Ken il guerriero – Le origini del mito: Primi dettagli sulla nuova serie!


Se hai qualcosa da ridire su Hokuto, dilla a me!!

SOUTEN NO KEN
RE:GENESIS

Un grande progetto in fase di sviluppo!!

Dopo sette anni si apre il sipario sul secondo arco narrativo di Souten No Ken! Il 62° successore dell’Hokuto Shinken, Kenshiro Kasumi, ha lasciato Shanghai e si trova in un’Indonesia avvolta dagli intrighi. Per i suoi ponyo e per la sua amata, tornerà ancora una volta ad usare il suo pugno.

Con questo messaggio, apparso sul numero di Comic Zenon che da oggi è possibile trovare in vendita in Giappone, arriva la notizia di una nuovissima serie di Ken il guerriero – Le origini del mito, il manga che per ben 10 anni ha narrato le avventure del Kenshiro degli anni ’30.

In attesa di ulteriori informazioni, ci teniamo a mostrarvi anche il doppio omaggio, presente sempre sullo stesso numero, che il maestro Tetsuo Hara ha voluto dedicare alla fine della serializzazione di Angel Heart e al ritorno del suo Kenshiro Kasumi. Ricordiamo infatti che entrambi i personaggi, nel 2001, iniziarono insieme le loro rispettive serie sull’allora neonata rivista Comic Bunch.

 

Foto e traduzioni: Carmine Napolitano

 

shortlink: http://wp.me/p1KoP8-86G

 

KEN IL GUERRIERO – Tetsuo Hara rivela a chi si ispirò per creare Raoh


Chi segue questo sito da tempo dovrebbe esserne già al corrente, visto che ne ho parlato in un articolo – 10 cose che non sapevate su Ken il guerriero – che risale al 2015 e che ha avuto anche una larga diffusione, tanto da finire anche su Animeclick. Ma se c’era qualcuno che ancora nutriva dei dubbi in proposito, ora abbiamo niente di meno che la conferma ufficiale di Tetsuo Hara!

Sì perché in un post sul suo sito personale, il maestro parla dell’argomento rivelandoci anche qualche dettaglio in più circa quella che è stata poi l’evoluzione del personaggio:


L’immagine che avevo di Raoh, fratello maggiore che diventa il più grande nemico, all’inizio era semplicemente quella di un uomo enorme! E da li che ha cominciato piano piano a prendere forma. Inizialmente, a differenza di altri personaggi, c’è stato un periodo in cui, indossando l’elmo, il volto poteva essere anche solo accennato.
C’è voluto del tempo prima che arrivassi a strutturare il suo vero volto. Io, che amo accentuare la forza dello sguardo, guardavo al Rutger Hauer di “Blade Runner”. Era Roy Batty, il fortissimo leader dei replicanti che riesce a mettere alle strette Harrison Ford, che aveva il ruolo del protagonista, Rick Deckard. Credo che lo sguardo intenso di Raoh derivi da quella sua figura.

Dopo di che ero indeciso su come disegnarlo e che aria dargli. Mi ricordo bene che la prima volta che Raoh si tolse l’elmo mostrando il viso, ricevetti una lettera da un lettore, un bambino delle elementari. C’era scritto “Cos’è quel taglio corto?! E’ brutto!”…… E poi “Assurdo” , “Per essere l’antagonista di Kenshiro, dovrebbe essere il più forte!!” , ricordo che ero agitato (ride).

Da allora ho lavorato duro, cambiando a poco a poco il disegno per dargli un aspetto migliore. Per dire, era solo una lettera di un fan, ma ciò che vi era scritto mi aveva comunque colpito al cuore. Perché anche io da bambino, quando leggevo i miei manga preferiti, guardavo anche ai più piccoli dettagli. Avevo capito che proprio perché il mio manga piaceva, proprio perché c’erano delle aspettative verso di esso che nella lettera c’erano scritte quelle lamentele. Pensai che avrei dato tutto me stesso per essere all’altezza di tali aspettative. Come risultato credo che, pur essendo l’arcinemico del protagonista, sia diventato uno dei personaggi più amati. E di questo ve ne sono molto grato.

(Tetsuo Hara)


Queste parole del maestro Hara arrivano in tempo per ricordare che il prossimo 18 aprile sarà il 10° anniversario dal famoso “funerale di Raoh”, che si tenne nel 2007 e fece parlare il mondo intero meritandosi un articolo sul Times.

Un sentito ringraziamento a Carmine Napolitano per la segnalazione e la traduzione.

shortlink: http://wp.me/p1KoP8-842

Quentin Tarantino dirigerà il film di Ken il guerriero


PESCE D’APRILE PER TUTTI GLI AMANTI DEL GUERRIERO DI HOKUTO!!

Dopo anni di rimandi e di imprevisti, è stato finalmente ufficializzato l’accordo tra Tetsuo Hara e Quentin Tarantino per portare su grande schermo le gesta di Kenshiro! Il film, attualmente ancora in fase di pre-produzione, sarà il primo capitolo di una trilogia che culminerà con il duello finale tra il protagonista e il grande Raul, il Re di Hokuto, ruolo per il quale è stato fatto il nome di Dwayne “The Rock” Johnson.

Di seguito, le dichiarazioni del regista e dell’autore:

