Ken il guerriero Gusto Fragola – Arriva in Italia la parodia che ha conquistato il Giappone

Dopo lo strepitoso successo riscosso in madrepatria, il dissacrante Hokuto No Ken Ichigo Aji (Hokuto No Ken Gusto Fragola), si appresta ad invadere anche il Bel Paese. Accadrà  a novembre, per mano di Planet Manga, che ce lo fa sapere tramite l’ultimo numero di Anteprima.

Chi segue questo sito e, in generale, il mondo di Hokuto, dovrebbe già conoscere questo manga. Disegnato da Yukito Imouto su testi di Takeshi Kawada, Gusto Fragola ha iniziato la sua corsa nel 2013, durante il trentesimo anniversario di Ken il guerriero. La storia vede Souther, goloso di milkshake alla fragola (da cui il titolo dell’opera), dare continuo sfoggio delle sue manie di protagonismo tirando in mezzo tutto il resto del cast della serie originale in gag che definire assurde è un mero eufemismo. Souther, infatti, non è l’unico svitato della combriccola e, tra uno Shin con un amore inconfessabile, un Jagi incompreso, un bambino stalker armato di pugnale, improbabili videoclip, avventure ad 8 bit e tanto altro, le risate sono assicurate (a patto che non siate abituati a prendere Ken troppo sul serio, s’intende).

In aggiunta, in ogni volume è presente almeno un episodio “spin off”, disegnato da Yukito, riguardante la storia di un personaggio della saga. L’esistenza di tali episodi, a causa dell’imprecisione con cui spesso sono state date le notizie in merito ad essi (anche da siti molto accreditati e di larga diffusione), ha finito per generare parecchia confusione tra gli appassionati, molti dei quali ancora incerti su quanti ne siano effettivamente e come, dove e quando siano stati e/o vengano pubblicati. Per questo motivo ho pensato di fare un piccolo schema riassuntivo.

Il primo volume di Hokuto No Ken Ichigo Aji contiene, oltre alle varie gag, l’episodio Heart of Meet, dedicato appunto ad Heart. Altri due brevissimi episodi, sempre nelle stesse pagine, sono dedicati a Club, Diamond e Spade (questi però disegnati da Yukito Imouto e non da Yukito).

18 pagine del scondo volume sono dedicate a Souther Gaiden, il racconto dell’infanzia del Sacro Imperatore, dall’adozione da parte del maestro Ogai fino al suo primo incontro con gli altri adepti del Nanto Rokuseiken.

Nel terzo volume viene dato spazio a RedBlue, che narra del primissimo incontro tra Hyui e Shuren, dei Nanto Goshasei.

La difficile infanzia di Fudo, anch’egli membro dei Nanto Goshasei, ci viene raccontata in Scrap Mountain, l’episodio speciale incluso nel quarto volume.

L’ambiguo ed affascinante Yuda è invece l’assoluto protagonista di Ultimate Desire, un breve viaggio alle origini del personaggio, incluso nel quinto volume.

Nel sesto volume si parla invece dell’infanzia di Shin e della sua amicizia con Kenshiro. Succede nelle 16 pagine dell’episodio speciale  Right on King. Nello stesso volume trova posto un brevissimo crossover con la parodia di Evangelion.

Il settimo volume contiene non uno ma due episodi speciali (benché entrambi molto più brevi degli altri). In Golden Guy si parla di Falco e del giorno in cui si batté con Soria, mentre in USA – Ultimate Sadistic Action, il protagonista è un giovane e spericolato Ain. Nello stesso volume è presente un brevissimo crossover con Crows di Hiroshi Takahashi.

E per ora questo è quanto. Riuscirà Hokuto No Ken Gusto Fragola a replicare da noi il medesimo successo avuto in Giappone? Difficile a dirsi. Sicuramente si tratta di un manga molto particolare, indirizzato non solo a chi ha senso dell’umorismo, ma anche e soprattutto ad un pubblico in grado di comprendere le tante battute e gag spesso difficili da rendere con la stessa efficacia nella nostra lingua o da assimilare ai nostri usi e costumi, chiaramente diversi  da quelli di un giapponese medio. In tal senso fondamentale sarà il ruolo di chi curerà l’adattamento italiano. Planet Manga ne ha già combinate tante in passato e più volte l’ho fatto notare su questo sito, quindi un certo timore lo nutro, ma preferisco aspettare di averlo tra le mani prima di parlare.

E voi? Cosa ne pensate di questo manga e delle parodie sul mondo di Hokuto in generale? Scrivetelo nei commenti 😉

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Ringrazio Fabrizio “nannilo” Di Guida per la segnalazione

 

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Hirohiko Araki e Tetsuo Hara si incontrano per ricordare gli anni su Shonen Jump

Hirohiko Araki, autore de “Le Bizzarre Avventure di JoJo”, e Tetsuo Hara, papà di “Ken il guerriero”, si sono incontrati lo scorso 8 settembre nella cornice del  “Weekly Shonen Jump Exhibition VOL. 1 – Dal primo numero agli anni ’80 – L’inizio della leggenda”, la mostra evento (di cui abbiamo parlato qualche tempo fa) dedicata al 50° anniversario dello storico settimanale della Shueisha.

