KEN IL GUERRIERO – News in pillole (luglio 2017)


“Luglio m’ha fatto una promessa, l’amore porterà”, cantava Riccardo Del Turco. A me, almeno per ora, l’unica cosa che m’ha portato questo mese di luglio è un caldo pazzesco che ben poco si concilia con lo stare davanti ad un PC a scrivere e molto più, invece, con lo stare a mollo nelle rinfrescanti acque dell’Adriatico (e vivendo a due passi dalla spiaggia, figuratevi…). Comunque, anche tra una granita alla menta ed una partita a racchettoni, un po’ di tempo per l’Hokuto lo si trova sempre. Ecco quindi alcune delle notizie più recenti sul nostro amato Kenshiro. Buona lettura 😉

 

Kenshiro e i Falchi di Fukuoka

Nuova collaborazione fra Hokuto No Ken e i Fukuoka Softbank Hawks, squadra di Pro-baseball giapponese. A partire da oggi, 17 luglio, in occasione del “Festival dei Falchi”, evento organizzato dalla stessa squadra, saranno infatti disponibili la t-shirt e l’asciugamano ritraenti Kenshiro con indosso la “Wonderful Stripe”, l’uniforme degli Hawks. Tutto per la modica cifra di circa 25 euro (maglietta) e 17 euro (asciugamano).

50 anni di Shonen Jump

Pubblicato per la prima volta l’11 luglio del 1968, il mitico settimanale Shonen Jump festeggerà nel 2018 il suo 50° anniversario. In vista di tale evento, a partire da domani, 18 luglio, e fino al 15 ottobre, verrà aperta al pubblico una mostra denominata Weekly Shonen Jump Exhibition VOL. 1 – Dal primo numero agli anni ’80 – L’inizio della leggenda, che ripercorrerà, come da titolo, la storia dell’esordio della rivista fino al suo vero e proprio boom negli anni ’80 del secolo scorso. Quindi, oltre a Dragon Ball, Jojo, City Hunter, I Cavalieri dello Zodiaco, Holly e Benji, Dr. Slump e Arale, Occhi di Gatto, Yu Yu HakushoVideo Girl Ai, Kinnikuman e tantissimi altri, non può di certo mancare all’appello Ken il guerriero!

A corredo di tutto questo, la Bandai Namco ha lanciato Weekly Shonen Jump Orecollection!, un gioco di carte collezionabili – disponibile per dispositivi iOS e Android – in cui le carte in questione sono rappresentate dalle scene più epiche e famose dei manga che hanno fatto la storia del settimanale, ivi incluso, appunto, Hokuto No Ken.

A seguire, un divertente spot dello stesso…

Jagi e i crestoni alla ribalta

Si tratta di una notizia di cui abbiamo già ampiamente parlato ma, per completezza, ne riporto qui gli sviluppi più recenti. Circa due settimane fa, per l’esattezza il 4 luglio, c’è stata la presentazione ufficiale del cast che reciterà in “Hokuto No Ken – La leggenda dei crestoni di fine secolo”, la famigerata rappresentazione teatrale che vedrà protagonisti le tutti quei nemici da mezza tacca che hanno trovato la morte nei modi più disparati (e spesso ridicoli) per mano di Ken.

Per l’occasione è stato anche pubblicato un trailer che ci illustra chi si ergerà a capobanda di questa schiera di sfigati postatomici. Eccolo…

Kenshiro contro nuovi avversari!?

Chiudiamo con questa “chicca”, se così si può chiamare, che riguarda l’ennesimo pachislot dedicato ad Hokuto No Ken e che verrà introdotto sul mercato a settembre.

La Sammy, come sempre artefice di queste macchinette mangiasoldi, ha pubblicato un video promozionale che lascia intravedere ben 4 nuovi personaggi che faranno parte di un capitolo del tutto inedito creato esclusivamente per il suddetto pachislot!

Qui sotto le immagini…

In realtà questo tipo di operazione ha già dei precedenti. Qualche anno fa toccò a Cyber Blue (come riportato qui) mentre, per il trentennale di Hokuto No Ken, venne appositamente creato il personaggio di Garuda (vedere qui). In entrambi i casi, vennero prodotti anche dei manga spin-off con all’interno i personaggi stessi, quindi c’è da aspettarsi che, a cavallo dell’uscita del pachislot, vedremo anche qualcosa di cartaceo  (al 99,9% NON realizzato da Buronson e Hara) che ci metterà al corrente della nuova sfida di Kenshiro.

Per questo e per altri aggiornamenti, restate sintonizzati! 👊

Ringrazio per la collaborazione Carmine Napolitano e Ivan Di Loreto

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Le peculiarità linguistiche di Ken il guerriero


A cura di Carmine Napolitano, MusashiMiyamoto e Squalo Densetsu

Oltre ad essere un’opera epica, capace di lasciare il segno non solo nel mondo dei manga e degli anime, ma anche nella società, Hokuto No Ken rappresenta un caso emblematico dal punto di vista linguistico. Perché se ogni tanto si cerca di spiegare ed approfondire le differenze culturali tra l’occidente ed il Giappone, il paese in cui la serie è stata ideata e si è sviluppata, quasi mai si analizza ciò che c’è dietro quella barriera linguistica che non ci permette di cogliere a fondo e più pienamente la complessità di storia e personaggi. Ecco quindi questo articolo, redatto allo scopo di far luce su quegli aspetti, molto spesso sottovalutati quando non addirittura del tutto ignorati o peggio ancora travisati, che solo chi ha fruito almeno una volta dell’opera in lingua originale può comprendere. Buona lettura! 🙂

Nomi dei personaggi

I nomi dei personaggi di Hokuto No Ken, tranne che in rarissimi casi, sono sempre scritti in katakana, ovvero l’alfabeto fonetico usato in giapponese per scrivere principalmente parole di origine straniera. Abbiamo quindi: ケンシロウ (Kenshiro), ラオウ (Raoh), レイ (Rei), トキ (Toki), ジャギ (Jagi), シン (Shin), ユリア (Julia) e via dicendo. È importante sottolineare come questo particolare alfabeto, diversamente dai kanji utilizzati ad esempio per i nomi delle tecniche segrete, non fornisca alcun tipo di significato ai nomi dei vari protagonisti dell’opera. Questo rende spesso difficile “azzeccare” la giusta traslitterazione nella nostra lingua, in quanto la pronuncia giapponese stessa del nome può differire anche in maniera significativa rispetto a quello che vorrebbero intendere. Basti l’esempio di アルフ, che da loro viene pronunciato Arufu ma che in realtà è semplicemente la lettura nippofona del nome Alf (lo Shura della clessidra. Ve lo ricordate, no?). Ecco perché è possibile trovare, sia ufficialmente che in maniera amatoriale, tanti diversi adattamenti dei nomi dei protagonisti.

