Ken il guerriero – Le origini del mito: Primi dettagli sulla nuova serie!


Se hai qualcosa da ridire su Hokuto, dilla a me!!

SOUTEN NO KEN
RE:GENESIS

Un grande progetto in fase di sviluppo!!

Dopo sette anni si apre il sipario sul secondo arco narrativo di Souten No Ken! Il 62° successore dell’Hokuto Shinken, Kenshiro Kasumi, ha lasciato Shanghai e si trova in un’Indonesia avvolta dagli intrighi. Per i suoi ponyo e per la sua amata, tornerà ancora una volta ad usare il suo pugno.

Con questo messaggio, apparso sul numero di Comic Zenon che da oggi è possibile trovare in vendita in Giappone, arriva la notizia di una nuovissima serie di Ken il guerriero – Le origini del mito, il manga che per ben 10 anni ha narrato le avventure del Kenshiro degli anni ’30.

In attesa di ulteriori informazioni, ci teniamo a mostrarvi anche il doppio omaggio, presente sempre sullo stesso numero, che il maestro Tetsuo Hara ha voluto dedicare alla fine della serializzazione di Angel Heart e al ritorno del suo Kenshiro Kasumi. Ricordiamo infatti che entrambi i personaggi, nel 2001, iniziarono insieme le loro rispettive serie sull’allora neonata rivista Comic Bunch.

 

Foto e traduzioni: Carmine Napolitano

 

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Ken il guerriero e gli errori del doppiaggio storico (undicesima puntata)


Ed eccoci di nuovo qui, dopo alcuni mesi, ad analizzare insieme le prodezze del doppiaggio italiano storico di Ken il guerriero. Stavolta prometto che non dirò nulla sul fatto di accelerare la frequenza dei post perché poi, ogni volta che lo dico, succede sempre il contrario, quindi è meglio che sto zitto 😅. In ogni caso, se siete nuovi da queste parti, trovate l’elenco dei precedenti episodi cliccando QUI. Buona lettura 😉


EPISODIO 11
“I GUERRIERI

悪党ども!! 地獄のブルースを聞け!!
(Furfanti!! Ascolterete il Blues dell’inferno!!)

Dati tecnici

  • Prima TV (J): 20 dicembre 1984
  • Supervisione artistica: Kiyotaka Kantake
  • Sceneggiatura: Hiroshi Toda
  • Sakkan: Shizuo Kawai
  • Fondali: Senri Sagawa
Sinossi

Una richiesta d’aiuto porta Kenshiro a prestare soccorso agli abitanti del villaggio da cui proviene Bart. Ancora una volta le vite degli innocenti sono messe a repentaglio a causa dell’acqua e della crudeltà di chi ne brama il possesso, esseri che però non sanno di aver già firmato la propria condanna a morte…


Cominciamo subito con una doverosa premessa: in questo episodio non c’è in realtà nulla di davvero così eclatante da segnalare. Gli errori trovati sono quelli classici tipo “sette cicatrici” identificate come “sette stelle” e “KING” reso semplicemente come “Re”. Di queste cose ne ho parlato nelle precedenti analisi e quindi eviterò di ripetermi. Per il resto non c’è nulla, del doppiaggio di questa puntata, che pregiudichi in qualche modo la comprensione degli eventi. Questo non significa comunque che manchino le cose da segnalare o le curiosità. Partiamo ad esempio dal titolo italiano: “I guerrieri”. In effetti, per una volta, il titolo scelto nell’edizione nostrana è più adeguato di quello originale. Innanzitutto perché, a differenza del manga, nell’anime alla banda di Jackal è stato dato appunto il nome di “Warriors” (ウォリアーズ) e, in secondo luogo, perché ci permette di cogliere meglio l’omaggio alla pellicola di Walter Hill “The Warriors” (da noi “I guerrieri della notte”) del 1979.

Un film che, specialmente in Giappone, non poteva certo passare inosservato, visto che andava ad incastrarsi, manco a farlo apposta, nell’allora crescente fenomeno degli Yankī e dei Bōsōzoku, ovvero quella sottocultura di delinquenza giovanile (avente le sue radici nel Giappone post-bellico) che fu poi resa popolare nel corso di tutti gli anni ’80 e ’90 attraverso manga, anime e videogiochi, compreso appunto Hokuto No Ken.

Tornando all’episodio vero e proprio, tutto inizia con questo bimbo con le pezze al culo…

… che starebbe già per spatasciarsi al suolo dopo un salto nel vuoto…

… se non fosse per il provvidenziale intervento di …

BEPPE BERGOMI !!

Il successore della Divina Scuola dell’Inter afferra infatti per un pelo il piccolo vagabondo dalle tendenze suicide e gli offre pure da bere. Poi però, con nonchalance e senza proferire parola, alza i tacchi e se ne va, mollandolo di nuovo sul ciglio di un’autostrada postatomica. E mentre questa nobile figura si allontana in silenzio con la sua camminata figa, il piccolo si chiede:

“Chi sarà?”

Che, alla fine, andrebbe pure bene, ma che nell’originale sottolinea l’aspetto messianico delle vicende di Ken con un “che sia Dio?”.

Poco dopo ritroviamo il protagonista seduto al tavolo di un bar assieme a Bart e Lin. Tra gli avventori del locale ci sono però due bestioni che riconoscono in Kenshiro l’uomo sulla cui testa è stata messa una taglia da KING.

Inutile dire che Kenshiro è sempre molto diplomatico in questi casi…

Comunque, prima che le cose si mettano troppo male, interviene “il capo dei Guerrieri”  (come recita il doppiaggio italiano, mentre in originale è “il grande Jackal”).

Il tipo, che è talmente un duro da tenere gli occhi aperti nonostante ci sia dentro il sapone, richiama subito all’ordine i suoi due scagnozzi e, dopo avergli rifilato una paternale sul non mettersi mai contro chi è più forte di loro, rimescola ad entrambi i connotati come se i loro volti fossero due palline di pongo.

Nel mentre, il piccolo vagabondo che Ken aveva eroicamente lasciato a morire nel mezzo del nulla entra nel bar e viene riconosciuto da Bart, che gli si avvicina preoccupato. Taki, questo il nome del bambino, si è infatti allontanato dal villaggio  in cui un tempo risiedeva lo stesso Bart per poter trovare uomini capaci di perforare un durissimo strato di roccia sotto il quale si cela una sorgente d’acqua.

Kenshiro, fallito il tentativo di abbandono in autostrada, comincia a soppesare mentalmente diverse alternative per evitare di accollarsi un terzo marmocchio. E l’opportunità si presenta subito, appena Bart si rende conto che gli occhi del piccolo Taki sono stati danneggiati da una prolungata esposizione al sole del deserto. Ken, infatti, piglia la palla al balzo e gli tocca dei punti di pressione. Che tanto, oh, se per sbaglio invece di curargli la vista lo fai esplodere mica qualcuno sospetterà che l’hai fatto apposta, no?

