state le atmosfere dei film in questione, ma davvero mi sono sentito tornare bambino. Tra l’altro ho notato una particolare cura nel ricreare delle “sonorità” d’epoca per quello che riguarda il doppiaggio…

Beh, sì, qui c’era un dovere nei miei confronti e nei confronti dei nostalgici, degli appassionati e degli amanti di queste serie. Non si poteva fare altrimenti. Ho corretto il tiro su molte cose che non m’erano mai andate giù ai tempi e allora ho cercato di seguire una linea logica. Per linea logica intendo un’operazione nostalgia a tutto tondo. Ho letto di commenti di persone che dicono “ah, basta con queste cose…” e via dicendo. Tali persone devono capire che quest’operazione non è rivolta a loro, è rivolta a noi (perché mi ci metto pure io), a noi che abbiamo vissuto quell’epoca e vogliamo sentire quei suoni. Non è un discorso egoista, ma un discorso di rispetto nei confronti della maggioranza. Una maggioranza che, a dispetto di quello che scrivono alcuni, non è rappresentata da loro, ma è rappresentata da tanti che oggi sono uomini tra i 30 e i 50 anni che hanno vissuto quell’era magica.

Eppure, in sala, oltre ai “nonni”, ho visto pure tanti nipotini che si esaltavano. Non è che grazie a voi, Mazinga & co. diventeranno un fenomeno intergenerazionale?

Se così fosse sarebbe molto bello e sarebbe anche molto divertente. Significherebbe che noi abbiamo vinto laddove qualcuno ha fallito miseramente, quindi ben venga che ci sia una cerniera che unisca generazioni così distanti, sarebbe bellissimo.

D’altronde stiamo vivendo un’operazione di rilancio dei robottoni che non ha precedenti. C’è qualcosa che puoi anticipare circa quello che ci attende nel 2015? Goldrake è già in onda su Man-ga a festeggiare il suo 40° anniversario in Italia. E tutti gli altri?

Sì, una bella sorpresa, che poi tanto sorpresa non è, sarà finalmente un’edizione che concluderà la versione italiana di Mazinga Z. Tra l’altro Mazinga Z, come Gattaiger, è uno dei miei titoli preferiti. La mia amicizia con Francesco Di Sanzo parte proprio da Mazinga Z alla fine degli anni ’80, quindi anche qui ho lanciato un boomerang ed è tornato indietro. Non so che dire. Non so se considerarlo un regalo del fato, non so… speriamo solo di riuscire a fare qualcosa di buono, visto che l’Italia ha dovuto aspettare tutti questi anni per vedere la conclusione di Mazinga Z, un titolo che per me significa molto.

C’è un altro robottone di cui vorrei chiederti. Tutti conosciamo Jeeg Robot d’Acciaio, che recentemente è approdato anche in edicola con un’esclusiva edizione in DVD, ma che mi dici di Kotetsu Shin Jeeg, che invece potremo vedere al cinema?

Di Shin Jeeg che cosa posso dire… non è un prodotto che mi entusiasma più di tanto perché si discosta totalmente dall’originale, il quale aveva delle atmosfere cupe, intense, dei disegni eccezionali, e se vogliamo era anche serio, a parte qualche siparietto comico con Don e Pancho. Qui invece si parla di personaggi comici, gag, qualche bella trovata, però del vecchio Jeeg c’è ben poco. Diciamo che è un prodotto moderno, più adatto alle nuove generazioni, scevre anche della vecchia serie. Certo, chi ha amato la vecchia serie potrebbe storcere il naso nel vedere questo nuovo Jeeg, però io alla fine dico che comunque vale la pena di vederlo perché, per esempio, i combattimenti sono ben fatti. Certo è, in tutta onestà, che se uno lo vuole vedere perché vuole rivivere quel Jeeg, siamo ben distanti, lo dico senza nasconderlo, ecco.

kotetsu shin jeeg

Ultima domanda: che cosa ti aspetti per il futuro degli anime in Italia e in generale?

In generale mi aspetto che i giapponesi facciano tanti passi indietro e si rendano conto che un tempo facevano arte e che sarebbe bene che tornassero a farla, sia nei contenuti che nei disegni. Potrebbero tornare al vecchio stile, non è possibile che ci siano così pochi autori che oggi fanno qualcosa di decente, devono tornare ad essere tanti. Per quanto riguarda l’Italia, invece, per il futuro mi auguro che sempre più anime vadano al cinema, che il pubblico aumenti sempre e soprattuto che tale pubblico sostenga la buona animazione, perché senza sostegno anch’essa è destinata a morire. Cerchiamo anche di non fagocitare qualsiasi cosa ci venga messa davanti ma, piuttosto, chiediamo e pretendiamo qualità, sempre e comunque, altrimenti alcuni signori continueranno a fare robette e a venderle come oro colato. Detto questo, ripeto, mi auguro sempre più anime al cinema, sempre più spazio e sempre più arte. Più arte per tutti.