KEN IL GUERRIERO – LE ORIGINI DEL MITO DELUXE Vol. 4 – Recensione


snk 4Quarto volume per KEN IL GUERRIERO – LE ORIGINI DEL MITO DELUXE, ristampa bimestrale delle avventure di Kenshiro Kasumi, 62° successore della Divina Scuola di Hokuto che, diversi decenni prima del suo post-apocalittico omonimo, è stato chiamato a combattere una dura battaglia in nome dei nobili sentimenti d’amore e d’amicizia. La volta scorsa abbiamo assistito all’entrata in scena dello spietato Tàiyán Zhāng, secondo in comando nella scala gerarchica del Cartello del Fiore Rosso, e della pericolosa Scuola della Casata Cao di Hokuto. In più Yuling, la donna che Kenshiro credeva di aver perso per sempre, è tornata nella sua vita, ma priva di memoria e… a capo di un esercito di scatenati predoni! Cosa succederà adesso? Prima di andare a scoprirlo, ringrazio MusashiMiyamoto per il suo contributo come sempre fondamentale e vi auguro buona lettura!😉

“GAME OF DEATH”

Ci ho messo un po’ a pensare ad un titolo adatto per la recensione di questo quarto volume, perché se una prima parte è dominata dalla spettacolare resa dei conti tra Kenshiro e Tàiyán, la seconda è invece dedicata alla storia d’amore tra il protagonista e la sua ritrovata Yuling, quindi non sapevo a cosa dare più risalto. Sono infatti due parti entrambe molto intense, di cui è difficile dire quale mi abbia colpito di più. Alla fine, però, ho optato per un titolo che richiamasse subito, nella mente degli appassionati, le atmosfere che Tetsuo Hara riesce ad evocare nel combattimento tra Kenshiro ed il suo potente avversario, ovvero quelle dei mitici film di Bruce Lee (ed in particolare proprio Game of Death, da noi “L’ultimo combattimento di Chen”). Perché, se è infatti risaputo che già la figura del Kenshiro originale aveva in sé molte caratteristiche dell’icona per eccelenza del cinema di arti marziali, qui il gioco della citazione è ancora più evidente e gradito. Ecco infatti Tàiyán attendere il nemico stando comodamente seduto su una sedia, proprio come Kareem Abdul-Jabbar, celebre giocatore di pallacanestro, attore ed allievo di Bruce Lee che, nel succitato film, era Hakim, mastodontico guerriero anch’egli maestro di Jeet Kune Do (e che, nella sceneggiatura iniziale scritta dallo stesso Bruce Lee, doveva essere il “boss finale”).

citazione 1

In seguito, proprio Tàiyán sferra il suo violento Calcio Senza Ombra e scaraventa Kenshiro a terra, il quale si rialza con una vistosa impronta di piede sul petto, cosa che nel film accade a Bruce Lee sempre contro il famoso cestista…

citazione 2

E come restare indifferenti alle tipiche pose e a quel “No no” della mano?

Insomma, un Hara particolarmente ispirato che, oltre a rappresentare uno scontro avvincente, ci regala delle piccole chicche che non possiamo non apprezzare. Non manca poi quel sense of humor tipico dell’autore, fatto di personaggi minori grotteschi infilati a loro volta in situazioni bizzarre, che alleggerisce la tensione e dona sane risate.

La seconda parte del volume, come dicevo sopra, non è poi meno intensa della prima. Non ci sono combattimenti significativi, ma seguire la “lotta” di Kenshiro per proteggere Yuling e al contempo cercare di farle tornare la memoria è appassionante. Non ci si stacca dalle pagine finché non si arriva all’ultima e, anche allora, se ne vuole ancora. Ma tutto questo in realtà non stupisce perché, nel caso sia necessario ribadirlo, Souten No Ken è un manga in cui Hara ha riversato veramente tantissima cura e che, a dispetto di quello che molti credono, in patria ha avuto un ottimo successo, tanto da tenere botta, pubblicato settimana dopo settimana su Comic Bunch, per la bellezza di circa dieci anni, ovvero il doppio degli anni di Hokuto No Ken. Chi non l’ha mai letto o chi lo ha abbandonato in corsa all’epoca della sua prima (martoriata) pubblicazione, davvero non sa cosa si perde, soprattutto ora con questa nuova edizione.

