[1987 – 2017] Trent’anni di Ken il guerriero in Italia


Molti magari non l’avranno notato, ma il 2017 segna il trentesimo anniversario dello sbarco di Kenshiro sulle reti televisive nostrane. Difficile è risalire ad una data precisa perché, avendo debuttato su diverse emittenti locali in tempi e in orari differenti, non vi è alcuna certezza circa l’effettivo giorno della prima messa in onda. Quello che è certo però, è che il guerriero di Hokuto da allora, per me come per tantissimi altri, è diventato come uno di famiglia. Perché? Credo per tanti motivi, ma per quanto mi riguarda è capitato in un periodo particolarmente felice della vita, sovrapponendosi ai ricordi più belli dell’adolescenza. E non è forse questo il “segreto” della maggioranza delle serie cult? Ebbene, se in altre occasioni ho preferito parlare in generale della storia di Ken, della sua genesi e di come sia giunto fino ad oggi cavalcando i decenni senza perdere neanche un po’ di smalto, in questo post l’idea è di parlare di come Ken l’ho vissuto io, sicuro che questo tuffo nel passato risveglierà i ricordi di tanti  🙂

La prima volta che io e Ken ci siamo incontrati è stato a casa di mio nonno. Dopo aver passato una vita prima al fronte e poi a lavorare la campagna, mio nonno si era ritrovato a starsene a casa per motivi di salute e quindi, mentre oggi la gente passa le giornate sui social, lui all’epoca poteva soltanto fare zapping tra ciò che offrivano le diverse reti televisive. Nel 1987, come molti ricorderanno, i palinsesti pomeridiani erano letteralmente inondati di cartoni di ogni genere e mio nonno si ritrovò quindi giocoforza a guardarli. Inutile dire che in breve tempo si appassionò così tanto a certe serie che ormai si era praticamente creato il suo palinsesto personale, saltando con precisione da un’emittente all’altra in base all’orario per seguire la messa in onda delle nuove puntate. Fu così che un giorno, mentre io ero arrivato da poco e mi ero seduto lì sul divano, terminata la rituale visione di Quark il saggio progenitore allungò il braccio verso la tv e spinse il pulsante per cambiare canale, portandosi su Junior TV.

Quello che vidi ebbe su di me un profondo impatto. Dopo Černobyl’, la paura della guerra atomica era un argomento sentitissimo e, in particolare, mi era rimasta impressa una frase dal film The Day After, una citazione di Einstein che recitava: “Non so come si combatterà la terza guerra mondiale, ma so come si combatterà la quarta: con bastoni e pietre”. Oggi le paure sono altre, siamo nella morsa di una crisi economica di cui sembra non vedersi mai la fine, ma all’epoca tanto l’Italia quanto il Giappone vivevano un periodo di benessere. E quindi “il nemico”, l’ombra nera che aleggiava sull’umanità era quella di un’imminente conflitto nucleare e non si trattava solo di un argomento utile ad imbastire la trama di qualche film hollywoodiano, ma era qualcosa che influenzava realmente le discussioni di tutti i giorni. Se ne parlava anche a scuola. Insomma, dire che Ken il guerriero capitava a fagiolo non esprime pienamente il concetto. Nella mia mente  si è innescato quindi un vero e proprio cortocircuito quando ho sentito per la prima volta l’introduzione del cartone animato, con la voce narrante che diceva:

“Siamo alla fine del ventesimo secolo. Il mondo intero è sconvolto dalle esplosioni atomiche. Sulla faccia della Terra gli oceani erano scomparsi e le pianure avevano l’aspetto di desolati deserti. Tuttavia, la razza umana era sopravvissuta”.

Poi è partita la bellissima e suggestiva sigla degli Spectra

La musica da sola creava già un’atmosfera tesa, mentre le parole racchiudevano disperazione, morte e violenza in maniera che definirei poetica. E tutto questo solo per quanto concerne lo scenario in cui si muoveva il protagonista. Che dire invece degli altri elementi, sapientemente “scippati” altrove dagli autori e amalgamati assieme per creare quel mix unico? Partiamo dalle arti marziali: mio padre e mio zio, suo fratello minore, erano appassionati dei film di Bruce Lee. Quelli erano anni in cui i palinsesti delle TV abbondavano di tali produzioni. Mio zio, già menzionato, aveva la sua piccola palestra in camera da letto e, appesi alle pareti, diversi poster proprio di Bruce Lee. Scene riprese dai suoi film e le cui pose le ritrovavo pari pari in Kenshiro in diversi episodi del cartone. Perché Kenshiro ERA Bruce Lee, c’è poco da fare. Laddove l’autore del fumetto originale aveva cercato di creare una commistione tra diversi attori (tra i quali Mel Gibson e, in seguito, Sylvester Stallone) per caratterizzare fisicamente il personaggio, chi si era occupato di trasporre l’opera in animazione aveva decisamente posto l’accento sulla somiglianza tra il protagonista ed il defunto attore e maestro di arti marziali, tanto da copiarne anche le movenze e le varie urla di battaglia. Certo, gli effetti “esplosivi” dei colpi di Kenshiro, così di primo acchitto mi disgustarono un po’, non lo nascondo. D’altronde ero un bambino, ero cresciuto fino a quel momento vedendo al massimo esplodere mostri giganti eliminati sistematicamente da Mazinga e Goldrake in maniera “asettica”. Ci misi un po’ a metabolizzare il tutto. L’episodio in questione, onestamente, non ricordo quale fosse nello specifico. Sicuramente era uno tra quelli della prima parte della saga, che tra l’altro all’epoca avevano il brutto vizio di stopparsi e ricominciare daccapo peggio di quello che sarebbe poi successo con la casa di Leo ne I Cavalieri dello Zodiaco.

Ecco, nonostante questo vero e proprio colpo di fulmine (dal cielo), a quel tempo non riuscii a seguire Ken puntata dopo puntata. Perché? Perché purtroppo a casa mia Junior TV non prendeva bene (per lo stesso motivo mi sarei poi perso buona parte delle puntate del primissimo passaggio televisivo di Dragonball, ma questa è un’altra storia…). Dato che non sempre potevo passare il pomeriggio a casa di mio nonno, provai anche a risintonizzare il canale alla meno peggio, ma il risultato era un’immagine tanto disturbata da farti perdere una diottria al secondo. Insomma, per un po’ dovetti metterci una pietra sopra ed accontentarmi di vederlo occasionalmente. Passarono un po’ di anni, durante i quali l’amore per Ken il guerriero si diffuse in tutto lo stivale e portò la neonata Granata Press del mitico Luigi Bernardi a pubblicarne, a partire dalla fine del 1990, il manga originale.