Ma Kenshiro lo conosciamo, in fondo in fondo è un bonaccione…

“Ho solo trasmesso una giusta pressione al tuo nervo ottico. Adesso dovresti vederci di nuovo come prima”

Solo che l’adattamento italiano s’è perso per strada il nome del punto segreto, che è  Jōkai (浄界).

Comunque ormai Kenshiro s’è pigliato l’accollo e non gli resta altro da fare che riaccompagnare Taki al suo villaggio ed eventualmente dare una mano a risolvere la faccenda. Ma Jackal, dal canto suo, ha ascoltato tutta la conversazione e non vede l’ora di mettere le mani sulla sorgente, tanto che raduna all’istante tutta la banda…

“E’ arrivato il momento di divertirci un po’ miei guerrieri”

Ma in realtà la frase sarebbe: “Abbiamo trovato la nostra acqua, Warriors!”

Poco dopo, Kenshiro e i suoi piccoli scassapalle amici raggiungono l’insediamento e ci trovano una dolce vecchina che per poco non li accoppa tutti a fucilate: Zia Toyo.

Superata l’iniziale diffidenza, la nonna di American Sniper accoglie il gruppo e, dopo aver parlato del più e del meno, tutti vanno a dormire in attesa che sia di nuovo giorno. Anche Kenshiro sarebbe ben felice di farsi una meritata pennica, se non fosse che, nel cuore della notte, gli tocca alzarsi per andare a salvare il culo a quei due scemi di Bart e Taki, che hanno avuto la brillante idea di infiltrarsi in territorio ostile per prendere acqua da un pozzo ben sorvegliato…

Curiosità – La vera sorte di Taki

Come è risaputo, il manga originale è ben più crudo dell’anime nel rappresentare la violenza, specie quando essa è rivolta verso i minori. Nel caso specifico, il povero Taki, nel suo sconsiderato ma coraggioso tentativo di recuperare un po’ d’acqua, in realtà ci lasciava le penne.

Questo perché mentre Hara e Buronson hanno scelto, attraverso certe immagini, di simboleggiare un mondo talmente spietato da non risparmiare neanche i bambini, chiaramente con l’anime ci si è andati molto più cauti, perché già c’erano associazioni di genitori che protestavano per la versione cartacea, figurarsi se Toei si sarebbe mai arrischiata a riproporre le stesse cose solo per trovarsi poi costretta a cancellare una produzione che gli garantiva tanti introiti.

Avendo constatato di persona il pericolo ed il disagio a cui Taki e gli altri bambini sono sottoposti per la mancanza di una propria fonte d’acqua, Kenshiro decide finalmente di darsi una mossa e, dopo aver fatto un po’ di cinema a colpi di luci e suoni, spacca lo strato di roccia con solo pugno. Ma, come avevamo detto, Jackal non vede l’ora di poter mettere le mani sull’acqua ed è rimasto a distanza di sicurezza per poter seguire gli eventi ed attaccare al momento giusto e, ad alcuni subalterni impazienti di attaccare dice:

“Non dimenticate che da solo ha annientato completamente l’Armata di Dio. Questo non è il momento di subire la stessa sorte. La cosa più importante è mettere le mani su quell’acqua”

Frase che, come senso, non fa una piega, ma che in originale contiene una simpatica metafora : “Quello lì ha sconfitto da solo la God Army e Dragon. Perché correre rischi tentando di abbattere un elefante quando ciò che davvero conta è solo mangiarne la carne?”. Insomma, qualcosa che dice tutto sullo stile di vita di un personaggio che ha scelto come nome di battaglia quello di un animale che si nutre di carogne.

Tuttavia gli sgherri non sembrano convinti e, anzi, credono non solo di potersi appropriare del pozzo, ma anche di sistemare una volta per tutte l’uomo dalle sette stelle e poter intascare la taglia che pende sulla sua testa. E in effetti ci provano, solo che Kenshiro li riporta subito con i piedi per terra…

“COLPO DELL’ANNULLAMENTO TOTALE”

Per una volta ci pigliano anche con il nome della tecnica, che in giapponese è, infatti,  Hokuto Kyomu Shidan – (北斗虚無指弾 – Tocco Annullatore di Hokuto). L’unica curiosità al riguardo è che, nel manga, l’esecuzione della tecnica è differente, lasciando intendere che Kenshiro colpisca i punti segreti dei nemici senza toccarli direttamente, mentre nell’anime il contatto c’è e si vede. In ogni caso l’effetto è lo stesso, la perdita di memoria a breve termine da parte delle vittime.

“Avete visto? Il potere dell’Orsa è tremendo.”

… dice un soddisfatto Jackal ai suoi uomini. Chiaramente il potere dell’Orsa di cui vaneggia sarebbe l’Hokuto Shinken, ma ve lo scrivo giusto per ricordarvi che Hokuto e Nanto, in ben 11 puntate, ancora non vengono nominate mezza volta. 😂

Nel frattempo Kenshiro, con la scusa di portare i predoni in stato confusionale fuori dal villaggio, approfitta dell’occasione per squagliarsela alla grande mollando lì anche Bart e Lin. La sua giustificazione? Che se rimanesse in quel posto quei bambini sarebbero in costante pericolo per via dei continui attacchi da parte degli uomini di Shin. Va bene, ci crediamo, dai…

Jackal, che non aspettava altro, si lancia all’assalto con il resto della gang e in pochi secondi prende possesso del villaggio. Zia Toyo, che vorrebbe aprire un dialogo ma opta per tentare di aprirgli la testa con un colpo di fucile, sbaglia la mira ottenendo come unico effetto di far incazzare ancor di più il capo dei banditi. In pratica, a tipo 2 minuti da quando Ken ha messo piede fuori dall’insediamento abbiamo questa situazione:

“AHAHAHAH! E adesso un bel salto giù nel pozzo!”

Intanto facciamo un bell’applauso a Ken per la sua lungimiranza, poi vediamo meglio l’errore bello grosso che abbiamo qui. Per prima cosa la parte in cui si sente la risata del predone, in originale era invece riservata alle lamentele del povero Taki che, legato come un slame ed appeso a testa in giù, non può far altro che gridare: “Mi fa male!”. Il tizio poi, non lo vuole gettare in alcun pozzo (come si vede bene dall’immagine) ma lo espone al pubblico ludibrio dicendo all’incirca “Adesso ci divertiamo! Guardate!”.

Meno male che Ken, richiamato dallo sparo, ha deciso di tornare in tempo per la festa…

Questo spinge Jackal e i suoi scagnozzi a darsela a gambe a gran velocità, ma per essere sicuri di non essere inseguiti creano un terribile diversivo legando dei candelotti di dinamite a due poveri bambini che vengono fatti correre via in direzioni opposte. Kenshiro riesce a salvarne uno ma l’altro, ormai troppo distante, richiede l’intervento di zia Toyo, che dopo essere stata malmenata dai Warriors, usa le forze residue per raggiungere il piccolo, gettare via la dinamite e fare scudo con il proprio corpo dall’esplosione.

