Bushido – La via del guerriero (武士道)


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A cura di Carmine Napolitano

Quando si parla di cultura giapponese alcune delle parole che saltano fuori con una certa frequenza sono Samurai e Bushido, la via del guerriero. Purtroppo, spesso e volentieri, tali citazioni vengono fatte a sproposito, sulla base di una falsa idea che si ha delle suddette nozioni. Questo è sicuramente dovuto alle distorsioni della cultura pop moderna ma, come anche per i ninja, le arti marziali e altre tradizioni giapponesi, il tutto nasce da un “equivoco” creato dai giapponesi stessi. Anche i personaggi di Hokuto No Ken vengono spesso associati a questo codice d’onore, per lo più dai lettori e dai commentatori occidentali. Ecco quindi il motivo del presente approfondimento: fare chiarezza su di un concetto che viene un po’ troppe volte abusato.

Origini

Sebbene già il Kojiki (古事記) – il più antico testo conosciuto in lingua giapponese, scritto nel 712 – contenga riferimenti a quelle che sarebbero le virtù principali di un guerriero, non si può parlare di “codice” né tantomeno di samurai, visto che fino al 12° secolo tale parola non sarà associata all’aristocrazia militare.

La parola Bushido compare per la prima volta nel  Koyo Gunkan (甲陽軍鑑), una raccolta di cronache militari del clan Takeda, regnante sulla provincia di Kai (attuale prefettura di Yamanashi, non molto lontano da Tokyo). Tale opera fu scritta nel 1616. Siamo quindi già in epoca Tokugawa: l’epoca Sengoku, con le sue continue lotte che hanno insanguinato l’intero arcipelago, è ormai finita. Il Giappone si appresta a vivere quasi tre secoli di pace e di isolamento quasi totale dal resto del mondo (鎖国 – Sakoku) e i samurai iniziano a perdere lentamente il loro ruolo di guerrieri. La via del guerriero citata nel Gunkan è un riferimento, neanche troppo definito, ai valori che avrebbero dovuto guidare i samurai: fedeltà al proprio signore, senso del dovere, abnegazione, frugalità, difesa del proprio onore e di quello del proprio clan fino anche alla morte.

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Ryuga, uno dei personaggi più “travisati” dagli appassionati della serie proprio in virtù della sua stretta aderenza a principi difficili da comprendere per la cultura occidentale.

Ovviamente tra il Kojiki e il Koyo Gunkan, la letteratura contiene molti altri riferimenti alla figura del guerriero e a quelli che avrebbero dovuto essere i suoi principi guida. Tra i più famosi ricordiamo  Heike Monogatari (平家物語), racconto epico della lotta fra i clan Minamoto e Taira, scritto nel 14° secolo. Gli appassionati italiani conosceranno probabilmente Miyamoto Musashi (宮本武蔵). La sua opera  Go Rin No Sho (五輪書), che è in realtà più un trattato sulla scherma giapponese (剣術 – Kenjutsu) e sulla strategia, contiene altri riferimenti simili. Si tratta però per lo più di precetti, e in alcuni casi di indicazioni generiche, non di regole ferree, né tantomeno di un codice di condotta, che di fatto non esisteva.

Questo insieme di precetti descritti nelle varie opere rinvenute è in qualche modo simile a ciò che in Europa era rappresentato dalla “cavalleria”. Volendo individuare delle particolarità, possiamo citare sicuramente il concetto di morte, intesa non solo in senso negativo, ma anche come mezzo espiatorio delle proprie colpe o come simbolo di estrema dedizione. Il concetto di forza, intesa non semplicemente come la forza fisica o aggressività, magari esibita, piuttosto come capacità di sopportazione, da non ostentare e mostrare al momento opportuno. E, non ultimo, il senso estetico: il guerriero avrebbe dovuto possedere una certa delicatezza, intesa sia come buone maniere e portamento sia come amore per il bello nelle sue varie espressioni naturali e artistiche.

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Falco, un altro eroico personaggio forse più semplice da capire rispetto a Ryuga ma sempre modellato sui medesimi valori.

Nel 1717 viene composto un testo che assumerà fama mondiale nei secoli a venire:  Hagakure (葉隠). Siamo gia cento anni dopo la prima comparsa documentata della parola Bushido; i samurai sono sempre meno guerrieri e sempre più burocrati/amministratori. Il libro, composto da Yamamoto Tsunetomo ma pubblicato solo molti anni dopo la sua stesura, contiene una serie di insegnamenti che avrebbero dovuto guidare il samurai in questa nuova epoca di pace. In esso troviamo il famoso passo ” 武士道と云ふは死ぬ事と見つけたり” (Bushidou toifu ha shinu koto to mitsuketari –“la via del guerriero è la via della morte”). Curiosamente, questo libro poté essere scritto poiché il suo autore non effettuò il  Junshi (殉死), ovvero il “suicidio di fedeltà” a cui di solito erano tenuti i vassalli alla morte del proprio signore. Ciò avvenne in quanto Nabeshima Mitsuhige, il daimiyo di Yamamoto Tsunetomo, disapprovava tale tradizione e conseguentemente fu fatto divieto ai suoi vassalli di suicidarsi anche dopo la morte dello stesso Nabeshima.

La parola Bushido continua comunque ad essere piuttosto rara in letteratura; perché diventi di uso comune e acquisti il significato odierno, è necessario attendere… il 20° secolo!

Bushido: The Soul of Japan

Il titolo in inglese non è casuale. La prima opera che si focalizza prettamente sul bushido, proiettandolo nell’immaginario comune, fornendo l’immagine romanzata che tutti conosciamo fu infatti scritta originariamente in inglese, pubblicata nel 1900 e destinata ad un pubblico anglofono. Autore del testo fu uno studioso, Nitobe Inazo, giapponese, ma fortemente influenzato dalla cultura occidentale: convertitosi a circa vent’anni al cristianesimo, più che fluente in inglese, con numerose esperienze di studio e di lavoro all’estero, sposato con una cittadina americana, era probabilmente più a suo agio con la cultura occidentale che con quella giapponese. In quegli anni (era Meiji) il Giappone stava proseguendo a grande velocità il suo processo di modernizzazione, passando da una società di stampo ancora feudale rimasta isolata per 267 anni, a una società moderna, industrializzata, che potesse tenere il passo con le potenze occidentali. Nitobe pensa di scrivere un testo che presenti al mondo il Giappone e quelle che sarebbero le sue virtù principali. Nitobe individua 8 virtù fondamentali che secondo lui sarebbero alla base del bushido, il codice d’onore proprio dei samurai, e che sarebbero rappresentative dello spirito giapponese:

1) 義 – Rettitudine

2) 勇 – Coraggio

3) 仁 – Benevolenza

4) 礼 – Rispetto

5) 誠 – Integrità

6) 名誉 – Onore

7) 忠義 – Lealtà

8 ) 自制 – Compostezza

Per spiegare questi concetti Nitobe non fa riferimento tanto a fonti giapponesi ma usa spesso riferimenti occidentali; molte citazioni provengono addirittura dalla Bibbia.

