Fist of the North Star Ken’s Rage in arrivo su iOS e Android

Nemmeno a farlo apposta, poco più di una settimana fa, parlando di Legends Revive, auspicavo che fosse solo un primo passo per nuove interazioni del mondo di Ken il guerriero nel mercato mobile (e non solo). Ed ecco che, come un fulmine dal cielo (o era a ciel sereno? Vabbé…) arriva la notizia di un nuovo capitolo di Fist of the North Star Ken’s Rage pensato esclusivamente per dispositivi iOS e Android.

Al momento non si conoscono altri dettagli se non che il gioco, sviluppato dal team Midas (la divisione di Koei Tecmo dedicata al mercato mobile), sarà disponibile entro la fine del 2020.

Le immagini lasciano ben sperare e, al netto di tutte le classiche meccaniche di stampo “gacha”, sembrano promettere l’azione di cui un titolo su Ken il guerriero ha bisogno.

Aggiornamento 17/09/2020

Tra i dettagli che stanno trapelando c’è la conferma che il gioco non sarà un semplice porting del titolo per PS3 ed Xbox360 uscito anni fa, bensì un titolo pensato appositamente per i dispositivi mobili e strutturato a capitoli che verranno rilasciati periodicamente, permettendo ai giocatori di rivivere la saga come se stessero seguendo la serializzazione del manga originale. Ci saranno quindi diversi nuovi contenuti pensati esclusivamente per questa versione ed un primo video verrà mostrato il 26 settembre in occasione del Tokyo Game Show 2020.

Sito ufficiale: https://www.gamecity.ne.jp/hokuto_m/

PARLANE NEL FORUM

(Ringrazio Enrico Croce per la segnalazione)

Un anno con Fist of the North Star LEGENDS ReVIVE

A un anno esatto dal lancio ufficiale, avvenuto il 5 settembre 2019, è tempo di tirare le somme su Fist of the North Star LEGENDS ReVIVE, primo vero titolo mobile basato sull’universo di Ken il guerriero a varcare i confini del Giappone e che, per tale motivo, si porta addosso una bella responsabilità. Saranno riusciti quelli di SEGA a toccare i giusti punti di pressione degli appassionati di tutto il mondo o la Stella della Morte splende già sui loro server? Andiamo a vedere. 😉

Siamo all’inizio del 21° secolo…

Fin dagli esordi, quello di Hokuto No Ken è stato un brand che, almeno in madrepatria, ha goduto di una vera e propria marea di adattamenti per il mercato videoludico, cambiando di volta in volta non solo la potenza di calcolo dell’hardware – e parliamo di passare da giochini a cristalli liquidi fino al più recente Lost Paradise per PS4 – ma anche e soprattutto la formula di gioco. E allora, negli anni in cui dominavano Dragon Quest e Final Fantasy, Kenshiro e soci potevano adattarsi ad un RPG con combattimenti a turni. Quando invece andava di moda Street Fighter 2, abbiamo potuto vedere Hokuto e Nanto darsele di santa ragione in una sequela quasi infinita di picchiaduro ad incontri. In mezzo ci sono stati anche i due famosi capitoli di Ken’s Rage, le slot machine e tanto, tanto altro, compresi alcuni titoli per smartphone rimasti confinati al solo mercato nipponico.Tutto questo preambolo per dire che, nel 2020, e nonostante le rimostranze di una certa fetta di appassionati, è del tutto naturale vedere le sette stelle di Hokuto risplendere in un gacha game, ovvero il genere attualmente più in voga nel mondo dell’intrattenimento mobile.

Per i profani, lo scopo di questo genere di giochi è, alla fine della fiera, collezionare e potenziare i personaggi ottenuti casualmente tramite sorteggi di vario tipo o superando particolari prove. La trama, quando c’è, è qualcosa di davvero opzionale ed ininfluente ai fini del gioco, che sostanzialmente si espleta nella ripetizione sistematica e quotidiana della medesima routine – intervallata spesso da eventi speciali – fatta di completamento di missioni, raccolta di materiali atti a potenziare i propri personaggi, upgrade dei medesimi e via così a nastro, mettendoci ogni tanto in conto qualche sorteggio per vedere se non si becca un buon guerriero.Fist of the North Star Legends Revive è proprio questo e, almeno per il momento, nulla di più. I vari protagonisti della serie, qui denominati Fighters, di base sono divisi per rarità (Normal, Rare, Super Rare e Ultra Rare) e per tipologia (Power, Technique e Life). Tali distinzioni decretano non solo il potenziale del guerriero – e va da sé che più è raro e migliori sono le sue caratteristiche – ma anche il ruolo che più gli si addice sul campo di battaglia. Perché se, ad esempio, un Fighter di tipo Life, avendo dalla sua una maggior resistenza fisica, trova la sua collocazione ideale in prima linea (Front Row) a fare da scudo agli attacchi avversari, per contro quelli di tipo Power, capaci di infliggere danni maggiori, vanno normalmente a fare da retroguardia (Back Row), protetti dai primi. I Fighter di tipo Technique, invece, essendo una via di mezzo, possono essere usati efficacemente in ogni posizione.