Quentin Tarantino

Fin da quando, nei primi anni ’90, mi capitò fra le mani un numero del fumetto, non potei fare a meno di innamorarmene. Appena ne ho avuto l’occasione, durante un mio viaggio in Giappone nel ’99, ho incontrato il maestro Hara e gli ho sottoposto il progetto, ma all’epoca c’erano ancora alcuni problemi di copyright con il precedente editore e quindi la cosa sfumò. Io utilizzai allora molte delle idee che avevo in mente per la realizzazione di Kill Bill. In seguito non ci ho pensato più almeno fino al 2013, quando il maestro, dopo aver visto Django Unchained, mi ha ricontattato chiedendomi se ero ancora interessato all’idea. Da allora sono iniziati gli accordi per produrre una trilogia cinematografica che finalmente soddisferà tutti i fan della serie. In accordo con il maestro Hara abbiamo pensato infatti di sfruttare l’occasione per chiarire definitivamente dei concetti che ancora oggi generano dibattiti tra i fan. In particolare abbiamo pensato di inserire, durante i combattimenti, delle barre di energia vitale tipo picchiaduro ad incontri e dei misuratori di potenza dei colpi inflitti. Questo aiuterà finalmente a capire chi è più forte di chi, che poi è il fulcro centrale della storia, no? Alcuni combattimenti verranno appositamente riscritti in modo che le vittorie siano sempre pulite. Ad esempio, Raul stavolta non avrà alcun mantello e dovrà battere in ritirata strategica contro l’immane potenza dell’Uccello D’Acqua, lo stile più forte tra quelli del Sacro Nanto. A livello di trama esploreremo poi i motivi che hanno portato Raul a farsi uccidere da quell’incapace di Kenshiro, che se non fosse stato solo un paraculato sarebbe morto già sotto i colpi di Shin e del Karaté di Sua Maestà. E non ci dimenticheremo di Toki, il migliore, che se non fosse stato per la malattia avrebbe fatto il culo a tutti! Ovviamente la violenza dei combattimenti sarà poi talmente realistica da richiedere un rating a parte che stiamo appositamente studiando con la Motion Picture Association of America. Con la nuova tecnologia 3D vedrete viscere e budella schizzarvi direttamente in faccia!

Tetsuo Hara

Che posso dire? Sono davvero soddisfatto che la mia opera venga portata sul grande schermo da qualcuno che l’ha capita davvero in ogni sua sfumatura. L’idea delle barre di energia vitale e dei misuratori di potenza dei colpi erano cose che avrei voluto già inserire io all’epoca del manga, ma avevo le mani legate per colpa di quel vecchio bacucco di Buronson. Io avrei voluto strutturare la serie come un vero videogame, anche al punto di far decidere ai lettori chi doveva vincere o perdere gli incontri, ma lui si opponeva sempre. Diceva “ci vuole una trama, ci vuole una trama” e io gli rispondevo “ma a che ca**o serve la trama se tanto, fra trent’anni, la gente starà ancora a farsi le pippe mentali su chi vince tra Toki sano contro Falco con tutte e due le gambe?”. Insomma, quello che stavolta vedrete sullo schermo sarà il VERO Ken!

La data di inizio per le riprese è fissata a novembre 2017. Nel ruolo di Kenshiro troveremo la star Shia LaBeouf, che già da mesi si sta allenando per interpretare il successore di Hokuto…


… mentre nel virginale ruolo di Julia troveremo la famosissima Sasha Grey

… e il mitico Nicolas Cage sarà invece Toki! Il migliore!

Ben conoscendo a quali attori il maestro Hara si era inizialmente ispirato per creare i suoi personaggi, il regista ha pensato anche di chiamare in videoconferenza Sylvester Stallone che, direttamente dal divano di casa sua, ha dichiarato:

“Come ho già avuto modo di dire in passato, sono ormai troppo vecchio per il ruolo ed è un vero peccato. Anche perché un paio di botte alla Grey le avrei date volentieri”.

Per ora le news si fermano qui, ma continuate a seguirci per saperne di più!

Shortlink: http://wp.me/p1KoP8-80W

KEN IL GUERRIERO – Aggiornamenti Marzo 2017


Se da noi Hokuto No Ken è uno di quei cult imprescindibili che sembra però aver esaurito il suo ciclo vitale a livello commerciale, in Giappone è invece ancora oggi fonte inesauribile delle iniziative più svariate. Vediamo un po’ – tolta la collaborazione con Toyota – che cosa si sono inventati solo nell’ultimo mese.

Hokuto No Ken Gusto Fragola e i nuovi spin-off dedicati ad Ain e Falco

L’enorme successo del delirante manga parodistico che vede Souther come protagonista non accenna a calare e spinge l’acceleratore sulle iniziative più impensabili. Quindi, mentre è imminente la pubblicazione del 7° volume, non è per nulla strano imbattersi in menù a tema

… o Revoltech custom ispirate alle versioni Gusto Fragola dei personaggi!

A questo si aggiunge il materiale che il manga stesso propone, come gli speciali episodi dedicati ai diversi protagonisti della serie. E se a febbraio era toccato ad Ain, con un episodio un po’ frivolo…

… stavolta tocca a Falco, con un episodio che, purtroppo, non è così “fico” come ci si aspetterebbe.

Più che altro, qualcuno dovrebbe degnarsi di spiegarci perché il giovane successore di Gento ha una capigliatura che farebbe invidia al buon Benimaru Nikaido della serie The King of Fighters!!

Cioé, dai, è una cosa INGUARDABILE !!

Forse il team creativo di Gusto Fragola ha semplicemente scelto di gettare la maschera una volta per tutte e chiarire che anche questi piccoli tributi sono delle trollate in linea con lo spirito dissacrante della serie. O forse sono semplicemente io che non capisco l’umorismo nipponico. 😓

T-shirt e tazza di Souther

Rimanendo sul Sacro Imperatore, stavolta però nella versione “seria” ridisegnata poco tempo addietro dallo stesso Tetsuo Hara, segnalo che sono disponibili, sullo store online di Comic Zenon, tazza e T-shirt.

Hokuto No Ken X Hiroshima Carp

Dopo la collaborazione con gli Hanshin Tigers, Kenshiro e Raoh ci riprovano alleandosi stavolta con gli Hiroshima Carp. Per l’occasione, a partire dal 31 marzo – in concomitanza con l’inizio del nuovo campionato di baseball – verranno messi in vendita t-shirt e asciugamani ritraenti i due fratelli di Hokuto con indosso le uniformi della squadra.

CR Hokuto No Ken 7

E poteva forse mancare, in questo 2017 già funestato da catastrofi di ogni genere, l’ennesimo inutile pachinko? Qui da noi forse sì, ma in Giappone ‘ste trappole mangiasoldi sono un’istituzione e quindi chiudiamo con il trailer…

Shortlink: http://wp.me/p1KoP8-818

Tetsuo Hara e Ken il guerriero testimonial per Toyota C-HR


Anno 20XX, il mondo intero è sconvolto dalle esplosioni atomiche.
Sulla faccia della Terra, gli oceani erano scomparsi
e le pianure avevano l’aspetto di desolati deserti.
Tuttavia…
L’amore per le auto era sopravvissuto!