Bushido: The Soul of Japan fu un immediato best-seller in Occidente, che all’epoca possedeva una conoscenza estremamente limitata del Giappone, e che cominciò piano piano ad innamorarsi di questa nazione esotica. In patria il libro fu accolto inizialmente con molto scetticismo. Una delle critiche che più venne rivolta all’autore fu quella di non essere adatto a parlare dell’argomento, sia perché non sufficientemente preparato sulla cultura giapponese, sia perché il pubblico occidentale non avrebbe avuto i presupposti necessari per comprendere tale cultura. Non ultimo, Nitobe si sarebbe di fatto inventato questo codice estraendo arbitrariamente le 8 virtù e senza fornire abbastanza prove storiche, ma solo un’idea romanzata di quello che avrebbe dovuto essere il codice d’onore dei samurai. In ogni caso, entro pochi anni il Giappone sarebbe diventato una nazione militarista e avrebbe iniziato ad espandersi nel resto dell’Asia. Questa nuova idea di Bushido era decisamente utile alle gerarchie militari come mezzo di propaganda presso la popolazione e le truppe impegnate in guerra: fu cosi che il bushido “inventato” da Nitobe uscì fuori dall’anonimato diventando il motore del nuovo Giappone militarista. Anche Hagakure, che fino ad allora era un testo conosciuto dagli accademici, subì la stessa sorte, diventando uno strumento di propaganda e un “propulsore” per le truppe giapponesi. Di lì ai giorni nostri, una quantità incalcolabile di rappresentazioni cinematografiche, teatrali, letterarie e ovviamente anche animate, giapponesi e non, avrebbero continuato perpetrare l’idea di bushido come il codice d’onore che guidava le azioni dei samurai, basato sulle otto virtù individuate da Nitobe.

Conclusioni

I samurai quindi non avevano in realtà nessun etica o un qualche codice morale? Certo che ne avevano. Ma ciò che è stato poi chiamato Bushido è qualcosa di decisamente diverso da ciò che molti, troppi occidentali sono stati portati a credere. Se il popolo giapponese attribuisce una certa importanza a determinati valori, e questi naturalmente emergano nelle varie produzioni culturali (tra cui i manga), è perché il percorso storico di questo popolo ha portato a tale situazione. Allo stesso modo, altri percorsi storici hanno fatto si che nelle società occidentali assumessero maggiore importanza altri valori.

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RECENSIONE – Hokuto No Ken – Saikyou Ha Dare Da?


a cura di Carmine Napolitano

北斗の拳・最強は誰だ? Hokuto no Ken - Chi è il più forte?北斗の拳・最強は誰だ?
(Hokuto No Ken – Chi è il più forte?)

Editore: Futabasha

Anno di pubblicazione: 2011

Prezzo: 476 yen

Lingua: giapponese

Sito Web

Il volume in questione è stato pubblicato in Giappone nel 2011 da Futabasha, casa editrice che gia in passato ha dedicato diverse attenzioni a Hokuto no Ken. Come suggerisce il titolo, l’opera in questione si propone di analizzare i vari personaggi della saga del manga, in ordine di apparizione, da Kenshiro fino a Ryu. In caso vi interessasse quanto fossero forti Joker o Glenn, questo volume non potrà esservi d’aiuto…

Ad ogni personaggio viene dedicata una scheda in cui viene analizzato il suo livello di forza “complessivo” (総合力), espresso in numero di stelle (星)sulla base dei seguenti parametri:

  • 拳力 (Potenza dei colpi)

  • 統率 (Leadership)

  • 愛情 (Sentimenti)

  • 人望 (Popolarità)

  • 野望 (Ambizione)

  • 頭脳 (Intelligenza)

La forza dei vari personaggi viene quindi analizzata sotto vari aspetti e, cosa molto importante, viene data importanza ai fattori “immateriali” di tale forza. Non si tratta semplicemente di stabilire chi sia più abile tecnicamente o meglio preparato fisicamente; le arti marziali in Hokuto no Ken sono più un pretesto che viene usato per far emergere determinate qualità, che determineranno a loro volta il destino dei vari personaggi. Ai personaggi freddi, apatici o semplicemente “meno brillanti”, vengono assegnati infatti punteggi bassi che compensano un’ eventuale forza fisica, facendo calare il peso complessivo del personaggio all”interno della storia. Il sopracitato livello di forza complessivo dovrebbe infatti essere inteso come forza del personaggio o, meglio ancora, valore del personaggio all”interno della storia.

Anche personaggi non combattenti, come Lynn o Leia, vengono infatti analizzati proprio come i maestri delle varie arti marziali. In alcuni casi, questi personaggi “pacifici” arrivano ad avere addirittura una forza complessiva superiore a quella di alcuni maestri. Questo può far storcere il naso a qualche fan, soprattutto a color che sono più interessati ai combattimenti e alle scene d’azione ma, come già detto, questa è solo una parte del tutto e non è neanche la parte principale. Quindi, il pregio più importante di questo volume è sicuramente il fatto di aver colto lo spirito dell’opera e di invogliare in qualche modo il lettore ad abbracciare questa prospettiva più ampia.

Ogni scheda è poi arricchita da una o più “pick-up”, cioè note aggiuntive che riportano aneddoti o curiosità rispetto al personaggio analizzato, alcune delle quali davvero insolite, altre già abbastanza conosciute almeno dai fan più esperti. Tra le varie schede si trovano poi diverse digressioni (Hokuto No Ken Column) che approfondiscono alcuni aspetti dell’opera, ad esempio le genealogie o, come mostrato nella foto, la Shichousei (Stella che presagisce la morte); tutte piuttosto curate e approfondite.

Il risultato delle analisi dei personaggi non è sempre scontato: alcuni personaggi ricevono dei punteggi decisamente esagerati (uno su tutti, Ryu) mentre altri invece vengono ingiustamente sminuiti (Shin o Hyou, ad esempio). Sebbene le schede siano piuttosto esaurienti nell’analizzare ciascun personaggio, non sempre si rimane sufficientemente convinti. Discutibile anche la scelta di inserire la “popolarità” fra le caratteristiche analizzate: sicuramente il modo in cui un personaggio viene recepito è importante ma non è detto che la percezione che si ha di un personaggio corrisponda al suo reale valore.