Ad ogni modo, stando a quanto dice lo stesso Buronson, la scelta fu operata pensando al fatto che i personaggi vivevano in un mondo dove i confini geografici non avevano più significato, e quindi anche i concetti di nazione e nazionalità erano ormai privi di valore. Esisteva solo una razza umana che “tuttavia era sopravvissuta….”. Non avrebbe avuto senso distinguere quindi fra giapponesi e stranieri, ecco perchè venne scelto il katakana, per non dare connotazioni geografiche definite ai vari personaggi, anche in quei casi in cui il nome suonasse inequivocabilmente giapponese. Un’eccezione è Kenshiro, il cui nome compare scritto proprio in kanji (拳四郎) in entrambi gli episodi pilota precedenti la realizzazione della serie ed ambientati prima della guerra nucleare, dove peraltro compare anche il cognome: Kasumi (霞).

Samurai e tamarri

La particolarità che più di tutte è nota al pubblico giapponese, è l’alternanza fra il linguaggio classicheggiante dei maestri di arti marziali, pieno di espressioni arcaiche o comunque poco usate nel giapponese moderno, e quello dei crestoni e dei cattivi di basso livello, sgrammaticato e volgare, tipico dei ragazzi “difficili” del Giappone. Per rendere meglio l’idea, immaginate Ken o Toki che parlano come i Cavalieri dello Zodiaco, mentre i crestoni parlano come dei coatti qualunque. Non è un caso: i maestri di arti marziali altro non sono che la rappresentazione tipica del guerriero. Tale guerriero, secondo la cultura giapponese, non ha mai un’immagine rozza ma deve distinguersi anche per le sue maniere. Nell”era in cui vivono, dominata dalla violenza, i vari maestri (con la parziale eccezione di Jagi) rappresentano, anche col loro modo di parlare, quell’ideale di uomo d’altri tempi che potrebbe portare di nuovo ordine nel mondo. Ad esempio, “Addio” comunemente si direbbe さようなら (sayounara), ma in Hokuto No Ken viene invece usato un più aulico さらばだ (sarabada). “Mi scusi/mi perdoni” viene invece detto すまぬ (sumanu) al posto del più semplice すみません (sumimasen). Ancora, riguardo alle forme negative dei verbi, mentre nel giapponese moderno, per ottenerle si aggiunge il suffisso ない (nai), nell’opera si incontra spesso il suffisso ぬ (nu). Di seguito, l’esempio più noto, tratto dalla sezione “Le Frasi dei Personaggi di Hokuto No Ken”, curata da AndreaMusashiMiyamoto” Mazzitelli.

ひ、退かぬ!媚びぬ!省みぬ!-Lettura: Hi…Hikanu! Kobinu! Kaeriminu!
Traduzione: Non…non mi tirerò indietro! Non mi abbasserò! Non avrò ripensamenti!
Questa frase è famosissima in Giappone tra i fans, anche perché è molto particolare nei verbi usati. È Souther a dirla poco prima della fine dello scontro decisivo con Kenshiro quando, ormai già consapevole che il combattimento è giunto al termine, spinto dal suo immenso orgoglio si lancia in un ultimo disperato attacco.
La traduzione è come sempre letterale, ma si potrebbe rendere in tanti modi diversi, come per esempio:”Non indietreggerò! Non mi prostrerò! Non avrò ripensamenti!”.
Resa in questo modo è sicuramente più scorrevole e un po’ più aulica e intensa. Tra l’altro l’ultimo verbo è inteso anche come “non pentirsi di nulla”, quindi ripensamento in questa particolare accezione. E’ davvero una delle espressioni più belle e pregnanti dell’intero racconto.

Come vedremo nel prossimo paragrafo, esistono svariati modi per esprimere i pronomi personali. Alcuni sono caduti estremamente in disuso, tipo 吾が(waga) per dire “io”, e うぬ (unu) per dire “tu”. Nella serie li troviamo entrambi, usati tipicamanete da Raoh che, a dispetto della brutalità che sembra caratterizzarlo, è il personaggio con il registro linguistico più nobile di tutti. Un altro esempio, sempre dal nostro Musashi…

ぬう!!お…おれは拳王!拳王は決してひざなど地につかぬ~!-Lettura: Nuu! O…Ore wa Ken-Ou! Ken-Ou wa kesshite hiza nado chi ni tsukanu~!
Traduzione: Nuah!Io…io sono il “Re del Pugno”! E il “Re del Pugno” non cadrà mai in ginocchio!
Questa è una frase di Raou famosissima e molto bella anche linguisticamente, motivo per il quale è così nota. Rispecchia proprio la fierezza del personaggio. Letteralmente sta per “…non poggerò mai le ginocchia a terra” e il senso viene enfatizzato proprio da questa costruzione che mette in risalto il movimento di portare il ginocchio al terreno. Il tutto con un linguaggio molto letterario, che ricorda quello di un samurai o di un guerriero, tipico di questo mitico personaggio.

D’altro canto, i crestoni e gli altri cattivi di livello inferiore sono la parodia delle bande di motociclisti e di teppisti che negli anni ’70 e ’80 imperversavano in Giappone (ne abbiamo parlato anche nell’analisi dell’11° episodio dell’anime storico), i cui componenti erano quasi sempre poco istruiti, provenienti da famiglie poco agiate, e con un loro linguaggio peculiare caratterizzato, oltre che da espressioni volgari, da un tono sbruffone e dalla storpiatura di molte parole. Un primo esempio è l’utilizzo dell’espressione オレ様 (oresama) per indicare se stessi, in quanto -sama è un suffisso onorifico che non andrebbe mai usato in riferimento alla propria persona, perché farlo indicherebbe un’arroganza indicibile. Caratteristiche poi molto note, anche e soprattuto a chi ha avuto modo di ascoltare almeno una volta le espressioni dei crestoni in lingua originale (che sia nelle produzioni animate o anche nei videogiochi della serie Hokuto Musou/Ken’s Rage), sono l’allungamento e la storpiatura dei suoni, in particolare il suono –ai che diventa –eeeeeee. Come nel famoso いてえええええ di Heart, pronunciato alla vista del proprio sangue, che normalmente sarebbe 痛い (itai). Questa abitudine si è in realtà diffusa anche tra la popolazione in generale, ma rimane considerata un modo piuttosto volgare di esprimersi. Questo doppio livello linguistico è la fonte di innumerevoli parodie dedicate a Ken.

