COMIC ZENON – Online e gratis i manga della rivista di Tetsuo Hara


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Forse una delle più belle notizie che si potessero ricevere mentre l’estate volge al termine. Nell’ambito dell’iniziativa Silent Manga, il cui sito è ormai divenuto un vero e proprio ponte tra oriente e occidente, i vertici di Comic Zenon (la rivista fondata da Nobuhiko Horie, Tetsuo Hara e Tsukasa Hojo nel 2010, dopo la chiusura di Comic Bunch) hanno deciso di tradurre in inglese e rendere disponibili online e gratis gli episodi  dei manga che mensilmente ne affollano le pagine. Il primo terzetto è composto da Ikusa No Ko (pubblicato in Italia da GOEN con il titolo “La Leggenda di Oda Saburo Nobunaga”) di Tetsuo Hara e Seibo Kitahara, Nobo and Her? di Molico Ross e Arte di Kei Ohkubo. Per ognuno di essi avrete non solo la possibilità di leggere, ma anche di esprimere un commento a fine lettura.

I titoli che seguiranno saranno quelli che i fan voteranno in base ad una lista (che trovate cliccando qui) che comprende, tra gli altri, Angel Heart di Tsukasa Hojo, Naoe Kanetsugu ed il suo spin-off Kaneda Gonbei, entrambi nati dalla mente di Tetsuo Hara, il controverso Genocider di Takahiro Akiyoshi e Maya Miyazaki, il divertente DD Hokuto No Ken di Kajio e l’interessante Chiruran Shinsegumi Requiem di Eiji Ashimoto e Shinya Umemura.

Insomma, che aspettate? Correte subito a leggere! :D

www.manga-audition.com/comic-zenon/

Hokuto No Ken “Gusto Fragola” – Doppiatori e character design dei protagonisti


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Aggiornamento per l’anime parodistico Hokuto No Ken Ichigo Aji (北斗の拳 イチゴ味 – Hokuto No Ken Gusto Fragola) che, come abbiamo pochi giorni fa, verrà trasmesso in coppia con DD Hokuto No Ken 2 a partire dal prossimo 6 ottobre sulle TV giapponesi. Per prima cosa quella che, al momento, è la lista completa dei doppiatori:

  • Banjou Ginga (Souther)

  • Junichi Suwabe (Shu e Toki)

  • Kosuke Toriumi (Rei)

  • Kishō Taniyama (Yuda)

  • Toshiyuki Morikawa (Shin)

  • Takashi Matsuyama (Fudo e Raoh)

  • Katsuyuki Konishi (Kenshiro)

  • Yuko Minaguchi (Julia)

  • Daiki Yamashita (Bart)

  • Shouta Aoi (Lin)

E infine una gallery con tutti i disegni preparatori dei personaggi realizzati da Tetsuo Hara:

Al momento non sono stati ancora annunciati quelli che saranno gli animatori della serie e chi curerà altri aspetti come le sigle di apertura e chiusura ma, nel frattempo, mi permetto di spendere due parole su quello che, prevedibilmente, dovremmo aspettarci da tutta questa operazione. Premesso che ben vengano anche le parodie se sono poi realmente divertenti, nel caso specifico di questo Hokuto No Ken “Gusto Fragola” non è detto che rideremo davvero così tanto, perché se è vero che in Giappone ha riscosso un tale successo da meritarsi un proprio adattamento animato, è anche vero che tale successo deriva con ogni probabilità dal tipo di gag molto più giapponesi di quanto non lo fossero già quelle di DD Hokuto No Ken. Quindi, se l’anime si atterrà allo stesso tipo di humor del manga d’origine, si rivelerà poco “internazionale” e molto meno appetibile per noi occidentali di quanto non possa sembrare. Ovviamente spero di sbagliarmi e di farmi grasse risate, eh, non fraintendete, ma considerato che quello che ho visto fino ad ora del manga (se volete dare uno sguardo pure voi, lo trovate qui) mi lascia quasi sempre tra il dubbioso ed il perplesso, non lo so come potrà essere l’anime. Ma, come cantava Battisti, lo scopriremo solo vivendo. Al prossimo aggiornamento.  ;)

(ringrazio come sempre Daniel Zelter per l’aiuto)

Hokuto No Ken… “Gusto Caffé” !!