Stabilita questa prima, importante, divisione, il giocatore si ritrova ben presto a fare i conti con altri millemila parametri di cui tener conto. Si parte dal semplice Level , migliorabile con l’esperienza, passando per la Class e i vari Equipment, che invece bisogna incrementare per mezzo di decine e decine di materiali raccolti giocando (e rigiocando più e più volte) le diverse missioni. Ci sono poi le Seven Stars, sbloccabili una ad una grazie a dei frammenti (Shards) e che influiscono direttamente non solo sulla potenza del guerriero ma anche sulle sue Skill, le abilità e i colpi segreti posseduti. Anche il Gokui è un aspetto assolutamente da non sottovalutare: di base divide i personaggi per elementi (Acqua, Fuoco, Terra e Vento) ed assegna ad ognuno delle caratteristiche che influiscono sul modo in cui si carica la barra del Chi (che serve per attivare le mosse segrete durante gli scontri). Ecco, quest’ultimo aspetto, introdotto solo alcuni mesi dopo il lancio, ha aggiunto maggior profondità alla creazione dei team, perché non basta mettere insieme dei personaggi molto forti, ma anche vedere come si relazionano in base all’elemento e alle abilità ad esso associate. Ultima aggiunta, in ordine di tempo, sono i Charms, ovvero delle vignette prese dal manga originale che, assegnate ai guerrieri, vanno a potenziare diversi parametri o, nel caso dei rarissimi Specialized Charms, ad attivare degli effetti particolari se assegnate a personaggi ben specifici.Come se già non bastasse tutto questo, alla voce Enhance Party possiamo trovare altri modi di incrementare le statistiche dei nostri personaggi quando sono raggruppati come squadra, passando, ad esempio, dalla somministrazione dei cibi preferiti di ognuno alla messa a punto di particolari veicoli (!?). Il tutto, chiaramente, mirato a favorire l’aspetto di cui stiamo per andare a parlare…

You wa SHOP!!

Ebbene sì, Fist of The North Star Legends Revive, per quanto comunque godibile anche senza dover necessariamente spendere un singolo euro, si è proposto fin dall’inizio – e pure con una certa sfacciataggine – come un titolo dalle richieste economiche esose ed aggressive. Come tutti hanno infatti scoperto molto presto, non basta continuare a giocare alle missioni Story (che rivisitano la trama della serie originale), alle Clash, ai duelli automatizzati nel Dojo, alla Trial of Nanto o alle diverse altre Challenge. Non basta nemmeno accedere ai bonus e ai minigiochi delle Guild. No, per quanto ci si sforzi le risorse, a partire dalla Stamina stessa (che serve per “pagare” l’accesso alle suddette Story e Clash) non bastano mai. Specie se, come ho già detto, le caratteristiche da potenziare tendono all’infinito. Eppure, se la faccenda si limitasse a questo, sarebbe ancora passabile come discorso. Uno potrebbe scegliere di giocare un’eternità senza pagare nulla oppure avvantaggiarsi di tanto in tanto spendendo qualcosa. Onesto.

E invece no. Una delle prime cose che saltano all’occhio è il Vip system, praticamente qualcosa che ti premia se hai deciso che su questo gioco ci vuoi accendere un mutuo. Perché se per ottenere un livello Vip 1 basta anche solo un euro, per arrivare ad esempio a livello Vip 12, fatti i debiti calcoli, bisognerebbe spenderci un totale di quasi 700 euro!! 😳

A questo aggiungiamoci i famigerati Ranked Gacha, ovvero degli eventi legati a personaggi ultra rari che premiano solo coloro che più hanno investito gemme nei tiri su quella specifica lotteria. Oltretutto, è da notare che, allo stato attuale, c’è un totale sbilanciamento a favore dei personaggi di tipo UR rispetto a quelli “normali” (SR, R e N). Praticamente avere un team composto solo da personaggi UR sta diventando lo standard perché, da un certo punto in poi, ogni nuovo personaggio aggiunto al gioco è stato classificato come UR. Tutto questo per invogliare i giocatori a spendere soldi in modo da avere sempre le migliaia di gemme necessarie non solo per ottenere i suddetti nuovi personaggi (o almeno provarci), ma anche per acquistarne il rarissimo cibo con cui potenziarli. Questa strategia avrà anche avuto un discreto successo a livello economico, ma in termini di meccaniche di gioco ha “ucciso” l’interesse verso tutti gli altri personaggi. Ci ritroviamo infatti con la storia non ancora giunta nemmeno allo scontro finale con tra Kenshiro e Raoh, ma abbiamo già quasi tutti i maggiori guerrieri della seconda parte del manga, avendo saltato a pié pari tanti personaggi minori che si sarebbero potuti aggiungere comodamente senza correre tanto.