“Siamo tornati indietro appena abbiamo capito che stava succedendo qualcosa”

… dice Bart all’anziana ormai moribonda. E in effetti è vero, Bart e Lin erano andati a cercare Ken perché si erano accorti del suo allontanamento e sono tornati indietro assieme a lui quando hanno sentito lo sparo. Però la frase originale intendeva altro. Riferendosi al motivo per cui aveva lasciato il villaggio, Bart confessa a Zia Toyo i motivi che lo hanno spinto ad allontanarsi, dicendole: “Io volevo diventare qualcuno per poi tornare a prendervi”. La donna, confermando che aveva intuito tutto, muore allora fra le sue braccia e l’episodio si chiude con un Kenshiro determinato a rintracciare e sgominare Jackal e i Warriors.

Curiosità – L’urlo di Bart

Mentre nell’anime Bart continua a chiamare Toyo “zietta” (Obachan) anche nel momento in cui muore, nel manga originale la scena è più struggente perché, incoraggiato da Ken, il ragazzo urla “MAMMA!!”, a sottolineare ancor di più quanto doloroso sia quel lutto. Diciamo che, in generale, quest’undicesimo episodio dell’anime è forse uno dei peggio adattati rispetto al manga da cui è tratto. La quasi totale mancanza di pathos che invece è riscontrabile su carta banalizza molto gli eventi, non rendendo minimamente giustizia alle intenzioni degli autori.

ALLA PROSSIMA PUNTATA !!


Ringraziamenti

MusashiMiyamoto e Kyosuke Masaki 82 per il loro contributo.

P.S.: nell’analizzare gli errori del doppiaggio storico ho ritenuto di dover segnalare solo ed esclusivamente quelli più eclatanti e/o ridicoli, perché diversamente sarebbe toccato fare una trascrizione ed un adattamento completi dal giapponese dell’intero episodio, cosa che avrebbe richiesto una mole di lavoro eccessiva.

Quentin Tarantino dirigerà il film di Ken il guerriero


PESCE D’APRILE PER TUTTI GLI AMANTI DEL GUERRIERO DI HOKUTO!!

Dopo anni di rimandi e di imprevisti, è stato finalmente ufficializzato l’accordo tra Tetsuo Hara e Quentin Tarantino per portare su grande schermo le gesta di Kenshiro! Il film, attualmente ancora in fase di pre-produzione, sarà il primo capitolo di una trilogia che culminerà con il duello finale tra il protagonista e il grande Raul, il Re di Hokuto, ruolo per il quale è stato fatto il nome di Dwayne “The Rock” Johnson.

Di seguito, le dichiarazioni del regista e dell’autore:

Quentin Tarantino

Fin da quando, nei primi anni ’90, mi capitò fra le mani un numero del fumetto, non potei fare a meno di innamorarmene. Appena ne ho avuto l’occasione, durante un mio viaggio in Giappone nel ’99, ho incontrato il maestro Hara e gli ho sottoposto il progetto, ma all’epoca c’erano ancora alcuni problemi di copyright con il precedente editore e quindi la cosa sfumò. Io utilizzai allora molte delle idee che avevo in mente per la realizzazione di Kill Bill. In seguito non ci ho pensato più almeno fino al 2013, quando il maestro, dopo aver visto Django Unchained, mi ha ricontattato chiedendomi se ero ancora interessato all’idea. Da allora sono iniziati gli accordi per produrre una trilogia cinematografica che finalmente soddisferà tutti i fan della serie. In accordo con il maestro Hara abbiamo pensato infatti di sfruttare l’occasione per chiarire definitivamente dei concetti che ancora oggi generano dibattiti tra i fan. In particolare abbiamo pensato di inserire, durante i combattimenti, delle barre di energia vitale tipo picchiaduro ad incontri e dei misuratori di potenza dei colpi inflitti. Questo aiuterà finalmente a capire chi è più forte di chi, che poi è il fulcro centrale della storia, no? Alcuni combattimenti verranno appositamente riscritti in modo che le vittorie siano sempre pulite. Ad esempio, Raul stavolta non avrà alcun mantello e dovrà battere in ritirata strategica contro l’immane potenza dell’Uccello D’Acqua, lo stile più forte tra quelli del Sacro Nanto. A livello di trama esploreremo poi i motivi che hanno portato Raul a farsi uccidere da quell’incapace di Kenshiro, che se non fosse stato solo un paraculato sarebbe morto già sotto i colpi di Shin e del Karaté di Sua Maestà. E non ci dimenticheremo di Toki, il migliore, che se non fosse stato per la malattia avrebbe fatto il culo a tutti! Ovviamente la violenza dei combattimenti sarà poi talmente realistica da richiedere un rating a parte che stiamo appositamente studiando con la Motion Picture Association of America. Con la nuova tecnologia 3D vedrete viscere e budella schizzarvi direttamente in faccia!

Tetsuo Hara

Che posso dire? Sono davvero soddisfatto che la mia opera venga portata sul grande schermo da qualcuno che l’ha capita davvero in ogni sua sfumatura. L’idea delle barre di energia vitale e dei misuratori di potenza dei colpi erano cose che avrei voluto già inserire io all’epoca del manga, ma avevo le mani legate per colpa di quel vecchio bacucco di Buronson. Io avrei voluto strutturare la serie come un vero videogame, anche al punto di far decidere ai lettori chi doveva vincere o perdere gli incontri, ma lui si opponeva sempre. Diceva “ci vuole una trama, ci vuole una trama” e io gli rispondevo “ma a che ca**o serve la trama se tanto, fra trent’anni, la gente starà ancora a farsi le pippe mentali su chi vince tra Toki sano contro Falco con tutte e due le gambe?”. Insomma, quello che stavolta vedrete sullo schermo sarà il VERO Ken!

La data di inizio per le riprese è fissata a novembre 2017. Nel ruolo di Kenshiro troveremo la star Shia LaBeouf, che già da mesi si sta allenando per interpretare il successore di Hokuto…


… mentre nel virginale ruolo di Julia troveremo la famosissima Sasha Grey

… e il mitico Nicolas Cage sarà invece Toki! Il migliore!

Ben conoscendo a quali attori il maestro Hara si era inizialmente ispirato per creare i suoi personaggi, il regista ha pensato anche di chiamare in videoconferenza Sylvester Stallone che, direttamente dal divano di casa sua, ha dichiarato:

“Come ho già avuto modo di dire in passato, sono ormai troppo vecchio per il ruolo ed è un vero peccato. Anche perché un paio di botte alla Grey le avrei date volentieri”.

Per ora le news si fermano qui, ma continuate a seguirci per saperne di più!

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Tetsuo Hara e Ken il guerriero testimonial per Toyota C-HR


Anno 20XX, il mondo intero è sconvolto dalle esplosioni atomiche.
Sulla faccia della Terra, gli oceani erano scomparsi
e le pianure avevano l’aspetto di desolati deserti.
Tuttavia…
L’amore per le auto era sopravvissuto!