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NOTA: Prima che arrivino i soliti precisini… sì, lo so che prima di Granata Press qualche rivista tipo Japan Magazine aveva pubblicato degli episodi cartacei di Ken (e non solo), ma quello che molti ignorano è che tali pubblicazioni erano realizzate senza l’acquisizione di alcuna licenza dal Giappone e con traduzioni che erano frutto di pura fantasia. Quindi Ken, in Italia, viene pubblicato ufficialmente dal 1990 in poi. Caso chiuso.

Purtroppo persi anche questo treno. Quando seppi che Ken usciva in edicola, infatti, era già il 1992. Perché vivendo in un paesino, anche l’edicola aveva i suoi limiti. Oggi l’idea farebbe ridere, perché siamo abituati alle fumetterie e alle librerie specializzate, ma all’epoca era così. Tanto Zero quanto altre riviste e altri manga, in quel periodo, uscivano dalle mie parti forse una volta sì e due no. Oltretutto, spesso finivano in angoli così remoti dell’edicola stessa che per vederle dovevi o avere la fortuna che ti ci cadesse l’occhio o sapere già dove andare a guardare. Ad ogni modo fu solo grazie al primo volumetto de I Cavalieri dello Zodiaco (sempre di Granata Press), stavolta messo in bella mostra, che seppi che anche Ken veniva pubblicato in Italia. In quei mesi, infatti, Ken e i Cavalieri esordivano in volumetti monografici più o meno in contemporanea, solo che mentre i santi di Athena partivano presentando le prime storie, per Ken si era optato diversamente: il primo volume non presentava la serie dall’inizio, ma continuava da dove si era fermata la pubblicazione su Zero. Questo significava dover recuperare quasi una trentina di numeri della suddetta rivista tramite il servizio arretrati, cosa che per me, che  autofinanziavo le mie passioni risparmiando principalmente su colazioni e merende varie, era quantomeno un miraggio. E quindi niente, nell’attesa che ci fosse qualche tipo di ristampa integrale, dovetti a malincuore passare la mano.

Di lì in poi, iniziò in Italia il vero boom dei manga. Di colpo, un po’ come era successo tanti anni prima con gli anime, con le emittenti nazionali e locali che acquisivano qualsiasi cosa venisse dal Giappone, ora tutti si buttavano a pubblicare i fumetti del Sol Levante. In effetti furono anni magnifici. Oltre alla già citata Granata Press c’erano la Star Comics (con la sua divisione manga guidata dai famosi Kappa Boys) e diverse altre realtà editoriali più o meno grandi come Play Press e simili. Sempre in quegli anni, per soddisfare anche la voglia di animazione, aveva inziato a muovere i primi passi la Yamato Video. In tutto questo, Kenshiro e soci fecero un po’ la parte del leone, tanto che non solo venne pubblicato in VHS (sempre da Granata Press) il famoso film d’animazione del 1986 ma, ben presto, la serie televisiva passò finalmente sul circuito di reti che costituivano Italia 7, permettendomi di recuperare il tempo perso. Tra l’altro il canale prevedeva una rotazione del palinsesto per la quale Ken veniva trasmesso ben 3 volte al giorno: mattino presto, ora di pranzo e ora di cena. Quindi, come dicevo all’inizio, Ken finì per sovrapporsi ai ricordi più belli di quegli anni perché lui c’era sempre. Facevi colazione ed era lì, andavi a scuola ed era sulla bocca di tutti, tornavi da scuola ed era lì, uscivi con gli amici e si parlava degli episodi appena visti, tornavi a casa per cena ed era ancora lì. Ken c’era sempre, anche quando t’innamoravi e quando prendevi le prime sbronze e, male che andasse la giornata, potevi sempre ricaricarti con questa…

Alzi la mano chi, ai tempi, non ha mai provato a registrarsela direttamente dalla TV. Altro che mp3 e lossless! Cassettina, registratore piazzato davanti allo speaker e si andava a comandare!  😂

Ricordo ancora mia madre che, lungi dal dirmi di non vederlo, rimaneva però perplessa di fronte a certe scene e, guardandomi, diceva: “che seccia” (che dalle mie parti equivale ad un “che cavolata”). Intanto però, con questa scusa, se lo vedeva pure lei. Che poi non so se ero particolarmente fortunato io, ma a casa mia tutti guardavamo cartoni.  A pranzo lo vedevo spesso assieme a mio padre che, sempre per la passione sui film di arti marziali di cui parlavo prima, mi chiedeva i dettagli sui personaggi e rimaneva quasi a bocca aperta durante i combattimenti. Che poi, cosa che mi è già capitato di sottolineare in passato, secondo me la vera chiave del successo di Ken in Italia – tolta la spettacolarità dei duelli e delle tecniche segrete dei protagonisti -risiede nei sentimenti spesso esasperati dei personaggi. Perché da popolo dal sangue caldo quale siamo, non potevamo restare indifferenti di fronte a guerrieri che combattono principalmente per l’amore di una donna, a uomini che danno la vita per amicizia… a vicende tragiche in cui la speranza per il futuro risiede tutta nel coraggio e nella forza d’animo non solo di Kenshiro, ma di tutti coloro che decidono di affiancarlo nel suo viaggio.

Comunque, giusto per ricordare a che livello eravamo in quegli anni, basta un attimo pensare che Ken non era solo in TV ma praticamente ovunque. E non mi riferisco solo ai lunghi articoli dedicati dalle riviste di settore come Mangazine e Kappa Magazine (che, se avete nostalgia, potete trovare qui), ma a merchandise di ogni tipo che includeva cartoline, card collezionabili, album di figurine, VHS della serie televisiva, un remix da discoteca della sigla italiana, gioco di carte e gioco di ruolo, solo per citare le cose più semplici da trovare in commercio, ma bastava entrare in negozi un attimino più specializzati come anche solo una fumetteria per trovarci anche merce d’importazione come le action figures, i portachiavi, le statue e tanto altro.

Tra l’altro, anche se a quei tempi internet era ancora uno strumento che definire elitario è un eufemismo,   bastava sfogliare un numero di Mangazine a caso per trovare il mitico Catalogo Hunter che, aggiornato ogni mese, presentava un lunga lista di prodotti (con relativi prezzi) che era possibile ordinare dal Giappone tramite un semplice vaglia postale. Ovviamente non mancavano i CD con le colonne sonore originali di Ken e diverso altro merchandise correlato. Qualche amico si fece spedire  l’album Hokuto No Ken Original Songs  e da allora via a registrare le cassette e a diffondere tra gli amici il “verbo” delle sigle originali. Insomma, di quegli anni anni non mi posso di certo lamentare, tanto più che la Star Comics, a partire dal gennaio del 1997, pubblicò una nuova edizione del manga originale, così potei finalmente colmare anche quella lacuna.  Ciliegina sulla torta, nel 1999 arrivò da noi anche il romanzo di Ken.