Con questo slogan, recitato dall’irriducibile Shigeru Chiba, si presenta la terza fase della campagna pubblicitaria CROSSOVER THE WORLD lanciata da Toyota per il suo nuovo SUV C-HR e che vede coinvolti Tomyca, Street Fighter e Hokuto No Ken. E’ infatti per mano di Tetsuo Hara che è stato realizzato un breve episodio manga “animato” in cui, sulle note di Keep yourself alive dei Queen, i protagonisti di Ken il guerriero si lanciano in uno spericolato inseguimento nel deserto ispirato – a detta dello stesso autore – a Mad Max Fury Road, ultimo capitolo della famosa saga che a sua volta venne presa ad esempio per creare l’estetica del mondo di Hokuto più di trent’anni fa.

Insomma, in qualche modo un cerchio che si chiude grazie a questa iniziativa e sulla quale il maestro Hara è stato anche intervistato in maniera scherzosa dichiarando, tra le altre cose, che ha sempre preferito non guidare perché incapace di rispettare i semafori ma che con un C-HR non ci penserebbe due volte a mettersi al volante e guidare a tutta velocità nel deserto, soprattutto perché nel deserto non ci sarebbero gli odiati semafori. 😅

Come sempre ringrazio MusashiMiyamoto per il supporto linguistico 😉

Shortlink: http://wp.me/p1KoP8-80A

Hokuto – Tra Storia e Leggenda (prima parte)


Dopo aver rimandato tante volte, finalmente ho deciso di portare a compimento un progetto che tenevo nel cassetto da molto tempo: una cronologia accurata e coerente delle vicende narrate in Hokuto No Ken. In questo primo appuntamento parlerò ovviamente della storia antica dell’Hokuto Shinken, ricostruendo tutto ciò che è possibile ricostruire tramite le uniche opere che – in quanto realizzate direttamente dagli autori originali – possono essere ritenute canoniche:

  • Hokuto No Ken (il manga, incluso “Last Piece” il capitolo celebrativo per il trentennale)
  • Souten No Ken (il manga)
  • Jubaku No Machi (il romanzo)

Tutto il resto – a partire dall’anime televisivo storico fino alle recenti produzioni della pentalogia – non verrà quindi preso in considerazione per il semplice fatto che il loro contenuto rappresenta una differente interpretazione (spesso anche contraddittoria) dei fatti e non un universo espanso come molti erroneamente sono portati a credere.

Altri dati che invece ho ritenuto di dover prendere in considerazione sono:

  • Storia e miti della Cina e del Giappone
  • Storia delle arti marziali orientali
  • Hokuto No Ken Certificate Examination (pubblicazione con dati ufficiali sul manga originale)

Quindi, in buona sostanza, anche se non mi sento di definire “ufficiale” questa ricostruzione dei fatti, di certo posso affermare che ho cercato il più possibile di evitare speculazioni senza fondamento o sconfinare addirittura nella mera fan fiction, anche perché lo scopo è fare chiarezza, non confondere ancora di più le idee degli appassionati.

Ecco, penso di aver detto tutto, allora non mi resta che augurarvi buona lettura 😉

Le origini di Hokuto

Nota: Cercare di ricostruire nei minimi dettagli, date comprese, la storia della nascita della Dinastia Principale e delle diverse casate di Hokuto è un’impresa sostanzialmente impossibile. Le informazioni rintracciabili nelle opere canoniche sono infatti poche e spesso lacunose sotto il profilo storico. Per questo, una prima parte della presente cronologia sarà trattata in maniera riassuntiva, senza tentare di stabilire date che non siano in qualche modo riscontrabili.

Si narra, con il sapore della leggenda, che l’Imperatore  Liu Zhuāng (劉莊), appartenente alla dinastia degli Han orientali,  sognò un uomo dorato e, colpito da tale evento, diede ascolto ad un suo consigliere, che suggerì si potesse trattare di una divinità straniera: Buddha. Vennero quindi inviati degli ambasciatori verso Occidente che tornarono, nel 67 d.C.,  assieme a due monaci, trasportati su un cavallo bianco, i quali recavano con sé i rotoli delle loro scuole e che costruirono il Tempio del Cavallo Bianco (白馬寺) presso la Capitale Luòyáng. L’incontro tra l’illuminato Imperatore e quei monaci missionari venne visto da entrambe le parti come un segno del destino.  Nel manga viene brevemente accennato ad un episodio particolare, avvenuto sul Koutendai (降天台 – Collina Celeste),  in cui gli déi affidarono la loro spada al capostipite della dinastia. Non viene spiegato di preciso cosa accadde, ma di fatto si capisce che ci fu un segno tangibile del favore che il Cielo aveva riservato ai membri della casata di Liu Zhuāng, qualcosa che spinse i monaci ad insegnar loro i segreti della loro micidiale arte marziale, nata in India circa 2.000 anni prima: l’Hokuto Sōkeken* (北斗宗家拳 – Hokuto della Dinastia Principale). Simbolo di quest’arte è la costellazione che in Giappone viene chiamata  Hokuto (北斗 – Mestolo del Nord), un gruppo di sette stelle all’interno dell’Orsa Maggiore che corrispondono al nostro “Grande Carro”.

*= Hokuto Sōkeken è chiaramente il nome che prese in quel periodo, mentre non è dato sapere quale fosse il nome originario di quest’antichissima arte marziale. Gli autori potrebbero però aver preso spunto dal Kalari Payattu, arte marziale indiana antica di 4.000 anni. Tale tecnica di combattimento, tutt’oggi esistente, avrebbe tra i suoi segreti la capacità di agire su determinati punti vitali del corpo umano (chiamati Marma) sia per guarire le ferite che per debilitare o addirittura uccidere l’avversario. Esportata in Cina dai buddhisti, si dice abbia dato origine al Kung Fu e al Ju Jitsu!

La prima diramazione di quest’arte micidiale fu il Gento Kōken (元斗皇拳 – Scuola Imperiale di Gento), una tecnica che aveva il compito di proteggere direttamente l’Imperatore del Cielo (天帝 – Tentei), il cui simbolo celeste è la Stella Polare (大極星 – Taikyoku-sei), dalla quale viene appunto il nome della tecnica, ovvero “Gento” (元斗 – Stella Primigenea). In seguito venne a crearsi il Nanto Seiken (南斗聖拳 – Sacra Scuola di Nanto), i cui 6 maestri principali erano chiamati Comandanti della Guardia (衛将 – Eisho) dei 6 cancelli della residenza dell’Imperatore. Caratterizzato da ben 108 stili differenti, il Nanto Seiken trova il suo simbolo nel Mestolo del Sud (南斗 – Nanto), un gruppo di sei stelle all’interno della costellazione del Sagittario che, secondo l’astronomia orientale, si contrappone ad Hokuto.