Insomma, degli aspetti piuttosto antipatici che, se gestiti meglio, forse aiuterebbero a fidelizzare maggiormente l’utenza e ad invogliarla a spendere comunque senza sentirsi rapinata. E restando in tema di cose antipatiche…

Welcome to this crashy time!

Una delle cose più fastidiose che hanno afflitto il gioco, almeno nei primi mesi, è stata l’instabilità dei server. Tra continui crash e manutenzioni infinite (sia programmate che d’emergenza), l’utenza ha avuto davvero molto di cui lamentarsi, tanto che, oltre a regalare gemme e stamina in quantità industriale per scusarsi, il team di sviluppo ed il Producer hanno ritenuto di dover scrivere una lunga lettera per fare il punto della situazione e rassicurare tutti. È vero che la situazione, da allora, è migliorata parecchio e che i problemi di stabilità dei server sono la normalità quando si tratta del lancio di nuovi giochi, ma è pur vero che ho letto personalmente i commenti di chi, scoraggiato anche da questo, ha deciso di lasciar perdere Legends ReVive. Insomma, non un buon biglietto da visita, anche se, attualmente, i problemi sono sporadici e possiamo dire che il peggio ce lo siamo lasciati alle spalle e anche la velocità di gioco è migliorata.

Keep you playin’

Tornando al sistema di gioco vero e proprio – e premesso tutto quello che ho detto prima – siamo di fronte a qualcosa che, per quello ch mi riguarda, non può non creare un certo disappunto. Spacciato come RPG, questo titolo ha in comune con il genere solo l’idea del party che affronta le sfide in combattimenti a turni. Non c’è, nelle svariate modalità presenti, la minima traccia di qualcosa che davvero possa avvicinarlo ad un vero RPG. Assolutamente. I combattimenti stessi, in realtà, sono ben lontani da ciò che ci si aspetterebbe perché, una volta schierati in campo i propri personaggi, le scelte che ci vengono lasciate sono davvero troppo esigue. In buona sostanza si tappa sullo schermo per menare i nemici normalmente fino a quando non si caricano le Special (tecniche che in genere fanno un po’ più danno e infliggono vari status alterati) o le Secret (tecniche ancora più forti che possono essere usate solo ad inizio turno come attacco extra). Il punto è che tutto ciò avviene in maniera troppo semplificata e schematica. Talmente prevedibile che la CPU può calcolare al volo l’esito dello scontro e darvi il risultato dello stesso in tempo zero se premete sul pulsante “Skip”. L’unica variante sono le Combo, ovvero la capacità di tappare con precisione quando si illuminano tutte e 7 le stelle di Hokuto, aumentando il danno inflitto, ma è solo uno specchietto per le allodole. Non c’è una vera interazione nel flusso di gioco perché manca proprio il minimo sindacale per definirlo davvero un Rpg. E la cosa è ancor più difficile da mandare giù nel momento in cui si passa alle modalità PVP, cioé quelle che, in teoria, dovrebbero essere più divertenti, permettendo ai giocatori di tutto il mondo di scontrarsi tra loro. Ebbene, il Team di sviluppo è riuscito a fare un buco nell’acqua anche in questo caso, perché nel 2020, con un panorama ormai sconfinato di giochi che permettono di sfidarsi l’un l’altro in tempo reale, non te ne puoi uscire con dei combattimenti automatici in cui il giocatore può al massimo stare a guardare mentre i suoi Fighters, guidati da un’IA demente, fanno scelte tattiche pessime.

La verità è che tutto il lavoro va fatto a monte, ben prima di entrare in battaglia: la scelta dei Fighters, lo schieramento, il loro potenziamento continuo e costante. Questi sono gli unici elementi in cui il giocatore può studiare una strategia per poi vederne i risultati sul campo di battaglia, ma sono aspetti talmente risicati che, al di là della grafica davvero ambiziosa, fanno sembrare Legends ReVive un tamagotchi con i muscoli. E il fatto che ben presto si rimanga intrappolati in un eterno ciclo di ripetizione delle routine giornaliere non giova per niente.

