Manga Tribute: BASTARD!!

Realizzato in collaborazione con Marco Nero (ilmondodinerd.blogspot.com)


Sul finire degli anni ’80 l’animazione giapponese era oramai esplosa definitivamente in tutto il mondo, ed i generi si erano moltiplicati. In particolare il fantasy, quello in pieno stile Dungeons & Dragons, con i suoi stereotipi ormai arcinoti, sembrava esercitare un fascino del tutto particolare sul pubblico del Sol Levante. E mentre orde di otaku erano capaci di mettersi in fila per giorni pur di accaparrarsi l’ultimo capitolo di Final Fantasy o di Dragon Quest, non era per nulla infrequente trovare quegli stessi elementi buttati (a volte anche a casaccio) negli anime e nei manga più disparati. Se avete un’età, è facile che vi tornino in mente svariate scene di diversi anime in cui i protagonisti, per un motivo o per un altro, si ritrovavano catapultati in un’ambientazione fantasy, con spade, armature, draghi e via così.

Ovviamente, visto il momento positivo per il genere, non mancarono i tentativi di andare ben oltre e produrre opere a tema. E se spesso si cita Record of Lodoss War come esempio tipico, non si può tacere sul meno conosciuto Panzer World Galient, che nel 1984 già mescolava mecha e fantasy o su Vampire Hunter D, con le sue atmosfere horror. E questi solo per nominarne un paio, perché l’argomento è molto vasto e meriterebbe un lungo approfondimento a parte, ma oggi ci serviva giusto per ricordare in che clima, sulle pagine di Shonen Jump, mentre erano ancora in corso “robette” tipo Ken il guerriero, City Hunter, Le bizzarre avventure di Jojo, i Cavalieri dello Zodiaco e Dragonball, esplose quella bomba chiamata Bastard!!.

L’opera

A centinaia di anni da un evento apocalittico che ha sconvolto il pianeta, il mondo è di nuovo dominato dalla magia e da forze oscure costantemente in lotta fra loro. Quando il regno di Meta Likana viene minacciato dai nemici, diventa necessario rompere il sigillo che teneva imprigionato il potentissimo stregone Dark Schneider, per anni celato nel corpo del piccolo Rushe Lenren da un incantesimo che è possibile spezzare solo grazie al bacio di una vergine, l’adolescente Tia Nort Yoko. Si tratta di una mossa rischiosa, perché lo stesso Dark Schneider è un individuo spregiudicato e vizioso che, a sua volta, tentò in passato di conquistare il mondo ma, nonostante ciò e nonostante le rimostranze della candida Yoko, viene infine liberato. E come previsto, carico di risentimento e voglia di riscatto, il redivivo signore delle arti oscure sarebbe già pronto a vendicarsi e fare strage di chi lo ha imprigionato e di chiunque tenti di intralciargli la strada, se non fosse che l’animo dell’innocente Rushe si è in qualche modo fuso con il suo, rendendolo maggiormente soggetto all’ascendente esercitato da Yoko, per la quale prova grande affetto.

Tutto questo avviene già solo nel primissimo episodio, pubblicato inizialmente nel 1987 come one-shot sotto il nome di WIZARD!! – Il conquistatore delle fiamme, per poi prendere il volo con il titolo che tutti conosciamo. Di lì, inizia una prima saga fatta di epici scontri tra Dark Schneider e i suoi compagni di un tempo, personaggi a loro volta carismatici e memorabili che contribuiscono a creare quella che, a tutti gli effetti, rappresenta la parte più riuscita della storia. Una serie che si unisce ai capolavori già presenti su Shonen Jump e dei quali, a posteriori, è anche possibile vedere maggiormente l’influenza. L’ambientazione post-apocalittica ed i personaggi imponenti, spesso nemici ma in fondo amici, ricorda molto Ken il guerriero. Manco a dirlo, il protagonista forte ma costantemente allupato sembra un’evoluzione del Ryo Saeba di City Hunter, mentre gli scontri devastanti, scanditi da incantesimi dai nomi evocativi, sembrano un mix tra Dragonball e i Cavalieri dello Zodiaco. Dulcis in fundo, le continue citazioni dal mondo dell’heavy metal sembrano la risposta a quelle rock che Hirohiko Araki amava infilare ne Le bizzarre avventure di Jojo. Ovviamente non è chiaro se quest’idea di prendere elementi vincenti dai manga di maggior successo della rivista e mescolarli al fantasy sia stata dell’autore o se (più probabilmente) dell’editor dell’epoca, fatto sta che Bastard!! si rivelò a sua volta un successo di vendite. Arrivato anche da noi nel 1993 per mano della defunta Granata Press, suscitò subito grande scalpore tra gli appassionati del fumetto made di Japan e, con le successive ristampe ad opera di Planet Manga, vide consolidarsi la sua fama e divenne uno dei dark fantasy più gettonati accanto al Berserk di Kentaro Miura.

