Ken il guerriero diventa un musical

Dopo il divertente spettacolo dedicato a Jagi e i vari criminali della serie, andato in scena in occasione del 35° anniversario, Ken il guerriero torna a teatro con un nuovo musical nato da una sinergia tra Giappone, Cina e Stati Uniti.

Nei panni del protagonista troveremo Yusuke Onuki, ballerino e ginnasta con una lunga carriera alle spalle, iniziata all’età di soli 7 anni. Per quello che riguarda la trama, al momento non è chiaro come è quanto verrà rivisitata, anche se sono già stati annunciati alcuni dei ruoli principali, alcuni con un doppio casting. Shin sarà interpretato infatti sia da Takuya Uehara e Kandai Ueda, mentre Toki da Kazuki Kato e Ryunosuke Onoda. Saranno presenti anche Rei (Kanata Irei), Juza (Rio Uehara) e Ryuken (Tatsuya Kawaguchi). Altri personaggi e i relativi interpreti saranno annunciati in seguito.

Organizzato da Horipro, lo spettacolo andrà in scena in anteprima al Nissay Theatre di Tokyo il prossimo dicembre per poi proseguire nel 2022 con un tour in Cina. Diretto da Sachiko Ishimaru, vedrà coinvolto Frank Wildhorn alla composizione della colonna sonora.

Kentaro Miura e il “mio” Berserk

La notizia ci ha colti tutti un po’ alla sprovvista. Ed è anche inutile ripeterla, perché oggi ne hanno parlato tutti. Anche i media che notoriamente trattano di questo settore solo per fare marchette.

E allora niente, in realtà non sai cosa dire di preciso perché – e lo metto in chiaro subito così da porre le mani avanti – non sei assolutamente la persona più titolata per parlare di Berserk. Lì fuori ci sono molti ma molti altri più addentro a quell’oscuro medioevo fantastico dipinto da Miura, eppure senti che qualcosa forse lo puoi aggiungere. Quindi non tratterò nel dettaglio di Berserk, ma del “mio” Berserk, quello che personalmente ho vissuto nell’ultima parte degli anni ’90.

All’epoca eravamo una generazione di appassionati di anime e manga che, per forza di cose, viveva il tutto al di fuori di una qualsivoglia “bolla social” che non fosse, al massimo, il proprio giro di amicizie o di frequentatori della stessa fumetteria. Orfani di Granata Press, ci si era ormai rifugiati tra le braccia di Star Comics e dei Kappa Boys, che stavano facendo un buon lavoro nel tentare di recuperare Lamù, Ushio e Tora, Ken il guerriero, Ranma, Maison Ikkoku, eccetera mentre, al contempo, pubblicava grandi classici come JoJo, City Hunter e DragonBall. Un periodo ricco di proposte per ogni palato.

Eppure…

Eppure mancava ancora qualcuno che effettivamente fosse pronto un po’ a “rischiare” come faceva Luigi Bernardi. Qualche editore che puntasse su titoli nuovi. E finalmente, quando la Marvel decise di riprendersi in Italia tutte le licenze dei suoi comics, allo stesso tempo diede luce alla divisione Marvel Manga, iniziando con titoli interessanti tra i quali, per l’appunto, Berserk.

All’epoca nessuno poteva immaginare tutto quello che sarebbe venuto dopo, non c’era la possibilità di cercare spoiler su internet e non esisteva lo youtuber/influencer pronto a “spingere”. Berserk, come forse solo JoJo prima di lui, poté quindi contare solo sulle sue forze e sul passaparola. Ed è così che si fece strada, tra atmosfere cupe e combattimenti epici. E lì è stata anche la prima volta che Miura m’ha fregato.

Perché tutti oggi sappiamo, a posteriori, quello che è successo negli anni d’oro della Squadra dei Falchi, ma viverla… viverla è stata tutta un’altra cosa. Mi ero davvero appassionato a quelle storie, empatizzavo ormai con i personaggi.

E poi…

E poi lo sapete anche voi come è andata. Ed è anche giusto che sia così, perché lo strappo è stato talmente forte che ha dato un vero senso al protagonista. Ecco, è stato tutto talmente ben calcolato da Miura che dopo non ho voluto più leggere Berserk.

Sì, avete capito bene. Se il genio vero di questo autore lo si deve cercare, non è solo nel suo stile e nelle sue ispirazioni, ma soprattutto nel violentissimo pugno allo stomaco che è stata l’Eclissi. Ed è così che lo voglio ricordare, come colui che è stato capace di farmi affezionare così tanto a dei personaggi di fantasia, da spingermi ad abbandonare la lettura quando ha deciso che era giunto il momento di darmi un calcio nel sedere e buttarmi giù dal nido.

