Hokuto No Ken Legendary Warriors – Primo video di gameplay


È stato finalmente pubblicato il primo video che mostra il gameplay di Hokuto No Ken Legendary Warriors, videogioco amatoriale per PC con sistema Windows, sviluppato da Zero e Amon (al secolo, i fratelli Cristian e Mirko Giuseppone).

Con una grafica in alta definizione, il gioco si presenta come un picchiaduro a scorrimento di stampo classico in cui al giocatore viene data la possibilità di selezionare il proprio guerriero tra una rosa di 4 personaggi: Kenshiro, Rei, Toki e Mamiya. Elemento di grosso rilievo è che, anche se a prima vista può sembrare un semplice rip-off del famoso picchiaduro ad incontri su Hokuto No Ken che anni fa fece furore sia come cabinato arcade che su PS2, in realtà gli sprite – fedeli allo stile della serie animata storica – sono completamente ridisegnati da Cristian, come si può ben vedere nell’immagine sottostante (cliccate per ingrandire).

Al momento non è ancora disponibile alcuna demo giocabile, ma contiamo di tenervi costantemente informati sugli sviluppi di questo interessantissimo progetto. Restate sintonizzati!

KEN IL GUERRIERO – Aggiornamenti Maggio 2016


Negli scorsi mesi, a causa di svariati motivi (non vi preoccupate, solo cose che possono capitare quando c’hai una vita…) il sito è rimasto in uno stato di abbandono e non ho potuto aggiornarlo con l’usuale frequenza. Mi tocca quindi fare un po’ il punto della situazione su quello che è successo nel frattempo nell’eptastellato mondo di Hokuto. Mettetevi comodi 😉

Partiamo dalla notizia che l’amico Musashi aveva riportato a marzo, quella sulla statua di Kenshiro che sarebbe stata posta, il giorno 26 dello stesso mese, all’interno di una stazione ferroviaria della città di Hokuto, in Giappone. Beh, ecco un paio di foto ricordo dell’evento (fornite da Divina Scuola di Hokuto, a cui faccio i complimenti per aver sfondato il tetto dei 76.000 fan su Facebook) con Tetsuo Hara e Buronson tutti contenti e felici. 🙂

kenshiro statua

Passiamo ora alle produzioni cartacee e parliamo di… Yuda!

yuda ultimate desire

Forse ricordate che in un articolo dell’anno scorso elencavo, cercando di fare un po’ d’ordine, i vari spin-off ed episodi speciali legati alla saga di Ken il guerriero. Lì mi ero fermato a Souther Gaiden, un episodio legato all’infanzia del Sacro Imperatore scritto da Takeshi Kawada e disegnato da Yukito. Ecco, lo stesso team creativo (coadiuvato da Yukito Imoto) è tornato, negli scorsi mesi, con un nuovo episodio speciale – pubblicato sulle pagine di Comic Zenon – dedicato al passato del maestro della Gru Rossa di Nanto. Il titolo dell’episodio è Yuda Gedō-den Ultimate Desire.

yuda ultimate desire 2

Tale storia si va ad aggiungere ad altri due brevi racconti precedentemente pubblicati, i cosiddetti  Goshasei Gaiden. Nel primo, intitolato RedBlue – Hen’yoku No Shōnen-tachi (ottobre 2014), viene esplorata la vita di Shuren e Hyui, mentre nel secondo, SCRAP MOUNTAIN (luglio 2015), le vicende narrate riguardano l’esistenza di Fudo.

goshasei gaiden

Passando invece al discorso merchandise e prodotti su licenza, segnalo l’RPG per dispositivi iOS e Android Hokuto No Ken Smart Shock.

hokuto no ken smart shock

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Ora sicuramente starete correndo sugli store online per scaricarlo ma, oltre al fatto che per usufruirne bisogna essere registrati al servizio di messaggistica LINE, requisito essenziale è la conoscenza del nipponico idioma, quindi, a meno che non siate nati nella terra del Sol Levante o abbiate studiato la lingua dei prodi samurai, dubito che ci capirete qualcosa.