Purtroppo, come si accennava più su, se il primo arco narrativo risulta quello più significativo ed ispirato, lo stesso non si può dire per tutta la parte seguente, che degenera via via in un hentai sempre più spinto (tanto che alcune storie, ad un certo punto, verranno pubblicate a parte con il titolo Bastard!! Expansion perché troppo porno per la serie regolare) ma dalla trama inconsistente e minata da tempi di pubblicazione dilatatissimi, figli di una storia editoriale travagliata, fatta di ripetute sospensioni temporanee e cambi di testata. La serie è infatti ufficialmente ancora in corso, ma nessuno sa quando il suo creatore si prenderà il disturbo di darle una degna conclusione.


L’autore

Classe 1963, Kazushi Hagiwara è un personaggio anomalo all’interno della “quadrata” società nipponica. Tanto per cominciare, come a voler segnalare anche fisicamente la sua ribellione al sistema, nasce mancino. Poi, laddove la vita del giapponese medio è scandita fin dai primi anni di vita da scadenze ed aspettative legate prima allo studio e poi al lavoro, il nostro è capace di farsi bocciare per ben 3 volte al primo anno delle superiori, fino a quando, a 17 anni, molla tutto e fugge da casa, andando a vivere in una stamberga di cui paga l’affitto con lavori part-time. Qualche anno più tardi, novello figliol prodigo, finalmente torna a casa dai genitori e, ispirato dal Devilman di Go Nagai e da Il Clan dei Poe di Moto Hagio, decide di entrare alla Scuola di Arti Grafiche di Tokyo, in cui ha l’opportunità di lavorare come assistente per Dirty Matsumoto, mangaka specializzato in fumetti porno, e di realizzare alcune doujinshi tra le quali Made Genius il suo primo vero manga in assoluto, nato come progetto scolastico assieme a Hirohisa Tsuruta e Yumi Morio ma mai completato.

Nel 1985, all’età di 22 anni, finito il percorso di studi, coglie al volo l’occasione di andare a lavorare per Shonen Jump, che in quel periodo sta reclutando. Viene allora assegnato come assistente al compianto Izumi Matsumoto, collaborando quindi al celeberrimo Kimagure Orange Road. Nel 1987, tra le varie cose, trova il tempo di disegnare Binetsu Rouge, commedia romantica one-shot che viene pubblicata su Shonen Jump Summer Special e che balza istantaneamente al primo posto nella classifica di gradimento dei lettori!

A quel punto, gli viene chiesto di disegnare un secondo one-shot e realizza il già citato Wizard!!, lavoro per il quale sarà costretto a lasciare il suo compito da assistente proprio mentre il maestro Matsumoto è alle prese con l’ultimo capitolo di Orange Road. Neanche a dirlo, anche questo ottiene un ottimo riscontro di pubblico e quindi gli viene affidato il compito di disegnarne un altro ancora: Virgin Tyrant, ulteriore commedia romantica che viene pubblicata su Shonen Jump Winter Special, all’inizio del 1988.

Quando finalmente gli viene chiesto di debuttare con la sua prima serie, Hagiwara mette insieme un gruppo di assistenti che diverrà famoso con il nome di Studio Loud in School e, sotto la guida dell’editor Toshimasa Takahashi, sceglie senza esitazione di espandere Wizard!!


Opere derivate

Il successo delle avventure di Dark Schneider diede vita a varie produzioni. Ma andiamo con ordine e scopriamo insieme quali.

Tra il 1992 ed il 1993, la AIC produsse una breve serie di 6 OAV che riassumevano una parte del primo arco narrativo. Tecnicamente nulla da dire: tanto il character design quanto le animazioni riuscivano a rendere giustizia alla controparte cartacea, però si perdeva quasi completamente il lato umoristico e le vicende, per forza di cose, venivano scremate. A conti fatti un’esperimento riuscito a metà. Da noi, sull’onda del grosso consenso di pubblico riscosso dal manga, giunse per mano di Yamato Video nell’ormai lontano 1998 in formato VHS e mai più riproposto.