Nel corso dell’evento, denominato “Talk Show delle Leggende”, i due artisti hanno ricordato quegli anni d’oro, parlando del rapporto che avevano con i rispettivi editor, dei mangaka a cui più si sono ispirati e delle loro iniziative.

Araki ha raccontato dell’epoca del suo debutto e di quando il suo editor, Ryōsuke Kabashima (attualmente responsabile della divisione nuove testate di Shueisha), gli fece pressioni perché… facesse un viaggio in Egitto! Araki non amava viaggiare al’estero, ma ricorda quanto quell’esperienza gli sia poi stata d’aiuto nel momento in cui ha realizzato il terzo arco narrativo di JoJo (oggi noto come “Stardust Crusaders”). Un altro ricordo particolare è legato ad una volta in cui, disegnando qualcosa che ricordava molto da vicino i lavori di Hisashi Eguchi, Araki si è beccato una bella ramanzina sempre da Kabashima che, visibilmente alterato, gli ha intimato di non provare mai più a disegnare qualcosa di tanto derivativo. Questo, secondo l’autore, è stato l’evento che lo ha spinto poi ad andare in direzione esattamente opposta, portandolo alla creazione di JoJo.

Entrambi, Araki ed Hara, hanno in effetti sottolineato quanto era dura passare costantemente “sotto la scure” dei loro rispettivi editor. Ad esempio, Araki ha narrato di un episodio in particolare, che all’epoca lo ha colpito molto, riguardante un altro autore che piangeva mentre il suo editor gli diceva “questa roba è noiosa, la butto nel tritacarte”. Da allora, l’autore ha temuto spesso che gli potesse capitare una cosa del genere. Dal canto suo, il maestro Hara gli ha fatto eco aggiungendo: “Gli editor devono tenere a bada i mangaka e non le mandano a dire”.

Quindi ha parlato del rapporto che aveva Nobuhiko Horie, all’epoca suo editor ed ora con lui a capo della Coamix. “Di solito era affabile, ma la mia lentezza gli faceva venire l’aura come quella di Raoh. Sbatteva il pugno sulla scrivania gridando – ma possibile che hai fatto solo questo? -. Faceva paura”.

Hara ha quindi ricordato la prima volta in cui Horie ha letto le sue “Hidebu!” e “Abeshi!”, le ormai iconiche urla di morte dei crestoni di Ken il guerriero (di cui abbiamo parlato meglio qui). L’editor, senza mezzi termini, gli disse “Hai sbagliato a scrivere”, e a quel punto l’autore gli spiegò che si trattava invece di giochi parole con un proposito ben preciso ma dovette faticare non poco per convincerlo ad accettare quell’idea. “Gli editor tirano fuori il lato competitivo dei loro colleghi mangaka”, ha concluso Hara.

Quando gli è stato chiesto da quali artisti  ha tratto maggior ispirazione, il maestro non si è potuto esimere dal menzionare Tetsuya Chiba (Rocky Joe) e Katsuhiro Otomo (Akira). Su quest’ultimo ha condiviso un ricordo di gioventù, quando, avendo saputo che abitava a Kichijōji (un quartiere di Musashino, città conurbata con Tokyo), era andato fino a lì per cercarne la casa ma senza trovarla.

Hara ha infine fatto sorridere il pubblico quando, scherzando, ha dichiarato: “All’epoca pensavo di potermi guadagnare da vivere disegnando manga fino alla fine dei miei giorni. Alla fine è andata proprio così… e adesso me ne pento!”

Fonte: ANN

Ringrazio Daniel Zelter per la segnalazione

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KEN IL GUERRIERO – News in pillole (settembre 2017)

Eccoci con l’ormai consueto appuntamento mensile delle news in pillole. Stavolta forse meno corpose delle altre ma non meno interessanti. Andiamo a vedere 😉

 

Ken il guerriero su Kickstarter!

È stata lanciata su Kickstarter, la popolare piattaforma di crowdfunding, una campagna per la realizzazione di un prestigioso ebook contenente l’intera saga a fumetti di Hokuto No Ken!

Sì, avete letto bene! Tutta la storia nata per mano di Buronson e Tetsuo Hara racchiusa in un dispositivo con due schermi ad alta risoluzione creato appositamente per potersela gustare sia in lingua originale che in inglese. L’edizione inclusa sarà l’Extreme Edition pubblicata tra il 2013 ed il 2014, in occasione del 30° anniversario della serie. Questo significa che conterrà non solo un centinaio di tavole ridisegnate dal maestro Hara, ma anche il famoso capitolo bonus Last Piece, di cui abbiamo parlato approfonditamente all’epoca.