Quindi no, non leggerete da me parole di preoccupazione per il finale di Berserk, che a questo punto non ci sarà mai, perché per me era finito già venti anni fa, ma questo ricordo della mia particolare esperienza con la sua opera più famosa sentivo di doverlo condividere. Perché oggi la stragrande maggioranza dei media vi dirà che abbiamo perso l’autore di un manga best seller. Io invece vi dico che abbiamo perso forse uno dei pochi autori capaci di entrare davvero nella mente del lettore e raccontare un mondo anche con una semplice espressione del viso di uno dei personaggi minori. Uno che non ti faceva semplicemente essere spettatore della storia, ma te la faceva vivere. E queste sono le cose che, in fondo, lo renderanno immortale.

Ken il guerriero – In arrivo l’edizione definitiva!

Finalmente posso iniziare a svelare qualcosa circa quello che, da diversi mesi a questa parte, bolle in pentola riguardo all’anime storico di Ken il guerriero. Sì perché il nostro uomo di Hokuto preferito ha i suoi santi in paradiso. Santi che per il momento, almeno fino all’annuncio ufficiale, resteranno anonimi. Nel frattempo, godetevi alcune immagini del magnifico lavoro di restauro che stanno facendo…

E se pensate che tutto si limiti alla parte visiva… beh, vi sbagliate, perché le sorprese non sono finite. Ma avremo modo di parlarne meglio a breve. 😏

Chiudo con una frase dell’amico Giorgio Bassanelli Bisbal: “La storia di questo capolavoro deve restare viva ancora oggi. Non c’è niente nel presente e nel futuro se non ricordiamo e divulghiamo il passato.”

Fist of the North Star Ken’s Rage in arrivo su iOS e Android

Nemmeno a farlo apposta, poco più di una settimana fa, parlando di Legends Revive, auspicavo che fosse solo un primo passo per nuove interazioni del mondo di Ken il guerriero nel mercato mobile (e non solo). Ed ecco che, come un fulmine dal cielo (o era a ciel sereno? Vabbé…) arriva la notizia di un nuovo capitolo di Fist of the North Star Ken’s Rage pensato esclusivamente per dispositivi iOS e Android.

Al momento non si conoscono altri dettagli se non che il gioco, sviluppato dal team Midas (la divisione di Koei Tecmo dedicata al mercato mobile), sarà disponibile entro la fine del 2020.

Le immagini lasciano ben sperare e, al netto di tutte le classiche meccaniche di stampo “gacha”, sembrano promettere l’azione di cui un titolo su Ken il guerriero ha bisogno.

Aggiornamento 17/09/2020

Tra i dettagli che stanno trapelando c’è la conferma che il gioco non sarà un semplice porting del titolo per PS3 ed Xbox360 uscito anni fa, bensì un titolo pensato appositamente per i dispositivi mobili e strutturato a capitoli che verranno rilasciati periodicamente, permettendo ai giocatori di rivivere la saga come se stessero seguendo la serializzazione del manga originale. Ci saranno quindi diversi nuovi contenuti pensati esclusivamente per questa versione ed un primo video verrà mostrato il 26 settembre in occasione del Tokyo Game Show 2020.

Sito ufficiale: https://www.gamecity.ne.jp/hokuto_m/

PARLANE NEL FORUM

(Ringrazio Enrico Croce per la segnalazione)

Un anno con Fist of the North Star LEGENDS ReVIVE

A un anno esatto dal lancio ufficiale, avvenuto il 5 settembre 2019, è tempo di tirare le somme su Fist of the North Star LEGENDS ReVIVE, primo vero titolo mobile basato sull’universo di Ken il guerriero a varcare i confini del Giappone e che, per tale motivo, si porta addosso una bella responsabilità. Saranno riusciti quelli di SEGA a toccare i giusti punti di pressione degli appassionati di tutto il mondo o la Stella della Morte splende già sui loro server? Andiamo a vedere. 😉