Certo, bisogna pure dire che tanta popolarità ebbe il suo rovescio della medaglia. A causa dei suoi contenuti violenti, Ken il guerriero divenne infatti facile bersaglio per chi cercava un perfetto capro espiatorio da legare alle azioni sconsiderate di alcuni giovani che in quegli anni riempivano le pagine di cronaca. Uno fra tutti, il famoso caso dei sassi dal cavalcavia (che potete leggere nel dettaglio cliccando qui). Ora non mi va di addentrarmi tanto nel discorso sulla miopia dei cosiddetti “esperti” e giornalisti vari che scelsero Ken come vittima della loro gogna mediatica, ma è curioso come la storia tenda sempre a ripetersi. Infatti lo stesso era già successo tanti anni prima, quando addirittura si era arrivati ad un’interrogazione parlamentare su Goldrake (ne parlavo qui) e, più in generale, argomentazioni simili saltavano fuori ogni volta che qualche adolescente si rendeva protagonista di episodi violenti. Sarebbe bello ogni tanto ricordare che Caino uccise Abele quando non esistevano gli anime, ma forse – pensiero personale – per la nostra società è molto più comodo additare altri come fonte del problema piuttosto che gettare la maschera ed assumersi ogni tanto la responsabilità dei mostri che genera.

Un’altra cosa che mi ricordo con piacere di quegli anni furono i diversi videogames dedicati a Ken che era possibile reperire per la maggioranza delle console in commercio (anche se quasi tutti erano in giapponese, sigh). Tra tutti, vale la pena menzionare quello davvero mitico uscito per Playstation nel 2000

Oggi a rivederlo fa tenerezza, con quei pupazzoni poligonali che solo la nostra fervida immaginazione poteva davvero associare al tratto dinamico ed accattivante della serie animata e del manga, ma per i tempi era l’avverarsi di un sogno. Sì, è anche vero che più che un gioco era una serie di filmati lunghissimi intervallati da brevi sessioni di combattimento vero e proprio, ma questo non mi impedì di giocarlo e rigiocarlo un’ifinità di volte affrontando a testa bassa i menù in giapponese (senza capirci un accidente, ovvio) e sbloccare i diversi extra che il titolo offriva, in special modo i personaggi con cui affrontare avversari umani in duelli uno contro uno. Così, a memoria, potrei dire che quel gioco rappresentò, almeno nella mia percezione delle cose, la degna conclusione di un ciclo. Ken era arrivato, ci aveva conquistato e pian piano se n’era andato, scomparendo dalla TV e dalle edicole.

Vero è che di lì a poco – più precisamente a settembre del 2001 – l’allora neonata LA7 avrebbe deciso di riproporre l’anime storico nel tardo pomeriggio, ma chi c’era si ricorderà benissimo che l’esperimento ebbe un inaspettato quanto ridicolo esito: le puntate vennero infatti trasmesse in versione censurata! Sì, avete letto bene. LA7 andò davvero a profanare le puntate tagliando le parti in cui si vedevano le esplosioni ed altre forme di violenza, rendendole di fatto inguardabili e piene di “buchi”. Chiaramente smisi subito di guardarlo perché ogni volta era come assistere ad uno stupro, ma per quanto mi sembra di ricordare la cosa durò poco (forse altri protestarono oppure, più semplicemente, gli ascolti calarono in maniera drastica) e Ken venne sostituito (mi pare) da Ranma 1/2.

E mentre il guerriero latitava la mia vita andava avanti. Con gli amici più stretti si giocava ancora ogni tanto al gioco di ruolo, ma nel frattempo mi ero fidanzato e mi stavo preparando al matrimonio. Sì, su una rivista di settore avevo anche letto che in Giappone era iniziata la pubblicazione di Souten No Ken, il nuovo manga di Hara che aveva per protagonista un predecessore del Kenshiro che tutti conoscevamo, ma le notizie erano scarse e la mia testa comunque rivolta altrove. Per un po’ ci perdemmo di vista, io e Ken, e solo nel 2004, trovando in edicola il primo volume italiano di Ken il guerriero – Le origini del mito (cioé proprio quel Souten No Ken di cui avevo letto 3 anni prima), iniziai a riavvicinarmi al mondo di Hokuto.

Ken il guerriero - Le Origini del Mito

L’anno seguente acquistai i 3 OAV che componevano Ken il guerriero – La trilogia e a giugno 2006 mi registrai sul forum di Hokutonoken.it per poter discutere con altri appassionati e scoprire magari qualcosa che non sapevo. Nel 2008, mentre in Giappone si concludeva la Pentalogia e in Italia era da poco approdato al cinema il primo capitolo della stessa, assieme a MusashiMiyamoto e diversi altri conosciuti proprio in rete, fondai il forum di 199X. Qui iniziò effettivamente per me il nuovo ciclo. Se fino ad allora ero stato spettatore passivo delle diverse produzioni, da quel momento in poi mi sono adoperato (coadiuvato proprio dall’insostituibile Musashi) per approfondire e condividere sempre più tutto il possibile su Hokuto No Ken. News, traduzioni di interviste e manga, chiarimenti sugli aspetti più criptici della serie, recensioni, anteprime, guide, schede dettagliate e tanto altro ancora. Tutte cose sulle quali abbiamo fatto scuola e che ancora oggi, nonostante il tempo libero si sia notevolmente ridotto, mi piace portare avanti con la stessa passione di un hacker smanettone alla continua ricerca di sistemi da violare. Anche perché se quando ero ragazzo potevo intuire magari dei significati particolari in quello che vedevo, non era nulla in confronto a quello che ho scoperto man mano che ho fatto ricerche sull’argomento. In Hokuto No Ken ci sono tanti riferimenti storici, filosofici, religiosi e mitologici relativi al Giappone che c’è letteralmente da perdersi e questo ha creato per me un circolo vizioso secondo il quale più scopro, più rimango affascinato e più ho voglia di condividere con altri appassionati. Che poi sì, nella vita ci sono sicuramente cose ben più importanti per cui gioire, come trovare la donna giusta e sposarla, avere dei figli e accompagnarli nel lungo cammino della crescita,  benedizioni che non si possono eguagliare e che ho avuto la fortuna di ricevere, ma la bellezza di coltivare talmente bene un interesse da ricevere consensi e stima da coloro che usufruiscono di quello che scrivi, beh, non si può negare che sia una grossa soddisfazione.

Mentre scrivo questo pezzo non so dire se, quando e come riuscirò a portare a termine tutte le cose (tante, forse pure troppe) che ancora ho in mente di fare su questo sito ma quello che è certo è che, grazie a Ken, mi sono divertito, mi diverto ancora e ho conosciuto tante belle persone, quindi, come il grande Raoh, posso tranquillamente dire: “Non ho alcun rimpianto!”

