Anime Tribute – UFO Robot Goldrake


Con la voglia di farlo da tempo, inauguro una serie di articoli dedicati ai miti animati del passato, quelli che ci hanno tenuto compagnia nei pomeriggi della nostra infanzia, mentre magari facevamo merenda con pane e cioccolata aspettando di andare fuori a giocare a pallone con gli amichetti del quartiere. Quegli anime che hanno lasciato il segno nonostante gli anni e che hanno spesso, attraverso le “parabole” di vita dei protagonisti, rafforzato gli insegnamenti e l’educazione che i nostri genitori ci impartivano, in barba a psicologi e sociologi allarmisti.

Con queste premesse, la scelta sull’anime storico da trattare nel primo appuntamento era praticamente obbligata. Non potevamo infatti esimerci dal parlare del vero capostipite dell’invasione dell’animazione giapponese in Italia: UFO Robot Goldrake!

goldrakeSCHEDA TECNICA

Titolo originale:
UFO Robot Grendizer
(UFOロボグレンダイザー)

Episodi:
74

Regia:
Tomoharu Katsumata
Masayuki Akehi
Masamune Ochiai

Character Design e
Direzione dell’Animazione:
Kazuo Komatsubara
Shingo Araki

Musiche:
Shunsuke Kikuchi

Produzione:
TOEI ANIMATION

Prima TV (J):
dal 5 / 10 / 1975
al 27 / 02 / 1977

Prima TV (ITA):
1978

Trama e tematiche principali

C’è davvero bisogno di spiegare la trama di Goldrake? Vabbé, facciamo finta che siete stati tutti in ibernazione dal 1978 e vi hanno tirato fuori dal congelatore solo ieri…

Giappone, un anno imprecisato di quel periodo in cui andavano forte i pantaloni a zampa d’elefante. Un disco volante sorvola il Fujihama. A bordo c’è Koji Kabuto (sì, esattamente, lo hanno chiamato Alcor ma ormai lo sanno pure i sassi che era in realtà l’ex-pilota di Mazinga Z) che si dirige verso il Centro di Ricerche Spaziali e, nel frattempo, vede riaffiorare i ricordi del periodo passato a difendere il pianeta. Ma ormai quei tempi sono lontani, sia Mazinga Z che il Grande Mazinga sono diventati simboli della Pace e vengono tenuti sotto chiave in un museo, mentre Koji è andato negli Stati Uniti, alla NASA, per specializzarsi nell’ingegneria aerospaziale, costruendo proprio il velivolo sul quale è a bordo. Il motivo del suo ritorno in patria è presto detto: il Dr. Umon (da noi Procton), lo ha chiamato per investigare su strani avvistamenti di UFO. La verità è che le forze aliene di Vega hanno intenzione di conquistare la Terra e sarà il misterioso figlio dello scienziato, Daisuke (Actarus), a rendersene conto per primo, preannunciando il loro attacco dopo aver visto la luna (sul cui lato oscuro hanno la base i nemici) tingersi di rosso. Daisuke, il cui vero nome è Duke, è infatti anch’egli un alieno e proviene dal pianeta Fleed, a sua volta conquistato dai Veghiani e dal quale è riuscito a fuggire solo impadronendosi del potente Grendizer (Goldrake), con il quale è giunto sulla Terra diversi anni prima, venendo poi soccorso e “adottato” dal Dr. Umon. Nei pacifici anni trascorsi sul nostro pianeta azzurro, Daisuke ha imparato ad amare la sua nuova casa e la gente che vi abita, sviluppando una forte riluttanza a combattere, ma sarà proprio l’attaccamento al mondo che lo ha accolto a braccia aperte a farlo tornare a bordo del Grendizer e respingere le flotte di Vega in una lunga e memorabile serie di battaglie durante le quali ritroverà anche la perduta sorella Maria, anch’ella scampata per miracolo all’invasione del loro pianeta natale.

actarus

La serie, come tanti prodotti dell’epoca, pur nascendo con uno scopo molto semplice, ovvero trainare le vendite di giocattoli, modellini e via dicendo, portava dei messaggi non indifferenti ed esplorava temi interessanti che meriterebbero di essere approfonditi oggi forse anche più di allora.