Siamo all’inizio del 21° secolo…

Fin dagli esordi, quello di Hokuto No Ken è stato un brand che, almeno in madrepatria, ha goduto di una vera e propria marea di adattamenti per il mercato videoludico, cambiando di volta in volta non solo la potenza di calcolo dell’hardware – e parliamo di passare da giochini a cristalli liquidi fino al più recente Lost Paradise per PS4 – ma anche e soprattutto la formula di gioco. E allora, negli anni in cui dominavano Dragon Quest e Final Fantasy, Kenshiro e soci potevano adattarsi ad un RPG con combattimenti a turni. Quando invece andava di moda Street Fighter 2, abbiamo potuto vedere Hokuto e Nanto darsele di santa ragione in una sequela quasi infinita di picchiaduro ad incontri. In mezzo ci sono stati anche i due famosi capitoli di Ken’s Rage, le slot machine e tanto, tanto altro, compresi alcuni titoli per smartphone rimasti confinati al solo mercato nipponico.Tutto questo preambolo per dire che, nel 2020, e nonostante le rimostranze di una certa fetta di appassionati, è del tutto naturale vedere le sette stelle di Hokuto risplendere in un gacha game, ovvero il genere attualmente più in voga nel mondo dell’intrattenimento mobile.

Per i profani, lo scopo di questo genere di giochi è, alla fine della fiera, collezionare e potenziare i personaggi ottenuti casualmente tramite sorteggi di vario tipo o superando particolari prove. La trama, quando c’è, è qualcosa di davvero opzionale ed ininfluente ai fini del gioco, che sostanzialmente si espleta nella ripetizione sistematica e quotidiana della medesima routine – intervallata spesso da eventi speciali – fatta di completamento di missioni, raccolta di materiali atti a potenziare i propri personaggi, upgrade dei medesimi e via così a nastro, mettendoci ogni tanto in conto qualche sorteggio per vedere se non si becca un buon guerriero.Fist of the North Star Legends Revive è proprio questo e, almeno per il momento, nulla di più. I vari protagonisti della serie, qui denominati Fighters, di base sono divisi per rarità (Normal, Rare, Super Rare e Ultra Rare) e per tipologia (Power, Technique e Life). Tali distinzioni decretano non solo il potenziale del guerriero – e va da sé che più è raro e migliori sono le sue caratteristiche – ma anche il ruolo che più gli si addice sul campo di battaglia. Perché se, ad esempio, un Fighter di tipo Life, avendo dalla sua una maggior resistenza fisica, trova la sua collocazione ideale in prima linea (Front Row) a fare da scudo agli attacchi avversari, per contro quelli di tipo Power, capaci di infliggere danni maggiori, vanno normalmente a fare da retroguardia (Back Row), protetti dai primi. I Fighter di tipo Technique, invece, essendo una via di mezzo, possono essere usati efficacemente in ogni posizione.

Stabilita questa prima, importante, divisione, il giocatore si ritrova ben presto a fare i conti con altri millemila parametri di cui tener conto. Si parte dal semplice Level , migliorabile con l’esperienza, passando per la Class e i vari Equipment, che invece bisogna incrementare per mezzo di decine e decine di materiali raccolti giocando (e rigiocando più e più volte) le diverse missioni. Ci sono poi le Seven Stars, sbloccabili una ad una grazie a dei frammenti (Shards) e che influiscono direttamente non solo sulla potenza del guerriero ma anche sulle sue Skill, le abilità e i colpi segreti posseduti. Anche il Gokui è un aspetto assolutamente da non sottovalutare: di base divide i personaggi per elementi (Acqua, Fuoco, Terra e Vento) ed assegna ad ognuno delle caratteristiche che influiscono sul modo in cui si carica la barra del Chi (che serve per attivare le mosse segrete durante gli scontri). Ecco, quest’ultimo aspetto, introdotto solo alcuni mesi dopo il lancio, ha aggiunto maggior profondità alla creazione dei team, perché non basta mettere insieme dei personaggi molto forti, ma anche vedere come si relazionano in base all’elemento e alle abilità ad esso associate. Ultima aggiunta, in ordine di tempo, sono i Charms, ovvero delle vignette prese dal manga originale che, assegnate ai guerrieri, vanno a potenziare diversi parametri o, nel caso dei rarissimi Specialized Charms, ad attivare degli effetti particolari se assegnate a personaggi ben specifici.Come se già non bastasse tutto questo, alla voce Enhance Party possiamo trovare altri modi di incrementare le statistiche dei nostri personaggi quando sono raggruppati come squadra, passando, ad esempio, dalla somministrazione dei cibi preferiti di ognuno alla messa a punto di particolari veicoli (!?). Il tutto, chiaramente, mirato a favorire l’aspetto di cui stiamo per andare a parlare…

You wa SHOP!!