Shortlink: http://wp.me/p1KoP8-2Cs

Ken il guerriero e gli errori del doppiaggio storico (decima puntata)


Bentornati (o benvenuti, se siete nuovi da queste parti) alla rubrica sugli svarioni del doppiaggio italiano dell’anime di Hokuto No Ken. La volta scorsa avevamo lasciato Kenshiro a destreggiarsi tra zingare dall’identità sessuale incerta, capivillaggio caconi e altre amenità. Oggi andiamo quindi a chiudere il cerchio parlando della seconda parte della minisaga filler legata al Monte Ryujin. Ce la farà Kenshiro a sconfiggere i suoi avversari? E, cosa più importante, ce la farete voi ad arrivare a fine articolo o soccomberete di fronte alle castronerie del nostro amato adattamento? Ai posteri l’ardua sentenza…


EPISODIO 10
“L’UOMO DI FUOCO

烈火逆流拳! 死すべき奴らが多すぎる!!
(Tecnica del flusso inverso del fuoco ardente!
Sono in troppi a dover morire!!)

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Dati tecnici

  • Prima TV (J): 13 dicembre 1984
  • Supervisione artistica: Masahisa Ishida
  • Sceneggiatura: Shoozoo Uehara
  • Sakkan: Nobuhiro Masuda
  • Fondali: Masao Ichitani / Morishige Suzuki
Sinossi

La misteriosa Patra sembra svanita nel nulla così come il lago che permetteva la sopravvivenza della povera gente del villaggio. Ma dove può essere andata a finire tutta quell’acqua? E dove sono Sam e Mikah? L’unica possibilità di rispondere a tali domande sembra celata sul Monte Ryujin e Kenshiro è ora deciso a svelarne i segreti…


L’episodio, davvero ricco di minchiate assortite, parte bene già dal riassunto! Infatti, già dopo circa 30 secondi dall’inizio, viene ribadito che:

“Kenshiro era riuscito a sconfiggere Patler, ma questi era scomparso…”

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Insomma, ‘sta povera donna doveva essere proprio brutta per essere ritenuta un uomo…

“Ma allora per quale motivo avranno deciso di portare via la mia Mirka…”

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Qui la frase originale ha un senso piuttosto diverso. Infatti il padre di Mikah non sta puntando il dito tanto contro Patra e i suoi seguaci, quanto incolpando sé stesso per la propria stupidità. Infatti la traduzione più corretta sarebbe: “Ma per quale ragione ho consegnato loro Mikah?”

Di conseguenza anche la seguente frase di Jiro (Ciro per gli amici) è messa in maniera differente dall’originale:

“Perché sono esseri crudeli, ecco perché”

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… mentre in realtà sarebbe: “Patra ci ha soltanto ingannati!”

Poco dopo aver iniziato la scalata, Kenshiro deve vedersela con il famigerato mostro del monte Ryujin

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…al quale, dopo averlo sconfitto, dà questo avvertimento:

“Ti ho colpito in un punto segreto, uno STOMA dei muscoli…”

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Ora, prima che vi mettiate a googlare, vi anticipo io la definizione di questo termine:

stoma [stò-ma] s.m. (pl. -mi)

* 1 bot. Ognuna delle numerose aperture microscopiche presenti sulle foglie e su altri organi delle piante, che permettono la traspirazione e gli scambi gassosi con l’esterno
* 2 zool. Apertura della conchiglia nei molluschi che ne sono provvisti

‘Sto doppiaggio è sempre più mitico! In realtà quello che manca nella frase è il nome del punto segreto in questione che è  Kyousei (竅星). che sembra avere effetti molto simili all’Hokuto Gōkin Bundan Kyaku (visto nella settima puntata), rendendo la vittima incapace di utilizzare le proprie braccia.

Curiosità: Il mostro e il Nanto Seiken

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Sebbene nella puntata in questione non venga dato alcun nome allo stile di combattimento del mostro (in realtà “guardiano”番人 -) del monte Ryujin, pare che “ufficialmente” si chiami Nanto Yajū Ken (南斗野獣拳 – Tecnica della Belva di Nanto) e tale denominazione deriverebbe da una vecchia linea di giocattoli prodotta negli anni ’80.

Kenshiro utilizza quindi l’avversario come sherpa improvvisato per raggiungere il quartier generale di Patra, ma lungo la salita c’è un imprevisto: un uomo robusto, completamente avvolto da fiamme blu (in pratica una caldaia a metano vivente), dà fuoco al mostro e lo fa precipitare nel vuoto, aggiungendo queste parole:

“Idiota! Spingerti fin qui… Non bisogna mai fidarsi delle sottorazze

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Ma nell’originale giapponese la frase era: “Idiota! Lo hai guidato fin qui! Crepa, inutile cane bastonato!”

Kenshiro cerca di corrergli dietro ma, girato l’angolo, non solo il tizio si è volatilizzato, ma si trova di fronte ad una sorta di castello medievale mitteleuropeo (!?)

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Senza stare lì a chiedersi come cavolo fa a starci una cosa del genere in pieno Giappone postatomico, Ken decide che entrare dal portone principale e spaccare il culo a tutti è troppo mainstream, mentre è ben più figo il free climbing estremo in notturna…

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Manolo? Bitch, please

Intrufolatosi finalmente nel castello, Kenshiro trova una stanza in cui è appeso un quadro raffigurante Julia. Decide allora di chiedere lumi al padrone di casa (che con i suoi circa 200 chili pretendeva di spiarlo di nascosto) e questi gli racconta di come Shin e la sua amata si siano fermati lì per un breve soggiorno durante il loro viaggio verso la Croce del Sud, aggiungendo:

“Shin era contento ma lei è l’immagine della tristezza”

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… mentre la frase originale sarebbe: “Questo dipinto è stato realizzato dallo stesso Shin, ma negli occhi della signora Julia si scorge l’amarezza”. Insomma, l’anime ci consegna uno Shin non solo come maestro di arti marziali ma anche come abile pittore. Bella lì 😀

L’amabile conversazione si sposta inaspettatamente a tavola, dove Dragon (questo il nome dell’uomo caldaia) senza mezzi termini chiede a Kenshiro di unirsi a lui per fare il cappottone a Shin.

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Siccome però Kenshiro non è d’accordo, con grande sportività Dragon decide di schiattarlo grazie ad una trappola, ma il nostro eroe – com’era prevedibile – all’ultimo secondo riesce a scamparla tramite una botola segreta sul pavimento:

“Questa era un’altra trappola”

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… dice Ken nel nostro doppiaggio, dando il dubbio che sia un po’ lento a capire le cose, mentre in realtà sarebbe: “Come pensavo c’era un trucco”, riferendosi proprio alla botola sul pavimento dalla quale evidentemente è sparito lo stesso Dragon.

Subito dopo entriamo nell’harem e troviamo Patra vestita in maniera un po’ più femminile che si occupa di truccare Mikah.