Prima di tutto quello più evidente: il tema del diverso. Daisuke è un alieno, un estraneo, non solo per la provenienza, ma anche come carattere. Nonostante si sforzi di vivere fra gli altri esseri umani, egli è fondamentalmente un personaggio solitario, glie lo si vede perfino nello sguardo, anche quando è in mezzo alla folla. Eppure, nonostante questo, Daisuke farebbe di tutto per proteggere coloro che ha imparato ad amare e quel suolo straniero che gli ha dato riparo. E qui ci sarebbe da riflettere a lungo sui concetti di razza e nazionalità. Perché oggi facciamo spesso un gran parlare di confini e di extracomunitari e di diritti e di doveri, ma spesso perdiamo di vista una realtà importante, ovvero che ad accomunarci dovrebbero essere i sentimenti e la coscienza piuttosto che i colori di un bandiera. Con questo non voglio scadere nel buonismo a tutti i costi, perché ci sono problematiche che purtroppo vanno oltre la mera semplificazione tra “sì, venite tutti da noi che se non c’è posto ci stringiamo” e “se ci provate vi affondiamo i barconi a cannonate”, ma di certo ci troviamo in una fase della storia umana in cui sarebbe ora di iniziare a rivedere, in generale, il nostro rapporto con il prossimo.  Probabilmente lo stesso pensiero di Mauro Biani quando ha disegnato questa illustrazione:

C’è poi un altro tema dominate che è quello della guerra. Come dicevo prima, Daisuke, fin dal primissimo episodio della serie, manifesta una forte riluttanza a combattere, proprio perché è già stato testimone degli orrori generati dal conflitto sul suo pianeta d’origine. La sua stessa famiglia è stata sterminata e anche Grendizer, in fondo, altro non è che una macchina a scopo bellico che Re Vega stava facendo costruire, avvalendosi dell’avanzata tecnologia di Fleed, per portare morte e distruzione su altri mondi. Non c’è quindi un’esaltazione della violenza, bensì la rappresentazione della sfiancante lotta che, tanto il protagonista quanto i suoi amici, sono costretti loro malgrado a sostenere pur di mantenere la Pace.

guerra

Caratteristiche peculiari

Sorprendentemente, Goldrake non era poi così innovativo, o almeno non lo era per i telespettatori giapponesi di quegli anni, già abituati da 3 anni ai Super Robot partoriti dalla fervida mente di Go Nagai. Sui loro teleschermi si erano infatti già avvicendati Mazinga Z (1972), Getter Robot e il Grande Mazinga (1974),  Getter Robot G e Jeeg Robot D’Acciaio (1975 – In realtà Jeeg vene messo in onda lo stesso giorno di Goldrake, allo stesso orario ma su un altro canale televisivo). Ognuno di questi portava con sé la sua dose di caratteristiche e di armamenti spettacolari, quindi da Goldrake non ci si poteva aspettare nulla di meno. Anzi, se vogliamo trovare la vera peculiarità di Goldrake, essa risiede probabilmente nel fatto che inizialmente non sarebbe dovuto neanche esistere. Perché Nagai, in origine, avrebbe voluto concludere la sua trilogia dei Mazinga con un nuovo robot chiamato God Mazinger, al cui comando sarebbe dovuto tornare Koji Kabuto, ma l’inaspettato riscontro di pubblico avuto al cinema da UFO Robot Gattaiger, apparso nel mediometraggio animato Uchū Enban Daisensō (La grande battaglia dei dischi volanti, che abbiamo recentemente potuto vedere anche nelle sale italiane durante le Notti dei Super Robot), spinsero i produttori a chiedere al maestro di lasciar perdere il suo progetto e sviluppare invece la nuova serie partendo proprio dagli stessi elementi cardine di quel film.

