Si conclude a settembre Ikusa No Ko

Il manga, disegnato da Tetsuo Hara, era iniziato nell’ottobre del 2010.

Dopo ben 12 anni di pubblicazione, giunge al termine Ikusa No Ko – Oda Saburo Nobunaga Den (Il Figlio della Battaglia – La Leggenda di Oda Saburo Nobunaga), serie ispirata alla figura del più famoso condottiero della storia del Giappone e realizzata da Tetsuo Hara su testi di Nobuhiko Horie (qui con lo pseudonimo di Kitahara Seibo).

Il manga, giunto anche in Italia nel 2015 per mano di Goen con il solo titolo La Leggenda di Oda Saburo Nobunaga (e pubblicato in una maniera che definire “a singhiozzo” è un vero complimento) è stato per molti versi un punto di svolta nella vita e nella carriera del papà di Ken il guerriero. Perché ai tempi, a causa dell’aggravarsi del suo cheratocono, la patologia di cui Hara soffre ormai da decenni e che ne compromette talmente tanto la vista da costringerlo a disegnare facendo affidamento su un solo occhio, il maestro non era più in grado di reggere il ritmo di pubblicazione settimanale di Souten No Ken (da noi “Ken il guerriero – Le origini del mito”). Anzi, non si sentiva più in grado di poter disegnare nulla. Scelse quindi di concludere la storia delle gesta di Kenshiro Kasumi in concomitanza con la chiusura di Comic Bunch, la rivista di Tokuma Shoten su cui era pubblicata e fu solo dietro l’incoraggiamento di Nobuhiko Horie che accettò la scommessa di un nuovo manga, stavolta a cadenza mensile, che avrebbe tenuto a battesimo Comic Zenon, la loro nuova avventura editoriale.

Da allora parecchia acqua è passata sotto i ponti e, mentre Comic Zenon si arricchiva via via di nuove serie, Ikusa No Ko è rimasto sempre un caposaldo della rivista, anche quando il testimone è passato, di fatto, a Yuta Kumagai, che da alcuni anni a questa parte coadiuva così tanto il maestro Hara ai disegni, che il suo nome figura anche in copertina.

Ora arriva la notizia che il racconto della giovinezza di Nobunaga si concluderà con il numero di novembre di Zenon (che sarà in vendita a partire dal prossimo 24 settembre), per celebrare l’evento, verrà inclusa una cartolina ritraente i volti dei protagonisti dei maggiori successi di Tetsuo Hara, quindi non solo Oda Nobunaga, ma anche i due Kenshiro e Keiji Maeda.

In più, sarà possibile anche ottenere degli NFT sempre con i quattro eroi.

Nel frattempo la Sammy ha annunciato in pompa magna, attraverso un teaser in cui ricorda che da tanti anni si occupa di sfornare un’infinità di pachinko e pachislot relativi al mondo di Hokuto, che è imminente una nuova macchinetta mangiasoldi dedicata proprio ad Ikusa No Ko.

Cosa aspettarsi?

La conclusione di questo manga lascia spazio a diverse ipotesi sul futuro, specie considerando che ormai da tempo Souten No Ken Regenesis è fermo ai box per via dei problemi di salute del disegnatore Hideki Tsuji. C’è quindi la concreta possibilità che il già citato Kumagai, forte dell’esperienza maturata su Ikusa No Ko, sia il candidato ideale per dare un seguito a questo manga promettente ma sfortunato.

Come c’è anche la possibilità, assolutamente da non sottovalutare, che con il quarantennale di Ken il guerriero ormai alle porte (non manca poi molto al 2023), le forze vengano dirottare su un progetto del tutto nuovo. E magari, questo disegno pubblicato proprio da Kumagai sul suo profilo twitter, potrebbe essere un indizio… 😏

Ken il guerriero e la leggenda di “Raoh-san” il campione

Lo scorso 27 ottobre, la squadra di baseball Orix Buffaloes ha vinto la Pacific League e, tra tutti i tifosi della squadra, uno in particolare si è distinto per una dedica che ha fatto recapitare direttamente sul quotidiano Sports Nippon. Di chi stiamo parlando? Ma nientemeno che il maestro Tetsuo Hara, il quale ha voluto mandare un messaggio di congratulazioni sì a tutta la squadra ma, in particolare, al battitore Yutaro Sugimoto, che oltre ad essere un campione è ormai soprannominato da tutti i suoi compagni “Raoh-san”, perché letteralmente ossessionato dalla figura del maggiore dei fratelli di Hokuto, tanto da aver fatto sua la “posa del ritorno al Cielo”, esibendola ad ogni fuoricampo.