I don’t like BLOOD…

Altre cose che non giovano affatto sono la tanto sbandierata fedeltà al manga originale – che ovviamente non c’è – e le musiche sostanzialmente anonime. Nel primo caso, da un certo punto di vista, si può anche soprassedere perché in un gioco ci si dovrebbe concentrare appunto sulla giocabilità. Ma se la campagna di marketing si focalizza anche su una presunta perfetta aderenza all’opera di riferimento, non mi puoi travisare completamente delle scene storiche. Oltretutto è brutto vedere che certi “tagli” e certe modifiche sono stati operati al solo scopo di evitare di mostrare sangue ed esplosioni. In un gioco su Ken il guerriero. Un censura esagerata che, se da un lato è comprensibile sotto il profilo commerciale, dall’altro non può non lasciare interdetti. Voglio dire, non ci si aspettava Mortal Kombat, ma nemmeno è bello vedere, solo per fare un esempio, un Amiba a cui non esplodono le mani o la mancanza della scena storica in cui Rei, al villaggio di Mamiya, fa strage delle truppe di invasione del Re del Pugno. Da questo punto di vista si poteva fare molto di più. Anche solo una galleria di illustrazioni storiche da sbloccare sarebbe stata cosa gradita.

No fan no cry

In conclusione – e riallacciandomi alla premessa iniziale – siamo di fronte all’ennesimo videogame dedicato a Ken il guerriero il cui unico vero punto di forza è solo e soltanto quello di essere dedicato a Ken il guerriero. Perché se si cerca sugli store, di giochi migliori con cui passare il tempo se ne trovano a palate. E allora, dopo un anno dal lancio, nonostante tutto, ci si gioca ancora solo perché si è fan sfegatati di Kenshiro e soci.

Questo, tuttavia, non è necessariamente un male, perché anche se il gioco è quello che è, i risultati ottenuti a livello mondiale rappresentano un’utile cartina tornasole di quanto l’universo di Hokuto sia popolare e di quanto potenziale pubblico c’è per nuovi progetti (non solo videogames). E questo è, forse, quello che lo stesso Tetsuo Hara fa trapelare nel suo recente messaggio in cui, dopo aver fatto i complimenti agli sviluppatori e ringraziato i giocatori, dice di sentirsi rinvigorito e “pronto a tutto”. Quindi sì, magari questo Legends Revive poteva essere pensato (e realizzato) in tutt’altro modo ma, mentre cerchiamo di collezionare e potenziare i nostri personaggi preferiti, possiamo immaginare che sia solo il primo passo verso una nuova direzione per l’intero brand di Ken il guerriero. E se domani avremo nuove produzioni non più “giappocentriche” come in passato, lo dovremo a lui.

“Salutatemi Kenshiro”, il manga che omaggia l’uomo di Hokuto

Può un manga essere completamente basato sull’ossessione del suo protagonista per un altro famosissimo manga? Beh, quale che sia la vostra risposta, questo è ciò che in soldoni ci propone il recentissimo Kenshiro Ni Yoroshiku (ケンシロウによろしく – “Salutatemi Kenshiro”), attualmente in corso di pubblicazione sul settimanale Young Magazine di Kodansha e realizzato da Jasmine Gyuh.

In questa serie assistiamo infatti alla storia di Koichi Numakura, che a 10 anni, abbandonato dalla madre, inizia a meditare vendetta verso Aniki, l’uomo che glie l’ha portata via, uno Yakuza che la frequentava. Il bambino, nel corso dei successivi 10 anni, passa tutto il suo tempo ad allenarsi fisicamente e a studiare i punti di pressione direttamente dalle pagine del manga di Ken il guerriero!

Purtroppo, proprio nel giorno in cui finalmente si decide ad affrontare il suo nemico, Koichi si scontra con la dura realtà: non basta leggere Ken il guerriero per diventare maestri di Hokuto.

E la storia potrebbe concludersi qui, nel vicolo buio in cui il ragazzo giace col volto tumefatto dalle mazzate prese da Aniki e dai suoi scagnozzi, mentre rimugina sugli errori della sua vita (magari valutando anche una bella visita psichiatrica…). Ma ovviamente non è così. Koichi, sconfitto ma non abbattuto, inizia a studiare veramente i punti segreti di pressione affidandosi a varie fonti, includendo libri sulla medicina orientale e tanto altro, fino ad ottenere…

UNA LICENZA DA MASSAGGIATORE (!?)

Sì perché Koichi applica le conoscenze acquisite all’arte del massaggio, diventando in breve tempo famoso come il miglior massaggiatore di tutti i tempi. Il che, in fondo in fondo, potrebbe sembrare un po’ un lieto fine per la disgraziata esistenza del ragazzo, ma la verità è che, dietro questa scelta, c’è un piano segreto per ottenere lo stesso la sua vendetta su Aniki.

