KEN IL GUERRIERO – LE ORIGINI DEL MITO DELUXE Vol. 1 – Recensione


MSOTE001ISBN_KEN_origini_DLX_1_scvr.inddTorna in fumetteria Ken il guerriero – Le origini del mito, edizione italiana di Souten No Ken (蒼天の拳 – Il Pugno del Cielo Azzurro), manga che vede di nuovo protagonista la Divina Scuola di Hokuto e che si colloca cronologicamente prima dell’originale Hokuto No Ken, esplorando la storia di un altro Kenshiro, maestro successore che visse e lottò nella caotica Shanghai degli anni ’30.
Un lungo viaggio che Planet Manga aveva già proposto in passato con 44 volumi in formato “sottiletta” e che viene ora ripresentato in un’edizione deluxe, in volumi di grande formato da più di 400 pagine con sovraccoperta.
Un’occasione per riscoprire  (o scoprire, se siete approdati da poco sul pianeta Hokuto) un’opera intensa e di grande fascino in cui i protagonisti principali sono ancora i forti sentimenti.
Buona lettura😉

PUNTA ALL’AZZURRO DEL CIELO

Anni ’30. Shanghai, “la città del diavolo”, una grande metropoli, la più fiorente del mondo e quella che più si era radicalizzata. La Shanghai di allora si dice fosse ricettacolo dei mali più foschi, nella quale tutti i desideri e i sogni delle persone erano confluiti su larga scala e si erano mischiati; ebbene, se si pensa “E se in tutto ciò ci fosse un successore dell’Hokuto Shinken?” si ha come un senso di trepidazione, di un’immagine che prende corpo. Nei meandri di quel periodo di sconvolgimenti voglio far agire Kenshiro Kasumi, personaggio principale di questo Soten No Ken, dandogli un tocco umano e con la stessa maestosità di un cielo azzurro. E’ mia ferma intenzione, con la collaborazione del maestro Buronson, voler disegnare e descrivere tutto ciò come un’opera nuova, in più diversa da Hokuto No Ken. (Tetsuo Hara)

Con queste parole, il 15 ottobre del 2001, il maestro Tetsuo Hara presentava la prima raccolta in volume delle avventure dedicate a quel Kenshiro nuovo, più maturo e per molti versi più umano, destinato a raccontare ed approfondire la storia dell’Hokuto. Calato in un periodo storico turbolento  e in un’ambientazione, la maledetta Shanghai dominata dai cartelli criminali, la cui pericolosità era paragonabile, se non superiore, a quella del postapocalittico mondo dominato dall’anarchia in cui si muoveva il suo più illustre predecessore, il nuovo protagonista raccoglieva un’eredità difficile da gestire, quella di un’opera immortale rimasta nel cuore di milioni di lettori in tutto il mondo.

Una sfida in cui le parole appena lette assumono quindi la valenza di una dichiarazione d’intenti: Hara non si limita infatti a cercare di sfruttare l’enorme successo di Hokuto No Ken per narrare una storia magari prevedibile, capace solo di ricalcare i punti di forza della serie originale e riproporre una minestra riscaldata. Coadiuvato da Nobuhiko Horie e con la supervisione generale del maestro Buronson, il maestro racconta una storia del tutto diversa, in cui pur mantenendo i sentimenti di amore ed amicizia come centrali rispetto allo svolgersi degli eventi, affiorano aspetti che mettono a nudo anche la crescita dell’autore rispetto a quanto fatto in precedenza.
Sì, perché Hara infonde in questa serie l’esperienza maturata su opere precedenti, non solo sullo stesso Hokuto No Ken, ma anche e soprattutto su quel capolavoro che è Hana No Keiji e su altri suoi manga da noi meno famosi come Aterui Nisei e Nakabo Rintaro.
(vedi la scheda sulle opere di Tetsuo Hara).