Il maestro Hara, saputo di questa peculiarità del giocatore, ha iniziato a seguire con più interesse l’evolversi del campionato e ha deciso di regalargli uno stupendo artwork del suo personaggio preferito, artwork che è stato pubblicato sempre sulle pagine del quotidiano.

Da lì alla collaborazione il passo è stato breve, tanto che è già disponibile diverso merchandise dedicato al connubio tra il campione ed il padre di Ken il guerriero: magliette, felpe, spille, borse, cuscini ed altro (alcuni potete vederli nelle immagini).

Sugimoto, galvanizzato per l’iniziativa, ha dichiarato che per lui Ken il guerriero è “la Bibbia della vita” e che si impegnerà ancora di più a seguire il modello di virilità di Raoh.

Amiba il genio dell’altro mondo – Il primo Isekai di Ken il guerriero

Tutti conosciamo Amiba, il folle e sedicente “genio” delle arti marziali che, sostituendosi a Toki, conduceva crudeli esperimenti su ignare vittime in Ken il guerriero. Personaggio molto sopra le righe già nell’opera originale, è ancora oggi uno dei più “amati” dal pubblico giapponese, che ricorda ancora il suo tormentone “Ore wa tensai da!!” (Sono un genio!!) e ne apprezza soprattutto quel lato ridicolo da perfetto mitomane che viene alla luce poco prima di tirare le cuoia.

Sarà proprio questa strana popolarità ad averlo reso il candidato ideale per il primo spin-off di Ken il guerriero di stampo “isekai“? Può darsi. Fatto sta che, dal 25 ottobre, sulle pagine di Comic Zenon è iniziato il nuovo manga Hokuto No Ken Gaiden: Taisen Amiba No Isekai Haо̄ Densetsu, che grossomodo potremmo tradurre Ken il guerriero – Storia parallela: La leggenda del geniale Amiba, Signore dell’Altro Mondo, che si apre con quelli che sembrano gli ultimi istanti di vita del personaggio, proprio come nella serie originale…

… Ma prosegue rivelandoci che Kenshiro lo ha mandato sì all’altro mondo… però LETTERALMENTE!

Amiba si ritrova infatti catapultato in un universo parallelo che, almeno dalle prime immagini diffuse in rete, parrebbe di stampo fantasy, con tanto di draghi volanti. Ma, come egli stesso afferma giusto sotto il titolo, anche in questa nuova ambientazione resta un genio! Un genio a cui il destino, nelle vesti dello sceneggiatore Sokra Nishiki e del disegnatore Natto Gohan, sembra aver dato una nuova possibilità di riscatto.

Quale sarà lo sviluppo della storia, che si presenta da subito con un doppio capitolo di ben 43 pagine, lo scopriremo solo vivendo ma, sia come sia, dopo le parodie DD, Gusto Fragola, Il lamento dello scagnozzo (di cui presto cercherò di parlare) e del più recente La leggenda del serial di fine secolo (sì, ok, vi parlerò anche di questo), non è poi così strano questo nuovo esperimento su Ken il guerriero, specie considerando che, mentre a noi forse fanno anche un po’ storcere il naso, perché vorremmo almeno qualche progetto “serio”, sembrano invece riscuotere un buon successo in Giappone, dove il pubblico abbraccia con entusiasmo tali iniziative (indicativo il botto che fece ai tempi il già citato Gusto Fragola).

E voi che ne pensate? Vi piace l’idea alla base di questo nuovo manga? Scrivetelo nei commenti!

Masami Suda, il maestro di Hokuto

Come ogni anno anche oggi, 11 ottobre 2021, ci piace ricordare che in questa data, nel 1984, è andata in on da in Giappone la prima puntata dell’anime di Ken il guerriero. Ma stavolta la ricorrenza è molto particolare, non solo perché un paio di mesi fa è venuto a mancare Masami Suda, che della trasposizione animata del mondo di Hokuto è stato il principale artefice, ma anche perché siamo a 35 anni dall’uscita nelle sale cinematografiche del film animato di Ken, che del lavoro del maestro rappresenta l’apice, una vetta artistica che era e resterà irraggiungibile in eterno.