È importante notare che quest’operazione, che per noi può sembrare superflua, visto che abbiamo già diverse edizioni cartacee del manga originale in italiano, rappresenta l’unica opportunità, al momento, di averne un’edizione completa ed ufficiale in lingua anglofona.

Per tutti gli altri dettagli vi rimando direttamente su Kickstarter, sperando che quest’iniziativa ottenga tutto il sostegno possibile.

Hokuto Ga Gotoku: Toki e Aili saranno presenti nel gioco

Mentre aspettiamo novità dall’imminente Tokyo Game Show 2017, il sito nipponico Famitsu ci svela gli artwork di altri 3 personaggi che saranno presenti in Hokuto Ga Gotoku, il videogame prodotto da SEGA in uscita nel 2018 per PS4.

E se della presenza di Rei sapevamo già grazie al trailer ufficiale (e di conseguenza immaginavamo che nella storia fosse coinvolta anche sua sorella Aili), non ci aspettavamo invece la presenza di Toki, il secondo dei fratelli di Hokuto. A questo punto è ormai chiaro che il gioco presenterà una trama completamente svincolata dall’opera originale, cosa che potrebbe far storcere il naso a chi è cresciuto seguendo il cartone in TV ma che, al contrario, potrebbe rivelarsi il suo vero punto di forza, dando al giocatore la possibilità di vivere una storia non scontata e ricca di colpi di scena.

Hokuto No Ken incontra Quiz RPG: The World of Mystic Wiz

È in corso, fino al 2 di ottobre, una speciale collaborazione tra il mondo di Hokuto e The World of Mystic Wiz, un gioco di ruolo basato su quiz e carte per dispositivi Android e iOS. Durante il periodo della collaborazione potrà apparire nel gioco il personaggio di Raoh, mentre anche quiz e carte potranno diventare a tema Hokuto. Come al solito è un’operazione che non ci riguarda perché anche questo gioco pare non essere disponibile al di fuori del Giappone (o meglio, pare che lo fosse fino allo scorso gennaio ma poi il servizio è stato chiuso assieme ad altri dello stesso sviluppatore). Resta però godibilissimo ed esilarante lo spot pubblicitario che l’accompagna. Potrei stare a guardare la faccia di quel fulminato tutto il giorno…. 😂

Anche Keiji va a teatro

Dopo Hokuto No Ken – La leggenda dei crestoni di fine secolo, lo spettacolo teatrale andato in scena dal 6 al 10 settembre (e di cui faremo un approfondimento tra qualche giorno), anche la serie manga Gifuu Doudou!! di Tetsuo Hara e Nobuhiko Horie verrà portata sul palco da attori in carne ed ossa. Con la doppia performance di Hiroki Ino e Akira Kagimoto, la rappresentazione andrà in scena all’ AiiA 2.5 Theater di Tokyo dal 17 al 26 novembre 2017, e alla Miel Parque Hall di Osaka il 9 e il 10 dicembre.

La serie originale Gifuu Doudou!! è il manga erede di Hana No Keiji – Kumo No Kanata Ni (Keiji dei fiori – oltre le nuvole) ed ha iniziato ad essere serializzato dal 2008. L’arco più recente, Gifuu Doudou Naoe Kanetsugu- Maeda Keiji – Hanagatari (il racconto dei fiori) è attualmente in corso di pubblicazione sul mensile Comic Zenon. Nel manga viene ritratto Kanetsugu Naoe, amico fraterno di Keiji Maeda; sceneggiatura e direzione saranno affidate a Tsuyoshi Kida.

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Ringraziamenti:  Carmine Napolitano

Ken il guerriero – Le origini del mito: La prima immagine ufficiale della nuova serie

Dalle pagine del nuovo numero di Comic Zenon, in vendita in Giappone a partire da oggi, arriva la prima immagine teaser di Souten No Ken RE:GENESIS, il nuovo manga che proseguirà le gesta di Kenshiro Kasumi, il 62° successore dell’Hokuto Shinken, già protagonista della precedente serie, edita in Italia con il titolo “Ken il guerriero – le origini del mito”.

A partire dal prossimo 25 ottobre, quindi, inizierà una nuova saga che, come già sapevamo, abbandonerà le malfamate strade della Shangai degli anni ’30 per spostarsi in Indonesia.