In ogni caso, il volume in questione è decisamente riuscito, anche a giudicare dall’apprezzamento dei fans giapponesi, ed è godibile sia da chi vuole acculturarsi, sia da chi è già preparato e vuole semplicemente approfondire. Purtroppo il volume è disponibile solo in Giappone, ma è abbastanza facile reperirlo online.

Hokuto – Tra Storia e Leggenda (prima parte)


Dopo aver rimandato tante volte, finalmente ho deciso di portare a compimento un progetto che tenevo nel cassetto da molto tempo: una cronologia accurata e coerente delle vicende narrate in Hokuto No Ken. In questo primo appuntamento parlerò ovviamente della storia antica dell’Hokuto Shinken, ricostruendo tutto ciò che è possibile ricostruire tramite le uniche opere che – in quanto realizzate direttamente dagli autori originali – possono essere ritenute canoniche:

  • Hokuto No Ken (il manga, incluso “Last Piece” il capitolo celebrativo per il trentennale)
  • Souten No Ken (il manga)
  • Jubaku No Machi (il romanzo)

Tutto il resto – a partire dall’anime televisivo storico fino alle recenti produzioni della pentalogia – non verrà quindi preso in considerazione per il semplice fatto che il loro contenuto rappresenta una differente interpretazione (spesso anche contraddittoria) dei fatti e non un universo espanso come molti erroneamente sono portati a credere.

Altri dati che invece ho ritenuto di dover prendere in considerazione sono:

  • Storia e miti della Cina e del Giappone
  • Storia delle arti marziali orientali
  • Hokuto No Ken Certificate Examination (pubblicazione con dati ufficiali sul manga originale)

Quindi, in buona sostanza, anche se non mi sento di definire “ufficiale” questa ricostruzione dei fatti, di certo posso affermare che ho cercato il più possibile di evitare speculazioni senza fondamento o sconfinare addirittura nella mera fan fiction, anche perché lo scopo è fare chiarezza, non confondere ancora di più le idee degli appassionati.

Ecco, penso di aver detto tutto, allora non mi resta che augurarvi buona lettura 😉

Le origini di Hokuto

Nota: Cercare di ricostruire nei minimi dettagli, date comprese, la storia della nascita della Dinastia Principale e delle diverse casate di Hokuto è un’impresa sostanzialmente impossibile. Le informazioni rintracciabili nelle opere canoniche sono infatti poche e spesso lacunose sotto il profilo storico. Per questo, una prima parte della presente cronologia sarà trattata in maniera riassuntiva, senza tentare di stabilire date che non siano in qualche modo riscontrabili.

Si narra, con il sapore della leggenda, che l’Imperatore  Liu Zhuāng (劉莊), appartenente alla dinastia degli Han orientali,  sognò un uomo dorato e, colpito da tale evento, diede ascolto ad un suo consigliere, che suggerì si potesse trattare di una divinità straniera: Buddha. Vennero quindi inviati degli ambasciatori verso Occidente che tornarono, nel 67 d.C.,  assieme a due monaci, trasportati su un cavallo bianco, i quali recavano con sé i rotoli delle loro scuole e che costruirono il Tempio del Cavallo Bianco (白馬寺) presso la Capitale Luòyáng. L’incontro tra l’illuminato Imperatore e quei monaci missionari venne visto da entrambe le parti come un segno del destino.  Nel manga viene brevemente accennato ad un episodio particolare, avvenuto sul Koutendai (降天台 – Collina Celeste),  in cui gli déi affidarono la loro spada al capostipite della dinastia. Non viene spiegato di preciso cosa accadde, ma di fatto si capisce che ci fu un segno tangibile del favore che il Cielo aveva riservato ai membri della casata di Liu Zhuāng, qualcosa che spinse i monaci ad insegnar loro i segreti della loro micidiale arte marziale, nata in India circa 2.000 anni prima: l’Hokuto Sōkeken* (北斗宗家拳 – Hokuto della Dinastia Principale). Simbolo di quest’arte è la costellazione che in Giappone viene chiamata  Hokuto (北斗 – Mestolo del Nord), un gruppo di sette stelle all’interno dell’Orsa Maggiore che corrispondono al nostro “Grande Carro”.

*= Hokuto Sōkeken è chiaramente il nome che prese in quel periodo, mentre non è dato sapere quale fosse il nome originario di quest’antichissima arte marziale. Gli autori potrebbero però aver preso spunto dal Kalari Payattu, arte marziale indiana antica di 4.000 anni. Tale tecnica di combattimento, tutt’oggi esistente, avrebbe tra i suoi segreti la capacità di agire su determinati punti vitali del corpo umano (chiamati Marma) sia per guarire le ferite che per debilitare o addirittura uccidere l’avversario. Esportata in Cina dai buddhisti, si dice abbia dato origine al Kung Fu e al Ju Jitsu!

La prima diramazione di quest’arte micidiale fu il Gento Kōken (元斗皇拳 – Scuola Imperiale di Gento), una tecnica che aveva il compito di proteggere direttamente l’Imperatore del Cielo (天帝 – Tentei), il cui simbolo celeste è la Stella Polare (大極星 – Taikyoku-sei), dalla quale viene appunto il nome della tecnica, ovvero “Gento” (元斗 – Stella Primigenea). In seguito venne a crearsi il Nanto Seiken (南斗聖拳 – Sacra Scuola di Nanto), i cui 6 maestri principali erano chiamati Comandanti della Guardia (衛将 – Eisho) dei 6 cancelli della residenza dell’Imperatore. Caratterizzato da ben 108 stili differenti, il Nanto Seiken trova il suo simbolo nel Mestolo del Sud (南斗 – Nanto), un gruppo di sei stelle all’interno della costellazione del Sagittario che, secondo l’astronomia orientale, si contrappone ad Hokuto.

