KEN IL GUERRIERO – Tetsuo Hara rivela a chi si ispirò per creare Raoh


Chi segue questo sito da tempo dovrebbe esserne già al corrente, visto che ne ho parlato in un articolo – 10 cose che non sapevate su Ken il guerriero – che risale al 2015 e che ha avuto anche una larga diffusione, tanto da finire anche su Animeclick. Ma se c’era qualcuno che ancora nutriva dei dubbi in proposito, ora abbiamo niente di meno che la conferma ufficiale di Tetsuo Hara!

Sì perché in un post sul suo sito personale, il maestro parla dell’argomento rivelandoci anche qualche dettaglio in più circa quella che è stata poi l’evoluzione del personaggio:


L’immagine che avevo di Raoh, fratello maggiore che diventa il più grande nemico, all’inizio era semplicemente quella di un uomo enorme! E da li che ha cominciato piano piano a prendere forma. Inizialmente, a differenza di altri personaggi, c’è stato un periodo in cui, indossando l’elmo, il volto poteva essere anche solo accennato.
C’è voluto del tempo prima che arrivassi a strutturare il suo vero volto. Io, che amo accentuare la forza dello sguardo, guardavo al Rutger Hauer di “Blade Runner”. Era Roy Batty, il fortissimo leader dei replicanti che riesce a mettere alle strette Harrison Ford, che aveva il ruolo del protagonista, Rick Deckard. Credo che lo sguardo intenso di Raoh derivi da quella sua figura.

Dopo di che ero indeciso su come disegnarlo e che aria dargli. Mi ricordo bene che la prima volta che Raoh si tolse l’elmo mostrando il viso, ricevetti una lettera da un lettore, un bambino delle elementari. C’era scritto “Cos’è quel taglio corto?! E’ brutto!”…… E poi “Assurdo” , “Per essere l’antagonista di Kenshiro, dovrebbe essere il più forte!!” , ricordo che ero agitato (ride).

Da allora ho lavorato duro, cambiando a poco a poco il disegno per dargli un aspetto migliore. Per dire, era solo una lettera di un fan, ma ciò che vi era scritto mi aveva comunque colpito al cuore. Perché anche io da bambino, quando leggevo i miei manga preferiti, guardavo anche ai più piccoli dettagli. Avevo capito che proprio perché il mio manga piaceva, proprio perché c’erano delle aspettative verso di esso che nella lettera c’erano scritte quelle lamentele. Pensai che avrei dato tutto me stesso per essere all’altezza di tali aspettative. Come risultato credo che, pur essendo l’arcinemico del protagonista, sia diventato uno dei personaggi più amati. E di questo ve ne sono molto grato.

(Tetsuo Hara)


Queste parole del maestro Hara arrivano in tempo per ricordare che il prossimo 18 aprile sarà il 10° anniversario dal famoso “funerale di Raoh”, che si tenne nel 2007 e fece parlare il mondo intero meritandosi un articolo sul Times.

Un sentito ringraziamento a Carmine Napolitano per la segnalazione e la traduzione.

shortlink: http://wp.me/p1KoP8-842

Ken il guerriero e gli errori del doppiaggio storico (undicesima puntata)


Ed eccoci di nuovo qui, dopo alcuni mesi, ad analizzare insieme le prodezze del doppiaggio italiano storico di Ken il guerriero. Stavolta prometto che non dirò nulla sul fatto di accelerare la frequenza dei post perché poi, ogni volta che lo dico, succede sempre il contrario, quindi è meglio che sto zitto 😅. In ogni caso, se siete nuovi da queste parti, trovate l’elenco dei precedenti episodi cliccando QUI. Buona lettura 😉


EPISODIO 11
“I GUERRIERI

悪党ども!! 地獄のブルースを聞け!!
(Furfanti!! Ascolterete il Blues dell’inferno!!)

Dati tecnici

  • Prima TV (J): 20 dicembre 1984
  • Supervisione artistica: Kiyotaka Kantake
  • Sceneggiatura: Hiroshi Toda
  • Sakkan: Shizuo Kawai
  • Fondali: Senri Sagawa
Sinossi

Una richiesta d’aiuto porta Kenshiro a prestare soccorso agli abitanti del villaggio da cui proviene Bart. Ancora una volta le vite degli innocenti sono messe a repentaglio a causa dell’acqua e della crudeltà di chi ne brama il possesso, esseri che però non sanno di aver già firmato la propria condanna a morte…


Cominciamo subito con una doverosa premessa: in questo episodio non c’è in realtà nulla di davvero così eclatante da segnalare. Gli errori trovati sono quelli classici tipo “sette cicatrici” identificate come “sette stelle” e “KING” reso semplicemente come “Re”. Di queste cose ne ho parlato nelle precedenti analisi e quindi eviterò di ripetermi. Per il resto non c’è nulla, del doppiaggio di questa puntata, che pregiudichi in qualche modo la comprensione degli eventi. Questo non significa comunque che manchino le cose da segnalare o le curiosità. Partiamo ad esempio dal titolo italiano: “I guerrieri”. In effetti, per una volta, il titolo scelto nell’edizione nostrana è più adeguato di quello originale. Innanzitutto perché, a differenza del manga, nell’anime alla banda di Jackal è stato dato appunto il nome di “Warriors” (ウォリアーズ) e, in secondo luogo, perché ci permette di cogliere meglio l’omaggio alla pellicola di Walter Hill “The Warriors” (da noi “I guerrieri della notte”) del 1979.