Con questo slogan, recitato dall’irriducibile Shigeru Chiba, si presenta la terza fase della campagna pubblicitaria CROSSOVER THE WORLD lanciata da Toyota per il suo nuovo SUV C-HR e che vede coinvolti Tomyca, Street Fighter e Hokuto No Ken. E’ infatti per mano di Tetsuo Hara che è stato realizzato un breve episodio manga “animato” in cui, sulle note di Keep yourself alive dei Queen, i protagonisti di Ken il guerriero si lanciano in uno spericolato inseguimento nel deserto ispirato – a detta dello stesso autore – a Mad Max Fury Road, ultimo capitolo della famosa saga che a sua volta venne presa ad esempio per creare l’estetica del mondo di Hokuto più di trent’anni fa.

Insomma, in qualche modo un cerchio che si chiude grazie a questa iniziativa e sulla quale il maestro Hara è stato anche intervistato in maniera scherzosa dichiarando, tra le altre cose, che ha sempre preferito non guidare perché incapace di rispettare i semafori ma che con un C-HR non ci penserebbe due volte a mettersi al volante e guidare a tutta velocità nel deserto, soprattutto perché nel deserto non ci sarebbero gli odiati semafori. 😅

Come sempre ringrazio MusashiMiyamoto per il supporto linguistico 😉

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[1987 – 2017] Trent’anni di Ken il guerriero in Italia


Molti magari non l’avranno notato, ma il 2017 segna il trentesimo anniversario dello sbarco di Kenshiro sulle reti televisive nostrane. Difficile è risalire ad una data precisa perché, avendo debuttato su diverse emittenti locali in tempi e in orari differenti, non vi è alcuna certezza circa l’effettivo giorno della prima messa in onda. Quello che è certo però, è che il guerriero di Hokuto da allora, per me come per tantissimi altri, è diventato come uno di famiglia. Perché? Credo per tanti motivi, ma per quanto mi riguarda è capitato in un periodo particolarmente felice della vita, sovrapponendosi ai ricordi più belli dell’adolescenza. E non è forse questo il “segreto” della maggioranza delle serie cult? Ebbene, se in altre occasioni ho preferito parlare in generale della storia di Ken, della sua genesi e di come sia giunto fino ad oggi cavalcando i decenni senza perdere neanche un po’ di smalto, in questo post l’idea è di parlare di come Ken l’ho vissuto io, sicuro che questo tuffo nel passato risveglierà i ricordi di tanti  🙂

La prima volta che io e Ken ci siamo incontrati è stato a casa di mio nonno. Dopo aver passato una vita prima al fronte e poi a lavorare la campagna, mio nonno si era ritrovato a starsene a casa per motivi di salute e quindi, mentre oggi la gente passa le giornate sui social, lui all’epoca poteva soltanto fare zapping tra ciò che offrivano le diverse reti televisive. Nel 1987, come molti ricorderanno, i palinsesti pomeridiani erano letteralmente inondati di cartoni di ogni genere e mio nonno si ritrovò quindi giocoforza a guardarli. Inutile dire che in breve tempo si appassionò così tanto a certe serie che ormai si era praticamente creato il suo palinsesto personale, saltando con precisione da un’emittente all’altra in base all’orario per seguire la messa in onda delle nuove puntate. Fu così che un giorno, mentre io ero arrivato da poco e mi ero seduto lì sul divano, terminata la rituale visione di Quark il saggio progenitore allungò il braccio verso la tv e spinse il pulsante per cambiare canale, portandosi su Junior TV.

Quello che vidi ebbe su di me un profondo impatto. Dopo Černobyl’, la paura della guerra atomica era un argomento sentitissimo e, in particolare, mi era rimasta impressa una frase dal film The Day After, una citazione di Einstein che recitava: “Non so come si combatterà la terza guerra mondiale, ma so come si combatterà la quarta: con bastoni e pietre”. Oggi le paure sono altre, siamo nella morsa di una crisi economica di cui sembra non vedersi mai la fine, ma all’epoca tanto l’Italia quanto il Giappone vivevano un periodo di benessere. E quindi “il nemico”, l’ombra nera che aleggiava sull’umanità era quella di un’imminente conflitto nucleare e non si trattava solo di un argomento utile ad imbastire la trama di qualche film hollywoodiano, ma era qualcosa che influenzava realmente le discussioni di tutti i giorni. Se ne parlava anche a scuola. Insomma, dire che Ken il guerriero capitava a fagiolo non esprime pienamente il concetto. Nella mia mente  si è innescato quindi un vero e proprio cortocircuito quando ho sentito per la prima volta l’introduzione del cartone animato, con la voce narrante che diceva:

“Siamo alla fine del ventesimo secolo. Il mondo intero è sconvolto dalle esplosioni atomiche. Sulla faccia della Terra gli oceani erano scomparsi e le pianure avevano l’aspetto di desolati deserti. Tuttavia, la razza umana era sopravvissuta”.

Poi è partita la bellissima e suggestiva sigla degli Spectra

La musica da sola creava già un’atmosfera tesa, mentre le parole racchiudevano disperazione, morte e violenza in maniera che definirei poetica. E tutto questo solo per quanto concerne lo scenario in cui si muoveva il protagonista. Che dire invece degli altri elementi, sapientemente “scippati” altrove dagli autori e amalgamati assieme per creare quel mix unico? Partiamo dalle arti marziali: mio padre e mio zio, suo fratello minore, erano appassionati dei film di Bruce Lee. Quelli erano anni in cui i palinsesti delle TV abbondavano di tali produzioni. Mio zio, già menzionato, aveva la sua piccola palestra in camera da letto e, appesi alle pareti, diversi poster proprio di Bruce Lee. Scene riprese dai suoi film e le cui pose le ritrovavo pari pari in Kenshiro in diversi episodi del cartone. Perché Kenshiro ERA Bruce Lee, c’è poco da fare. Laddove l’autore del fumetto originale aveva cercato di creare una commistione tra diversi attori (tra i quali Mel Gibson e, in seguito, Sylvester Stallone) per caratterizzare fisicamente il personaggio, chi si era occupato di trasporre l’opera in animazione aveva decisamente posto l’accento sulla somiglianza tra il protagonista ed il defunto attore e maestro di arti marziali, tanto da copiarne anche le movenze e le varie urla di battaglia. Certo, gli effetti “esplosivi” dei colpi di Kenshiro, così di primo acchitto mi disgustarono un po’, non lo nascondo. D’altronde ero un bambino, ero cresciuto fino a quel momento vedendo al massimo esplodere mostri giganti eliminati sistematicamente da Mazinga e Goldrake in maniera “asettica”. Ci misi un po’ a metabolizzare il tutto. L’episodio in questione, onestamente, non ricordo quale fosse nello specifico. Sicuramente era uno tra quelli della prima parte della saga, che tra l’altro all’epoca avevano il brutto vizio di stopparsi e ricominciare daccapo peggio di quello che sarebbe poi successo con la casa di Leo ne I Cavalieri dello Zodiaco.