Il governo sotto la Dinastia Han

E’ interessante notare che nel manga originale ci sono alcuni riferimenti dai quali è possibile intuire quale fosse il ruolo assegnato alle diverse scuole raffrontando quello che viene detto con i dati storici sul periodo in cui è ambientata la loro ipotetica genesi. In particolare, come detto poco sopra, sotto la Dinastia Han ogni entrata del Nan Gong (Palazzo del Sud), il luogo in cui risiedeva l’Imperatore, era sorvegliata dai Ministri della Guardia (detti anche Comandanti della Guardia, proprio come nel manga), che erano autorizzati a togliere la vita a chiunque – fosse anche un nobile o un ufficiale – tentasse di entrare senza un permesso esplicito. Durante le emergenze avevano il compito di non far passare assolutamente nessuno a meno che questi non vi riuscisse con la forza. Le guardie venivano inoltre scelte fra i contadini tramite una specie di servizio di leva militare, che prevedeva l’obbligo di servire per almeno un anno. Similmente, sempre in base anche a ciò che si vede nel manga, è molto probabile che il successore del Gento Kōken avesse il compito di Ministro della Giustizia. Il potere di questa carica era infatti secondo solo a quello dell’Imperatore stesso e si occupava di difendere, interpretare ed amministrare la legge. Poteva essere inviato a risolvere questioni fino ai confini dell’Impero e aveva facoltà di concedere amnistie o ordinare esecuzioni capitali. Per quanto riguarda l’Hokuto, invece, è molto più probabile che mantenesse un profilo basso ed agisse nell’ombra. La carica che ritengo più probabile è quella di Tutore dell’Erede Ufficiale, che si occupava di educare e proteggere gli appartenenti alla casata Liu che sarebbero divenuti i nuovi Imperatori.

Quando, nel 189 d.C., morì l’Imperatore Liú Hóng (劉宏), esplose un turbolento periodo di battaglie per il potere. I monaci tutelari dell’Hokuto Sōkeken decisero allora di affidare il destino del mondo nelle mani di un discendente della casata che avrebbe dovuto creare una nuova e definitiva arte marziale. Bisognava però capire chi, tra i due neonati Shuken e Ryuoh,  entrambi eredi della casata Liu e figli delle due sorelle Shume e Ouka, era degno di tale compito. Portati i due bambini sul Koutendai, venne lasciato agli dèi il compito di scegliere: chi dei due fosse sopravvissuto sarebbe diventato il fondatore della nuova arte.

Perché Shuken e Ryuoh non potevano essere entrambi fondatori?

In giapponese esistono molte espressioni tipo 天下一、天下無双 che stanno a significare fondamentalmente “unico sulla terra, il solo al mondo”. Questo ruolo potrebbe essere sia quello di un sovrano ( re o imperatore) ma anche quello di un semplice leader ( condottiero, capo dell’esercito, ecc). Non possono esserci due leader perché ciò turberebbe l’armonia generale che, almeno in Giappone, è ciò che viene prima di tutto. Ma anche perché vorrebbe dire che chi sta in alto, intendendo con ciò sia le divinità sia chi ha semplicemente il potere di decidere e delegare, non sia riuscito a scegliere la persona adatta che, secondo credenza, deve essere necessariamente una sola. Se ne parla anche nell’Arte della guerra di Sun Tsu. Questi sono concetti sono ancora oggi ben vivi in Oriente ed è normale che riaffiorino in varie espressioni culturali. (nota di Carmine Napolitano)

Shume, molto malata e prossima alla morte, si recò di nascosto sulla collina per salvare la vita di suo figlio Shuken, ma venne scoperta dai monaci. A quel punto la scelta doveva ricadere su Ryuoh, ma Ouka, colpita dal profondo amore che la sorella aveva mostrato nei confronti del figlio, decise di sacrificare la sua vita, gettandosi dal monte, a patto che Shuken venisse scelto come fondatore.
Agli anziani non rimase che prendere atto del destino di Shuken, il quale era stato protetto dall’amore di due donne. Era chiaro che il Cielo aveva scelto lui come fondatore della nuova arte!

Di conseguenza, a Shuken vennero insegnati i segreti dell’Hokuto Sōkeken e, quando fu abbastanza adulto, intraprese un viaggio che lo avrebbe portato ad incontrare il popolo degli Yuezhi ed apprendere la tecnica segreta che in esso si tramandava: il Seito Gekken (西斗月拳 – Scuola Lunare di Seito). Tale arte aveva infatti perfezionato l’utilizzo dei Keiraku Hikō (経絡秘孔 – Punti Segreti di Pressione) molto più di quanto non avesse fatto l’Hokuto Sōkeken e, impadronendosene, Shuken avrebbe finalmente potuto dar vita alla più micidiale tecnica assassina.

Questo tuttavia costò un enorme tributo di sangue. Dietro l’ordine tassativo dei monaci tutelari della Dinastia Principale, Shuken dovette uccidere con le sue stesse mani coloro che lo avevano accolto come un fratello. Anche Yama, la donna di cui si era innamorato e da cui aspettava un bambino doveva essere eliminata. Il Seito Gekken doveva estinguersi perché la nuova arte di Hokuto mantenesse intatta la sua potenza e fosse in grado di salvare il mondo. Shuken, tuttavia, non riuscì a posare neanche un dito sull’amata, la quale, dal canto proprio, decise comunque di sacrificarsi spontaneamente per un bene superiore e si gettò da un dirupo.

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La sorte di Yama e del Seito Gekken

Miracolosamente Yama non morì e in seguito diede alla luce il bambino che portava in grembo. Braccata però  dagli Yuezhi, che volevano mettere a morte il figlio del traditore, si tolse la vita dinanzi ai suoi inseguitori pur di placare il loro odio e permettere al piccolo di salvarsi. Questi, di fronte alla morte di quella donna coraggiosa, decisero di abbandonare il neonato vicino al cadavere della madre, lasciando che fosse il Cielo a deciderne il fato. Ancora una volta il nume tutelare del Seito Gekken intervenne come aveva già fatto per Yama e salvò il bambino, che crebbe e divenne il nuovo depositario di quella formidabile arte.

Shuken iniziò allora a sviluppare l’Hokuto Shinken (北斗神拳 – Divina Scuola di Hokuto). Venne introdotta quindi la regola dell’Isshisōden (一子相伝) che, come primo vero punto di rottura con la tradizione del Sōkeken, stabiliva la successione diretta di padre in figlio. Per ogni generazione un solo maestro avrebbe avuto il permesso di  utilizzare ed insegnare la nuova arte, mentre a tutti gli altri praticanti sarebbe stato proibito di usarla per scopi personali o di tramandarla ad altri. Gli allievi scartati per la successione avrebbero potuto mantenere le conoscenze acquisite a patto di non contravvenire a tale proibizione, pena la cancellazione della memoria, la distruzione delle mani o addirittura la morte per mano del successore stesso. Questo, oltre a ricordare in eterno la tragedia che aveva portato alla scelta di Shuken come fondatore,  avrebbe fatto sì che la scuola mantenesse intatta la sua potenza sul campo di battaglia, impedendo che la tecnica si frazionasse in maniera eccessiva o che cadesse in mani sbagliate. Anche Ryuoh ebbe accesso agli insegnamenti, ma a lui e alla sua discendenza venne assegnato il ruolo di ramo cadetto, dal quale sarebbe stato scelto un successore solo se fosse mancato nel ramo principale. Grazie all’introduzione dell’Isshisōden chiunque poteva diventare allievo della scuola e questo permetteva non solo di avere sempre dei validi avversari con cui misurarsi, ma anche di individuare ed addestrare potenti guerrieri che avrebbero servito fedelmente i successori della Dinastia Principale.