In occasione del suo 40° anniversario, la Georgia, linea di caffé per distributori automatici lanciata in Giappone dalla Coca Cola Company nel 1975, ha organizzato una campagna promozionale a base di Hokuto! Ecco infatti i personaggi del celebre manga di Tetsuo Hara e Buronson cimentarsi nel mondo del lavoro dando vita ad una serie di buffe minifigures che potranno essere vinte acquistando i caffé Georgia il 31 agosto 2015.

hokuto no ken georgia

Fist of the North Star – Gli “orrori” dell’edizione americana del manga di Ken il guerriero


di Darkwil

Apro questa discussione e già mi viene da ridere, pensando a quanto in difficoltà si troverà l’amico Squalo a criticare ancora le nostre meravigliose edizioni italiane del Manga di Hokuto no Ken. :D

Come descritto dal buon amico Pescecane in questa sezione del sito, negli anni novanta le gesta del guerriero di Hokuto aveva raggiunto anche il continente americano.

Ma com’era questa edizione?
Mi sono impossessato di diversi volumetti in formato comic americano, con rilegatura in stile quaderno, per niente accattivante come formato, rispetto ai volumetti giapponesi.
Molto più interessante il primo dei quattro volumetti, pubblicati dalla casa editrice “VIZ C. dal 1995 al 1998) che raccolgono da un volume ad un volume e mezzo abbondante a testa.
Parlo di questo qui:

fist of the north star viz comics cover

Andiamo ad analizzarlo bene:
E’ un bel volume, con una buona copertina in cartoncino, formato 143/206, con una buona carta e un’ottima qualità della stampa. Non c’è sovraccoperta e la copertina non c’entra niente con le copertine dei volumi dell’edizione giapponese, anche se devo dire che è un’immagine che mi è sempre piaciuta un sacco, ed in Italia è stata utilizzata come immagine di copertina sia da Granata Press che da Star Comics.
Il volume raccoglie i primi 16 capitoli dell’opera, gli stessi pubblicati la prima volta sulla rivista “ZERO” e poi raccolti nei volumetti “01/02/03”. Totale circa 360 pagine.
Giriamo il volume e troviamo una piccola descrizione dell’opera

fist of the north star viz comics 01

Prezzo? Beh…19 dollari e 95…
Quanti erano circa 20 dollari nel 1995 in italia? ..beh: circa 29.000 lire, ovvero circa 15 euro di adesso. E’ un volume carissimo, basti considerare che l’edizione Star COmics del uscita a gennaio 1997 costava 5.000 lire a volume= 10.000 lire due volumi. Questa costa quasi 30.000 lire di due volumi scarsi.

Non è finita: apriamo il volume:

fist of the north star viz comics 02

beh, non mi pareva che il prima anno di pubblicazione in Giappone fosse il 1995…
Ma non è niente:

fist of the north star viz comics 03

La famosa guerra nucleare che segna l’inizio dell’epoca in cui è ambientato HNK ha avuto inizio in un’imprecisato anno del secolo scorso. Toh, era il 1998, finalmente l’ho scoperto. Toccherà cambiare il nome del forum…

Mi piace il suono della lingua inglese e mi piace davvero come suonano certe espressioni tipo “man wiith the seven scars”!
Un pò meno espressioni come questa:

fist of the north star viz comics 04

Che min**ia è questa “Scuola del Grande Orso”?