Il discorso potrebbe (il condizionale è d’obbligo) invece essere differente per la collaborazione “Hokuto No Ken x LINE Rangers”. Sviluppato sempre per dispositivi iOS e Android questo gioco vedrà, per tutto il mese di maggio 2016, Kenshiro, Raoh e Julia aggiungersi alla folta schiera di personaggi utilizzabili ed affrontare una sfida speciale legata a Souther.

line rangers hokuto

line rangers hokuto 2

Si potranno inoltre trovare indumenti, armi e vari oggetti legati al mondo di Hokuto, ognuno capace di potenziare in maniera differente il personaggio a cui verrà destinato.

line rangers hokuto 4

Non mancano poi gli adesivi dedicati sempre al già citato servizio di messaggistica.

line rangers hokuto 3

Come dicevo, il discorso potrebbe essere differente perché LINE Rangers è un gioco localizzato anche per l’occidente (basta cercarlo sugli store), quindi c’è la remota (molto remota) possibilità che tale iniziativa non rimanga confinata al solo Giappone.

Ma cambiando argomento, visto che ormai l’estate è alle porte, che ne dite di un po’ di surf firmato Hokuto? Se l’idea vi garba, potreste dare un’occhiata a”Kenshiro” e “Raoh”, i due modelli di mute da surfista realizzate dalla Glidz.

glidz hokuto

Chiudo segnalando che per il 19 maggio è prevista l’uscita dell’ultimo volume di KEN IL GUERRIERO LE ORIGINI DEL MITO DELUXE, di cui sono rimasto colpevolmente indietro con le recensioni (ma conto di recuperare, pian piano… 😉 ).

ken il guerriero le origini del mito 11

Alla prossima e…

WE STILL FIGHT !!

Rumor: Hokuto No Ken per PS2 potrebbe tornare con una versione in HD


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Come da titolo, si tratta solo di un rumor, una voce di corridoio, ma pare ci sia qualche possibilità che la Arc System Works torni su Hokuto no Ken: Shinpan no Sōsōsei Kengō Retsuden (di cui trovate una scheda definitiva cliccando qui), il famoso picchiaduro ad incontri sviluppato in collaborazione con SEGA per il mercato arcade (2005) e successivamente pubblicato anche per PS2 (2007), per riproporlo ad alta definizione in un prossimo futuro.

Tale voce nasce da un breve scambio di tweet riportati dal sito Fighting Games Online:

Come si può vedere, piuttosto che smentire, la Arc System Works pare rispondere in maniera sibillina ad un fan che le chiede di ripubblicare di nuovo il gioco in questione. Fatto ancor più interessante, anche la Aksys Games, responsabile per la distribuzione di alcuni giochi della software house, si unisce alla discussione e risponde in maniera altrettanto sibillina…

“Non è educato puntare il dito verso le persone, dovresti saperlo.”

Chiaramente ciò non basta a confermare una futura re-release del gioco, ma resta interessante il fatto che, a domanda diretta, non sia arrivata alcuna smentita ufficiale in proposito.

Hokuto No Ken – News in pillole (ottobre 2015)


Ultimamente non riesco a star dietro al sito come vorrei e quindi mi tocca recuperare con un riassunto di quello che è successo nell’universo di Hokuto negli ultimi tempi. Partiamo quindi dalla notizia che è rimbalzata praticamente ovunque in rete e che vede coinvolti i guerrieri di Hokuto e di Nanto in una sfida diversa dal solito…


“L’intensità e la passione del rugby reimmaginati sotto forma di corto animato ispirato al celebre manga Hokuto No Ken. In esso, la rappresentazione dello scontro di rugby estremo tra le forze di Nanto, guidate da Souther,
e le forze di Hokuto, guidate da Raoh.”