Le Tre Casate di Hokuto

Negli anni a seguire, mentre la Cina versava nel caos, l’Hokuto Shinken veniva perfezionato sul campo di battaglia, mentre si cercava disperatamente di ristabilire la dinastia Han. Tuttavia, gli eventi portarono ad un’inaspettata svolta e il territorio venne infine diviso in tre Regni: Shu, Wu e Wei. Non potendo sapere a priori chi sarebbe stato, tra i reggenti di quelle nazioni, l’eroe che il Cielo avrebbe scelto per riportare la pace, i monaci tutelari decisero per una scissione che avrebbe portato Hokuto a proteggerli tutti e tre. In Souten No Ken la faccenda viene solo brevemente accennata e non si scende nel dettaglio, sappiamo solo che da quel momento in poi l’Hokuto venne diviso fra Tre Casate (北斗三家 – Hokuto Sanka) e le arti che ne drivarono furono identificate come Hokuto Sonka Ken (北斗孫家拳 – Scuola della Casata Sun di Hokuto), Hokuto Sōka Ken (北斗曹家拳 – Scuola della Casata Cao di Hokuto) e Hokuto Ryūka Ken (北斗劉家拳 – Scuola della Casata Liu di Hokuto).  Quest’ultima, come si evince dal nome stesso, era chiaramente sempre la tecnica fondata da Shuken, l’Hokuto Shinken, mentre non esiste alcuna informazione riguardo ai maestri che vennero scelti per dar vita alle altre due.

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La vera svolta nella storia di Hokuto avvenne però soltanto nell’806 d.C., quando Kūkai, monaco buddhista, partì per il Giappone portando con sé tre giovani. Costoro altri non erano che tre discendenti della Dinastia Principale scelti dal Cielo per compiere un passo fondamentale: portare l’Hokuto Shinken in quella nuova terra in cui si sarebbe finalmente evoluto nella tecnica di combattimento definitiva.  Tuttavia, mentre il ramo principale perfezionava la tecnica in Giappone, i membri del ramo cadetto decisero di restare in Cina a perpetuare l’Hokuto Ryūka Ken, che da quel momento in poi sarebbe stato chiamato anche Hokuto Ryūken (北斗琉拳 – Scuola della Gemma Splendente di Hokuto). Venne allora istituito il Tenju No Gi (天授の儀 – Rito del Dono Celeste) per fare in modo che, almeno una volta per ogni generazione, il successore dell’Hokuto Shinken affrontasse il successore dell’Hokuto Ryūka Ken per stabilire chi dei due era approvato dal Cielo.

L’Hokuto Shinken, il Karate e il Rito del Dono Celeste

Per arrivare alla conclusione che Hokuto Ryuken e Hokuto Shinken erano la stessa cosa fino a quando non si separarono tra Cina e Giappone mi sono rifatto ad un parallelismo piuttosto noto tra la storia di Hokuto e la storia del Karate. Gli autori, infatti, sembrano essersi ispirati all’arte marziale che per eccellenza distingue il loro Paese. Senza scendere troppo nei dettagli, basti sapere che l’arte marziale che si trasformò nel Karate odierno proveniva dalla Cina e a tal proposito viene detto: “Le tecniche, meno numerose che nell’arte d’origine, furono, per questa stessa ragione, praticate più intensamente e rielaborate in modo da permettere di affrontare la molteplicità delle situazioni che potevano presentarsi. (…) E’ il paradosso del karate, di continuare a evolvere pur dando l’apparenza di un’arte pervenuta alla stabilita di una lunga tradizione…”. La conferma ufficiale si trova nell’Hokuto No Ken Certificate Examination, in cui si parla di Hokuto Shinken “originario”(riferendosi all’Hokuto Ryuken che è rimasto in Cina) e Hokuto Shinken “evoluto” (riferendosi invece a quello che tutti conosciamo). E’ bene ricordare, infatti, che l’unica produzione in cui Ryuoh viene definito fondatore dell’Hokuto Ryuken è l’anime televisivo storico, mentre tanto nel manga originale quanto in Souten No Ken, questo non viene mai detto. E in effetti basta riflettere un attimo per capire che Ryuoh non poteva essere fondatore di alcunché, in quanto ciò sarebbe stato – tanto per lui quanto per i monaci tutelari – come sputare sul sacrificio di sua madre. Anche il segreto celato nella Sacra Stele (聖塔) assume finalmente contorni meglio definiti. Si può infatti comprendere che in essa è racchiusa una sorta di memoria collettiva dei diversi maestri di Hokuto che si sono avvicendati nel corso dei secoli. Un’eredità che permette al successore designato dal Cielo (sia esso del ramo principale o del ramo cadetto) di riunire in sé ogni progresso fatto negli oltre 2.000 anni anni di storia della Dinastia Principale ed aggiungere a sua volta un nuovo tassello costituito dai propri ricordi e dalle proprie conoscenze.

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In Giappone i maestri dell’Hokuto Shinken continuarono ad operare in segreto per favorire la pace, proteggendo gli eroi in grado di ristabilirla. Nell’epoca Sengoku (1478 – 1605), periodo storico in cui la nazione era divisa in tanti feudi in guerra fra loro, compito del successore fu quello di sostenere tre possibili condottieri nell’attesa che il Cielo decidesse chi, tra loro, avrebbe riunificato il paese: Nobunaga Oda, Tokugawa Ieyasu e Toyotomi Hideyoshi.

La storia ci dice che, in seguito alla vittoria riportata nella battaglia di Sekigahara, nel 1603 Tokugawa Ieyasu prese il potere e seguirono oltre due secoli e mezzo di dittatura chiamati anche “periodo Edo” (dal nome della capitale in cui risiedeva lo Shogun, l’odierna Tokyo) in cui la nazione fece enormi passi avanti sotto il profilo economico ed urbanistico. Verosimilmente è in quello stesso periodo che i successori dell’Hokuto Shinken decisero di stabilirsi a Edo, continuando a tramandare la propria arte di padre in figlio mentre agli occhi di tutti apparivano come semplici monaci buddhisti.

Nanto, Gento e… Hokumon!

