Hokuto No Ken “Gusto Fragola” – Sito ufficiale, character design e… il ritorno di Banjou Jinga!


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Dell’anime televisivo di Hokuto No Ken Ichigo Aji (北斗の拳 イチゴ味 – Hokuto No Ken Gusto Fragola), manga parodistico disegnato da Yukito Imoto e sceneggiato da Takeshi Kawada, ne abbiamo parlato poco tempo fa, alla metà di giugno. Nel frattempo ci sono stati alcuni aggiornamenti ed è quindi giunto il momento di fare un piccolo riepilogo su questa serie che debutterà sulle TV nipponiche il prossimo autunno.

Per prima cosa partiamo dal character design di Souther, il principale protagonista.

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Non è ancora dato sapere quale sia lo staff che produrrà l’anime, ma è indubbio che il tratto dettagliato di queste prime immagini promette bene (forse anche anche più del dovuto, visto che parliamo di una parodia…). Per l’occasione è stato anche aperto un sito ufficiale dall’indirizzo assurdamente lungo:

http://www.hikanukobinukaeriminuteiounitousouhanainodaaaaa.com/

Il link del sito si rifà alla mitica frase che Souther recita nelle battute finali del suo scontro decisivo con Kenshiro : “Hikanu! Kobinu! Kaeminu! Teiou ni tousou ha nai no daaaaa!” ( “Nessuna fuga! Nessuna supplica! Nessun ripensamento! L’imperatore non si tirerà indietro!”) e il guerriero di Nanto pretende che i fan siano precisi nel trascriverla, pena una serie di schermate di disapprovazione!

Se ad esempio manca una “a”: http://www.hikanukobinukaeriminuteiounitousouhanainodaaaa.com/

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– Beh, cosa posso dire… sembrerebbe quasi che il numero delle “a” sia errato. Non starai dimenticando qualcosa? –

Se ne mancano 2: http://www.hikanukobinukaeriminuteiounitousouhanainodaaa.com/

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– … Non è corretto –

Se invece ne mancano 3: http://www.hikanukobinukaeriminuteiounitousouhanainodaa.com/

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– Ahahahahah! Sbagliato!! –

E infine, se ne mancano 4: http://www.hikanukobinukaeriminuteiounitousouhanainoda.com/

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– Ti ho detto… che l’indirizzo… è sbagliato!!! –

Ma la cosa che probabilmente farà felici i più è il ritorno in sala doppiaggio di Banjou Ginga, voce storica del Sacro Imperatore!
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Classe 1948, il suo vero nome è Takashi Tanaka (田中 崇), ma è stato ribattezzato Ginga Banjou (vale a dire Viva la Via Lattea) dai suoi colleghi nel 1942, dopo aver lavorato a diverse opere incentrate sui robot e sugli scontri spaziali (come Xabungle e Dougram). La caratteristica principale delle sue interpretazioni è una voce molto bassa, che riesce a passare da molto pacata ad energica così da scuotere dal profondo gli animi degli spettatori. Proprio questo timbro vocale è stato la fortuna dei personaggi interpretati da Ginga come Liquid Snake (l’antagonista della serie di videogame di successo Metal Gear Solid), Gihren Zabi (della serie Mobile Suit Gundam) o di altri anime incentrati sulle battaglie spaziali in cui Ginga interpretava sempre personaggi ambiziosi e con un carattere forte. Lo stesso doppiatore ha più volte ripetuto come prediligesse da sempre ruoli forti e decisi. In Hokuto no Ken la sua interpretazione più famosa è stata sicuramente quella del Sacro Imperatore Souther, un uomo dalle infinite ambizioni scandite da un doppiaggio e da una caratterizzazione magistrale. Le risate e le urla di Ginga, infatti, portavano all’esasperazione il già complicato personaggio creato da Hara, che in animazione ha sicuramente avuto un’interpretazione capace di restare nel cuore dei tantissimi fan della serie storica. Molti però dimenticano che Ginga è stato anche la prima voce narrante della serie, della prima storica introduzione e dei primi quattro episodi per la precisione. In quel caso la sua voce era molto più calma e pacata, dato che doveva raccontare in maniera distaccata quegli avvenimenti tragici che, paradossalmente, sarebbe stato chiamato ad interpretare in prima persona qualche tempo dopo dando la voce a uno dei più forti nemici che Kenshiro abbia mai affrontato in combattimento. Tra le altre sue interpretazioni nel mondo dell’animazione ricordiamo anche i diversi personaggi doppiati in Dragon Ball (il Colonnello Silver, Bora, Giran, Re Vegeta), Morgan in One Piece, Sagat nella serie Street Fighter Victory e Daisuke Jigen nel film Lupin III e la cospirazione dei Fuma, mentre i suoi ruoli più famosi nei videogame (oltre al già citato Solid Snake) sono sicuramente Heihachi Mishima in Tekken e Tekken 2 (successivamente interpretato dal compianto Daisuke Gori) e Gunjack, interpretato invece in tutti capitoli della serie. Ogni personaggio interpretato da Ginga ha dalla sua una forte volontà e uno spirito indomito che hanno reso il loro interprete uno dei più famosi e illustri doppiatori giapponesi di sempre.
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Come ormai sembra essere di moda per quello che concerne le produzioni legate a serie di successo, anche stavolta ci viene assicurato che il progetto godrà della supervisione del maestro Tetsuo Hara (tra l’altro non nuovo a questo tipo di operazioni, visto ha dato il suo contributo anche all’anime di DD Hokuto No Ken due anni fa).
In chiusura segnalo che, oltre al sito, sono operativi anche un profilo Twitter ed una pagina Facebook dedicati, non ci resta quindi che seguire gli aggiornamenti.