Ma perché tutto questo? Semplice: nel 2019 si terranno in Giappone i Mondiali di rugby e il comitato organizzatore ha scelto Kenshiro e soci come testimonial dell’evento (d’altronde non è che ci potevano mettere gli efebici protagonisti di tanti anime che vanno di moda adesso 😀 ).
Il corto viene mostrato al pubblico del Japan Pavilion di Londra a partire dal 9 ottobre 2015.

Sempre in tema di testimonial illustri, ci sono altri due video…

Come si può vedere dalle immagini, la compagnia di telecomunicazioni SoftBank ha lanciato una campagna pubblicitaria in cui diversi protagonisti di anime e manga di successo vengono proposti nelle loro versioni “adulte” e dal vivo. Oltre a Kenshiro (interpretato da Ichikawa Ebizō XI, famoso attore di teatro Kabuki), ci sono quindi Sailor Moon, Golgo 13, Rocky Joe, Astroboy ed altri ancora.

softbank

Altra iniziativa un po’ amena è invece quella che riguarda il gioco per dispositivi iOS e Android Tsuri Star (釣り★スタ – Star della pesca), per il quale è previsto un evento a tema Hokuto No Ken “Gusto Fragola” nella giornata del 30 ottobre 2015, durante il quale sarà possibile ottenere particolari canne da pesca e… stranissimi pesci!

tsuri star

Sempre a tema “Gusto Fragola” il nuovo set di gadget messi in vendita sullo Zenon Store: t-shirt, maschere di cartone, biglietti d’auguri, adesivi, tricche e tracche e fischiebbumm

ichigo aji merchandise

Sul medesimo negozio online sono in vendita anche dei portachiavi dedicati a DD Hokuto No Ken:

portachiavi dd hokuto no ken

(Ringrazio Daniel Zelter per le segnalazioni )

AGGIORNAMENTO (23 – 10 – 2015)

Una nuova collaborazione tra Hokuto No Ken e Puzzle & Dragons è prevista dal 2 all’8 di novembre. Nel tweet trovate il link alla pagina originale (in giapponese).

Videogames Tribute – Double Dragon


Nuova rubrica, stavolta dedicata interamente alle vecchie glorie del mondo videoludico. E quale titolo migliore per inaugurarla se non il mitico Double Dragon, meglio conosciuto nella mia sala giochi come “il gioco di Ken il guerriero”?

Sviluppato dalla Technos Japan Corporation nel 1987, Double Dragon (双截龍 – Sousetsuryu – letteralmente “I due draghi che intercettano”) è uno dei primi giochi in cui ricordo di aver inserito personalmente le mie 200 lire (prendendo un sacco di sberle e crepando prima ancora di capire cosa stesse succedendo, ma questo è un altro discorso…), il “nonno” di ogni picchiaduro a scorrimento che si rispetti. Come dicevo all’inizio, dalle mie parti era noto come “il gioco di Ken il guerriero” e, tolto che in effetti l’aspetto dei protagonisti e dei loro avversari richiamava il violento mondo postatomico che all’epoca ci veniva presentato su Junior TV, quello che non potevamo sapere era che la “trama” (che nel gioco non era nemmeno accennata, ma di cui siamo venuti a conoscenza grazie ai libretti di istruzioni delle successive e molteplici versioni casalinghe) era davvero ispirata al nostro anime preferito! Non ci credete? Eccola:

“In un anno imprecisato alla fine del ventesimo secolo (19XX), la maggioranza della popolazione mondiale è morta a causa di un conflitto nucleare e i pochi sopravvissuti sono alla mercé di violente bande criminali. La più potente di esse è quella dei Black Warriors, un’organizzazione a cui solo i fratelli Billy e Jimmy Lee, maestri del Sousetsuken, sembrano in grado di opporsi. Questi, oltre ad affrontare i membri della gang, insegnano ai cittadini a difendersi da soli allenandoli nel loro dojo. I Black Warriors non possono certo stare a guardare e Willy Mackey, il capo della banda, accompagnato da un gruppo di suoi scagnozzi, decide di andare di persona a prendere in ostaggio Marian,   ragazza a cui i due protagonisti sono legati, in modo da poterli attirare in trappola.”