Il governo sotto la Dinastia Han

E’ interessante notare che nel manga originale ci sono alcuni riferimenti dai quali è possibile intuire quale fosse il ruolo assegnato alle diverse scuole raffrontando quello che viene detto con i dati storici sul periodo in cui è ambientata la loro ipotetica genesi. In particolare, come detto poco sopra, sotto la Dinastia Han ogni entrata del Nan Gong (Palazzo del Sud), il luogo in cui risiedeva l’Imperatore, era sorvegliata dai Ministri della Guardia (detti anche Comandanti della Guardia, proprio come nel manga), che erano autorizzati a togliere la vita a chiunque – fosse anche un nobile o un ufficiale – tentasse di entrare senza un permesso esplicito. Durante le emergenze avevano il compito di non far passare assolutamente nessuno a meno che questi non vi riuscisse con la forza. Le guardie venivano inoltre scelte fra i contadini tramite una specie di servizio di leva militare, che prevedeva l’obbligo di servire per almeno un anno. Similmente, sempre in base anche a ciò che si vede nel manga, è molto probabile che il successore del Gento Kōken avesse il compito di Ministro della Giustizia. Il potere di questa carica era infatti secondo solo a quello dell’Imperatore stesso e si occupava di difendere, interpretare ed amministrare la legge. Poteva essere inviato a risolvere questioni fino ai confini dell’Impero e aveva facoltà di concedere amnistie o ordinare esecuzioni capitali. Per quanto riguarda l’Hokuto, invece, è molto più probabile che mantenesse un profilo basso ed agisse nell’ombra. La carica che ritengo più probabile è quella di Tutore dell’Erede Ufficiale, che si occupava di educare e proteggere gli appartenenti alla casata Liu che sarebbero divenuti i nuovi Imperatori.

Quando, nel 189 d.C., morì l’Imperatore Liú Hóng (劉宏), esplose un turbolento periodo di battaglie per il potere. I monaci tutelari dell’Hokuto Sōkeken decisero allora di affidare il destino del mondo nelle mani di un discendente della casata che avrebbe dovuto creare una nuova e definitiva arte marziale. Bisognava però capire chi, tra i due neonati Shuken e Ryuoh,  entrambi eredi della casata Liu e figli delle due sorelle Shume e Ouka, era degno di tale compito. Portati i due bambini sul Koutendai, venne lasciato agli dèi il compito di scegliere: chi dei due fosse sopravvissuto sarebbe diventato il fondatore della nuova arte.

Perché Shuken e Ryuoh non potevano essere entrambi fondatori?

In giapponese esistono molte espressioni tipo 天下一、天下無双 che stanno a significare fondamentalmente “unico sulla terra, il solo al mondo”. Questo ruolo potrebbe essere sia quello di un sovrano ( re o imperatore) ma anche quello di un semplice leader ( condottiero, capo dell’esercito, ecc). Non possono esserci due leader perché ciò turberebbe l’armonia generale che, almeno in Giappone, è ciò che viene prima di tutto. Ma anche perché vorrebbe dire che chi sta in alto, intendendo con ciò sia le divinità sia chi ha semplicemente il potere di decidere e delegare, non sia riuscito a scegliere la persona adatta che, secondo credenza, deve essere necessariamente una sola. Se ne parla anche nell’Arte della guerra di Sun Tsu. Questi sono concetti sono ancora oggi ben vivi in Oriente ed è normale che riaffiorino in varie espressioni culturali. (nota di Carmine Napolitano)

Shume, molto malata e prossima alla morte, si recò di nascosto sulla collina per salvare la vita di suo figlio Shuken, ma venne scoperta dai monaci. A quel punto la scelta doveva ricadere su Ryuoh, ma Ouka, colpita dal profondo amore che la sorella aveva mostrato nei confronti del figlio, decise di sacrificare la sua vita, gettandosi dal monte, a patto che Shuken venisse scelto come fondatore.
Agli anziani non rimase che prendere atto del destino di Shuken, il quale era stato protetto dall’amore di due donne. Era chiaro che il Cielo aveva scelto lui come fondatore della nuova arte!

Di conseguenza, a Shuken vennero insegnati i segreti dell’Hokuto Sōkeken e, quando fu abbastanza adulto, intraprese un viaggio che lo avrebbe portato ad incontrare il popolo degli Yuezhi ed apprendere la tecnica segreta che in esso si tramandava: il Seito Gekken (西斗月拳 – Scuola Lunare di Seito). Tale arte aveva infatti perfezionato l’utilizzo dei Keiraku Hikō (経絡秘孔 – Punti Segreti di Pressione) molto più di quanto non avesse fatto l’Hokuto Sōkeken e, impadronendosene, Shuken avrebbe finalmente potuto dar vita alla più micidiale tecnica assassina.

Questo tuttavia costò un enorme tributo di sangue. Dietro l’ordine tassativo dei monaci tutelari della Dinastia Principale, Shuken dovette uccidere con le sue stesse mani coloro che lo avevano accolto come un fratello. Anche Yama, la donna di cui si era innamorato e da cui aspettava un bambino doveva essere eliminata. Il Seito Gekken doveva estinguersi perché la nuova arte di Hokuto mantenesse intatta la sua potenza e fosse in grado di salvare il mondo. Shuken, tuttavia, non riuscì a posare neanche un dito sull’amata, la quale, dal canto proprio, decise comunque di sacrificarsi spontaneamente per un bene superiore e si gettò da un dirupo.

lo-sterminio-del-seito-gekken

La sorte di Yama e del Seito Gekken

Miracolosamente Yama non morì e in seguito diede alla luce il bambino che portava in grembo. Braccata però  dagli Yuezhi, che volevano mettere a morte il figlio del traditore, si tolse la vita dinanzi ai suoi inseguitori pur di placare il loro odio e permettere al piccolo di salvarsi. Questi, di fronte alla morte di quella donna coraggiosa, decisero di abbandonare il neonato vicino al cadavere della madre, lasciando che fosse il Cielo a deciderne il fato. Ancora una volta il nume tutelare del Seito Gekken intervenne come aveva già fatto per Yama e salvò il bambino, che crebbe e divenne il nuovo depositario di quella formidabile arte.