Un film che, specialmente in Giappone, non poteva certo passare inosservato, visto che andava ad incastrarsi, manco a farlo apposta, nell’allora crescente fenomeno degli Yankī e dei Bōsōzoku, ovvero quella sottocultura di delinquenza giovanile (avente le sue radici nel Giappone post-bellico) che fu poi resa popolare nel corso di tutti gli anni ’80 e ’90 attraverso manga, anime e videogiochi, compreso appunto Hokuto No Ken.

Tornando all’episodio vero e proprio, tutto inizia con questo bimbo con le pezze al culo…

… che starebbe già per spatasciarsi al suolo dopo un salto nel vuoto…

… se non fosse per il provvidenziale intervento di …

BEPPE BERGOMI !!

Il successore della Divina Scuola dell’Inter afferra infatti per un pelo il piccolo vagabondo dalle tendenze suicide e gli offre pure da bere. Poi però, con nonchalance e senza proferire parola, alza i tacchi e se ne va, mollandolo di nuovo sul ciglio di un’autostrada postatomica. E mentre questa nobile figura si allontana in silenzio con la sua camminata figa, il piccolo si chiede:

“Chi sarà?”

Che, alla fine, andrebbe pure bene, ma che nell’originale sottolinea l’aspetto messianico delle vicende di Ken con un “che sia Dio?”.

Poco dopo ritroviamo il protagonista seduto al tavolo di un bar assieme a Bart e Lin. Tra gli avventori del locale ci sono però due bestioni che riconoscono in Kenshiro l’uomo sulla cui testa è stata messa una taglia da KING.

Inutile dire che Kenshiro è sempre molto diplomatico in questi casi…

Comunque, prima che le cose si mettano troppo male, interviene “il capo dei Guerrieri”  (come recita il doppiaggio italiano, mentre in originale è “il grande Jackal”).

Il tipo, che è talmente un duro da tenere gli occhi aperti nonostante ci sia dentro il sapone, richiama subito all’ordine i suoi due scagnozzi e, dopo avergli rifilato una paternale sul non mettersi mai contro chi è più forte di loro, rimescola ad entrambi i connotati come se i loro volti fossero due palline di pongo.

Nel mentre, il piccolo vagabondo che Ken aveva eroicamente lasciato a morire nel mezzo del nulla entra nel bar e viene riconosciuto da Bart, che gli si avvicina preoccupato. Taki, questo il nome del bambino, si è infatti allontanato dal villaggio  in cui un tempo risiedeva lo stesso Bart per poter trovare uomini capaci di perforare un durissimo strato di roccia sotto il quale si cela una sorgente d’acqua.

Kenshiro, fallito il tentativo di abbandono in autostrada, comincia a soppesare mentalmente diverse alternative per evitare di accollarsi un terzo marmocchio. E l’opportunità si presenta subito, appena Bart si rende conto che gli occhi del piccolo Taki sono stati danneggiati da una prolungata esposizione al sole del deserto. Ken, infatti, piglia la palla al balzo e gli tocca dei punti di pressione. Che tanto, oh, se per sbaglio invece di curargli la vista lo fai esplodere mica qualcuno sospetterà che l’hai fatto apposta, no?

Ma Kenshiro lo conosciamo, in fondo in fondo è un bonaccione…

“Ho solo trasmesso una giusta pressione al tuo nervo ottico. Adesso dovresti vederci di nuovo come prima”

Solo che l’adattamento italiano s’è perso per strada il nome del punto segreto, che è  Jōkai (浄界).

Comunque ormai Kenshiro s’è pigliato l’accollo e non gli resta altro da fare che riaccompagnare Taki al suo villaggio ed eventualmente dare una mano a risolvere la faccenda. Ma Jackal, dal canto suo, ha ascoltato tutta la conversazione e non vede l’ora di mettere le mani sulla sorgente, tanto che raduna all’istante tutta la banda…

“E’ arrivato il momento di divertirci un po’ miei guerrieri”

Ma in realtà la frase sarebbe: “Abbiamo trovato la nostra acqua, Warriors!”

Poco dopo, Kenshiro e i suoi piccoli scassapalle amici raggiungono l’insediamento e ci trovano una dolce vecchina che per poco non li accoppa tutti a fucilate: Zia Toyo.

Superata l’iniziale diffidenza, la nonna di American Sniper accoglie il gruppo e, dopo aver parlato del più e del meno, tutti vanno a dormire in attesa che sia di nuovo giorno. Anche Kenshiro sarebbe ben felice di farsi una meritata pennica, se non fosse che, nel cuore della notte, gli tocca alzarsi per andare a salvare il culo a quei due scemi di Bart e Taki, che hanno avuto la brillante idea di infiltrarsi in territorio ostile per prendere acqua da un pozzo ben sorvegliato…

Curiosità – La vera sorte di Taki

Come è risaputo, il manga originale è ben più crudo dell’anime nel rappresentare la violenza, specie quando essa è rivolta verso i minori. Nel caso specifico, il povero Taki, nel suo sconsiderato ma coraggioso tentativo di recuperare un po’ d’acqua, in realtà ci lasciava le penne.