Insomma, un manga che onestamente non saprei come definire se non come surreale. Sicuramente molto peculiare nel modo in cui decide di omaggiare Hokuto No Ken, ma anche “inquietante”, se mi si passa il termine.

Difficile dire se lo vedremo mai pubblicato anche qui in Italia, ma se siete curiosi, in giro per la rete troverete le scan tradotte in molte lingue (anche in italiano, sì).

Alla prossima!

KEN IL GUERRIERO – La Perfect Edition che vorrei

Negli scorsi giorni, chiacchierando con altri appassionati, ha iniziato a frullarmi in testa un’idea: che caratteristiche dovrebbe avere una “Perfect Edition” italiana del manga originale di Ken il guerriero?

Un po’ di storia

Prima di arrivare al punto, è sicuramente utile una breve retrospettiva sulle svariate edizioni precedenti, ovvero:

Edizione ZERO
(Granata Press – 1990 / 1992)

Volumi: 16
Formato: 24 x 16
Pagine: variabile in b/n
Prezzo: 3.500£

Primissima edizione italiana, viene adattata direttamente dalla versione americana della Viz, quindi con traduzioni dall’inglese e tavole ribaltate. In ogni numero di ZERO, rivista contenitore della Granata Press, viene presentato un singolo capitolo del manga, fino al 16°.

Edizione Z-Compact
(Granata Press – 1992 / 1994)

Volumi: 44
Formato: 18 x 12
Pagine: variabile in b/n
Prezzo: 2.800/3.000£

Raggiunta la pubblicazione dei primi 16 capitoli adattati dalla versione Viz, la Granata Press continua  la saga di Kenshiro in volumetti monografici (dapprima mensili, in seguito quindicinali) stavolta adattati dalla versione originale ma sempre seguendo il modello del ribaltamento delle tavole. Ogni volumetto raccoglie più o meno la metà del contenuto di un volume originale giapponese. Nel 1993 anche i primi 16 capitoli pubblicati su ZERO verranno raccolti in 3 volumetti speciali di questa collana.

PRO

  • Primissima edizione di Ken il guerriero in Italia
  • Presenza di diverse pagine esclusive dell’edizione su Shonen Jump

CONTRO

  • Tavole ribaltate rispetto all’originale
  • Traduzioni dall’inglese almeno fino al 16° episodio
  • Albi formato “sottiletta”

Edizione Star Comics
(Star Comics – 1997 / 1999)

Volumi: 27
Formato: 17 x 11,5
Pagine: circa 200 pagine in b/n
Prezzo: 5.000£

Seconda edizione del manga in Italia, quella della Star Comics NON è una ristampa dell’edizione Granata Press. Difatti, le traduzioni vengono completamente rifatte dal giapponese, mantenendo sia lo stesso numero di pagine dei tankobon originali e che il senso di lettura da destra verso sinistra.

PRO

  • Traduzioni fatte ex-novo direttamente dal giapponese
  • Senso di lettura identico all’originale
  • Lettura scorrevole
  • Volumi corposi

CONTRO

  • Carta e stampa scadenti
  • Adattamento non sempre fedele all’originale

Edizione d/books
(d/visual – 2005 / 2011)

Volumi: 27
Formato: 25 x 17,6
Pagine: 196 pagine in b/n, colore e bicromia
Prezzo: 8,50/9,30€

Terza edizione del manga in Italia, quella della d/visual si presenta come una versione “deluxe”, con pagine di grande formato e recupero delle tavole a colori (alcune, in realtà, prese dalla Master Edition e non dall’originale) e riproducendo quelle in bicromia con tonalità di grigio. A impreziosire il tutto una sovracoperta, una minifigure allegata ad ogni volume e diversi redazionali tra i quali analisi delle tecniche di combattimento e approfondimenti. Purtroppo, volumi alla mano, per quanto lo sforzo sia nel complesso davvero encomiabile, c’è da dire che le traduzioni ed il lettering non sono propriamente il massimo. Confrontando infatti questa versione con l’originale giapponese, ci si rende conto che alcuni passaggi sono stati mal interpretati o comunque tradotti senza tener conto del contesto. Anche il carattere utilizzato è piuttosto antiestetico e sgradevole alla lettura. La scelta di non adattare le onomatopee, se da un lato può essere positiva perché non intacca le tavole del maestro Hara, dall’altro, assieme a quanto già detto, trasforma quest’edizione più in un oggetto di collezionismo che in un’opera da leggere.

