Tetsuo Hara e Ken il guerriero testimonial per Toyota C-HR


Anno 20XX, il mondo intero è sconvolto dalle esplosioni atomiche.
Sulla faccia della Terra, gli oceani erano scomparsi
e le pianure avevano l’aspetto di desolati deserti.
Tuttavia…
L’amore per le auto era sopravvissuto!

Con questo slogan, recitato dall’irriducibile Shigeru Chiba, si presenta la terza fase della campagna pubblicitaria CROSSOVER THE WORLD lanciata da Toyota per il suo nuovo SUV C-HR e che vede coinvolti Tomyca, Street Fighter e Hokuto No Ken. E’ infatti per mano di Tetsuo Hara che è stato realizzato un breve episodio manga “animato” in cui, sulle note di Keep yourself alive dei Queen, i protagonisti di Ken il guerriero si lanciano in uno spericolato inseguimento nel deserto ispirato – a detta dello stesso autore – a Mad Max Fury Road, ultimo capitolo della famosa saga che a sua volta venne presa ad esempio per creare l’estetica del mondo di Hokuto più di trent’anni fa.

Insomma, in qualche modo un cerchio che si chiude grazie a questa iniziativa e sulla quale il maestro Hara è stato anche intervistato in maniera scherzosa dichiarando, tra le altre cose, che ha sempre preferito non guidare perché incapace di rispettare i semafori ma che con un C-HR non ci penserebbe due volte a mettersi al volante e guidare a tutta velocità nel deserto, soprattutto perché nel deserto non ci sarebbero gli odiati semafori. 😅

Come sempre ringrazio MusashiMiyamoto per il supporto linguistico 😉

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[1987 – 2017] Trent’anni di Ken il guerriero in Italia


Molti magari non l’avranno notato, ma il 2017 segna il trentesimo anniversario dello sbarco di Kenshiro sulle reti televisive nostrane. Difficile è risalire ad una data precisa perché, avendo debuttato su diverse emittenti locali in tempi e in orari differenti, non vi è alcuna certezza circa l’effettivo giorno della prima messa in onda. Quello che è certo però, è che il guerriero di Hokuto da allora, per me come per tantissimi altri, è diventato come uno di famiglia. Perché? Credo per tanti motivi, ma per quanto mi riguarda è capitato in un periodo particolarmente felice della vita, sovrapponendosi ai ricordi più belli dell’adolescenza. E non è forse questo il “segreto” della maggioranza delle serie cult? Ebbene, se in altre occasioni ho preferito parlare in generale della storia di Ken, della sua genesi e di come sia giunto fino ad oggi cavalcando i decenni senza perdere neanche un po’ di smalto, in questo post l’idea è di parlare di come Ken l’ho vissuto io, sicuro che questo tuffo nel passato risveglierà i ricordi di tanti  🙂

La prima volta che io e Ken ci siamo incontrati è stato a casa di mio nonno. Dopo aver passato una vita prima al fronte e poi a lavorare la campagna, mio nonno si era ritrovato a starsene a casa per motivi di salute e quindi, mentre oggi la gente passa le giornate sui social, lui all’epoca poteva soltanto fare zapping tra ciò che offrivano le diverse reti televisive. Nel 1987, come molti ricorderanno, i palinsesti pomeridiani erano letteralmente inondati di cartoni di ogni genere e mio nonno si ritrovò quindi giocoforza a guardarli. Inutile dire che in breve tempo si appassionò così tanto a certe serie che ormai si era praticamente creato il suo palinsesto personale, saltando con precisione da un’emittente all’altra in base all’orario per seguire la messa in onda delle nuove puntate. Fu così che un giorno, mentre io ero arrivato da poco e mi ero seduto lì sul divano, terminata la rituale visione di Quark il saggio progenitore allungò il braccio verso la tv e spinse il pulsante per cambiare canale, portandosi su Junior TV.

Quello che vidi ebbe su di me un profondo impatto. Dopo Černobyl’, la paura della guerra atomica era un argomento sentitissimo e, in particolare, mi era rimasta impressa una frase dal film The Day After, una citazione di Einstein che recitava: “Non so come si combatterà la terza guerra mondiale, ma so come si combatterà la quarta: con bastoni e pietre”. Oggi le paure sono altre, siamo nella morsa di una crisi economica di cui sembra non vedersi mai la fine, ma all’epoca tanto l’Italia quanto il Giappone vivevano un periodo di benessere. E quindi “il nemico”, l’ombra nera che aleggiava sull’umanità era quella di un’imminente conflitto nucleare e non si trattava solo di un argomento utile ad imbastire la trama di qualche film hollywoodiano, ma era qualcosa che influenzava realmente le discussioni di tutti i giorni. Se ne parlava anche a scuola. Insomma, dire che Ken il guerriero capitava a fagiolo non esprime pienamente il concetto. Nella mia mente  si è innescato quindi un vero e proprio cortocircuito quando ho sentito per la prima volta l’introduzione del cartone animato, con la voce narrante che diceva:

“Siamo alla fine del ventesimo secolo. Il mondo intero è sconvolto dalle esplosioni atomiche. Sulla faccia della Terra gli oceani erano scomparsi e le pianure avevano l’aspetto di desolati deserti. Tuttavia, la razza umana era sopravvissuta”.