Ci furono poi dei videogiochi. Il primo, pubblicato nel 1994 per Super Famicom con il titolo Bastard!! – Ankoku No Hakaishin (Il distruttore delle tenebre), fu realizzato dal misconosciuto Cobra Team e cercava di traslare le vicende del primo arco narrativo in una serie di scontri uno contro uno in cui i personaggi, immersi in ambientazioni che sfruttavano il famoso “mode 7” della storica console Nintendo, si davano battaglia lanciandosi incantesimi. Che detta così pare una figata, ma all’atto pratico era tanto fumo e ben poco arrosto.

Un paio di anni più tardi, nel 1996, su Playstation arrivò Bastard!! – Utsuro Naru Kamigami no Utsuwa (Le reincarnazioni delle divinità dell’ombra), un RPG in prima persona che si avvaleva del contributo artistico del nostro amato Junichi Hayama e, fatto degno di nota, esplorava una vicenda totalmente inedita, creata appositamente per il gioco.

In mezzo a tutto questo, vale la pena menzionare i romanzi. Due di essi, scritti da Nobuaki Kishima ed ambientati 50 anni prima degli eventi della serie originale, sono stati pubblicati anche in Italia da Kappa Edizioni. Il terzo, realizzato da Benny Matsuyama e dal titolo Bastard!! Black Rainbow, conta in Giappone 2 volumi di cui uno è giunto da noi grazie a Planet Manga e narra a sua volta vicende accadute circa un centinaio di anni prima del manga. L’ultimo, Ninja Master Gara Gaiden, risalente al 2012 e scritto da Hideyuki Furahashi , come da titolo si concentra sul personaggio di Gara, il Signore dei Ninja, seguendone le vicende nel periodo successivo alla battaglia contro Abigail.

Un progetto mai andato in porto, invece, è Bastard!! Online, MMORPG inizialmente messo in cantiere da Tecmo nel 2008 ma cancellato l’anno successivo e di cui ci resta solo un trailer.

Nella cultura di massa

Come già detto, Bastard!! ebbe subito molto successo sia in Italia che in Giappone. I siparietti comici ed il tratto dettagliato e pulito di Hagiwara, unito al suo particolare occhio di riguardo verso le procaci protagoniste femminili, lo resero un’icona nel panorama del dark fantasy. Il suo principale merito è stato quello di osare. E non ci riferiamo tanto alla sfrenata libido del protagonista, quanto alla capacità di prendere un genere abusatissimo e fortemente stereotipato donandogli una personalità unica ed esplorando territori mai battuti prima. Per dirne una, basti pensare a quanto il pubblico odierno osanni personaggi come il Deadpool della Marvel quando Dark Schneider, già ai tempi, faceva dentro e fuori dalla quarta parete senza il minimo ritegno. Per non parlare poi dei già citati riferimenti all’heavy metal, a partire proprio dal nome del protagonista, ispirato a quello di Udo Dirkschneider, storico frontman degli Accept (a sua volta nome del rituale che Yoko usa per spezzare il sigillo che tiene prigioniero il nostro eroe). Stesso dicasi per tutti gli altri personaggi, luoghi ed incantesimi. Per esempio, il malefico vampiro Di Amon altri non è che il famoso King Diamond, mentre Porno Diano prende il suo nome da Paul Di’Anno, cantante degli Iron Maiden. E potremmo stare qui a scriverne per giorni: Metallica, Megadeth, Helloween, Bon Jovi, Venom, Anthrax, sono solo la punta del gigantesco iceberg di citazioni musicali di questo manga. L’influenza di Bastard!! è stata talmente forte, soprattutto negli anni ’90, da generare perfino un figlio illegittimo: la serie di picchiaduro ad incontri Guilty Gear, che non solo riprende a mani basse lo stile grafico dell’opera, ma si focalizza a sua volta in una pletora di citazioni heavy metal!

La nuova serie Netflix

Ma passiamo alla notizia che è ormai di dominio pubblico già da un po’ e che è, in fondo, il vero motivo dietro a questa lunga retrospettiva. Sulla scia dei recenti adattamenti di vecchie glorie, Netflix ha infatti annunciato per il 2022 una nuova serie anime su Bastard!!

Il regista sarà Takaharu Ozaki, che ha già diretto l’anime di Goblin Slayer (2018), la sceneggiatura sarà affidata a Yosuke Kuroda (Gundam 00) mentre il character design spetterà a Sayaka Ono. La serie, prodotta da Warner Bros. Japan e composta da due stagioni per un totale di 24 episodi, verrà realizzata da Liden Films, studio di animazione fondato nel 2012 – che si è espanso a macchia d’olio fino a fondare 5 filiali diverse ubicate fra Kyoto, Osaka e Tokyo – e che è tristemente ricordato in Italia per il terribile 3D sperimentato sulla più recente serie di Berserk (2016).