Ok, si parla di Tsubo e Colpo della Stella del Nord, ma perchè dimenticarsi proprio della parola Hokuto?
Che poi c’è una continua confusione se la squolascuola sia questa Grande Orso o Stella del Nord

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Poi quando entra in scena il buon Shin si parla della scuola del “Southern Cross”…almeno una qualche logica contorta che li ha spinti a inventarsi questa cosa c’è…

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Insomma, una traduzione tipo quella della vecchia serie tv.
Non mi dilungo oltre…

fist of the north star viz comics 10

(più di un rimpianto, secondo me…)

Hokuto No Ken “Gusto Fragola” e DD Hokuto No Ken 2 – Sulle TV nipponiche dal 6 ottobre


dd hokuto no ken 2 ichigo aji +

Novità per le serie demenziali ambientate nel mondo di Hokuto! Come vi avevamo annunciato, in autunno arriverà l’adattamento animato di Hokuto No Ken Ichigo Aji (北斗の拳 イチゴ味 – Hokuto No Ken Gusto Fragola), serie parodistica con protagonista Souther di cui abbiamo già parlato nei mesi scorsi. Quello che però non ci aspettavamo era l’unione con DD Hokuto No Ken 2, la seconda serie animata dell’ormai celebre manga di Kajio in cui i protagonisti sono delle versioni “deformed” dei vari personaggi della saga originale. Entrambe le opere quindi si fonderanno in unico anime, dal titolo DD Hokuto No Ken 2 Ichigo Aji +, che partirà il prossimo 6 ottobre sulle TV nipponiche e presenterà di volta in volta due mini episodi riguardanti ognuno la rispettiva serie. Nella prima parte seguiremo le avventure di Kenshiro alle prese con l’Hokuto Academy, mentre nella parte “Gusto Fragola” (stando almeno a quanto sembra essere trapelato fino ad ora) vedremo Souther cercare di farsi amico Kenshiro sfoderando di volta in volta le sue abilità nell’organizzare divertenti party ed altre amenità assortite.

Ma parliamo ancora proprio di quest’ultima serie…

Sapevamo già di Banjou Ginga, che presterà di nuovo la voce al Sacro Imperatore, ma in questi giorni sono stati annunciati anche i nomi di altri doppiatori. Di seguito l’elenco:

  • Junichi Suwabe (Shu)

  • Kosuke Toriumi (Rei)

  • Kishō Taniyama (Yuda)

  • Toshiyuki Morikawa (Shin)

  • Takashi Matsuyama (Fudo)

  • Katsuyuki Konishi (Kenshiro)

I nomi dei doppiatori verranno rivelati al ritmo di uno al giorno, fino al 25 agosto, sia sul sito che sul profilo Twitter e sulla pagina Facebook ufficiali di Hokuto No Ken Gusto Fragola.

Un aggiornamento riguarda anche il character design, di cui abbiamo parlato la volta scorsa evidenziando proprio il fatto che sembra davvero molto curato. Ebbene, pare che sia stato realizzato da Tetsuo Hara in persona! Nella gallery, i personaggi presentati fino ad ora:

Parlando invece dell’ormai consueta demenzialità del sito ufficiale, segnalo la tessera per diventare membro dell’esercito del Sacro Imperatore…

tessera

… e una strana feature che riguarda un Souther in 8 bit che si trova proprio in fondo al sito. premendo i tasti delle frecce direzionali destra e sinistra si può cambiare la direzione verso cui è rivolto e fargli agitare le braccia, mentre premendo la barra spaziatrice volerà via via fuori dallo schermo!

ichigo aji 8 bit

Chiudiamo con il teaser trailer ufficiale e con la relativa traduzione:

“News dall’ufficio di pubbliche relazioni dell’esercito del Sacro Imperatore”

“Il peggior utilizzo di sempre di una proprietà intellettuale”

“Una scioccante opera da un milione di copie…”

” … che avrà un inatteso adattamento animato”

“Banjou Ginga è Souther”

“L’imperatore avrà la voce della galassia”
(nota: “Ginga” significa letteralmente “Via Lattea” o “galassia”)

“E’ il momento di festeggiare!”