Fonti: Daniel Zelter, Roberto Addari (MangaForever)

Ken il guerriero e gli errori del doppiaggio storico (sesta puntata)


Dite la verità, pensavate che avessi già abbandonato tutto, vero? E invece no, la rubrica sugli errori del doppiaggio storico di Ken continua! Se siete nuovi da queste parti, trovate l’elenco delle puntate precedenti cliccando qui, mentre a tutti gli altri auguro una buona lettura ;)


EPISODIO 6
“BERRETTI ROSSI

悪魔の手配書 – 七つの傷の男を狙え!
(Un diabolico mandato di cattura – Caccia all’uomo dalle sette cicatrici!)

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Dati tecnici

  • Prima TV (J): 15 novembre 1984
  • Supervisione artistica: Atsutoshi Umezawa
  • Sceneggiatura: Hiroshi Toda
  • Sakkan: Nobuhiro Masuda
  • Fondali: Kenji Matsumoto – Teiichi Akashi
Sinossi

Nel suo errare in cerca di vendetta, Kenshiro raggiunge un’oasi, una città in cui la vita ed il commercio stanno lentamente rinascendo. Ma ogni paradiso ha il proprio serpente e, questa volta, la minaccia è rappresentata da un gruppo di militari fanatici: l’Armata di Dio!


Croce del Sud. Lampi, tuoni, saette e una distesa d’acciaio e cemento a perdita d’occhio.

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“Guarda Julia, questa è la splendida Stella del Sud, la città eterna! L’erba, gli alberi e tutte le meraviglie che vedi appartengono a te!”

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E cominciamo bene…
A parte che al limite sarebbe la Croce del Sud, ma dove cavolo stanno erba ed alberi?
Mmmm… forse che l’erba… girava in sala doppiaggio?

Nel frattempo, Kenshiro e i due marmocchi sono giunti all’Expo 199X

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Ed è qui che facciamo la conoscenza di un energumeno che, dopo aver scaraventato il povero Johnny fuori dal suo locale (attraverso una finestra…), ne devasta l’entrata e dichiara:

“Ehi vecchio, spero di non aver distrutto tutte le tue provviste”

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Ma… ma… ma che diavolo di frase è? Prima lo mena e poi si preoccupa?
In realtà il gigante vuole che Johnny gli dia da mangiare gratis, così come si legge anche nel manga, ma si vede che l’erba di cui abbiamo parlato all’inizio girava ancora…

Comunque, dopo una piccola gag con Burt come protagonista, Kenshiro si decide a mettere fuori combattimento il bestio. Con l’esaltante accompagnamento della versione strumentale di Ai wo Torimodose, esegue la sua tecnica:

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Parappaaa…

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… paraparappà, para pappa paaa!

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Piri piri piri…

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… piri pippi pippiii…

“Questa mossa si chiama LA GAMBA DEL GRANDE ORSO!”

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Intanto, la scritta recita: Hokuto Gōkin Bundan Kyaku (北斗鋼筋分断脚 – Calcio che Recide i Muscoli D’Acciaio di Hokuto). Ma che poi, detto sinceramente, ma che vuol dire “Gamba del grande orso?”. Boh…

Poco dopo, è il turno del Capitano dei Berretti Rossi, tizio simpatico che, quando non è intento a tirar sotto le vecchiette, si diletta nell’estorsione. Ed è proprio mentre riscuote il pizzo da Johnny che incontra e si scontra con Ken…

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… e così, il dolce ginocchio di Ken, sul suo bel faccione ora c’è…

“E’ l’energia che uccide i prepotenti!”

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… che sembra lo slogan di un potente detersivo preso da qualche improbabile pubblicità in cui il nemico è rappresentato da macchie di sudore, vomito, cioccolato, olio e simili. E invece no! E’ lo slogan di Kenshiro!
Ebbene sì, dopo aver eliminato il Capitano dei Berretti Rossi,  se ne esce con questa perla mentre in realtà la didascalia in Giapponese indica chiaramente il nome della tecnica utilizzata: Kooshu Hagan Ken (variante dell’omonimo colpo già visto nel terzo episodio).

Giustamente, dopo un bell’omicidio, non ci vuole un bel caffé? E allora Ken, Bart e Lin si siedono al bancone del locale di Johnny ed è qui che inizia il delirio puro:

Johnny: “Il loro capo ha una forza sovrumana nei colpi di karatè, una cosa mai vista ragazzi! Potrebbe abbattere anche un leone inferocito!”
Kenshiro: “Sì, ora ricordo…” (parte il flashback in cui Shin rapisce Julia)
Bart: “Ora capisco, è Shin il loro capo”
Kenshiro:“No Bart, il Colpo Sacro della Grande Orsa si tramanda di padre in figlio e peraltro esistono molte scuole diverse! E poi sono sicuro che Shin non abbia poteri sovrumani…”