Per quello che riguarda un’eventuale pubblicazione italiana, è importante ricordare che, a differenza della precedente serie, che aveva cadenza settimanale, i nuovi episodi avranno invece in Giappone una cadenza mensile, il che significa che ci vorranno circa una decina di mesi in madrepatria prima che vengano raccolti in volume e ancor più tempo prima che il tutto venga tradotto e pubblicato anche da noi. L’attesa sarà quindi piuttosto lunga, ma vi terremo informati il più possibile. 😉

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Anime Tribute – Lupin III

Ben ritrovati con la rubrica dedicata agli anime che ci hanno tenuto compagnia da bambini e che magari – come in questo caso – continuano a tenerci compagnia ancora oggi. Stavolta parliamo di un cult che oserei definire immortale e che oggi, 10 agosto 2017, compie ben 50 anni: Lupin III !!

lupin

SCHEDA TECNICA

Titolo originale: Lupin Sansei (ルパン三世)
Episodi: 23, 155, 50, 24
Registi: Molti, ma i primi furono Masaaki Osumi, Hayao Miyazaki e Isao Takahata, che gettarono le basi per tutte le serie successive
Character Design: Yasuo Ōtsuka, Takeo Kitahara, Yusan Aoki, Hisao Yokobori
Musiche: Takeo Yamashita,ji Ōno
Produzione: Tokyo Movie Shinsha
Prime TV (J):
197119771984 2015
Prime TV (ITA):
1979198119872015

Trama e tematiche principali

Chi non conosce Lupin, l’imbattibile ladro gentiluomo che viaggia attorno al mondo mettendo a segno colpi impossibili? E chi non conosce Jigen, l’infallibile pistolero che spara seguendo la tesa del proprio cappello? Chi, ancora, non conosce Goemon, il silenzioso samurai la cui spada è capace di tagliare di tutto con estrema precisione o Fujiko, la bellissima, spregiudicata ed inafferrabile ladra che ha fatto della seduzione la sua arma più pericolosa? Infine, chi non conosce Zenigata, stoico ispettore dell’Interpol che ha fatto della cattura di questi stupefacenti criminali la sua ragione di vita, inseguendoli in ogni angolo del globo? Personaggi ormai entrati nell’immaginario collettivo, i protagonisti dell’anime Lupin III sono noti al grande pubblico e restano fedeli a sé stessi praticamente da mezzo secolo, tanto che basta nominarli a chiunque per richiamare alla mente le precise caratteristiche di ognuno. E questi, in fondo, sono gli unici elementi della trama che è necessario conoscere per godersi ogni singolo episodio o special televisivo, ogni singolo film cinematografico ed ogni singolo OAV legati alla serie, senza distinzione alcuna.

lupin personaggi

In prima battuta si potrebbe pensare che questo sia un limite, perché la consueta formula nota come “squadra che vince non si cambia” ha spesso portato tante serie (non solo animate) ad arenarsi in una ripetitività che presto o tardi ne hanno decretato la fine, mentre invece per Lupin e soci l’incantesimo non si rompe mai e le loro storie riescono sempre ad affascinare e a tenere incollati i telespettatori davanti allo schermo. Perché se magari in un episodio i nostri eroi hanno a che fare con il tipico riccone megalomane che vuole conquistare il mondo, in un altro se la vedono con stregoni in grado di resuscitare i morti, spietati killer dagli strani poteri e chi più ne ha più ne metta. Sembra infatti non esserci limite alla varietà di imprese di cui Lupin e la sua banda si sono resi e si rendono ancora protagonisti, ma è comunque possibile individuare all’interno di esse una serie di temi ricorrenti che adesso andremo a vedere.

lupin cagliostro

Il fulcro principale attorno a cui ruotano tutte le vicende è sempre e comunque l’umanità, quell’insieme di sentimenti e valori positivi che distinguono i protagonisti dai loro nemici. Lupin e i suoi compagni sono infatti dei ladri, persone che si muovono con disinvoltura negli ambienti criminali, eppure capaci di mostrare un senso morale maggiore dei “mostri” contro cui si ritrovano di volta in volta a dover combattere. Occhio però: Lupin non è Robin Hood, non ruba ai ricchi per dare ai poveri, sia chiaro, ma è sempre pronto a fare la cosa giusta quando le circostanze lo richiedono , anche a costo di rimetterci. E questo è ciò che spesso e volentieri, nonostante tutto, permette a Zenigata di ritrovarsi dalla stessa parte della barricata del suo arcinemico, perché i criminali veri, continua a ripeterci la serie, sono quelli che non si fanno alcuno scrupolo a calpestare la vita e la dignità del prossimo pur di raggiungere i propri scopi. Anni luce prima che Nolan ci catechizzasse con Batman Begins, Lupin ci insegnava già che “non è tanto chi sei, quanto quello che fai, che ti qualifica”.