“… arrossire…”

“… e ridere come pazzoidi”

“Si alza il sipario su una nuova leggenda del Sacro Imperatore !!”

“Hokuto No Ken Gusto Fragola”

“Prossimamenteeeeeeeee!”

(Nota in fotografia: Tetsuo Hara & Banjou Ginga)

“Autunno 2015 !!”

(ringrazio Daniel Zelter per i continui aggiornamenti)

Videogames Tribute – Double Dragon


Nuova rubrica, stavolta dedicata interamente alle vecchie glorie del mondo videoludico. E quale titolo migliore per inaugurarla se non il mitico Double Dragon, meglio conosciuto nella mia sala giochi come “il gioco di Ken il guerriero”?

Sviluppato dalla Technos Japan Corporation nel 1987, Double Dragon (双截龍 – Sousetsuryu – letteralmente “I due draghi che intercettano”) è uno dei primi giochi in cui ricordo di aver inserito personalmente le mie 200 lire (prendendo un sacco di sberle e crepando prima ancora di capire cosa stesse succedendo, ma questo è un altro discorso…), il “nonno” di ogni picchiaduro a scorrimento che si rispetti. Come dicevo all’inizio, dalle mie parti era noto come “il gioco di Ken il guerriero” e, tolto che in effetti l’aspetto dei protagonisti e dei loro avversari richiamava il violento mondo postatomico che all’epoca ci veniva presentato su Junior TV, quello che non potevamo sapere era che la “trama” (che nel gioco non era nemmeno accennata, ma di cui siamo venuti a conoscenza grazie ai libretti di istruzioni delle successive e molteplici versioni casalinghe) era davvero ispirata al nostro anime preferito! Non ci credete? Eccola:

“In un anno imprecisato alla fine del ventesimo secolo (19XX), la maggioranza della popolazione mondiale è morta a causa di un conflitto nucleare e i pochi sopravvissuti sono alla mercé di violente bande criminali. La più potente di esse è quella dei Black Warriors, un’organizzazione a cui solo i fratelli Billy e Jimmy Lee, maestri del Sousetsuken, sembrano in grado di opporsi. Questi, oltre ad affrontare i membri della gang, insegnano ai cittadini a difendersi da soli allenandoli nel loro dojo. I Black Warriors non possono certo stare a guardare e Willy Mackey, il capo della banda, accompagnato da un gruppo di suoi scagnozzi, decide di andare di persona a prendere in ostaggio Marian,   ragazza a cui i due protagonisti sono legati, in modo da poterli attirare in trappola.”

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Di qui l’inizio dell’avventura dei nostri eroi dal pugno facile, costretti ad affrontare 5 livelli pieni zeppi di nemici da spappolare e trappole da evitare, fino all’eventuale violento epilogo fratricida in cui, dopo aver finalmente sgominato i Black Warriors in via definitiva, Billy e Jimmy combattono all’ultimo sangue per stabilire chi dei due ha diritto a prendersi Marian! Quest’ultima scelta di gameplay, sin da allora, l’ho sempre trovata geniale e allo stesso tempo destabilizzante. Geniale perché era totalmente in linea con l’atmosfera violenta e spietata che si respirava nel gioco (oltretutto richiamava proprio Hokuto No Ken, ricordando la scena in cui Shin assale Kenshiro per sottrargli Julia), destabilizzante perché, dopo aver affrontato assieme quell’immane lotta, i giocatori si trovavano all’improvviso a doversi contendere tra loro l’happy ending, cambiando totalmente le carte in tavola!

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Fosse uscito oggi, non oso immaginare le lamentele delle femministe più agguerrite, che avrebbero visto in Marian l’emblema della donna oggetto la cui sorte è decisa esclusivamente dal maschio alfa, ma nel 1987 i videogames non godevano dello stesso risalto mediatico odierno e, soprattutto, erano un hobby a cui le donne non erano ancora avvezze (sì, Tetris sarebbe arrivato solo l’anno seguente), quindi ci è andata bene.