Male parole

Chi ha visto solo l’anime italiano avrà sentito dire al massimo “bastardo”. In realtà i personaggi di Ken, e in alcune situazioni anche Ken stesso, dicono pure le parolacce, talvolta ben più pesanti di bastardo, e nel manga ciò è decisamente evidente. Ad esempio l’esclamazione クソ (kuso), cioè “merda”, ma in alcuni casi traducibile anche come “cazzo”, viene usata con una certa sportività! Altro esempio, sempre da Musashi, riguarda proprio il termine “bastardo” di cui parlavamo poco sopra…

野郎!ふざけやがって!-Lettura: Yaroo! Fuzakeyagatte!
Traduzione: Bastardo! Ci prendi in giro / Ci prendi per il culo!
L’espressione è molto volgare, perciò la traduzione corretta in italiano sarebbe “Ci prendi per il culo!”, ma per i motivi che tutti conosciamo è stata molto edulcorata e, in alcuni casi, addirittura tradotta in modo del tutto diverso. Anche “Yaroo”, che viene ripetuto più volte nel corso della storia, è un’espressione volgare e la traduzione letterale è proprio “Bastardo!”. Ovviamente volendo tradurla con altri termini volgari (“stronzo” o “pezzo di merda”) si può fare, ma è quello il senso originario.

E qui veniamo a uno degli aspetti più difficili da riportare in una lingua straniera, ovvero la differenza dei pronomi personali. In giapponese esistono vari registri linguistici da utilizzare a seconda della persona con cui si parla. Anche i pronomi personali, di cui accennavo prima, variano a seconda delle circostanze e dell’interlocutore e sono ben più numerosi dei nostri. Per esempio, per dire “tu” oppure “voi” ci sono un bel pò di opzioni: l’espressione standard è 貴方 (anata), che si usa con una persona che non conosciamo, o con cui semplicemente non abbiamo confidenza. Ma tu si può dire anche con お前 (omae), che è un modo meno elegante di rivolgersi e che indica già una minore riverenza verso l’interlocutore. Non è per forza offensivo, ma usare questa parola in Giappone con uno sconosciuto o con un superiore viene considerato estremamente rozzo.

Su 手前 (temee) e 貴様 (kisama) non ci sono invece dubbi: significano entrambi tu, ma esprimono un forte disprezzo per l’interlocutore. Equivaglono, di fatto, a un insulto. Ora, traducendo questi pronomi alla lettera, non si riuscirebbe a rendere lo stato d’animo con cui i personaggi stanno parlando. Ecco perchè si introduce (si dovrebbe introdurre) uno “stronzo” oppure “bastardo”, “figlio di…”

貴様/きさま!-Lettura: Kisama!
Traduzione: Tu (maledetto, pezzo di merda, stronzo, ecc.)!
Questo è un termine abbastanza strano, almeno per chi non conosce certe cose. In passato veniva usato come termine di rispetto per indicare la seconda persona, ovvero un “tu”. Nella lingua moderna, invece, ha un significato del tutto opposto, cioè volgare. Indica sempre il “tu”, ma trasmette un senso di minaccia, aggressività e volgarità. Le paroline gentili fra parentesi le ho inserite perché il significato è proprio quello. Spesso è usato sia come un “tu” volgare, come detto, all’interno della frase (Rei lo usa rivolgendosi a Ken quando ancora non sono amici per trasmettere un senso di minaccia e rivalità) e a volte invece, come nell’esempio in rosso, usato a mo’ di esclamazione.
In base al contesto si può tradurre anche con una parolaccia.
Il termine forse più indicato è “maledetto” quando usato come esclamazione, ma il senso è sempre quello. Inutile dire che anche questo vocabolo, viste le frequenti incazzature che percorrono in lungo e in largo il racconto, è usato un po’ da tutti, soprattutto dai tipi rozzi, ma anche dai guerrieri più forti e dallo stesso Ken, il quale quando s’arrabbia perde un po’ il suo aplomb tipicamente giapponese e si produce in varie e colorite espressioni. :alienff:

Ovviamente le parole pesanti non sono un’esclusiva di Hokuto No Ken; tutto sommato, il breve excursus appena fatto, dovrebbe rendere l’idea di come anche il linguaggio usato dai personaggi sia ben più crudo di quanto si possa immaginare e decisamente più forte di quello di un Dragon Ball, tanto per fare un nome. E’ comunque importante rimarcare il punto fondamentale di quanto appena esposto: in Giappone NON esistono davvero le  parolacce così come le intendiamo noi, proprio per via di una struttura diversa della lingua. Quindi il problema “parolaccia sì, parolaccia no” che riguarda, incluso Ken, la stragrande maggioranza degli adattamenti italiani  di anime e manga è, di fatto, qualcosa che il traduttore deve stabilire da sé, tenendo conto del contesto e (preferibilmente, ma non tutti lo fanno) del target di riferimento dell’opera. Nel caso specifico di Hokuto No Ken, senza stare ad allargare troppo il discorso, bisognerebbe ricordare che era comunque un manga di genere Shonen (cioé per ragazzini) e che lo stesso Tetsuo Hara si sforzava, proprio per questo motivo (e anche per arginare le proteste delle associazioni dei genitori), di smorzare la violenza delle scene in cui i crestoni esplodevano, sia graficamente che creando le famose “urla di dolore” (di cui parleremo più tardi). Di conseguenza, un adattamento realmente “fedele” alla fonte originaria, in teoria non dovrebbe mai contenere espressioni esageratamente volgari, che stonerebbero troppo con tutto il resto.

