Kentaro Miura e il “mio” Berserk

La notizia ci ha colti tutti un po’ alla sprovvista. Ed è anche inutile ripeterla, perché oggi ne hanno parlato tutti. Anche i media che notoriamente trattano di questo settore solo per fare marchette.

E allora niente, in realtà non sai cosa dire di preciso perché – e lo metto in chiaro subito così da porre le mani avanti – non sei assolutamente la persona più titolata per parlare di Berserk. Lì fuori ci sono molti ma molti altri più addentro a quell’oscuro medioevo fantastico dipinto da Miura, eppure senti che qualcosa forse lo puoi aggiungere. Quindi non tratterò nel dettaglio di Berserk, ma del “mio” Berserk, quello che personalmente ho vissuto nell’ultima parte degli anni ’90.

All’epoca eravamo una generazione di appassionati di anime e manga che, per forza di cose, viveva il tutto al di fuori di una qualsivoglia “bolla social” che non fosse, al massimo, il proprio giro di amicizie o di frequentatori della stessa fumetteria. Orfani di Granata Press, ci si era ormai rifugiati tra le braccia di Star Comics e dei Kappa Boys, che stavano facendo un buon lavoro nel tentare di recuperare Lamù, Ushio e Tora, Ken il guerriero, Ranma, Maison Ikkoku, eccetera mentre, al contempo, pubblicava grandi classici come JoJo, City Hunter e DragonBall. Un periodo ricco di proposte per ogni palato.

Eppure…

Eppure mancava ancora qualcuno che effettivamente fosse pronto un po’ a “rischiare” come faceva Luigi Bernardi. Qualche editore che puntasse su titoli nuovi. E finalmente, quando la Marvel decise di riprendersi in Italia tutte le licenze dei suoi comics, allo stesso tempo diede luce alla divisione Marvel Manga, iniziando con titoli interessanti tra i quali, per l’appunto, Berserk.

All’epoca nessuno poteva immaginare tutto quello che sarebbe venuto dopo, non c’era la possibilità di cercare spoiler su internet e non esisteva lo youtuber/influencer pronto a “spingere”. Berserk, come forse solo JoJo prima di lui, poté quindi contare solo sulle sue forze e sul passaparola. Ed è così che si fece strada, tra atmosfere cupe e combattimenti epici. E lì è stata anche la prima volta che Miura m’ha fregato.

Perché tutti oggi sappiamo, a posteriori, quello che è successo negli anni d’oro della Squadra dei Falchi, ma viverla… viverla è stata tutta un’altra cosa. Mi ero davvero appassionato a quelle storie, empatizzavo ormai con i personaggi.

E poi…

E poi lo sapete anche voi come è andata. Ed è anche giusto che sia così, perché lo strappo è stato talmente forte che ha dato un vero senso al protagonista. Ecco, è stato tutto talmente ben calcolato da Miura che dopo non ho voluto più leggere Berserk.

Sì, avete capito bene. Se il genio vero di questo autore lo si deve cercare, non è solo nel suo stile e nelle sue ispirazioni, ma soprattutto nel violentissimo pugno allo stomaco che è stata l’Eclissi. Ed è così che lo voglio ricordare, come colui che è stato capace di farmi affezionare così tanto a dei personaggi di fantasia, da spingermi ad abbandonare la lettura quando ha deciso che era giunto il momento di darmi un calcio nel sedere e buttarmi giù dal nido.

Quindi no, non leggerete da me parole di preoccupazione per il finale di Berserk, che a questo punto non ci sarà mai, perché per me era finito già venti anni fa, ma questo ricordo della mia particolare esperienza con la sua opera più famosa sentivo di doverlo condividere. Perché oggi la stragrande maggioranza dei media vi dirà che abbiamo perso l’autore di un manga best seller. Io invece vi dico che abbiamo perso forse uno dei pochi autori capaci di entrare davvero nella mente del lettore e raccontare un mondo anche con una semplice espressione del viso di uno dei personaggi minori. Uno che non ti faceva semplicemente essere spettatore della storia, ma te la faceva vivere. E queste sono le cose che, in fondo, lo renderanno immortale.

2 risposte a “Kentaro Miura e il “mio” Berserk

  1. Anche io dopo l’Eclissi non mi sono sentito di andare avanti con Berserk: è l’unica serie che ho abbandonato di netto.
    Miura rimane ovviamente un autore grandissimo, dispiace per la sua scomparsa e, per quanto non abbia apprezzato la piega presa da Berserk dopo l’Eclissi, ho sempre ammirato i suoi disegni

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  2. La storia di Guts in quanto guerriero nero che si oppone ai disegni della mano di Dio e della casualità inizia proprio dopo l’Eclissi. La golden age è una grande introduzione ma ciò che rende Berserk fantastico è, a mio avviso, ciò che viene dopo. Fossi in te darei una possibilità agli archi narrativi subito dopo la golden age, ovvero i capitoli dedicati a the lost children e l’intera conviction Arc. Non capita spesso di avere una qualità narrativa e artistica di questo genere.

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