KishimotoYoshihisa Kishimoto e le origini di Double Dragon

Creatore della serie, Kishimoto iniziò la sua carriera alla Data East, per la quale realizzò due videogame su laserdisc (sullo stile di Dragon’s Lair, per intenderci) intitolati Thunder Storm (1984, noto anche come Cobra Command al di fuori del Giappone) e Road Blaster (1985, da non confondere con il quasi omonimo RoadBlasters di Atari del 1987). A quel punto successe che Kunio Taki, presidente dell’allora piccola ed arrangiata Technos, compagnia che aveva fondato nel 1981 dopo essere andato via proprio da Data East assieme ad altri due colleghi, cercava un modo per sfondare e pensava di buttarsi proprio nel mercato dei videogame su laserdisc. Poco dopo l’uscita di Road Blaster, contattò quindi Kishimoto per parlarne e, non senza una certa sorpresa da parte sua, questi gli si presentò con un’idea totalmente diversa: non un gioco su laserdisc, ma un videogame ispirato alle sue continue scazzottate alle prese con bande giovanili ai tempi del liceo! Dal canto suo Taki, un po’ perché l’idea gli piacque, un po’ perché si sarebbe risparmiato i soldi destinati allo sviluppo con quella nuova tecnologia, ci volle credere, mentre Kishimoto ripagò quella fiducia dando al protagonista del gioco il nome del suo nuovo datore di lavoro. Fu così che, nel 1986, nacque Nekketsu Kōha Kunio-kun (conosciuto in occidente come Renegade, anche se non c’entra nulla con Lorenzo Lamas…).

kunio kun

Il gioco ebbe successo in Giappone, tanto che il protagonista divenne la mascotte della Technos e Kishimoto ebbe carta bianca per la realizzazione di un sequel. Stavolta Taki gli chiese però due cose specifiche: un appeal più internazionale, in modo da poter sfondare anche in America, e la possibilità di giocare in due, per fare più soldi con i cabinati. Kishimoto allora prese le meccaniche del gioco precedente, le mescolò con il film Enter the Dragon di Bruce Lee (dal quale non solo prese il cognome dei protagonisti e i nomi di alcuni avversari – Williams e Roper – ma unendo il concetto di giocare in doppio con il titolo della pellicola ottenne il nome del gioco), gli diede l’atmosfera decadente e violenta della saga di Mad Max e di Hokuto No Ken e creò quindi Double Dragon che balzò immediatamente al primo posto tra i cabinati più redditizi e vi rimase per ben 15 mesi consecutivi!

Comunque, a parte tutto, la cosa bella di Double Dragon era non solo praticare ‘sto benedetto Sousetsuken (antica e nobile arte marziale che annoverava raffinate tecniche come i cazzottoni alla rinfusa, le ginocchiate sul setto nasale, le capocciate, le gomitate e i calci volanti in bocca…) addosso ad avversari che continuavano a spuntare sempre più numerosi ed agguerriti, ma anche farlo accompagnati da una colonna sonora che, nei limiti tecnologici dell’epoca, riusciva a gasarti e a farti immedesimare ancor di più. E questa miscela di mazzate, testosterone e sonorità eroiche, nonostante fosse ancora abbastanza grezza (il gameplay generale non era proprio perfetto) ebbe molto successo, tanto che già l’anno seguente, nel 1988, la Technos immise sul mercato un nuovo cabinato: Double Dragon II – The Revenge.