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Di qui l’inizio dell’avventura dei nostri eroi dal pugno facile, costretti ad affrontare 5 livelli pieni zeppi di nemici da spappolare e trappole da evitare, fino all’eventuale violento epilogo fratricida in cui, dopo aver finalmente sgominato i Black Warriors in via definitiva, Billy e Jimmy combattono all’ultimo sangue per stabilire chi dei due ha diritto a prendersi Marian! Quest’ultima scelta di gameplay, sin da allora, l’ho sempre trovata geniale e allo stesso tempo destabilizzante. Geniale perché era totalmente in linea con l’atmosfera violenta e spietata che si respirava nel gioco (oltretutto richiamava proprio Hokuto No Ken, ricordando la scena in cui Shin assale Kenshiro per sottrargli Julia), destabilizzante perché, dopo aver affrontato assieme quell’immane lotta, i giocatori si trovavano all’improvviso a doversi contendere tra loro l’happy ending, cambiando totalmente le carte in tavola!

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Fosse uscito oggi, non oso immaginare le lamentele delle femministe più agguerrite, che avrebbero visto in Marian l’emblema della donna oggetto la cui sorte è decisa esclusivamente dal maschio alfa, ma nel 1987 i videogames non godevano dello stesso risalto mediatico odierno e, soprattutto, erano un hobby a cui le donne non erano ancora avvezze (sì, Tetris sarebbe arrivato solo l’anno seguente), quindi ci è andata bene.

KishimotoYoshihisa Kishimoto e le origini di Double Dragon

Creatore della serie, Kishimoto iniziò la sua carriera alla Data East, per la quale realizzò due videogame su laserdisc (sullo stile di Dragon’s Lair, per intenderci) intitolati Thunder Storm (1984, noto anche come Cobra Command al di fuori del Giappone) e Road Blaster (1985, da non confondere con il quasi omonimo RoadBlasters di Atari del 1987). A quel punto successe che Kunio Taki, presidente dell’allora piccola ed arrangiata Technos, compagnia che aveva fondato nel 1981 dopo essere andato via proprio da Data East assieme ad altri due colleghi, cercava un modo per sfondare e pensava di buttarsi proprio nel mercato dei videogame su laserdisc. Poco dopo l’uscita di Road Blaster, contattò quindi Kishimoto per parlarne e, non senza una certa sorpresa da parte sua, questi gli si presentò con un’idea totalmente diversa: non un gioco su laserdisc, ma un videogame ispirato alle sue continue scazzottate alle prese con bande giovanili ai tempi del liceo! Dal canto suo Taki, un po’ perché l’idea gli piacque, un po’ perché si sarebbe risparmiato i soldi destinati allo sviluppo con quella nuova tecnologia, ci volle credere, mentre Kishimoto ripagò quella fiducia dando al protagonista del gioco il nome del suo nuovo datore di lavoro. Fu così che, nel 1986, nacque Nekketsu Kōha Kunio-kun (conosciuto in occidente come Renegade, anche se non c’entra nulla con Lorenzo Lamas…).

kunio kun

Il gioco ebbe successo in Giappone, tanto che il protagonista divenne la mascotte della Technos e Kishimoto ebbe carta bianca per la realizzazione di un sequel. Stavolta Taki gli chiese però due cose specifiche: un appeal più internazionale, in modo da poter sfondare anche in America, e la possibilità di giocare in due, per fare più soldi con i cabinati. Kishimoto allora prese le meccaniche del gioco precedente, le mescolò con il film Enter the Dragon di Bruce Lee (dal quale non solo prese il cognome dei protagonisti e i nomi di alcuni avversari – Williams e Roper – ma unendo il concetto di giocare in doppio con il titolo della pellicola ottenne il nome del gioco), gli diede l’atmosfera decadente e violenta della saga di Mad Max e di Hokuto No Ken e creò quindi Double Dragon che balzò immediatamente al primo posto tra i cabinati più redditizi e vi rimase per ben 15 mesi consecutivi!