Ebbene sì, Fist of The North Star Legends Revive, per quanto comunque godibile anche senza dover necessariamente spendere un singolo euro, si è proposto fin dall’inizio – e pure con una certa sfacciataggine – come un titolo dalle richieste economiche esose ed aggressive. Come tutti hanno infatti scoperto molto presto, non basta continuare a giocare alle missioni Story (che rivisitano la trama della serie originale), alle Clash, ai duelli automatizzati nel Dojo, alla Trial of Nanto o alle diverse altre Challenge. Non basta nemmeno accedere ai bonus e ai minigiochi delle Guild. No, per quanto ci si sforzi le risorse, a partire dalla Stamina stessa (che serve per “pagare” l’accesso alle suddette Story e Clash) non bastano mai. Specie se, come ho già detto, le caratteristiche da potenziare tendono all’infinito. Eppure, se la faccenda si limitasse a questo, sarebbe ancora passabile come discorso. Uno potrebbe scegliere di giocare un’eternità senza pagare nulla oppure avvantaggiarsi di tanto in tanto spendendo qualcosa. Onesto.

E invece no. Una delle prime cose che saltano all’occhio è il Vip system, praticamente qualcosa che ti premia se hai deciso che su questo gioco ci vuoi accendere un mutuo. Perché se per ottenere un livello Vip 1 basta anche solo un euro, per arrivare ad esempio a livello Vip 12, fatti i debiti calcoli, bisognerebbe spenderci un totale di quasi 700 euro!! 😳

A questo aggiungiamoci i famigerati Ranked Gacha, ovvero degli eventi legati a personaggi ultra rari che premiano solo coloro che più hanno investito gemme nei tiri su quella specifica lotteria. Oltretutto, è da notare che, allo stato attuale, c’è un totale sbilanciamento a favore dei personaggi di tipo UR rispetto a quelli “normali” (SR, R e N). Praticamente avere un team composto solo da personaggi UR sta diventando lo standard perché, da un certo punto in poi, ogni nuovo personaggio aggiunto al gioco è stato classificato come UR. Tutto questo per invogliare i giocatori a spendere soldi in modo da avere sempre le migliaia di gemme necessarie non solo per ottenere i suddetti nuovi personaggi (o almeno provarci), ma anche per acquistarne il rarissimo cibo con cui potenziarli. Questa strategia avrà anche avuto un discreto successo a livello economico, ma in termini di meccaniche di gioco ha “ucciso” l’interesse verso tutti gli altri personaggi. Ci ritroviamo infatti con la storia non ancora giunta nemmeno allo scontro finale con tra Kenshiro e Raoh, ma abbiamo già quasi tutti i maggiori guerrieri della seconda parte del manga, avendo saltato a pié pari tanti personaggi minori che si sarebbero potuti aggiungere comodamente senza correre tanto.

Insomma, degli aspetti piuttosto antipatici che, se gestiti meglio, forse aiuterebbero a fidelizzare maggiormente l’utenza e ad invogliarla a spendere comunque senza sentirsi rapinata. E restando in tema di cose antipatiche…

Welcome to this crashy time!

Una delle cose più fastidiose che hanno afflitto il gioco, almeno nei primi mesi, è stata l’instabilità dei server. Tra continui crash e manutenzioni infinite (sia programmate che d’emergenza), l’utenza ha avuto davvero molto di cui lamentarsi, tanto che, oltre a regalare gemme e stamina in quantità industriale per scusarsi, il team di sviluppo ed il Producer hanno ritenuto di dover scrivere una lunga lettera per fare il punto della situazione e rassicurare tutti. È vero che la situazione, da allora, è migliorata parecchio e che i problemi di stabilità dei server sono la normalità quando si tratta del lancio di nuovi giochi, ma è pur vero che ho letto personalmente i commenti di chi, scoraggiato anche da questo, ha deciso di lasciar perdere Legends ReVive. Insomma, non un buon biglietto da visita, anche se, attualmente, i problemi sono sporadici e possiamo dire che il peggio ce lo siamo lasciati alle spalle e anche la velocità di gioco è migliorata.

Keep you playin’