Ciò che ne esce è quindi una summa dello stile del maestro, e non solo per un discorso stilistico. L’autore non è più un ragazzino e lo si vede anche dalle tematiche affrontate, dal modo in cui decide di gestire i rapporti tra i personaggi e dal senso generale dell’opera. Quel cielo azzurro del titolo sembra davvero incarnarsi nella figura del nuovo Kenshiro. Se il suo predecessore cresceva anche grazie al contributo dei suoi “amici e rivali”, raggiungendo l’apice delle proprie capacità per mezzo delle sofferenze di cui si faceva carico, il Kenshiro degli anni ’30 sembra invece invertire questo processo. Egli è già completo, ha già raggiunto un equilibrio interiore tale da non dover più maturare oltre. Per questo può donare agli altri quella stessa serenità che porta dentro, cambiando loro la vita. Sì, la vita. Perché se in Hokuto No Ken sembrava essere la morte l’unico mezzo di salvezza e redenzione, in Souten No Ken lo è la vita. Ed è questo, forse, il vero messaggio che Hara cerca di far passare ora che vede il mondo e le persone in maniera diversa rispetto a tanti anni prima, ovvero che la vita vera è fatta di scelte, non di destini inelluttabili.

PERSONAGGI

Nota importante: Nelle schede che seguono ho voluto mantenere una linea coerente con l’opera originale. In esse verrà proposto il nome correttamente traslitterato in italiano, gli ideogrammi relativi e, a seconda dei casi, il nome così come viene pronunciato in giapponese con gli stessi ideogrammi. Altro punto importante che mi sento di sottolineare è che mentre in originale viene dato prima il cognome e poi il nome dei personaggi, nel tradurli ho invece messo prima il nome e poi il cognome, come è consuetudine nella nostra lingua.

Kenshiro Kasumi (霞 拳志郎)

Kenshiro Kasumi photo

62° Successore dell’Hokuto Shinken, è il protagonista principale della serie. Meglio noto (e temuto) con il nome di “Yán Wáng” (閻王 – Re dell’Inferno), che si è guadagnato durante il suo turbolento passato quando, a Shangai, ha sgominato da solo il cartello criminale del Fiore Rosso, stanco di un’esistenza segnata dalla violenza ha deciso di cambiare vita e, al momento in cui inizia la serie, è un apprezzato ed insospettabile docente di lettere di un’università femminile giapponese…

Kenshiro photoKenshiro (ケンシロウ)

Nato in un anno imprecisato tra il 1970 ed il 1980, vediamo il piccolo Kenshiro, protagonista dell’originale Hokuto No Ken. Nel breve cameo in cui compare, che svolge la funzione di prologo all’intera serie, due particolari precedentemente inediti: una voglia a forma di sette stelle sulla testa, simbolo del fato che lo attende, e l’origine del suo nome, ereditato proprio dal 62° successore di Hokuto.
Vedi scheda di Kenshiro nel manga originale

Aya Kitaoji photoAya Kitaōji (北大路 綾)

Figlia di Takeshi Kitaōji, frequenta la stessa università femminile in cui insegna Kenshiro Kasumi, per il quale ha un’evidente cotta, nonostante quest’ultimo non le riservi attenzioni che vadano oltre il semplice affetto di stampo paterno.
Ad ogni modo, quando il suo amato professor Kasumi si imbarca per tornare a Shangai, la ragazza raggiunge il porto pur di poterlo salutare per l’ultima volta.

Takeshi Kitaoji photoTakeshi Kitaōji (北大路 剛士)

Leader di una potente corporazione, ha un grande debito di riconoscenza verso Kenshiro, che anni prima lo ha salvato da un sequestro a Shanghai. Uomo d’onore, non ha potuto fare a meno di restare ammirato di fronte ad una persona pura come Kenshiro che, di tutto quello che avrebbe potuto chiedere in cambio, ha voluto soltanto che gli accendesse una sigaretta.