Poi è partita la bellissima e suggestiva sigla degli Spectra

La musica da sola creava già un’atmosfera tesa, mentre le parole racchiudevano disperazione, morte e violenza in maniera che definirei poetica. E tutto questo solo per quanto concerne lo scenario in cui si muoveva il protagonista. Che dire invece degli altri elementi, sapientemente “scippati” altrove dagli autori e amalgamati assieme per creare quel mix unico? Partiamo dalle arti marziali: mio padre e mio zio, suo fratello minore, erano appassionati dei film di Bruce Lee. Quelli erano anni in cui i palinsesti delle TV abbondavano di tali produzioni. Mio zio, già menzionato, aveva la sua piccola palestra in camera da letto e, appesi alle pareti, diversi poster proprio di Bruce Lee. Scene riprese dai suoi film e le cui pose le ritrovavo pari pari in Kenshiro in diversi episodi del cartone. Perché Kenshiro ERA Bruce Lee, c’è poco da fare. Laddove l’autore del fumetto originale aveva cercato di creare una commistione tra diversi attori (tra i quali Mel Gibson e, in seguito, Sylvester Stallone) per caratterizzare fisicamente il personaggio, chi si era occupato di trasporre l’opera in animazione aveva decisamente posto l’accento sulla somiglianza tra il protagonista ed il defunto attore e maestro di arti marziali, tanto da copiarne anche le movenze e le varie urla di battaglia. Certo, gli effetti “esplosivi” dei colpi di Kenshiro, così di primo acchitto mi disgustarono un po’, non lo nascondo. D’altronde ero un bambino, ero cresciuto fino a quel momento vedendo al massimo esplodere mostri giganti eliminati sistematicamente da Mazinga e Goldrake in maniera “asettica”. Ci misi un po’ a metabolizzare il tutto. L’episodio in questione, onestamente, non ricordo quale fosse nello specifico. Sicuramente era uno tra quelli della prima parte della saga, che tra l’altro all’epoca avevano il brutto vizio di stopparsi e ricominciare daccapo peggio di quello che sarebbe poi successo con la casa di Leo ne I Cavalieri dello Zodiaco.

Ecco, nonostante questo vero e proprio colpo di fulmine (dal cielo), a quel tempo non riuscii a seguire Ken puntata dopo puntata. Perché? Perché purtroppo a casa mia Junior TV non prendeva bene (per lo stesso motivo mi sarei poi perso buona parte delle puntate del primissimo passaggio televisivo di Dragonball, ma questa è un’altra storia…). Dato che non sempre potevo passare il pomeriggio a casa di mio nonno, provai anche a risintonizzare il canale alla meno peggio, ma il risultato era un’immagine tanto disturbata da farti perdere una diottria al secondo. Insomma, per un po’ dovetti metterci una pietra sopra ed accontentarmi di vederlo occasionalmente. Passarono un po’ di anni, durante i quali l’amore per Ken il guerriero si diffuse in tutto lo stivale e portò la neonata Granata Press del mitico Luigi Bernardi a pubblicarne, a partire dalla fine del 1990, il manga originale.

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NOTA: Prima che arrivino i soliti precisini… sì, lo so che prima di Granata Press qualche rivista tipo Japan Magazine aveva pubblicato degli episodi cartacei di Ken (e non solo), ma quello che molti ignorano è che tali pubblicazioni erano realizzate senza l’acquisizione di alcuna licenza dal Giappone e con traduzioni che erano frutto di pura fantasia. Quindi Ken, in Italia, viene pubblicato ufficialmente dal 1990 in poi. Caso chiuso.

Purtroppo persi anche questo treno. Quando seppi che Ken usciva in edicola, infatti, era già il 1992. Perché vivendo in un paesino, anche l’edicola aveva i suoi limiti. Oggi l’idea farebbe ridere, perché siamo abituati alle fumetterie e alle librerie specializzate, ma all’epoca era così. Tanto Zero quanto altre riviste e altri manga, in quel periodo, uscivano dalle mie parti forse una volta sì e due no. Oltretutto, spesso finivano in angoli così remoti dell’edicola stessa che per vederle dovevi o avere la fortuna che ti ci cadesse l’occhio o sapere già dove andare a guardare. Ad ogni modo fu solo grazie al primo volumetto de I Cavalieri dello Zodiaco (sempre di Granata Press), stavolta messo in bella mostra, che seppi che anche Ken veniva pubblicato in Italia. In quei mesi, infatti, Ken e i Cavalieri esordivano in volumetti monografici più o meno in contemporanea, solo che mentre i santi di Athena partivano presentando le prime storie, per Ken si era optato diversamente: il primo volume non presentava la serie dall’inizio, ma continuava da dove si era fermata la pubblicazione su Zero. Questo significava dover recuperare quasi una trentina di numeri della suddetta rivista tramite il servizio arretrati, cosa che per me, che  autofinanziavo le mie passioni risparmiando principalmente su colazioni e merende varie, era quantomeno un miraggio. E quindi niente, nell’attesa che ci fosse qualche tipo di ristampa integrale, dovetti a malincuore passare la mano.

Di lì in poi, iniziò in Italia il vero boom dei manga. Di colpo, un po’ come era successo tanti anni prima con gli anime, con le emittenti nazionali e locali che acquisivano qualsiasi cosa venisse dal Giappone, ora tutti si buttavano a pubblicare i fumetti del Sol Levante. In effetti furono anni magnifici. Oltre alla già citata Granata Press c’erano la Star Comics (con la sua divisione manga guidata dai famosi Kappa Boys) e diverse altre realtà editoriali più o meno grandi come Play Press e simili. Sempre in quegli anni, per soddisfare anche la voglia di animazione, aveva inziato a muovere i primi passi la Yamato Video. In tutto questo, Kenshiro e soci fecero un po’ la parte del leone, tanto che non solo venne pubblicato in VHS (sempre da Granata Press) il famoso film d’animazione del 1986 ma, ben presto, la serie televisiva passò finalmente sul circuito di reti che costituivano Italia 7, permettendomi di recuperare il tempo perso. Tra l’altro il canale prevedeva una rotazione del palinsesto per la quale Ken veniva trasmesso ben 3 volte al giorno: mattino presto, ora di pranzo e ora di cena. Quindi, come dicevo all’inizio, Ken finì per sovrapporsi ai ricordi più belli di quegli anni perché lui c’era sempre. Facevi colazione ed era lì, andavi a scuola ed era sulla bocca di tutti, tornavi da scuola ed era lì, uscivi con gli amici e si parlava degli episodi appena visti, tornavi a casa per cena ed era ancora lì. Ken c’era sempre, anche quando t’innamoravi e quando prendevi le prime sbronze e, male che andasse la giornata, potevi sempre ricaricarti con questa…