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A parte il fatto che da adesso in poi l’Hokuto verrà identificato come Sacro Colpo della Grande Orsa (che magari è già un passo avanti rispetto a karaté della stella del nord), ma voi c’avete capito qualcosa? Ma di chi o cosa cavolo stanno parlando? Ve lo dico io…

Nella prima frase, Johnny non parla di colpi di karaté e leoni inferociti, ma dice che il capo dell’Armata di Dio, il Colonnello, riesce a leggere la mente dei propri avversari e possiede una tecnica di combattimento chiamata Nanto. A quel punto, chiaramente, Kenshiro non dice “Sì, ora ricordo…”, ma “la tecnica di Nanto?”. L’unico con la frase tradotta bene è Bart che, facendo in qualche modo da tramite per i telespettatori, associa Nanto a Shin, credendo che questi sia l’unico esponente di tale scuola di arti marziali e dando quindi a Kenshiro l’opportunità di spiegare che si sbaglia, perché “Mentre l’Hokuto Shinken è un’unica scuola che si trasmette di padre in figlio, il Nanto Seiken è diviso in molte correnti. Oltretutto, Shin non possiede poteri telepatici”.

Nel frattempo, proprio al quartier generale nemico, mentre contemplano la salma sfigurata del capitano, i soldati ricevono istruzioni dal Colonnello:

“Prepareremo una bella spedizione punitiva e Dio ci assisterà”

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Frase che, in fondo, in bocca ad un invasato del genere non stona più di tanto, ma che è in realtà sbagliata perché il senso era differente. L’originale recitava infatti “Questo è un mandato di cattura inviatoci da Dio”, affermando quindi che l’idea di prendere Kenshiro non è un’iniziativa del Colonnello, ma un ordine ben preciso impartito dal loro Dio. Nell’anime, infatti, diversamente dal manga originale, questo gruppo fa parte dell’esercito di Shin, il quale viene da loro venerato come una divinità. E’ stato quindi quest’ultimo a diramare quell’ordine.

Un curiosità è il fatto che se si ascolta l’originale giapponese, quando i membri dell’armata parlano di Dio, pronunciano proprio la parola “Shin”, generando quindi un doppio senso per noi intraducibile. Ciò è dovuto al fatto che il nome del maestro di Nanto (come la maggioranza dei nomi dei protagonisti di Hokuto No Ken) è scritto in alfabeto fonetico (katakana) e di conseguenza, a meno che gli autori non si pronuncino in merito, non ha un significato ben preciso. Se la stessa parola venisse trascritta in hiragana, avrebbe invece un significato in base ai kanji utilizzati per scriverla e, come avrete già capito, tra i possibili significati di “shin” vi è anche “dio / divino / divinità”.

02_006Il vero nome del Colonnello

Visto che in rete sono molti i fan che sembrano confusi, approfitto per fare un po’ di chiarezza: il Colonnello, in originale, si chiama… Colonnello! Gli ideogrammi che compongono il suo nome sono infatti questi 大佐 e basta una semplice verifica incrociata su Wikipedia per fugare ogni dubbio sul loro significato. Non esiste quindi nessun Karnell, Carmel, o qualsiasi altra assurda e strampalata traslitterazione si sia diffusa sul web nel corso degli anni. Almeno su questo, tanto il nostro doppiaggio quanto le diverse edizioni italiane del manga hanno sempre tradotto nella maniera corretta.

Comunque sia, il primo a mettersi sulle tracce di Ken è il Maggiore,  tizio con una malcelata proprensione verso il sadomaso che, dopo essersi divertito a trucidare una folla di cittadini rivoltosi, si trova finalmente faccia a faccia con il nostro eroe. Rivolgendosi a Kenshiro (dopo che questi ha fatto strage dei suoi subalterni con il solo ausilio di un nunchaku) dice:

“Complimenti, erano anni che non incontravo un ragazzo spiritoso come te!”

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Certo, come no! Adesso la presentiamo a Zelig questa gag del nunchaku!

(Ovviamente, nella la battuta originale, il Maggiore parla della forza di spirito di Ken).

Ken allora gli fa vedere un altro numero divertente dei suoi:

“Ancora una volta il Sacro Colpo dell’Orsa!”

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E ancora una volta è sbagliato! In sovrimpressione appare infatti chiaramente il nome della tecnica che è Sookin Jizai Kyaku (北斗繰筋自在脚 – Calcio della Libera Manipolazione Muscolare). Trattasi di un colpo che agisce sul punto segreto di pressione noto come Meiken (che non viene neanche menzionato nel nostro doppiaggio…).

Chiudiamo con una considerazione filosofica di Ken che guarda l’alba mentre il Maggiore schiatta e pensa al doppiaggio dell’epoca:

“Viviamo in un’era sfortunata…”

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E come dargli torto?


Ringraziamenti

P.S.: nell’analizzare gli errori del doppiaggio storico ho ritenuto di dover segnalare solo ed esclusivamente quelli più eclatanti e/o ridicoli, perché diversamente sarebbe toccato fare una trascrizione ed un adattamento completi dal giapponese dell’intero episodio, cosa che avrebbe richiesto una mole di lavoro eccessiva.