A seguire, è la temerarietà di Lupin e dei suoi compagni a costituire l’altro elemento fondante della serie. Essi infatti non provano diletto in “semplici” rapine in banca o assalti a furgoni portavalori, perché l’arricchirsi, per loro, non è lo scopo principale, ma l’eventuale conseguenza, un premio aggiuntivo se vogliamo, di quel pericoloso gioco che li spinge, di volta in volta, a mettersi alla prova contro sfide apparentemente impossibili. Il gusto di riuscire a violare fantascientifici sistemi di sicurezza ritenuti inviolabili, la consapevolezza di essere gli unici al mondo a mettere a segno dei colpi che tutti gli altri non avrebbero nemmeno la fantasia d’immaginare, l’essere per questo temuti e rispettati ma anche braccati costantemente dalle forze dell’ordine e bersaglio, spesso e volentieri, di altri ambiziosi criminali, rappresentano la vera ricompensa delle imprese di Lupin e soci.

Terzo importante elemento è la libertà. I protagonisti, infatti, non sono fuorilegge solo perché ciò che fanno costituisce reato, ma lo sono proprio con il cuore. Benché essi stessi posseggano una morale, non possono però vivere secondo le normali regole della società perché, come si suol dire, “gli unici pesci che seguono la corrente sono i pesci morti”. E se Zenigata incarna proprio quella “legge” che cerca di continuo di ingabbiarli e ricondurli sulla “retta via”, Lupin, Jigen, Goemon e Fujiko sono l’incarnazione di un’individualità che non riconosce padroni se non il proprio desiderio di sentirsi vivi. Non un’istigazione a delinquere, quindi, ma un grido che incita lo spettatore a non lasciare che siano altri a decidere cosa dovrebbe fare della sua vita. Un monito che, anche se rivolto principalmente alla società giapponese, si può estendere ad ogni latitudine ed ogni età, forse il vero motivo per cui Lupin è un mito intergenerazionale.

Caratteristiche peculiari

La prima caratteristica che colpisce qualsiasi spettatore delle vicende di cui si rendono protagonisti il ladro gentiluomo e la sua banda è di certo il profondo senso d’avventura che vi si respira. Traendo spunto dai film di James Bond, i personaggi non stanno mai fermi, sono sempre in giro per il mondo – spaziando con disinvoltura tra luoghi realmente esistenti ed altri di pura fantasia – alla ricerca di nuove sfide da affrontare e immensi tesori su cui mettere le mani. Anche l’atmosfera generale, connubio di sonorità, mode e costumi tipicamente anni ’60 e ’70, ha un suo peso specifico non indifferente, soprattutto nelle prime serie, quelle più famose. In particolare la colonna sonora di Lupin è stata sempre molto ricercata. Che si trattasse della musica jazz accompagnata dalla voce di Charlie Kosei o dell’energica “Super Hero”, cantata da Tommy Snyder, la scelta dei brani ha donato all’anime un’aura molto più affascinante ed internazionale rispetto alla quasi totalità delle altre produzioni del Sol Levante. Dulcis in fundo, i protagonisti stessi, con le loro vite ed il loro passato, rappresentano spesso il fulcro delle appassionanti trame dei diversi episodi, film e OAV. Tanto Lupin, quanto Jigen, Goemon, Fujiko e anche Zenigata hanno sempre qualche “scheletro nell’armadio”, qualche vecchio amore / amico / nemico o qualche mistero da rivelare (sì, anche dopo ben 10 lustri!) e ciò, di per sé, già da solo costituisce un motivo che spinge lo spettatore a continuare a seguire l’evolversi delle loro avventure.

Il manga originale

Creato da Monkey Punch (nome di battaglia di Kazuhiko Katō), Lupin inizia le sue prime scorribande sulle pagine di Weekly Manga Action nell’ormai lontano 10 agosto 1967 ed è subito un grosso successo. Questo perché, pur nascendo come Seinen (manga per adulti) e quindi con contenuti espliciti, riesce a far presa anche sul pubblico più giovane e la prima serie, che era stata pensata per durare soltanto 3 mesi, viene prolungata fino al 1969 proprio per via di questo inaspettato ed enorme consenso. E se visivamente, per via del peculiare stile di disegno dell’autore, già si notano parecchio le differenze rispetto alle varie trasposizioni animate, quello che davvero colpisce chiunque abbia letto il manga è che i protagonisti, a parte forse Fujiko, godono di una caratterizzazione profondamente diversa da quella che ormai quasi tutto il mondo ritiene come “canonica” e che ho descritto all’inizio dell’articolo. Lupin e soci, su carta, non sono infatti solo più libertini nei costumi, ma anche più spregiudicati sul piano morale. Anche le dinamiche che li vogliono tutti come una banda affiatata sono in realtà diverse da quelle che abbiamo imparato a conoscere e, nella maggioranza dei casi, ognuno persegue i propri scopi personali. Oltretutto, cosa che mai si è vista sullo schermo, Monkey Punch si divertiva molto a far rivolgere i personaggi direttamente al lettore: Lupin e gli altri si rendono conto infatti di essere solo i protagonisti di un fumetto e non è raro vederli lamentarsi proprio delle scelte dell’autore! Insomma, di differenze ce ne sono veramente tantissime.