Letture “arbitrarie”

Questa non è una caratteristica esclusiva di Hokuto No Ken, ma la si può riscontrare facilmente anche in altri manga e romanzi. I kanji, i numerosi caratteri che assieme agli alfabeti fonetici compongono il sistema di scrittura giapponesi, hanno in genere almeno due letture: una sinofona (i kanji vengono infatti dalla Cina) e una autoctona. Ma spesso e volentieri sono ben più di due. Gli autori di un manga, piuttosto che di un romanzo o altro, possono però scegliere di dare a determinati caratteri letture arbitrarie, specificate dai furigana che si trovano a lato dei kanji. Pensate ad esempio a quello che accade con le licenze poetiche in italiano.

Dal 1° volume del manga originale. I furigana sono posti in piccolo a destra dei kanji.

Un esempio di ciò si trova già nel titolo stesso dell’opera, 北斗の拳 (Hokuto No Ken). Il carattere  拳 si leggerebbe in questo caso kobushi, che sarebbe la lettura autoctona, ma il maestro Hara ha preferito quella sinofona, ovvero ken, creando così un gioco di parole col nome del protagonista, ma anche un riferimento alle origini cinesi delle arti marziali presentate nel manga. Altro esempio molto famoso è costituito dalla parola scritta con questi kanji, 強敵, che significa “rivale” o, più precisamente, “potente avversario”, e si leggerebbe normalmente kyouteki. Ma Hara lo fa leggere anche come tomo, che significa tipicamente “amico” o “compagno”. In questo modo, viene dato alla rivalità un significato più profondo, che sconfina poi nell’amicizia, creando quel dualismo che contraddistingue gli antagonismi della serie, per cui verso i maestri avversari, anche se acerrimi nemici, non c’è disprezzo ma rispetto e anche una sorta di riconoscenza.

Altro esempio ancora è il nome della città costruita da Shin (南十字星), che si leggerebbe Nanjuujisei. Ma Hara ha preferito Sazankurosu, ovvero la lettura nippofona dell’inglese Southern Cross. Stesso discorso per il simbolo di Shin (血の十字架), che si leggerebbe chi no juujika, ma vi è stato preferito buradiikurosu, ovvero Bloody Cross. Per ultimo citiamo la “Reincarnazione del Diavolo” (悪魔の化身), che normalmente si leggerebbe Akuma No Keshin ma a cui il maestro Hara ha preferito Debiruribaasu, ovvero Devil Rebirth.

Colpi metaforici

Anche se è vero che Hara e Buronson hanno dichiarato, in passato, di aver scelto i nomi dei colpi segreti in base a come suonavano meglio, questo non significa che mettevano insieme parole a casaccio. Infatti, diversamente da come ci hanno abituati il pessimo adattamento italiano dell’anime e, a volte, le traduzioni fuori contesto delle varie edizioni italiane del manga, in realtà i nomi delle tecniche usate dai protagonisti sono molto simbolici, hanno quasi sempre relazione con qualche aspetto della storia in corso e, in alcuni casi, nascondono anche dei giochi di parole. Tale caratteristica è presente fin dagli episodi pilota, ad esempio con l’Hokuto Hyakuretsu Dan (北斗百裂弾), che è il prototipo del più famoso Hyakuretsu Ken che si vedrà poi nella serie regolare.

Benché, per sintetizzare, vada anche bene la traduzione “Cento Colpi Distruttivi di Hokuto”, in realtà gli ideogrammi che ne compongono il nome nascondono un significato più metaforico, che rivela molto più della semplice potenza fisica del protagonista. “Hyaku” (Cento) è infatti un numero fortemente legato al buddhismo, mentre “Retsu”, letteralmente, significa squarciare le tenebre. Quindi i colpi lanciati da Kenshiro non servono solo a squarciare fisicamente l’avversario, ma si pongono su un piano più elevato, andando ad intendere che in essi c’è la potenza di dissipare il male. Sono colpi che possono purificare il mondo dai demoni.

Altro esempio molto particolare è l’Hokuto Ryū Ken Kappagan (北斗琉拳喝把玩). Anche se la traduzione sarebbe Presa del Rimprovero della Scuola della Gemma Splendente di Hokuto, rappresenta un divertente gioco di parole creato dagli autori: In primo luogo indica l’azione di Shachi, ovvero redarguire, rimettere al proprio posto, quello Shura che ha avuto l’ardire di sfidarlo. In seconda battuta, può essere interpretato letteralmente come “Scherzo del Kappa”, stando ad indicare sempre l’azione di Shachi che, deformando la testa dell’avversario, lo rende più simile ad un Kappa (mostro lacustre della mitologia giapponese) in sintonia anche con le rifiniture a tema “acquatico” della sua stessa armatura. Nell’anime, la tecnica è pronunciata “Katsu Hagan” in modo da suonare in maniera più marziale.

 

Questi chiaramente sono soltanto due esempi. Molti altri li potete trovare nella nostra esclusiva enciclopedia online.

Urla di dolore

A chiudere l’articolo, per completezza, non ci possiamo esimere dal parlare delle famosissime urla che caratterizzano i malcapitati che hanno l’ardire di mettersi contro Kenshiro. Come spiegato direttamente dal maestro Hara in una delle interviste per il trentennale della serie, tali esclamazioni nacquero dall’idea che, quando una persona si ferisce, in genere non pronuncia mai frasi di senso compiuto, dando luogo invece a parole sconnesse a causa del dolore. Quindi in primo luogo una ricerca di realismo. In seconda battuta, però, c’era la volontà di stemperare la violenza e la crudezza delle scene in cui i nemici morivano. Perché, come abbiamo già affermato prima, Hokuto No Ken era un manga indirizzato principalmente ad un pubblico di ragazzini. Per alleggerirne un po’ l’atmosfera, il maestro penso di rendere tali urla particolarmente ridicole e, senza volerlo, generò un vero e proprio fenomeno di costume in tutto il Giappone, tanto che ancora oggi, anche chi magai conosce Hokuto No Ken solo di nome, si ricorda però di queste particolari esclamazioni. Al nostro MusashiMiyamoto il compito di spiegarci “l’etimologia” di quella che è la più celebre in assoluto…

Hidebu!! (ひでぶっ!!)