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Probabilmente la megera ci avrà messo un po’ ad agghindarsi pure lei per far capire di che sesso è, immaginate quindi la sua frustrazione quando la ragazza le dice: Sì, PADRONE…”  :p

Poco dopo, la ragazza (evidentemente sottoposta a qualche forma di ipnosi) viene portata, assieme ad altre, al mercato che si trova all’interno del castello. Sam, il suo ragazzo, che faceva parte dell’asta degli schiavi di sesso maschile, vedendo Mikah esposta come merce da vendere al miglior offerente si getta d’impeto tra la folla, eludendo le guardie e strappando la giovane dalle grinfie di Patra. Tuttavia, la fuga dei due viene interrotta proprio da Dragon che, dopo aver conficcato un pugnale nella spalla di Sam, dichiara:

“Se tenterai ancora la fuga ti ucciderò”

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… che sembrerebbe un giusto avvertimento ma, in realtà, la frase originale recita: “Chi fugge non può essere lasciato in vita”, al che, Sam si dichiara pronto a combattere (la frase italiana non è proprio uguale all’originale ma il senso è lo stesso, quindi non la segnalo come errore) e Dragon aggiunge:

“Piccolo insetto! Non mi sporcherò certo le mani né userò la mia abilità per farti abbassare la cresta. Prendetelo!”

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… che come frase reggerebbe pure, se non fosse che si sono dimenticati di menzionare il Nanto Ryūjin Ken (南斗竜神拳 – Tecnica del Dio Drago di Nanto) a cui l’uomo scaldabagno si riferisce e che la parte finale non è “Prendetelo!” ma “Ammazzatelo!“.

Fortunatamente per i due ragazzi, Kenshiro è già lì, pronto a far strage di cattivoni (non prima di essersi scrocchiato le dita come se ne avesse 15 per mano, ovvio) e, dopo aver accoppato il solito gruppetto di scagnozzi ed ordinato a Sam e Mikah di liberare gli altri prigionieri, si appresta a confrontarsi una volta per tutte con Patra e Dragon:

“Ti ucciderò con il Colpo del Drago Divino del Sud!”

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…urla il panzuto guerriero dai gusti ellenici, mentre il vero nome della tecnica sarebbe, come già abbiamo detto, “Colpo del Dio Drago di Nanto, che è praticamente una forma d’attacco che prevede la combinazione delle rispettive abilità di Patra e Dragon. Mentre la prima usa l’illusionismo per creare dei miraggi capaci di disorientare l’avversario, il secondo emette vere e proprie fiammate dalla bocca.

Qui c’è una scena di pochi secondi non doppiata in italiano in cui Ken dice: “Dev’essere un’illusione”

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Come si conclude la cosa dovreste saperlo bene: Patra, tentando di infilzare Kenshiro si ritrova dapprima cecata e poi finisce carbonizzata da una fiammata dello stesso Dragon, cadendo infine in uno strapiombo (manca solo una voce fuori campo ad urlare “ULTRAAAA COMBOOOO!!”). Il suo alleato, invece, si piglia prima una caterva di pugni e poi viene inchiodato al muro in stile Pegasus:

“Con i miei colpi ho bloccato la fonte del fuoco…”

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… sentenzia un Kenshiro in overdose da anabolizzanti, ma in realtà la frase originale sarebbe: “Ho colpito lo Zenchō (前頂), un punto segreto di pressione, serrandoti la gola…”

Il risultato di questo processo è che, non potendo più sprigionare le sue fiamme all’esterno, Dragon è condannato a bruciare dall’interno e morire in maniera orribile nel giro di pochi secondi:

“CONTROCOLPO DEL FUOCO ARDENTE”

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Stavolta, pur sbagliando come al solito, ci sono andati vicini, perché il nome originale è Rekka Gyakuryū Ken (烈火逆流拳 – Tecnica del Flusso Inverso del Fuoco Ardente).

E mentre Kenshiro si allontana dal castello in preda alle fiamme sparandosi pose da gran figo…

ep-10-r

… alla Croce del Sud troviamo Shin e ‘Ndonie la Passatell che constatano l’ennesimo insuccesso, continuando a fare errori come Uomo di fuoco al posto di Dragon e Drago Divino del Sud al posto di Tecnica del Dio Drago di Nanto.
ep-10-s

La puntata si chiude finalmente con Ken che manifesta i primi sintomi da pugile suonato e inizia a sentire gli arpeggi, mentre Lin lo asseconda…

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(notare l’espressione intelligente)

ALLA PROSSIMA PUNTATA !!


Ringraziamenti

P.S.: nell’analizzare gli errori del doppiaggio storico ho ritenuto di dover segnalare solo ed esclusivamente quelli più eclatanti e/o ridicoli, perché diversamente sarebbe toccato fare una trascrizione ed un adattamento completi dal giapponese dell’intero episodio, cosa che avrebbe richiesto una mole di lavoro eccessiva.

Ken il guerriero e gli errori del doppiaggio storico (nona puntata)


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Dopo ben tre episodi in compagnia dei Berretti Rossi, passiamo finalmente ad un vero e proprio fiore all’occhiello della serie animata di Ken, i famigerati “filler”, ovvero le puntate tappabuchi che – soprattutto nella saga di Shin – servivano per evitare di andare in pari con le storie pubblicate settimanalmente in formato cartaceo. Di come tali avventure “apocrife” abbiano dato vita alle più assurde tecniche di combattimento ne ho già parlato in una classifica a parte (che potete leggere cliccando qui) mentre oggi andiamo a vedere la prima di due puntate a base di streghe, castelli, fanciulle da salvare, trappole, sotterranei e… draghi!

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Anche Leiji Matsumoto vicino alle vittime del sisma


leiji matsumoto harlock terremoto

Mentre gente indegna approfitta del momento per farsi un po’ di pubblicità grazie a squallide vignette che ridicolizzano le vittime del terremoto che ha colpito il Centro Italia, dal Giappone il maestro Leiji Matsumoto, padre di Capitan Harlock, Galaxy Express 999, Corazzata Spaziale Yamato e tanti altri, ci mostra come si comporta davvero una persona di cuore, seguendo in parte l’esempio del collega Tetsuya Chiba di cui abbiamo parlato solo la scorsa settimana.

Il maestro ha infatti espresso telefonicamente, al presidente dell’Associazione Culturale Leiji Matsumoto, tutta la sua solidarietá per il popolo italiano con non poca commozione e ha dunque inviato, tramite Toshiro Fukuoka, manager della Art Space di Tokyo, 5 shikishi dedicati “VICINO AGLI AMICI ITALIANI” che saranno esposti il 24/25 settembre in occasione del Lama Comics & Games a Castel di Lama (AP) all’interno di “Un treno per la solidarietà”, una mostra con ingresso ad offerta libera a lui dedicata il cui intero ricavato sarà devoluto alle vittime del sisma. Gli shikishi saranno a breve messi all’asta e l’intero ricavato devoluto alla popolazione terremotata. A ciò, ha aggiunto anche un sentito videomessaggio.