“Ma perché tutta questa differenza?”, vi starete chiedendo. Beh, in realtà dietro non c’è chissà quale oscura ragione ma il semplice fatto – comune a quasi tutte le opere che vengono trasposte in animazione – che il pubblico di riferimento è diverso. Se, infatti, come ho già detto, Lupin nasce quale fumetto per adulti, con tutti gli annessi e connessi del caso, le diverse serie anime, gli special televisivi e i vari film sono invece rivolti il più possibile alla “massa”, cioé ad un pubblico talmente eterogeneo da riuscire a garantire, a chi produce l’animazione, un numero di ascolti abbastanza elevato da generare un ritorno economico in grado di giustificare l’intera operazione. Successe quindi che, quando la Tokyo Movie Shinsha, nel 1971, decise di mandare in onda la prima serie animata di Lupin, quella della “giacca verde”, cercando (pur con tutte le dovute censure) di rimanere più fedele allo spirito del manga, non ottenne i risultati sperati. Recuperò ascolti soltanto con le successive repliche, ma era chiaro che bisognava accattivarsi i favori del pubblico modificando un po’ di cose. Nel frattempo, comunque, Monkey Punch accompagnò questa prima trasposizione animata pubblicando nuovi episodi cartacei dal 1971 al 1972 (episodi che vennero poi raccolti assieme ai precedenti e considerati un’unica prima serie). Nel 1977 ci provarono di nuovo: una nuova serie animata, quella famosa della “giacca rossa”, ed una nuova serie manga ad accompagnarla. Stavolta però le due cose andarono avanti su binari diversi e fu lì che, con un’impostazione significativamente diversa rispetto alla serie precedente, l’anime ottenne il riscontro che si cercava, tanto da arrivare a sfornare ben 155 episodi (contro i soli 23 della prima). Questo, tuttavia, se da un lato decretò il successo anche a livello mondiale di Lupin, fornì a sua volta lo “stampo” che ogni produzione animata sul ladro e i suoi soci avrebbe poi avuto da allora in poi.

Magari qualcuno penserà che l’autore, giustamente, abbia delle rimostranze circa questo “snaturamento” dei suoi personaggi, no? Sorpresa, a Monkey Punch, invece non glie ne può fregare di meno e, anzi, ama vedere Lupin in animazione, apprezzando di volta in volta sia il lavoro svolto da chi si occupa del lato tecnico vero e proprio, sia quello dei diversi registi, ognuno dei quali restituisce la sua particolare visione di Lupin. A tal proposito ci tiene a precisare che “Il Castello di Cagliostro” di Miyazaki è la produzione che più gli piace. Non ci credete? Nel caso, date un’occhiata a questa intervista (in inglese) del 2003. 😉

Lupin e l’Italia: amore indissolubile

Accompagnato dalle note di Planet-O, Lupin è approdato sui nostri teleschermi nel 1979, divenendo quindi uno dei primi anime protagonisti della grande invasione iniziata solo un anno prima con il mitico Goldrake. Da quel momento in poi si è accasato nel Bel Paese e non se n’è andato più, specialmente quando, poco dopo, è passato nelle mani di Mediaset, che ne ha sancito la vera e propria trasformazione in un’icona iniziando a trasmettere ogni singolo anime, film, special televisivo o OAV esistente e mescolando il tutto in una serie infinita di repliche.

Uno dei lati particolarmente positivi di questa gestione quasi esclusiva è stato quello di avere, nella stragrande maggioranza degli adattamenti, una continuità nel cast delle voci italiane, in special modo per quello che riguarda Lupin e Jigen, rispettivamente doppiati da Roberto del GiudiceSandro Pellegrini, due grandi professionisti che purtroppo la morte ci ha strappato via già da alcuni anni. A loro, indiscutibilmente, va il merito di aver contribuito a scolpire nella memoria dei telespettatori il ricordo di questi grandiosi personaggi. Tuttavia, come accaduto a tanti altri anime passati sotto le sforbicianti mani di Mediaset, lo scotto da pagare sono state delle censure a volte anche piuttosto pesanti, ma questo non ha sminuito l’amore degli italiani verso Lupin e soci. Tale amore, nel corso del tempo, non ha solo creato un mercato per t-shirt, borse e altri gadget a tema, ma è sfociato spesso in iniziative uniche e memorabili. Quella che ritengo più importante è la speciale collaborazione instaurata, a partire dal 1994, tra i Kappa Boys e Monkey Punch. Tale sodalizio ha portato non solo alla pubblicazione di Alis Plaudo, esclusivo episodio manga disegnato proprio dall’autore originale su testi dei mitici redattori di Kappa Magazine, ma alla creazione di una vera e propria collana di manga, denominata Lupin III Millennium, realizzata da diversi disegnatori italiani (in realtà uno è realizzato da Shinichi Hiromoto, che dovreste conoscere per Jagi il fiore malvagio) ma sempre sotto la supervisione del papà di Lupin.