Ad un certo punto (ma non è dato sapere quando e perché) anche il Nanto Seiken ha attraversato il mare e si è stabilito in Giappone mentre, per quanto riguarda il Gento Kōken, dal manga è possibile soltanto dedurre che aveva continuato a proteggere in segreto la discendenza dell’Imperatore Liú Hóng nell’attesa, in un futuro non ben definito, di poter restaurare l’Impero del Cielo. Anche in questo caso non si può dire con certezza quando la Scuola di Gento si stabilì in Giappone, ma sono propenso a credere che, con buona probabilità, sia rimasta in Cina fino a quando il Paese non è stato invaso dalla stessa potenza straniera citata da Han nel manga. A quel punto è facile immaginare che, per proteggere i discendenti dell’Imperatore, si sia scelto di fuggire in Giappone. Anche per l’Hokumon No Ken (北門の拳 – Tecnica del Tempio del Nord) non è possibile dire molto, se non che, in base a quanto riportato nel romanzo, si tratta di una variante dell’Hokuto Shinken praticata soltanto tra le mura del Tempio del Nord come strumento per elevare il proprio livello di coscienza e raggiungere l’Illuminazione. Non è possibile stabilire quando sia nata, ma è plausibile credere (come viene fatto intendere anche nel racconto) che il suo fondatore fosse un allievo dell’Hokuto Shinken che, scartato per la successione, aveva conservato le conoscenze acquisite.

hokumon

…1878

Mentre il periodo Meiji, soppiantato lo shogunato Tokugawa, proietta il Giappone verso il modello occidentale, favorendo l’industrializzazione e la crescita economica, nasce Tesshin, ultimo erede della stirpe dei Kasumi (in cui ormai scorre il sangue del ramo principale della casata Liu) l’uomo che diverrà il 61° successore dell’Hokuto Shinken.

(Continua…)


Ringraziamenti

Ringrazio Andrea “MusashiMiyamoto” Mazzitelli per avermi aiutato a decifrare il contenuto dell’Hokuto No Ken Certificate Examination e  in generale per il supporto con la lingua degli antichi samurai. Ringrazio inoltre i membri del nostro gruppo facebook perché, con domande specifiche e ben mirate, mi hanno indirettamente spinto ad approfondire meglio certi aspetti dell’opera.

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Suntory The MALT’S x Hokuto No Ken – Fatti una birra con Kenshiro!


Dal primo novembre è in corso in Giappone la campagna pubblicitaria che vede coinvolti Ken il guerriero e una nota marca di birra. L’iniziativa si chiama Hokuto No En by The MALT’S e prevede l’acquisto di una confezione da 6 birre sulla quale è riportato un codice QR da scansionare con il proprio dispositivo mobile per poter scaricare l’app omonima con cui scattarsi una foto, “trasformarsi” in un personaggio del postapocalittico mondo di Ken e brindare alla salute!

Ringrazio Carmine Napolitano per la segnalazione e la traduzione

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Ken il guerriero: i 10 personaggi più forti secondo i fan giapponesi


Per sua stessa natura, Hokuto No Ken è un’opera che si presta facilmente alle speculazioni del fandom circa l’effettiva scala di potenza dei protagonisti e, se in Italia questo è un argomento capace di suscitare perfino accese discussioni tra gli appassionati, lo stesso vale a qualsiasi latitudine, in special modo laddove Kenshiro e soci sono nati: il Giappone. E’ facile, infatti, E allora qual è la Top 10 dei personaggi più forti secondo i fan del Sol Levante? Andiamo a vedere…

10^ Posizione – FUDO

fudo

Al gradino più basso della classifica troviamo Fudo della Montagna il guerriero che, pur senza conoscere alcuna antica tradizione di lotta, era dotato di una forza talmente spaventosa da riuscire a tener testa al possente Raoh e a farlo infine indietreggiare.

9^ Posizione – JUKEI

jukei

A salire troviamo il maestro Jukei, l’uomo che più di una volta ha cercato di afferrare le redini del fato con conseguenze spesso disastrose e che, in cerca di redenzione, ha affrontato Hyoh nel tentativo di sbloccarne i ricordi che egli stesso riteneva di aver sigillato.

8^ Posizione – RYUKEN

ryuken

Con un distacco veramente marginale dal precedente, troviamo il maestro Ryuken, custode di tecniche raffinate in grado di sottomettere pericolosi nemici come un Jukei in preda al “Regno Demoniaco” o l’ambizioso Raoh.

7^ Posizione – SOUTHER

Souther

Anche qui con un distacco veramente relativo, troviamo Souther, il guerriero più potente del Nanto Seiken, l’uomo che, autoproclamatosi Sacro Imperatore, ha lanciato la sua sfida all’Hokuto Shinken ed ha combattuto contro Kenshiro in una delle più epiche battaglie dell’intera serie.

6^ Posizione – FALCO

Falco

Nonostante la sua vita si sia conclusa troppo presto, Falco è riuscito a dar sfoggio di tecniche dalla potenza devastante lottando con coraggio in difesa dell’Imperatore del Cielo.

5^ Posizione – HYOH

hyoh

Con un grosso distacco dai precedenti, in Top 5 troviamo invece Hyoh, il vero fratello carnale di Kenshiro. Per anni tenuto a bada da Kaioh, che lo temeva per via della sua appartenenza alla Dinastia Principale di Hokuto, si è rivelato un guerriero formidabile, in grado di padroneggiare alla perfezione anche le tecniche più oscure dell’Hokuto Ryuken.

4^ Posizione – TOKI

Toki

Al gradino superiore, ma quasi a parimerito con il precedente, troviamo Toki, il più amato tra i fratelli di Hokuto. Maestro delle “Tecniche di Flessibilità” e capace di eliminare i nemici senza provocare in essi alcun dolore, è stato definito uno dei più grandi guerrieri di Hokuto di tutti i tempi e, benché indebolito dalla malattia, è stato capace di combattere ancora come un leone nel suo ultimo scontro con Raoh.

3^ Posizione – RAOH

Raoh

Poco sopra al fratello minore, troviamo Raoh, il leggendario Re del Pugno, l’uomo che voleva dominare il Cielo stesso. Inutile ribadire le ragioni che lo hanno portato tanto in alto nella classifica, vero?

2^ Posizione – KAIOH

kaioh

Non senza una certa sorpresa – considerato l’amore viscerale che i fan nipponici provano per Raoh ed il fatto che la seconda parte dell’opera sia sempre stata meno “fortunata” della prima – troviamo Kaioh ad un passo dalla vetta. Il motivo, stando a quanto si legge nei commenti dei votanti, risiederebbe nel fatto che egli è stato l’unico a riuscire a competere con il Musou Tensei, cosa che, appunto lo eleverebbe al di sopra anche del fratello Raoh.