Costruito sulla medesima ossatura del capostipite, Double Dragon II è da molti considerato un semplice upgrade piuttosto che un vero sequel, ma giocandolo ci si rende conto che non è esattamente così. I nemici sono solo lontanamente parenti di quelli del primo gioco e mostrano pattern di attacco spesso conditi di varie acrobazie (oltre ad avere un’intelligenza artificiale settata su livelli di ferocia impressionanti…), mentre le colorazioni, in generale, sono più sgargianti. Quello che però colpisce subito è il diverso sistema di controllo: abbandonata l’immediatezza del pulsante per i pugni e quello per i calci, Kishimoto torna alle radici e mutua da Kunio-kun il pulsante per l’attacco a sinistra e il pulsante per l’attacco a destra. In poche parole, se si ha l’avversario di fronte e si preme il pulsante di attacco relativo alla direzione in cui si trova, partiranno dei pugni, se invece lo si ha alle spalle, premendo lo stesso pulsante partiranno dei calci. Difficile descrivere il senso di spaesamento che ne deriva, soprattutto se si mette in conto la bruttissima abitudine degli avversari di continuare a girarvi intorno senza sosta, facendovi letteralmente scimunire mentre vi corcano di mazzate. In ogni caso, quando si inizia a farci l’abitudine, il gioco ha alcune novità da offrire, come ad esempio l’aggiunta di un calcio rotante a mezz’aria (sì, prima di Final Fight, bravi…), la maggior varietà di nemici e boss di fine livello. Le uniche pecche sono le musiche forse meno coinvolgenti ed il livello della fattoria con le mucche al pascolo, che personalmente ho trovato di una tristezza unica.

In tutto questo, i due titoli collezionavano un invidiabile numero di conversioni per ogni piattaforma esistente (quasi sicuramente all’epoca anche i tostapane avranno avuto il loro porting di Double Dragon…) e il futuro sembrava roseo al presidente Taki, mentre sguazzava come un novello zio Paperone tra gli introiti che ne derivavano e passava dall’avere talmente le pezze al culo da non potersi distribuire i giochi da solo ad aprire ora una divisione statunitense della propria azienda, la American Technos Inc.,  ma la concorrenza non stava certo a guardare e il primo grosso segnale che qualcosa stava andando storto lo si ebbe nel 1989, quando la Capcom diede alla luce il già citato Final Fight. Yoshiki Okamoto, creatore del gioco, si era ispirato proprio ai due capitoli di Double Dragon e, da un lato semplificando il sistema di controllo e dall’altro aggiungendo parecchie innovazioni (oltre ad una grafica spettacolare e dettagliata), ottenne un risultato che faceva letteralmente impallidire i popolari picchiaduro con protagonisti i fratelli Lee.

final fight

Quello che successe dopo è storia dei videogames: la Capcom inanellò una serie di grandi successi, dominando il mercato dei picchiaduro a scorrimento da sala giochi (e non solo) per tutti gli anni ’90, mentre la Technos cercò di correre maldestramente ai ripari con titoli sempre più imbarazzanti che non riuscivano minimamente a reggere il confronto con la concorrenza. Questo perché, come lamentò in seguito lo stesso Kishimoto, alla Technos non si investivano abbastanza risorse nello sviluppo e ciò comportava tutta una serie di limitazioni che tarpavano le ali a qualsiasi progetto. L’esempio lampante di questa politica è Double Dragon 3 – The Rosetta Stone che, immesso sul mercato nel 1990, doveva in teoria essere la risposta alla Capcom e invece si rivelò una ciofeca di gioco che ben poco aveva a che fare con i suoi predecessori e il cui unico merito (!?) fu quello di inventare i contenuti scaricabili a pagamento più di un decennio prima che diventassero di moda.

In questo terzo capitolo della saga, infatti, esiste un negozio per ogni livello di gioco in cui è possibile acquistare personaggi extra (un wrestler, un karateka ed un chiattone cinese) energia vitale, potenziamenti, mosse segrete e perfino armi inserendo gettoni nel cabinato! Il gameplay poi è tremendo e frustrante come pochi, con nemici al limite dell’impossibile e grafica e animazioni che, nel vano tentativo di rincorrere Final Fight senza voler rompere il salvadanaio, danno al gioco un aspetto talmente pezzente che all’epoca, quando lo giocai la prima volta trovandolo in un bar durante una gita scolastica, ci rimasi di un male indescrivibile. C’era scritto Double Dragon, ma quello NON era Double Dragon. Perlomeno non quello che conoscevo io.

