Hokuto – Tra Storia e Leggenda (prima parte)


Dopo aver rimandato tante volte, finalmente ho deciso di portare a compimento un progetto che tenevo nel cassetto da molto tempo: una cronologia accurata e coerente delle vicende narrate in Hokuto No Ken. In questo primo appuntamento parlerò ovviamente della storia antica dell’Hokuto Shinken, ricostruendo tutto ciò che è possibile ricostruire tramite le uniche opere che – in quanto realizzate direttamente dagli autori originali – possono essere ritenute canoniche:

  • Hokuto No Ken (il manga, incluso “Last Piece” il capitolo celebrativo per il trentennale)
  • Souten No Ken (il manga)
  • Jubaku No Machi (il romanzo)

Tutto il resto – a partire dall’anime televisivo storico fino alle recenti produzioni della pentalogia – non verrà quindi preso in considerazione per il semplice fatto che il loro contenuto rappresenta una differente interpretazione (spesso anche contraddittoria) dei fatti e non un universo espanso come molti erroneamente sono portati a credere.

Altri dati che invece ho ritenuto di dover prendere in considerazione sono:

  • Storia e miti della Cina e del Giappone
  • Storia delle arti marziali orientali
  • Hokuto No Ken Certificate Examination (pubblicazione con dati ufficiali sul manga originale)

Quindi, in buona sostanza, anche se non mi sento di definire “ufficiale” questa ricostruzione dei fatti, di certo posso affermare che ho cercato il più possibile di evitare speculazioni senza fondamento o sconfinare addirittura nella mera fan fiction, anche perché lo scopo è fare chiarezza, non confondere ancora di più le idee degli appassionati.

Ecco, penso di aver detto tutto, allora non mi resta che augurarvi buona lettura 😉

Le origini di Hokuto

Nota: Cercare di ricostruire nei minimi dettagli, date comprese, la storia della nascita della Dinastia Principale e delle diverse casate di Hokuto è un’impresa sostanzialmente impossibile. Le informazioni rintracciabili nelle opere canoniche sono infatti poche e spesso lacunose sotto il profilo storico. Per questo, una prima parte della presente cronologia sarà trattata in maniera riassuntiva, senza tentare di stabilire date che non siano in qualche modo riscontrabili.

Si narra, con il sapore della leggenda, che l’Imperatore  Liu Zhuāng (劉莊), appartenente alla dinastia degli Han orientali,  sognò un uomo dorato e, colpito da tale evento, diede ascolto ad un suo consigliere, che suggerì si potesse trattare di una divinità straniera: Buddha. Vennero quindi inviati degli ambasciatori verso Occidente che tornarono, nel 67 d.C.,  assieme a due monaci, trasportati su un cavallo bianco, i quali recavano con sé i rotoli delle loro scuole e che costruirono il Tempio del Cavallo Bianco (白馬寺) presso la Capitale Luòyáng. L’incontro tra l’illuminato Imperatore e quei monaci missionari venne visto da entrambe le parti come un segno del destino.  Nel manga viene brevemente accennato ad un episodio particolare, avvenuto sul Koutendai (降天台 – Collina Celeste),  in cui gli déi affidarono la loro spada al capostipite della dinastia. Non viene spiegato di preciso cosa accadde, ma di fatto si capisce che ci fu un segno tangibile del favore che il Cielo aveva riservato ai membri della casata di Liu Zhuāng, qualcosa che spinse i monaci ad insegnar loro i segreti della loro micidiale arte marziale, nata in India circa 2.000 anni prima: l’Hokuto Sōkeken* (北斗宗家拳 – Hokuto della Dinastia Principale). Simbolo di quest’arte è la costellazione che in Giappone viene chiamata  Hokuto (北斗 – Mestolo del Nord), un gruppo di sette stelle all’interno dell’Orsa Maggiore che corrispondono al nostro “Grande Carro”.

*= Hokuto Sōkeken è chiaramente il nome che prese in quel periodo, mentre non è dato sapere quale fosse il nome originario di quest’antichissima arte marziale. Gli autori potrebbero però aver preso spunto dal Kalari Payattu, arte marziale indiana antica di 4.000 anni. Tale tecnica di combattimento, tutt’oggi esistente, avrebbe tra i suoi segreti la capacità di agire su determinati punti vitali del corpo umano (chiamati Marma) sia per guarire le ferite che per debilitare o addirittura uccidere l’avversario. Esportata in Cina dai buddhisti, si dice abbia dato origine al Kung Fu e al Ju Jitsu!

La prima diramazione di quest’arte micidiale fu il Gento Kōken (元斗皇拳 – Scuola Imperiale di Gento), una tecnica che aveva il compito di proteggere direttamente l’Imperatore del Cielo (天帝 – Tentei), il cui simbolo celeste è la Stella Polare (大極星 – Taikyoku-sei), dalla quale viene appunto il nome della tecnica, ovvero “Gento” (元斗 – Stella Primigenea). In seguito venne a crearsi il Nanto Seiken (南斗聖拳 – Sacra Scuola di Nanto), i cui 6 maestri principali erano chiamati Comandanti della Guardia (衛将 – Eisho) dei 6 cancelli della residenza dell’Imperatore. Caratterizzato da ben 108 stili differenti, il Nanto Seiken trova il suo simbolo nel Mestolo del Sud (南斗 – Nanto), un gruppo di sei stelle all’interno della costellazione del Sagittario che, secondo l’astronomia orientale, si contrappone ad Hokuto.