Questo perché mentre Hara e Buronson hanno scelto, attraverso certe immagini, di simboleggiare un mondo talmente spietato da non risparmiare neanche i bambini, chiaramente con l’anime ci si è andati molto più cauti, perché già c’erano associazioni di genitori che protestavano per la versione cartacea, figurarsi se Toei si sarebbe mai arrischiata a riproporre le stesse cose solo per trovarsi poi costretta a cancellare una produzione che gli garantiva tanti introiti.

Avendo constatato di persona il pericolo ed il disagio a cui Taki e gli altri bambini sono sottoposti per la mancanza di una propria fonte d’acqua, Kenshiro decide finalmente di darsi una mossa e, dopo aver fatto un po’ di cinema a colpi di luci e suoni, spacca lo strato di roccia con solo pugno. Ma, come avevamo detto, Jackal non vede l’ora di poter mettere le mani sull’acqua ed è rimasto a distanza di sicurezza per poter seguire gli eventi ed attaccare al momento giusto e, ad alcuni subalterni impazienti di attaccare dice:

“Non dimenticate che da solo ha annientato completamente l’Armata di Dio. Questo non è il momento di subire la stessa sorte. La cosa più importante è mettere le mani su quell’acqua”

Frase che, come senso, non fa una piega, ma che in originale contiene una simpatica metafora : “Quello lì ha sconfitto da solo la God Army e Dragon. Perché correre rischi tentando di abbattere un elefante quando ciò che davvero conta è solo mangiarne la carne?”. Insomma, qualcosa che dice tutto sullo stile di vita di un personaggio che ha scelto come nome di battaglia quello di un animale che si nutre di carogne.

Tuttavia gli sgherri non sembrano convinti e, anzi, credono non solo di potersi appropriare del pozzo, ma anche di sistemare una volta per tutte l’uomo dalle sette stelle e poter intascare la taglia che pende sulla sua testa. E in effetti ci provano, solo che Kenshiro li riporta subito con i piedi per terra…

“COLPO DELL’ANNULLAMENTO TOTALE”

Per una volta ci pigliano anche con il nome della tecnica, che in giapponese è, infatti,  Hokuto Kyomu Shidan – (北斗虚無指弾 – Tocco Annullatore di Hokuto). L’unica curiosità al riguardo è che, nel manga, l’esecuzione della tecnica è differente, lasciando intendere che Kenshiro colpisca i punti segreti dei nemici senza toccarli direttamente, mentre nell’anime il contatto c’è e si vede. In ogni caso l’effetto è lo stesso, la perdita di memoria a breve termine da parte delle vittime.

“Avete visto? Il potere dell’Orsa è tremendo.”

… dice un soddisfatto Jackal ai suoi uomini. Chiaramente il potere dell’Orsa di cui vaneggia sarebbe l’Hokuto Shinken, ma ve lo scrivo giusto per ricordarvi che Hokuto e Nanto, in ben 11 puntate, ancora non vengono nominate mezza volta. 😂

Nel frattempo Kenshiro, con la scusa di portare i predoni in stato confusionale fuori dal villaggio, approfitta dell’occasione per squagliarsela alla grande mollando lì anche Bart e Lin. La sua giustificazione? Che se rimanesse in quel posto quei bambini sarebbero in costante pericolo per via dei continui attacchi da parte degli uomini di Shin. Va bene, ci crediamo, dai…

Jackal, che non aspettava altro, si lancia all’assalto con il resto della gang e in pochi secondi prende possesso del villaggio. Zia Toyo, che vorrebbe aprire un dialogo ma opta per tentare di aprirgli la testa con un colpo di fucile, sbaglia la mira ottenendo come unico effetto di far incazzare ancor di più il capo dei banditi. In pratica, a tipo 2 minuti da quando Ken ha messo piede fuori dall’insediamento abbiamo questa situazione:

“AHAHAHAH! E adesso un bel salto giù nel pozzo!”

Intanto facciamo un bell’applauso a Ken per la sua lungimiranza, poi vediamo meglio l’errore bello grosso che abbiamo qui. Per prima cosa la parte in cui si sente la risata del predone, in originale era invece riservata alle lamentele del povero Taki che, legato come un slame ed appeso a testa in giù, non può far altro che gridare: “Mi fa male!”. Il tizio poi, non lo vuole gettare in alcun pozzo (come si vede bene dall’immagine) ma lo espone al pubblico ludibrio dicendo all’incirca “Adesso ci divertiamo! Guardate!”.

Meno male che Ken, richiamato dallo sparo, ha deciso di tornare in tempo per la festa…

Questo spinge Jackal e i suoi scagnozzi a darsela a gambe a gran velocità, ma per essere sicuri di non essere inseguiti creano un terribile diversivo legando dei candelotti di dinamite a due poveri bambini che vengono fatti correre via in direzioni opposte. Kenshiro riesce a salvarne uno ma l’altro, ormai troppo distante, richiede l’intervento di zia Toyo, che dopo essere stata malmenata dai Warriors, usa le forze residue per raggiungere il piccolo, gettare via la dinamite e fare scudo con il proprio corpo dall’esplosione.