PRO

  • Tavole di grande formato e buona qualità di carta e stampa
  • Recupero di quasi tutte le pagine a colori e in bicromia
  • Sovraccoperta e minifigure incluse nel prezzo
  • Ricchi redazionali con una mini-enciclopedia dei colpi segreti

CONTRO

  • Tavole tagliate (e di molto) nella parte inferiore
  • Diversi errori di impaginazione e tavole a volte sgranate
  • Traduzioni a volte totalmente errate
  • Lettura spesso poco scorrevole e veri e propri errori grammaticali

KEN IL GUERRIERO
Edizione Planet Manga
(Panini comics – 2013)

Volumi: 27
Formato: 17,5 x 11,5
Pagine: 200 in b/n
Prezzo: 4,20€

Edizione pubblicata a cadenza settimanale, curata da Planet Manga, è stata pensata principalmente per il rilancio di Ken dopo 14 lunghi anni di latitanza dalle edicole. Di conseguenza, si presenta come un’edizione  che, a parte l’invidiabile traguardo dell’essere il primo manga in Italia ad uscire in allegato con un quotidiano (nello specifico il Corriere dello Sport e Tuttosport), non gode di particolari riguardi, sia per la mancanza di una sovraccoperta (che sarebbe stata auspicabile almeno per l’edizione da fumetteria), sia per le soluzioni grafiche discutibili (riguardanti principalmente il logo in copertina) che sicuramente si sarebbero potute studiare meglio, tenendo in considerazione che tale edizione avrebbe dovuto commemorare il trentesimo anniversario del manga. Ottima, invece, la qualità della stampa, mentre per quello che riguarda traduzioni ed adattamento è un’edizione da evitare come la peste.

Leggi le recensioni dei singoli volumi

PRO

  • Buona qualità di carta e stampa
  • Lettura scorrevole

CONTRO

  • Soluzioni grafiche orribili
  • Tavole tagliate lateralmente
  • Traduzioni spesso errate e/o totalmente inventate

L’edizione “Perfetta”

Dopo il riassunto, sarete sicuramente d’accordo con me almeno su un punto: in Italia, un’edizione davvero definitiva del manga originale di Ken il guerriero, ad oggi, ancora NON ESISTE. Quindi, come dicevo in apertura, la mia idea è di buttar giù una lista di possibili caratteristiche per una “Perfect Edition” che sia capace di accontentare anche il fan più esigente. Ma andiamo con ordine.

1 – FORMATO, CARTA, NUMERO DI PAGINE E COPERTINA

Come ci ha insegnato la summenzionata edizione d/books, è un piacere potersi gustare le tavole del manga in grande formato, specie considerando il tratto molto particolareggiato del maestro Hara. Questo, a patto però che le tavole stesse vengano rispettate e non tagliuzzate (come invece succedeva nelle edizioni precedenti). La soluzione migliore, anche se giustamente più dispendiosa per l’utente finale, sarebbero dei volumi simili agli OMNIBUS che Panini ormai riserva da anni ai comics. Quindi un grosso numero di pagine (anche fino a racchiudere 2 volumi originali), carta patinata e copertina rigida.

2 – CONTENUTI

La parte che più mi interessa e sulla quale vorrei essere il più chiaro possibile. Dal mio punto di vista, un’edizione davvero perfetta dovrebbe dare la possibilità di godersi l’opera originale così com’era stata concepita in origine e restituire, nel limite del possibile, quella che fu la sua storia editoriale all’epoca. Quindi, sempre secondo la mia idea, per prima cosa bisognerebbe recuperare TUTTE le pagine e le illustrazioni di quel periodo, ovvero quelle che di solito non sono incluse nelle raccolte in volumi, tipo queste…

Allo stesso modo, sarebbe importante recuperare le illustrazioni utilizzate per le copertine di Shonen Jump ed altre che sono state poi modificate per le raccolte in volume. Un esempio…

Insomma, l’idea sarebbe quella di recuperare tutto quello che è possibile recuperare rispetto all’epoca della prima pubblicazione. E, assieme a tutto questo, includere i famosi 2 episodi pilota e il più recente episodio celebrativo “Last Piece”.

Ciò che invece NON includerei (se non, al massimo, in un’appendice nell’ultimo volume) sono le famigerate 100 tavole modificate dal maestro Hara in occasione della più recente edizione giapponese del manga. Questo perché, sempre nell’ottica di preservare l’opera così com’era stata realizzata inizialmente, secondo me è più importante il valore storico delle tavole originali di quanto non lo possa artisticamente essere quello delle tavole ritoccate dal suo stesso autore. Perché quelle tavole, rimaste invariate per più di trent’anni, raccontano non solo la storia di Kenshiro, ma anche quella dello stesso Hara, che già allora lottava con risultati alterni contro il cheratocono, la grave malattia degenerativa che lo affligge ormai da una vita e che ne influenza pesantemente la vista.