Anime Tribute – L’Uomo Tigre


All’inizio dell’anno, in collaborazione con il “socio” della pagina Facebook Divina Scuola di Hokuto, ho inaugurato Anime Tribute, una nuova rubrica dedicata agli anime che ci hanno tenuti incollati alla TV durante la nostra infanzia. Dopo un primo appuntamento in cui abbiamo voluto rendere onore a Goldrake, la scelta sull’anime storico da trattare nel secondo articolo era praticamente obbligata. Non potevamo infatti esimerci dal parlare di un personaggio e di una serie che, ben prima di Ken il guerriero, aveva portato sui nostri teleschermi cruente lotte e nobili sentimenti a vagonate. Stiamo ovviamente parlando de “L’Uomo Tigre” .

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Titolo originale:
Tiger Mask
(タイガー・マスク)

Episodi:
105

Regia:
Takeshi Tamiya

Character Design e
Direzione dell’Animazione:
Keiichiro Kimura

Musiche:
Shunsuke Kikuchi

Produzione:
TOEI ANIMATION

Prima TV (J):
dal 2 / 10 / 1969
al 30 / 09 / 1971

Prima TV (ITA):
1982

Trama e tematiche principali

Tratta dall’omonimo manga scritto da Ikki Kajiwara e disegnato da Naoki Tsuji,  la serie narra le vicende di un violento lottatore che, forgiato dai disumani addestramenti dell’organizzazione criminale nota come Tana delle Tigri, irrompe con inaudita brutalità sulla scena dei circuiti di lotta libera del Giappone facendo scempio dei propri avversari. Eppure, anche se ormai sepolto da anni e anni di spargimenti di sangue, il suo cuore non ha smesso di provare amore. Quando, infatti, Naoto Date (questo il suo vero nome) rientra accidentalmente in contatto con Ruriko e la realtà da cui entrambi provengono, ovvero quella di un orfanotrofio da cui fuggì quando era ancora solo un ragazzino, inizia allora un percorso nuovo:  la sua vita non sarà più dedicata semplicemente a causare dolore, ma mirata ad uno scopo più alto, quello di aiutare, attraverso gli introiti degli incontri disputati, gli orfani di cui la donna si è fatta carico. Questo, tuttavia, lo porterà a scontrarsi con gli altri micidiali lottatori inviati da Tana delle Tigri, che di certo non può stare a guardare mentre il denaro che Naoto sarebbe tenuto a versargli viene invece utilizzato a scopi umanitari. Il protagonista metterà quindi a rischio la vita nel corso di numerosi combattimenti, fino al confronto diretto con i vertici stessi dell’organizzazione, trionfando.

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Questa, per sommi capi, la trama di un anime che lancia messaggi potenti ed immortali ancora oggi. Temi sui quali è doveroso soffermarsi per ricordare quanto bene ci ha fatto un “cartone animato” di ieri rispetto a ciò che produce la vuota programmazione odierna.

Il primo importantissimo tema è quello della redenzione. Senza scendere in dissertazioni religiose, l’Uomo Tigre ci mostra un uomo, Naoto, che ha praticamente venduto l’anima al Diavolo (Tana delle Tigri) per poter realizzare le proprie ambizioni. Un percorso che lo ha segnato profondamente ma nel quale, grazie alla propria umanità residua, riesce finalmente a tornare sui propri passi. E questo desiderio di riscatto diventa il filo conduttore di tutti gli episodi dell’opera, attraverso una serie infinita di incontri mortali. Perché l’insegnamento qui è chiaro: quella del male può anche non essere una strada senza ritorno, ma il prezzo da pagare è sempre alto. Una regola di vita immortalata dal sangue che il protagonista versava copioso in ogni combattimento sul ring. Quando, nell’ultimo episodio, la maschera di questo eroe dannato viene violentemente strappata via dal nemico, finalmente la redenzione è completa: L’Uomo Tigre non esiste più, c’è solo Naoto Date, il cui viso viene rigato dalle lacrime mentre con una sonora risata sottolinea la fine del suo inferno personale e la rinascita ad una nuova vita. Ed è Naoto Date che, infine, si scaglia con ferocia contro Grande Tigre per ucciderlo e mettere fine al male. Per sempre. In quella drammatica e sanguinosa sequenza finale, in cui l’avversario non può far altro che subirne la furia, Naoto sancisce non solo la sua vittoria su Tana delle Tigri, ma la vittoria contro ciò che era diventato.

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Il secondo tema, non meno importante, è quello dell’amicizia. A partire dal piccolo Kenta, orfano indisciplinato ma incrollabile sostenitore dell’Uomo Tigre, passando per Giant Baba, che arriverà ad utilizzare un’identità segreta per aiutarlo, fino alla già citata Ruriko, che ne  segue con apprensione gli incontri, la serie mette in campo dei personaggi che, pur non riuscendo mai a scorgere fino in fondo il cuore del protagonista, accettano di sostenerne la lotta. In questo senso, non siamo molto lontani dagli “amici e rivali” di Ken. Emblematici  i casi di Diavolo Giallo, che da acerrimo nemico diviene inseparabile amico dell’Uomo Tigre e di Daigo Daimon, che morirà sul ring per combattere i capi di Tana delle Tigri. Anche qui, come in Hokuto No Ken, benché il protagonista porti avanti una battaglia solitaria, tutti gli amici che incontra contribuiscono a farlo avanzare nel suo cammino. Lo fortificano e lo spronano ad andare avanti. Un modello sul quale varrebbe la pena riflettere oggi più di allora, trovandoci in una società che ha svuotato il termine “amico” del suo reale valore, trasformandolo in una definizione di poco conto, utile magari a distinguere semplicemente alcuni nomi che figurano nella propria lista contatti su Facebook ma di cui, nel 90% dei casi, sappiamo poco e ci interessa ancor meno.