“Siamo tornati indietro appena abbiamo capito che stava succedendo qualcosa”

… dice Bart all’anziana ormai moribonda. E in effetti è vero, Bart e Lin erano andati a cercare Ken perché si erano accorti del suo allontanamento e sono tornati indietro assieme a lui quando hanno sentito lo sparo. Però la frase originale intendeva altro. Riferendosi al motivo per cui aveva lasciato il villaggio, Bart confessa a Zia Toyo i motivi che lo hanno spinto ad allontanarsi, dicendole: “Io volevo diventare qualcuno per poi tornare a prendervi”. La donna, confermando che aveva intuito tutto, muore allora fra le sue braccia e l’episodio si chiude con un Kenshiro determinato a rintracciare e sgominare Jackal e i Warriors.

Curiosità – L’urlo di Bart

Mentre nell’anime Bart continua a chiamare Toyo “zietta” (Obachan) anche nel momento in cui muore, nel manga originale la scena è più struggente perché, incoraggiato da Ken, il ragazzo urla “MAMMA!!”, a sottolineare ancor di più quanto doloroso sia quel lutto. Diciamo che, in generale, quest’undicesimo episodio dell’anime è forse uno dei peggio adattati rispetto al manga da cui è tratto. La quasi totale mancanza di pathos che invece è riscontrabile su carta banalizza molto gli eventi, non rendendo minimamente giustizia alle intenzioni degli autori.

ALLA PROSSIMA PUNTATA !!


Ringraziamenti

MusashiMiyamoto e Kyosuke Masaki 82 per il loro contributo.

P.S.: nell’analizzare gli errori del doppiaggio storico ho ritenuto di dover segnalare solo ed esclusivamente quelli più eclatanti e/o ridicoli, perché diversamente sarebbe toccato fare una trascrizione ed un adattamento completi dal giapponese dell’intero episodio, cosa che avrebbe richiesto una mole di lavoro eccessiva.

Quentin Tarantino dirigerà il film di Ken il guerriero


PESCE D’APRILE PER TUTTI GLI AMANTI DEL GUERRIERO DI HOKUTO!!

Dopo anni di rimandi e di imprevisti, è stato finalmente ufficializzato l’accordo tra Tetsuo Hara e Quentin Tarantino per portare su grande schermo le gesta di Kenshiro! Il film, attualmente ancora in fase di pre-produzione, sarà il primo capitolo di una trilogia che culminerà con il duello finale tra il protagonista e il grande Raul, il Re di Hokuto, ruolo per il quale è stato fatto il nome di Dwayne “The Rock” Johnson.

Di seguito, le dichiarazioni del regista e dell’autore:

Quentin Tarantino

Fin da quando, nei primi anni ’90, mi capitò fra le mani un numero del fumetto, non potei fare a meno di innamorarmene. Appena ne ho avuto l’occasione, durante un mio viaggio in Giappone nel ’99, ho incontrato il maestro Hara e gli ho sottoposto il progetto, ma all’epoca c’erano ancora alcuni problemi di copyright con il precedente editore e quindi la cosa sfumò. Io utilizzai allora molte delle idee che avevo in mente per la realizzazione di Kill Bill. In seguito non ci ho pensato più almeno fino al 2013, quando il maestro, dopo aver visto Django Unchained, mi ha ricontattato chiedendomi se ero ancora interessato all’idea. Da allora sono iniziati gli accordi per produrre una trilogia cinematografica che finalmente soddisferà tutti i fan della serie. In accordo con il maestro Hara abbiamo pensato infatti di sfruttare l’occasione per chiarire definitivamente dei concetti che ancora oggi generano dibattiti tra i fan. In particolare abbiamo pensato di inserire, durante i combattimenti, delle barre di energia vitale tipo picchiaduro ad incontri e dei misuratori di potenza dei colpi inflitti. Questo aiuterà finalmente a capire chi è più forte di chi, che poi è il fulcro centrale della storia, no? Alcuni combattimenti verranno appositamente riscritti in modo che le vittorie siano sempre pulite. Ad esempio, Raul stavolta non avrà alcun mantello e dovrà battere in ritirata strategica contro l’immane potenza dell’Uccello D’Acqua, lo stile più forte tra quelli del Sacro Nanto. A livello di trama esploreremo poi i motivi che hanno portato Raul a farsi uccidere da quell’incapace di Kenshiro, che se non fosse stato solo un paraculato sarebbe morto già sotto i colpi di Shin e del Karaté di Sua Maestà. E non ci dimenticheremo di Toki, il migliore, che se non fosse stato per la malattia avrebbe fatto il culo a tutti! Ovviamente la violenza dei combattimenti sarà poi talmente realistica da richiedere un rating a parte che stiamo appositamente studiando con la Motion Picture Association of America. Con la nuova tecnologia 3D vedrete viscere e budella schizzarvi direttamente in faccia!