Proprio come confermato dal maestro Hara anche in occasioni precedenti a questa intervista, “Hide” è lo stesso di “Itee”, che sta per “mi fa male, che dolore” – espressione che Heart usa quando vede uscire il proprio sangue – e “Bu” è un’onomatopea che indica il gonfiore. In altre parole, parafrasandola, la frase sarebbe “Che dolore…scoppio! Boom!”. Il maestro l’ha messa come preferita fra tutte in una classifica risalente a qualche anno fa.

Maschere con urla di dolore in rilievo

In conclusione…

Speriamo che questo viaggio nei meandri della lingua originaria in cui Ken il guerriero è stato pubblicato vi abbia divertito e fatto scoprire aspetti che non conoscevate e che meritavano di essere spiegati. Soprattutto, speriamo che questo approfondimento, come quelli che ormai proponiamo da una vita, vi faccia amare ancor di più quest’opera così piena di livelli di lettura. Alla prossima 😉

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KEN IL GUERRIERO – Iniziano i preparativi per il 35° anniversario


Con l’approssimarsi del 35° anniversario dalla nascita della serie, che ricadrà nel 2018, già fervono i preparativi e gli annunci sulle iniziative legate al mondo di Hokuto. E se solo la scorsa settimana parlavamo della notizia bomba del ritorno di Souten No Ken con un nuovo manga, oggi veniamo a sapere di una rappresentazione teatrale dal titolo Hokuto No Ken – la leggenda dei crestoni di fine secolo, “Un’opera con soli crestoni, per i crestoni, dai crestoni e dei crestoni”.

Alla manifestazione, che andrà in scena dal 6 al 10 settembre 2017 al THEATRE G-ROSSO di Tokyo, prenderanno parte Ryuko Isogai ( che ha già recitato nel musical di Tennis no Ojisama), Ryunosuke Kawai, JURI, Takeshi Hayashino, Naomichi Hanazono del gruppo di ballo “Super Nibu”, Aoi Mizuki delle “AoP”, ed è stata annunciata anche la presenza di Shigeru Chiba, il narratore dell’anime storico (per lo stesso ruolo).

Previsto anche un live dei Crystal King insieme alle AoP. La sceneggiatura sarà di Keita Kawajiri, compositore del duo comico Elec.Comic e assistente di Kentaro Kobayashi dei Rahmens (altro gruppo comico). La regia sarà invece affidata a Yu Murai, leader del gruppo teatrale Kaimaku Pennant Race. Tre tipi di biglietti disponibili: “Posto da crestoni” (6999 yen), “Posto di fine secolo” e “Posto ring-side” (entrambi 9999 yen).

NOTA DEL TRADUTTORE: il titolo originale è “Hokuto no Ken – Seikimatsu Zako Densetsu” . Zako in giapponese non vuol dire certo crestone, ma indica una persona di poco valore. Siccome nell’opera originale viene utilizzato per indicare quei personaggi che noi identifichiamo come crestoni, ho potato per tale traduzione.

Ringrazio Carmine Napolitano per la traduzione.

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Ken il guerriero – Le origini del mito: Primi dettagli sulla nuova serie!


Se hai qualcosa da ridire su Hokuto, dilla a me!!

SOUTEN NO KEN
RE:GENESIS

Un grande progetto in fase di sviluppo!!

Dopo sette anni si apre il sipario sul secondo arco narrativo di Souten No Ken! Il 62° successore dell’Hokuto Shinken, Kenshiro Kasumi, ha lasciato Shanghai e si trova in un’Indonesia avvolta dagli intrighi. Per i suoi ponyo e per la sua amata, tornerà ancora una volta ad usare il suo pugno.

Con questo messaggio, apparso sul numero di Comic Zenon che da oggi è possibile trovare in vendita in Giappone, arriva la notizia di una nuovissima serie di Ken il guerriero – Le origini del mito, il manga che per ben 10 anni ha narrato le avventure del Kenshiro degli anni ’30.

In attesa di ulteriori informazioni, ci teniamo a mostrarvi anche il doppio omaggio, presente sempre sullo stesso numero, che il maestro Tetsuo Hara ha voluto dedicare alla fine della serializzazione di Angel Heart e al ritorno del suo Kenshiro Kasumi. Ricordiamo infatti che entrambi i personaggi, nel 2001, iniziarono insieme le loro rispettive serie sull’allora neonata rivista Comic Bunch.

 

Foto e traduzioni: Carmine Napolitano

 

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Ken il guerriero e gli errori del doppiaggio storico (undicesima puntata)


Ed eccoci di nuovo qui, dopo alcuni mesi, ad analizzare insieme le prodezze del doppiaggio italiano storico di Ken il guerriero. Stavolta prometto che non dirò nulla sul fatto di accelerare la frequenza dei post perché poi, ogni volta che lo dico, succede sempre il contrario, quindi è meglio che sto zitto 😅. In ogni caso, se siete nuovi da queste parti, trovate l’elenco dei precedenti episodi cliccando QUI. Buona lettura 😉


EPISODIO 11
“I GUERRIERI

悪党ども!! 地獄のブルースを聞け!!
(Furfanti!! Ascolterete il Blues dell’inferno!!)

Dati tecnici

  • Prima TV (J): 20 dicembre 1984
  • Supervisione artistica: Kiyotaka Kantake
  • Sceneggiatura: Hiroshi Toda
  • Sakkan: Shizuo Kawai
  • Fondali: Senri Sagawa
Sinossi

Una richiesta d’aiuto porta Kenshiro a prestare soccorso agli abitanti del villaggio da cui proviene Bart. Ancora una volta le vite degli innocenti sono messe a repentaglio a causa dell’acqua e della crudeltà di chi ne brama il possesso, esseri che però non sanno di aver già firmato la propria condanna a morte…


Cominciamo subito con una doverosa premessa: in questo episodio non c’è in realtà nulla di davvero così eclatante da segnalare. Gli errori trovati sono quelli classici tipo “sette cicatrici” identificate come “sette stelle” e “KING” reso semplicemente come “Re”. Di queste cose ne ho parlato nelle precedenti analisi e quindi eviterò di ripetermi. Per il resto non c’è nulla, del doppiaggio di questa puntata, che pregiudichi in qualche modo la comprensione degli eventi. Questo non significa comunque che manchino le cose da segnalare o le curiosità. Partiamo ad esempio dal titolo italiano: “I guerrieri”. In effetti, per una volta, il titolo scelto nell’edizione nostrana è più adeguato di quello originale. Innanzitutto perché, a differenza del manga, nell’anime alla banda di Jackal è stato dato appunto il nome di “Warriors” (ウォリアーズ) e, in secondo luogo, perché ci permette di cogliere meglio l’omaggio alla pellicola di Walter Hill “The Warriors” (da noi “I guerrieri della notte”) del 1979.