Comunque, a parte tutto, la cosa bella di Double Dragon era non solo praticare ‘sto benedetto Sousetsuken (antica e nobile arte marziale che annoverava raffinate tecniche come i cazzottoni alla rinfusa, le ginocchiate sul setto nasale, le capocciate, le gomitate e i calci volanti in bocca…) addosso ad avversari che continuavano a spuntare sempre più numerosi ed agguerriti, ma anche farlo accompagnati da una colonna sonora che, nei limiti tecnologici dell’epoca, riusciva a gasarti e a farti immedesimare ancor di più. E questa miscela di mazzate, testosterone e sonorità eroiche, nonostante fosse ancora abbastanza grezza (il gameplay generale non era proprio perfetto) ebbe molto successo, tanto che già l’anno seguente, nel 1988, la Technos immise sul mercato un nuovo cabinato: Double Dragon II – The Revenge.

Costruito sulla medesima ossatura del capostipite, Double Dragon II è da molti considerato un semplice upgrade piuttosto che un vero sequel, ma giocandolo ci si rende conto che non è esattamente così. I nemici sono solo lontanamente parenti di quelli del primo gioco e mostrano pattern di attacco spesso conditi di varie acrobazie (oltre ad avere un’intelligenza artificiale settata su livelli di ferocia impressionanti…), mentre le colorazioni, in generale, sono più sgargianti. Quello che però colpisce subito è il diverso sistema di controllo: abbandonata l’immediatezza del pulsante per i pugni e quello per i calci, Kishimoto torna alle radici e mutua da Kunio-kun il pulsante per l’attacco a sinistra e il pulsante per l’attacco a destra. In poche parole, se si ha l’avversario di fronte e si preme il pulsante di attacco relativo alla direzione in cui si trova, partiranno dei pugni, se invece lo si ha alle spalle, premendo lo stesso pulsante partiranno dei calci. Difficile descrivere il senso di spaesamento che ne deriva, soprattutto se si mette in conto la bruttissima abitudine degli avversari di continuare a girarvi intorno senza sosta, facendovi letteralmente scimunire mentre vi corcano di mazzate. In ogni caso, quando si inizia a farci l’abitudine, il gioco ha alcune novità da offrire, come ad esempio l’aggiunta di un calcio rotante a mezz’aria (sì, prima di Final Fight, bravi…), la maggior varietà di nemici e boss di fine livello. Le uniche pecche sono le musiche forse meno coinvolgenti ed il livello della fattoria con le mucche al pascolo, che personalmente ho trovato di una tristezza unica.

In tutto questo, i due titoli collezionavano un invidiabile numero di conversioni per ogni piattaforma esistente (quasi sicuramente all’epoca anche i tostapane avranno avuto il loro porting di Double Dragon…) e il futuro sembrava roseo al presidente Taki, mentre sguazzava come un novello zio Paperone tra gli introiti che ne derivavano e passava dall’avere talmente le pezze al culo da non potersi distribuire i giochi da solo ad aprire ora una divisione statunitense della propria azienda, la American Technos Inc.,  ma la concorrenza non stava certo a guardare e il primo grosso segnale che qualcosa stava andando storto lo si ebbe nel 1989, quando la Capcom diede alla luce il già citato Final Fight. Yoshiki Okamoto, creatore del gioco, si era ispirato proprio ai due capitoli di Double Dragon e, da un lato semplificando il sistema di controllo e dall’altro aggiungendo parecchie innovazioni (oltre ad una grafica spettacolare e dettagliata), ottenne un risultato che faceva letteralmente impallidire i popolari picchiaduro con protagonisti i fratelli Lee.

final fight

Quello che successe dopo è storia dei videogames: la Capcom inanellò una serie di grandi successi, dominando il mercato dei picchiaduro a scorrimento da sala giochi (e non solo) per tutti gli anni ’90, mentre la Technos cercò di correre maldestramente ai ripari con titoli sempre più imbarazzanti che non riuscivano minimamente a reggere il confronto con la concorrenza. Questo perché, come lamentò in seguito lo stesso Kishimoto, alla Technos non si investivano abbastanza risorse nello sviluppo e ciò comportava tutta una serie di limitazioni che tarpavano le ali a qualsiasi progetto. L’esempio lampante di questa politica è Double Dragon 3 – The Rosetta Stone che, immesso sul mercato nel 1990, doveva in teoria essere la risposta alla Capcom e invece si rivelò una ciofeca di gioco che ben poco aveva a che fare con i suoi predecessori e il cui unico merito (!?) fu quello di inventare i contenuti scaricabili a pagamento più di un decennio prima che diventassero di moda.