Ecco, nonostante questo vero e proprio colpo di fulmine (dal cielo), a quel tempo non riuscii a seguire Ken puntata dopo puntata. Perché? Perché purtroppo a casa mia Junior TV non prendeva bene (per lo stesso motivo mi sarei poi perso buona parte delle puntate del primissimo passaggio televisivo di Dragonball, ma questa è un’altra storia…). Dato che non sempre potevo passare il pomeriggio a casa di mio nonno, provai anche a risintonizzare il canale alla meno peggio, ma il risultato era un’immagine tanto disturbata da farti perdere una diottria al secondo. Insomma, per un po’ dovetti metterci una pietra sopra ed accontentarmi di vederlo occasionalmente. Passarono un po’ di anni, durante i quali l’amore per Ken il guerriero si diffuse in tutto lo stivale e portò la neonata Granata Press del mitico Luigi Bernardi a pubblicarne, a partire dalla fine del 1990, il manga originale.

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NOTA: Prima che arrivino i soliti precisini… sì, lo so che prima di Granata Press qualche rivista tipo Japan Magazine aveva pubblicato degli episodi cartacei di Ken (e non solo), ma quello che molti ignorano è che tali pubblicazioni erano realizzate senza l’acquisizione di alcuna licenza dal Giappone e con traduzioni che erano frutto di pura fantasia. Quindi Ken, in Italia, viene pubblicato ufficialmente dal 1990 in poi. Caso chiuso.

Purtroppo persi anche questo treno. Quando seppi che Ken usciva in edicola, infatti, era già il 1992. Perché vivendo in un paesino, anche l’edicola aveva i suoi limiti. Oggi l’idea farebbe ridere, perché siamo abituati alle fumetterie e alle librerie specializzate, ma all’epoca era così. Tanto Zero quanto altre riviste e altri manga, in quel periodo, uscivano dalle mie parti forse una volta sì e due no. Oltretutto, spesso finivano in angoli così remoti dell’edicola stessa che per vederle dovevi o avere la fortuna che ti ci cadesse l’occhio o sapere già dove andare a guardare. Ad ogni modo fu solo grazie al primo volumetto de I Cavalieri dello Zodiaco (sempre di Granata Press), stavolta messo in bella mostra, che seppi che anche Ken veniva pubblicato in Italia. In quei mesi, infatti, Ken e i Cavalieri esordivano in volumetti monografici più o meno in contemporanea, solo che mentre i santi di Athena partivano presentando le prime storie, per Ken si era optato diversamente: il primo volume non presentava la serie dall’inizio, ma continuava da dove si era fermata la pubblicazione su Zero. Questo significava dover recuperare quasi una trentina di numeri della suddetta rivista tramite il servizio arretrati, cosa che per me, che  autofinanziavo le mie passioni risparmiando principalmente su colazioni e merende varie, era quantomeno un miraggio. E quindi niente, nell’attesa che ci fosse qualche tipo di ristampa integrale, dovetti a malincuore passare la mano.

Di lì in poi, iniziò in Italia il vero boom dei manga. Di colpo, un po’ come era successo tanti anni prima con gli anime, con le emittenti nazionali e locali che acquisivano qualsiasi cosa venisse dal Giappone, ora tutti si buttavano a pubblicare i fumetti del Sol Levante. In effetti furono anni magnifici. Oltre alla già citata Granata Press c’erano la Star Comics (con la sua divisione manga guidata dai famosi Kappa Boys) e diverse altre realtà editoriali più o meno grandi come Play Press e simili. Sempre in quegli anni, per soddisfare anche la voglia di animazione, aveva inziato a muovere i primi passi la Yamato Video. In tutto questo, Kenshiro e soci fecero un po’ la parte del leone, tanto che non solo venne pubblicato in VHS (sempre da Granata Press) il famoso film d’animazione del 1986 ma, ben presto, la serie televisiva passò finalmente sul circuito di reti che costituivano Italia 7, permettendomi di recuperare il tempo perso. Tra l’altro il canale prevedeva una rotazione del palinsesto per la quale Ken veniva trasmesso ben 3 volte al giorno: mattino presto, ora di pranzo e ora di cena. Quindi, come dicevo all’inizio, Ken finì per sovrapporsi ai ricordi più belli di quegli anni perché lui c’era sempre. Facevi colazione ed era lì, andavi a scuola ed era sulla bocca di tutti, tornavi da scuola ed era lì, uscivi con gli amici e si parlava degli episodi appena visti, tornavi a casa per cena ed era ancora lì. Ken c’era sempre, anche quando t’innamoravi e quando prendevi le prime sbronze e, male che andasse la giornata, potevi sempre ricaricarti con questa…

Alzi la mano chi, ai tempi, non ha mai provato a registrarsela direttamente dalla TV. Altro che mp3 e lossless! Cassettina, registratore piazzato davanti allo speaker e si andava a comandare!  😂

Ricordo ancora mia madre che, lungi dal dirmi di non vederlo, rimaneva però perplessa di fronte a certe scene e, guardandomi, diceva: “che seccia” (che dalle mie parti equivale ad un “che cavolata”). Intanto però, con questa scusa, se lo vedeva pure lei. Che poi non so se ero particolarmente fortunato io, ma a casa mia tutti guardavamo cartoni.  A pranzo lo vedevo spesso assieme a mio padre che, sempre per la passione sui film di arti marziali di cui parlavo prima, mi chiedeva i dettagli sui personaggi e rimaneva quasi a bocca aperta durante i combattimenti. Che poi, cosa che mi è già capitato di sottolineare in passato, secondo me la vera chiave del successo di Ken in Italia – tolta la spettacolarità dei duelli e delle tecniche segrete dei protagonisti -risiede nei sentimenti spesso esasperati dei personaggi. Perché da popolo dal sangue caldo quale siamo, non potevamo restare indifferenti di fronte a guerrieri che combattono principalmente per l’amore di una donna, a uomini che danno la vita per amicizia… a vicende tragiche in cui la speranza per il futuro risiede tutta nel coraggio e nella forza d’animo non solo di Kenshiro, ma di tutti coloro che decidono di affiancarlo nel suo viaggio.

Comunque, giusto per ricordare a che livello eravamo in quegli anni, basta un attimo pensare che Ken non era solo in TV ma praticamente ovunque. E non mi riferisco solo ai lunghi articoli dedicati dalle riviste di settore come Mangazine e Kappa Magazine (che, se avete nostalgia, potete trovare qui), ma a merchandise di ogni tipo che includeva cartoline, card collezionabili, album di figurine, VHS della serie televisiva, un remix da discoteca della sigla italiana, gioco di carte e gioco di ruolo, solo per citare le cose più semplici da trovare in commercio, ma bastava entrare in negozi un attimino più specializzati come anche solo una fumetteria per trovarci anche merce d’importazione come le action figures, i portachiavi, le statue e tanto altro.