1^ Posizione – KENSHIRO

Kenshiro

Con una vittoria schiacciante sugli altri personaggi della serie, Kenshiro ottiene il primo posto con un voto praticamente unanime da parte dei fan del Giappone. Addirittura qualcuno è arrivato ad escluderlo a priori dalla propria personale Top 10 perché giudicato troppo al di sopra degli altri protagonisti, ma d’altronde come dargli torto? Mentre tutti gli altri sono “maestri” delle loro rispettive arti, Kenshiro incarna invece l’Hokuto stesso. Non c’è storia.


E voi che ne pensate di questa classifica? Siete d’accordo o avete da ridire? In ogni caso commentate! Che sia qui, sul forum o nel nostro gruppo facebook, scrivete!

 

Ken il guerriero: in vendita il secondo volume della saga della Terra degli Shura


Come avevamo già anticipato, in Giappone è stato pubblicato il secondo (e conclusivo) volume dedicato alla ristampa della saga della Terra degli Shura, un’iniziativa pensata principalmente per promuovere il nuovo pachislot della Sammy, incentratto appunto su quel particolare arco narrativo.

Come si può evincere dalle foto, le tavole sono le medesime della recente Extreme Edition, quindi parecchie hanno subito un restyling da parte dello stesso maestro Hara (come spiegavamo qui). In appendice troviamo poi un redazionale che, a margine di tante parole, si preoccupa però soltanto di riassumere informazioni che già conosciamo senza aggiungere nulla di nuovo su questioni che invece, proprio in tale sede, si sarebbero potute chiarire meglio.

Ringrazio Carmine Napolitano per foto e informazioni

Ken il guerriero e gli errori del doppiaggio storico (decima puntata)


Bentornati (o benvenuti, se siete nuovi da queste parti) alla rubrica sugli svarioni del doppiaggio italiano dell’anime di Hokuto No Ken. La volta scorsa avevamo lasciato Kenshiro a destreggiarsi tra zingare dall’identità sessuale incerta, capivillaggio caconi e altre amenità. Oggi andiamo quindi a chiudere il cerchio parlando della seconda parte della minisaga filler legata al Monte Ryujin. Ce la farà Kenshiro a sconfiggere i suoi avversari? E, cosa più importante, ce la farete voi ad arrivare a fine articolo o soccomberete di fronte alle castronerie del nostro amato adattamento? Ai posteri l’ardua sentenza…


EPISODIO 10
“L’UOMO DI FUOCO

烈火逆流拳! 死すべき奴らが多すぎる!!
(Tecnica del flusso inverso del fuoco ardente!
Sono in troppi a dover morire!!)

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Dati tecnici

  • Prima TV (J): 13 dicembre 1984
  • Supervisione artistica: Masahisa Ishida
  • Sceneggiatura: Shoozoo Uehara
  • Sakkan: Nobuhiro Masuda
  • Fondali: Masao Ichitani / Morishige Suzuki
Sinossi

La misteriosa Patra sembra svanita nel nulla così come il lago che permetteva la sopravvivenza della povera gente del villaggio. Ma dove può essere andata a finire tutta quell’acqua? E dove sono Sam e Mikah? L’unica possibilità di rispondere a tali domande sembra celata sul Monte Ryujin e Kenshiro è ora deciso a svelarne i segreti…


L’episodio, davvero ricco di minchiate assortite, parte bene già dal riassunto! Infatti, già dopo circa 30 secondi dall’inizio, viene ribadito che:

“Kenshiro era riuscito a sconfiggere Patler, ma questi era scomparso…”

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Insomma, ‘sta povera donna doveva essere proprio brutta per essere ritenuta un uomo…

“Ma allora per quale motivo avranno deciso di portare via la mia Mirka…”

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Qui la frase originale ha un senso piuttosto diverso. Infatti il padre di Mikah non sta puntando il dito tanto contro Patra e i suoi seguaci, quanto incolpando sé stesso per la propria stupidità. Infatti la traduzione più corretta sarebbe: “Ma per quale ragione ho consegnato loro Mikah?”

Di conseguenza anche la seguente frase di Jiro (Ciro per gli amici) è messa in maniera differente dall’originale:

“Perché sono esseri crudeli, ecco perché”

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… mentre in realtà sarebbe: “Patra ci ha soltanto ingannati!”

Poco dopo aver iniziato la scalata, Kenshiro deve vedersela con il famigerato mostro del monte Ryujin

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…al quale, dopo averlo sconfitto, dà questo avvertimento:

“Ti ho colpito in un punto segreto, uno STOMA dei muscoli…”

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Ora, prima che vi mettiate a googlare, vi anticipo io la definizione di questo termine:

stoma [stò-ma] s.m. (pl. -mi)

* 1 bot. Ognuna delle numerose aperture microscopiche presenti sulle foglie e su altri organi delle piante, che permettono la traspirazione e gli scambi gassosi con l’esterno
* 2 zool. Apertura della conchiglia nei molluschi che ne sono provvisti

‘Sto doppiaggio è sempre più mitico! In realtà quello che manca nella frase è il nome del punto segreto in questione che è  Kyousei (竅星). che sembra avere effetti molto simili all’Hokuto Gōkin Bundan Kyaku (visto nella settima puntata), rendendo la vittima incapace di utilizzare le proprie braccia.

Curiosità: Il mostro e il Nanto Seiken

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Sebbene nella puntata in questione non venga dato alcun nome allo stile di combattimento del mostro (in realtà “guardiano”番人 -) del monte Ryujin, pare che “ufficialmente” si chiami Nanto Yajū Ken (南斗野獣拳 – Tecnica della Belva di Nanto) e tale denominazione deriverebbe da una vecchia linea di giocattoli prodotta negli anni ’80.

Kenshiro utilizza quindi l’avversario come sherpa improvvisato per raggiungere il quartier generale di Patra, ma lungo la salita c’è un imprevisto: un uomo robusto, completamente avvolto da fiamme blu (in pratica una caldaia a metano vivente), dà fuoco al mostro e lo fa precipitare nel vuoto, aggiungendo queste parole:

“Idiota! Spingerti fin qui… Non bisogna mai fidarsi delle sottorazze

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Ma nell’originale giapponese la frase era: “Idiota! Lo hai guidato fin qui! Crepa, inutile cane bastonato!”

Kenshiro cerca di corrergli dietro ma, girato l’angolo, non solo il tizio si è volatilizzato, ma si trova di fronte ad una sorta di castello medievale mitteleuropeo (!?)