Un’occasione quindi per ricordare l’uomo attraverso la sua opera, una specie di dietro le quinte per il quale ho rispolverato alcune vecchie interviste unendo il tutto con informazioni inedite, utili a delineare meglio il contesto anche “storico” della nascita della serie animata.

UNA CORAGGIOSA SCOMMESSA

Nel 1984 il manga di Ken il guerriero, scritto da Buronson e disegnato da Tetsuo Hara, stava riscuotendo un successo che cresceva di settimana in settimana e faceva vendere come il pane Shonen Jump, la rivista che lo ospitava. Cosa ancora più importante da tenere a mente è il target di tale rivista, composto principalmente di bambini di età variabile tra i primi anni delle elementari fino agli ultimi delle medie. Non è quindi così strano che Fuji TV volesse farne un anime da mandare in onda alle 19:00, ovvero quella fascia pre-serale che in Giappone era dedicata proprio ai minori. Alla Toei il compito di realizzarla. Sì, ma come?

Fermo restando quello che abbiamo appena detto, ovvero che il manga era pubblicato su una rivista per pre-adolescenti, la violenza e le immagini forti che lo caratterizzavano non erano di certo qualcosa di così semplice da portare in TV. Perché mentre l’opera cartacea veniva acquistata e fruita privatamente, la diffusione pubblica di certi contenuti era tutto un altro paio di maniche. Certo, non erano mancate serie anche molto violente e crude (una su tutte, L’Uomo Tigre), ma Ken il guerriero andava parecchio oltre quel livello. Piaccia o meno, tutto il mondo è paese e anche in Giappone esisteva (ed esiste ancora) la censura televisiva come esistono le associazioni dei genitori. E se per produzione e regia è stata una sfida anche solo immaginare come impostare la serie, è specialmente il maestro Suda che, chiamato a definire l’aspetto dei protagonisti e dettare la linea da seguire nell’animazione degli episodi, si è trovato a dover sperimentare nuove tecniche e nuovi approcci.

“[All’epoca] l’animazione giapponese era ancora caratterizzata da opere nel complesso piuttosto semplici, prive di una chiara elaborazione nel disegno, nelle ombreggiature e via dicendo” ci raccontava il maestro nel 2011. “Perciò, a quel tempo s’incominciò ad andare un po’ a tentoni nella ricerca di qualcosa di davvero innovativo. Parlando della questione con il regista Ashida decidemmo di focalizzare la nostra attenzione su una composizione generale che avrebbe trasceso qualsiasi canone fino ad allora acquisito e di porre enfasi su una energia travolgente, ben sapendo che forse saremmo stati sommersi da critiche alle quali eravamo preparati.
Eppure, contrariamente a quanto ci eravamo aspettati, la nostra opera venne accolta senz’alcuna critica, anzi ricordo con piacere che fummo sostenuti in maniera decisiva dai più piccoli e dai giovani in generale. Personalmente provo una profonda soddisfazione per quel che riuscimmo a fare in quel periodo”.

LE TECNICHE

Così, quasi a ricalcare quella che sarà poi la storia di Shuken e della nascita dell’Hokuto Shinken, il maestro Suda si trova a dover “codificare” nuove tecniche che permettano di esprimere su schermo la straordinaria potenza dei protagonisti della serie senza però contravvenire ai limiti imposti. Una delle prime geniali intuizioni, presente fin dalla sigla iniziale, è la “censura creativa” delle sagome scure dei nemici che esplodono in una fontana di sangue bianco.

L’idea è del regista Toyoo Ashida, ma è Suda l’unico in grado di realizzarla, riuscendo a creare scene d’impatto giocando su un semplice contrasto di luci e sulla deformazione dei corpi.

C’era poi da trovare il metodo per dare il giusto senso di velocità alle scene d’azione. In un anime, ogni secondo è diviso in diversi fotogrammi (da 8 a 24, a seconda dei casi) ma ripetere lo stesso fotogramma per più di una volta, come si era fatto fino a quel momento, rendeva le scene troppo lente rispetto a come le immaginava Suda. Anche qui, dietro suggerimento di Ashida, il maestro provò una tecnica totalmente nuova: ogni singolo fotogramma doveva essere diverso dal precedente. Solo così era possibile ottenere il giusto senso di ritmo e potenza.