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Il terzo ed ultimo tema affrontato dall’opera è poi il sociale. I personaggi si muovono in uno scenario, il Giappone del dopoguerra, in cui il divario tra ricchezza e povertà è terrificante e, ai problemi di chi non ha mezzi, spesso fanno fronte solo il buon cuore e i valori umani. Un Giappone in cui è ancora vivissimo il ricordo di Hiroshima (come testimoniato dall’episodio 50) e che si sta risollevando solo grazie ai sacrifici del suo popolo ma che paga comunque lo scotto di quel nefasto periodo storico da cui è uscito. In questo senso, gli orfani (e non a caso Naoto è egli stesso un orfano) diventano il simbolo principale di tale condizione: un passato duro, da lasciarsi alle spalle, che li obbliga ad andare avanti e costruirsi un futuro migliore. Ma di questo parlerò più avanti nell’articolo.

Caratteristiche peculiari

Passiamo ora ad analizzare almeno un paio fattori che hanno reso memorabile questo anime tanto in patria quanto da noi. Per prima cosa il character design e l’animazione, frutto del lavoro di Keiichiro Kimura (Cyborg 009, Sally la maga, Lo specchio magico, Mimì e la nazionale di pallavolo, Sam il ragazzo del West, Lupin III, tra i più datati, ma anche Sabu and Ichi, One Piece e Casshern Sins tra i più recenti). Kimura, con un tratto rude ma dinamico, riesce a portare sullo schermo entrambi i mondi presenti nell’opera: quello estremo e mortale di Tiger Mask e quello più pacifico in cui si muove Naoto Date quando non è sul ring. In pochi istanti si passava tranquillamente, senza improvvisi cambi di stile, dai visi innocenti dei bambini a veri e propri fiumi di sangue e violenza. Il tutto, sottolineato dalla colonna sonora studiata da Shunsuke Kikuchi, capace di evocare ansia, paura, dramma ed eroismo sposandosi perfettamente con le immagini.
Altro fattore veramente importante è l’enorme numero e la verietà di avversari che il protagonista si trova a dover fronteggiare: L’Uomo Gorilla, Maschera D’Oro, Mister No, Maschera di Morte, solo per citare i più famosi, fanno parte di una schiera foltissima di lottatori dotati di abilità speciali, tecniche segrete e trucchi da baraccone che rendono ogni incontro di Tiger Mask unico ed imprevedibile. Ovviamente, a tutti questi nemici va aggiunto lui, il malefico Mister X, che per tutta la serie rappresenta la “mano” di Tana delle Tigri.

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Il manga originale, il successo e l’impatto sulla società

Pubblicato su rivista da Kodansha tra il 1968 ed in 1971, il manga di Tiger Mask si differenzia dalla controparte animata soprattutto per via dello stile grafico. Naoki Tsuji, chiamato a dare un volto ai protagonisti della storia di Ikki Kajiwara, risente molto delle influenze di Osamu Tezuka, con il risultato che Naoto Date, giusto per fare un esempio, ce lo ritroviamo con un bel faccino tondo e pulito, con dei begli occhioni da bambolotto.

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Ovviamente erano altri tempi, e certe caratteristiche grafiche erano “di tendenza”, se così si può dire, tra le produzioni dell’epoca, basti pensare, per esempio, a Fantaman, Superauto Mach 5 o anche Judo Boy. Non stupisce, quindi, che al pubblico di quegli anni sia sembrato credibile un taglio artistico che oggi come oggi appare nettamente in contrasto con i temi trattati.
Anzi, non solo è sembrato credibile, ma è stato un successo tale che la Toei non c’ha pensato due volte a mettere in cantiere l’anime.
Viene da dire che, in fondo, Tiger Mask non poteva non entrare nei cuori dei giapponesi di quel periodo storico. Come accennato poco sopra, erano gli anni in cui uomini e donne si corciavano le maniche, giurando alle aziende la stessa fedeltà che un tempo avevano giurato all’Imperatore, facendo enormi sacrifici per costruire un futuro migliore per i propri figli. Sacrifici che, rispetto alle condizioni disperate in cui versava il paese dopo la fine del secondo conflitto mondiale, riuscirono a produrre un vero e proprio miracolo, trasformando il Giappone in una superpotenza economica.

Uno degli aspetti che forse meglio restituisce la popolarità del personaggio nella sua patria d’origine è la creazione di un “vero” Tiger Mask: Il primo ad indossare maschera e mantello e a salire sul ring fu Satoru Sayama, nel 1981. Molti di noi lo hanno visto combattere grazie alle ormai quasi del tutto dimenticate telecronache sul “catch giapponese” che spopolavano nelle tv locali della penisola proprio in quei primissimi anni ’80. Da allora, di wrestler che hanno portato il nome e le vestigia della tigre ce ne sono stati molti, andando a creare, nel tempo, un vero e proprio pantheon di “varianti” del Tiger Mask  originale. Ci foruno infatti Black Tiger (dietro la cui maschera si nascose anche Eddie Guerrero), Tiger Dream (una donna!), Second Tiger e tutta una serie di Tiger Mask vari (nel 2010 è stato “sfornato” il quinto!). In tutto questo casino tigrato, al povero Sayama non è rimasto altro che rimarcare come egli sia stato il primo, facendosi chiamare First Tiger Mask.