Tetsuo Hara

Che posso dire? Sono davvero soddisfatto che la mia opera venga portata sul grande schermo da qualcuno che l’ha capita davvero in ogni sua sfumatura. L’idea delle barre di energia vitale e dei misuratori di potenza dei colpi erano cose che avrei voluto già inserire io all’epoca del manga, ma avevo le mani legate per colpa di quel vecchio bacucco di Buronson. Io avrei voluto strutturare la serie come un vero videogame, anche al punto di far decidere ai lettori chi doveva vincere o perdere gli incontri, ma lui si opponeva sempre. Diceva “ci vuole una trama, ci vuole una trama” e io gli rispondevo “ma a che ca**o serve la trama se tanto, fra trent’anni, la gente starà ancora a farsi le pippe mentali su chi vince tra Toki sano contro Falco con tutte e due le gambe?”. Insomma, quello che stavolta vedrete sullo schermo sarà il VERO Ken!

La data di inizio per le riprese è fissata a novembre 2017. Nel ruolo di Kenshiro troveremo la star Shia LaBeouf, che già da mesi si sta allenando per interpretare il successore di Hokuto…


… mentre nel virginale ruolo di Julia troveremo la famosissima Sasha Grey

… e il mitico Nicolas Cage sarà invece Toki! Il migliore!

Ben conoscendo a quali attori il maestro Hara si era inizialmente ispirato per creare i suoi personaggi, il regista ha pensato anche di chiamare in videoconferenza Sylvester Stallone che, direttamente dal divano di casa sua, ha dichiarato:

“Come ho già avuto modo di dire in passato, sono ormai troppo vecchio per il ruolo ed è un vero peccato. Anche perché un paio di botte alla Grey le avrei date volentieri”.

Per ora le news si fermano qui, ma continuate a seguirci per saperne di più!

Shortlink: http://wp.me/p1KoP8-80W

KEN IL GUERRIERO – Aggiornamenti Marzo 2017


Se da noi Hokuto No Ken è uno di quei cult imprescindibili che sembra però aver esaurito il suo ciclo vitale a livello commerciale, in Giappone è invece ancora oggi fonte inesauribile delle iniziative più svariate. Vediamo un po’ – tolta la collaborazione con Toyota – che cosa si sono inventati solo nell’ultimo mese.

Hokuto No Ken Gusto Fragola e i nuovi spin-off dedicati ad Ain e Falco

L’enorme successo del delirante manga parodistico che vede Souther come protagonista non accenna a calare e spinge l’acceleratore sulle iniziative più impensabili. Quindi, mentre è imminente la pubblicazione del 7° volume, non è per nulla strano imbattersi in menù a tema

… o Revoltech custom ispirate alle versioni Gusto Fragola dei personaggi!

A questo si aggiunge il materiale che il manga stesso propone, come gli speciali episodi dedicati ai diversi protagonisti della serie. E se a febbraio era toccato ad Ain, con un episodio un po’ frivolo…

… stavolta tocca a Falco, con un episodio che, purtroppo, non è così “fico” come ci si aspetterebbe.

Più che altro, qualcuno dovrebbe degnarsi di spiegarci perché il giovane successore di Gento ha una capigliatura che farebbe invidia al buon Benimaru Nikaido della serie The King of Fighters!!

Cioé, dai, è una cosa INGUARDABILE !!

Forse il team creativo di Gusto Fragola ha semplicemente scelto di gettare la maschera una volta per tutte e chiarire che anche questi piccoli tributi sono delle trollate in linea con lo spirito dissacrante della serie. O forse sono semplicemente io che non capisco l’umorismo nipponico. 😓

T-shirt e tazza di Souther

Rimanendo sul Sacro Imperatore, stavolta però nella versione “seria” ridisegnata poco tempo addietro dallo stesso Tetsuo Hara, segnalo che sono disponibili, sullo store online di Comic Zenon, tazza e T-shirt.

Hokuto No Ken X Hiroshima Carp

Dopo la collaborazione con gli Hanshin Tigers, Kenshiro e Raoh ci riprovano alleandosi stavolta con gli Hiroshima Carp. Per l’occasione, a partire dal 31 marzo – in concomitanza con l’inizio del nuovo campionato di baseball – verranno messi in vendita t-shirt e asciugamani ritraenti i due fratelli di Hokuto con indosso le uniformi della squadra.

CR Hokuto No Ken 7

E poteva forse mancare, in questo 2017 già funestato da catastrofi di ogni genere, l’ennesimo inutile pachinko? Qui da noi forse sì, ma in Giappone ‘ste trappole mangiasoldi sono un’istituzione e quindi chiudiamo con il trailer…

Shortlink: http://wp.me/p1KoP8-818

Tetsuo Hara e Ken il guerriero testimonial per Toyota C-HR


Anno 20XX, il mondo intero è sconvolto dalle esplosioni atomiche.
Sulla faccia della Terra, gli oceani erano scomparsi
e le pianure avevano l’aspetto di desolati deserti.
Tuttavia…
L’amore per le auto era sopravvissuto!

Con questo slogan, recitato dall’irriducibile Shigeru Chiba, si presenta la terza fase della campagna pubblicitaria CROSSOVER THE WORLD lanciata da Toyota per il suo nuovo SUV C-HR e che vede coinvolti Tomyca, Street Fighter e Hokuto No Ken. E’ infatti per mano di Tetsuo Hara che è stato realizzato un breve episodio manga “animato” in cui, sulle note di Keep yourself alive dei Queen, i protagonisti di Ken il guerriero si lanciano in uno spericolato inseguimento nel deserto ispirato – a detta dello stesso autore – a Mad Max Fury Road, ultimo capitolo della famosa saga che a sua volta venne presa ad esempio per creare l’estetica del mondo di Hokuto più di trent’anni fa.