Il governo sotto la Dinastia Han

E’ interessante notare che nel manga originale ci sono alcuni riferimenti dai quali è possibile intuire quale fosse il ruolo assegnato alle diverse scuole raffrontando quello che viene detto con i dati storici sul periodo in cui è ambientata la loro ipotetica genesi. In particolare, come detto poco sopra, sotto la Dinastia Han ogni entrata del Nan Gong (Palazzo del Sud), il luogo in cui risiedeva l’Imperatore, era sorvegliata dai Ministri della Guardia (detti anche Comandanti della Guardia, proprio come nel manga), che erano autorizzati a togliere la vita a chiunque – fosse anche un nobile o un ufficiale – tentasse di entrare senza un permesso esplicito. Durante le emergenze avevano il compito di non far passare assolutamente nessuno a meno che questi non vi riuscisse con la forza. Le guardie venivano inoltre scelte fra i contadini tramite una specie di servizio di leva militare, che prevedeva l’obbligo di servire per almeno un anno. Similmente, sempre in base anche a ciò che si vede nel manga, è molto probabile che il successore del Gento Kōken avesse il compito di Ministro della Giustizia. Il potere di questa carica era infatti secondo solo a quello dell’Imperatore stesso e si occupava di difendere, interpretare ed amministrare la legge. Poteva essere inviato a risolvere questioni fino ai confini dell’Impero e aveva facoltà di concedere amnistie o ordinare esecuzioni capitali. Per quanto riguarda l’Hokuto, invece, è molto più probabile che mantenesse un profilo basso ed agisse nell’ombra. La carica che ritengo più probabile è quella di Tutore dell’Erede Ufficiale, che si occupava di educare e proteggere gli appartenenti alla casata Liu che sarebbero divenuti i nuovi Imperatori.

Quando, nel 189 d.C., morì l’Imperatore Liú Hóng (劉宏), esplose un turbolento periodo di battaglie per il potere. I monaci tutelari dell’Hokuto Sōkeken decisero allora di affidare il destino del mondo nelle mani di un discendente della casata che avrebbe dovuto creare una nuova e definitiva arte marziale. Bisognava però capire chi, tra i due neonati Shuken e Ryuoh,  entrambi eredi della casata Liu e figli delle due sorelle Shume e Ouka, era degno di tale compito. Portati i due bambini sul Koutendai, venne lasciato agli dèi il compito di scegliere: chi dei due fosse sopravvissuto sarebbe diventato il fondatore della nuova arte.

Perché Shuken e Ryuoh non potevano essere entrambi fondatori?

In giapponese esistono molte espressioni tipo 天下一、天下無双 che stanno a significare fondamentalmente “unico sulla terra, il solo al mondo”. Questo ruolo potrebbe essere sia quello di un sovrano ( re o imperatore) ma anche quello di un semplice leader ( condottiero, capo dell’esercito, ecc). Non possono esserci due leader perché ciò turberebbe l’armonia generale che, almeno in Giappone, è ciò che viene prima di tutto. Ma anche perché vorrebbe dire che chi sta in alto, intendendo con ciò sia le divinità sia chi ha semplicemente il potere di decidere e delegare, non sia riuscito a scegliere la persona adatta che, secondo credenza, deve essere necessariamente una sola. Se ne parla anche nell’Arte della guerra di Sun Tsu. Questi sono concetti sono ancora oggi ben vivi in Oriente ed è normale che riaffiorino in varie espressioni culturali. (nota di Carmine Napolitano)

Shume, molto malata e prossima alla morte, si recò di nascosto sulla collina per salvare la vita di suo figlio Shuken, ma venne scoperta dai monaci. A quel punto la scelta doveva ricadere su Ryuoh, ma Ouka, colpita dal profondo amore che la sorella aveva mostrato nei confronti del figlio, decise di sacrificare la sua vita, gettandosi dal monte, a patto che Shuken venisse scelto come fondatore.
Agli anziani non rimase che prendere atto del destino di Shuken, il quale era stato protetto dall’amore di due donne. Era chiaro che il Cielo aveva scelto lui come fondatore della nuova arte!

Di conseguenza, a Shuken vennero insegnati i segreti dell’Hokuto Sōkeken e, quando fu abbastanza adulto, intraprese un viaggio che lo avrebbe portato ad incontrare il popolo degli Yuezhi ed apprendere la tecnica segreta che in esso si tramandava: il Seito Gekken (西斗月拳 – Scuola Lunare di Seito). Tale arte aveva infatti perfezionato l’utilizzo dei Keiraku Hikō (経絡秘孔 – Punti Segreti di Pressione) molto più di quanto non avesse fatto l’Hokuto Sōkeken e, impadronendosene, Shuken avrebbe finalmente potuto dar vita alla più micidiale tecnica assassina.