I più attenti avranno comunque notato che il costume di Sayama è in realtà lo stesso dell’Uomo Tigre II. Il perché è presto detto: In quanto a crossmedialità, i giapponesi l’hanno sempre saputa più lunga di noi anche prima che venisse coniato il termine. In che senso? Nel senso che proprio nello stesso anno in cui si è deciso di dare un corpo fisico all’Uomo Tigre, sono stati anche lanciati un nuovo anime ed un nuovo manga dal titolo Tiger Mask Nisei (Tiger Mask Secondo). Purtroppo, però,  come spesso accade per operazioni analoghe, tutto questo ha finito per snaturare la figura di Tiger Mask. Lontano dallo spirito della serie originale, il nuovo Tiger Mask era infatti un supereroe più che un uomo in cerca di redenzione, l’incarnazione di ciò che il personaggio era ormai divenuto agli occhi dei giapponesi stessi: un mito, un’icona.
Non è quindi un caso se il nuovo protagonista, Tatsuo Aku (da noi “Tommy”), si finge un giornalista, guida un’automobile trasformabile e via dicendo. Tutto segno di uno “smercio” studiato a tavolino.

Stesso smercio che ha portato, nel 2013, a produrre un ORRORE chiamato Tiger Mask Movie

Come si può vedere dalle immagini, anche in questo caso l’idea di base tende a virare drasticamente su un’accezione supereroistica del personaggio, con tutte le conseguenze che la visione nipponica degli eroi in calzamaglia comporta. Più che Tiger Mask l’avrebbero dovuto chiamare Tiger Ranger!

In conclusione…

Eppure, nonostante ce l’abbiano messa tutta per sostituire l’Uomo Tigre con un eroe creato a misura di marketing, una notizia del 2011 ci ha fatto capire che tutta la pubblicità di questo mondo non può seppellire dei valori veri. Molti di quelli che stanno leggendo avranno già capito a cosa mi riferisco. Parlo del misterioso  “Naoto Date” che ha dato il via ad una serie di donazioni agli orfanotrofi di diverse parti del Giappone. La cosa interessante non è tanto l’atto della donazione, quanto il fatto che, essendo stato un fenomeno che si è immediatamente sparso a macchia d’olio, è impensabile che si sia trattato di un singolo ricchissimo filantropo, quanto invece di un gesto che ha innescato una reazione positiva e spronato tanti emuli a fare lo stesso.
Non è forse questa la vittoria più bella dell’Uomo Tigre?

Concludiamo con questa splendida fan art, realizzata da Cristian Giuseppone, che vede il nostro eroe nell’epico scontro finale. Tana delle Tigri non vivrà!

Ushio e Tora – In contemporanea con il Giappone, l’anime televisivo sbarca su Sky e su Yamato Animation


ushio e tora yamato animation

E’ stato l’oggetto di un mio personale tributo solo qualche settimana fa e, ora, grazie a Yamato Video, Ushio e Tora ritorna in Italia con il nuovissimo anime televisivo, che sarà proposto in contemporanea con il Giappone sia sul canale Youtube Yamato Animation, sia su MAN-GA, canale SKY 149.

Di seguito i primi due episodi:

Buona visione!

Il matrimonio di Rei e Mamiya visto dai fan giapponesi


Anche se sono passati ormai più di trent’anni, il sofferto rapporto di Rei e Mamiya rimane uno degli argomenti più discussi tra i fan di Hokuto No Ken, ed è a questi due personaggi che un piccolo gruppo di fan giapponesi ha deciso di dedicare un tributo artistico immaginandone il matrimonio. L’idea è stata lanciata da Raruma, artista che sembra avere una predilezione particolare per queste due figure romantiche.

E’ stato quindi aperto ReiMami♡Wedding, un sito dedicato a raccogliere fan art, piccoli manga e fan fiction  incentrati sull’unione tra i due.

(Alcune opere sono visibili anche su pixiv seguendo questo tag.)

Buona visione!

Ken il guerriero: i 10 personaggi più amati dai fan italiani


In collaborazione con la pagina Facebook Divina Scuola di Hokuto che, raggiunta ormai quota 30.000 fan, rappresenta senza dubbio il vero punto di riferimento per gli appassionati italiani di Ken il guerriero che ogni giorno affollano il famoso social network di Mr. Zuckerberg, abbiamo pensato di lanciare un sondaggio che permettesse di stabilire quali sono i personaggi della serie più amati dal pubblico nostrano. Eccone i risultati…

10° POSTO – FUDO e KAIOH

fudo e kaioh

Anche in un semplice sondaggio, salta subito fuori il dualismo tipico dell’opera e, in decima posizione, a parimerito, troviamo due personaggi completamente opposti: Fudo, l’orco che ha ritrovato la propria umanità grazie all’innocenza dei bambini, e Kaioh, colui che ha gettato via ogni sentimento per trasformarsi nel demone supremo.

