CYBER BLUE – Lost Number Children vol. 1 – Recensione


Cyber Blue Lost Number Children J PopFinalmente, non senza un leggero ritardo sulla tabella di marcia, questo benedetto remake di Cyber Blue è approdato anche in Italia grazie a J-Pop. Dico “finalmente” perché, a dispetto dei timori di alcuni fan, in realtà ci troviamo di fronte ad un manga godibile e scorrevole, dal tratto accattivante e che riesce laddove l’originale falliva: la trama.

Ebbene sì, pur non essendo un manga che rimarrà mai alla storia per l’innovazione e l’originalità delle situazioni, Cyber Blue – Lost Number Children si lascia leggere che è una bellezza (complice anche l’ottimo adattamento), senza dare lo stesso senso di “troppa carne al fuoco” e “déjà vu” che invece aleggiava costante sul suo illustre predecessore.

Siamo nell’anno 24XX, su Tinnos, un pianeta lontano dalla Terra dove non è possibile sopravvivere alle crudeli condizioni ambientali senza un sistema di supporto vitale chiamato “Bio Matrix”. Il Governo Planetario ha il controllo completo sulle persone proprio grazie a tali apparecchiature e coloro che hanno avuto l’ardire di opporsi a tale controllo, i cosiddetti “Lost”, sono stati perseguitati ed annientati. Blue, figlio di una Lost, a causa del suo animo altruista e coraggioso, viene attirato in un’imboscata e ucciso senza pietà dall’esercito, ma l’inaspettata fusione con un robot lo riporterà in vita, pronto a vendicarsi e a porre fine al regime di terrore del Governo.

Fondamentalmente, la storia inizia più o meno allo stesso modo, ma la situazione si evolve velocemente  in maniera molto differente rispetto all’originale. Se, infatti, alcuni personaggi “cardine” come Fats e Allen vengono recuperati e riproposti, il resto del cast è composto di figure del tutto inedite, tra le quali spicca la procace Rose, a cui toccherà essere “spalla” dell’eroe.

Rose

Come potete vedere dalle immagini, Yoshihara Motoki , autore che ha affinato il suo stile lavorando a manga sportivi come U-31 e The Smiling Champion, solo per citarne un paio, non si pone neanche il problema del paragone con il maestro Hara. Non c’è infatti il minimo tentativo di scimmiottare l’opera originale e ciò è positivo. Il disegnatore sembra infatti deciso a dare una sua propria impronta alle nuove avventure futuristiche di Blue e non si può fare a meno di notare quanto la trama si sposi alla perfezione con la dinamicità delle tavole. Si ha l’impressione che Motoki sia completamente a proprio agio nel reinterpretare Tinnos con disegni ricchi di particolari e a ficcare il protagonista in situazioni totalmente nuove. Una nota a parte la meritano gli “ammiccamenti” sessuali e la volgarità: Nonostante io non sia un sostenitore di questo tipo di elementi, devo dire che nel contesto del racconto si incastrano bene, andando ad aggiungere un tocco di ironia che era totalmente assente nel predecessore.

L’edizione italiana è davvero curata, con tavole a colori identiche all’originale giapponese, un adattamento di qualità e la totale assenza di errori o sbavature. Un manga che, come già detto all’inizio, si legge con piacere e si finisce tutto d’un fiato.  E per chi non lo prende, ecco il messaggio di Blue…

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3 risposte a “CYBER BLUE – Lost Number Children vol. 1 – Recensione

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