Questo tuttavia costò un enorme tributo di sangue. Dietro l’ordine tassativo dei monaci tutelari della Dinastia Principale, Shuken dovette uccidere con le sue stesse mani coloro che lo avevano accolto come un fratello. Anche Yama, la donna di cui si era innamorato e da cui aspettava un bambino doveva essere eliminata. Il Seito Gekken doveva estinguersi perché la nuova arte di Hokuto mantenesse intatta la sua potenza e fosse in grado di salvare il mondo. Shuken, tuttavia, non riuscì a posare neanche un dito sull’amata, la quale, dal canto proprio, decise comunque di sacrificarsi spontaneamente per un bene superiore e si gettò da un dirupo.

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La sorte di Yama e del Seito Gekken

Miracolosamente Yama non morì e in seguito diede alla luce il bambino che portava in grembo. Braccata però  dagli Yuezhi, che volevano mettere a morte il figlio del traditore, si tolse la vita dinanzi ai suoi inseguitori pur di placare il loro odio e permettere al piccolo di salvarsi. Questi, di fronte alla morte di quella donna coraggiosa, decisero di abbandonare il neonato vicino al cadavere della madre, lasciando che fosse il Cielo a deciderne il fato. Ancora una volta il nume tutelare del Seito Gekken intervenne come aveva già fatto per Yama e salvò il bambino, che crebbe e divenne il nuovo depositario di quella formidabile arte.

Shuken iniziò allora a sviluppare l’Hokuto Shinken (北斗神拳 – Divina Scuola di Hokuto). Venne introdotta quindi la regola dell’Isshisōden (一子相伝) che, come primo vero punto di rottura con la tradizione del Sōkeken, stabiliva la successione diretta di padre in figlio. Per ogni generazione un solo maestro avrebbe avuto il permesso di  utilizzare ed insegnare la nuova arte, mentre a tutti gli altri praticanti sarebbe stato proibito di usarla per scopi personali o di tramandarla ad altri. Gli allievi scartati per la successione avrebbero potuto mantenere le conoscenze acquisite a patto di non contravvenire a tale proibizione, pena la cancellazione della memoria, la distruzione delle mani o addirittura la morte per mano del successore stesso. Questo, oltre a ricordare in eterno la tragedia che aveva portato alla scelta di Shuken come fondatore,  avrebbe fatto sì che la scuola mantenesse intatta la sua potenza sul campo di battaglia, impedendo che la tecnica si frazionasse in maniera eccessiva o che cadesse in mani sbagliate. Anche Ryuoh ebbe accesso agli insegnamenti, ma a lui e alla sua discendenza venne assegnato il ruolo di ramo cadetto, dal quale sarebbe stato scelto un successore solo se fosse mancato nel ramo principale. Grazie all’introduzione dell’Isshisōden chiunque poteva diventare allievo della scuola e questo permetteva non solo di avere sempre dei validi avversari con cui misurarsi, ma anche di individuare ed addestrare potenti guerrieri che avrebbero servito fedelmente i successori della Dinastia Principale.

Le Tre Casate di Hokuto

Negli anni a seguire, mentre la Cina versava nel caos, l’Hokuto Shinken veniva perfezionato sul campo di battaglia, mentre si cercava disperatamente di ristabilire la dinastia Han. Tuttavia, gli eventi portarono ad un’inaspettata svolta e il territorio venne infine diviso in tre Regni: Shu, Wu e Wei. Non potendo sapere a priori chi sarebbe stato, tra i reggenti di quelle nazioni, l’eroe che il Cielo avrebbe scelto per riportare la pace, i monaci tutelari decisero per una scissione che avrebbe portato Hokuto a proteggerli tutti e tre. In Souten No Ken la faccenda viene solo brevemente accennata e non si scende nel dettaglio, sappiamo solo che da quel momento in poi l’Hokuto venne diviso fra Tre Casate (北斗三家 – Hokuto Sanka) e le arti che ne drivarono furono identificate come Hokuto Sonka Ken (北斗孫家拳 – Scuola della Casata Sun di Hokuto), Hokuto Sōka Ken (北斗曹家拳 – Scuola della Casata Cao di Hokuto) e Hokuto Ryūka Ken (北斗劉家拳 – Scuola della Casata Liu di Hokuto).  Quest’ultima, come si evince dal nome stesso, era chiaramente sempre la tecnica fondata da Shuken, l’Hokuto Shinken, mentre non esiste alcuna informazione riguardo ai maestri che vennero scelti per dar vita alle altre due.

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La vera svolta nella storia di Hokuto avvenne però soltanto nell’806 d.C., quando Kūkai, monaco buddhista, partì per il Giappone portando con sé tre giovani. Costoro altri non erano che tre discendenti della Dinastia Principale scelti dal Cielo per compiere un passo fondamentale: portare l’Hokuto Shinken in quella nuova terra in cui si sarebbe finalmente evoluto nella tecnica di combattimento definitiva.  Tuttavia, mentre il ramo principale perfezionava la tecnica in Giappone, i membri del ramo cadetto decisero di restare in Cina a perpetuare l’Hokuto Ryūka Ken, che da quel momento in poi sarebbe stato chiamato anche Hokuto Ryūken (北斗琉拳 – Scuola della Gemma Splendente di Hokuto). Venne allora istituito il Tenju No Gi (天授の儀 – Rito del Dono Celeste) per fare in modo che, almeno una volta per ogni generazione, il successore dell’Hokuto Shinken affrontasse il successore dell’Hokuto Ryūka Ken per stabilire chi dei due era approvato dal Cielo.