9° POSTO – AIN

Ain

Nona posizione invece per Ain, il coraggioso cacciatore di taglie che ha sacrificato la sua vita per dare un futuro migliore a sua figlia Aska. Inutile dire che la morte di questo personaggio è rimasta scolpita nel cuore del pubblico.

8° POSTO – FALCO

Falco

All’ottavo posto si piazza il Generale della Luce D’Oro, personaggio nobile ma combattuto, costretto suo malgrado ad assecondare lo spregevole Viceré Jako ma con l’incrollabile speranza di ritrovare l’Imperatore e mettere fine a quella follia di cui si sente l’unico responsabile.

7° POSTO – SHU

Shu

Il Generale cieco si guadagna la settima posizione. Memorabile la sua storia così come la sua tecnica di combattimento, la Scuola del Bianco Airone di Nanto, ed il suo forte senso del dovere. Un uomo davanti al quale anche Raoh non ha potuto fare a meno di nutrire grande rispetto.

6° POSTO – SOUTHER

Souther

Un gradino sopra Shu troviamo il suo acerrimo nemico, nonché carnefice, il Sacro Imperatore Souther, baciato dalla Stella della Sovranità. Un guerriero formidabile dotato oltretutto di un corpo speciale, i cui punti segreti di pressione sono speculari rispetto alla norma, ma anche un uomo che ha talmente sofferto per via dell’amore da averlo rigettato completamente solo per ritrovarlo in punto di morte. Un fato allo stesso tempo tragico e maestoso.

5° POSTO – JUZA DELLE NUVOLE

Juza

Entriamo nella zona calda della classifica con Juza, il guerriero libero come le nuvole, che si piazza in quinta posizione. Amatissimo dal pubblico nonostante la sua fugace apparizione, ha il merito di essere stato uno dei pochi guerrieri a riuscire a tener testa al potente Raoh. Toccante il suo amore impossibile per Julia.

4° POSTO – KENSHIRO

Kenshiro

Protagonista della storia, il quarto dei fratelli di Hokuto si guadagna giustamente il quarto posto; l’eroe che, con il suo micidiale pugno, può rispedire negli inferi quegli scatenati demoni che vogliono divorare ciò che resta della carcassa del mondo.

3° POSTO – RAOH

Raoh

Meglio conosciuto come “Raul, il Re di Hokuto” per via dell’adattamento italiano dell’anime storico, è un personaggio che, fin dalla sua prima apparizione, ha sempre esercitato un vigoroso fascino sul pubblico e che piace soprattutto per la sua proverbiale fierezza.

2° POSTO – TOKI

Toki

Un’appropriata medaglia d’argento spetta a Toki, uno dei personaggi più carismatici dell’intera saga e, anche se gravemente malato, uno dei più formidabili esponenti della Divina Scuola di Hokuto, capace di mettere in difficoltà anche l’invincibile fratello maggiore Raoh.

1° POSTO – REI

Rei

Leader incontrastato della classifica è il maestro della Scuola dell’Uccello d’Acqua di Nanto, ricordato dal pubblico per il suo carattere indomito e passionale, oltre che per il grande spirito di sacrificio.


Il resto della classifica

Di seguito, l’elenco degli altri personaggi nominati ma che non hanno raggiunto la Top 10.

11° POSTO
SHIN

shin

12° POSTO
RYUGA
ryuga

13° POSTO
SHACHI (Ork il Rosso)

shachi

14° POSTO
HYOH
hyoh

15° POSTO
YUDA, AMIBA e RE NERO
yuda amiba re nero

16° POSTO
BART e JAGI
bart jagi

17° POSTO
GAREKKI, LIN. MAMIYA e SHOKI
garekki lin mamiya shoki

18° POSTO
SHUREN, AKASHACHI (Pirata Rosso), HYUI, JULIA, SAYAKA
shuren akashachi hyui julia sayaka
DEVIL REBIRTH, SHURA SENZA NOME, JOKER, JACKAL e RYU
devil shura joker jackal ryu


E voi che ne pensate? Siete d’accordo con questa classifica? Scrivetelo nei commenti!

Manga Tribute – USHIO e TORA


USHIO E TORA COVER

Ci sono storie dalla gloria imperitura e ce ne sono altre destinate all’oblio una volta concluse. Poi ci sono quelle storie che ti restano nel cuore e vi rimangono nascoste anche per decenni proprio lì, vicino ai ricordi spensierati degli anni delle superiori, delle stupidaggini fatte in nome di cotte più o meno importanti e dei vecchi amici, quelli con cui sei cresciuto. E mettersi a rileggere Ushio e Tora, a così tanti anni di distanza, è stato proprio come ritrovare dei vecchi amici. Di quelli che non vedi da una vita ma di cui conservi solo ricordi belli.
Rileggere il manga e parlarne era una cosa che volevo fare da tanto ed ora, complice la serie animata che partirà il prossimo 3 luglio in Giappone, mi sono finalmente preso tutto il tempo necessario a ripercorrere le varie tappe di quest’avvincente racconto.