Insomma, in qualche modo un cerchio che si chiude grazie a questa iniziativa e sulla quale il maestro Hara è stato anche intervistato in maniera scherzosa dichiarando, tra le altre cose, che ha sempre preferito non guidare perché incapace di rispettare i semafori ma che con un C-HR non ci penserebbe due volte a mettersi al volante e guidare a tutta velocità nel deserto, soprattutto perché nel deserto non ci sarebbero gli odiati semafori. 😅

Come sempre ringrazio MusashiMiyamoto per il supporto linguistico 😉

Shortlink: http://wp.me/p1KoP8-80A

Ken il guerriero – 5 personaggi che meriterebbero uno spin-off


Anche se Hokuto No Ken è una saga conclusa ormai fin dal 1988, i film, gli oav e i vari spin-off degli anni più recenti ci hanno mostrato che è tutto tranne che morta. Perché se il merito di questa serie è stato quello di dar vita a comprimari talmente mitici da contendersi spesso il podio con Kenshiro, il reale protagonista, è anche vero  che di tali personaggi spesso è stato detto talmente poco da incuriosire ancor di più il pubblico. Di conseguenza, di cose da raccontare in realtà ce ne sarebbero ancora tante e, sebbene alcuni tra i più popolari – come Raoh, Toki, Jagi, Rei, Julia e Juza – abbiano già avuto una serie tutta loro, a mio avviso mancano ancora all’appello dei personaggi davvero interessanti. Ecco quali sono e perché:

KAIOH

Quanto ne sappiamo davvero di quello che è stato uno dei più potenti (se non il più potente) degli avversari di Kenshiro? Un’ipotetica serie a lui dedicata potrebbe far luce su molte cose che vengono taciute non solo riguardo alla sua vita, ma anche di riflesso su Han, Hyoh, Jukei e chissà quant’altro. Ad esempio, com’è avvenuta la scalata al potere nella spietata società della Terra degli Shura? Quando e come ha attraversato per la prima volta le porte del Regno Demoniaco? C’è mai stata una donna nella sua vita che avrebbe potuto riportarlo sulla retta via? Insomma, di carne da mettere al fuoco ce ne sarebbe davvero tanta.

RYUKEN

Già protagonista di uno speciale tributo realizzato da Shinichi Hiromoto nel 2006, colui che è stato il maestro dei più grandi guerrieri di Hokuto di sempre sarebbe anche il perfetto trait d’union tra le vicende narrate in “Le origini del mito” (Souten No Ken) e quelle della serie originale. Avremmo finalmente la risposta a tante domande rimaste in sospeso in entrambe le opere, come ad esempio l’effettiva identità di Koryu; la sorte di Kenshiro Kasumi e degli altri personaggi dopo la conclusione del manga che li ha visti protagonisti; come si concilia la partenza di Raoh, Toki e Kenshiro dalla Terra degli Shura con il famoso flashback in cui Ryuken va a prendere i due ragazzi presso il luogo in cui sarebbero sepolti i loro genitori… eccetera, eccetera…

RYUGA

A seguire, uno dei personaggi più misteriosi in assoluto dell’intera serie. Di lui sappiamo solo che era fratello di Julia e che padroneggiava la tecnica del Lupo del Cielo del Taishan. Null’altro viene raccontato sulla sua vita e sui motivi che lo hanno spinto ad intraprendere la ricerca di un condottiero capace di riportare l’ordine nel caos del mondo postatomico. Di conseguenza le domande che sorgono possono essere le più disparate, tipo: come mai, appartenendo Julia a Nanto, Ryuga è invece entrato tra le fila dei praticanti del Taishan? Sapeva che la sorella era viva e guidava ciò che restava del Nanto? In caso affermativo, poteva la sua ricerca di un degno condottiero essere legata  a doppio filo al ruolo di Julia e dei Goshasei? Eeehhh, tanta roba…

FALCO

Qui il discorso è simile a quello fatto per Ryuken. Il successore della Scuola Imperiale di Gento sarebbe infatti il perfetto protagonista di uno spin off  che vada a coprire quel lasso di tempo che intercorre tra la morte di Raoh e il ritorno di Kenshiro. Anche qui salterebbero fuori tanti dettagli sui quali si è preferito sorvolare nella serie originale, non solo su Falco, ma anche su altri personaggi come Soria, Shoki, Jako, Ain, i fratelli Harn, Bart, Lin e diversi altri. Sarebbe anche l’occasione perfetta per approfondire la mitologia riguardante l’arte di Gento.