Il design di Gattaiger venne completamente scartato in favore di quello (molto più accattivante, inutile nasconderlo…) che tutti conosciamo, con la colorazione tipica dei precedenti Mazinga a fare da richiamo per i piccoli fan, mentre molti altri elementi vennero invece mantenuti quasi inalterati. L’unico veramente scontento fu il povero Koji Kabuto, che si ritrovò degradato da protagonista a spalla nel giro di due mesi, potendo contare solo su un misero (diciamocelo pure questo…) disco volante rubato alle giostre della festa patronale (per ricordarsi poi solo in Goldrake contro il Grande Mazinga che c’aveva almeno altri due robottoni parcheggiati lì vicino…).

A parte gli scherzi, un fattore notevole per il successo della serie è stato sicuramente il poter contare sul character design e sulle animazioni di due mostri sacri come Kazuo Komatsubara e Shingo Araki. Del primo abbiamo già parlato qui, mentre per il secondo credo non ci sia bisogno di molte presentazioni, perché essere appassionati di anime e non sapere chi è Shingo Araki è come…. è come… insomma, non mi viene nemmeno l’esempio per troppo che è assurdo, ma se vi volete fare una cultura, vi consiglio questo sito.

Il successo e l’impatto sulla società

La serie andò avanti per ben 74 episodi e fu accompagnata da alcuni manga, disegnati sia dallo stesso Nagai che da Gosaku Ota e Hidearu Imamichi e che offrivano versioni alternative (quando non addirittura apocalittiche, come nel caso di Ota…) delle vicende. Ci furono ovviamente tonnellate di giocattoli, dischi ed altri articoli legati alla serie, come programmato fin dal principio dalla grande macchina nipponica del merchandise, fino alla naturale chiusura del ciclo vitale (e commerciale) del personaggio.  Ma, come abbiamo visto poc’anzi, se in Giappone Goldrake era solo uno dei tanti robot appartenenti alla folta schiera di guerrieri meccanici che affollavano i palinsesti delle reti televisive di quegli anni, in Italia fu tutto l’opposto: per noi fu il primo.

goldtess

La nostra penisola venne colpita da quella febbre che è oggi nota con il nome di “Goldrake-mania“! Il robottone era letteralmente ovunque: giocattoli, giornalini, riviste, figurine, abbigliamento e calzature per bambini, articoli per la scuola, patatine, formaggini, orologi, lampade, maschere e costumi di carnevale, giostre (quanti giri mi ci sono fatto!!), palloncini… potete continuare voi aggiungendo quello che vi pare perché tanto, quasi sicuramente, ogni cosa esistente in quegli anni ha avuto il “marchio” di Goldrake.

Menzione a parte la merita il 45 giri con le sigle, che vendette un milione di copie aggiudicandosi il disco d’oro!

Oltre a tutto questo, fu proprio grazie a tale e tanto successo se le varie emittenti nostrane, dalle più grandi alle più piccole, iniziarono ad acquistare quasi ogni serie proveniente dal Giappone, si trattasse di animazione o di film di mostri giganti e telefilm di supereroi come Megaloman e via dicendo. Ma, come tutte le cose che riscuotono un successo spropositato, anche Goldrake ebbe la sua schiera di “haters” ante litteram che gli si scagliarono contro, reputandolo un modello negativo per i bambini dell’epoca. Difatti Goldrake non era come Superman o come l’Uomo Ragno, che si limitavano a catturare i nemici e consegnarli nelle mani della giustizia. No, Goldrake, come abbiamo detto prima, era in guerra, e in guerra si spara per uccidere. L’errore di chi criticava Goldrake era chiaro, ovvero estrapolare le azioni dei protagonisti dal loro contesto narrativo, ma prima di bollare queste persone come stupide o superficiali, bisognerebbe ricordare qual era il clima di quel tempo. Quelli, per l’Italia, erano infatti gli “anni di piombo”, un periodo nero della nostra storia politica e sociale, e pensare che delle giovani menti potessero in qualche modo recepire un messaggio che giustificasse il farsi giustizia da soli, non era un’ipotesi da prendere poi così sottogamba. Comunque, in difesa di Goldrake scese in campo addirittura il famoso scrittore, giornalista e pedagogista Gianni Rodari che, nel 1980, pubblicò un articolo che riportava le seguenti dichiarazioni: «Bisognerebbe vedere oggettivamente, liberandoci dai nostri pregiudizi personali, che cos’è per un bambino l’esperienza di Goldrake. Bisognerebbe chiedersi il perché del loro successo, studiare un sistema di domande da rivolgere ai bambini per sapere le loro opinioni vere, non per suggerire loro delle opinioni, dato che noi spesso facciamo delle inchieste per suggerire ai bambini le nostre risposte. Invece di polemizzare con Goldrake, cerchiamo di far parlare i bambini di Goldrake, questa specie di Ercole moderno. Il vecchio Ercole era metà uomo e metà Dio, questo in pratica è metà uomo e metà macchina spaziale, ma è lo stesso, ogni volta ha una grande impresa da affrontare, l’affronta e la supera. Cosa c’è di moralmente degenere rispetto ai miti di Ercole?». (Un ottimo approfondimento su tutta la vicenda lo trovate cliccando qui.)