Alzi la mano chi, ai tempi, non ha mai provato a registrarsela direttamente dalla TV. Altro che mp3 e lossless! Cassettina, registratore piazzato davanti allo speaker e si andava a comandare!  😂

Ricordo ancora mia madre che, lungi dal dirmi di non vederlo, rimaneva però perplessa di fronte a certe scene e, guardandomi, diceva: “che seccia” (che dalle mie parti equivale ad un “che cavolata”). Intanto però, con questa scusa, se lo vedeva pure lei. Che poi non so se ero particolarmente fortunato io, ma a casa mia tutti guardavamo cartoni.  A pranzo lo vedevo spesso assieme a mio padre che, sempre per la passione sui film di arti marziali di cui parlavo prima, mi chiedeva i dettagli sui personaggi e rimaneva quasi a bocca aperta durante i combattimenti. Che poi, cosa che mi è già capitato di sottolineare in passato, secondo me la vera chiave del successo di Ken in Italia – tolta la spettacolarità dei duelli e delle tecniche segrete dei protagonisti -risiede nei sentimenti spesso esasperati dei personaggi. Perché da popolo dal sangue caldo quale siamo, non potevamo restare indifferenti di fronte a guerrieri che combattono principalmente per l’amore di una donna, a uomini che danno la vita per amicizia… a vicende tragiche in cui la speranza per il futuro risiede tutta nel coraggio e nella forza d’animo non solo di Kenshiro, ma di tutti coloro che decidono di affiancarlo nel suo viaggio.

Comunque, giusto per ricordare a che livello eravamo in quegli anni, basta un attimo pensare che Ken non era solo in TV ma praticamente ovunque. E non mi riferisco solo ai lunghi articoli dedicati dalle riviste di settore come Mangazine e Kappa Magazine (che, se avete nostalgia, potete trovare qui), ma a merchandise di ogni tipo che includeva cartoline, card collezionabili, album di figurine, VHS della serie televisiva, un remix da discoteca della sigla italiana, gioco di carte e gioco di ruolo, solo per citare le cose più semplici da trovare in commercio, ma bastava entrare in negozi un attimino più specializzati come anche solo una fumetteria per trovarci anche merce d’importazione come le action figures, i portachiavi, le statue e tanto altro.

Tra l’altro, anche se a quei tempi internet era ancora uno strumento che definire elitario è un eufemismo,   bastava sfogliare un numero di Mangazine a caso per trovare il mitico Catalogo Hunter che, aggiornato ogni mese, presentava un lunga lista di prodotti (con relativi prezzi) che era possibile ordinare dal Giappone tramite un semplice vaglia postale. Ovviamente non mancavano i CD con le colonne sonore originali di Ken e diverso altro merchandise correlato. Qualche amico si fece spedire  l’album Hokuto No Ken Original Songs  e da allora via a registrare le cassette e a diffondere tra gli amici il “verbo” delle sigle originali. Insomma, di quegli anni anni non mi posso di certo lamentare, tanto più che la Star Comics, a partire dal gennaio del 1997, pubblicò una nuova edizione del manga originale, così potei finalmente colmare anche quella lacuna.  Ciliegina sulla torta, nel 1999 arrivò da noi anche il romanzo di Ken.

Certo, bisogna pure dire che tanta popolarità ebbe il suo rovescio della medaglia. A causa dei suoi contenuti violenti, Ken il guerriero divenne infatti facile bersaglio per chi cercava un perfetto capro espiatorio da legare alle azioni sconsiderate di alcuni giovani che in quegli anni riempivano le pagine di cronaca. Uno fra tutti, il famoso caso dei sassi dal cavalcavia (che potete leggere nel dettaglio cliccando qui). Ora non mi va di addentrarmi tanto nel discorso sulla miopia dei cosiddetti “esperti” e giornalisti vari che scelsero Ken come vittima della loro gogna mediatica, ma è curioso come la storia tenda sempre a ripetersi. Infatti lo stesso era già successo tanti anni prima, quando addirittura si era arrivati ad un’interrogazione parlamentare su Goldrake (ne parlavo qui) e, più in generale, argomentazioni simili saltavano fuori ogni volta che qualche adolescente si rendeva protagonista di episodi violenti. Sarebbe bello ogni tanto ricordare che Caino uccise Abele quando non esistevano gli anime, ma forse – pensiero personale – per la nostra società è molto più comodo additare altri come fonte del problema piuttosto che gettare la maschera ed assumersi ogni tanto la responsabilità dei mostri che genera.

Un’altra cosa che mi ricordo con piacere di quegli anni furono i diversi videogames dedicati a Ken che era possibile reperire per la maggioranza delle console in commercio (anche se quasi tutti erano in giapponese, sigh). Tra tutti, vale la pena menzionare quello davvero mitico uscito per Playstation nel 2000

Oggi a rivederlo fa tenerezza, con quei pupazzoni poligonali che solo la nostra fervida immaginazione poteva davvero associare al tratto dinamico ed accattivante della serie animata e del manga, ma per i tempi era l’avverarsi di un sogno. Sì, è anche vero che più che un gioco era una serie di filmati lunghissimi intervallati da brevi sessioni di combattimento vero e proprio, ma questo non mi impedì di giocarlo e rigiocarlo un’ifinità di volte affrontando a testa bassa i menù in giapponese (senza capirci un accidente, ovvio) e sbloccare i diversi extra che il titolo offriva, in special modo i personaggi con cui affrontare avversari umani in duelli uno contro uno. Così, a memoria, potrei dire che quel gioco rappresentò, almeno nella mia percezione delle cose, la degna conclusione di un ciclo. Ken era arrivato, ci aveva conquistato e pian piano se n’era andato, scomparendo dalla TV e dalle edicole.