Tornando al sistema di gioco vero e proprio – e premesso tutto quello che ho detto prima – siamo di fronte a qualcosa che, per quello ch mi riguarda, non può non creare un certo disappunto. Spacciato come RPG, questo titolo ha in comune con il genere solo l’idea del party che affronta le sfide in combattimenti a turni. Non c’è, nelle svariate modalità presenti, la minima traccia di qualcosa che davvero possa avvicinarlo ad un vero RPG. Assolutamente. I combattimenti stessi, in realtà, sono ben lontani da ciò che ci si aspetterebbe perché, una volta schierati in campo i propri personaggi, le scelte che ci vengono lasciate sono davvero troppo esigue. In buona sostanza si tappa sullo schermo per menare i nemici normalmente fino a quando non si caricano le Special (tecniche che in genere fanno un po’ più danno e infliggono vari status alterati) o le Secret (tecniche ancora più forti che possono essere usate solo ad inizio turno come attacco extra). Il punto è che tutto ciò avviene in maniera troppo semplificata e schematica. Talmente prevedibile che la CPU può calcolare al volo l’esito dello scontro e darvi il risultato dello stesso in tempo zero se premete sul pulsante “Skip”. L’unica variante sono le Combo, ovvero la capacità di tappare con precisione quando si illuminano tutte e 7 le stelle di Hokuto, aumentando il danno inflitto, ma è solo uno specchietto per le allodole. Non c’è una vera interazione nel flusso di gioco perché manca proprio il minimo sindacale per definirlo davvero un Rpg. E la cosa è ancor più difficile da mandare giù nel momento in cui si passa alle modalità PVP, cioé quelle che, in teoria, dovrebbero essere più divertenti, permettendo ai giocatori di tutto il mondo di scontrarsi tra loro. Ebbene, il Team di sviluppo è riuscito a fare un buco nell’acqua anche in questo caso, perché nel 2020, con un panorama ormai sconfinato di giochi che permettono di sfidarsi l’un l’altro in tempo reale, non te ne puoi uscire con dei combattimenti automatici in cui il giocatore può al massimo stare a guardare mentre i suoi Fighters, guidati da un’IA demente, fanno scelte tattiche pessime.

La verità è che tutto il lavoro va fatto a monte, ben prima di entrare in battaglia: la scelta dei Fighters, lo schieramento, il loro potenziamento continuo e costante. Questi sono gli unici elementi in cui il giocatore può studiare una strategia per poi vederne i risultati sul campo di battaglia, ma sono aspetti talmente risicati che, al di là della grafica davvero ambiziosa, fanno sembrare Legends ReVive un tamagotchi con i muscoli. E il fatto che ben presto si rimanga intrappolati in un eterno ciclo di ripetizione delle routine giornaliere non giova per niente.

I don’t like BLOOD…

Altre cose che non giovano affatto sono la tanto sbandierata fedeltà al manga originale – che ovviamente non c’è – e le musiche sostanzialmente anonime. Nel primo caso, da un certo punto di vista, si può anche soprassedere perché in un gioco ci si dovrebbe concentrare appunto sulla giocabilità. Ma se la campagna di marketing si focalizza anche su una presunta perfetta aderenza all’opera di riferimento, non mi puoi travisare completamente delle scene storiche. Oltretutto è brutto vedere che certi “tagli” e certe modifiche sono stati operati al solo scopo di evitare di mostrare sangue ed esplosioni. In un gioco su Ken il guerriero. Un censura esagerata che, se da un lato è comprensibile sotto il profilo commerciale, dall’altro non può non lasciare interdetti. Voglio dire, non ci si aspettava Mortal Kombat, ma nemmeno è bello vedere, solo per fare un esempio, un Amiba a cui non esplodono le mani o la mancanza della scena storica in cui Rei, al villaggio di Mamiya, fa strage delle truppe di invasione del Re del Pugno. Da questo punto di vista si poteva fare molto di più. Anche solo una galleria di illustrazioni storiche da sbloccare sarebbe stata cosa gradita.

No fan no cry

In conclusione – e riallacciandomi alla premessa iniziale – siamo di fronte all’ennesimo videogame dedicato a Ken il guerriero il cui unico vero punto di forza è solo e soltanto quello di essere dedicato a Ken il guerriero. Perché se si cerca sugli store, di giochi migliori con cui passare il tempo se ne trovano a palate. E allora, dopo un anno dal lancio, nonostante tutto, ci si gioca ancora solo perché si è fan sfegatati di Kenshiro e soci.

Questo, tuttavia, non è necessariamente un male, perché anche se il gioco è quello che è, i risultati ottenuti a livello mondiale rappresentano un’utile cartina tornasole di quanto l’universo di Hokuto sia popolare e di quanto potenziale pubblico c’è per nuovi progetti (non solo videogames). E questo è, forse, quello che lo stesso Tetsuo Hara fa trapelare nel suo recente messaggio in cui, dopo aver fatto i complimenti agli sviluppatori e ringraziato i giocatori, dice di sentirsi rinvigorito e “pronto a tutto”. Quindi sì, magari questo Legends Revive poteva essere pensato (e realizzato) in tutt’altro modo ma, mentre cerchiamo di collezionare e potenziare i nostri personaggi preferiti, possiamo immaginare che sia solo il primo passo verso una nuova direzione per l’intero brand di Ken il guerriero. E se domani avremo nuove produzioni non più “giappocentriche” come in passato, lo dovremo a lui.