Tutto inizia quando Ushio Aotsuki, figlio appena tredicenne di un monaco responsabile del tempio buddhista di Fugen-In, a Tokyo, decide di curiosare in uno scantinato dello stesso, trovandovi all’interno la “Lancia della Bestia”, prodigiosa arma creata per abbattere gli esseri sovrannaturali. Conficcata in una parete, la lancia tiene inchiodato, da ben 500 anni, un feroce mostro che Ushio sarà costretto a liberare e a cui metterà nome “Tora”. Di qui, mescolando sapientemente azione, atmosfere horror, comicità e sentimenti, Kazuhiro Fujita, l’autore del manga, ci trascinerà in un lunghissimo viaggio in cui faremo la conoscenza di tantissimi personaggi, ognuno con la propria storia da raccontare e tutti tremendamente “vivi” e capaci di rubare spesso la scena ai protagonisti principali.
Sì, perché Ushio e Tora non è solo l’avventura di un’improbabile coppia di eroi, ma anche un’opera corale come poche, un grandioso mosaico composto da tanti piccoli tasselli fatti di storie emozionanti e personaggi memorabili. Eccone soltanto alcuni (cliccate sulle immagini per leggere le brevi descrizioni).

Non entro volutamente nel merito della trama perché non voglio togliere il piacere della scoperta a chi deciderà di recuperarlo, invogliato magari proprio da questo breve tributo, ma di certo posso dire che, come tutti i grandi capolavori, Ushio e Tora è invecchiato bene, anzi, si può dire che non è invecchiato affatto. Rileggerlo dopo così tanto tempo suscita ancora le stesse emozioni della prima volta e non si può fare a meno di restare incollati alle pagine e divorarlo volume dopo volume. Sicuramente alcuni “ammiccamenti” elargiti dall’autore, grazie alla folta presenza di figure femminili, fanno tenerezza se paragonati allo sfacciato fanservice dei manga odierni ma, a mio modesto parere, questa è più una nota di merito che un punto a sfavore. La cosa più importante, comunque, è che nonostante sia una serie anche piuttosto lunga, non ha mai un momento di stanca. Non esistono parti “deboli” o che appesantiscono l’esperienza della lettura, tutto segue un ritmo ben preciso fino alla fine, quando il viaggio giunge al termine e se ne vorrebbe ancora.

fujita nowKazuhiro Fujita

Nato il 24 maggio 1964 ad Asahikawa, in Giappone, debutta nel 1988 con Renraku-sen Kitan, racconto che vede come protagonista Sho Kutsuna, un ragazzo impegnato a combattere contro i mostri, e che gli permette di vincere il 22° concorso per esordienti indetto da Shogakukan. L’anno seguente, nel 1989, sulla falsariga del precedente lavoro, vince di nuovo con il primo episodio di Ushio e Tora, opera che segnerà per sempre la sua carriera. Autoironico e dotato di grande talento, è conosciuto in Italia anche per Karakuri Circus (Goen) e Moonlight Act (J-Pop).

In Giappone, il manga è stato originariamente serializzato tra il 1990 ed il 1996 sulla rivista Shonen Sunday di Shogakukan, ottenendo un grande successo, per poi essere raccolto in ben 34 tankobon. In Italia è stata la gloriosa Granata Press a portare Ushio e Tora nelle edicole per la prima volta, anche se la prematura dipartita della casa editrice ci ha poi costretti ad attendere che fosse la Star Comics a raccoglierne l’eredità e a completare l’opera. Da allora, nonostante le numerose richieste degli appassionati, il ragazzo e la bestia non hanno più fatto capolino nelle edicole e nelle fumetterie nostrane, divenendo di fatto una di quelle leggende che noi “veterani”, che eravamo al fronte negli anni della prima invasione dei manga, amiamo tirar fuori con gli occhi quasi lucidi quando ci riuniamo tra simili nei nostri racconti attorno al fuoco. Probabilmente la causa è da ricercarsi anche nel fatto che Ushio e Tora non ha mai avuto una trasposizione animata degna di questo nome. All’epoca, infatti, in Giappone vennero prodotti soltanto alcuni OAV che ripercorrevano i primi episodi del manga, fermandosi quindi ben prima che la storia entrasse davvero nel vivo. Come dicevo in apertura, però, la situazione finalmente pare essere cambiata e, dopo tanti anni di attesa, è giunto il momento di un vero adattamento animato per i nostri eroi.

Stando a quanto dichiara lo stesso Fujita, coinvolto nel progetto, nei 39 episodi che la compongono, la serie si concentrerà principalmente sugli eventi legati alla Maschera Bianca, fino all’epico scontro finale,  rispettando il ritmo e l’atmosfera del manga originale ma evitando “distrazioni” rispetto a questa storyline. Detto in soldoni, l’anime sarà un “riassunto” del manga. Un riassunto che lascerà fuori molti (forse anche troppi) di quei personaggi e di quelle storie che hanno contribuito a rendere mitica quest’opera. Resta la speranza che ciò eventualmente mancherà nella versione televisiva venga in qualche modo recuperato con degli special o degli OAV (è troppo sperare anche in qualcosa di cinematografico?) ma, per il momento, posso dire solo che le aspettative sono tante e che sia il trailer che il character design sembrano promettere bene, quindi teniamo le dita incrociate e speriamo che tutto vada per il meglio.

anime

In conclusione che altro posso aggiungere? Beh, sicuramente che Ushio e Tora è uno di quei fumetti imprescindibili per chiunque, non solo per gli appassionati del made in Japan. Non dovrebbe quindi mancare tra le vostre letture e meriterebbe finalmente una riedizione da parte di Star Comics che, per una politica interna della Shogakukan, ne detiene i diritti in Italia vita natural durante.