PERSONAGGI

Nota importante: Nelle schede che seguono ho voluto mantenere una linea coerente con l’opera originale. In esse verrà proposto il nome correttamente traslitterato in italiano, gli ideogrammi relativi e, a seconda dei casi, il nome così come viene pronunciato in giapponese con gli stessi ideogrammi. Altro punto importante che mi sento di sottolineare è che mentre in originale viene dato prima il cognome e poi il nome dei personaggi, nel tradurli ho invece messo prima il nome e poi il cognome, come è consuetudine nella nostra lingua.

lian profileLián (連)

(Giapp.: Ren)

Praticante del Tānglángquán (蟷螂拳 – Scuola della Mantide Religiosa), è una delle guardie del corpo di Xiùbǎo Lǐ. Per fare il gradasso, commette il madornale errore di dar noia a Kenshiro (che, sotto le mentite spoglie di un semplice interprete, vuole a sua volta proteggere la donna che ama), rimediando una figura barbina ed il naso rotto.

pu profilePǔ la Talpa (モグラの普)

(Giapp.: Mogura No Fu)

Dotato dell’abilità di spostarsi scavando sotto il terreno, è un mercenario al servizio del Cartello del Fiore Rosso incaricato  da Tàiyán di spargere delle pulci portatirici di peste nel magazzino d’oppio del Quing Bang, in modo da rovinarne gli affari e minarne l’unità. Scoperto da Kenshiro, viene costretto egli stesso ad ingurgitare tutti i micidiali insetti, in modo da poterlo poi seguire fino al covo di Tàiyán, dove si trova anche l’antidoto.

yang profileYang (楊)

(Giapp.: Yan)

Soprannominato “Yang la checca”, per via del suo evidente orientamento sessuale, è un membro del Cartello del Fiore Rosso che fa da tramite fra Tàiyán e Pu la talpa. In quanto tale, è l’unico a cui quest’ultimo può rivolgersi per sapere dove si trova il secondo in comando del cartello ma, per rivelare un’informazione così importante, Yang pretende di essere ricambiato in natura!

dayan zhang profileDàyán Zhāng (章 大厳)

(Giapp.: Daigen Shō )

Maestro e attuale successore della Scuola della Casata Cao di Hokuto, scoprì che Tàiyán era il figlio di un altro uomo solo quando questi aveva già 6 anni. In preda all’ira, voleva porre fine alla vita sia del piccolo che della madre, ma quest’ultima, suicidandosi, lo implorò di risparmiare il bambino. Vedendo che, incurante della morte, Tàiyán era deciso a seguire la stessa sorte della donna, comprese che poteva diventare un guerriero fortissimo, e volle allevarlo come suo successore.

erfan xing profileErfan-Xīng (二番星)

(Giapp.: Issei)

Monaco del Wǔchāmén-Dǎng, rivela a De Guise e Kenshiro il vero compito del loro Ordine, ovvero quello, impostogli da  Dà-Yán, di proteggere Tàiyán fino al giorno in cui non fosse divenuto abbastanza forte da sconfiggerlo e divenire il nuovo successore della Scuola della Casata Cao di Hokuto. Il suo nome (che significa “Due stelle”), similmente ai suoi compagni, deriva dal numero di stelle che porta tatuate sulla testa.

zhucheng qiao profileZhùchéng Qiáo (喬鋳成)

(Giapp.: Chusei Kyo)

Amministratore della camera di commercio di Shangai, fa il doppio gioco intascando soldi dal Qing Bang e fornendo poi informazioni sui loro affari al Cartello del Fiore Rosso. Convocato da Tàiyán per una riunione, rimane coinvolto nella resa dei conti tra le due cosche e viene freddato da Yé con una fucilata in piena fronte.

hosaku okawa profileHōsaku Ōkawa (大川奉作)

Luogotenente Generale dell’Armata del Kwantung, reparto dell’esercito imperiale giapponese, ha l’incarico di risolvere il problema dei predoni dell’Hebei responsabili, tra l’altro, di aver causato la morte di suo figlio, e vuole assolutamente un’esecuzione pubblica che sia esemplare per il loro capo, Xiùbǎo Lǐ, ignaro del fatto che c’è il Dio della Morte in persona a proteggerla.