 

Un altro bel tributo è sicuramente Basette, un corto presentato nel 2008 da Gabriele Mainetti (oggi famoso per “Lo chiamavano Jeeg Robot”) e interpretato nientemeno che da Valerio Mastandrea, Daniele Liotti, Flavio Insinna, Gabriele Giallini e Luisa Ranieri.

Ultima, ma solo in ordine di tempo, la coproduzione italo-nipponica della recente serie Lupin III – L’avventura italiana, completamente ambientata nel nostro paese e trasmessa da noi in anteprima mondiale (!) nell’estate del 2015.

Sì, lo so, veniva mandata in onda ad orari improponibili e con la peggior sigla che ci si potesse aspettare (senza contare altre “cosette” che ci sono andate storte tipo che in Giappone poi l’hanno trasmessa con diverse scene migliorate…), ma tale produzione resterà comunque una pietra miliare nel rapporto tra Lupin e l’Italia.

Un’avventura senza fine

Molti forse non sanno che, diversamente da tanti anime che abbiamo conosciuto e amato da bambini, Lupin è (dopo Doraemon), l’unico che in Giappone non ha mai avuto momenti di stanca. Ogni anno vengono infatti prodotte non solo nuove storie animate (siano esse special televisivi, serie o film), ma anche nuove storie cartacee (sia per mano di Monkey Punch che di altri mangaka), tanto che, a voler elencare tutto ciò che è stato realizzato su Lupin, c’è letteralmente da perdersi.

Tra le produzioni più recenti, oltre alla già citata avventura italiana, non si possono non menzionare la serie tv “La donna chiamata Fujiko Mine” e i film “La lapide di Jigen Daisuke” e “Goemon Ishikawa imbrattato di sangue”, che hanno puntato i riflettori ognuno su un diverso componente della banda.

 

Menzione a parte, invece, per il non proprio riuscitissimo film dal vivo, del quale sarebbe più che altro bello sapere chi è il genio del marketing che ne ha scelto la locandina italiana…

In più, notizia piuttosto fresca, annunciata durante l’ultima edizione del Japan Expo tenutasi lo scorso luglio, è in lavorazione una nuovissima serie animata, stavolta ambientata in Francia, la terra che ha dato i natali allo scrittore Maurice Leblanc, creatore dell’originale Arsène Lupin da cui Monkey Punch ha tratto ispirazione. Insomma, dopo 50 anni di onorata carriera, un cerchio che si chiude.  🙂

Ci sarebbe ancora tantissimo da dire, ma ci fermiamo qui, con questa accattivante fan-art disegnata da Domenico “Handesigner” Alfieri, artista italiano che molti conoscono proprio grazie alla sua passione per Lupin, qui ritratto assieme a Fujiko e alla mitica Fiat 500 sullo sfondo di Cava de’ Tirreni.

 

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Buronson mecenate d’eccezione per il suo paese natale

di Carmine Napolitano

Yoshiyuki Okamura, 70 anni, meglio noto a noi fan di Ken il guerriero con lo pseudonimo di Buronson, nella giornata di ieri, 20 luglio 2017, ha donato 400 milioni di yen (la bellezza di piu di 3 milioni di euro!) alla sua città natale, Saku, nella prefettura di Nagano.

La citta userà questo capitale per istituire un sistema di borse di studio. Buronson ha inoltre annunciato che dall’anno prossimo finanzierà a sue spese un corso dal titolo “Buronson – Corso di manga in 100 ore” da tenersi nella città stessa. Le borse di studio serviranno a supportare studenti residenti della città che andranno all’università (e che molto probabilmente dovranno trasferirsi), scelti sulla base dei risultati scolastici, che riceveranno 1 milione di yen (circa 7600 euro) all’anno, per 4 anni. Il corso di manga darà la preferenza ai nativi o ai residenti della città di Saku, ed accetterà 30 studenti aspiranti mangaka. Il curriculum prevede 100 ore di corso in un anno, distribuite in 2 incontri al mese, con docenti disegnatori e sceneggiatori.

Riguardo alle borse di studio, Buronson ha dichiarato: “Spero di poter essere d’aiuto e di dare una possibilita anche a color che si trovano in difficolta economiche”, mentre riguardo al corso di manga ha le seguenti aspettative: “I manga sono intrattenimento e spero che, divertendo e di conseguenza rendendo felici, possano arricchire la vita delle persone”.