YUDA

Sì, lo so, ha già avuto un suo episodio dedicato grazie al team creativo di Hokuto No Ken Gusto Fragola, ma sono convinto che questo ambiguo personaggio meriti molta più attenzione visto il ruolo cruciale che, stando a quanto lo stesso Rei racconta nell’opera originale, avrebbe avuto nell’insanabile spaccatura tra i 6 Sacri Pugni di Nanto. Sappiamo infatti che egli si alleò con Raoh e portò con sé ben 23 altri guerrieri a lui sottoposti, fatto che viene semplicemente accennato ma mai approfondito. Che fine fecero quei maestri? Vennero traditi a loro volta e rinchiusi a Cassandra o eliminati per permettere a Raoh di appropriarsi delle loro tecniche? Yuda ebbe forse un ruolo determinante anche nel rapimento di Aili da parte di Jagi? Quanti e quali intrighi ha effettivamente ordito nel suo tentativo di conquistare il potere? Da notare che un manga del genere potrebbe far luce anche su tanti altri aspetti legati a Shin, Souther, Shu ed il resto della Sacra Scuola di Nanto.

E voi che ne pensate? Siete d’accordo o ci sono altri personaggi che credete meritino più attenzione? Scrivetelo nei commenti.  😉

Shortlink: http://wp.me/p1KoP8-7YJ

Bushido – La via del guerriero (武士道)


bushido-header

A cura di Carmine Napolitano

Quando si parla di cultura giapponese alcune delle parole che saltano fuori con una certa frequenza sono Samurai e Bushido, la via del guerriero. Purtroppo, spesso e volentieri, tali citazioni vengono fatte a sproposito, sulla base di una falsa idea che si ha delle suddette nozioni. Questo è sicuramente dovuto alle distorsioni della cultura pop moderna ma, come anche per i ninja, le arti marziali e altre tradizioni giapponesi, il tutto nasce da un “equivoco” creato dai giapponesi stessi. Anche i personaggi di Hokuto No Ken vengono spesso associati a questo codice d’onore, per lo più dai lettori e dai commentatori occidentali. Ecco quindi il motivo del presente approfondimento: fare chiarezza su di un concetto che viene un po’ troppe volte abusato.

Origini

Sebbene già il Kojiki (古事記) – il più antico testo conosciuto in lingua giapponese, scritto nel 712 – contenga riferimenti a quelle che sarebbero le virtù principali di un guerriero, non si può parlare di “codice” né tantomeno di samurai, visto che fino al 12° secolo tale parola non sarà associata all’aristocrazia militare.

La parola Bushido compare per la prima volta nel  Koyo Gunkan (甲陽軍鑑), una raccolta di cronache militari del clan Takeda, regnante sulla provincia di Kai (attuale prefettura di Yamanashi, non molto lontano da Tokyo). Tale opera fu scritta nel 1616. Siamo quindi già in epoca Tokugawa: l’epoca Sengoku, con le sue continue lotte che hanno insanguinato l’intero arcipelago, è ormai finita. Il Giappone si appresta a vivere quasi tre secoli di pace e di isolamento quasi totale dal resto del mondo (鎖国 – Sakoku) e i samurai iniziano a perdere lentamente il loro ruolo di guerrieri. La via del guerriero citata nel Gunkan è un riferimento, neanche troppo definito, ai valori che avrebbero dovuto guidare i samurai: fedeltà al proprio signore, senso del dovere, abnegazione, frugalità, difesa del proprio onore e di quello del proprio clan fino anche alla morte.

ryuga

Ryuga, uno dei personaggi più “travisati” dagli appassionati della serie proprio in virtù della sua stretta aderenza a principi difficili da comprendere per la cultura occidentale.

Ovviamente tra il Kojiki e il Koyo Gunkan, la letteratura contiene molti altri riferimenti alla figura del guerriero e a quelli che avrebbero dovuto essere i suoi principi guida. Tra i più famosi ricordiamo  Heike Monogatari (平家物語), racconto epico della lotta fra i clan Minamoto e Taira, scritto nel 14° secolo. Gli appassionati italiani conosceranno probabilmente Miyamoto Musashi (宮本武蔵). La sua opera  Go Rin No Sho (五輪書), che è in realtà più un trattato sulla scherma giapponese (剣術 – Kenjutsu) e sulla strategia, contiene altri riferimenti simili. Si tratta però per lo più di precetti, e in alcuni casi di indicazioni generiche, non di regole ferree, né tantomeno di un codice di condotta, che di fatto non esisteva.

Questo insieme di precetti descritti nelle varie opere rinvenute è in qualche modo simile a ciò che in Europa era rappresentato dalla “cavalleria”. Volendo individuare delle particolarità, possiamo citare sicuramente il concetto di morte, intesa non solo in senso negativo, ma anche come mezzo espiatorio delle proprie colpe o come simbolo di estrema dedizione. Il concetto di forza, intesa non semplicemente come la forza fisica o aggressività, magari esibita, piuttosto come capacità di sopportazione, da non ostentare e mostrare al momento opportuno. E, non ultimo, il senso estetico: il guerriero avrebbe dovuto possedere una certa delicatezza, intesa sia come buone maniere e portamento sia come amore per il bello nelle sue varie espressioni naturali e artistiche.

falco

Falco, un altro eroico personaggio forse più semplice da capire rispetto a Ryuga ma sempre modellato sui medesimi valori.