Tra l’altro, anche se a quei tempi internet era ancora uno strumento che definire elitario è un eufemismo,   bastava sfogliare un numero di Mangazine a caso per trovare il mitico Catalogo Hunter che, aggiornato ogni mese, presentava un lunga lista di prodotti (con relativi prezzi) che era possibile ordinare dal Giappone tramite un semplice vaglia postale. Ovviamente non mancavano i CD con le colonne sonore originali di Ken e diverso altro merchandise correlato. Qualche amico si fece spedire  l’album Hokuto No Ken Original Songs  e da allora via a registrare le cassette e a diffondere tra gli amici il “verbo” delle sigle originali. Insomma, di quegli anni anni non mi posso di certo lamentare, tanto più che la Star Comics, a partire dal gennaio del 1997, pubblicò una nuova edizione del manga originale, così potei finalmente colmare anche quella lacuna.  Ciliegina sulla torta, nel 1999 arrivò da noi anche il romanzo di Ken.

Certo, bisogna pure dire che tanta popolarità ebbe il suo rovescio della medaglia. A causa dei suoi contenuti violenti, Ken il guerriero divenne infatti facile bersaglio per chi cercava un perfetto capro espiatorio da legare alle azioni sconsiderate di alcuni giovani che in quegli anni riempivano le pagine di cronaca. Uno fra tutti, il famoso caso dei sassi dal cavalcavia (che potete leggere nel dettaglio cliccando qui). Ora non mi va di addentrarmi tanto nel discorso sulla miopia dei cosiddetti “esperti” e giornalisti vari che scelsero Ken come vittima della loro gogna mediatica, ma è curioso come la storia tenda sempre a ripetersi. Infatti lo stesso era già successo tanti anni prima, quando addirittura si era arrivati ad un’interrogazione parlamentare su Goldrake (ne parlavo qui) e, più in generale, argomentazioni simili saltavano fuori ogni volta che qualche adolescente si rendeva protagonista di episodi violenti. Sarebbe bello ogni tanto ricordare che Caino uccise Abele quando non esistevano gli anime, ma forse – pensiero personale – per la nostra società è molto più comodo additare altri come fonte del problema piuttosto che gettare la maschera ed assumersi ogni tanto la responsabilità dei mostri che genera.

Un’altra cosa che mi ricordo con piacere di quegli anni furono i diversi videogames dedicati a Ken che era possibile reperire per la maggioranza delle console in commercio (anche se quasi tutti erano in giapponese, sigh). Tra tutti, vale la pena menzionare quello davvero mitico uscito per Playstation nel 2000

Oggi a rivederlo fa tenerezza, con quei pupazzoni poligonali che solo la nostra fervida immaginazione poteva davvero associare al tratto dinamico ed accattivante della serie animata e del manga, ma per i tempi era l’avverarsi di un sogno. Sì, è anche vero che più che un gioco era una serie di filmati lunghissimi intervallati da brevi sessioni di combattimento vero e proprio, ma questo non mi impedì di giocarlo e rigiocarlo un’ifinità di volte affrontando a testa bassa i menù in giapponese (senza capirci un accidente, ovvio) e sbloccare i diversi extra che il titolo offriva, in special modo i personaggi con cui affrontare avversari umani in duelli uno contro uno. Così, a memoria, potrei dire che quel gioco rappresentò, almeno nella mia percezione delle cose, la degna conclusione di un ciclo. Ken era arrivato, ci aveva conquistato e pian piano se n’era andato, scomparendo dalla TV e dalle edicole.

Vero è che di lì a poco – più precisamente a settembre del 2001 – l’allora neonata LA7 avrebbe deciso di riproporre l’anime storico nel tardo pomeriggio, ma chi c’era si ricorderà benissimo che l’esperimento ebbe un inaspettato quanto ridicolo esito: le puntate vennero infatti trasmesse in versione censurata! Sì, avete letto bene. LA7 andò davvero a profanare le puntate tagliando le parti in cui si vedevano le esplosioni ed altre forme di violenza, rendendole di fatto inguardabili e piene di “buchi”. Chiaramente smisi subito di guardarlo perché ogni volta era come assistere ad uno stupro, ma per quanto mi sembra di ricordare la cosa durò poco (forse altri protestarono oppure, più semplicemente, gli ascolti calarono in maniera drastica) e Ken venne sostituito (mi pare) da Ranma 1/2.

E mentre il guerriero latitava la mia vita andava avanti. Con gli amici più stretti si giocava ancora ogni tanto al gioco di ruolo, ma nel frattempo mi ero fidanzato e mi stavo preparando al matrimonio. Sì, su una rivista di settore avevo anche letto che in Giappone era iniziata la pubblicazione di Souten No Ken, il nuovo manga di Hara che aveva per protagonista un predecessore del Kenshiro che tutti conoscevamo, ma le notizie erano scarse e la mia testa comunque rivolta altrove. Per un po’ ci perdemmo di vista, io e Ken, e solo nel 2004, trovando in edicola il primo volume italiano di Ken il guerriero – Le origini del mito (cioé proprio quel Souten No Ken di cui avevo letto 3 anni prima), iniziai a riavvicinarmi al mondo di Hokuto.

Ken il guerriero - Le Origini del Mito

L’anno seguente acquistai i 3 OAV che componevano Ken il guerriero – La trilogia e a giugno 2006 mi registrai sul forum di Hokutonoken.it per poter discutere con altri appassionati e scoprire magari qualcosa che non sapevo. Nel 2008, mentre in Giappone si concludeva la Pentalogia e in Italia era da poco approdato al cinema il primo capitolo della stessa, assieme a MusashiMiyamoto e diversi altri conosciuti proprio in rete, fondai il forum di 199X. Qui iniziò effettivamente per me il nuovo ciclo. Se fino ad allora ero stato spettatore passivo delle diverse produzioni, da quel momento in poi mi sono adoperato (coadiuvato proprio dall’insostituibile Musashi) per approfondire e condividere sempre più tutto il possibile su Hokuto No Ken. News, traduzioni di interviste e manga, chiarimenti sugli aspetti più criptici della serie, recensioni, anteprime, guide, schede dettagliate e tanto altro ancora. Tutte cose sulle quali abbiamo fatto scuola e che ancora oggi, nonostante il tempo libero si sia notevolmente ridotto, mi piace portare avanti con la stessa passione di un hacker smanettone alla continua ricerca di sistemi da violare. Anche perché se quando ero ragazzo potevo intuire magari dei significati particolari in quello che vedevo, non era nulla in confronto a quello che ho scoperto man mano che ho fatto ricerche sull’argomento. In Hokuto No Ken ci sono tanti riferimenti storici, filosofici, religiosi e mitologici relativi al Giappone che c’è letteralmente da perdersi e questo ha creato per me un circolo vizioso secondo il quale più scopro, più rimango affascinato e più ho voglia di condividere con altri appassionati. Che poi sì, nella vita ci sono sicuramente cose ben più importanti per cui gioire, come trovare la donna giusta e sposarla, avere dei figli e accompagnarli nel lungo cammino della crescita,  benedizioni che non si possono eguagliare e che ho avuto la fortuna di ricevere, ma la bellezza di coltivare talmente bene un interesse da ricevere consensi e stima da coloro che usufruiscono di quello che scrivi, beh, non si può negare che sia una grossa soddisfazione.