Shuken iniziò allora a sviluppare l’Hokuto Shinken (北斗神拳 – Divina Scuola di Hokuto). Venne introdotta quindi la regola dell’Isshisōden (一子相伝) che, come primo vero punto di rottura con la tradizione del Sōkeken, stabiliva la successione diretta di padre in figlio. Per ogni generazione un solo maestro avrebbe avuto il permesso di  utilizzare ed insegnare la nuova arte, mentre a tutti gli altri praticanti sarebbe stato proibito di usarla per scopi personali o di tramandarla ad altri. Gli allievi scartati per la successione avrebbero potuto mantenere le conoscenze acquisite a patto di non contravvenire a tale proibizione, pena la cancellazione della memoria, la distruzione delle mani o addirittura la morte per mano del successore stesso. Questo, oltre a ricordare in eterno la tragedia che aveva portato alla scelta di Shuken come fondatore,  avrebbe fatto sì che la scuola mantenesse intatta la sua potenza sul campo di battaglia, impedendo che la tecnica si frazionasse in maniera eccessiva o che cadesse in mani sbagliate. Anche Ryuoh ebbe accesso agli insegnamenti, ma a lui e alla sua discendenza venne assegnato il ruolo di ramo cadetto, dal quale sarebbe stato scelto un successore solo se fosse mancato nel ramo principale. Grazie all’introduzione dell’Isshisōden chiunque poteva diventare allievo della scuola e questo permetteva non solo di avere sempre dei validi avversari con cui misurarsi, ma anche di individuare ed addestrare potenti guerrieri che avrebbero servito fedelmente i successori della Dinastia Principale.

Le Tre Casate di Hokuto

Negli anni a seguire, mentre la Cina versava nel caos, l’Hokuto Shinken veniva perfezionato sul campo di battaglia, mentre si cercava disperatamente di ristabilire la dinastia Han. Tuttavia, gli eventi portarono ad un’inaspettata svolta e il territorio venne infine diviso in tre Regni: Shu, Wu e Wei. Non potendo sapere a priori chi sarebbe stato, tra i reggenti di quelle nazioni, l’eroe che il Cielo avrebbe scelto per riportare la pace, i monaci tutelari decisero per una scissione che avrebbe portato Hokuto a proteggerli tutti e tre. In Souten No Ken la faccenda viene solo brevemente accennata e non si scende nel dettaglio, sappiamo solo che da quel momento in poi l’Hokuto venne diviso fra Tre Casate (北斗三家 – Hokuto Sanka) e le arti che ne drivarono furono identificate come Hokuto Sonka Ken (北斗孫家拳 – Scuola della Casata Sun di Hokuto), Hokuto Sōka Ken (北斗曹家拳 – Scuola della Casata Cao di Hokuto) e Hokuto Ryūka Ken (北斗劉家拳 – Scuola della Casata Liu di Hokuto).  Quest’ultima, come si evince dal nome stesso, era chiaramente sempre la tecnica fondata da Shuken, l’Hokuto Shinken, mentre non esiste alcuna informazione riguardo ai maestri che vennero scelti per dar vita alle altre due.

EPSON scanner Image

La vera svolta nella storia di Hokuto avvenne però soltanto nell’806 d.C., quando Kūkai, monaco buddhista, partì per il Giappone portando con sé tre giovani. Costoro altri non erano che tre discendenti della Dinastia Principale scelti dal Cielo per compiere un passo fondamentale: portare l’Hokuto Shinken in quella nuova terra in cui si sarebbe finalmente evoluto nella tecnica di combattimento definitiva.  Tuttavia, mentre il ramo principale perfezionava la tecnica in Giappone, i membri del ramo cadetto decisero di restare in Cina a perpetuare l’Hokuto Ryūka Ken, che da quel momento in poi sarebbe stato chiamato anche Hokuto Ryūken (北斗琉拳 – Scuola della Gemma Splendente di Hokuto). Venne allora istituito il Tenju No Gi (天授の儀 – Rito del Dono Celeste) per fare in modo che, almeno una volta per ogni generazione, il successore dell’Hokuto Shinken affrontasse il successore dell’Hokuto Ryūka Ken per stabilire chi dei due era approvato dal Cielo.

L’Hokuto Shinken, il Karate e il Rito del Dono Celeste

Per arrivare alla conclusione che Hokuto Ryuken e Hokuto Shinken erano la stessa cosa fino a quando non si separarono tra Cina e Giappone mi sono rifatto ad un parallelismo piuttosto noto tra la storia di Hokuto e la storia del Karate. Gli autori, infatti, sembrano essersi ispirati all’arte marziale che per eccellenza distingue il loro Paese. Senza scendere troppo nei dettagli, basti sapere che l’arte marziale che si trasformò nel Karate odierno proveniva dalla Cina e a tal proposito viene detto: “Le tecniche, meno numerose che nell’arte d’origine, furono, per questa stessa ragione, praticate più intensamente e rielaborate in modo da permettere di affrontare la molteplicità delle situazioni che potevano presentarsi. (…) E’ il paradosso del karate, di continuare a evolvere pur dando l’apparenza di un’arte pervenuta alla stabilita di una lunga tradizione…”. La conferma ufficiale si trova nell’Hokuto No Ken Certificate Examination, in cui si parla di Hokuto Shinken “originario”(riferendosi all’Hokuto Ryuken che è rimasto in Cina) e Hokuto Shinken “evoluto” (riferendosi invece a quello che tutti conosciamo). E’ bene ricordare, infatti, che l’unica produzione in cui Ryuoh viene definito fondatore dell’Hokuto Ryuken è l’anime televisivo storico, mentre tanto nel manga originale quanto in Souten No Ken, questo non viene mai detto. E in effetti basta riflettere un attimo per capire che Ryuoh non poteva essere fondatore di alcunché, in quanto ciò sarebbe stato – tanto per lui quanto per i monaci tutelari – come sputare sul sacrificio di sua madre. Anche il segreto celato nella Sacra Stele (聖塔) assume finalmente contorni meglio definiti. Si può infatti comprendere che in essa è racchiusa una sorta di memoria collettiva dei diversi maestri di Hokuto che si sono avvicendati nel corso dei secoli. Un’eredità che permette al successore designato dal Cielo (sia esso del ramo principale o del ramo cadetto) di riunire in sé ogni progresso fatto negli oltre 2.000 anni anni di storia della Dinastia Principale ed aggiungere a sua volta un nuovo tassello costituito dai propri ricordi e dalle proprie conoscenze.