Per quello che riguarda le voci, nel ruolo di Dark Schneider troveremo Kishou Taniyama, già voce di Fungami Yuya in Jojo nell’adattamento animato di David Production. Gara sarà invece interpretato da Hiroki Yasumoto (Sado Yasutora in Bleach e Elfman Strauss in Fairy Tail) mentre l’affascinante Arshes Nei avrà la voce della cantante Yoko Hikasa, nota per il personaggio di Yoh Asakura in Shaman King (2021). A dar vita a Tia Nort Yoko sarà infine Tomori Kusunoki, giovane ma già con un lungo curriculum alle spalle nel doppiaggio di anime e videogames.

Cosa aspettarsi da questa nuova incarnazione dello stregone oscuro? Beh, il trailer, per quello che si vede, sembra promettere bene. Non c’è ancora una data precisa per l’effettiva diffusione sulla nota piattaforma di streaming e, di conseguenza, nemmeno si sa qualcosa a proposito di chi verrà chiamato a curarne l’edizione in lingua italiana. Di certo, per tanti appassionati storici di anime e manga, si tratterà di un evento dal sapore fortemente nostalgico, soprattutto se la serie sarà capace di portare su schermo quella stessa forza dissacrante ed anarchica che fece la fortuna dell’opera originale.

Ken il guerriero e la leggenda di “Raoh-san” il campione

Lo scorso 27 ottobre, la squadra di baseball Orix Buffaloes ha vinto la Pacific League e, tra tutti i tifosi della squadra, uno in particolare si è distinto per una dedica che ha fatto recapitare direttamente sul quotidiano Sports Nippon. Di chi stiamo parlando? Ma nientemeno che il maestro Tetsuo Hara, il quale ha voluto mandare un messaggio di congratulazioni sì a tutta la squadra ma, in particolare, al battitore Yutaro Sugimoto, che oltre ad essere un campione è ormai soprannominato da tutti i suoi compagni “Raoh-san”, perché letteralmente ossessionato dalla figura del maggiore dei fratelli di Hokuto, tanto da aver fatto sua la “posa del ritorno al Cielo”, esibendola ad ogni fuoricampo.

Il maestro Hara, saputo di questa peculiarità del giocatore, ha iniziato a seguire con più interesse l’evolversi del campionato e ha deciso di regalargli uno stupendo artwork del suo personaggio preferito, artwork che è stato pubblicato sempre sulle pagine del quotidiano.

Da lì alla collaborazione il passo è stato breve, tanto che è già disponibile diverso merchandise dedicato al connubio tra il campione ed il padre di Ken il guerriero: magliette, felpe, spille, borse, cuscini ed altro (alcuni potete vederli nelle immagini).

Sugimoto, galvanizzato per l’iniziativa, ha dichiarato che per lui Ken il guerriero è “la Bibbia della vita” e che si impegnerà ancora di più a seguire il modello di virilità di Raoh.

Amiba il genio dell’altro mondo – Il primo Isekai di Ken il guerriero

Tutti conosciamo Amiba, il folle e sedicente “genio” delle arti marziali che, sostituendosi a Toki, conduceva crudeli esperimenti su ignare vittime in Ken il guerriero. Personaggio molto sopra le righe già nell’opera originale, è ancora oggi uno dei più “amati” dal pubblico giapponese, che ricorda ancora il suo tormentone “Ore wa tensai da!!” (Sono un genio!!) e ne apprezza soprattutto quel lato ridicolo da perfetto mitomane che viene alla luce poco prima di tirare le cuoia.

Sarà proprio questa strana popolarità ad averlo reso il candidato ideale per il primo spin-off di Ken il guerriero di stampo “isekai“? Può darsi. Fatto sta che, dal 25 ottobre, sulle pagine di Comic Zenon è iniziato il nuovo manga Hokuto No Ken Gaiden: Taisen Amiba No Isekai Haо̄ Densetsu, che grossomodo potremmo tradurre Ken il guerriero – Storia parallela: La leggenda del geniale Amiba, Signore dell’Altro Mondo, che si apre con quelli che sembrano gli ultimi istanti di vita del personaggio, proprio come nella serie originale…

… Ma prosegue rivelandoci che Kenshiro lo ha mandato sì all’altro mondo… però LETTERALMENTE!