KEN IL GUERRIERO: La leggenda di Hokuto nei cinema per il 35° anniversario

“…se dovessimo farne un altro, Raoul sarebbe l’unico personaggio più ‘cool’ e potente. Oltre a ciò, sì, rifarei di nuovo tutto da capo. Penso che questo renderebbe la storia ancora più interessante.”

Con queste parole, nel 2004, il maestro Buronson, co-creatore del mito di Ken il guerriero, rispondeva a chi gli chiedeva del futuro delle produzioni animate sull’universo di Hokuto. Frasi che magari all’epoca saranno sembrate vaghe ma che hanno poi trovato conferma 2 anni più tardi, nel 2006, quando nei cinema di tutto il Giappone è stato proiettato “Ken il guerriero – La leggenda di Hokuto”, film che oggi, grazie a Koch Media, torna nelle sale cinematografiche italiane in due serate evento, il 25 e il 26 settembre, in versione HD rimasterizzata.
Un’occasione non solo per rivivere alcuni dei momenti più spettacolari dell’epopea dell’uomo dalle sette cicatrici, ma anche per celebrarne i 35 anni di onorata carriera.

 

LA “VERA” LEGGENDA

Il film, primo capitolo della pentalogia “Shin Kyuuseishu Densetsu” (La vera leggenda del salvatore, un richiamo a “la leggenda del salvatore di fine secolo” che era il sottotitolo della storica serie animata), segna, oggi come allora, un passo fondamentale nel ritorno in auge del guerriero di Hokuto. Con un character design più fedele al poderoso stile di Tetsuo Hara ed una colonna sonora epica, la pellicola non si limita al semplice revival ma va ben oltre. Come infatti anticipato dalle parole di Buronson riportate in testa all’articolo, pur restando Kenshiro il vero protagonista, la narrazione è vista dalla prospettiva di Raoh. Un racconto nuovo, quindi, che riprende la mitologia del distopico mondo che abbiamo imparato a conoscere tanti anni fa e lo arricchisce di elementi e personaggi inediti. Un film dedicato proprio a chi, di Ken il guerriero, conosce già vita, morte e miracoli. Singolare è infatti la scelta di riassumere a grandi linee gli eventi in una lunga introduzione e gettare lo spettatore nel mezzo di un arco narrativo, quello della lotta al Sacro Imperatore Souther, dove solo chi è cresciuto a pane e Hokuto può cogliere tutte le sfumature, sapere retroscena che non vengono mostrati e, anche e soprattutto, stupirsi delle novità introdotte. Tuttavia, sempre per le caratteristiche appena elencate, “La Leggenda di Hokuto” è il film perfetto per tutti coloro che vogliono imparare a conoscere il mito di Ken il guerriero e diventare così nuovi fan.  Ecco quindi che l’evento cinematografico si trasforma nell’occasione giusta per portare con sé i propri figli, in un simbolico passaggio del testimone alle nuove generazioni. Perché, come ben sappiamo in questi lidi, nonostante la violenza, la storia di Kenshiro parla d’amore e sacrificio,  valori positivi senza tempo.

I PROTAGONISTI

Kenshiro
(voce: Lorenzo Scattorin)

Successore designato dell’Hokuto Shinken, la leggendaria arte marziale assassina capace di distruggere gli avversari dall’interno agendo sui loro punti segreti di pressione, continua a vagare nelle desolate lande postatomiche seguendo il cammino che gli è stato imposto dal Cielo e facendosi carico della sofferenza del prossimo.

Raoul
(voce: Dario Oppido)

Anch’egli maestro dell’Hokuto Shinken, ha deciso di percorrere il sentiero della conquista e sottomettere i nemici con la sua spaventosa potenza allo scopo di fermare il caos e stabilire un nuovo ordine. In maniera diametralmente opposta a Ken, per Raoul i sentimenti sono solo un intralcio ed è quindi costretto a rinnegarli pur di raggiungere l’obiettivo che si è preposto.

Toki
(voce: Ivo De Palma)

Fratello minore di Raoul, ha appreso talmente a fondo i segreti dell’Hokuto Shinken da essere considerato “l’uomo dalla tecnica perfetta”, ammirato da tutti gli altri pretendenti alla successione. In quello che rimane di un mondo devastato dalle bombe nucleari, utilizza la sua conoscenza dei punti segreti di pressione per curare i malati e riportare almeno un barlume di speranza, ma nel suo fisico attanagliato da una spietata malattia, arde ancora un fuoco guerriero.