la-sacra-stele

In Giappone i maestri dell’Hokuto Shinken continuarono ad operare in segreto per favorire la pace, proteggendo gli eroi in grado di ristabilirla. Nell’epoca Sengoku (1478 – 1605), periodo storico in cui la nazione era divisa in tanti feudi in guerra fra loro, compito del successore fu quello di sostenere tre possibili condottieri nell’attesa che il Cielo decidesse chi, tra loro, avrebbe riunificato il paese: Nobunaga Oda, Tokugawa Ieyasu e Toyotomi Hideyoshi.

La storia ci dice che, in seguito alla vittoria riportata nella battaglia di Sekigahara, nel 1603 Tokugawa Ieyasu prese il potere e seguirono oltre due secoli e mezzo di dittatura chiamati anche “periodo Edo” (dal nome della capitale in cui risiedeva lo Shogun, l’odierna Tokyo) in cui la nazione fece enormi passi avanti sotto il profilo economico ed urbanistico. Verosimilmente è in quello stesso periodo che i successori dell’Hokuto Shinken decisero di stabilirsi a Edo, continuando a tramandare la propria arte di padre in figlio mentre agli occhi di tutti apparivano come semplici monaci buddhisti.

Nanto, Gento e… Hokumon!

Ad un certo punto (ma non è dato sapere quando e perché) anche il Nanto Seiken ha attraversato il mare e si è stabilito in Giappone mentre, per quanto riguarda il Gento Kōken, dal manga è possibile soltanto dedurre che aveva continuato a proteggere in segreto la discendenza dell’Imperatore Liú Hóng nell’attesa, in un futuro non ben definito, di poter restaurare l’Impero del Cielo. Anche in questo caso non si può dire con certezza quando la Scuola di Gento si stabilì in Giappone, ma sono propenso a credere che, con buona probabilità, sia rimasta in Cina fino a quando il Paese non è stato invaso dalla stessa potenza straniera citata da Han nel manga. A quel punto è facile immaginare che, per proteggere i discendenti dell’Imperatore, si sia scelto di fuggire in Giappone. Anche per l’Hokumon No Ken (北門の拳 – Tecnica del Tempio del Nord) non è possibile dire molto, se non che, in base a quanto riportato nel romanzo, si tratta di una variante dell’Hokuto Shinken praticata soltanto tra le mura del Tempio del Nord come strumento per elevare il proprio livello di coscienza e raggiungere l’Illuminazione. Non è possibile stabilire quando sia nata, ma è plausibile credere (come viene fatto intendere anche nel racconto) che il suo fondatore fosse un allievo dell’Hokuto Shinken che, scartato per la successione, aveva conservato le conoscenze acquisite.

hokumon

…1878

Mentre il periodo Meiji, soppiantato lo shogunato Tokugawa, proietta il Giappone verso il modello occidentale, favorendo l’industrializzazione e la crescita economica, nasce Tesshin, ultimo erede della stirpe dei Kasumi (in cui ormai scorre il sangue del ramo principale della casata Liu) l’uomo che diverrà il 61° successore dell’Hokuto Shinken.

(Continua…)


Ringraziamenti

Ringrazio Andrea “MusashiMiyamoto” Mazzitelli per avermi aiutato a decifrare il contenuto dell’Hokuto No Ken Certificate Examination e  in generale per il supporto con la lingua degli antichi samurai. Ringrazio inoltre i membri del nostro gruppo facebook perché, con domande specifiche e ben mirate, mi hanno indirettamente spinto ad approfondire meglio certi aspetti dell’opera.

Shortlink: http://wp.me/p1KoP8-7SM

Tetsuo Hara X Kentaro Miura – L’incontro tra due leggende del manga


Come anticipato una decina di giorni fa, lo storico incontro tra Tetsuo Hara e Kentaro Miura è stato finalmente pubblicato sulle pagine dell’ultimo numero del mensile giapponese Comic Zenon. Per l’occasione il team del Silent Manga Audition – che ringrazio per aver accettato la mia proposta – pur non traducendo la doppia intervista nella sua interezza, ha preparato però un esaustivo report della lunga chiacchierata, riassumendone i concetti chiave in modo da rendere partecipe anche chi non parla la lingua dei nobili samurai.
Quindi, come si chiede lo stesso Taiyo Nakashima, autore dell’articolo originale in inglese (che potete trovare cliccando qui), che tipo di discussione può essere venuta fuori mettendo due leggende viventi l’una di fronte all’altra? Continuate a leggere se volete scoprirlo!

NOTA: quella che segue non è una traduzione letterale dell’articolo, ho preferito esporre gli argomenti in essa riportati in maniera più scorrevole per la nostra lingua e aggiungere un paio di appunti (che a fare le cose con google translate son bravi tutti)

Nella primissima parte dell’intervista si è parlato delle opere che hanno influenzato i due celebri mangaka. Miura ha indicato Ken il guerriero, perché quando negli anni ’80 lo lesse per la prima volta rimase profondamente colpito dal fatto che qualcuno riuscisse a mantenere un così elevato livello di dettaglio pur rispettando le scadenze imposte dai ritmi di pubblicazione settimanali. Questa stessa doppia intervista è nata dal suo desiderio di incontrarne l’autore, Tetsuo Hara appunto, in quanto lo ritiene l’artista che più di tutti l’ha influenzato. Dal canto suo, il maestro Hara ha sorpreso tutti con una risposta del tutto inattesa. Egli ha indicato infatti Tensai Bakabon (天才バカボン – La geniale Bakabon), un gag manga demenziale che impazzava in Giappone negli anni ’70, come l’opera che per prima lo ha influenzato. Bakabon era infatti una serie dalla comicità molto elementare in cui però, ogni tanto, c’erano momenti disegnati in stile Gekiga che, per contrasto, rendevano le gag ancor più esilaranti.