Yukiyo Ohara photoYukiyo Ōhara (大原幸代)

Preside dell’istituto femminile in cui lavora Kenshiro Kasumi, è una donna affabile che chiude anche più di un occhio rispetto ai comportamenti un po’ eccentrici del professore. Anzi, conoscendo il pensiero di Kitaoji, fondatore dell’istituto, la preside sembra quasi “fare il tifo” per un possibile matrimonio tra Kenshiro e Aya.

Masao Kondo photoMasao Kondō (金藤政夫)

Vice-preside dell’istituto, spaventato dalla possibilità che Kasumi ostacoli la sua carriera, cerca in ogni modo di metterlo in cattiva luce di fronte agli occhi della preside Ohara, ma senza alcun risultato. Personaggio volutamente ridicolo, ama vantarsi in pubblico di essere secondo dan di Judo, terzo dan di Karate  e decimo dan… con l’abaco!

Ramon Kasumi photoRamon Kasumi (霞 羅門)

Fratello minore di Kenshiro, è colui che in seguito diverrà il 63° successore dell’Hokuto Shinken e verrà conosciuto da tutti, nel manga originale, come maestro Ryuken.
Nonostante la giovane età si rivela già capace di tener testa ad un gruppo di sicari mandati in Giappone dal Fiore Rosso per uccidere il Re dell’Inferno, il quale è talmente compiaciuto dai progressi del fratellino da affidargli ufficialmente la successione nella Divina Scuola di Hokuto nel caso egli dovesse morire prima di far ritorno in patria.
Vedi scheda di Ryuken nel manga originale

Puyi photoPǔyí Àixīn Juéluó (愛新覺羅溥儀)

(Giapp.: Fugi Aishinkakura)

Imperatore della Manciuria, è in realtà un fantoccio nelle mani dell’esercito giapponese, che attraverso di lui porta avanti un’opera di colonizzazione del paese. Svilito da questo suo ruolo, vive nel terrore di essere assassinato e si circonda di guardie del corpo. Proprio per via di tale paura, raggiunto il Giappone per un incontro diplomatico, sguinzaglia al contempo i suoi uomini alla ricerca del Re dell’Inferno, che egli vuole assolutamente reclutare.

Kerong Jin photo Kèróng Jin (金 克榮 )

(Giapp.: Katsuei Kin)

Capo delle guardie del corpo di Pǔyí, è soprannominato “L’onorevole pugno dell’Hebei” (河北の拳侠) ed è il più grande maestro del Bājíquán (八極拳 – Tecnica degli Otto Poli), stile di combattimento realmente esistente originario del nord della Cina. Umiliato da Kenshiro Kasumi ai tempi in cui questi cercava potenti sfidanti, Kèróng Jin vuole lavare quell’onta nel sangue.

Chun Pingtian photoChún Píngtián (平田純)

Uomo al servizio di Pǔyí, è stato incaricato di seguire Yǒng-Jiàn Lǐ per scovare il Re dell’Inferno e proporgli di diventare guardia del corpo dell’Imperatore. In realtà, temendo di restare a spasso, questo bieco personaggio ha in mente di uccidere il Re dell’Inferno e intascare la taglia messa sulla sua testa dal Fiore Rosso.
Anonimo nel manga, in cui viene apostrofato solo come “topo di fogna” e “maiale”, viene chiamato Chún Píngtián nei credit dell’anime televisivo.

Qīng Bāng (青幇 – Banda Verde)

(Giapp.: Chinpan)

Organizzazione criminale che, grazie anche all’aiuto di Kenshiro Kasumi, è riuscita ad imporsi sulle altre. Realmente esistito, il Qīng Bāng è storicamente noto per essere stato il più importante gruppo malavitoso della Shanghai coloniale, arrivando al punto di controllare tutte le principali attività economiche della città.  Quello presentato da Tetsuo Hara è, ovviamente, una versione fortemente romanzata rispetto a quello reale.