L’Hokuto Shinken, il Karate e il Rito del Dono Celeste

Per arrivare alla conclusione che Hokuto Ryuken e Hokuto Shinken erano la stessa cosa fino a quando non si separarono tra Cina e Giappone mi sono rifatto ad un parallelismo piuttosto noto tra la storia di Hokuto e la storia del Karate. Gli autori, infatti, sembrano essersi ispirati all’arte marziale che per eccellenza distingue il loro Paese. Senza scendere troppo nei dettagli, basti sapere che l’arte marziale che si trasformò nel Karate odierno proveniva dalla Cina e a tal proposito viene detto: “Le tecniche, meno numerose che nell’arte d’origine, furono, per questa stessa ragione, praticate più intensamente e rielaborate in modo da permettere di affrontare la molteplicità delle situazioni che potevano presentarsi. (…) E’ il paradosso del karate, di continuare a evolvere pur dando l’apparenza di un’arte pervenuta alla stabilita di una lunga tradizione…”. La conferma ufficiale si trova nell’Hokuto No Ken Certificate Examination, in cui si parla di Hokuto Shinken “originario”(riferendosi all’Hokuto Ryuken che è rimasto in Cina) e Hokuto Shinken “evoluto” (riferendosi invece a quello che tutti conosciamo). E’ bene ricordare, infatti, che l’unica produzione in cui Ryuoh viene definito fondatore dell’Hokuto Ryuken è l’anime televisivo storico, mentre tanto nel manga originale quanto in Souten No Ken, questo non viene mai detto. E in effetti basta riflettere un attimo per capire che Ryuoh non poteva essere fondatore di alcunché, in quanto ciò sarebbe stato – tanto per lui quanto per i monaci tutelari – come sputare sul sacrificio di sua madre. Anche il segreto celato nella Sacra Stele (聖塔) assume finalmente contorni meglio definiti. Si può infatti comprendere che in essa è racchiusa una sorta di memoria collettiva dei diversi maestri di Hokuto che si sono avvicendati nel corso dei secoli. Un’eredità che permette al successore designato dal Cielo (sia esso del ramo principale o del ramo cadetto) di riunire in sé ogni progresso fatto negli oltre 2.000 anni anni di storia della Dinastia Principale ed aggiungere a sua volta un nuovo tassello costituito dai propri ricordi e dalle proprie conoscenze.

la-sacra-stele

In Giappone i maestri dell’Hokuto Shinken continuarono ad operare in segreto per favorire la pace, proteggendo gli eroi in grado di ristabilirla. Nell’epoca Sengoku (1478 – 1605), periodo storico in cui la nazione era divisa in tanti feudi in guerra fra loro, compito del successore fu quello di sostenere tre possibili condottieri nell’attesa che il Cielo decidesse chi, tra loro, avrebbe riunificato il paese: Nobunaga Oda, Tokugawa Ieyasu e Toyotomi Hideyoshi.

La storia ci dice che, in seguito alla vittoria riportata nella battaglia di Sekigahara, nel 1603 Tokugawa Ieyasu prese il potere e seguirono oltre due secoli e mezzo di dittatura chiamati anche “periodo Edo” (dal nome della capitale in cui risiedeva lo Shogun, l’odierna Tokyo) in cui la nazione fece enormi passi avanti sotto il profilo economico ed urbanistico. Verosimilmente è in quello stesso periodo che i successori dell’Hokuto Shinken decisero di stabilirsi a Edo, continuando a tramandare la propria arte di padre in figlio mentre agli occhi di tutti apparivano come semplici monaci buddhisti.

Nanto, Gento e… Hokumon!

Ad un certo punto (ma non è dato sapere quando e perché) anche il Nanto Seiken ha attraversato il mare e si è stabilito in Giappone mentre, per quanto riguarda il Gento Kōken, dal manga è possibile soltanto dedurre che aveva continuato a proteggere in segreto la discendenza dell’Imperatore Liú Hóng nell’attesa, in un futuro non ben definito, di poter restaurare l’Impero del Cielo. Anche in questo caso non si può dire con certezza quando la Scuola di Gento si stabilì in Giappone, ma sono propenso a credere che, con buona probabilità, sia rimasta in Cina fino a quando il Paese non è stato invaso dalla stessa potenza straniera citata da Han nel manga. A quel punto è facile immaginare che, per proteggere i discendenti dell’Imperatore, si sia scelto di fuggire in Giappone. Anche per l’Hokumon No Ken (北門の拳 – Tecnica del Tempio del Nord) non è possibile dire molto, se non che, in base a quanto riportato nel romanzo, si tratta di una variante dell’Hokuto Shinken praticata soltanto tra le mura del Tempio del Nord come strumento per elevare il proprio livello di coscienza e raggiungere l’Illuminazione. Non è possibile stabilire quando sia nata, ma è plausibile credere (come viene fatto intendere anche nel racconto) che il suo fondatore fosse un allievo dell’Hokuto Shinken che, scartato per la successione, aveva conservato le conoscenze acquisite.

hokumon

…1878

Mentre il periodo Meiji, soppiantato lo shogunato Tokugawa, proietta il Giappone verso il modello occidentale, favorendo l’industrializzazione e la crescita economica, nasce Tesshin, ultimo erede della stirpe dei Kasumi (in cui ormai scorre il sangue del ramo principale della casata Liu) l’uomo che diverrà il 61° successore dell’Hokuto Shinken.