Persa la battaglia nelle sale giochi, la Technos pensò di far traslocare gli eredi del Sousetsuken sulle console casalinghe, realizzando Super Double Dragon (Super Nintendo, 1992), titolo che cercava di riprendere la formula originale aggiungendo alcune innovazioni ma che non era nulla rispetto all’ottima conversione di Final Fight (nel frattempo assurto a nuovo metro di paragone del genere) per lo stesso sistema. Sempre per console ci fu anche Battletoads & Double Dragon (1993), un inaspettato crossover sviluppato dalla Rare in cui i nostri eroi si alleavano con delle rane mutanti da combattimento. Nel frattempo, l’americana DiC Animation creava un aborto di cartoon intitolato Double Dragon (1993-94, da noi giunto con il titolo “Due draghi per una cintura nera”).

double dragon tv

– Ti giuro, stava fuori come un balcone! E’ sceso dalla moto, mi ha puntato un fucile in faccia e ha detto:”Tu… hai gli stessi vestiti di mio fratello!”-

Serie che in tutta onestà mi sento di definire apocrifa, composta di ben 26 episodi, praticamente del videogame aveva solo il nome, tutto il resto era armi magiche, poteri magici, maschere magiche e chi più ne ha più ne metta (l’importante è che sia magico…). E dalla serie venne tratto un picchiaduro ad incontri per home console dall’ambizioso titolo Double Dragon V: The Shadow Falls (1994), una fetecchia capace di puzzare anche peggio del cartone a cui era ispirato.  Ma il peggio doveva ancora venire…

Sul finire del 1994, nelle sale cinematografiche americane approdava il FILM di Double Dragon!

double dragon movie
Erano gli anni in cui a Hollywood facevano a gara per portare su grande schermo ogni benedetto videogame nella maniera più distante possibile dal videogame stesso. Dice: “Ma perché? Che senso aveva?” La risposta non la sapremo mai, sappiamo solo che a quel tempo Super Mario e Street Fighter erano già caduti e, col culo che avevano, Billy e Jimmy non potevano certo mancare all’appello. Fu così che ci ritrovammo a contemplare la storia di due poveri sfigati che non fanno che scappare e buscarle per tutta la durata della pellicola fino a quando, negli ultimi 10 minuti, si decidono a riunire i due pezzi di un antico medaglione che li trasforma in leggendari ed invincibili guerrieri. Io ebbi la fortuna di beccarmi ‘sto capolavoro in prima visione assoluta durante un sonnacchioso sabato pomeriggio su Italia 1. Della serie “ma facciamoci del male vero”.

Double_Dragon_pic

Nel ruolo dei protagonisti c’erano Mark Dacascos (qui ne panni di Jimmy, un anno prima di diventare famoso il film di Crying Freeman), Scott Wolf (Billy)  e Alyssa Milano (Marian) mentre il cattivone di turno, Koga Shuko, era interpretato nientemeno che Robert Patrick!

koga shuko robert patrick

– ‘Sta mano po esse piuma e po esse metallo liquido… –

L’unica cosa positiva di questo film fu il relativo gioco che la Technos pubblicò poco dopo per Neo Geo. Stiamo parlando di Double Dragon (1995), picchiaduro ad incontri che fortunatamente del film riprendeva ben poco, focalizzandosi piuttosto su un gameplay divertente e abbastanza originale da farlo distinguere dalla massa dei cloni di Street Fighter.

Pur non potendo competere con Capcom e SNK, questa incursione dei fratelli Lee nel genere più gettonato in quegli anni è interessante ed ispirata, con un parco lottatori sicuramente modesto nel numero ma anche ben assortito e, cosa più importante, dotato di una grande immediatezza nei controlli.