Un altro segno distintivo di Ken il guerriero come anime è il livello di dettaglio nel numero di tratteggi, specie quelli che definiscono le espressioni dei protagonisti. “Per rendere a tutti i costi l’impatto dell’azione ho dovuto escogitare il trucco delle linee che solcano il viso dei personaggi principali, proprio per esaltarne la forza. All’inizio erano contrari a questa soluzione, a causa dell’eccessivo lavoro che avrebbe comportato, in seguito però ne sono rimasti tutti soddisfatti. Comunque ho dovuto studiare tutti i personaggi in modo da dare il tono più maschio e virile possibile alla serie. Forse è proprio questo il lato che in Hokuto No Ken mi piace di più.”

Ancora, per dare un ulteriore senso di potenza alle scene, fondamentale fu l’espediente di variare a dismisura la grandezza dei nemici, cosa che divenne un altro marchio di fabbrica di tutta la serie.

In generale, portare Ken in animazione trasformò gli studi che se ne occupavano in veri e propri laboratori in cui venivano forgiati e sperimentati metodi innovativi che avrebbero poi influenzato il settore negli anni a venire. Come ad esempio ebbe modo di dire lo stesso maestro Suda: “… anni fa si era certamente capaci di rappresentare le emozioni nelle espressioni facciali, ma non era ancora stato codificato un procedimento per poter mostrare le stesse emozioni e gli stessi sentimenti attraverso il corpo. Sarà stato probabilmente quest’ultimo aspetto che avrà suscitato una forte impressione e attirato la gente. Oggigiorno, questo modo di rappresentare certe cose nell’animazione è la norma e viene sempre utilizzato…”

LA COMPETIZIONE

Come Kenshiro, Masami Suda non fu da solo nella sua impresa. Oltre al già citato regista Toyoo Ashida (che ci ha lasciato ormai già 10 anni or sono), il maestro poteva contare su un ambiente di lavoro pieno di entusiasmo e passione, ma anche di reciproca sfida. In che senso? Ebbene, per sviluppare gli episodi, Toei distribuiva il lavoro a diversi studi (che spesso lavoravano contemporaneamente ad altre serie). Solitamente la scadenza fissata per la consegna di ogni singolo episodio era di due settimane (se vi sembra tanto, tenete presente che ogni singolo fotogramma poteva richiedere da 30 minuti ad un’ora!) e questo spingeva gli addetti ai lavori a fare spesso gli straordinari ma, di conseguenza, anche ad affiatarsi di più e a confrontarsi. In questo clima, nacque spontaneamente una competizione tra i diversi studi, ognuno voleva fare sempre di più, cosa che in effetti portò la serie non solo a migliorare vertiginosamente nel corso del tempo, ma anche ad essere caratterizzata da uno stile fortemente disomogeneo non solo tra una puntata e l’altra ma anche all’interno dello stesso episodio. E se quest’ultimo aspetto all’inizio veniva visto come un problema, col senno di poi Ashida e Suda dovettero ammettere che invece era uno dei punti di forza della serie. Come detto in precedenza, infatti, l’idea era di creare qualcosa che fosse tutto tranne che ordinario. Dare al tutto una direzione artistica più omogenea avrebbe sì reso il risultato finale più armonico, ma avrebbe tarpato le ali a quel “caos” che, invece, soprattutto Ashida voleva evocare.

IL FILM

Quando nel 1985 si iniziò a progettare il film animato di Ken il guerriero, Toyoo Ashida e Masami Suda ebbero finalmente l’opportunità di fare davvero tutto quello che i limiti della produzione televisiva non gli permettevano. E se da un lato Ashida curò tutti gli storyboard, divertendosi a rimescolare quasi completamente la trama originale, dal canto suo il maestro Suda reclutò gli elementi più validi tra gli animatori della serie e si gettò con loro anima e corpo a creare quello che potremmo definire la sua personale Cappella Sistina, un capolavoro in cui tutto raggiunge livelli di epicità mai visti prima. Potremmo stare qui per giorni a parlarne (e se volete un’analisi più approfondita potete cliccare qui), ma basti pensare a come la realtà postatomica venga presentata in maniera ancora più brutale mentre i colpi di Hokuto e Nanto si mostrano in tutta la loro potenza micidiale e, a fare da contraltare al tutto, ci siano le bellissime sequenze di natura incontaminata che riprendono l’idea alla base delle sigle di chiusura della serie TV.