Souther
(voce: Diego Sabre)

Autoproclamatosi Sacro Imperatore, è l’unico successore della Tecnica della Fenice di Nanto, l’uomo su cui splende la Stella Sovrana. Protetto da un segreto che rende il suo corpo immune alle tecniche dell’Hokuto Shinken, porta avanti un folle piano per la costruzione di un immenso mausoleo che simboleggi il suo potere e, per realizzarlo, fa rapire i bambini dai villaggi circostanti per utilizzarli come schiavi.

Shu
(voce: Marco Balzarotti)

Depositario della Tecnica dell’Airone Bianco di Nanto, ha sacrificato la sua vista per salvare la vita a Kenshiro quando questi era ancora un ragazzino. Seguendo il cammino di chi è sottoposto alla Stella della Benevolenza, combatte una lotta senza quartiere contro le truppe del Sacro Imperatore per difendere gli innocenti.

Reina
(voce: Sonia Mazza)

Personaggio inedito, creato appositamente da Tsukasa Hojo (City Hunter, Occhi di Gatto) per arricchire la storia, è una donna guerriera che conosce Raoul, Toki e Kenshiro sin dalla più tenera infanzia e che ha deciso di schierarsi al fianco del maggiore dei fratelli di Hokuto, di cui è da sempre innamorata.

UN TRAGUARDO ED UN NUOVO PUNTO DI PARTENZA

Come dicevo poco sopra, oggi come nel 2006 “La leggenda di Hokuto” rappresenta un passo fondamentale per un trionfale ritorno in scena dell’universo di Ken il guerriero. E’ da qui, infatti, che Koch Media, per mezzo della sua etichetta Anime Factory, ha deciso di ripartire con una serie di iniziative “a sette stelle”. Ad esempio la riedizione in box, per il mercato home video, dei DVD dell’anime storico, prevista per l’autunno 2018

 

 

 

… così come l’uscita, prevista per il 2 ottobre, dell’attesissimo Fist of the North Star: Lost Paradise, il videogame in esclusiva per PS4 di cui tanto abbiamo parlato. Molto di quello che accadrà dipende comunque dalla risposta che noi fan sapremo dare già alla proiezione del film. Insomma, se eravate indecisi su come festeggiare il 35° anniversario di Ken, ora sapete che fare 😉

Tanto più che, non solo sarà possibile ottenere una locandina da collezione diretamente alla cassa di tutti i cinema aderenti all’iniziativa…

… ma si potrà ottenere anche uno sconto di 10 euro sul gioco!

Tutti i dettagli, assieme alla lista dei cinema, li potete trovare a questo link: vinciconkenilguerriero.it

shortlink: https://wp.me/p1KoP8-8m3

Ken Il Guerriero - La Leggenda di Hokuto - Poster Italiano Ufficiale.jpg

 

Fist of the North Star : Lost Paradise – Ken il guerriero pronto a combattere anche sulle PS4 occidentali dal 2 ottobre

Dopo una fuga di notizie avvenuta all’incirca questa mattina, nel pomeriggio abbiamo finalmente avuto la conferma: Hokuto Ga Gotoku, l’esclusivo videogame per PS4 nato dall’incrocio tra il violento mondo di Ken il guerriero e le meccaniche della serie Yakuza, avrà una localizzazione occidentale!!

Con il titolo Fist of the North Star : Lost Paradise, il gioco sbarcherà da noi il prossimo 2 ottobre con doppio audio (giapponese e inglese) e sottotitoli in inglese.

Se vi sembra di esservi persi qualcosa, continuate a leggere 😉

Annunciato il 26 agosto 2017, Hokuto Ga Gotoku ha immediatamente catturato l’attenzione di tutti gli appassionati, proponendo una formula che, anche se inizialmente aveva fatto storcere il naso a tanti sedicenti “puristi”, si è rivelata poi la sua vera carta vincente: calare Kenshiro e gli altri protagonisti di Hokuto No Ken in uno scenario nuovo e vivere una storia totalmente inedita, slegata da ogni cosa letta nel manga o vista in TV. Insomma, un vero e proprio universo alternativo in cui il protagonista, dopo aver sconfitto Shin, reo di avergli sottratto l’amata Julia, scopre che la donna è viva e si trova nella mitica città di Eden, un luogo in cui è ancora possibile godere di comfort come acqua e corrente elettrica. Di qui, tutta una serie di eventi che coinvolgeranno sia personaggi ben noti ai fan, sia altri creati appositamente (sempre e comunque sotto la supervisione di Tetsuo Hara) per quest’epica avventura.