Amiba si ritrova infatti catapultato in un universo parallelo che, almeno dalle prime immagini diffuse in rete, parrebbe di stampo fantasy, con tanto di draghi volanti. Ma, come egli stesso afferma giusto sotto il titolo, anche in questa nuova ambientazione resta un genio! Un genio a cui il destino, nelle vesti dello sceneggiatore Sokra Nishiki e del disegnatore Natto Gohan, sembra aver dato una nuova possibilità di riscatto.

Quale sarà lo sviluppo della storia, che si presenta da subito con un doppio capitolo di ben 43 pagine, lo scopriremo solo vivendo ma, sia come sia, dopo le parodie DD, Gusto Fragola, Il lamento dello scagnozzo (di cui presto cercherò di parlare) e del più recente La leggenda del serial di fine secolo (sì, ok, vi parlerò anche di questo), non è poi così strano questo nuovo esperimento su Ken il guerriero, specie considerando che, mentre a noi forse fanno anche un po’ storcere il naso, perché vorremmo almeno qualche progetto “serio”, sembrano invece riscuotere un buon successo in Giappone, dove il pubblico abbraccia con entusiasmo tali iniziative (indicativo il botto che fece ai tempi il già citato Gusto Fragola).

E voi che ne pensate? Vi piace l’idea alla base di questo nuovo manga? Scrivetelo nei commenti!

Masami Suda, il maestro di Hokuto

Come ogni anno anche oggi, 11 ottobre 2021, ci piace ricordare che in questa data, nel 1984, è andata in on da in Giappone la prima puntata dell’anime di Ken il guerriero. Ma stavolta la ricorrenza è molto particolare, non solo perché un paio di mesi fa è venuto a mancare Masami Suda, che della trasposizione animata del mondo di Hokuto è stato il principale artefice, ma anche perché siamo a 35 anni dall’uscita nelle sale cinematografiche del film animato di Ken, che del lavoro del maestro rappresenta l’apice, una vetta artistica che era e resterà irraggiungibile in eterno.

Un’occasione quindi per ricordare l’uomo attraverso la sua opera, una specie di dietro le quinte per il quale ho rispolverato alcune vecchie interviste unendo il tutto con informazioni inedite, utili a delineare meglio il contesto anche “storico” della nascita della serie animata.

UNA CORAGGIOSA SCOMMESSA

Nel 1984 il manga di Ken il guerriero, scritto da Buronson e disegnato da Tetsuo Hara, stava riscuotendo un successo che cresceva di settimana in settimana e faceva vendere come il pane Shonen Jump, la rivista che lo ospitava. Cosa ancora più importante da tenere a mente è il target di tale rivista, composto principalmente di bambini di età variabile tra i primi anni delle elementari fino agli ultimi delle medie. Non è quindi così strano che Fuji TV volesse farne un anime da mandare in onda alle 19:00, ovvero quella fascia pre-serale che in Giappone era dedicata proprio ai minori. Alla Toei il compito di realizzarla. Sì, ma come?

Fermo restando quello che abbiamo appena detto, ovvero che il manga era pubblicato su una rivista per pre-adolescenti, la violenza e le immagini forti che lo caratterizzavano non erano di certo qualcosa di così semplice da portare in TV. Perché mentre l’opera cartacea veniva acquistata e fruita privatamente, la diffusione pubblica di certi contenuti era tutto un altro paio di maniche. Certo, non erano mancate serie anche molto violente e crude (una su tutte, L’Uomo Tigre), ma Ken il guerriero andava parecchio oltre quel livello. Piaccia o meno, tutto il mondo è paese e anche in Giappone esisteva (ed esiste ancora) la censura televisiva come esistono le associazioni dei genitori. E se per produzione e regia è stata una sfida anche solo immaginare come impostare la serie, è specialmente il maestro Suda che, chiamato a definire l’aspetto dei protagonisti e dettare la linea da seguire nell’animazione degli episodi, si è trovato a dover sperimentare nuove tecniche e nuovi approcci.

“[All’epoca] l’animazione giapponese era ancora caratterizzata da opere nel complesso piuttosto semplici, prive di una chiara elaborazione nel disegno, nelle ombreggiature e via dicendo” ci raccontava il maestro nel 2011. “Perciò, a quel tempo s’incominciò ad andare un po’ a tentoni nella ricerca di qualcosa di davvero innovativo. Parlando della questione con il regista Ashida decidemmo di focalizzare la nostra attenzione su una composizione generale che avrebbe trasceso qualsiasi canone fino ad allora acquisito e di porre enfasi su una energia travolgente, ben sapendo che forse saremmo stati sommersi da critiche alle quali eravamo preparati.
Eppure, contrariamente a quanto ci eravamo aspettati, la nostra opera venne accolta senz’alcuna critica, anzi ricordo con piacere che fummo sostenuti in maniera decisiva dai più piccoli e dai giovani in generale. Personalmente provo una profonda soddisfazione per quel che riuscimmo a fare in quel periodo”.