Romano Malaspina – La voce del mito

romano malaspina

Impossibile scrivere un articolo nostalgico su Goldrake e non parlare di Romano Malaspina, l’uomo la cui potente voce è, oramai, inscindibile da Actarus. Dei suoi nobili natali, della sua carriera e della sua fiera personalità potete trovare informazioni ovunque, perché il merito che non gli ha saputo riconoscere il mondo dello spettacolo glielo ha invece dato il pubblico, che a distanza di tanti anni non smette di amarlo ed omaggiarlo in ogni modo possibile. Quindi mi affiderò piuttosto al seguente video per rievocare quegli esaltanti momenti in cui questo nostro eroe, con la sua interpretazione, “creava” il mito.

Nel frattempo la “generazione Goldrake” è cresciuta, portandosi dietro quell’immaginario fatto di lame rotanti e valori positivi. Alcuni ricordano il loro eroe tributandolo con belle fan art, aprendo in suo nome siti d’approfondimento, riunendo altri appassionati in grandi community, scrivendo libri o, come nel caso di Luca Papeo, progettando addirittura un sequel animato: UFO King Goldrake.

La seconda giovinezza

Per quello che riguarda il Giappone, a partire dallo scorso settembre Goldrake è tornato con un manga, Grendizer Giga, disegnato proprio dal suo autore originale, Go Nagai. Trattandosi di un remake e non di un sequel, sia la storia che i protagonisti sono differenti, o almeno non sono propriamente gli stessi che conosciamo da anni. Daisuke Uryu, studente alla pari, è ospite della giovane Hikaru Bokujo e della sua famiglia quando gli alieni invasori dell’Impero di Vega (che ora somigliano più a degli insettoni), decidono di attaccare la Terra. A quel punto sarà l’androide Maria a risvegliare i ricordi sepolti nella mente di Daisuke, il cui vero nome è Luke, ultimo superstite del pianeta Fleed, anch’esso distrutto dagli invasori, che salirà quindi a bordo di Grendizer per respingerli.

grendizer giga

Ma Goldrake è al centro di una vera e propria operazione di rilancio anche nel nostro Paese grazie a svariate iniziative: la collezione completa della serie animata in edicola, la proiezione al cinema dei mediometraggi robotici di Toei, la pubblicazione di un libro e, dulcis in fundo, il ritorno in TV a partire dal 7 gennaio 2015, su MAN-GA, canale 149 di SKY. Ed è difficile non tornare bambini pensando a tutto questo. L’impressione che ne ho avuto io, almeno dopo aver visto l’enorme numero di spettatori di ogni età riempire le sale durante le Notti dei Super Robot, è che Goldrake stia permettendo, oggi come allora, un vero e proprio ritorno di fiamma verso l’animazione giapponese, una nuova invasione che abbiamo tutta l’intenzione di accogliere a braccia aperte.

Chiudo con questa stupenda fan art, appositamente realizzata dal carissimo (e bravissimo) Arcano Sciamano (noto all’anagrafe come Luigi Antonio Merico), che ritrae il nostro amato robottone in una scena che richiama la tradizione del suo paese d’origine con uno stile molto “samurai”! Tutta la potenza di Goldrake pronta quasi a bucare lo schermo per raggiungervi.  Re Vega non ha scampo!

 

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7 risposte a “Anime Tribute – UFO Robot Goldrake

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