Vero è che di lì a poco – più precisamente a settembre del 2001 – l’allora neonata LA7 avrebbe deciso di riproporre l’anime storico nel tardo pomeriggio, ma chi c’era si ricorderà benissimo che l’esperimento ebbe un inaspettato quanto ridicolo esito: le puntate vennero infatti trasmesse in versione censurata! Sì, avete letto bene. LA7 andò davvero a profanare le puntate tagliando le parti in cui si vedevano le esplosioni ed altre forme di violenza, rendendole di fatto inguardabili e piene di “buchi”. Chiaramente smisi subito di guardarlo perché ogni volta era come assistere ad uno stupro, ma per quanto mi sembra di ricordare la cosa durò poco (forse altri protestarono oppure, più semplicemente, gli ascolti calarono in maniera drastica) e Ken venne sostituito (mi pare) da Ranma 1/2.

E mentre il guerriero latitava la mia vita andava avanti. Con gli amici più stretti si giocava ancora ogni tanto al gioco di ruolo, ma nel frattempo mi ero fidanzato e mi stavo preparando al matrimonio. Sì, su una rivista di settore avevo anche letto che in Giappone era iniziata la pubblicazione di Souten No Ken, il nuovo manga di Hara che aveva per protagonista un predecessore del Kenshiro che tutti conoscevamo, ma le notizie erano scarse e la mia testa comunque rivolta altrove. Per un po’ ci perdemmo di vista, io e Ken, e solo nel 2004, trovando in edicola il primo volume italiano di Ken il guerriero – Le origini del mito (cioé proprio quel Souten No Ken di cui avevo letto 3 anni prima), iniziai a riavvicinarmi al mondo di Hokuto.

Ken il guerriero - Le Origini del Mito

L’anno seguente acquistai i 3 OAV che componevano Ken il guerriero – La trilogia e a giugno 2006 mi registrai sul forum di Hokutonoken.it per poter discutere con altri appassionati e scoprire magari qualcosa che non sapevo. Nel 2008, mentre in Giappone si concludeva la Pentalogia e in Italia era da poco approdato al cinema il primo capitolo della stessa, assieme a MusashiMiyamoto e diversi altri conosciuti proprio in rete, fondai il forum di 199X. Qui iniziò effettivamente per me il nuovo ciclo. Se fino ad allora ero stato spettatore passivo delle diverse produzioni, da quel momento in poi mi sono adoperato (coadiuvato proprio dall’insostituibile Musashi) per approfondire e condividere sempre più tutto il possibile su Hokuto No Ken. News, traduzioni di interviste e manga, chiarimenti sugli aspetti più criptici della serie, recensioni, anteprime, guide, schede dettagliate e tanto altro ancora. Tutte cose sulle quali abbiamo fatto scuola e che ancora oggi, nonostante il tempo libero si sia notevolmente ridotto, mi piace portare avanti con la stessa passione di un hacker smanettone alla continua ricerca di sistemi da violare. Anche perché se quando ero ragazzo potevo intuire magari dei significati particolari in quello che vedevo, non era nulla in confronto a quello che ho scoperto man mano che ho fatto ricerche sull’argomento. In Hokuto No Ken ci sono tanti riferimenti storici, filosofici, religiosi e mitologici relativi al Giappone che c’è letteralmente da perdersi e questo ha creato per me un circolo vizioso secondo il quale più scopro, più rimango affascinato e più ho voglia di condividere con altri appassionati. Che poi sì, nella vita ci sono sicuramente cose ben più importanti per cui gioire, come trovare la donna giusta e sposarla, avere dei figli e accompagnarli nel lungo cammino della crescita,  benedizioni che non si possono eguagliare e che ho avuto la fortuna di ricevere, ma la bellezza di coltivare talmente bene un interesse da ricevere consensi e stima da coloro che usufruiscono di quello che scrivi, beh, non si può negare che sia una grossa soddisfazione.

Mentre scrivo questo pezzo non so dire se, quando e come riuscirò a portare a termine tutte le cose (tante, forse pure troppe) che ancora ho in mente di fare su questo sito ma quello che è certo è che, grazie a Ken, mi sono divertito, mi diverto ancora e ho conosciuto tante belle persone, quindi, come il grande Raoh, posso tranquillamente dire: “Non ho alcun rimpianto!”

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Ken il guerriero – 5 personaggi che meriterebbero uno spin-off


Anche se Hokuto No Ken è una saga conclusa ormai fin dal 1988, i film, gli oav e i vari spin-off degli anni più recenti ci hanno mostrato che è tutto tranne che morta. Perché se il merito di questa serie è stato quello di dar vita a comprimari talmente mitici da contendersi spesso il podio con Kenshiro, il reale protagonista, è anche vero  che di tali personaggi spesso è stato detto talmente poco da incuriosire ancor di più il pubblico. Di conseguenza, di cose da raccontare in realtà ce ne sarebbero ancora tante e, sebbene alcuni tra i più popolari – come Raoh, Toki, Jagi, Rei, Julia e Juza – abbiano già avuto una serie tutta loro, a mio avviso mancano ancora all’appello dei personaggi davvero interessanti. Ecco quali sono e perché:

KAIOH

Quanto ne sappiamo davvero di quello che è stato uno dei più potenti (se non il più potente) degli avversari di Kenshiro? Un’ipotetica serie a lui dedicata potrebbe far luce su molte cose che vengono taciute non solo riguardo alla sua vita, ma anche di riflesso su Han, Hyoh, Jukei e chissà quant’altro. Ad esempio, com’è avvenuta la scalata al potere nella spietata società della Terra degli Shura? Quando e come ha attraversato per la prima volta le porte del Regno Demoniaco? C’è mai stata una donna nella sua vita che avrebbe potuto riportarlo sulla retta via? Insomma, di carne da mettere al fuoco ce ne sarebbe davvero tanta.