TECNICHE SEGRETE

Nota importante – Sempre per coerenza, ho voluto mantenere i nomi delle tecniche e delle scuole nella lingua in cui dovrebbero pronunciarle i protagonisti. Ad esempio, suona piuttosto improbabile che Kuángyún Máng pronunci il nome della Scuola della Casata Sun di Hokuto in giapponese piuttosto che nella sua lingua madre, il cinese. Di conseguenza, come primo nome troverete sempre quello più “logico” mentre, in alcuni casi (come appunto le diverse sette derivanti da Hokuto), per completezza metterò tra parentesi anche la versione con pronuncia in giapponese.

  • Tānglángquán (蟷螂拳 – Scuola della Mantide Religiosa): Stile di arti marizali realmente esistente la cui creazione risalirebbe, secondo la leggenda, più di duemila anni fa. Si ispira, come tutti gli stili imitativi del kung-fu, alle movenze dell’insetto di cui porta il nome, la Mantide Religiosa.
    tanglang
  • Bàolóng Yáng Yántū (Bakuryū Yōen Totsu – 爆龍陽炎突 – Affondi Illusori del Drago Esplosivo): Tecnica di combattimento sviluppata personalmente da Tàiyán. Le braccia diventano come delle vere e proprie fruste che sferrano attacchi talmente rapidi da risultare invisibili ma anche così precisi da mirare perfettamente ai punti di pressione dell’avversario.
    bakuryu yoen totsu
  • Wúyǐng Jiǎo (Muei Kyaku 無影脚Calcio Senza Ombra): Tecnica di arti marziali realmente esistente, facente parte del repertorio dell’Hung Gar, che  Tàiyán ha appreso dall’eremita Li San, considerato imbattibile. Si tratta di un calcio frontale che viene sferrato senza dare tempo e modo all’avversario di rendersene conto, mascherando le proprie vere intenzioni fino al momento stesso dell’attacco, portato con incredibile velocità.
    muei kyaku
  • Huànmèng Bǎiqí Jiǎo (Genmu Hyakki Kyaku – 幻夢百奇脚Cento Calci Spettrali): Tecnica creata da Tàiyán perfezionando il Wúyǐng Jiǎo. Una devastante serie di rapidissimi ed impreveibili calci che non lasciano scampo all’avversario.
    genmu hyakki kyaku
  • Raibō Shin Kyaku (雷暴神脚 – Divine Gambe della Potenza del Fulmine): Si tratta di una tecnica comune a tutte le scuole di Hokuto, permette al guerriero che la utilizza di spostarsi in maniera fulminea evitando anche i più veloci attacchi avversari.
    raiboshin kyaku
  • Diàoqì Hūxī Shù  (Choki Kokyū Jutsu –  調気呼吸術Tecnica di Respirazione dello Spirito Armonico): Una delle tecniche basilari del repertorio di tutte le diverse scuole di Hokuto. Permette, attraverso un particolare tipo di respirazione, di restare in apnea per almeno 10 minuti.
    youki kokyu jutsu

EDIZIONE ITALIANA

Il presente volume, purtroppo, nulla aggiunge e nulla toglie a quanto già detto, in termini di qualità delle traduzioni, per i precedenti della stessa collana. I problemi sono quindi sempre gli stessi, con nomi tradotti male (quando non addirittura inventati di sana pianta, come nel caso dell’amministratore Zhucheng Qiao, che diventa Liang Xu) e “licenze poetiche” di vario tipo. D’altro canto, le uniche note positive continuano ad essere quelle sul versante estetico, con una confezione curata nei minimi particolari, ed il fatto che, come non mi stancherò mai di ripetere, poter leggere tutti d’un fiato gli episodi raccolti in questi volumi (che, lo ricordo ai più disattenti, corrispondono a ben due volumi originali e a quattro “sottilette” della precedente edizione Planet) aiuta ad apprezzare maggiormente la trama e a carpire meglio il senso generale degli eventi.

Appuntamento al prossimo volume!

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