Il maestro ha disegnato un anche altro shikishi dedicato al presidente del Leiji Matsumoto Official Fan Club di Tokyo. Anche questo, come quelli giá inviati in Italia sará messo all’asta – questa volta in Giappone – e l’intero ricavato sará devoluto in beneficenza.

matsumoto harlock terremoto tokyo

Le parole dello shikishi recitano: “A tutti gli italiani che soffrono. Il mio cuore è addolorato per le persone decedute. Vi prego di tenere duro”. Nel cerchio l’ideogramma “vita”.

Di seguito il comunicato congiunto del Fan Club e del Maestro:

“Porgiamo sentite condoglianze alle vittime del sisma e alle loro famiglie, ed esprimiamo dal profondo del cuore la nostra solidarietà a tutte le persone ancora attualmente costrette a una vita difficile. Preghiamo di cuore affinché tutti possano recuperare una tranquilla e sicura quotidianità nel più breve tempo possibile”.

In basso, la locandina ufficiale della mostra. Per tutte le info al riguardo, scrivete al seguente indirizzo: info@leijimatsumoto.it

mostra matsumoto

“FORZA AMATRICE !!” – Il padre di Rocky Joe incoraggia le vittime del terremoto


Tetsuya Chiba, creatore del mitico Rocky Joe, ha espresso la sua solidarietà verso le vittime del sisma che ha recentemente colpito il paese di Amatrice e lo ha fatto con uno speciale incoraggiamento: un disegno autografato che ritrae il pugile Joe Yabuki nell’atto di rialzarsi accompagnato dall’esclamazione “Forza Amatrice !!”.

Come l’autore stesso ha riportato sul suo blog personale, ciò è avvenuto in uno dei ristoranti che, in tutto il Giappone, aderiscono a AMAtriciana, la raccolta fondi lanciata dall’italiano Paolo Campana a supporto delle zone colpite dal terremoto del Centro Italia. Attraverso il piatto simbolo dell’amatriciana, viene infatti chiesto ai ristoratori di tutto il mondo (in forma completamente personale) di partecipare e aiutare chi ne ha davvero bisogno. Per ogni piatto di amatriciana ordinato nei locali aderenti, vengono donati 2 euro alla Croce Rossa Italiana: uno da parte del ristoratore, uno aggiunto dal cliente.

Il maestro Chiba, sentendosi particolarmente vicino al popolo italiano per via dell’esperienza che il suo Paese ha da sempre con i fenomeni sismici, ha quindi aderito all’iniziativa, gustando un buon piatto di amatriciana, ed ha colto l’occasione anche per far arrivare il suo messaggio a tutte quelle persone che in questo momento terribile devono trovare la forza di rimettersi in piedi e continuare a combattere.

Hokuto No Ken Legendary Warriors – Primo video di gameplay


È stato finalmente pubblicato il primo video che mostra il gameplay di Hokuto No Ken Legendary Warriors, videogioco amatoriale per PC con sistema Windows, sviluppato da Zero e Amon (al secolo, i fratelli Cristian e Mirko Giuseppone).

Con una grafica in alta definizione, il gioco si presenta come un picchiaduro a scorrimento di stampo classico in cui al giocatore viene data la possibilità di selezionare il proprio guerriero tra una rosa di 4 personaggi: Kenshiro, Rei, Toki e Mamiya. Elemento di grosso rilievo è che, anche se a prima vista può sembrare un semplice rip-off del famoso picchiaduro ad incontri su Hokuto No Ken che anni fa fece furore sia come cabinato arcade che su PS2, in realtà gli sprite – fedeli allo stile della serie animata storica – sono completamente ridisegnati da Cristian, come si può ben vedere nell’immagine sottostante (cliccate per ingrandire).

Al momento non è ancora disponibile alcuna demo giocabile, ma contiamo di tenervi costantemente informati sugli sviluppi di questo interessantissimo progetto. Restate sintonizzati!

KEN IL GUERRIERO – LE ORIGINI DEL MITO DELUXE Vol. 5 – Recensione


soten 5Con ben più di un anno di ritardo (mea culpa) vado finalmente a recensire il quinto volume di KEN IL GUERRIERO – LE ORIGINI DEL MITO DELUXE, collana bimestrale che si è conclusa a maggio (con il volume 11) e che raccoglie l’intera saga narrata in Souten No Ken, serie prequel della più famosa Hokuto No Ken. Dopo l’epico e decisivo combattimento tra Kenshiro Kasumi e Tàiyán Zhāng, il Cartello del Fiore Rosso sembrava ormai spacciato ma, in seguito ad un attentato che ha ridotto Guāng-Lín in fin di vita, Ken e Yuling, ora di nuovo insieme, comprendono che è ancora presto per festeggiare, perché la guerra è lungi dall’essere conclusa.  Come sempre ringrazio il mitico Andrea “MusashiMiyamoto” Mazzitelli per il suo grande aiuto con la lingua giapponese e anzi, colgo l’occasione per linkarvi di nuovo Kotokoto, il suo sito personale (cioé, non solo suo, ma anche della moglie Fukuko, che saluto tanto) . Buona lettura! 😉

SPERANZA

Anche stavolta ho voluto scegliere un titolo che sintetizzasse al meglio gli eventi che si succedono nel volume in questione e, pensandoci bene, la speranza è il vero filo conduttore delle vicende narrate. Perché è la speranza in un domani migliore che, davanti ad una situazione critica, spinge Yuling a farsi carico di una pesante responsabilità, assumendo il comando del Qing Bang. Ma la speranza in un riscatto è terreno fertile anche per gli impostori come il Generale Luó, giunto a Shangai per rapire i cuori disperati dei reietti e renderli schiavi del Cartello del Fiore Rosso. Una speranza che si credeva ormai morta può anche tornare a vivere e cambiare il cuore delle persone, come accade a Lièshān, che finalmente realizza quanto sia stato cieco nel non vedere che l’amore paterno, che tanto anelava, era sempre stato dinanzi a lui. Infine, la speranza può prendere anche la forma di una bambina indifesa che spinge il più duro degli uomini a non vivere più solo per sé stesso ma per proteggerla, come accade al temibile Fēiyàn, maestro del letale Kyoku Juji Seiken.