LE TECNICHE

Così, quasi a ricalcare quella che sarà poi la storia di Shuken e della nascita dell’Hokuto Shinken, il maestro Suda si trova a dover “codificare” nuove tecniche che permettano di esprimere su schermo la straordinaria potenza dei protagonisti della serie senza però contravvenire ai limiti imposti. Una delle prime geniali intuizioni, presente fin dalla sigla iniziale, è la “censura creativa” delle sagome scure dei nemici che esplodono in una fontana di sangue bianco.

L’idea è del regista Toyoo Ashida, ma è Suda l’unico in grado di realizzarla, riuscendo a creare scene d’impatto giocando su un semplice contrasto di luci e sulla deformazione dei corpi.

C’era poi da trovare il metodo per dare il giusto senso di velocità alle scene d’azione. In un anime, ogni secondo è diviso in diversi fotogrammi (da 8 a 24, a seconda dei casi) ma ripetere lo stesso fotogramma per più di una volta, come si era fatto fino a quel momento, rendeva le scene troppo lente rispetto a come le immaginava Suda. Anche qui, dietro suggerimento di Ashida, il maestro provò una tecnica totalmente nuova: ogni singolo fotogramma doveva essere diverso dal precedente. Solo così era possibile ottenere il giusto senso di ritmo e potenza.

Un altro segno distintivo di Ken il guerriero come anime è il livello di dettaglio nel numero di tratteggi, specie quelli che definiscono le espressioni dei protagonisti. “Per rendere a tutti i costi l’impatto dell’azione ho dovuto escogitare il trucco delle linee che solcano il viso dei personaggi principali, proprio per esaltarne la forza. All’inizio erano contrari a questa soluzione, a causa dell’eccessivo lavoro che avrebbe comportato, in seguito però ne sono rimasti tutti soddisfatti. Comunque ho dovuto studiare tutti i personaggi in modo da dare il tono più maschio e virile possibile alla serie. Forse è proprio questo il lato che in Hokuto No Ken mi piace di più.”

Ancora, per dare un ulteriore senso di potenza alle scene, fondamentale fu l’espediente di variare a dismisura la grandezza dei nemici, cosa che divenne un altro marchio di fabbrica di tutta la serie.

In generale, portare Ken in animazione trasformò gli studi che se ne occupavano in veri e propri laboratori in cui venivano forgiati e sperimentati metodi innovativi che avrebbero poi influenzato il settore negli anni a venire. Come ad esempio ebbe modo di dire lo stesso maestro Suda: “… anni fa si era certamente capaci di rappresentare le emozioni nelle espressioni facciali, ma non era ancora stato codificato un procedimento per poter mostrare le stesse emozioni e gli stessi sentimenti attraverso il corpo. Sarà stato probabilmente quest’ultimo aspetto che avrà suscitato una forte impressione e attirato la gente. Oggigiorno, questo modo di rappresentare certe cose nell’animazione è la norma e viene sempre utilizzato…”

LA COMPETIZIONE

Come Kenshiro, Masami Suda non fu da solo nella sua impresa. Oltre al già citato regista Toyoo Ashida (che ci ha lasciato ormai già 10 anni or sono), il maestro poteva contare su un ambiente di lavoro pieno di entusiasmo e passione, ma anche di reciproca sfida. In che senso? Ebbene, per sviluppare gli episodi, Toei distribuiva il lavoro a diversi studi (che spesso lavoravano contemporaneamente ad altre serie). Solitamente la scadenza fissata per la consegna di ogni singolo episodio era di due settimane (se vi sembra tanto, tenete presente che ogni singolo fotogramma poteva richiedere da 30 minuti ad un’ora!) e questo spingeva gli addetti ai lavori a fare spesso gli straordinari ma, di conseguenza, anche ad affiatarsi di più e a confrontarsi. In questo clima, nacque spontaneamente una competizione tra i diversi studi, ognuno voleva fare sempre di più, cosa che in effetti portò la serie non solo a migliorare vertiginosamente nel corso del tempo, ma anche ad essere caratterizzata da uno stile fortemente disomogeneo non solo tra una puntata e l’altra ma anche all’interno dello stesso episodio. E se quest’ultimo aspetto all’inizio veniva visto come un problema, col senno di poi Ashida e Suda dovettero ammettere che invece era uno dei punti di forza della serie. Come detto in precedenza, infatti, l’idea era di creare qualcosa che fosse tutto tranne che ordinario. Dare al tutto una direzione artistica più omogenea avrebbe sì reso il risultato finale più armonico, ma avrebbe tarpato le ali a quel “caos” che, invece, soprattutto Ashida voleva evocare.