(Continua…)


Ringraziamenti

Ringrazio Andrea “MusashiMiyamoto” Mazzitelli per avermi aiutato a decifrare il contenuto dell’Hokuto No Ken Certificate Examination e  in generale per il supporto con la lingua degli antichi samurai. Ringrazio inoltre i membri del nostro gruppo facebook perché, con domande specifiche e ben mirate, mi hanno indirettamente spinto ad approfondire meglio certi aspetti dell’opera.

Shortlink: http://wp.me/p1KoP8-7SM

Hokuto No Ken Legendary Warriors – Primo video di gameplay


È stato finalmente pubblicato il primo video che mostra il gameplay di Hokuto No Ken Legendary Warriors, videogioco amatoriale per PC con sistema Windows, sviluppato da Zero e Amon (al secolo, i fratelli Cristian e Mirko Giuseppone).

Con una grafica in alta definizione, il gioco si presenta come un picchiaduro a scorrimento di stampo classico in cui al giocatore viene data la possibilità di selezionare il proprio guerriero tra una rosa di 4 personaggi: Kenshiro, Rei, Toki e Mamiya. Elemento di grosso rilievo è che, anche se a prima vista può sembrare un semplice rip-off del famoso picchiaduro ad incontri su Hokuto No Ken che anni fa fece furore sia come cabinato arcade che su PS2, in realtà gli sprite – fedeli allo stile della serie animata storica – sono completamente ridisegnati da Cristian, come si può ben vedere nell’immagine sottostante (cliccate per ingrandire).

Al momento non è ancora disponibile alcuna demo giocabile, ma contiamo di tenervi costantemente informati sugli sviluppi di questo interessantissimo progetto. Restate sintonizzati!

Gli anni ’60, i rifugi antiatomici, la crisi di Cuba e Stanley Kubrick


In occasione dell’anniversario dello sgancio della bomba nucleare su Hiroshima, avvenuto il 6 agosto del 1945, ho pensato di aggiungere un nuovo capitolo alla mia personale analisi del genere post-atomico. Per chi è nuovo da queste parti (o ha voglia di rinfrescarsi la memoria), ecco i precedenti articoli:

Gli anni ’60 rappresentano un momento storico particolarmente importante per quello che riguarda il tema del nucleare. Nell’autunno del 1961, l’Unione Sovietica erigeva il Muro di Berlino e mostrava i muscoli con una serie di test per il lancio di bombe atomiche le cui radiazioni vennero portate dal vento in giro per il mondo. In risposta a tutto questo, gli Stati Uniti d’America lanciavano il Community Fallout Shelter Program, un progetto volto alla costruzione di rifugi antiatomici in tutto il paese.

(le scansioni sono di proprietà di Ward Jenkins)

Ma non bastava. La Guerra Fredda non sembrava più tanto fredda e gli Stati Uniti avevano bisogno di nuovi metodi per spiare i russi ed essere sempre al corrente delle loro possibili mosse. Questo portò alla costruzione di un velivolo militare, chiamato U-2, che fosse in grado di volare talmente in alto da sfuggire ai radar ed introdursi in territorio nemico per monitorare i siti strategici e fu proprio così che, nell’ottobre del 1962, esplose quella che è nota come “crisi dei missili di Cuba” (o, più semplicemente, “crisi di Cuba”). I voli degli U-2 americani avevano infatti svelato che i sovietici avevano installato delle batterie di missili nucleari a pochissimi passi da loro!

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Ora, ovviamente, lo scopo di questo articolo non è quello di fornire un’analisi particolareggiata degli eventi strettamente legati alla politica di quegli anni, quindi sarò molto riassuntivo: agli americani, Cuba stava proprio sullo stomaco all’incirca dal 1959, quando Fidel Castro, con la sua rivoluzione, aveva trasformato il paese in uno Stato filosovietico. Già nel 1961 il presidente Kennedy aveva autorizzato uno sbarco armato nella famosa Baia dei Porci, ma era fallito miseramente. A quel punto per Castro fu più che naturale cercare di tutelarsi con l’appoggio di Mosca, concordando appunto l’installazione di quelle batterie missilistiche di cui parlavamo poc’anzi.
Ci siamo? Bene, andiamo avanti.
Dopo una fase iniziale in cui le informazioni vennero tenute riservate, il governo americano divulgò pubblicamente la situazione facendola presente anche all’ONU. Per molti storici, non si andò mai così vicini alla Terza Guerra Mondiale come nei 13 giorni che seguirono. Alla fine, Kennedy stabilì un embargo per Cuba e lo smantellamento delle basi missilistiche. Da quel momento in poi, ci sarebbe stata una linea di quarantena invalicabile entro la quale non sarebbero più potute passare le navi sovietiche. Dall’Unione Sovietica, Chruscev pretese però lo smantellamento, da parte degli Stati Uniti, dei loro siti missilistici Jupiter in Turchia. Infine, il 30 agosto 1963, si decise anche di stabilire una linea diretta tra la Casa Bianca ed il Cremlino al fine di evitare, per il futuro, nuovi incidenti diplomatici: la Linea Rossa!