Un film che, specialmente in Giappone, non poteva certo passare inosservato, visto che andava ad incastrarsi, manco a farlo apposta, nell’allora crescente fenomeno degli Yankī e dei Bōsōzoku, ovvero quella sottocultura di delinquenza giovanile (avente le sue radici nel Giappone post-bellico) che fu poi resa popolare nel corso di tutti gli anni ’80 e ’90 attraverso manga, anime e videogiochi, compreso appunto Hokuto No Ken.

Tornando all’episodio vero e proprio, tutto inizia con questo bimbo con le pezze al culo…

… che starebbe già per spatasciarsi al suolo dopo un salto nel vuoto…

… se non fosse per il provvidenziale intervento di …

BEPPE BERGOMI !!

Il successore della Divina Scuola dell’Inter afferra infatti per un pelo il piccolo vagabondo dalle tendenze suicide e gli offre pure da bere. Poi però, con nonchalance e senza proferire parola, alza i tacchi e se ne va, mollandolo di nuovo sul ciglio di un’autostrada postatomica. E mentre questa nobile figura si allontana in silenzio con la sua camminata figa, il piccolo si chiede:

“Chi sarà?”

Che, alla fine, andrebbe pure bene, ma che nell’originale sottolinea l’aspetto messianico delle vicende di Ken con un “che sia Dio?”.

Poco dopo ritroviamo il protagonista seduto al tavolo di un bar assieme a Bart e Lin. Tra gli avventori del locale ci sono però due bestioni che riconoscono in Kenshiro l’uomo sulla cui testa è stata messa una taglia da KING.

Inutile dire che Kenshiro è sempre molto diplomatico in questi casi…

Comunque, prima che le cose si mettano troppo male, interviene “il capo dei Guerrieri”  (come recita il doppiaggio italiano, mentre in originale è “il grande Jackal”).

Il tipo, che è talmente un duro da tenere gli occhi aperti nonostante ci sia dentro il sapone, richiama subito all’ordine i suoi due scagnozzi e, dopo avergli rifilato una paternale sul non mettersi mai contro chi è più forte di loro, rimescola ad entrambi i connotati come se i loro volti fossero due palline di pongo.

Nel mentre, il piccolo vagabondo che Ken aveva eroicamente lasciato a morire nel mezzo del nulla entra nel bar e viene riconosciuto da Bart, che gli si avvicina preoccupato. Taki, questo il nome del bambino, si è infatti allontanato dal villaggio  in cui un tempo risiedeva lo stesso Bart per poter trovare uomini capaci di perforare un durissimo strato di roccia sotto il quale si cela una sorgente d’acqua.

Kenshiro, fallito il tentativo di abbandono in autostrada, comincia a soppesare mentalmente diverse alternative per evitare di accollarsi un terzo marmocchio. E l’opportunità si presenta subito, appena Bart si rende conto che gli occhi del piccolo Taki sono stati danneggiati da una prolungata esposizione al sole del deserto. Ken, infatti, piglia la palla al balzo e gli tocca dei punti di pressione. Che tanto, oh, se per sbaglio invece di curargli la vista lo fai esplodere mica qualcuno sospetterà che l’hai fatto apposta, no?

Ma Kenshiro lo conosciamo, in fondo in fondo è un bonaccione…

“Ho solo trasmesso una giusta pressione al tuo nervo ottico. Adesso dovresti vederci di nuovo come prima”

Solo che l’adattamento italiano s’è perso per strada il nome del punto segreto, che è  Jōkai (浄界).

Comunque ormai Kenshiro s’è pigliato l’accollo e non gli resta altro da fare che riaccompagnare Taki al suo villaggio ed eventualmente dare una mano a risolvere la faccenda. Ma Jackal, dal canto suo, ha ascoltato tutta la conversazione e non vede l’ora di mettere le mani sulla sorgente, tanto che raduna all’istante tutta la banda…

“E’ arrivato il momento di divertirci un po’ miei guerrieri”

Ma in realtà la frase sarebbe: “Abbiamo trovato la nostra acqua, Warriors!”

Poco dopo, Kenshiro e i suoi piccoli scassapalle amici raggiungono l’insediamento e ci trovano una dolce vecchina che per poco non li accoppa tutti a fucilate: Zia Toyo.

Superata l’iniziale diffidenza, la nonna di American Sniper accoglie il gruppo e, dopo aver parlato del più e del meno, tutti vanno a dormire in attesa che sia di nuovo giorno. Anche Kenshiro sarebbe ben felice di farsi una meritata pennica, se non fosse che, nel cuore della notte, gli tocca alzarsi per andare a salvare il culo a quei due scemi di Bart e Taki, che hanno avuto la brillante idea di infiltrarsi in territorio ostile per prendere acqua da un pozzo ben sorvegliato…

Curiosità – La vera sorte di Taki

Come è risaputo, il manga originale è ben più crudo dell’anime nel rappresentare la violenza, specie quando essa è rivolta verso i minori. Nel caso specifico, il povero Taki, nel suo sconsiderato ma coraggioso tentativo di recuperare un po’ d’acqua, in realtà ci lasciava le penne.

Questo perché mentre Hara e Buronson hanno scelto, attraverso certe immagini, di simboleggiare un mondo talmente spietato da non risparmiare neanche i bambini, chiaramente con l’anime ci si è andati molto più cauti, perché già c’erano associazioni di genitori che protestavano per la versione cartacea, figurarsi se Toei si sarebbe mai arrischiata a riproporre le stesse cose solo per trovarsi poi costretta a cancellare una produzione che gli garantiva tanti introiti.