3 – TRADUZIONE E ADATTAMENTO

Questo è un aspetto che avrei potuto includere alla voce precedente ma ho pensato che meritasse una considerazione a parte. E il perché, a chi conosce me e questo sito, dovrebbe essere già chiaro, ma giustamente è il caso di ribadirlo ancora.

Hokuto No Ken, qui in Italia, già a partire dalla serie televisiva storica, è sempre stato funestato da tutta una serie di errori più o meno gravi di traduzione e adattamento. E se la cosa si poteva tollerare “in tempi di ignoranza”, quando comunque la passione da sola non bastava a sopperire ad evidenti lacune non solo linguistiche ma spesso anche culturali, nel 2020 è difficile tollerare che l’edizione italiana del manga più recente sia anche quella con un numero di errori tali da far rimpiangere il doppiaggio storico dell’anime. Non è accettabile da appassionato di Ken ma non dovrebbe esserlo nemmeno da chi, in generale, amando il mondo dei manga, si aspetta che un’opera venga proposta al meglio, senza alterare il senso della trama e di quello che i vari protagonisti dicono. E con Hokuto No Ken, come illustravamo anche in un precedente articolo, non basta nemmeno essere laureati in lingue orientali per rendere alla perfezione le intenzioni degli autori, perché è un manga talmente pieno di simbolismi e di significati che serve necessariamente almeno la supervisione di chi lo conosce a fondo prima di mandare in stampa una traduzione capace di rispecchiare l’originale.

4 – EXTRA

In conclusione, butto dentro qualche idea per delle aggiunte (o magari dei riempitivi, laddove servano pagine in più). Non si tratta di cose che considero necessarie ma, appunto, di “extra”, ovvero cose che renderebbero una Perfect Edition ancora migliore. Per esempio, un’idea sarebbe recuperare il materiale dello speciale ALL ABOUT THE MAN (interviste, illustrazioni, schede dei personaggi e commenti degli autori) e spalmarli nelle appendici dei diversi volumi. Essendo un volume uscito all’epoca, sarebbe interessante a livello storico se affiancato a tutto il resto. Se poi ci fossero dei redazionali che spiegano i simbolismi astrologici e filosofici alla base della serie, o altre curiosità simili, sarebbe il massimo.


E voi?

Questi ovviamente sono i miei punti di vista. E voi, invece, che ne pensate? Cosa credete che renderebbe “perfetta” un’ulteriore nuova edizione del manga in Italia? Che siate d’accordo o meno, scrivetelo nei commenti.

Fist of the North Star LEGENDS ReVIVE – L’Hokuto nel palmo della mano!

Lo stiamo seguendo fin dai primissimi annunci ma solo ora trovo un po’ di tempo per fare il punto della situazione: Fist of the North Star LEGENDS ReVIVE, dopo un breve periodo di beta testing (a cui ha partecipato anche il nostro amico Carmine Napolitano) conclusosi lo scorso 21 giugno, da un momento all’altro verrà reso disponibile per tutti i sistemi Android e iOS. Tuttavia, in totale controtendenza rispetto al passato, sarà il primo videogame per dispositivi mobili dedicato a Ken il guerriero a varcare i confini del Giappone e ad essere localizzato anche per il mercato occidentale! La pre-registrazione per la versione global è infatti aperta già da diversi giorni. Basta andare sul sito ufficiale: hokuto-revive.sega.com/en/

Come si può notare fin dal trailer di lancio, molta cura è stata riposta verso i fan storici della serie. Non solo nel comparto visivo, in cui molte scene in 3D sono accompagnate da altre provenienti direttamente dal manga originale, ma anche nel sonoro: se da un lato, infatti, salta subito all’orecchio la presenza della mitica “Ai wo torimodose!!” (anche se in versione cover), i più attenti avranno sicuramente notato che la voce narrante appartiene al grandissimo Shigeru Chiba, che nell’anime televisivo “urlava” le anticipazioni alla fine di ogni episodio!

Stando alle parole del già citato Carmine, che ha avuto modo di provarlo, la formula è quella, oramai consolidata, del Battle RPG che in Giappone gode di sempre maggiore popolarità.
I primi passi vengono svolti con un breve tutorial, ambientato durante lo scontro finale con Souther, in cui vengono illustrate le mosse base. Superata questa parte, si torna lì, dove tutto è iniziato, al primissimo episodio della serie, in cui sarà Bart a farci da cicerone e a spiegarci tutti gli altri meccanismi del gioco.