Guang Lin Pan photoGuāng-Lín Pān (潘 光琳)

(Giapp.:  Kōrin Han)

Soprannominato “La Tigre di Shanghai” (上海の虎), è il capo del Qīng Bāng. Grande amico di Kenshiro Kasumi, con il quale ha stretto un legame fraterno nel periodo in cui questi si aggirava per Shangai guadagnandosi il nome di Yán Wáng, è stato dato per morto dopo che il Cartello del Fiore Rosso ha catturato ed ucciso ad uno ad uno i membri della sua gang.

Yu Ling Pan photoYù-Líng Pān (潘 玉玲)

(Giapp.: Gyokurei Han)

Sorella di Guāng-Lín, ha soccorso Kenshiro curandogli delle gravi ferite riportate in seguito ad un combattimento. Ben presto, tra i due è sbocciato l’amore ma, prima di poterla sposare, Kenshiro doveva far ritorno in Giappone per sistemare alcune questioni.
Nel frattempo però, anche lei sembra essere finita tra i membri del Qīng Bāng uccisi dal Fiore Rosso…

Li Yong Jian photoYǒng-Jiàn Lǐ (李 永健)

(Giapp.: Eiken Ri)

Un tempo noto come “Shuì-Lóng” (睡龍 – Il Drago Dormiente), è uno dei pochissimi superstiti del Qīng Bāng. Grande amico di Kenshiro, ha preferito che il Fiore Rosso gli mozzasse le dita dei piedi piuttosto che rivelare informazioni su di lui. All’inizio della serie, lo troviamo come assaggiatore personale dell’Imperatore Pǔyí, anch’egli interessato a rintracciare il famigerato Re dell’Inferno per farne la sua guardia del corpo…

Ye photoYè ()

(Giapp.: )

Chiamato anche “Yè dalle due pistole”, è il braccio destro di Guāng-Lín Pān. Bruciato vivo ed orribilmente sfigurato dal Fiore Rosso, da allora vive nascondendosi nei bassifondi di Shanghai.
Curiosità: Noto per essersi spesso ispirato graficamente a determinati film e attori, in questo caso Tetsuo Hara potrebbe aver preso spunto  dal film “Darkman”, diretto nel 1990 da Sam Raimi ed interpretato da Liam Neeson.

 

Zi Ying Ye photoZi-Yīng Yè (葉 子英)

(Giapp.: Shiei Yō)

Figlio di Yè, è troppo piccolo per ricordare il periodo in cui il padre era il braccio destro di Guāng-Lín Pān e la faceva da padrone per le strade di Shanghai, tanto da ritenere i suoi racconti delle storielle inventate.
Grande è lo stupore quando, invece, il leggendario Yán Wáng appare nella sua baracca confermando tutto ciò che il padre ha sempre detto.

Mei Yu Yang photoMěi-Yù Yáng (楊 美玉)

(Giapp.: Bigyoku Yan)

La più famosa attrice di Shanghai, nonché la donna di Guāng-Lín Pān. Letteralmente assediata dalle insistenti e minacciose avances del viscido Dōng-Lái Wú, dimostra di essere non solo bellissima, ma anche di carattere forte, continuando a respingerlo con coraggio e serbando il ricordo dell’unico uomo che ha amato.

Hóng Huá Huì (紅華会 – Cartello del Fiore Rosso)

(Giapp.: Kōkakai)

Associazione malavitosa che da tempo si contende con il Qīng Bāng il controllo di Shanghai. Sopravvissuti alla rappresaglia lanciata da Kenshiro Kasumi in seguito ad un attentato ai danni di Guāng-Lín Pān , anche se mutilati e costretti a servirsi di vistose protesi, i suoi dirigenti hanno recuperato il potere e si sono vendicati della fazione avversaria, divenendo gli attuali padroni della città. Benché non sia mai esistito un gruppo criminale con questo nome, l’autore si è evidentemente ispirato all’Hóng Bāng  (紅幫 – Banda Rossa), l’organizzazione che all’epoca rivaleggiava davvero con il Qīng Bāng.