ADDIO, MAESTRO

In conclusione, dopo questa breve retrospettiva, che non basta di certo ad enumerare ogni singola cosa per la quale saremo sempre grati a Masami Suda, non mi resta che dargli un virtuale ultimo saluto, riconoscente anche a chi, nel 2013, mi ha permesso di stringergli la mano e ringraziarlo di persona per quello che ha creato. Magari un giorno ci rivedremo e ci faremo quella cena che non ci siamo potuti fare quella sera ma, nel frattempo, buon riposo, maestro.

Buronson festeggia i 50 anni dal suo debutto. E noi con lui.

Fino al 10 ottobre 2021, la città di Saku, nella Prefettura di Nagano, ospiterà una mostra dedicata a Yoshiyuki Okamura, meglio noto al grande pubblico con lo pseudonimo “Buronson” (o anche “Sho Fumimura”). Un evento studiato per commemorare i 50 anni di carriera dell’autore di Ken il guerriero e – letteralmente – almeno un altro centinaio di opere di cui qui in occidente conosciamo a malapena le più famose.

E quale luogo migliore della sua città natale per festeggiare un traguardo così importante? Sì perché il nostro Okamura, classe 1947, è originario di Saku e sono già alcuni anni che si è trasformato in un vero e proprio mecenate per il paese in cui è cresciuto. Già nel 2017 vi avevamo documentato della sua donazione di circa 3 milioni di euro e di un corso di manga di 100 ore finanziato a sue spese. Nel frattempo il legame della città con lui e con Ken il guerriero si è fatto più stretto: per esempio, solo lo scorso novembre 2020 sono vi stati installati dei tombini con le immagini di Kenshiro e degli altri principali protagonisti della serie. Tutte bellissime iniziative che, se già meritano una lode a prescindere, acquistano ancora più significato quando si guarda alla storia di questo autore ormai 74enne.

Ed è proprio un corposo approfondimento sulla sua lunga carriera quello che ho pensato di preparare per l’occasione. Un lavoro enorme che spero possa servire una volta per tutte a capirne meglio la figura (anche se fatto con la piena consapevolezza che verrà saccheggiato da chiunque senza un minimo di citazione, come al solito).

Quindi cliccate sul banner sottostante e buona lettura 😉

Ken il guerriero diventa un musical

Dopo il divertente spettacolo dedicato a Jagi e i vari criminali della serie, andato in scena in occasione del 35° anniversario, Ken il guerriero torna a teatro con un nuovo musical nato da una sinergia tra Giappone, Cina e Stati Uniti.

Nei panni del protagonista troveremo Yusuke Onuki, ballerino e ginnasta con una lunga carriera alle spalle, iniziata all’età di soli 7 anni. Per quello che riguarda la trama, al momento non è chiaro come è quanto verrà rivisitata, anche se sono già stati annunciati alcuni dei ruoli principali, alcuni con un doppio casting. Shin sarà interpretato infatti sia da Takuya Uehara e Kandai Ueda, mentre Toki da Kazuki Kato e Ryunosuke Onoda. Saranno presenti anche Rei (Kanata Irei), Juza (Rio Uehara) e Ryuken (Tatsuya Kawaguchi). Altri personaggi e i relativi interpreti saranno annunciati in seguito.

Organizzato da Horipro, lo spettacolo andrà in scena in anteprima al Nissay Theatre di Tokyo il prossimo dicembre per poi proseguire nel 2022 con un tour in Cina. Diretto da Sachiko Ishimaru, vedrà coinvolto Frank Wildhorn alla composizione della colonna sonora.

Ken il guerriero – In arrivo l’edizione definitiva!

Finalmente posso iniziare a svelare qualcosa circa quello che, da diversi mesi a questa parte, bolle in pentola riguardo all’anime storico di Ken il guerriero. Sì perché il nostro uomo di Hokuto preferito ha i suoi santi in paradiso. Santi che per il momento, almeno fino all’annuncio ufficiale, resteranno anonimi. Nel frattempo, godetevi alcune immagini del magnifico lavoro di restauro che stanno facendo…

E se pensate che tutto si limiti alla parte visiva… beh, vi sbagliate, perché le sorprese non sono finite. Ma avremo modo di parlarne meglio a breve. 😏

Chiudo con una frase dell’amico Giorgio Bassanelli Bisbal: “La storia di questo capolavoro deve restare viva ancora oggi. Non c’è niente nel presente e nel futuro se non ricordiamo e divulghiamo il passato.”