RYUKEN

Già protagonista di uno speciale tributo realizzato da Shinichi Hiromoto nel 2006, colui che è stato il maestro dei più grandi guerrieri di Hokuto di sempre sarebbe anche il perfetto trait d’union tra le vicende narrate in “Le origini del mito” (Souten No Ken) e quelle della serie originale. Avremmo finalmente la risposta a tante domande rimaste in sospeso in entrambe le opere, come ad esempio l’effettiva identità di Koryu; la sorte di Kenshiro Kasumi e degli altri personaggi dopo la conclusione del manga che li ha visti protagonisti; come si concilia la partenza di Raoh, Toki e Kenshiro dalla Terra degli Shura con il famoso flashback in cui Ryuken va a prendere i due ragazzi presso il luogo in cui sarebbero sepolti i loro genitori… eccetera, eccetera…

RYUGA

A seguire, uno dei personaggi più misteriosi in assoluto dell’intera serie. Di lui sappiamo solo che era fratello di Julia e che padroneggiava la tecnica del Lupo del Cielo del Taishan. Null’altro viene raccontato sulla sua vita e sui motivi che lo hanno spinto ad intraprendere la ricerca di un condottiero capace di riportare l’ordine nel caos del mondo postatomico. Di conseguenza le domande che sorgono possono essere le più disparate, tipo: come mai, appartenendo Julia a Nanto, Ryuga è invece entrato tra le fila dei praticanti del Taishan? Sapeva che la sorella era viva e guidava ciò che restava del Nanto? In caso affermativo, poteva la sua ricerca di un degno condottiero essere legata  a doppio filo al ruolo di Julia e dei Goshasei? Eeehhh, tanta roba…

FALCO

Qui il discorso è simile a quello fatto per Ryuken. Il successore della Scuola Imperiale di Gento sarebbe infatti il perfetto protagonista di uno spin off  che vada a coprire quel lasso di tempo che intercorre tra la morte di Raoh e il ritorno di Kenshiro. Anche qui salterebbero fuori tanti dettagli sui quali si è preferito sorvolare nella serie originale, non solo su Falco, ma anche su altri personaggi come Soria, Shoki, Jako, Ain, i fratelli Harn, Bart, Lin e diversi altri. Sarebbe anche l’occasione perfetta per approfondire la mitologia riguardante l’arte di Gento.

YUDA

Sì, lo so, ha già avuto un suo episodio dedicato grazie al team creativo di Hokuto No Ken Gusto Fragola, ma sono convinto che questo ambiguo personaggio meriti molta più attenzione visto il ruolo cruciale che, stando a quanto lo stesso Rei racconta nell’opera originale, avrebbe avuto nell’insanabile spaccatura tra i 6 Sacri Pugni di Nanto. Sappiamo infatti che egli si alleò con Raoh e portò con sé ben 23 altri guerrieri a lui sottoposti, fatto che viene semplicemente accennato ma mai approfondito. Che fine fecero quei maestri? Vennero traditi a loro volta e rinchiusi a Cassandra o eliminati per permettere a Raoh di appropriarsi delle loro tecniche? Yuda ebbe forse un ruolo determinante anche nel rapimento di Aili da parte di Jagi? Quanti e quali intrighi ha effettivamente ordito nel suo tentativo di conquistare il potere? Da notare che un manga del genere potrebbe far luce anche su tanti altri aspetti legati a Shin, Souther, Shu ed il resto della Sacra Scuola di Nanto.

E voi che ne pensate? Siete d’accordo o ci sono altri personaggi che credete meritino più attenzione? Scrivetelo nei commenti.  😉

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Bushido – La via del guerriero (武士道)


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A cura di Carmine Napolitano

Quando si parla di cultura giapponese alcune delle parole che saltano fuori con una certa frequenza sono Samurai e Bushido, la via del guerriero. Purtroppo, spesso e volentieri, tali citazioni vengono fatte a sproposito, sulla base di una falsa idea che si ha delle suddette nozioni. Questo è sicuramente dovuto alle distorsioni della cultura pop moderna ma, come anche per i ninja, le arti marziali e altre tradizioni giapponesi, il tutto nasce da un “equivoco” creato dai giapponesi stessi. Anche i personaggi di Hokuto No Ken vengono spesso associati a questo codice d’onore, per lo più dai lettori e dai commentatori occidentali. Ecco quindi il motivo del presente approfondimento: fare chiarezza su di un concetto che viene un po’ troppe volte abusato.

Origini

Sebbene già il Kojiki (古事記) – il più antico testo conosciuto in lingua giapponese, scritto nel 712 – contenga riferimenti a quelle che sarebbero le virtù principali di un guerriero, non si può parlare di “codice” né tantomeno di samurai, visto che fino al 12° secolo tale parola non sarà associata all’aristocrazia militare.

La parola Bushido compare per la prima volta nel  Koyo Gunkan (甲陽軍鑑), una raccolta di cronache militari del clan Takeda, regnante sulla provincia di Kai (attuale prefettura di Yamanashi, non molto lontano da Tokyo). Tale opera fu scritta nel 1616. Siamo quindi già in epoca Tokugawa: l’epoca Sengoku, con le sue continue lotte che hanno insanguinato l’intero arcipelago, è ormai finita. Il Giappone si appresta a vivere quasi tre secoli di pace e di isolamento quasi totale dal resto del mondo (鎖国 – Sakoku) e i samurai iniziano a perdere lentamente il loro ruolo di guerrieri. La via del guerriero citata nel Gunkan è un riferimento, neanche troppo definito, ai valori che avrebbero dovuto guidare i samurai: fedeltà al proprio signore, senso del dovere, abnegazione, frugalità, difesa del proprio onore e di quello del proprio clan fino anche alla morte.

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Ryuga, uno dei personaggi più “travisati” dagli appassionati della serie proprio in virtù della sua stretta aderenza a principi difficili da comprendere per la cultura occidentale.

Ovviamente tra il Kojiki e il Koyo Gunkan, la letteratura contiene molti altri riferimenti alla figura del guerriero e a quelli che avrebbero dovuto essere i suoi principi guida. Tra i più famosi ricordiamo  Heike Monogatari (平家物語), racconto epico della lotta fra i clan Minamoto e Taira, scritto nel 14° secolo. Gli appassionati italiani conosceranno probabilmente Miyamoto Musashi (宮本武蔵). La sua opera  Go Rin No Sho (五輪書), che è in realtà più un trattato sulla scherma giapponese (剣術 – Kenjutsu) e sulla strategia, contiene altri riferimenti simili. Si tratta però per lo più di precetti, e in alcuni casi di indicazioni generiche, non di regole ferree, né tantomeno di un codice di condotta, che di fatto non esisteva.