Dong Lai Wu photoDōng-Lái Wú (吳 東來)

(Giapp.: Tōrai Go)

Il numero quattro tra i dirigenti del Cartello del Fiore Rosso, a causa delle ferite riportate dall’attacco del Re dell’Inferno è costretto su una particolare sedia a rotelle dotata di un meccanismo a manovella collegato ad un collare con cui riesce ancora a muoversi. Laido e dal grilletto facile, nei momenti di stress è capace di sparare a chiunque sia nelle vicinanze.

Xi Fei Huang photoXī-Fēi Huáng (黄 西飛)

(Giapp.: Seihi Kō)

Il numero tre tra i dirigenti del Cartello del Fiore Rosso. Costretto a vivere con delle ingombranti protesi in metallo sulla parte sinistra del volto e del corpo, ogni volta che si muove emette gemiti di dolore. Il suo vizio più strano è quello di recarsi regolarmente in chiesa per confessarsi ed ottenere il perdono corrompendo il prete.

Juan Min Chen photoJùan-Mín Chén (陳 狷民)

(Giapp.: Kenmin Chin)

Soprannominato “Chen la puzzola” (イタチの陳) per via dei suoi affari poco puliti, è il numero sette tra i dirigenti del Cartello del Fiore Rosso. Ha incontrato il Re dell’Inferno ben due volte in passato: la prima durante il tentato sequestro di Takeshi Kitaoji, guadagnandosi la cicatrice che porta sul lato sinistro del volto, e la seconda durante il massacro dei dirigenti del Fiore Rosso, rimettendoci la mano destra, ora rimpiazzata da una tenaglia.

Zhang photoZhāng (張)

(Giapp.: Chō)

Ex membro del Qīng Bāng, ha lavorato per Yè fino a che non ha deciso di passare al Fiore Rosso, diventando il braccio destro di Xī-Fēi Huáng e vendendo loro lo stesso Yè come atto di fedeltà.

Concessione francese

Nella Shanghai degli anni ’30 le potenze europee esercitavano la loro sovranità tramite concessioni extraterritoriali, che erano il frutto delle guerre coloniali combattute alla fine dell’800. In tali concessioni non avevano alcun valore le leggi del governo cinese, tanto che i funzionari di tali concessioni erano praticamente intoccabili. La concessione francese non faceva ovviamente differenza e in essa l’ordine era mantenuto dalla gendarmeria francese.

Jean Carne PhotoJean Carné (ジャン・カルネ)

Capo della gendarmeria della concessione francese a Shanghai, è un uomo corrotto che ha ottenuto il proprio posto dopo la “misteriosa” morte del suo predecessore e che favorisce le attività del cartello del Fiore Rosso dietro il pagamento di laute tangenti.
Grazie a lui, il Fiore Rosso può disporre addirittura dei servizi della gendarmeria, sia che si tratti di scortare un dirigente del cartello, sia che si tratti di stanare e uccidere i superstiti del Qīng Bāng.

Goran photoGoran (ゴラン)

Campione di boxe portato a Shanghai da Jean Carné, è il responsabile della morte di innumerevoli affiliati del Qīng Bāng, che trucida senza pietà sul “Ring della Morte” (処刑遊戯) al Gran Nuovo Mondo (大新世界), la più imponente casa di giochi d’azzardo di tutta la città.
Un tempo membro delle forze militari francesi, ha appreso il Muay Thai nel periodo in cui era d’istanza nella colonia indocinese.