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Senza stare lì a chiedersi come cavolo fa a starci una cosa del genere in pieno Giappone postatomico, Ken decide che entrare dal portone principale e spaccare il culo a tutti è troppo mainstream, mentre è ben più figo il free climbing estremo in notturna…

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Manolo? Bitch, please

Intrufolatosi finalmente nel castello, Kenshiro trova una stanza in cui è appeso un quadro raffigurante Julia. Decide allora di chiedere lumi al padrone di casa (che con i suoi circa 200 chili pretendeva di spiarlo di nascosto) e questi gli racconta di come Shin e la sua amata si siano fermati lì per un breve soggiorno durante il loro viaggio verso la Croce del Sud, aggiungendo:

“Shin era contento ma lei è l’immagine della tristezza”

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… mentre la frase originale sarebbe: “Questo dipinto è stato realizzato dallo stesso Shin, ma negli occhi della signora Julia si scorge l’amarezza”. Insomma, l’anime ci consegna uno Shin non solo come maestro di arti marziali ma anche come abile pittore. Bella lì 😀

L’amabile conversazione si sposta inaspettatamente a tavola, dove Dragon (questo il nome dell’uomo caldaia) senza mezzi termini chiede a Kenshiro di unirsi a lui per fare il cappottone a Shin.

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Siccome però Kenshiro non è d’accordo, con grande sportività Dragon decide di schiattarlo grazie ad una trappola, ma il nostro eroe – com’era prevedibile – all’ultimo secondo riesce a scamparla tramite una botola segreta sul pavimento:

“Questa era un’altra trappola”

ep-10-i

… dice Ken nel nostro doppiaggio, dando il dubbio che sia un po’ lento a capire le cose, mentre in realtà sarebbe: “Come pensavo c’era un trucco”, riferendosi proprio alla botola sul pavimento dalla quale evidentemente è sparito lo stesso Dragon.

Subito dopo entriamo nell’harem e troviamo Patra vestita in maniera un po’ più femminile che si occupa di truccare Mikah.

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Probabilmente la megera ci avrà messo un po’ ad agghindarsi pure lei per far capire di che sesso è, immaginate quindi la sua frustrazione quando la ragazza le dice: Sì, PADRONE…”  :p

Poco dopo, la ragazza (evidentemente sottoposta a qualche forma di ipnosi) viene portata, assieme ad altre, al mercato che si trova all’interno del castello. Sam, il suo ragazzo, che faceva parte dell’asta degli schiavi di sesso maschile, vedendo Mikah esposta come merce da vendere al miglior offerente si getta d’impeto tra la folla, eludendo le guardie e strappando la giovane dalle grinfie di Patra. Tuttavia, la fuga dei due viene interrotta proprio da Dragon che, dopo aver conficcato un pugnale nella spalla di Sam, dichiara:

“Se tenterai ancora la fuga ti ucciderò”

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… che sembrerebbe un giusto avvertimento ma, in realtà, la frase originale recita: “Chi fugge non può essere lasciato in vita”, al che, Sam si dichiara pronto a combattere (la frase italiana non è proprio uguale all’originale ma il senso è lo stesso, quindi non la segnalo come errore) e Dragon aggiunge:

“Piccolo insetto! Non mi sporcherò certo le mani né userò la mia abilità per farti abbassare la cresta. Prendetelo!”

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… che come frase reggerebbe pure, se non fosse che si sono dimenticati di menzionare il Nanto Ryūjin Ken (南斗竜神拳 – Tecnica del Dio Drago di Nanto) a cui l’uomo scaldabagno si riferisce e che la parte finale non è “Prendetelo!” ma “Ammazzatelo!“.

Fortunatamente per i due ragazzi, Kenshiro è già lì, pronto a far strage di cattivoni (non prima di essersi scrocchiato le dita come se ne avesse 15 per mano, ovvio) e, dopo aver accoppato il solito gruppetto di scagnozzi ed ordinato a Sam e Mikah di liberare gli altri prigionieri, si appresta a confrontarsi una volta per tutte con Patra e Dragon:

“Ti ucciderò con il Colpo del Drago Divino del Sud!”

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…urla il panzuto guerriero dai gusti ellenici, mentre il vero nome della tecnica sarebbe, come già abbiamo detto, “Colpo del Dio Drago di Nanto, che è praticamente una forma d’attacco che prevede la combinazione delle rispettive abilità di Patra e Dragon. Mentre la prima usa l’illusionismo per creare dei miraggi capaci di disorientare l’avversario, il secondo emette vere e proprie fiammate dalla bocca.

Qui c’è una scena di pochi secondi non doppiata in italiano in cui Ken dice: “Dev’essere un’illusione”

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Come si conclude la cosa dovreste saperlo bene: Patra, tentando di infilzare Kenshiro si ritrova dapprima cecata e poi finisce carbonizzata da una fiammata dello stesso Dragon, cadendo infine in uno strapiombo (manca solo una voce fuori campo ad urlare “ULTRAAAA COMBOOOO!!”). Il suo alleato, invece, si piglia prima una caterva di pugni e poi viene inchiodato al muro in stile Pegasus:

“Con i miei colpi ho bloccato la fonte del fuoco…”

ep-10-p

… sentenzia un Kenshiro in overdose da anabolizzanti, ma in realtà la frase originale sarebbe: “Ho colpito lo Zenchō (前頂), un punto segreto di pressione, serrandoti la gola…”

Il risultato di questo processo è che, non potendo più sprigionare le sue fiamme all’esterno, Dragon è condannato a bruciare dall’interno e morire in maniera orribile nel giro di pochi secondi:

“CONTROCOLPO DEL FUOCO ARDENTE”

ep-10-q

Stavolta, pur sbagliando come al solito, ci sono andati vicini, perché il nome originale è Rekka Gyakuryū Ken (烈火逆流拳 – Tecnica del Flusso Inverso del Fuoco Ardente).

E mentre Kenshiro si allontana dal castello in preda alle fiamme sparandosi pose da gran figo…

ep-10-r

… alla Croce del Sud troviamo Shin e ‘Ndonie la Passatell che constatano l’ennesimo insuccesso, continuando a fare errori come Uomo di fuoco al posto di Dragon e Drago Divino del Sud al posto di Tecnica del Dio Drago di Nanto.
ep-10-s

La puntata si chiude finalmente con Ken che manifesta i primi sintomi da pugile suonato e inizia a sentire gli arpeggi, mentre Lin lo asseconda…

ep-10-t

(notare l’espressione intelligente)

ALLA PROSSIMA PUNTATA !!


Ringraziamenti

P.S.: nell’analizzare gli errori del doppiaggio storico ho ritenuto di dover segnalare solo ed esclusivamente quelli più eclatanti e/o ridicoli, perché diversamente sarebbe toccato fare una trascrizione ed un adattamento completi dal giapponese dell’intero episodio, cosa che avrebbe richiesto una mole di lavoro eccessiva.