Questo insieme di precetti descritti nelle varie opere rinvenute è in qualche modo simile a ciò che in Europa era rappresentato dalla “cavalleria”. Volendo individuare delle particolarità, possiamo citare sicuramente il concetto di morte, intesa non solo in senso negativo, ma anche come mezzo espiatorio delle proprie colpe o come simbolo di estrema dedizione. Il concetto di forza, intesa non semplicemente come la forza fisica o aggressività, magari esibita, piuttosto come capacità di sopportazione, da non ostentare e mostrare al momento opportuno. E, non ultimo, il senso estetico: il guerriero avrebbe dovuto possedere una certa delicatezza, intesa sia come buone maniere e portamento sia come amore per il bello nelle sue varie espressioni naturali e artistiche.

falco

Falco, un altro eroico personaggio forse più semplice da capire rispetto a Ryuga ma sempre modellato sui medesimi valori.

Nel 1717 viene composto un testo che assumerà fama mondiale nei secoli a venire:  Hagakure (葉隠). Siamo gia cento anni dopo la prima comparsa documentata della parola Bushido; i samurai sono sempre meno guerrieri e sempre più burocrati/amministratori. Il libro, composto da Yamamoto Tsunetomo ma pubblicato solo molti anni dopo la sua stesura, contiene una serie di insegnamenti che avrebbero dovuto guidare il samurai in questa nuova epoca di pace. In esso troviamo il famoso passo ” 武士道と云ふは死ぬ事と見つけたり” (Bushidou toifu ha shinu koto to mitsuketari –“la via del guerriero è la via della morte”). Curiosamente, questo libro poté essere scritto poiché il suo autore non effettuò il  Junshi (殉死), ovvero il “suicidio di fedeltà” a cui di solito erano tenuti i vassalli alla morte del proprio signore. Ciò avvenne in quanto Nabeshima Mitsuhige, il daimiyo di Yamamoto Tsunetomo, disapprovava tale tradizione e conseguentemente fu fatto divieto ai suoi vassalli di suicidarsi anche dopo la morte dello stesso Nabeshima.

La parola Bushido continua comunque ad essere piuttosto rara in letteratura; perché diventi di uso comune e acquisti il significato odierno, è necessario attendere… il 20° secolo!

Bushido: The Soul of Japan

Il titolo in inglese non è casuale. La prima opera che si focalizza prettamente sul bushido, proiettandolo nell’immaginario comune, fornendo l’immagine romanzata che tutti conosciamo fu infatti scritta originariamente in inglese, pubblicata nel 1900 e destinata ad un pubblico anglofono. Autore del testo fu uno studioso, Nitobe Inazo, giapponese, ma fortemente influenzato dalla cultura occidentale: convertitosi a circa vent’anni al cristianesimo, più che fluente in inglese, con numerose esperienze di studio e di lavoro all’estero, sposato con una cittadina americana, era probabilmente più a suo agio con la cultura occidentale che con quella giapponese. In quegli anni (era Meiji) il Giappone stava proseguendo a grande velocità il suo processo di modernizzazione, passando da una società di stampo ancora feudale rimasta isolata per 267 anni, a una società moderna, industrializzata, che potesse tenere il passo con le potenze occidentali. Nitobe pensa di scrivere un testo che presenti al mondo il Giappone e quelle che sarebbero le sue virtù principali. Nitobe individua 8 virtù fondamentali che secondo lui sarebbero alla base del bushido, il codice d’onore proprio dei samurai, e che sarebbero rappresentative dello spirito giapponese:

1) 義 – Rettitudine

2) 勇 – Coraggio

3) 仁 – Benevolenza

4) 礼 – Rispetto

5) 誠 – Integrità

6) 名誉 – Onore

7) 忠義 – Lealtà

8 ) 自制 – Compostezza

Per spiegare questi concetti Nitobe non fa riferimento tanto a fonti giapponesi ma usa spesso riferimenti occidentali; molte citazioni provengono addirittura dalla Bibbia.

Bushido: The Soul of Japan fu un immediato best-seller in Occidente, che all’epoca possedeva una conoscenza estremamente limitata del Giappone, e che cominciò piano piano ad innamorarsi di questa nazione esotica. In patria il libro fu accolto inizialmente con molto scetticismo. Una delle critiche che più venne rivolta all’autore fu quella di non essere adatto a parlare dell’argomento, sia perché non sufficientemente preparato sulla cultura giapponese, sia perché il pubblico occidentale non avrebbe avuto i presupposti necessari per comprendere tale cultura. Non ultimo, Nitobe si sarebbe di fatto inventato questo codice estraendo arbitrariamente le 8 virtù e senza fornire abbastanza prove storiche, ma solo un’idea romanzata di quello che avrebbe dovuto essere il codice d’onore dei samurai. In ogni caso, entro pochi anni il Giappone sarebbe diventato una nazione militarista e avrebbe iniziato ad espandersi nel resto dell’Asia. Questa nuova idea di Bushido era decisamente utile alle gerarchie militari come mezzo di propaganda presso la popolazione e le truppe impegnate in guerra: fu cosi che il bushido “inventato” da Nitobe uscì fuori dall’anonimato diventando il motore del nuovo Giappone militarista. Anche Hagakure, che fino ad allora era un testo conosciuto dagli accademici, subì la stessa sorte, diventando uno strumento di propaganda e un “propulsore” per le truppe giapponesi. Di lì ai giorni nostri, una quantità incalcolabile di rappresentazioni cinematografiche, teatrali, letterarie e ovviamente anche animate, giapponesi e non, avrebbero continuato perpetrare l’idea di bushido come il codice d’onore che guidava le azioni dei samurai, basato sulle otto virtù individuate da Nitobe.