Che altro aggiungere? Beh, una cosa è certa… se in Hokuto No Ken troviamo così tanti esempi e valori positivi non è un caso. Il mitico Buronson, avendo avuto egli stesso un’infanzia non delle più agiate, ha pensato bene di dare un aiuto concreto a tanti giovani di talento. Tanto di cappello non solo ad un grande autore, ma ad un grandissimo uomo. 🙂

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KEN IL GUERRIERO – News in pillole (luglio 2017)

“Luglio m’ha fatto una promessa, l’amore porterà”, cantava Riccardo Del Turco. A me, almeno per ora, l’unica cosa che m’ha portato questo mese di luglio è un caldo pazzesco che ben poco si concilia con lo stare davanti ad un PC a scrivere e molto più, invece, con lo stare a mollo nelle rinfrescanti acque dell’Adriatico (e vivendo a due passi dalla spiaggia, figuratevi…). Comunque, anche tra una granita alla menta ed una partita a racchettoni, un po’ di tempo per l’Hokuto lo si trova sempre. Ecco quindi alcune delle notizie più recenti sul nostro amato Kenshiro. Buona lettura 😉

 

Kenshiro e i Falchi di Fukuoka

Nuova collaborazione fra Hokuto No Ken e i Fukuoka Softbank Hawks, squadra di Pro-baseball giapponese. A partire da oggi, 17 luglio, in occasione del “Festival dei Falchi”, evento organizzato dalla stessa squadra, saranno infatti disponibili la t-shirt e l’asciugamano ritraenti Kenshiro con indosso la “Wonderful Stripe”, l’uniforme degli Hawks. Tutto per la modica cifra di circa 25 euro (maglietta) e 17 euro (asciugamano).

50 anni di Shonen Jump

Pubblicato per la prima volta l’11 luglio del 1968, il mitico settimanale Shonen Jump festeggerà nel 2018 il suo 50° anniversario. In vista di tale evento, a partire da domani, 18 luglio, e fino al 15 ottobre, verrà aperta al pubblico una mostra denominata Weekly Shonen Jump Exhibition VOL. 1 – Dal primo numero agli anni ’80 – L’inizio della leggenda, che ripercorrerà, come da titolo, la storia dell’esordio della rivista fino al suo vero e proprio boom negli anni ’80 del secolo scorso. Quindi, oltre a Dragon Ball, Jojo, City Hunter, I Cavalieri dello Zodiaco, Holly e Benji, Dr. Slump e Arale, Occhi di Gatto, Yu Yu HakushoVideo Girl Ai, Kinnikuman e tantissimi altri, non può di certo mancare all’appello Ken il guerriero!

A corredo di tutto questo, la Bandai Namco ha lanciato Weekly Shonen Jump Orecollection!, un gioco di carte collezionabili – disponibile per dispositivi iOS e Android – in cui le carte in questione sono rappresentate dalle scene più epiche e famose dei manga che hanno fatto la storia del settimanale, ivi incluso, appunto, Hokuto No Ken.

A seguire, un divertente spot dello stesso…

Jagi e i crestoni alla ribalta

Si tratta di una notizia di cui abbiamo già ampiamente parlato ma, per completezza, ne riporto qui gli sviluppi più recenti. Circa due settimane fa, per l’esattezza il 4 luglio, c’è stata la presentazione ufficiale del cast che reciterà in “Hokuto No Ken – La leggenda dei crestoni di fine secolo”, la famigerata rappresentazione teatrale che vedrà protagonisti le tutti quei nemici da mezza tacca che hanno trovato la morte nei modi più disparati (e spesso ridicoli) per mano di Ken.

Per l’occasione è stato anche pubblicato un trailer che ci illustra chi si ergerà a capobanda di questa schiera di sfigati postatomici. Eccolo…

Kenshiro contro nuovi avversari!?

Chiudiamo con questa “chicca”, se così si può chiamare, che riguarda l’ennesimo pachislot dedicato ad Hokuto No Ken e che verrà introdotto sul mercato a settembre.

La Sammy, come sempre artefice di queste macchinette mangiasoldi, ha pubblicato un video promozionale che lascia intravedere ben 4 nuovi personaggi che faranno parte di un capitolo del tutto inedito creato esclusivamente per il suddetto pachislot!

Qui sotto le immagini…

In realtà questo tipo di operazione ha già dei precedenti. Qualche anno fa toccò a Cyber Blue (come riportato qui) mentre, per il trentennale di Hokuto No Ken, venne appositamente creato il personaggio di Garuda (vedere qui). In entrambi i casi, vennero prodotti anche dei manga spin-off con all’interno i personaggi stessi, quindi c’è da aspettarsi che, a cavallo dell’uscita del pachislot, vedremo anche qualcosa di cartaceo  (al 99,9% NON realizzato da Buronson e Hara) che ci metterà al corrente della nuova sfida di Kenshiro.

Per questo e per altri aggiornamenti, restate sintonizzati! 👊

Ringrazio per la collaborazione Carmine Napolitano e Ivan Di Loreto

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