In questo terzo capitolo della saga, infatti, esiste un negozio per ogni livello di gioco in cui è possibile acquistare personaggi extra (un wrestler, un karateka ed un chiattone cinese) energia vitale, potenziamenti, mosse segrete e perfino armi inserendo gettoni nel cabinato! Il gameplay poi è tremendo e frustrante come pochi, con nemici al limite dell’impossibile e grafica e animazioni che, nel vano tentativo di rincorrere Final Fight senza voler rompere il salvadanaio, danno al gioco un aspetto talmente pezzente che all’epoca, quando lo giocai la prima volta trovandolo in un bar durante una gita scolastica, ci rimasi di un male indescrivibile. C’era scritto Double Dragon, ma quello NON era Double Dragon. Perlomeno non quello che conoscevo io.

Persa la battaglia nelle sale giochi, la Technos pensò di far traslocare gli eredi del Sousetsuken sulle console casalinghe, realizzando Super Double Dragon (Super Nintendo, 1992), titolo che cercava di riprendere la formula originale aggiungendo alcune innovazioni ma che non era nulla rispetto all’ottima conversione di Final Fight (nel frattempo assurto a nuovo metro di paragone del genere) per lo stesso sistema. Sempre per console ci fu anche Battletoads & Double Dragon (1993), un inaspettato crossover sviluppato dalla Rare in cui i nostri eroi si alleavano con delle rane mutanti da combattimento. Nel frattempo, l’americana DiC Animation creava un aborto di cartoon intitolato Double Dragon (1993-94, da noi giunto con il titolo “Due draghi per una cintura nera”).

double dragon tv

– Ti giuro, stava fuori come un balcone! E’ sceso dalla moto, mi ha puntato un fucile in faccia e ha detto:”Tu… hai gli stessi vestiti di mio fratello!”-

Serie che in tutta onestà mi sento di definire apocrifa, composta di ben 26 episodi, praticamente del videogame aveva solo il nome, tutto il resto era armi magiche, poteri magici, maschere magiche e chi più ne ha più ne metta (l’importante è che sia magico…). E dalla serie venne tratto un picchiaduro ad incontri per home console dall’ambizioso titolo Double Dragon V: The Shadow Falls (1994), una fetecchia capace di puzzare anche peggio del cartone a cui era ispirato.  Ma il peggio doveva ancora venire…

Sul finire del 1994, nelle sale cinematografiche americane approdava il FILM di Double Dragon!

double dragon movie
Erano gli anni in cui a Hollywood facevano a gara per portare su grande schermo ogni benedetto videogame nella maniera più distante possibile dal videogame stesso. Dice: “Ma perché? Che senso aveva?” La risposta non la sapremo mai, sappiamo solo che a quel tempo Super Mario e Street Fighter erano già caduti e, col culo che avevano, Billy e Jimmy non potevano certo mancare all’appello. Fu così che ci ritrovammo a contemplare la storia di due poveri sfigati che non fanno che scappare e buscarle per tutta la durata della pellicola fino a quando, negli ultimi 10 minuti, si decidono a riunire i due pezzi di un antico medaglione che li trasforma in leggendari ed invincibili guerrieri. Io ebbi la fortuna di beccarmi ‘sto capolavoro in prima visione assoluta durante un sonnacchioso sabato pomeriggio su Italia 1. Della serie “ma facciamoci del male vero”.