Mentre scrivo questo pezzo non so dire se, quando e come riuscirò a portare a termine tutte le cose (tante, forse pure troppe) che ancora ho in mente di fare su questo sito ma quello che è certo è che, grazie a Ken, mi sono divertito, mi diverto ancora e ho conosciuto tante belle persone, quindi, come il grande Raoh, posso tranquillamente dire: “Non ho alcun rimpianto!”

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Bushido – La via del guerriero (武士道)


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A cura di Carmine Napolitano

Quando si parla di cultura giapponese alcune delle parole che saltano fuori con una certa frequenza sono Samurai e Bushido, la via del guerriero. Purtroppo, spesso e volentieri, tali citazioni vengono fatte a sproposito, sulla base di una falsa idea che si ha delle suddette nozioni. Questo è sicuramente dovuto alle distorsioni della cultura pop moderna ma, come anche per i ninja, le arti marziali e altre tradizioni giapponesi, il tutto nasce da un “equivoco” creato dai giapponesi stessi. Anche i personaggi di Hokuto No Ken vengono spesso associati a questo codice d’onore, per lo più dai lettori e dai commentatori occidentali. Ecco quindi il motivo del presente approfondimento: fare chiarezza su di un concetto che viene un po’ troppe volte abusato.

Origini

Sebbene già il Kojiki (古事記) – il più antico testo conosciuto in lingua giapponese, scritto nel 712 – contenga riferimenti a quelle che sarebbero le virtù principali di un guerriero, non si può parlare di “codice” né tantomeno di samurai, visto che fino al 12° secolo tale parola non sarà associata all’aristocrazia militare.

La parola Bushido compare per la prima volta nel  Koyo Gunkan (甲陽軍鑑), una raccolta di cronache militari del clan Takeda, regnante sulla provincia di Kai (attuale prefettura di Yamanashi, non molto lontano da Tokyo). Tale opera fu scritta nel 1616. Siamo quindi già in epoca Tokugawa: l’epoca Sengoku, con le sue continue lotte che hanno insanguinato l’intero arcipelago, è ormai finita. Il Giappone si appresta a vivere quasi tre secoli di pace e di isolamento quasi totale dal resto del mondo (鎖国 – Sakoku) e i samurai iniziano a perdere lentamente il loro ruolo di guerrieri. La via del guerriero citata nel Gunkan è un riferimento, neanche troppo definito, ai valori che avrebbero dovuto guidare i samurai: fedeltà al proprio signore, senso del dovere, abnegazione, frugalità, difesa del proprio onore e di quello del proprio clan fino anche alla morte.

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Ryuga, uno dei personaggi più “travisati” dagli appassionati della serie proprio in virtù della sua stretta aderenza a principi difficili da comprendere per la cultura occidentale.

Ovviamente tra il Kojiki e il Koyo Gunkan, la letteratura contiene molti altri riferimenti alla figura del guerriero e a quelli che avrebbero dovuto essere i suoi principi guida. Tra i più famosi ricordiamo  Heike Monogatari (平家物語), racconto epico della lotta fra i clan Minamoto e Taira, scritto nel 14° secolo. Gli appassionati italiani conosceranno probabilmente Miyamoto Musashi (宮本武蔵). La sua opera  Go Rin No Sho (五輪書), che è in realtà più un trattato sulla scherma giapponese (剣術 – Kenjutsu) e sulla strategia, contiene altri riferimenti simili. Si tratta però per lo più di precetti, e in alcuni casi di indicazioni generiche, non di regole ferree, né tantomeno di un codice di condotta, che di fatto non esisteva.

Questo insieme di precetti descritti nelle varie opere rinvenute è in qualche modo simile a ciò che in Europa era rappresentato dalla “cavalleria”. Volendo individuare delle particolarità, possiamo citare sicuramente il concetto di morte, intesa non solo in senso negativo, ma anche come mezzo espiatorio delle proprie colpe o come simbolo di estrema dedizione. Il concetto di forza, intesa non semplicemente come la forza fisica o aggressività, magari esibita, piuttosto come capacità di sopportazione, da non ostentare e mostrare al momento opportuno. E, non ultimo, il senso estetico: il guerriero avrebbe dovuto possedere una certa delicatezza, intesa sia come buone maniere e portamento sia come amore per il bello nelle sue varie espressioni naturali e artistiche.

falco

Falco, un altro eroico personaggio forse più semplice da capire rispetto a Ryuga ma sempre modellato sui medesimi valori.

Nel 1717 viene composto un testo che assumerà fama mondiale nei secoli a venire:  Hagakure (葉隠). Siamo gia cento anni dopo la prima comparsa documentata della parola Bushido; i samurai sono sempre meno guerrieri e sempre più burocrati/amministratori. Il libro, composto da Yamamoto Tsunetomo ma pubblicato solo molti anni dopo la sua stesura, contiene una serie di insegnamenti che avrebbero dovuto guidare il samurai in questa nuova epoca di pace. In esso troviamo il famoso passo ” 武士道と云ふは死ぬ事と見つけたり” (Bushidou toifu ha shinu koto to mitsuketari –“la via del guerriero è la via della morte”). Curiosamente, questo libro poté essere scritto poiché il suo autore non effettuò il  Junshi (殉死), ovvero il “suicidio di fedeltà” a cui di solito erano tenuti i vassalli alla morte del proprio signore. Ciò avvenne in quanto Nabeshima Mitsuhige, il daimiyo di Yamamoto Tsunetomo, disapprovava tale tradizione e conseguentemente fu fatto divieto ai suoi vassalli di suicidarsi anche dopo la morte dello stesso Nabeshima.

La parola Bushido continua comunque ad essere piuttosto rara in letteratura; perché diventi di uso comune e acquisti il significato odierno, è necessario attendere… il 20° secolo!

Bushido: The Soul of Japan

Il titolo in inglese non è casuale. La prima opera che si focalizza prettamente sul bushido, proiettandolo nell’immaginario comune, fornendo l’immagine romanzata che tutti conosciamo fu infatti scritta originariamente in inglese, pubblicata nel 1900 e destinata ad un pubblico anglofono. Autore del testo fu uno studioso, Nitobe Inazo, giapponese, ma fortemente influenzato dalla cultura occidentale: convertitosi a circa vent’anni al cristianesimo, più che fluente in inglese, con numerose esperienze di studio e di lavoro all’estero, sposato con una cittadina americana, era probabilmente più a suo agio con la cultura occidentale che con quella giapponese. In quegli anni (era Meiji) il Giappone stava proseguendo a grande velocità il suo processo di modernizzazione, passando da una società di stampo ancora feudale rimasta isolata per 267 anni, a una società moderna, industrializzata, che potesse tenere il passo con le potenze occidentali. Nitobe pensa di scrivere un testo che presenti al mondo il Giappone e quelle che sarebbero le sue virtù principali. Nitobe individua 8 virtù fondamentali che secondo lui sarebbero alla base del bushido, il codice d’onore proprio dei samurai, e che sarebbero rappresentative dello spirito giapponese:

1) 義 – Rettitudine

2) 勇 – Coraggio

3) 仁 – Benevolenza

4) 礼 – Rispetto

5) 誠 – Integrità

6) 名誉 – Onore

7) 忠義 – Lealtà

8 ) 自制 – Compostezza

Per spiegare questi concetti Nitobe non fa riferimento tanto a fonti giapponesi ma usa spesso riferimenti occidentali; molte citazioni provengono addirittura dalla Bibbia.