Questa fu tuttavia l’ultima volta che Double Dragon ebbe a che fare con le sale giochi. L’anno seguente la Technos andò in bancarotta e, da allora, le licenze dei suoi titoli vennero acquisiti dalla Million Inc., compagnia formata dallo stesso Kishimoto che, fino a poco tempo fa, si è occupata più che altro di gestire tali licenze per vari remake e porting su console casalinghe, tra i quali Double Dragon Advance (2003, Game Boy Advance) e Double Dragon Neon (sviluppato nel 2012 da WayForward Technologies per Playstation Network e Xbox Live Arcade). A riaccendere un po’ di speranza arriva però una notizia abbastanza fresca, datata 12 giugno 2015, che ci informa che la Arc System Works (famosa per diversi picchiaduro ad incontri come Guilty Gear, BlazBlue e l’ormai storico Hokuto No Ken Arcade) ha acquisito in toto i diritti della Technos con l’intenzione di dare nuovo lustro alle vecchie glorie dei videogames. Che dire? Speriamo di vedere di nuovo Billy e Jimmy prendersi a mazzate per i vicoli di qualche città postatomica e, mentre chiudo, vi lascio con un paio di curiosità ;)


  • L’immaginaria arte marziale Sousetsuken (双截拳Doppio Pugno che Intercetta) è un omaggio al Jeet Kune Do (截拳道Via del Pugno che Intercetta) di Bruce Lee.
  • Sia in Double Dragon che in Double Dragon II, Kishimoto si è divertito a citare i suoi due precedenti videogames realizzati per Data East. Nel primo, l’automobile che si vede nel garage da cui escono Billy e Jimmy è la stessa di Road Blaster, mentre nel secondo, l’elicottero nell’hangar è il medesimo di Thunder Storm.
  • Billy Lee compare fra gli entusiasti spettatori di WWF Superstars, mitico gioco sul wrestling realizzato sempre da Technos nel 1989.
    wwf superstars
  • Lo strano titolo del terzo capitolo di Double Dragon, “Rosetta Stone”, deriva da un’omonima band irlandese che Kishimoto amava ascoltare durante lo sviluppo del gioco.
  • Stranamente non esiste un manga dedicato a Double Dragon, tuttavia il manuale di istruzioni della conversione per Famicom di Double Dragon III (1991) era fatto completamente in forma di manga.
  • Nel 1991 la Marvel realizzò una serie a fumetti di Double Dragon. Anche in questo caso trama e personaggi erano distanti da quelli del videogioco originale e, dato lo scarso successo di vendite, la testata fu chiusa dopo solo 6 numeri.
    double dragon comic
  • Nel 2002 la SNK Playmore pubblicò Rage of the Dragons che, sviluppato dalla software house indipendente Evoga, originariamente doveva essere un nuovo picchiaduro ad incontri con protagonisti Billy, Jimmy ed altri personaggi della serie. Purtroppo la Million non concesse la licenza e i personaggi vennero ribattezzati diversamente pur di non buttare al cesso tutto il lavoro svolto.
    rage of the dragons
  • La copertina di Double Dragon Advance è un omaggio a The Way of the Dragon (da noi “L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente”) di Bruce Lee.

Spiceseed – Souther, Jagi e Shin, cavalieri dell’apocalisse


Il produttore nipponico Spiceseed è al lavoro su 3 statue in resina dedicate ad altrettanti personaggi del mondo di Hokuto. Elemento in comune tra loro, il fatto di percorrere le violente strade del dopobomba in sella ai loro rispettivi veicoli.

La prima statuina sarà quella di Souther, 55 cm di altezza per 60 di lunghezza.

A seguire Jagi, in scala 1/8 (altezza 40 cm).

La terza sarà invece dedicata a Shin e alla sua dune buggy, ma al momento non sono disponibili foto e specifiche al riguardo.

Le statue verranno presentate al pubblico il 22 e 23 agosto in occasione del Chara Hobby 2015, evento che si svolgerà nella prefettura di Chiba, in Giappone.