IL FILM

Quando nel 1985 si iniziò a progettare il film animato di Ken il guerriero, Toyoo Ashida e Masami Suda ebbero finalmente l’opportunità di fare davvero tutto quello che i limiti della produzione televisiva non gli permettevano. E se da un lato Ashida curò tutti gli storyboard, divertendosi a rimescolare quasi completamente la trama originale, dal canto suo il maestro Suda reclutò gli elementi più validi tra gli animatori della serie e si gettò con loro anima e corpo a creare quello che potremmo definire la sua personale Cappella Sistina, un capolavoro in cui tutto raggiunge livelli di epicità mai visti prima. Potremmo stare qui per giorni a parlarne (e se volete un’analisi più approfondita potete cliccare qui), ma basti pensare a come la realtà postatomica venga presentata in maniera ancora più brutale mentre i colpi di Hokuto e Nanto si mostrano in tutta la loro potenza micidiale e, a fare da contraltare al tutto, ci siano le bellissime sequenze di natura incontaminata che riprendono l’idea alla base delle sigle di chiusura della serie TV.

ADDIO, MAESTRO

In conclusione, dopo questa breve retrospettiva, che non basta di certo ad enumerare ogni singola cosa per la quale saremo sempre grati a Masami Suda, non mi resta che dargli un virtuale ultimo saluto, riconoscente anche a chi, nel 2013, mi ha permesso di stringergli la mano e ringraziarlo di persona per quello che ha creato. Magari un giorno ci rivedremo e ci faremo quella cena che non ci siamo potuti fare quella sera ma, nel frattempo, buon riposo, maestro.

Buronson festeggia i 50 anni dal suo debutto. E noi con lui.

Fino al 10 ottobre 2021, la città di Saku, nella Prefettura di Nagano, ospiterà una mostra dedicata a Yoshiyuki Okamura, meglio noto al grande pubblico con lo pseudonimo “Buronson” (o anche “Sho Fumimura”). Un evento studiato per commemorare i 50 anni di carriera dell’autore di Ken il guerriero e – letteralmente – almeno un altro centinaio di opere di cui qui in occidente conosciamo a malapena le più famose.

E quale luogo migliore della sua città natale per festeggiare un traguardo così importante? Sì perché il nostro Okamura, classe 1947, è originario di Saku e sono già alcuni anni che si è trasformato in un vero e proprio mecenate per il paese in cui è cresciuto. Già nel 2017 vi avevamo documentato della sua donazione di circa 3 milioni di euro e di un corso di manga di 100 ore finanziato a sue spese. Nel frattempo il legame della città con lui e con Ken il guerriero si è fatto più stretto: per esempio, solo lo scorso novembre 2020 sono vi stati installati dei tombini con le immagini di Kenshiro e degli altri principali protagonisti della serie. Tutte bellissime iniziative che, se già meritano una lode a prescindere, acquistano ancora più significato quando si guarda alla storia di questo autore ormai 74enne.

Ed è proprio un corposo approfondimento sulla sua lunga carriera quello che ho pensato di preparare per l’occasione. Un lavoro enorme che spero possa servire una volta per tutte a capirne meglio la figura (anche se fatto con la piena consapevolezza che verrà saccheggiato da chiunque senza un minimo di citazione, come al solito).

Quindi cliccate sul banner sottostante e buona lettura 😉

Ken il guerriero diventa un musical

Dopo il divertente spettacolo dedicato a Jagi e i vari criminali della serie, andato in scena in occasione del 35° anniversario, Ken il guerriero torna a teatro con un nuovo musical nato da una sinergia tra Giappone, Cina e Stati Uniti.

Nei panni del protagonista troveremo Yusuke Onuki, ballerino e ginnasta con una lunga carriera alle spalle, iniziata all’età di soli 7 anni. Per quello che riguarda la trama, al momento non è chiaro come è quanto verrà rivisitata, anche se sono già stati annunciati alcuni dei ruoli principali, alcuni con un doppio casting. Shin sarà interpretato infatti sia da Takuya Uehara e Kandai Ueda, mentre Toki da Kazuki Kato e Ryunosuke Onoda. Saranno presenti anche Rei (Kanata Irei), Juza (Rio Uehara) e Ryuken (Tatsuya Kawaguchi). Altri personaggi e i relativi interpreti saranno annunciati in seguito.