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 LE OPERE DI QUEGLI ANNI

Con un tale livello di tensione era più che normale che scrittori e registi si scatenassero: la distruzione dell’umanità sembrava ormai qualcosa di imminente. Anche un solo uomo avrebbe potuto decidere di premere i pulsanti che avrebbero avviato la fine del mondo.

Ed è proprio con questo tipo di pensieri che, già nel 1962, torna alla carica Mordecai Roshwald (di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente) con il suo Apocalisse tascabile (A Small Armageddon).

apocalisse tascabileL’autore, qui al suo secondo ed ultimo romanzo di fantascienza,  racconta la vicenda di Gerald Brown, capitano di corvetta sul sottomarino atomico Polar Lion. Una sera, ubriaco e in preda all’ira, uccide il capitano e, per evitare la corte marziale, decide di impadronirsi del sottomarino e dei suoi micidiali armamenti, ricattando prima agli Stati Uniti e poi le altre nazioni. Nel racconto, l’autore pone Brown a confronto con un altro personaggio, Peter Schumacher, che inserito nelle alte sfere come persona di alta rettitudine morale e fede cristiana, ad un certo punto sbrocca proprio per via di un eccesso di zelo e comincia ad imporre leggi proibizioniste volte ad eradicare ogni forma di corruzione (in modo che non possano più ripetersi casi come quello del Polar Lion). In buona sostanza, Roshwald utilizza il romanzo per mettere il lettore di fronte a pensieri contrastanti, espressi chiaramente per mezzo di un altro dei personaggi, il professor Applebaum. Questi, infatti, analizzando la situazione, mette in risalto quanto Brown e Schumacher rappresentino due modi diversi di influire sulla storia umana: la ricerca del potere e la volontà di salvare. Un libro le cui tematiche sono attuali ancora oggi e di cui potete trovare una più approfondita recensione cliccando qui.

200px-Spider-Man_spider-biteSupereroi e radiazioni

Non c’entrano con il genere post-atomico ma, giusto per rimarcare il clima di quegli anni, è importante ricordare la genesi di Spider-Man (1962) e degli X-Men (1963). Il primo, morso da un ragno radiattivo, acquisisce i suoi ormai notissimi poteri, i secondi sono invece dei “mutanti”, il prodotto diretto dell’effetto che le radiazioni hanno avuto sui geni di molte persone e che hanno quindi portato alla nascita di individui con un gene speciale. Interessante notare anche che, sempre per quanto concerne gli X-Men, molto probabilmente Stan Lee si ispirò al romanzo del 1953  “Children of the Atom” di Wilmar Shiras, in cui i protagonisti erano dei “giovani dotati”.

 

Il 1964 è, invece, l’anno di Stanley Kubrick che, con il suo famosissimo film Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba (Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb), crea un capolavoro di satira capace di mettere a nudo l’effettiva stoltezza della Guerra Fredda, dei governi e dell’umanità in generale.

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Il ruolo di mattatore nella pellicola è del mai troppo compianto Peter Sellers, qui nei panni del dottor Stranamore, del presidente degli Stati Uniti e del colonnello Mandrake, ognuno a suo modo protagonista dell’assurda vicenda. Di seguito, alcuni estratti significativi:

davySempre dello stesso anno è il romanzo di Edgar Pangborn Davy, l’eretico (Davy), che in realtà è una riedizione rivisitata di due racconti dello stesso autore,  “The Golden Horn” e “A War of No Consequence”, entrambi del 1962.
In un post-atomico futuro governato da una religione che ha represso ogni forma di scienza, tutto ciò che proviene dal mondo precedente deve essere prima approvato e poi riadattato. In questo scenario il protagonista, il Davy del titolo, ritrovato un “corno d’oro” (un corno inglese), definito oggetto proibito dal culto dominante, inizierà un viaggio lungo molti anni durante i quali crescerà sia fisicamente che interiormente, ribellandosi ai dettami della cultura che gli è stata inculcata e scegliendo di confidare nel proprio libero arbitrio, esponendosi personalmente fino al punto di scatenare una rivolta. Un romanzo che, con il pretesto del mondo ridotto in rovina, tenta una critica nemmeno troppo velata alla Chiesa e alla società del proprio tempo, ma che purtroppo si riduce spesso all’uso di molti cliché.
Potete leggerlo per intero scaricandolo da qui.