Bushido: The Soul of Japan fu un immediato best-seller in Occidente, che all’epoca possedeva una conoscenza estremamente limitata del Giappone, e che cominciò piano piano ad innamorarsi di questa nazione esotica. In patria il libro fu accolto inizialmente con molto scetticismo. Una delle critiche che più venne rivolta all’autore fu quella di non essere adatto a parlare dell’argomento, sia perché non sufficientemente preparato sulla cultura giapponese, sia perché il pubblico occidentale non avrebbe avuto i presupposti necessari per comprendere tale cultura. Non ultimo, Nitobe si sarebbe di fatto inventato questo codice estraendo arbitrariamente le 8 virtù e senza fornire abbastanza prove storiche, ma solo un’idea romanzata di quello che avrebbe dovuto essere il codice d’onore dei samurai. In ogni caso, entro pochi anni il Giappone sarebbe diventato una nazione militarista e avrebbe iniziato ad espandersi nel resto dell’Asia. Questa nuova idea di Bushido era decisamente utile alle gerarchie militari come mezzo di propaganda presso la popolazione e le truppe impegnate in guerra: fu cosi che il bushido “inventato” da Nitobe uscì fuori dall’anonimato diventando il motore del nuovo Giappone militarista. Anche Hagakure, che fino ad allora era un testo conosciuto dagli accademici, subì la stessa sorte, diventando uno strumento di propaganda e un “propulsore” per le truppe giapponesi. Di lì ai giorni nostri, una quantità incalcolabile di rappresentazioni cinematografiche, teatrali, letterarie e ovviamente anche animate, giapponesi e non, avrebbero continuato perpetrare l’idea di bushido come il codice d’onore che guidava le azioni dei samurai, basato sulle otto virtù individuate da Nitobe.

Conclusioni

I samurai quindi non avevano in realtà nessun etica o un qualche codice morale? Certo che ne avevano. Ma ciò che è stato poi chiamato Bushido è qualcosa di decisamente diverso da ciò che molti, troppi occidentali sono stati portati a credere. Se il popolo giapponese attribuisce una certa importanza a determinati valori, e questi naturalmente emergano nelle varie produzioni culturali (tra cui i manga), è perché il percorso storico di questo popolo ha portato a tale situazione. Allo stesso modo, altri percorsi storici hanno fatto si che nelle società occidentali assumessero maggiore importanza altri valori.

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RECENSIONE – Hokuto No Ken – Saikyou Ha Dare Da?


a cura di Carmine Napolitano

北斗の拳・最強は誰だ? Hokuto no Ken - Chi è il più forte?北斗の拳・最強は誰だ?
(Hokuto No Ken – Chi è il più forte?)

Editore: Futabasha

Anno di pubblicazione: 2011

Prezzo: 476 yen

Lingua: giapponese

Sito Web

Il volume in questione è stato pubblicato in Giappone nel 2011 da Futabasha, casa editrice che gia in passato ha dedicato diverse attenzioni a Hokuto no Ken. Come suggerisce il titolo, l’opera in questione si propone di analizzare i vari personaggi della saga del manga, in ordine di apparizione, da Kenshiro fino a Ryu. In caso vi interessasse quanto fossero forti Joker o Glenn, questo volume non potrà esservi d’aiuto…

Ad ogni personaggio viene dedicata una scheda in cui viene analizzato il suo livello di forza “complessivo” (総合力), espresso in numero di stelle (星)sulla base dei seguenti parametri:

  • 拳力 (Potenza dei colpi)

  • 統率 (Leadership)

  • 愛情 (Sentimenti)

  • 人望 (Popolarità)

  • 野望 (Ambizione)

  • 頭脳 (Intelligenza)

La forza dei vari personaggi viene quindi analizzata sotto vari aspetti e, cosa molto importante, viene data importanza ai fattori “immateriali” di tale forza. Non si tratta semplicemente di stabilire chi sia più abile tecnicamente o meglio preparato fisicamente; le arti marziali in Hokuto no Ken sono più un pretesto che viene usato per far emergere determinate qualità, che determineranno a loro volta il destino dei vari personaggi. Ai personaggi freddi, apatici o semplicemente “meno brillanti”, vengono assegnati infatti punteggi bassi che compensano un’ eventuale forza fisica, facendo calare il peso complessivo del personaggio all”interno della storia. Il sopracitato livello di forza complessivo dovrebbe infatti essere inteso come forza del personaggio o, meglio ancora, valore del personaggio all”interno della storia.

Anche personaggi non combattenti, come Lynn o Leia, vengono infatti analizzati proprio come i maestri delle varie arti marziali. In alcuni casi, questi personaggi “pacifici” arrivano ad avere addirittura una forza complessiva superiore a quella di alcuni maestri. Questo può far storcere il naso a qualche fan, soprattutto a color che sono più interessati ai combattimenti e alle scene d’azione ma, come già detto, questa è solo una parte del tutto e non è neanche la parte principale. Quindi, il pregio più importante di questo volume è sicuramente il fatto di aver colto lo spirito dell’opera e di invogliare in qualche modo il lettore ad abbracciare questa prospettiva più ampia.

Ogni scheda è poi arricchita da una o più “pick-up”, cioè note aggiuntive che riportano aneddoti o curiosità rispetto al personaggio analizzato, alcune delle quali davvero insolite, altre già abbastanza conosciute almeno dai fan più esperti. Tra le varie schede si trovano poi diverse digressioni (Hokuto No Ken Column) che approfondiscono alcuni aspetti dell’opera, ad esempio le genealogie o, come mostrato nella foto, la Shichousei (Stella che presagisce la morte); tutte piuttosto curate e approfondite.

Il risultato delle analisi dei personaggi non è sempre scontato: alcuni personaggi ricevono dei punteggi decisamente esagerati (uno su tutti, Ryu) mentre altri invece vengono ingiustamente sminuiti (Shin o Hyou, ad esempio). Sebbene le schede siano piuttosto esaurienti nell’analizzare ciascun personaggio, non sempre si rimane sufficientemente convinti. Discutibile anche la scelta di inserire la “popolarità” fra le caratteristiche analizzate: sicuramente il modo in cui un personaggio viene recepito è importante ma non è detto che la percezione che si ha di un personaggio corrisponda al suo reale valore.

In ogni caso, il volume in questione è decisamente riuscito, anche a giudicare dall’apprezzamento dei fans giapponesi, ed è godibile sia da chi vuole acculturarsi, sia da chi è già preparato e vuole semplicemente approfondire. Purtroppo il volume è disponibile solo in Giappone, ma è abbastanza facile reperirlo online.