Quello che traspare dalle storie contenute in questo quinto volume è che Hara non ama solo giocare con i suoi personaggi e con le figure caricaturali, ma anche con i lettori. Perché, come ho già avuto modo di dire in precedenza, se ad uno sguardo superficiale ci sono situazioni e volti che sanno di dejà vu (ed andranno ad incrementare, fidatevi), spingendo a credere che l’autore si limiti a fare un mero copia e incolla, col senno di poi, sapendo come si concluderà l’opera e chi è realmente il Kenshiro di questa generazione, ci si rende conto che Hara aveva già deciso da tempo il finale e si è divertito a cospargere di “indizi” tutta la storia. Oltre a questo, non ha smesso di giocare neanche con i riferimenti cinematografici. Un esempio? Eccovi il “bullet-time” secondo il maestro!

tetsuo hara bullet time

L’altro riferimento (o sarebbe più corretto dire ispirazione) riguarda proprio Feiyan e la piccola Erika, il cui rapporto ricorda tantissimo quello dei protagonisti di “Man on Fire”, film del 2004 con uno straordinario Denzel Washington nei panni di un assassino professionista chiamato a fare da guardia del corpo all’unica figlia di una famiglia benestante. Dapprima quasi seccato all’idea di doversi ridurre a fare da baby sitter, il killer stabilisce col tempo un legame affettivo talmente profondo con la piccola da scatenare un vero e proprio inferno sui responsabili del suo rapimento (non vado oltre per non rovinare la visione a chi volesse recuperarlo 😉  ).

mybodyguardmanonfire

A dirla tutta, in Giappone il film – che venne distribuito con il titolo “My Bodyguard (マイ・ボディガード)” – pare sia uscito nelle sale dopo che Hara aveva introdotto Feiyan ed Erika in Souten No Ken. Tuttavia, tolto che il maestro potrebbe essere anche solo rimasto colpito dal trailer e si sia informato sulla trama (chi non l’ha mai fatto?), l’elemento che trovo decisivo è la somiglianza tra Erika e Lupita, la piccola protagonista del film (interpretata da Dakota Fanning).

erika dakota fanning

PERSONAGGI

Nota importante: Nelle schede che seguono ho voluto mantenere una linea coerente con l’opera originale. In esse verrà proposto il nome correttamente traslitterato in italiano, gli ideogrammi relativi e, a seconda dei casi, il nome così come viene pronunciato in giapponese con gli stessi ideogrammi. Altro punto importante che mi sento di sottolineare è che mentre in originale viene dato prima il cognome e poi il nome dei personaggi, nel tradurli ho invece messo prima il nome e poi il cognome, come è consuetudine nella nostra lingua.

luLù ()

(Giapp.: Riku)

Direttore di una banca, fondata sui proventi del mercato nero, di proprietà di Lièshān Zhāng.

hu cheng luoHǔ Chéng Luó (羅虎城)

(Giapp.: Kojō Ra)

Generale del Guómín Gémìng Jūn (Esercito Rivoluzionario Nazionale) ritenuto morto in combattimento, sembra essere divenuto l’eroe del movimento antinipponico dopo aver energicamente rifiutato di farsi comprare dai militari giapponesi stanziati in Manciuria. A dispetto della sua statura ridicolmente bassa, sembra possedere un carisma fuori dal comune, carisma utile per attuare il piano di Lièshān: trasformarlo nel leader dei predoni dell’Hebei e far rinascere con essi il Cartello del Fiore Rosso.

guGù ()

(Giapp.: Ko)

Soprannominato “Gù la civetta”, è il miglior assassino del Quing Bang. Un po’ per orgoglio personale e un po’ per tenere alto il nome stesso dell’organizzazzione cui appartiene, non vuole che sia Kenshiro ad occuparsi di Lièshān, preferendo utilizzare i propri metodi. Tuttavia, dopo aver constatato che la sua abilità è nulla in confronto a quella del successore di Hokuto, non ci pensa due volte a farsi da parte.

lifu chenLi-fu Ch’en (陳立夫)

Capo della Sezione Investigativa del Partito Nazionalista, appreso della morte del Generale Luó per mano del Re dell’Inferno, riferisce immediatamente ai vertici quanto accaduto e riceve l’incarico di trovare il più forte maestro di arti marziali della Cina per assoldarlo ed eliminare Kenshiro. Personaggio storico realmente esistito, è morto nel 2001 all’età di ben 101 anni!

yingquin heYìngqīn  (何応欽)

Ministro del Dipartimento di Amministrazione Militare del Partito Nazionalista, apprese le notizie sul Generale Luó dichiara di voler mandare immediatamente l’esercito ad eliminare Kenshiro, perché il suo crimine contro il Partito non può restare impunito. Personaggio storico, si è guadagnato il soprannome di “Generale fortunato” in quanto, pur partecipando a numerose battaglie e campagne militari, è riuscito a sopravvivere alla maggior parte dei membri del Partito Nazionalista, morendo nel 1987 all’età di 97 anni.

qun zhangQún Zhāng (張群)

Ministro degli Esteri del Partito Nazionalista, è completamente d’accordo con Yìngqīn Hé circa le misure da adottare nei confronti del Re dell’Inferno, ricordando ai presenti che la loro regola di condotta è quella di stroncare chiunque si opponga al Partito. Personaggio storico, durante la sua lunga carriera politica ha ricoperto molteplici cariche, in special modo quelle legate all’economia. E’ morto nel 1990, anch’egli alla veneranda età di 101 anni.

chiang kai shekChiang Kai-shek (蒋介石)

Presidente del Partito Nazionalista, è un uomo di principio che, pur appoggiando la linea dura degli altri membri del Partito, si oppone ad un’azione militare contro un singolo uomo, definendola disonorevole. La sua proposta è quindi quella di scovare il più forte guerriero della Cina e fare in modo che sia lui ad uccidere il nemico, rammentando agli altri che le arti marziali sono l’orgoglio principale del loro grande Paese. Chiamato anche “Generalissimo”, è un personaggio storico realmente esistito che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia della Cina. E’ morto nel 1975, all’età di 87 anni.

erikaErika Arendt (エリカ・アレント)

Scampata al massacro della sua famiglia in Germania, è una bambina di origini ebraiche che custodisce il “Catalogo della Speranza”, un elenco di decine di migliaia di opere d’arte di grande valore di cui Hitler vuole appropriarsi a tutti i costi ma che gli ebrei hanno accuratamente nascosto per poter a loro volta finanziare il sogno di costruire un luogo di rifugio, una “Terra Promessa” per tutti coloro che sono perseguitati.

feiyan liuFēiyàn Liú (流 飛燕)

(Giapp.: Hien Ryū)

Maestro del Kyoku Juji Seiken è noto anche come “Demoniaco Rapace della Morte” (死鳥鬼). Capace di sbarazzarsi da solo dei migliori 23 uomini delle SS armate di Hitler, è il migliore tra i corrieri di Beiping (l’odierna Pechino) ed ha ricevuto l’incarico di proteggere Erika fino alla sua consegna ma, avendo sviluppato nei confronti della piccola un paterno senso di protezione durante il lungo viaggio affrontato insieme, decide piuttosto di continuare a ricoprire il ruolo di angelo custode che accettare l’offerta come sicario del Partito Nazionalista.