Avendo constatato di persona il pericolo ed il disagio a cui Taki e gli altri bambini sono sottoposti per la mancanza di una propria fonte d’acqua, Kenshiro decide finalmente di darsi una mossa e, dopo aver fatto un po’ di cinema a colpi di luci e suoni, spacca lo strato di roccia con solo pugno. Ma, come avevamo detto, Jackal non vede l’ora di poter mettere le mani sull’acqua ed è rimasto a distanza di sicurezza per poter seguire gli eventi ed attaccare al momento giusto e, ad alcuni subalterni impazienti di attaccare dice:

“Non dimenticate che da solo ha annientato completamente l’Armata di Dio. Questo non è il momento di subire la stessa sorte. La cosa più importante è mettere le mani su quell’acqua”

Frase che, come senso, non fa una piega, ma che in originale contiene una simpatica metafora : “Quello lì ha sconfitto da solo la God Army e Dragon. Perché correre rischi tentando di abbattere un elefante quando ciò che davvero conta è solo mangiarne la carne?”. Insomma, qualcosa che dice tutto sullo stile di vita di un personaggio che ha scelto come nome di battaglia quello di un animale che si nutre di carogne.

Tuttavia gli sgherri non sembrano convinti e, anzi, credono non solo di potersi appropriare del pozzo, ma anche di sistemare una volta per tutte l’uomo dalle sette stelle e poter intascare la taglia che pende sulla sua testa. E in effetti ci provano, solo che Kenshiro li riporta subito con i piedi per terra…

“COLPO DELL’ANNULLAMENTO TOTALE”

Per una volta ci pigliano anche con il nome della tecnica, che in giapponese è, infatti,  Hokuto Kyomu Shidan – (北斗虚無指弾 – Tocco Annullatore di Hokuto). L’unica curiosità al riguardo è che, nel manga, l’esecuzione della tecnica è differente, lasciando intendere che Kenshiro colpisca i punti segreti dei nemici senza toccarli direttamente, mentre nell’anime il contatto c’è e si vede. In ogni caso l’effetto è lo stesso, la perdita di memoria a breve termine da parte delle vittime.

“Avete visto? Il potere dell’Orsa è tremendo.”

… dice un soddisfatto Jackal ai suoi uomini. Chiaramente il potere dell’Orsa di cui vaneggia sarebbe l’Hokuto Shinken, ma ve lo scrivo giusto per ricordarvi che Hokuto e Nanto, in ben 11 puntate, ancora non vengono nominate mezza volta. 😂

Nel frattempo Kenshiro, con la scusa di portare i predoni in stato confusionale fuori dal villaggio, approfitta dell’occasione per squagliarsela alla grande mollando lì anche Bart e Lin. La sua giustificazione? Che se rimanesse in quel posto quei bambini sarebbero in costante pericolo per via dei continui attacchi da parte degli uomini di Shin. Va bene, ci crediamo, dai…

Jackal, che non aspettava altro, si lancia all’assalto con il resto della gang e in pochi secondi prende possesso del villaggio. Zia Toyo, che vorrebbe aprire un dialogo ma opta per tentare di aprirgli la testa con un colpo di fucile, sbaglia la mira ottenendo come unico effetto di far incazzare ancor di più il capo dei banditi. In pratica, a tipo 2 minuti da quando Ken ha messo piede fuori dall’insediamento abbiamo questa situazione:

“AHAHAHAH! E adesso un bel salto giù nel pozzo!”

Intanto facciamo un bell’applauso a Ken per la sua lungimiranza, poi vediamo meglio l’errore bello grosso che abbiamo qui. Per prima cosa la parte in cui si sente la risata del predone, in originale era invece riservata alle lamentele del povero Taki che, legato come un slame ed appeso a testa in giù, non può far altro che gridare: “Mi fa male!”. Il tizio poi, non lo vuole gettare in alcun pozzo (come si vede bene dall’immagine) ma lo espone al pubblico ludibrio dicendo all’incirca “Adesso ci divertiamo! Guardate!”.

Meno male che Ken, richiamato dallo sparo, ha deciso di tornare in tempo per la festa…

Questo spinge Jackal e i suoi scagnozzi a darsela a gambe a gran velocità, ma per essere sicuri di non essere inseguiti creano un terribile diversivo legando dei candelotti di dinamite a due poveri bambini che vengono fatti correre via in direzioni opposte. Kenshiro riesce a salvarne uno ma l’altro, ormai troppo distante, richiede l’intervento di zia Toyo, che dopo essere stata malmenata dai Warriors, usa le forze residue per raggiungere il piccolo, gettare via la dinamite e fare scudo con il proprio corpo dall’esplosione.

“Siamo tornati indietro appena abbiamo capito che stava succedendo qualcosa”

… dice Bart all’anziana ormai moribonda. E in effetti è vero, Bart e Lin erano andati a cercare Ken perché si erano accorti del suo allontanamento e sono tornati indietro assieme a lui quando hanno sentito lo sparo. Però la frase originale intendeva altro. Riferendosi al motivo per cui aveva lasciato il villaggio, Bart confessa a Zia Toyo i motivi che lo hanno spinto ad allontanarsi, dicendole: “Io volevo diventare qualcuno per poi tornare a prendervi”. La donna, confermando che aveva intuito tutto, muore allora fra le sue braccia e l’episodio si chiude con un Kenshiro determinato a rintracciare e sgominare Jackal e i Warriors.

Curiosità – L’urlo di Bart

Mentre nell’anime Bart continua a chiamare Toyo “zietta” (Obachan) anche nel momento in cui muore, nel manga originale la scena è più struggente perché, incoraggiato da Ken, il ragazzo urla “MAMMA!!”, a sottolineare ancor di più quanto doloroso sia quel lutto. Diciamo che, in generale, quest’undicesimo episodio dell’anime è forse uno dei peggio adattati rispetto al manga da cui è tratto. La quasi totale mancanza di pathos che invece è riscontrabile su carta banalizza molto gli eventi, non rendendo minimamente giustizia alle intenzioni degli autori.

ALLA PROSSIMA PUNTATA !!


Ringraziamenti

MusashiMiyamoto e Kyosuke Masaki 82 per il loro contributo.

P.S.: nell’analizzare gli errori del doppiaggio storico ho ritenuto di dover segnalare solo ed esclusivamente quelli più eclatanti e/o ridicoli, perché diversamente sarebbe toccato fare una trascrizione ed un adattamento completi dal giapponese dell’intero episodio, cosa che avrebbe richiesto una mole di lavoro eccessiva.