 

 

Come era lecito aspettarsi, grande attenzione è stata riservata al sistema di combattimento, qui molto più tecnico dei vari titoli della serie Yakuza.  Kenshiro potrà avere 2 livelli di “Burst Mode”, entrambi attivabili con la pressione del tasto R2 del joypad. Il primo sarà caratterizzato dallo sprigionarsi di un’aura azzurra ed il secondo da un’aura rossa. Questo gli permetterà, per un limitato periodo di tempo, di strapparsi il giubbotto e scatenare appieno la furia dei suoi colpi sugli avversari. Da notare che, similmente alla serie Yakuza, normalmente Kenshiro NON può saltare. Questo magari risveglierà in molti lettori amari ricordi legati a Ken’s Rage 2, in cui il salto venne soppresso in favore di combo ancor più ripetitive di quelle del primo capitolo, ma la differenza è che, in Hokuto Ga Gotoku, Kenshiro potrà saltare liberamente durante il Burst Mode ed effettuare anche mosse speciali legate al salto. A tali meccaniche si aggiungono le “Heat Action”,  ovvero dei QTE attivabili dopo aver aperto la difesa avversaria e che risulteranno spesso in colpi fatali. Ovviamente non tutti gli avversari hanno la stessa forza e Kenshiro, per poterli affrontare, dovrà migliorarsi con l’esperienza, potenziandosi ed acquisendo nuove tecniche letali. Questo sarà possibile anche e soprattutto tramite Amuleti e Gemme del Fato. I primi servono infatti per donare a Ken dei colpi segreti di altri personaggi della serie, mentre le seconde per incrementare il livello delle sue caratteristiche. Bella l’idea, comunque, di rendere disponibile l’Hokuto Hyakuretsuken fin da subito non come parte di una combo o come mossa speciale, ma come colpo con cui sbizzarrirsi premendo ripetutamente i tasti. Da non dimenticare poi la chicca costituita dall’l’Abeshi Collection. Infatti, di quanto siano famose, in Giappone, le caratteristiche grida emesse dai poveri pirla  che hanno la sfortuna di incrociare Kenshiro durante le sue giornate storte, ne abbiamo parlato spesso (ad esempio qui), ma che tale elemento sarebbe diventato parte integrante delle meccaniche di gioco è una cosa che solo dei geni (o dei pazzi, che spesso è uguale) avrebbero potuto anche solo lontanamente immaginare. Fatto sta che il nostro Ken potrà raccogliere delle versioni “solidificate” delle urla dei suoi avversari e tirarle sulle gengive degli altri sfigati che lo circondano.

 

Tuttavia, Fist of the North Star : Lost Paradise non è un gioco di soli combattimenti, anzi…  la quantità di “extra” presenti in questo titolo è talmente imponente che è praticamente impossibile annoiarsi. Diverse attività e minigiochi sono infatti al centro di quest’esperienza unica nel suo genere. Già solo all’interno di Eden, Kenshiro potrà non solo giocare d’azzardo e improvvisarsi baristabuttafuori, fruttivendolo o anche medico

 

… ma all’esterno, una volta acquisito un fuoristrada, il nostro eroe potrà esplorare un deserto pieno di “punti di interesse” e di sorprese. Il minigioco del “fuoricampo” con i predoni ci ha conquistato tutti subito, è vero, ma anche la possibilità di ritrovare, fra le sabbie del tempo, alcuni vecchi titoli Sega (tra i quali non solo Out Run, ma anche il primo storico Hokuto No Ken per Master System, da noi conosciuto come Black Belt) non è che ci abbia lasciato indifferenti. In più, come se non bastasse, con il fuoristrada sarà possibile gareggiare in veri e propri rally nel deserto con in palio diversi premi, tra i quali dei potenziamenti per il veicolo stesso.

 

Non sono molti i mesi che ci separano dalla pubblicazione occidentale di Fist of the North Star : Lost Paradise e, nel frattempo, molti che hanno già giocato e completato la versione originale giapponese non hanno potuto fare a meno di esprimere il loro apprezzamento per quello che, fino ad ora, non solo sembra il miglior prodotto sfornato per il 35° anniversario dell’uomo di Hokuto, ma anche e soprattutto il miglior titolo videoludico mai realizzato su Ken il guerriero. Certo, magari sarebbe perfetto con un bel doppiaggio italiano (e ancor di più se richiamassero Alessio Cigliano, voce storica di Ken), ma già così è veramente imperdibile. Per eventuali altri aggiornamenti, restate sintonizzati 😉

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