Conclusioni

I samurai quindi non avevano in realtà nessun etica o un qualche codice morale? Certo che ne avevano. Ma ciò che è stato poi chiamato Bushido è qualcosa di decisamente diverso da ciò che molti, troppi occidentali sono stati portati a credere. Se il popolo giapponese attribuisce una certa importanza a determinati valori, e questi naturalmente emergano nelle varie produzioni culturali (tra cui i manga), è perché il percorso storico di questo popolo ha portato a tale situazione. Allo stesso modo, altri percorsi storici hanno fatto si che nelle società occidentali assumessero maggiore importanza altri valori.

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KEN IL GUERRIERO – Souther, eroe gusto cola!


souther gusto cola

Il Sacro Imperatore Souther regna anche nel mondo della cola!!

Dopo la birra di Ken, il 2017 del mondo di Hokuto si apre con una nuova collaborazione, denominata Hero Ha Cola-aji (Eroe gusto cola), tra la parodia Hokuto No Ken Ichigo-aji e Kirin Mets Cola, bibita gassata dell’azienda omonima. Acquistando infatti la bibita in questione, oltre a poter leggere il nuovo manga Hokuto No Ken Cola-aji, si potrà partecipare ad un Oogiri (un tipo di gioco giapponese) basato sulla serie e all’estrazione di diversi regali.

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Il manga in questione verrà serializzato a partire dal 6 gennaio per un totale di quattro uscite. Acquistando una Mets Cola da 480 ml, con l’utilizzo del serial number incluso, si potrà selezionare la storia di proprio interesse e leggerla.

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Raccogliendo poi i vari serial number si può partecipare all’estrazione dei premi, Il primo dei quali è il giubbotto indossato da Kenshiro (Il suo!! Il suo giubbotto di pelle!!). 50 pezzi in palio, 24 punti necessari. Il secondo premio è il plicometro/bilancia Tanita Innerscan Dual (quello che ci vuole a fine secolo). 100 pezzi in palio, 12 punti necessari. Un totale di 4 opzioni possibili.

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Infine, scrivendo semplicemente una battuta nello spazio apposito di questa pagina (cliccate) si può giocare all’Oogiri con Kendo Kobayashi e Akira Kawashima (due comici giapponesi) e le migliori sei verrano inseriti nel volume “Hokuto no Ken Cola-aji”. L’idea è quella di far dire ai vari personaggi frasi surreali, proprio come nell’opera originale*.

(NOTA) Hokuto no Ken è famoso perché i suoi personaggi usano un giapponese appunto surreale, che praticamente nessun giapponese usa mai nella vita reale (da qui le difficoltà nel tradurre l’opera). Questa particolarità è chiaramente molto più facile da percepire nell’opera in lingua originale che nei vari adattamenti.

L’account ufficiale del Seiteigun -Kouhoubu (Pubbliche relazioni dell’esercito del Sacro Imperatore) su Twitter ha già annunciato: “sudditi, correte subito tutti a comprare!”

Si ringrazia Carmine Napolitano per news e traduzione

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Recensione: REDBLUE – La storia di Hyui e Shuren


Pubblicato per la prima volta online alla fine di ottobre 2014, RedBlue (Titolo completo: 北斗の拳イチゴ味 五車星GAI伝 其之一 REDBLUE ~片翼の少年たち~ ovvero “Hokuto No Ken Gusto Fragola – La Storia Parallela dei Nanto Goshasei Capitolo Primo – REDBLUE ~ I due fanciulli indivisibili~ ) è uno dei diversi spin off brevi che Takeshi Kawada (testi) e Yukito (disegni) hanno dedicato ai personaggi di Ken il guerriero. Protagonisti di della storia sono Hyui del Vento e Shuren delle Fiamme, personaggi che a dispetto dell’importante ruolo che rivestivano nella serie come protettori dell’Ultimo Condottiero di Nanto,  hanno goduto veramente poco delle luci della ribalta nell’opera originale.

Come di consueto, le vicende narrate riguardano l’infanzia dei personaggi coinvolti, introducendo dapprima il giovane Hyui, definito già nell’adolescenza il più forte esponente mai esistito del Fujinken (風仁拳 – Tecnica del Vento Virtuoso), tanto a detta del suo stesso maestro quanto di Rihaku del Mare, che si trova di passaggio al dojo in cui il ragazzo si allena. Tuttavia, sempre a detta del suo maestro, è proprio la bravura di Hyui a rappresentare un ostacolo, perché il suo livello è sì talmente alto da rivaleggiare con quello dei Sei Sacri Pugni di Nanto, ma allo stesso tempo allontana da lui i suoi compagni d’addestramento, tra i quali non riesce a trovare qualcuno che sia alla sua altezza. La preoccupazione del maestro è che il protrarsi di tale situazione possa portare il ragazzo a spegnersi, a non avere più gli stimoli necessari per progredire. Rihaku però vede le cose in positivo e ricorda che il fato di Hyui dipenderà dal volere dagli astri.

Tale profezia non ci mette molto ad avverarsi: nottetempo irrompe infatti nel dojo Shuren, prodigio dell’Enrinken (炎燐拳- Tecnica delle Fiamme Fosforiche), che in cerca di sfida ha pensato bene di farsi due passi ed andare ad attaccar briga con i guerrieri del Fujinken. Il ragazzo, anche a detta di Rihaku, sembra proprio l’avversario che ci voleva per Hyui e, almeno in un primo momento, sembra riuscire addirittura a sconfiggerlo.

Hyui, tuttavia, riesce a tener testa a Shuren disperdendone le fiamme grazie alla sua enorme abilità nella manipolazione del vento, riportando il duello a proprio favore ed intimando all’avversario di non andare avanti se non vuole essere fatto a pezzi. All’impetuoso guerriero dell’Enrinken, che assolutamente rifiuta di arrendersi, non resta che incendiare le sue stesse mani per dar vita a fiamme che Hyui non possa soffocare. I due contendenti si lanciano quindi l’uno contro l’altro decisi al tutto per tutto.

Fortunatamente Rihaku non resta a guardare e si intromette nella lotta, separandoli prima che le cose vadano a finire male e, di fronte alle rimostranze di entrambi, non può far altro che spiegare come nessuno dei due sia in realtà riuscito a prevalere sull’altro. Le sue parole bastano ad acquietare gli animi e i ragazzi si danno la mano, in segno di reciproca stima, mentre i due maestri iniziano ad intravedere quello che sarà il futuro scaturito da quest’incontro.