Quentin Tarantino dirigerà il film di Ken il guerriero


PESCE D’APRILE PER TUTTI GLI AMANTI DEL GUERRIERO DI HOKUTO!!

Dopo anni di rimandi e di imprevisti, è stato finalmente ufficializzato l’accordo tra Tetsuo Hara e Quentin Tarantino per portare su grande schermo le gesta di Kenshiro! Il film, attualmente ancora in fase di pre-produzione, sarà il primo capitolo di una trilogia che culminerà con il duello finale tra il protagonista e il grande Raul, il Re di Hokuto, ruolo per il quale è stato fatto il nome di Dwayne “The Rock” Johnson.

Di seguito, le dichiarazioni del regista e dell’autore:

Quentin Tarantino

Fin da quando, nei primi anni ’90, mi capitò fra le mani un numero del fumetto, non potei fare a meno di innamorarmene. Appena ne ho avuto l’occasione, durante un mio viaggio in Giappone nel ’99, ho incontrato il maestro Hara e gli ho sottoposto il progetto, ma all’epoca c’erano ancora alcuni problemi di copyright con il precedente editore e quindi la cosa sfumò. Io utilizzai allora molte delle idee che avevo in mente per la realizzazione di Kill Bill. In seguito non ci ho pensato più almeno fino al 2013, quando il maestro, dopo aver visto Django Unchained, mi ha ricontattato chiedendomi se ero ancora interessato all’idea. Da allora sono iniziati gli accordi per produrre una trilogia cinematografica che finalmente soddisferà tutti i fan della serie. In accordo con il maestro Hara abbiamo pensato infatti di sfruttare l’occasione per chiarire definitivamente dei concetti che ancora oggi generano dibattiti tra i fan. In particolare abbiamo pensato di inserire, durante i combattimenti, delle barre di energia vitale tipo picchiaduro ad incontri e dei misuratori di potenza dei colpi inflitti. Questo aiuterà finalmente a capire chi è più forte di chi, che poi è il fulcro centrale della storia, no? Alcuni combattimenti verranno appositamente riscritti in modo che le vittorie siano sempre pulite. Ad esempio, Raul stavolta non avrà alcun mantello e dovrà battere in ritirata strategica contro l’immane potenza dell’Uccello D’Acqua, lo stile più forte tra quelli del Sacro Nanto. A livello di trama esploreremo poi i motivi che hanno portato Raul a farsi uccidere da quell’incapace di Kenshiro, che se non fosse stato solo un paraculato sarebbe morto già sotto i colpi di Shin e del Karaté di Sua Maestà. E non ci dimenticheremo di Toki, il migliore, che se non fosse stato per la malattia avrebbe fatto il culo a tutti! Ovviamente la violenza dei combattimenti sarà poi talmente realistica da richiedere un rating a parte che stiamo appositamente studiando con la Motion Picture Association of America. Con la nuova tecnologia 3D vedrete viscere e budella schizzarvi direttamente in faccia!

Tetsuo Hara

Che posso dire? Sono davvero soddisfatto che la mia opera venga portata sul grande schermo da qualcuno che l’ha capita davvero in ogni sua sfumatura. L’idea delle barre di energia vitale e dei misuratori di potenza dei colpi erano cose che avrei voluto già inserire io all’epoca del manga, ma avevo le mani legate per colpa di quel vecchio bacucco di Buronson. Io avrei voluto strutturare la serie come un vero videogame, anche al punto di far decidere ai lettori chi doveva vincere o perdere gli incontri, ma lui si opponeva sempre. Diceva “ci vuole una trama, ci vuole una trama” e io gli rispondevo “ma a che ca**o serve la trama se tanto, fra trent’anni, la gente starà ancora a farsi le pippe mentali su chi vince tra Toki sano contro Falco con tutte e due le gambe?”. Insomma, quello che stavolta vedrete sullo schermo sarà il VERO Ken!

La data di inizio per le riprese è fissata a novembre 2017. Nel ruolo di Kenshiro troveremo la star Shia LaBeouf, che già da mesi si sta allenando per interpretare il successore di Hokuto…


… mentre nel virginale ruolo di Julia troveremo la famosissima Sasha Grey

… e il mitico Nicolas Cage sarà invece Toki! Il migliore!

Ben conoscendo a quali attori il maestro Hara si era inizialmente ispirato per creare i suoi personaggi, il regista ha pensato anche di chiamare in videoconferenza Sylvester Stallone che, direttamente dal divano di casa sua, ha dichiarato:

“Come ho già avuto modo di dire in passato, sono ormai troppo vecchio per il ruolo ed è un vero peccato. Anche perché un paio di botte alla Grey le avrei date volentieri”.

Per ora le news si fermano qui, ma continuate a seguirci per saperne di più!

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Tetsuo Hara e Ken il guerriero testimonial per Toyota C-HR


Anno 20XX, il mondo intero è sconvolto dalle esplosioni atomiche.
Sulla faccia della Terra, gli oceani erano scomparsi
e le pianure avevano l’aspetto di desolati deserti.
Tuttavia…
L’amore per le auto era sopravvissuto!

Con questo slogan, recitato dall’irriducibile Shigeru Chiba, si presenta la terza fase della campagna pubblicitaria CROSSOVER THE WORLD lanciata da Toyota per il suo nuovo SUV C-HR e che vede coinvolti Tomyca, Street Fighter e Hokuto No Ken. E’ infatti per mano di Tetsuo Hara che è stato realizzato un breve episodio manga “animato” in cui, sulle note di Keep yourself alive dei Queen, i protagonisti di Ken il guerriero si lanciano in uno spericolato inseguimento nel deserto ispirato – a detta dello stesso autore – a Mad Max Fury Road, ultimo capitolo della famosa saga che a sua volta venne presa ad esempio per creare l’estetica del mondo di Hokuto più di trent’anni fa.

Insomma, in qualche modo un cerchio che si chiude grazie a questa iniziativa e sulla quale il maestro Hara è stato anche intervistato in maniera scherzosa dichiarando, tra le altre cose, che ha sempre preferito non guidare perché incapace di rispettare i semafori ma che con un C-HR non ci penserebbe due volte a mettersi al volante e guidare a tutta velocità nel deserto, soprattutto perché nel deserto non ci sarebbero gli odiati semafori. 😅

Come sempre ringrazio MusashiMiyamoto per il supporto linguistico 😉

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