Double_Dragon_pic

Nel ruolo dei protagonisti c’erano Mark Dacascos (qui ne panni di Jimmy, un anno prima di diventare famoso il film di Crying Freeman), Scott Wolf (Billy)  e Alyssa Milano (Marian) mentre il cattivone di turno, Koga Shuko, era interpretato nientemeno che Robert Patrick!

koga shuko robert patrick

– ‘Sta mano po esse piuma e po esse metallo liquido… –

L’unica cosa positiva di questo film fu il relativo gioco che la Technos pubblicò poco dopo per Neo Geo. Stiamo parlando di Double Dragon (1995), picchiaduro ad incontri che fortunatamente del film riprendeva ben poco, focalizzandosi piuttosto su un gameplay divertente e abbastanza originale da farlo distinguere dalla massa dei cloni di Street Fighter.

Pur non potendo competere con Capcom e SNK, questa incursione dei fratelli Lee nel genere più gettonato in quegli anni è interessante ed ispirata, con un parco lottatori sicuramente modesto nel numero ma anche ben assortito e, cosa più importante, dotato di una grande immediatezza nei controlli.

Questa fu tuttavia l’ultima volta che Double Dragon ebbe a che fare con le sale giochi. L’anno seguente la Technos andò in bancarotta e, da allora, le licenze dei suoi titoli vennero acquisiti dalla Million Inc., compagnia formata dallo stesso Kishimoto che, fino a poco tempo fa, si è occupata più che altro di gestire tali licenze per vari remake e porting su console casalinghe, tra i quali Double Dragon Advance (2003, Game Boy Advance) e Double Dragon Neon (sviluppato nel 2012 da WayForward Technologies per Playstation Network e Xbox Live Arcade). A riaccendere un po’ di speranza arriva però una notizia abbastanza fresca, datata 12 giugno 2015, che ci informa che la Arc System Works (famosa per diversi picchiaduro ad incontri come Guilty Gear, BlazBlue e l’ormai storico Hokuto No Ken Arcade) ha acquisito in toto i diritti della Technos con l’intenzione di dare nuovo lustro alle vecchie glorie dei videogames. Che dire? Speriamo di vedere di nuovo Billy e Jimmy prendersi a mazzate per i vicoli di qualche città postatomica e, mentre chiudo, vi lascio con un paio di curiosità 😉


  • L’immaginaria arte marziale Sousetsuken (双截拳Doppio Pugno che Intercetta) è un omaggio al Jeet Kune Do (截拳道Via del Pugno che Intercetta) di Bruce Lee.
  • Sia in Double Dragon che in Double Dragon II, Kishimoto si è divertito a citare i suoi due precedenti videogames realizzati per Data East. Nel primo, l’automobile che si vede nel garage da cui escono Billy e Jimmy è la stessa di Road Blaster, mentre nel secondo, l’elicottero nell’hangar è il medesimo di Thunder Storm.
  • Billy Lee compare fra gli entusiasti spettatori di WWF Superstars, mitico gioco sul wrestling realizzato sempre da Technos nel 1989.
    wwf superstars
  • Lo strano titolo del terzo capitolo di Double Dragon, “Rosetta Stone”, deriva da un’omonima band irlandese che Kishimoto amava ascoltare durante lo sviluppo del gioco.
  • Stranamente non esiste un manga dedicato a Double Dragon, tuttavia il manuale di istruzioni della conversione per Famicom di Double Dragon III (1991) era fatto completamente in forma di manga.
  • Nel 1991 la Marvel realizzò una serie a fumetti di Double Dragon. Anche in questo caso trama e personaggi erano distanti da quelli del videogioco originale e, dato lo scarso successo di vendite, la testata fu chiusa dopo solo 6 numeri.
    double dragon comic
  • Nel 2002 la SNK Playmore pubblicò Rage of the Dragons che, sviluppato dalla software house indipendente Evoga, originariamente doveva essere un nuovo picchiaduro ad incontri con protagonisti Billy, Jimmy ed altri personaggi della serie. Purtroppo la Million non concesse la licenza e i personaggi vennero ribattezzati diversamente pur di non buttare al cesso tutto il lavoro svolto.
    rage of the dragons
  • La copertina di Double Dragon Advance è un omaggio a The Way of the Dragon (da noi “L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente”) di Bruce Lee.