bakabon

Creato da Fujio Akatsuka, Tensai Bakabon è stato pubblicato in Giappone dal 1967 al 1976

Gekiga (劇画) è un termine giapponese che significa “immagini drammatiche”. Il termine fu coniato da Yoshihiro Tatsumi e in seguito adottato da altri mangaka giapponesi, che non apprezzavano che il termine manga (“immagini disimpegnate”) fosse impiegato in riferimento alle loro opere. – da Wikipedia

Si è passati quindi a parlare di questo particolare stile e di come Hara ne fu attratto sin da ragazzino. Di come, alla continua ricerca del realismo, si è procurato fumetti americani (in special modo quelli disegnati da Neal Adams) e libri di anatomia con l’intenzione di diventare un pittore. E di come, influenzato da questo stile di cui si era innamorato, fosse per lui una sfida riuscire a trovare il giusto equilibrio tra umorismo e rappresentazione drammatica ai tempi in cui disegnava Ken il guerriero. Hara divenne infatti noto per questo suo gusto particolare e ha ricordato che una volta è giunto fino al punto di dichiarare che “Preserverà il Gekiga in eterno!”, mettendo in risalto la sua forte dedicazione a tale stile. Fatto interessante, nel periodo in cui aveva iniziato a disegnare fumetti, il “boom” dei Gekiga era al tramonto in Giappone e stava cedendo il passo alle commedie romantiche, caratterizzate da personaggi dai lineamenti molto più dolci e che guadagnavano sempre più popolarità presso il pubblico. Questo all’allora giovane Hara non andava proprio giù e fu anche per tale motivo che diede alla luce Ken il guerriero, riuscendo non solo a creare un capolavoro ma anche riportando in auge un genere che all’epoca stava scomparendo.

Comunque, da allora molte cose sono cambiate. Hara ha infatti confessato che attualmente mira di più al pubblico femminile (che in Giappone registra un aumento maggiore di quello di sesso maschile) e, benché possa sembrare strano che un mostro sacro dei manga si ponga ancora oggi il problema di come intrattenere un pubblico sempre più ampio, questo è da imputare alla passione che ancora arde nel maestro nonostante tanti anni di carriera alle spalle. Anni in cui anche i suoi gusti sono cambiati e, se quando era un ventenne amava disegnare personaggi virili e muscolosi, oggi ha imparato ad apprezzare figure più slanciate tipiche degli shonen che, secondo lui, mettono in risalto “il potenziale per il futuro”. In tal senso, il maestro Miura ha elogiato Ikusa No Ko, l’opera più recente di Hara, affermando che le lettrici troveranno quel certo “glamour” tra i personaggi maschili.


Ikusa No Ko – Oda Saburo Nobunaga Den

Edito in Italia da Goen con il titolo La leggenda di Oda Saburo Nobunaga, è l’ultima opera del maestro Tetsuo Hara e narra della giovinezza del più famoso condottiero del Giappone feudale. Cliccando qui troverete la recensione del primo volume ed un’intervista al riguardo.


Si è passati allora ai “dietro le quinte” di Ken il guerriero. Il maestro Miura ha parlato del fascino di quest’opera ed ha affermato che l’idea di premere i punti segreti per far esplodere gli avversari è semplicemente incredibile, e tutta la storia si è infatti evoluta intorno a questo unico espediente. Dal canto suo, il maestro Hara ha ricordato ancora una volta che l’idea venne da Nobuhiko Horie, all’epoca suo editor e oggi CEO della Coamix. Hara infatti amava Bruce Lee e Mad Max, così Horie cercò un modo per far combaciare le due cose. Il maestro Hara ha poi paragonato la creazione di un manga al tessere una veste, affermando che il lavoro di un mangaka è quello di diventare uno specialista nel tessere dei “fili orizzontali” (i personaggi e i loro attributi)”, ma può trovare difficoltà nel tessere “fili verticali” (gli eventi che mandano avanti la trama). All’epoca fu Horie a tessere molti di quei fili verticali.

Sempre restando su Ken, si è parlato del fatto che, pur essendo uno shonen, cioé indirizzato principalmente ad un pubblico di ragazzini, il manga è ben noto per le sue scene brutali. Hara ha quindi ribadito che la violenza non è mai stata il tema portante della serie, ma alcuni momenti erano inevitabili e necessari per mostrare quanto fosse straordinaria la tecnica di combattimento del protagonista. Il maestro però non voleva che i lettori percepissero il dolore e l’agonia che la morte inevitabilmente comporta e, per raggiungere questo scopo, indirizzando l’attenzione dei lettori su Kenshiro, il reale protagonista, piuttosto che sul sangue, si è inventato delle urla di dolore ridicole che smorzavano la crudezza della scena e, anzi, inducevano il lettore a ridere della giusta punizione inflitta al criminale di turno. Tutta questa attenzione non gli ha comunque impedito di ricevere parecchie critiche da chi osservava la sua opera in maniera superficiale e, per potersi concentrare al 100% sul lavoro, all’epoca dovette fare affidamento su Horie, che lo tenne al riparo da ogni polemica proveniente dall’esterno. E anche se qualche altro problema c’è stato, Hara ha affermato che la produzione di Ken è riuscita ad andare avanti a lungo senza intoppi sia grazie ad Horie, sia grazie a Buronson, abilissimo nel creare storie commoventi.

Dopo questa parentesi dedicata alle curiosità (che in realtà la maggioranza dei fan già conosceva, ma va bene lo stesso) legate alla lavorazione di Ken il guerriero, il maestro Miura è passato con tono entusiasta a parlare del modo in cui è stato disegnato. Stando alle sue parole era come se i pugni di Kenshiro e Raoh volassero fuori dalla pagina. Quando realizzò Berserk, Miura voleva ricreare quello stesso effetto, ma i risultati non lo soddisfacevano. Sentiva che la spada di Guts non aveva lo stesso “peso” di un pugno. Entrambi i maestri hanno quindi convenuto che “La Divina Scuola di Hokuto rappresenta come un’estensione del senso fisico del lettore, restituendogli un vero stimolo”. Miura ha quindi aggiunto che “L’Ammazzadraghi”, la grande spada di Guts, è stata creata anch’essa tenendo a mente quest’idea di “estensione della realtà”, in modo che i lettori la ritenessero credibile.

