Recensione: REDBLUE – La storia di Hyui e Shuren


Pubblicato per la prima volta online alla fine di ottobre 2014, RedBlue (Titolo completo: 北斗の拳イチゴ味 五車星GAI伝 其之一 REDBLUE ~片翼の少年たち~ ovvero “Hokuto No Ken Gusto Fragola – La Storia Parallela dei Nanto Goshasei Capitolo Primo – REDBLUE ~ I due fanciulli indivisibili~ ) è uno dei diversi spin off brevi che Takeshi Kawada (testi) e Yukito (disegni) hanno dedicato ai personaggi di Ken il guerriero. Protagonisti di della storia sono Hyui del Vento e Shuren delle Fiamme, personaggi che a dispetto dell’importante ruolo che rivestivano nella serie come protettori dell’Ultimo Condottiero di Nanto,  hanno goduto veramente poco delle luci della ribalta nell’opera originale.

Come di consueto, le vicende narrate riguardano l’infanzia dei personaggi coinvolti, introducendo dapprima il giovane Hyui, definito già nell’adolescenza il più forte esponente mai esistito del Fujinken (風仁拳 – Tecnica del Vento Virtuoso), tanto a detta del suo stesso maestro quanto di Rihaku del Mare, che si trova di passaggio al dojo in cui il ragazzo si allena. Tuttavia, sempre a detta del suo maestro, è proprio la bravura di Hyui a rappresentare un ostacolo, perché il suo livello è sì talmente alto da rivaleggiare con quello dei Sei Sacri Pugni di Nanto, ma allo stesso tempo allontana da lui i suoi compagni d’addestramento, tra i quali non riesce a trovare qualcuno che sia alla sua altezza. La preoccupazione del maestro è che il protrarsi di tale situazione possa portare il ragazzo a spegnersi, a non avere più gli stimoli necessari per progredire. Rihaku però vede le cose in positivo e ricorda che il fato di Hyui dipenderà dal volere dagli astri.

Tale profezia non ci mette molto ad avverarsi: nottetempo irrompe infatti nel dojo Shuren, prodigio dell’Enrinken (炎燐拳- Tecnica delle Fiamme Fosforiche), che in cerca di sfida ha pensato bene di farsi due passi ed andare ad attaccar briga con i guerrieri del Fujinken. Il ragazzo, anche a detta di Rihaku, sembra proprio l’avversario che ci voleva per Hyui e, almeno in un primo momento, sembra riuscire addirittura a sconfiggerlo.

Hyui, tuttavia, riesce a tener testa a Shuren disperdendone le fiamme grazie alla sua enorme abilità nella manipolazione del vento, riportando il duello a proprio favore ed intimando all’avversario di non andare avanti se non vuole essere fatto a pezzi. All’impetuoso guerriero dell’Enrinken, che assolutamente rifiuta di arrendersi, non resta che incendiare le sue stesse mani per dar vita a fiamme che Hyui non possa soffocare. I due contendenti si lanciano quindi l’uno contro l’altro decisi al tutto per tutto.

Fortunatamente Rihaku non resta a guardare e si intromette nella lotta, separandoli prima che le cose vadano a finire male e, di fronte alle rimostranze di entrambi, non può far altro che spiegare come nessuno dei due sia in realtà riuscito a prevalere sull’altro. Le sue parole bastano ad acquietare gli animi e i ragazzi si danno la mano, in segno di reciproca stima, mentre i due maestri iniziano ad intravedere quello che sarà il futuro scaturito da quest’incontro.

La scena si sposta al presente, proprio nel momento in cui tanto Hyui quanto Shuren sacrificano la loro vita per rallentare l’avanzata di Raoh. Tou, figlia di Rihaku, si reca dal padre a fare rapporto sulla sorte dei due guerrieri, ma questi non rimane pensieroso, senza proferir parola.

L’unico commento che mi sento di fare su questa breve digressione dedicata a Hyui e Shuren è che, indipendentemente da qualsiasi valutazione sullo stile di disegno o sulla “trama” (chiamiamola così…), davvero non se ne sentiva il bisogno. Non tanto perché i due personaggi non meritassero un qualche approfondimento, anzi, ma perché queste 18 pagine non ci dicono nulla di davvero significativo e che, almeno in parte, non potesse essere immaginato. Più che conoscere la circostanza in cui i due personaggi si sono incontrati, avrei preferito vedere dei retroscena legati al loro ruolo di Goshasei nel periodo precedente a quello che conosciamo dalla serie originale. Qualcosa che, sebbene sempre da prendere con le pinze perché non frutto diretto del lavoro di Hara e Buronson ma di altri autori, avesse veramente aggiunto un tassello al mosaico generale (o almeno ci avesse provato).

Nota (stonata) a parte la merita l’ultima pagina, con un Rihaku fumatore che richiama quello che appare nelle gag di Hokuto No Ken “Gusto Fragola”. Davvero non lo so perché Takeshi Kawada si diverte tanto a farci leggere una storia dal tono serioso e poi a rovinare tutto nelle ultime vignette, ma credo che resterà un mistero.

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