Organizzato da Horipro, lo spettacolo andrà in scena in anteprima al Nissay Theatre di Tokyo il prossimo dicembre per poi proseguire nel 2022 con un tour in Cina. Diretto da Sachiko Ishimaru, vedrà coinvolto Frank Wildhorn alla composizione della colonna sonora.

Kentaro Miura e il “mio” Berserk

La notizia ci ha colti tutti un po’ alla sprovvista. Ed è anche inutile ripeterla, perché oggi ne hanno parlato tutti. Anche i media che notoriamente trattano di questo settore solo per fare marchette.

E allora niente, in realtà non sai cosa dire di preciso perché – e lo metto in chiaro subito così da porre le mani avanti – non sei assolutamente la persona più titolata per parlare di Berserk. Lì fuori ci sono molti ma molti altri più addentro a quell’oscuro medioevo fantastico dipinto da Miura, eppure senti che qualcosa forse lo puoi aggiungere. Quindi non tratterò nel dettaglio di Berserk, ma del “mio” Berserk, quello che personalmente ho vissuto nell’ultima parte degli anni ’90.

All’epoca eravamo una generazione di appassionati di anime e manga che, per forza di cose, viveva il tutto al di fuori di una qualsivoglia “bolla social” che non fosse, al massimo, il proprio giro di amicizie o di frequentatori della stessa fumetteria. Orfani di Granata Press, ci si era ormai rifugiati tra le braccia di Star Comics e dei Kappa Boys, che stavano facendo un buon lavoro nel tentare di recuperare Lamù, Ushio e Tora, Ken il guerriero, Ranma, Maison Ikkoku, eccetera mentre, al contempo, pubblicava grandi classici come JoJo, City Hunter e DragonBall. Un periodo ricco di proposte per ogni palato.

Eppure…

Eppure mancava ancora qualcuno che effettivamente fosse pronto un po’ a “rischiare” come faceva Luigi Bernardi. Qualche editore che puntasse su titoli nuovi. E finalmente, quando la Marvel decise di riprendersi in Italia tutte le licenze dei suoi comics, allo stesso tempo diede luce alla divisione Marvel Manga, iniziando con titoli interessanti tra i quali, per l’appunto, Berserk.

All’epoca nessuno poteva immaginare tutto quello che sarebbe venuto dopo, non c’era la possibilità di cercare spoiler su internet e non esisteva lo youtuber/influencer pronto a “spingere”. Berserk, come forse solo JoJo prima di lui, poté quindi contare solo sulle sue forze e sul passaparola. Ed è così che si fece strada, tra atmosfere cupe e combattimenti epici. E lì è stata anche la prima volta che Miura m’ha fregato.

Perché tutti oggi sappiamo, a posteriori, quello che è successo negli anni d’oro della Squadra dei Falchi, ma viverla… viverla è stata tutta un’altra cosa. Mi ero davvero appassionato a quelle storie, empatizzavo ormai con i personaggi.

E poi…

E poi lo sapete anche voi come è andata. Ed è anche giusto che sia così, perché lo strappo è stato talmente forte che ha dato un vero senso al protagonista. Ecco, è stato tutto talmente ben calcolato da Miura che dopo non ho voluto più leggere Berserk.

Sì, avete capito bene. Se il genio vero di questo autore lo si deve cercare, non è solo nel suo stile e nelle sue ispirazioni, ma soprattutto nel violentissimo pugno allo stomaco che è stata l’Eclissi. Ed è così che lo voglio ricordare, come colui che è stato capace di farmi affezionare così tanto a dei personaggi di fantasia, da spingermi ad abbandonare la lettura quando ha deciso che era giunto il momento di darmi un calcio nel sedere e buttarmi giù dal nido.

Quindi no, non leggerete da me parole di preoccupazione per il finale di Berserk, che a questo punto non ci sarà mai, perché per me era finito già venti anni fa, ma questo ricordo della mia particolare esperienza con la sua opera più famosa sentivo di doverlo condividere. Perché oggi la stragrande maggioranza dei media vi dirà che abbiamo perso l’autore di un manga best seller. Io invece vi dico che abbiamo perso forse uno dei pochi autori capaci di entrare davvero nella mente del lettore e raccontare un mondo anche con una semplice espressione del viso di uno dei personaggi minori. Uno che non ti faceva semplicemente essere spettatore della storia, ma te la faceva vivere. E queste sono le cose che, in fondo, lo renderanno immortale.