tian guiTiān Guǐ (天鬼)

(Giapp.: Tenki)

Capo di un gruppo di predoni noto come Branco delle Tigri (如虎部隊), incontra  Fēiyàn ed Erika in un locale e  mette subito gli occhi sulla bambina, pensando di poterla facilmente sottrarre al guerriero e rivenderla. Purtroppo per lui Fēiyàn non è assolutamente dello stesso avviso e, nel giro di pochi istanti, il losco figuro viene menomato ed ucciso.  Il suo è un nome di battaglia che si può tradurre come “Demone del Cielo”.

jiyun liJìyún Lǐ (李集雲)

(Giapp.: Shūun Ri)

Capo dei corrieri di Beiping, riceve da Li-fu Ch’en l’ordine di assoldare Fēiyàn per sfidare ed uccidere il Re dell’Inferno ma, dietro il secco rifiuto del guerriero, decide di avvalersi di Báifèng Biāo, fratello d’addestramento dello stesso Fēiyàn. Secondo il suo ragionamento, infatti, Báifèng è anche più esperto nel Kyoku Juji Seiken e, sia che vinca, sia che muoia, lo scopo verrà raggiunto comunque, perché nella seconda ipotesi Fēiyàn stesso si sentirebbe spinto a vendicarne la morte e ad affrontare quindi Kenshiro.

 

leviDr. Levi (レビ博士)

Rappresentante dell’Associazione degli Ebrei di Harbin, è stato incaricato di prendere in consegna Erika ed il Catalogo della Speranza. Braccati però dai nazisti, tanto lui quanto gli altri uomini che lo accompagnano vengono massacrati poco dopo la consegna ed Erika si salva in extremis solo grazie all’inaspettato intervento di Fēiyàn.

baifeng biaoBáifèng Biāo (彪白鳳)

(Giapp.: Hakuhō Hyō)

Soprannominato “Demone Bianco” (白鬼) e fratello maggiore (acquisito) di Fēiyàn, vanta una maggior esperienza nel Kyoku Juji Seiken. Accetta l’incarico di affrontare in combattimento il Re dell’Inferno e, dopo averne saggiato non solo la forza, ma anche la nobiltà d’animo, rimanda lo scontro ad un secondo momento.

TECNICHE SEGRETE

Nota importante – Sempre per coerenza, ho voluto mantenere i nomi delle tecniche e delle scuole nella lingua in cui dovrebbero pronunciarle i protagonisti. Ad esempio, suona piuttosto improbabile che Kuángyún Máng pronunci il nome della Scuola della Casata Sun di Hokuto in giapponese piuttosto che nella sua lingua madre, il cinese. Di conseguenza, come primo nome troverete sempre quello più “logico” mentre, in alcuni casi (come appunto le diverse sette derivanti da Hokuto), per completezza metterò tra parentesi anche la versione con pronuncia in giapponese.

  • Kishō (鬼床 – Giaciglio del Maligno): Punto segreto di pressione posto sotto la parte sinistra della mascella, rappresenta un vero e proprio strumento di tortura. Agendo su di esso, infatti, si può provocare l’estrazione simultanea di tutti i denti della vittima, causandole un dolore indescrivibile.
    kisho
  • Jū No Ken (柔の拳 – Tecnica Flessibile): Non viene espressamente nominato, ma è chiaro che si tratta dello stesso particolare stile di combattimento padroneggiato da Toki nella serie originale, in cui lo spirito combattivo del guerriero fluisce come l’acqua calma. Grazie ad esso è possibile distrarre lo spirito combattivo dell’avversario accompagnandone i movimenti e disperdendone la potenza.
  • Jí Shízì Shèng Quán (Kyoku Juji Seiken 極十字聖拳Sacra Scuola della Croce Polare): Misteriosa e letale tecnica di combattimento padroneggiata da Fēiyàn e Báifèng, permette di sferrare rapidi colpi capaci di tagliare di netto perfino l’acciaio. Il suo astro di riferimento è la Croce del Sud, di cui i suoi appartenenti portano tutti un tatuaggio sul dorso della mano destra.
    kyoku juji seiken
  • Míngkōngzhǎowǔ (Meikūsōbu – 瞑空爪舞 – Cieca Danza degli Artigli nel Vuoto): Un attacco in sospensione aerea (in realtà non ben descritto nelle immagini) che termina con un affondo della mano nelle carni dell’avversario.

EDIZIONE ITALIANA

Anche questo volume, come purtroppo i suoi predecessori, non smentisce il lavoro di traduzione fatto con i piedi che ormai contraddistingue la serie. Questo mese, a parte le poche tecniche (per le quali vi basta confrontare con la nostra solita lista), si segnala un errore veramente stupido – perché non si può definire altrimenti – nella traslitterazione del cognome della piccola Erika. Come potete vedere tornando indietro nell’articolo, il suo è ovviamente un nome “straniero” e quindi scritto in alfabeto fonetico, cioé senza un significato (come invece avviene per i nomi propri dei giapponesi), così: エリカ・アレント. Se lo si legge come lo leggerebbero i giapponesi, in effetti sarebbe “Erika Arento“, e quindi il genio del traduttore ha pensato che andava bene traslitterarlo “Alento” senza però tener conto di ben 2 fattori fondamentali. Il primo, che ormai dovrebbe esser noto anche alle pietre, è che quando i giapponesi usano quell’alfabeto è solo per sapere come quel nome lo pronunciano loro. Che vuol dire? Vuol dire che, per esempio, se noi scriviamo “Devil”, loro traslitterano in fonetico e pronunciano “debiru”, oppure “Batman” lo fanno diventare “battoman”. E’ chiaro, quindi, che quando ci tocca fare il procedimento inverso, cioé cercare di capire che cosa in effetti loro vogliano intendere con i nomi scritti in quell’alfabeto, molto risieda nel trovare un equilibrio tra logica ed interpretazione personale e non ingenuamente affidarsi al loro modo di pronunciarla. Il secondo, più specifico, è che in questo caso bastava fare una semplice e veloce ricerca su internet per scoprire che non esiste alcun “Alento” o “Arento” fra i cognomi ebrei, mentre invece esiste Arendt, come la famosa Hannah Arendt, scrittirice, giornalista filosofa e storica tedesca di origini ebraiche che subì la persecuzione nazista e che, molto probabilmente, avrà ispirato gli autori per il nome da dare alla piccola Erika. Per il resto, i punti di forza di quest’edizione rimangono i medesimi, ossia la confezione molto curata e la praticità di poter leggere tutto d’un fiato una lunga serie di storie che erano state anche troppo sacrificate nella precedente edizione a “sottilette”.

Appuntamento al prossimo volume!