Nel 1717 viene composto un testo che assumerà fama mondiale nei secoli a venire:  Hagakure (葉隠). Siamo gia cento anni dopo la prima comparsa documentata della parola Bushido; i samurai sono sempre meno guerrieri e sempre più burocrati/amministratori. Il libro, composto da Yamamoto Tsunetomo ma pubblicato solo molti anni dopo la sua stesura, contiene una serie di insegnamenti che avrebbero dovuto guidare il samurai in questa nuova epoca di pace. In esso troviamo il famoso passo ” 武士道と云ふは死ぬ事と見つけたり” (Bushidou toifu ha shinu koto to mitsuketari –“la via del guerriero è la via della morte”). Curiosamente, questo libro poté essere scritto poiché il suo autore non effettuò il  Junshi (殉死), ovvero il “suicidio di fedeltà” a cui di solito erano tenuti i vassalli alla morte del proprio signore. Ciò avvenne in quanto Nabeshima Mitsuhige, il daimiyo di Yamamoto Tsunetomo, disapprovava tale tradizione e conseguentemente fu fatto divieto ai suoi vassalli di suicidarsi anche dopo la morte dello stesso Nabeshima.

La parola Bushido continua comunque ad essere piuttosto rara in letteratura; perché diventi di uso comune e acquisti il significato odierno, è necessario attendere… il 20° secolo!

Bushido: The Soul of Japan

Il titolo in inglese non è casuale. La prima opera che si focalizza prettamente sul bushido, proiettandolo nell’immaginario comune, fornendo l’immagine romanzata che tutti conosciamo fu infatti scritta originariamente in inglese, pubblicata nel 1900 e destinata ad un pubblico anglofono. Autore del testo fu uno studioso, Nitobe Inazo, giapponese, ma fortemente influenzato dalla cultura occidentale: convertitosi a circa vent’anni al cristianesimo, più che fluente in inglese, con numerose esperienze di studio e di lavoro all’estero, sposato con una cittadina americana, era probabilmente più a suo agio con la cultura occidentale che con quella giapponese. In quegli anni (era Meiji) il Giappone stava proseguendo a grande velocità il suo processo di modernizzazione, passando da una società di stampo ancora feudale rimasta isolata per 267 anni, a una società moderna, industrializzata, che potesse tenere il passo con le potenze occidentali. Nitobe pensa di scrivere un testo che presenti al mondo il Giappone e quelle che sarebbero le sue virtù principali. Nitobe individua 8 virtù fondamentali che secondo lui sarebbero alla base del bushido, il codice d’onore proprio dei samurai, e che sarebbero rappresentative dello spirito giapponese:

1) 義 – Rettitudine

2) 勇 – Coraggio

3) 仁 – Benevolenza

4) 礼 – Rispetto

5) 誠 – Integrità

6) 名誉 – Onore

7) 忠義 – Lealtà

8 ) 自制 – Compostezza

Per spiegare questi concetti Nitobe non fa riferimento tanto a fonti giapponesi ma usa spesso riferimenti occidentali; molte citazioni provengono addirittura dalla Bibbia.

Bushido: The Soul of Japan fu un immediato best-seller in Occidente, che all’epoca possedeva una conoscenza estremamente limitata del Giappone, e che cominciò piano piano ad innamorarsi di questa nazione esotica. In patria il libro fu accolto inizialmente con molto scetticismo. Una delle critiche che più venne rivolta all’autore fu quella di non essere adatto a parlare dell’argomento, sia perché non sufficientemente preparato sulla cultura giapponese, sia perché il pubblico occidentale non avrebbe avuto i presupposti necessari per comprendere tale cultura. Non ultimo, Nitobe si sarebbe di fatto inventato questo codice estraendo arbitrariamente le 8 virtù e senza fornire abbastanza prove storiche, ma solo un’idea romanzata di quello che avrebbe dovuto essere il codice d’onore dei samurai. In ogni caso, entro pochi anni il Giappone sarebbe diventato una nazione militarista e avrebbe iniziato ad espandersi nel resto dell’Asia. Questa nuova idea di Bushido era decisamente utile alle gerarchie militari come mezzo di propaganda presso la popolazione e le truppe impegnate in guerra: fu cosi che il bushido “inventato” da Nitobe uscì fuori dall’anonimato diventando il motore del nuovo Giappone militarista. Anche Hagakure, che fino ad allora era un testo conosciuto dagli accademici, subì la stessa sorte, diventando uno strumento di propaganda e un “propulsore” per le truppe giapponesi. Di lì ai giorni nostri, una quantità incalcolabile di rappresentazioni cinematografiche, teatrali, letterarie e ovviamente anche animate, giapponesi e non, avrebbero continuato perpetrare l’idea di bushido come il codice d’onore che guidava le azioni dei samurai, basato sulle otto virtù individuate da Nitobe.

Conclusioni

I samurai quindi non avevano in realtà nessun etica o un qualche codice morale? Certo che ne avevano. Ma ciò che è stato poi chiamato Bushido è qualcosa di decisamente diverso da ciò che molti, troppi occidentali sono stati portati a credere. Se il popolo giapponese attribuisce una certa importanza a determinati valori, e questi naturalmente emergano nelle varie produzioni culturali (tra cui i manga), è perché il percorso storico di questo popolo ha portato a tale situazione. Allo stesso modo, altri percorsi storici hanno fatto si che nelle società occidentali assumessero maggiore importanza altri valori.

shortlink: http://wp.me/p1KoP8-7Z2