La scena si sposta al presente, proprio nel momento in cui tanto Hyui quanto Shuren sacrificano la loro vita per rallentare l’avanzata di Raoh. Tou, figlia di Rihaku, si reca dal padre a fare rapporto sulla sorte dei due guerrieri, ma questi non rimane pensieroso, senza proferir parola.

L’unico commento che mi sento di fare su questa breve digressione dedicata a Hyui e Shuren è che, indipendentemente da qualsiasi valutazione sullo stile di disegno o sulla “trama” (chiamiamola così…), davvero non se ne sentiva il bisogno. Non tanto perché i due personaggi non meritassero un qualche approfondimento, anzi, ma perché queste 18 pagine non ci dicono nulla di davvero significativo e che, almeno in parte, non potesse essere immaginato. Più che conoscere la circostanza in cui i due personaggi si sono incontrati, avrei preferito vedere dei retroscena legati al loro ruolo di Goshasei nel periodo precedente a quello che conosciamo dalla serie originale. Qualcosa che, sebbene sempre da prendere con le pinze perché non frutto diretto del lavoro di Hara e Buronson ma di altri autori, avesse veramente aggiunto un tassello al mosaico generale (o almeno ci avesse provato).

Nota (stonata) a parte la merita l’ultima pagina, con un Rihaku fumatore che richiama quello che appare nelle gag di Hokuto No Ken “Gusto Fragola”. Davvero non lo so perché Takeshi Kawada si diverte tanto a farci leggere una storia dal tono serioso e poi a rovinare tutto nelle ultime vignette, ma credo che resterà un mistero.

RECENSIONE – Hokuto No Ken – Saikyou Ha Dare Da?


a cura di Carmine Napolitano

北斗の拳・最強は誰だ? Hokuto no Ken - Chi è il più forte?北斗の拳・最強は誰だ?
(Hokuto No Ken – Chi è il più forte?)

Editore: Futabasha

Anno di pubblicazione: 2011

Prezzo: 476 yen

Lingua: giapponese

Sito Web

Il volume in questione è stato pubblicato in Giappone nel 2011 da Futabasha, casa editrice che gia in passato ha dedicato diverse attenzioni a Hokuto no Ken. Come suggerisce il titolo, l’opera in questione si propone di analizzare i vari personaggi della saga del manga, in ordine di apparizione, da Kenshiro fino a Ryu. In caso vi interessasse quanto fossero forti Joker o Glenn, questo volume non potrà esservi d’aiuto…

Ad ogni personaggio viene dedicata una scheda in cui viene analizzato il suo livello di forza “complessivo” (総合力), espresso in numero di stelle (星)sulla base dei seguenti parametri:

  • 拳力 (Potenza dei colpi)

  • 統率 (Leadership)

  • 愛情 (Sentimenti)

  • 人望 (Popolarità)

  • 野望 (Ambizione)

  • 頭脳 (Intelligenza)

La forza dei vari personaggi viene quindi analizzata sotto vari aspetti e, cosa molto importante, viene data importanza ai fattori “immateriali” di tale forza. Non si tratta semplicemente di stabilire chi sia più abile tecnicamente o meglio preparato fisicamente; le arti marziali in Hokuto no Ken sono più un pretesto che viene usato per far emergere determinate qualità, che determineranno a loro volta il destino dei vari personaggi. Ai personaggi freddi, apatici o semplicemente “meno brillanti”, vengono assegnati infatti punteggi bassi che compensano un’ eventuale forza fisica, facendo calare il peso complessivo del personaggio all”interno della storia. Il sopracitato livello di forza complessivo dovrebbe infatti essere inteso come forza del personaggio o, meglio ancora, valore del personaggio all”interno della storia.

Anche personaggi non combattenti, come Lynn o Leia, vengono infatti analizzati proprio come i maestri delle varie arti marziali. In alcuni casi, questi personaggi “pacifici” arrivano ad avere addirittura una forza complessiva superiore a quella di alcuni maestri. Questo può far storcere il naso a qualche fan, soprattutto a color che sono più interessati ai combattimenti e alle scene d’azione ma, come già detto, questa è solo una parte del tutto e non è neanche la parte principale. Quindi, il pregio più importante di questo volume è sicuramente il fatto di aver colto lo spirito dell’opera e di invogliare in qualche modo il lettore ad abbracciare questa prospettiva più ampia.

Ogni scheda è poi arricchita da una o più “pick-up”, cioè note aggiuntive che riportano aneddoti o curiosità rispetto al personaggio analizzato, alcune delle quali davvero insolite, altre già abbastanza conosciute almeno dai fan più esperti. Tra le varie schede si trovano poi diverse digressioni (Hokuto No Ken Column) che approfondiscono alcuni aspetti dell’opera, ad esempio le genealogie o, come mostrato nella foto, la Shichousei (Stella che presagisce la morte); tutte piuttosto curate e approfondite.

Il risultato delle analisi dei personaggi non è sempre scontato: alcuni personaggi ricevono dei punteggi decisamente esagerati (uno su tutti, Ryu) mentre altri invece vengono ingiustamente sminuiti (Shin o Hyou, ad esempio). Sebbene le schede siano piuttosto esaurienti nell’analizzare ciascun personaggio, non sempre si rimane sufficientemente convinti. Discutibile anche la scelta di inserire la “popolarità” fra le caratteristiche analizzate: sicuramente il modo in cui un personaggio viene recepito è importante ma non è detto che la percezione che si ha di un personaggio corrisponda al suo reale valore.

In ogni caso, il volume in questione è decisamente riuscito, anche a giudicare dall’apprezzamento dei fans giapponesi, ed è godibile sia da chi vuole acculturarsi, sia da chi è già preparato e vuole semplicemente approfondire. Purtroppo il volume è disponibile solo in Giappone, ma è abbastanza facile reperirlo online.