Charles De Guise photoCharles de Guise
(シャルル・ド・ギーズ)

Colonnello dei servizi segreti dell’esercito francese, è un uomo misterioso che sembra parteggiare per Kenshiro.
La sua missione sembra essere quella di ripulire Shanghai ed intende farlo lasciando che i membri del Qīng Bāng e del Fiore Rosso si uccidano a vicenda…

TECNICHE SEGRETE

  • Hokuto Shinken (北斗神拳 – Divina Scuola di Hokuto): Nata nel violento periodo di disordini noto come Battaglia dei Tre Regni, la Divina Scuola di Hokuto è una letale arte marziale tramandata ad un unico discendente per ogni generazione. Basata principalmente sulla stimolazione di punti segreti presenti nel corpo umano, questa terrificante tecnica di combattimento è capace di distruggere gli avversari dall’interno ed è considerata la tecnica assassina definitiva.
    Vedi scheda completa
  • Jōgaku (上顎): Punto segreto localizzato sul palato, costringe la vittima a rispondere a qualsiasi domanda dicendo solo la verità.
    jogaku
  • Tōmonketsu Hashisō (当門穴破指挿 – Distruzione a Porte Sigillate): Tecnica che colpisce dei punti segreti capaci di distruggere tutte le ossa interne della vittima senza lasciare tracce all’esterno.
  • Bājíquán (八極拳 – Tecnica degli Otto Poli): Stile di combattimento realmente esistente, originario dell’Hebei, nel nord della Cina. Il suo segreto risiede nella “forza esplosiva”, ovvero l’emissione della forza di tutto il corpo nell’attimo in cui viene colpito il bersaglio. A partire da l1723, sotto il regno di Yung-Cheng, quest’arte marziale si è legata in maniera indissolubile agli Imperatori della dinastia Ch’ing, che ne impiegavano i maestri come guardie del corpo e come addestratori per i propri eserciti. A tutt’oggi, il Bājíquán viene insegnato ai membri delle forze speciali cinesi e dei servizi segreti di Singapore e Vietnam.
    bajiquan
  • Muay Thai (มวยไทย – Boxe Thailandese): Arte marziale le cui origini si perdono nella storia dell’antico Regno del Siam (l’odierna Thailandia). Tecnica violenta e brutale, la boxe thailandese vede nel “clinch”, il combattimento corpo a corpo ravvicinato, la sua espressione forse più letale, fatta di micidiali ginocchiate in sequenza che non lasciano scampo all’avversario.
    muay thai

EDIZIONE ITALIANA

Partiamo da un presupposto: Souten No Ken è un manga che inizialmente aveva spiazzato anche me. Non solo per le scelte di Hara, che comunque ho metabolizzato con il tempo fino ad apprezzarle davvero solo a partire da un certo punto in poi, ma soprattutto perché in Italia questo manga ha dovuto subire dei tempi di pubblicazione veramente troppo dilatati e in più è stato presentato in volumi formato sottiletta che di certo non aiutavano il lettore ad apprezzare al meglio l’evolversi delle vicende. Capirete quindi che, almeno per quel che mi riguarda, era una vera priorità avere una riedizione che fosse in grado di restituire la giusta dimensione a questa fin troppo sottovalutata serie.

Con queste premesse è già chiaro che vi dirò di prenderla a prescindere, tuttavia cercherò di essere obiettivo elencando i pro e i contro che ho riscontrato, sperando di essere il più esaustivo possibile. Partiamo quindi dal vero punto a favore…

  • Confezione: Il primo impatto è sempre quello che conta di più. In questo senso, avere fra le mani il volume, sentire il “peso” di quelle 400 e rotte pagine avvolte da un’elegantissima sovraccoperta ad effetto metallizzato, sfogliarlo, vedere il mantenimento delle tavole a colori, constatare la buona qualità della carta e notare la qualità di stampa…. beh, sono tutte cose che colpiscono positivamente e che non si possono apprezzare se non, appunto, toccando con mano. Prima di vederlo “dal vivo”, ero deluso dal fatto che non avessero scelto di pubblicare l’edizione più recente uscita in Giappone, con copertine disegnate ex-novo dal maestro Hara, ma devo dire ora sono contento di essermi sbagliato. Hanno saputo stupirmi in positivo.