cronache del dopobombaMolto interessante è Cronache del dopobomba (Dr. Bloodmoney, or How We Got Along After the Bomb) di Philip K. Dick, pubblicato nel 1965 (con un titolo che richiamava palesemente il già citato dottor Stranamore) ma in realtà già ultimato nel 1963.
Quello che viene descritto nei primi tre capitoli è il mondo di un futuro prossimo (il 1981) in cui i protagonisti di una piccola cittadina della California trascorrono la loro vita quotidiana. Dal quarto capitolo in poi, la situazione cambia drasticamente e il lettore si ritrova catapultato nel 1988, trovando i protagonisti intenti a sopravvivere nel mondo devastato dall’olocausto nucleare. In questo nuovo contesto, un astronauta rimasto bloccato intorno all’orbita terrestre assume un ruolo quasi da guida spirituale per le varie comunità, continuando a tenerle in contatto tra loro per mezzo della radio e diffondendo musica e messaggi pedagogici. Ad un certo punto però, uno dei personaggi protagonisti decide di volersi appropriare di questo ruolo di guida, mettendo in atto un ingegnoso piano…

Nel 1966 torna Pangborn con Il giudizio di Eva (The Judgement of Eve), che ripropone all’incirca la stessa formula del precedente Davy l’eretico: il mondo post-atomico, il viaggio, la crescita interiore e la scoperta di nuove realtà. Eva Newman vive isolata con la madre cieca quando arrivano alla sua casa tre uomini, con esperienze diverse. Eva, nella sua innocenza e nella sua ignoranza delle “cose della vita”, fa loro una semplicissima domanda: «Che cos’è l’amore?» La missione dei tre uomini, nel mondo distrutto del dopo-olocausto, sarà di trovare una risposta a questa domanda e sottoporla al giudizio di Eva…

Una citazione la merita sicuramente il misconosciuto film  Fine Agosto all’Hotel Ozon (Konec srpna v hotelu Ozon) di Jan Schmidt. La trama: Alcuni decenni dopo l’apocalisse nucleare che ha sterminato quasi tutta l’umanità, un gruppo di donne è in perenne viaggio alla ricerca di risorse per sopravvivere e di eventuali altri superstiti, in particolare uomini, che consentirebbero loro di procreare e mantenere in vita la razza umana. Alla loro guida c’è una donna più anziana, l’unica che ha conosciuto il mondo prima del conflitto…

hotel hozon

Prodotto in Cecoslovacchia nel 1967, “non piacque affatto ai vertici dell’esercito socialista di Praga perchè parlava di un mondo distrutto, nel quale la guerra aveva lasciato in vita solo la disperazione di pochi sopravvissuti. Secondo i responsabili dell’esercito cecoslovacco era impensabile descrivere una realtà simile perché un paese socialista doveva battersi per la pace nel mondo e non erano immaginabili scenari di distruzione e di morte. Ma il film fu “lavorato” sfruttando una zona utilizzata dall’esercito cecoslovacco per le esercitazioni. “Fine agosto all’Hotel Ozon” non piacque ai generali che lo visionarono e finì in un magazzino senza “vedere” il buio delle sale cinematografiche di Praga. L’esercito non aveva una sua distribuzione cinematografica! Il destino del film era segnato. Infatti, l’opera finì nella lista dei film da bruciare. Un ufficiale si prese la responsabilità di chiamare Jan Schmidt la notte prima del “rogo” avvertendolo del destino che si stava compiendo. Il regista riuscì a salvare il suo piccolo capolavoro. A quel punto il film passò misteriosamente la frontiera cecoslovacca e fu presentato al festival del nuovo cinema di Pesaro. Il regista fu invitato. E il film vinse a sorpresa un premio da parte del Vaticano che lodò l’impegno del regista contro i pericoli di un conflitto mondiale. Schmidt racconta che Pasolini invidiò molto quel premio perchè in quegli anni il regista sperava in un riconoscimento diretto da parte del Vaticano e della Chiesa sul suo lavoro di regista. Il problema per Schmidt fu che quando gli fu conferito questo premio nel 1967 era ancora un soldato e aveva ricevuto nientemeno che un premio dall’odiatissimo Vaticano. Il festival del cinema di Trieste consacrò l’opera anche a livello internazionale e il regista divenne “intoccabile”…….sia perchè era stato “benedetto” dal Vaticano e sia perchè era diventato troppo noto” (Lanfranco Palazzolo).

Chiudiamo con il trash spinto di stampo nipponico: L’allucinante fine dell’umanità (Konchu DaisensoLa guerra genocida degli insetti), diretto nel 1969 da Kazui Nihonmatsu. Perché il Giappone, secondo voi, poteva stare a guardare mentre nel mondo tutti sembravano in preda alla psicosi del nucleare? La risposta mi pare ovvia: un NO che si concretizza in un horror di un’ora e 24 minuti in cui la parte del leone la fanno dei micidiali insetti assassini creati da una scienziata pazza. Che c’entrano con la bomba, direte voi? Sinceramente non saprei, ma forse il regista pensava che la situazione non fosse già abbastanza pesa di suo e ha voluto includere nel pacchetto anche una bella distruzione nucleare di massa. Mi pare pure giusto…
Beccatevi il trailer!

