KEN L’INCOMPRESO


Quando ho letto il copione di Nobuhiko Horie mi sono detto con una voce commossa e tremante “è questo il mondo di Hokuto!” (Tetsuo Hara)

Quella che avete appena letto è una dichiarazione di Tetsuo Hara a proposito di Raoh Gaiden – Junai No Sho, primo film del progetto Shin Kyuseisu Densetsu (che per buona pace dei fan, ribadisco per l’ennesima volta che si traduce “La Vera Leggenda del Salvatore” e non “La Leggenda dei Veri Salvatori”), film che abbiamo potuto vedere anche qui in Italia il 4 Luglio del 2008 con il titolo KEN IL GUERRIERO – LA LEGGENDA DI HOKUTO.

Quel film, qui da noi, fece faville al botteghino contro ogni più rosea previsione, a testimonianza del fatto che ancora oggi sono moltissimi i fan del mitico Successore della Divina Scuola di Hokuto. Eppure, già dopo la proiezione di quel lungometraggio dalle mie parti, uscito dal cinema, non potei fare a meno di udire uno spettatore (forse con solo qualche anno meno di me) proferire queste parole: “Mi hanno rovinato Kenshiro!”

All’epoca pensai soltanto che si trattasse di una questione di gusti personali, oggettivamente in contrasto con quello che ne pensava lo stesso autore, quindi non gli diedi molto peso. Non avevo idea di quanto quella semplice frase mi sarebbe tornata alla memoria 3 anni più tardi come sintomatica di un problema molto più grave e molto più diffuso…

Sì, perchè a Luglio del 2011 non si possono leggere certe recensioni e restare impassibili.

Ma facciamo un attimo il punto della situazione per coloro che fossero stati in vacanza su Marte fino a ieri. Dal 13 Luglio 2011, in  12 (sì, avete letto bene, non 120 ma 12… si sente il sarcasmo o devo accentuarlo?) sale cinematografiche d’Italia (paese che notoriamente si ferma al Lazio, il resto dello stivale dev’essersi consumato….) è in programmazione il lungometraggio KEN IL GUERRIERO – LA LEGGENDA DEL VERO SALVATORE, film che narra della “trasformazione” di Kenshiro da semplice ragazzo (benché maestro dell’arte marziale assasina definitiva) in vero e proprio salvatore dei deboli e degli oppressi. Attraverso questa pellicola è possibile assistere al percorso interiore del personaggio, vivendo i momenti immediatamente successivi all’aggressione di Shin e al rapimento di Julia. Si tratta quindi di un film intimista, che scava a fondo sia nelle motivazioni del protagonista ma anche nel significato stesso dell’intera opera, così come l’hanno sempre intesa gli autori originali.

Sì, è vero, a tutti noi piace il Kenshiro che macina orde di punkettoni con i suoi pugni ed i suoi incredibili colpi segreti, il Kenshiro che affronta potenti avversari sfoderando sempre le giuste contromosse grazie alla sua profonda conoscenza dell’Hokuto Shinken, ma Hokuto No Ken non è solo questo.

Hokuto No Ken, sostanzialmente si riassume in una frase dell’altro artefice del suo successo, Buronson:

“Amicizia, amore e tutti gli altri sentimenti che le persone nascondono in sé. Tutto questo vince sulla violenza. Amore e compassione sono più potenti della violenza. Questo è il tema portante della mia storia…”

Detto questo, il Kenshiro che ci viene presentato in questo film è quello che gli autori stessi volevano finalmente vedere. Stiamo parlando dello stesso Kenshiro “ingenuo” che trovammo già quasi trent’anni fa nel manga originale, quello che, nei flashback riguardanti i periodi dell’addestramento, era sempre sottomesso, sempre riverente nei confronti dei suoi fratelli maggiori (compresa quella gran canaglia di Jagi). Lo stesso che, appunto, si fa sottrarre Julia da un inaspettatamente agguerrito Shin.

Diversamente, il Kenshiro che vediamo a partire dal primo episodio della serie è già determinato, pronto ad utilizzare il suo Hokuto Shinken a favore dei più deboli. Che fine ha fatto il ragazzo ingenuo? L’ultimo film della pentalogia fornisce questa risposta. Gli autori hanno voluto celebrare il protagonista della loro epopea svelandoci i motivi alla base del suo cambiamento e del suo modo di agire.

C’è quindi da stupirsi se questo film NON è una sequela di combattimenti dall’inizio alla fine? C’è forse da recriminare se l’azione vera e propria si sviluppa nell’arco finale, quando finalmente Kenshiro prende coscienza del suo ruolo? O c’è per caso da lamentarsi se per una volta il ruolo di Dio della Morte viene “spiegato” sia da Fugen che da Ryuken in modo che gli spettatori, anche chi non conosce e non apprezza Hokuto No Ken, possano avere un quadro completo invece di giudicare le azioni di Kenshiro come mera violenza e brutalità?

Sicuramente, per un fan che si rispetti, tutto questo è solo da apprezzare a rispettare, se non addirittura da elogiare con forza! Sì, perchè diciamocelo francamente: Ci sarebbe voluto tanto secondo voi a metter su un film pieno di combattimenti e azione? Dubito fortemente. Quindi, ciò che è stato fatto per questo lungometraggio è stato fortemente voluto dagli autori e chi non apprezza NON HA MAI CAPITO NIENTE DI QUEST’OPERA!

Avete capito bene, se non vi piace questo film non siete veri fan di Hokuto No Ken, c’è poco altro da dire. Non vi hanno “rovinato Kenshiro”, semplicemente non l’avevate mai compreso.

Ora, se volete, potete commentare…

P.S: Quando pensavo che non si potesse andar peggio, mi hanno fatto notare anche quest’altra perla di recensione. Ditemi voi se bisogna ricorrere ad un vocabolario tanto ricercato solamente per ribadire quanto non si sia capito minimamente il messaggio di Hokuto No Ken…

5 risposte a “KEN L’INCOMPRESO

    • Grande Squalo!!!

      Questo sì che è parlare!
      Che poi, se il film fosse tutto “botte da orbi” l’avrebbero criticato per il senso opposto!

      No, decisamente, questo “episodio” avvicina Ken a quelle opere tipo Star Wars dove, a distanza di anni, ci vengono raccontati quei pezzi mancanti che hanno determinato il carattere e le azioni di alcuni personaggi.
      Come dico sempre io, leggere e seguire le avventure di un personaggio significa anche conoscere i vari periodi della sua vita.

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  1. Bisogna essere comprensivi. Alcuni miei coetanei guardavano Ken solo per i combattimenti, infischiandosene altamente dell’analisi introspettiva dei personaggi (o forse non avevano la sensibilità necessaria per coglierla).

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    • Ne l’una ne l’altra Peppe, penso che più che la sensibilità all’epoca mancasse un po’ di chiarezza su molti aspetti “culturali” dell’opera che, come conviene ricordare, benchè piena di richiami all’occidente, sia nello stile grafico che nei modelli di riferimento, in realtà trasuda tradizione orientale da tutti i pori.
      Poi, comunque, il mio post è puramente a titolo personale, nel senso che questa è la mia opinione e ognuno è libero di pensare diversamente da me, anzi, ci mancherebbe che io voglia imporre il mio pensiero. Quindi non devo essere comprensivo perchè non devo approvare o disapprovare nessuno😉

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