Hokuto No Ken x Puzzle & Dragons – GungHo alla riscossa


hokuto no ken puzzle

Magari qualcuno se la ricorda ancora la GungHo, quella software house nipponica che, in un passato non troppo lontano, ci aveva illuso che un open world basato sul mondo di Hokuto fosse possibile e, soprattutto, alla portata di tutti. Sì, la GungHo, quella di Ragnarok Online e tanti altri MMORPG tra i quali, appunto, il compianto Hokuto No Ken Online, di cui abbiamo magari visto immagini varie, desiderandolo, e che è poi svanito in una bolla di sapone a causa dello scarso successo in madrepatria.

Nel frattempo, di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, o almeno quanta ne è bastata alla software house per fare una barcaccia di soldi con Puzzle & Dragons (パズル&ドラゴンズ), un puzzle-rpg sviluppato per dispositivi  iOS e Android. Un giochillo che potete vedere in azione nel seguente video:

Puzzle & Dragons è famoso non solo per il suo gameplay ma anche per gli eventi speciali e le collaborazioni con diverse serie, da Evangelion a Batman, passando per Saint Seiya, Dragonball Z e tanti altri. Poteva quindi mancare il mondo di Hokuto, che in Giappone è e rimane comunque un’istituzione? Certo che no! Al grido di “Non ho alcun rimpianto per la vita da puzzle che ho vissuto!!” eccone l’annuncio ufficiale…

no regrets for this puzzle life

Al momento, l’unico elemento di “crossover” sembra essere rappresentato da questo mostro, che come potete vedere sembra aver frugato nel guardaroba di Raoh.
Cliccando qui, ne trovate le caratteristiche.

tamada special

Da notare che tale mostro non sembra al momento disponibile per la versione inglese del gioco, ma se ne dovrebbero avere notizie molto presto, considerato che dalla pagina facebook ufficiale di tale versione, spunta questo status:

Platinum Games: “Amiamo tutti Hokuto No Ken!”


PlatinumGames

Alcuni penseranno che in realtà stiamo scoprendo l’acqua calda, comunque l’argomento  mi è sembrata simpatico e ho deciso di parlarne lo stesso. Oggi diamo quindi uno sguardo a quello che dice Hideki Kamiya, autore di Devil May Cry, Resident Evil 2, Viewtiful Joe, Okami e, attualmente, co-fondatore della Platinum Games assieme ad altri mostri sacri come Shinji Mikami (God Hand, Killer7…) e Atsushi Inaba (Samurai Shodown, Phoenix Wright, Mad World…).

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Su twitter, alla domanda “Perché c’è un attacco “Hyakuretsu” in molti dei titoli Clover / Platinum Games? Citazione di Hokuto No Ken?”, Kamiya risponde infatti candidamente: Amiamo tutti Hokuto No Ken!

Ma Kamiya non si ferma di certo qui. Da vero appassionato della serie, non si trattiene quando c’è da parlarne. Per esempio, per lui (come per molti di noi, aggiungerei) Hokuto No Ken finisce con la morte di Raoh.

Punto.

Infine, la domanda che tutti adesso vi state facendo gli è già stata posta…

… e la risposta non poteva essere più evasiva…

A dirla tutta, dopo la cocente delusione di Fist of the North Star Ken’s Rage 2, che Koei ci presentò come il titolo definitivo sul mondo di Hokuto ma che si rivelò infine un costosissimo sedativo capace di farmi calare la palpebra già nei primissimi minuti di gioco, a me non dispiacerebbe affatto se i vertici di Platinum Games decidessero finalmente di acquisire la licenza per sviluppare almeno un titolo dedicato a Kenshiro e compagni. E a voi?

(Ringrazio nostalgicshakedown per la segnalazione)