Tuttavia, a parte gli scherzi e tornando al motivo che mi ha spinto a pubblicare questo nuovo capitolo sulla storia del genere post-atomico, c’è da segnalare che nel 1966, sempre in Giappone, “un tale” di nome Keiji Nakazawa pubblicava un manga dal titolo Kuroi ame ni utarete (黒い雨にうたれて – Sotto la pioggia nera), basato sui suoi ricordi da piccolo protagonista del bombardamento di Hiroshima. Ma di questo, mi riservo di parlare nel prossimo articolo.

(Continua…)

 

Ken’s Rage 2 – Un trailer per una mod tutta italiana


“Come un fulmine dal cielo” arriva il primo trailer
di una mod per il famoso titolo Koei
ad opera di un gruppo di appassionati!

Non ci sperava quasi più, e invece la mod sulla quale era al lavoro un piccolo gruppo di fan di Hokuto No Ken si sta pian piano concretizzando. Si tratta di un lavoro fatto per puro divertimento e per la voglia di rievocare, attraverso un videogame, le stesse sensazioni provate con il mitico anime televisivo storico, da noi meglio noto come Ken il guerriero.

Chi infatti ha acquistato Fist of the North Star Ken’s Rage 2, ben conosce le profonde differenze stilistiche tra il prodotto e l’anime che tanto amiamo. Grafica, sonoro, un mancato doppiaggio e tanto altro, sono ben lontani dalle atmosfere del capolavoro firmato Toei e che proprio nel 2014 compie trent’anni.

Ecco quindi un doveroso omaggio alla serie con questa modifica, che va ad influire sui seguenti aspetti:

  • Modelli 3D
  • Colonna sonora
  • Audio (con doppiaggio storico italiano)
  • NUOVE FEATURES (Nuove mosse, costumi personalizzabili e tanto altro!)

Per seguire meglio lo sviluppo di questo progetto e per, eventualmente, dare concretamente una mano, vi consiglio di andare sulla pagina Facebook creata appositamente 😉

facebook.com/hokutoteam

Enciclopedia Hokuto No Ken – Fase 2: Le Tecniche Segrete


gemma splendente

CORPOSISSIMO AGGIORNAMENTO DELLA NOSTRA ENCICLOPEDIA ONLINE SULL’UNIVERSO DI HOKUTO!

Come promesso , ecco a voi le schede di tutte le tecniche segrete del manga originale:

Tecniche Segrete dell’Hokuto Shinken

Hokuto Ryūken (北斗琉拳)

Hokuto Sōkeken (北斗宗家拳)

Nanto Seiken (南斗聖拳)

Gento Kōken (元斗皇拳)

Taizanji Kenpō (泰山寺拳法)

Kazan-ryū (華山流)

Daijō Nanken (大乗南拳)

Tecniche Segrete di Altre Scuole

 

HOKUTO NO KEN * Thirty Years of Battles * – Seconda Parte


Continua, anche per tutto il 2014, in omaggio al trentesimo anniversario dell’anime Seikimatsu Kyuseishu Densetsu – Hokuto No Ken, l’originale iniziativa congiunta denominata HOKUTO NO KEN * Thirty Years of Battles*, lanciata lo scorso gennaio 2013 e volta a raccogliere i tributi dei fan di Ken il guerriero!

Qualsiasi sia la natura del particolare tributo che volete dedicare a questo leggendario anime (una fan art, una fan fiction, un articolo, un video e ogni altra cosa vi venga in mente), non esitate ad inviarcelo!

Di seguito i siti, forum e le pagine facebook che partecipano all’iniziativa e alle quali segnalare i vostri lavori:

 Forum

 Facebook

Nota: E’ importante specificare che registrandosi ad uno qualsiasi dei tre forum elencati si avrà accesso automaticamente anche agli altri due con il medesimo account, in quanto facenti parte dello stesso circuito.

In più, invito rivolto in particolar modo a coloro che hanno intenzione di esprimere in maniera artistica il loro tributo, ricordiamo il nostro gruppo su Deviantart:

199x-hokuto-no-ken.deviantart.com

LINK CORRELATI

Ken il guerriero Deluxe Edition 2014 – Clip e immagini in anteprima


Ottime notizie per tutti gli appassionati che attendono trepidanti l’Edizione Deluxe della serie TV “Ken il guerriero”, che verrà pubblicata in tiratura limitata nel 2014 da Yamato Video e di cui avevamo già accennato qui.

Per prima cosa abbiamo da mostrare in anteprima una clip che, pur non riuscendo a replicare fedelmente l’elevata qualità dell’edizione, mostra già ampiamente enormi differenze rispetto a quanto proposto finora.

Infine, una serie di immagini comparative che mettono a nudo le differenze tra l’attuale edizione e quella in preparazione. Scordatevi il famigerato ghosting ed i colori sbiaditi, Hokuto No Ken è pronto a tornare a splendere come non mai!

Nota doverosa: L’effetto ghosting nei DVD dell’edizione standard, così evidente nei fermo immagine sottostanti, è ovviamente meno percepito (ma sempre e comunque presente) quando le immagini sono in movimento.