Ora però è il momento della nota dolente…

  • Traduzioni e adattamento:  Purtroppo tutte le energie profuse sul lato estetico non sono state egualmente utilizzate per una revisione seria del precedente adattamento. Come potete leggere direttamente nelle schede che ho preparato, la traduzione operata con la prima edizione italiana non è assolutamente esente da difetti ed ingenuità varie. Ci sono nomi traslitterati male (ad esempio Kèróng Jin diventa inspiegabilmente Kulong Jin) , altri completamente inventati (ad esempio Yukiyo Ōhara che diventa Sachio Ohara), mentre non si capisce bene quale sia la linea adottata in merito a nomi come Qīng Bāng (che viene tradotto Chinpan) o anche Bājíquán ( tradotto Hakkyoken), come se entrambi i termini fossero giapponesi invece che cinesi. Ci sarebbe da discutere a lungo su queste cose, ma consola il fatto che, bene o male, il senso generale degli eventi non viene inificiato.

Diciamo che questi sono i punti cardine che bisognerebbe valutare e soppesare tra loro. Il mio “voto” è positivo per tutte le ragioni esposte sopra e, se proprio bisogna trovare un ulteriore difetto lo si potrebbe ricercare nel prezzo, praticamente quasi 13 euro per un’edizione “perfetta a metà”.
Realisticamente parlando, ritengo che sia il massimo che Planet potesse fare. E non lo dico per giustificarla. Ormai abbiamo imparato a conoscerla e sappiamo che ci poteva andare molto peggio (basta dare uno sguardo a quello che hanno fatto con la loro edizione di Ken il guerriero), quindi un’edizione perfetta al 100% la vedremo forse in un futuro lontano, quando i diritti verranno presi da altri o, magari, quando Planet Manga smetterà di essere l’editore mediocre che è. E non è che ci vogliano i miracoli, basterebbe semplicemente fare un po’ di selezione del personale…

In definitiva è quindi un’edizione che consiglio, fermo restando quell’amaro in bocca per l’ulteriore occasione sprecata, in primis per noi lettori e in secondo luogo per l’editore stesso.

Prima di chiudere ringrazio sentitamente MusashiMiyamoto, senza la cui reale competenza non potremmo andare avanti, e vi ricordo che per ogni commento, critica, obiezione, suggerimento o quello che volete, potete scrivere direttamente qui (anche con un account facebook o twitter) oppure farlo sul forum (preferibile).

Appuntamento a novembre!

6 risposte a “KEN IL GUERRIERO – LE ORIGINI DEL MITO DELUXE Vol. 1 – Recensione

  1. Pingback: Hokuto e Tetsuo Hara: Checklist Settembre 2014 | HOKUTO NO KEN

  2. Sarà che ho letto solo una parte di questa serie nel formato sottiletta ma a parte i disegni, immensi, mi è sembrata un cagatone. si vede che Buronson non ha nemmeno guardato mezzo dialogo… da che numero esattamente ti sei ricreduto?
    potrei dargli una seconda possibilità.
    ciao!

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    • All’epoca ci ho messo un po’ a metabolizzare, ma se devo trovare un momento preciso in cui ho iniziato ad apprezzarlo veramente è stato quando è entrato in scena Fei Yan. Ad ogni modo, in questi giorni ho riletto tutte d’un fiato le storie che compariranno nel secondo volume (che purtroppo è saltato anche questa settiamana e spero di avere tra le mani la prossima), e posso dire che l’effetto è stato diametralmente opposto a quello che mi fecero la prima volta. La lettura è risultata molto più avvincente e la visione d’insieme mi ha permesso anche di notare degli aspetti che mi erano sfuggiti.

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  3. Pingback: Ken il guerriero – Al via, in Giappone, le iniziative per i 15 anni de “Le origini del mito” | HOKUTO NO KEN

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