A seguire si è parlato dei personaggi storici di cui il maestro Hara si è trovato a raccontare le gesta. Partendo dall’ultimo, il giovane Oda Nobunaga di Ikusa No Ko e passando per Maeda Keiji, Shima Sakon e Tokugawa Ieyasu, la discussione è andata a finire sul metodo con cui il maestro ne ha ricostruito la personalità, le abitudini, il modo di vivere e di esprimere le emozioni, tutti elementi che ha dovuto immaginare durante la progettazione. L’ultimo ingrediente, fondamentale per dar vita agli affascinanti personaggi caratteristici delle sue opere, sono infine i dettagli storici. Nel caso di Nobunaga, comunque, trovandosi a parlare di un periodo in larga parte sconosciuto della sua vita, il maestro Hara gode di maggior libertà in termini creativi. Un discorso a parte è stato fatto circa il “Bigaku” (letteralmente “coscienza estetica”), ovvero quei tratti della personalità unici che definiscono il modo di vivere del personaggio. Hara ha detto che non li stabilisce nel momento in cui crea i protagonisti delle sue storie, ma li sviluppa man mano che questi vivono le intense storie scritte da Horie o Buronson.

Altro argomento dell’intervista è stato l’anime storico di Ken il guerriero. In sostanza, nonostante sia noto a livello mondiale, Hara non ne è mai stato pienamente soddisfatto. Il maestro infatti lamenta la semplificazione del tratto che necessariamente si è dovuta operare ma che, a suo avviso, tradisce il lavoro che egli ha fatto con il manga. Miura, giusto per mettere un po’ di benzina sul fuoco, gli ha fatto eco affermando che solo ad un artista di talento può accadere una simile tragedia. Tuttavia, giusto per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, entrambi hanno concordato sul fatto che un adattamento animato – per quanto oggigiorno non sia più redditizio come un tempo – rimane uno dei metodi più efficaci per spingere il pubblico ad interessarsi al manga d’origine. Stesso discorso è stato fatto per i manga spin-off. Hara ha dichiarato di partecipare attivamente alla loro creazione, in special modo le serie Naoe Kanetsugu e Kaze No Gunshi (rispettivamente derivanti da Hana No Keiji ed Ikusa No Ko), per le quali il maestro crea i personaggi importanti non solo dal punto di vista estetico, ma anche della personalità. In più, egli supervisiona il lavoro degli autori più giovani, controllando gli storyboard ed apportando miglioramenti ove necessario. Chiaramente tutto ciò comporta un bel carico di lavoro per il maestro Hara, ma egli sembra ripagato dal fatto non solo di riempire dei vuoti che da solo non riuscirebbe a colmare, ma anche di lavorare fianco a fianco con le nuove leve, che a suo avviso hanno molte idee nuove ed entusiasmanti. Non è sempre stato così, in realtà, perché in passato ha anche avuto dei diverbi con alcuni che non si attenevano alle sue direttive, ma oggi si sente soddisfatto del risultato e, anche se questi manga sono disegnati da altri, ritiene che i suoi input siano sempre ben visibili. Con un sorriso sornione ha aggiunto: “Ora che sono un po’ più anzianotto le persone tendono a darmi ascolto. Grazie al cielo ho superato i cinquant’anni!”

Argomento conclusivo della lunga chiacchierata è stato il metodo di lavoro del maestro Hara. Egli si è dichiarato infatti molto severo riguardo la realizzazione di un manga, definendolo come una forma di “disciplina”. Per quella che è la sua esperienza, infatti, quando si è disegnato per un tempo sufficiente si entra in una fase di concentrazione talmente alta che ogni altra cosa – compreso se stessi – scompare e conta soltanto il manga. Si viene presi da un sentimento di euforia che, secondo lui, rappresenta la vera gioia di un mangaka, ma che, quando finisce, ti lascia in uno stato di prostrazione tale che spesso ha temuto perfino di essere in punto di morte. Eppure, nonostante tutto, il maestro Hara non smette di entrare in questo particolare stato (che egli ha chiamato “la zona”) ogni volta che realizza un nuovo capitolo di un suo manga, anzi, ne ha fatto una vera e propria filosofia di vita. Perché se da un lato ha sempre ritenuto che un mangaka ha una sorta di responsabilità verso le nuove generazioni, che potrebbero allontanarsi da questa strada se vedessero i loro idoli “consumarsi” e morire giovani, dall’altro si è convinto col tempo che dare la propria vita per questo lavoro può essere una virtù. A tal proposito il maestro Miura ha aggiunto che, nonostante tema che invecchiando il suo piacere nel disegnare possa trasformarsi in pena, ha intenzione di farlo anche fino a novant’anni.

L’ultima domanda che Miura ha rivolto ad Hara, sempre restando legati al tema del lavoro come mangaka, riguardava la possibilità – visti i numerosi anni di carriera che entrambi hanno alle spalle – di arrivare ad un certo punto a perdere l’ispirazione, a non avere più stimoli. Hara ha risposto che la mancanza di idee è la norma e sarebbe dura se dovesse fare tutto da solo ma, fortunatamente, ha al suo fianco Nobuhiko Horie e tutto il resto dello staff della Coamix a sostenerlo. A questo ha aggiunto che, a volte, lo stimolo viene alimentato dal fatto che i giovani lo fanno “arrabbiare” (nel report originale non viene spiegato cosa voglia dire, ma con ogni probabilità e scherzosamente, Hara si riferiva al fatto che, ogni tanto, trova lo stimolo nel dover mostrare alle nuove leve, ancora inesperte, come si lavora). Infine, ha concluso dicendo che lavorare ed avere a che fare con così tante persone è qualcosa che aumenta il karma. Quel, karma, secondo lui, prima o poi torna indietro e aiuta sia te che le persone che ti stanno attorno.

Nel chiudere l’intervista, il maestro ha rivolto un particolare messaggio a Kentaro Miura, dicendogli che superata una certa età si diventa sicuramente più saggi e più esperti, ma il fisico diventa più fragile. Quindi il consiglio è di non pensare di poter gestire ogni cosa da solo ma delegare invece ai giovani e riservarsi il ruolo di guidarli. A suan volta il maestro Miura, che con i suoi 27 anni passati a lavorare su Berserk è ormai anch’egli un veterano di questo mestiere, ha accolto il messaggio con rinnovato entusiasmo.