Hirohiko Araki e Tetsuo Hara si incontrano per ricordare gli anni su Shonen Jump

Hirohiko Araki, autore de “Le Bizzarre Avventure di JoJo”, e Tetsuo Hara, papà di “Ken il guerriero”, si sono incontrati lo scorso 8 settembre nella cornice del  “Weekly Shonen Jump Exhibition VOL. 1 – Dal primo numero agli anni ’80 – L’inizio della leggenda”, la mostra evento (di cui abbiamo parlato qualche tempo fa) dedicata al 50° anniversario dello storico settimanale della Shueisha.

Nel corso dell’evento, denominato “Talk Show delle Leggende”, i due artisti hanno ricordato quegli anni d’oro, parlando del rapporto che avevano con i rispettivi editor, dei mangaka a cui più si sono ispirati e delle loro iniziative.

Araki ha raccontato dell’epoca del suo debutto e di quando il suo editor, Ryōsuke Kabashima (attualmente responsabile della divisione nuove testate di Shueisha), gli fece pressioni perché… facesse un viaggio in Egitto! Araki non amava viaggiare al’estero, ma ricorda quanto quell’esperienza gli sia poi stata d’aiuto nel momento in cui ha realizzato il terzo arco narrativo di JoJo (oggi noto come “Stardust Crusaders”). Un altro ricordo particolare è legato ad una volta in cui, disegnando qualcosa che ricordava molto da vicino i lavori di Hisashi Eguchi, Araki si è beccato una bella ramanzina sempre da Kabashima che, visibilmente alterato, gli ha intimato di non provare mai più a disegnare qualcosa di tanto derivativo. Questo, secondo l’autore, è stato l’evento che lo ha spinto poi ad andare in direzione esattamente opposta, portandolo alla creazione di JoJo.

Entrambi, Araki ed Hara, hanno in effetti sottolineato quanto era dura passare costantemente “sotto la scure” dei loro rispettivi editor. Ad esempio, Araki ha narrato di un episodio in particolare, che all’epoca lo ha colpito molto, riguardante un altro autore che piangeva mentre il suo editor gli diceva “questa roba è noiosa, la butto nel tritacarte”. Da allora, l’autore ha temuto spesso che gli potesse capitare una cosa del genere. Dal canto suo, il maestro Hara gli ha fatto eco aggiungendo: “Gli editor devono tenere a bada i mangaka e non le mandano a dire”.

Quindi ha parlato del rapporto che aveva Nobuhiko Horie, all’epoca suo editor ed ora con lui a capo della Coamix. “Di solito era affabile, ma la mia lentezza gli faceva venire l’aura come quella di Raoh. Sbatteva il pugno sulla scrivania gridando – ma possibile che hai fatto solo questo? -. Faceva paura”.

Hara ha quindi ricordato la prima volta in cui Horie ha letto le sue “Hidebu!” e “Abeshi!”, le ormai iconiche urla di morte dei crestoni di Ken il guerriero (di cui abbiamo parlato meglio qui). L’editor, senza mezzi termini, gli disse “Hai sbagliato a scrivere”, e a quel punto l’autore gli spiegò che si trattava invece di giochi parole con un proposito ben preciso ma dovette faticare non poco per convincerlo ad accettare quell’idea. “Gli editor tirano fuori il lato competitivo dei loro colleghi mangaka”, ha concluso Hara.

Quando gli è stato chiesto da quali artisti  ha tratto maggior ispirazione, il maestro non si è potuto esimere dal menzionare Tetsuya Chiba (Rocky Joe) e Katsuhiro Otomo (Akira). Su quest’ultimo ha condiviso un ricordo di gioventù, quando, avendo saputo che abitava a Kichijōji (un quartiere di Musashino, città conurbata con Tokyo), era andato fino a lì per cercarne la casa ma senza trovarla.

Hara ha infine fatto sorridere il pubblico quando, scherzando, ha dichiarato: “All’epoca pensavo di potermi guadagnare da vivere disegnando manga fino alla fine dei miei giorni. Alla fine è andata proprio così… e adesso me ne pento!”

Fonte: ANN

Ringrazio Daniel Zelter per la segnalazione

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