 

In buona sostanza, come ci si aspetta da un videogame basato su Ken il guerriero, andremo a ripercorrere tutti gli eventi della prima serie ma con la differenza fondamentale che Kenshiro non sarà da solo a combattere. Dovremo infatti costruire una “squadra” in cui, oltre al protagonista, avremo modo di includere anche altri personaggi. Per esempio, una volta sconfitto Zeta, sarà possibile “acquisirlo” così come gli altri avversari. Le battaglie si svolgono a turni (prima attacca la nostra squadra, poi tocca agli avversari, e poi di nuovo a noi, e così in avanti..) in cui possiamo disporre di diversi tipi di tecniche fra cui le tecniche mortali (必殺) e le tecniche segrete (奥義).

Tutti i personaggi possono essere poi migliorati grazie all’esperienza, nonché ai numerosi oggetti che collezioneremo mano a mano che andremo avanti col gioco. C’è ovviamente l’immancabile slot machine con la quale possiamo pescare qualche altro articolo che può interessarci. Naturalmente. chi è più avvezzo a questo genere di giochi, avrà già notato, anche solo guardando le immagini, che i diversi personaggi hanno differenti livelli di rarità e di potenza e che questo meccanismo sarà alla base delle eventuali micro transazioni per l’ottenimento di guerrieri sempre più forti. E’ facile prevedere, come accade praticamente in tutti i giochi di questo tipo, che ci saranno molteplici eventi e personaggi disponibili a tempo limitato e svariati bonus (alcuni dei quali già ottenibili con la pre-registrazione).

In conclusione, pur non trattandosi di un gioco innovativo e dalla realizzazione tecnica discreta ma non sconvolgente, resta un prodotto godibile che promette ore e ore di divertimento, non solo a detta del nostro Carmine ma anche di diversi utenti giapponesi che hanno avuto modo di provarlo.

Chiudiamo con un messaggio speciale del maestro Tetsuo Hara, che il nostro MusashiMiyamoto è andato a tradurre direttamente dal sito giapponese (in quello inglese c’erano delle inesattezze).

 


Mi piacerebbe iniziare ringraziando gli appassionati per il sostegno e l’affetto che continuano a darci. E’ merito vostro se, l’anno scorso, Ken il guerriero ha potuto celebrare il suo 35° anniversario.
Al fine di commemorare questo traguardo, abbiamo fatto squadra con SEGA per dar vita a Fist of the North Star LEGENDS ReVIVE.

Quando mi hanno chiamato a dare un primo parere durante lo sviluppo, ero stupefatto dal grado di fedeltà all’opera originale, che si spingeva fino ai più piccoli dettagli.
Avere a disposizione un gioco di questo livello, nel palmo della tua mano e ovunque tu voglia, è proprio il tipo di esperienza innovativa che ci si aspetta in questa neonata era Reiwa. Sono stato anche sorpreso e, senza volerlo, ho sorriso nel vedere spesa così tanta cura ed attenzione nel reimmaginare non solo i personaggi più popolari della serie, ma anche le comparse meno note.

Il gioco offre un’esperienza che può essere fruita appieno tanto dai veri cultori di Ken il guerriero quanto da chi lo ha conosciuto da poco. Spero quindi che ve lo godiate e possiate creare la vostra propria leggenda nel mondo di Hokuto.

Tra l’altro SEGA mi ha chiesto di realizzare un’illustrazione di Kenshiro e Raoh. A conti fatti è stata la prima volta che li  ho disegnati nell’era Reiwa. Magari a voi non sembra così importante, ma ritrarli a figura intera mi ha davvero toccato nel profondo. (Ride).

L’era Reiwa (“Splendida Armonia”, secondo la traduzione ufficializzata dal governo nipponico) è iniziata il 1° maggio 2019 con l’ascesa al trono dell’Imperatore Naruhito e l’abdicazione del padre Akihito, che con questo gesto ha posto fine alla precedente era nota come Heisei (“Pace Raggiunta”).


PARLANE NEL FORUM

Ken il guerriero Regenesis – Intervista al direttore del doppiaggio

In occasione dell’uscita in edicola, in assoluta anteprima con La Gazzetta dello Sport ed il Corriere della Sera, dell’edizione italiana di Souten No Ken Regenesis, il più recente anime ambientato nell’universo di Hokuto, ho pensato di rivolgere qualche domanda a chi ha avuto l’onore (e l’onere) di curarne l’adattamento e dirigerne il doppiaggio: Giorgio Bassanelli Bisbal.

Con alle spalle una carriera lunga e non priva di parecchie soddisfazioni, Giorgio opera nel settore sin dal 1993 ed ha curato, a vario titolo, davvero un’infinità di localizzazioni, spaziando agilmente dal mondo degli anime fino alle produzioni hollywoodiane (se volete approfondire, cliccate qui). Quello che più colpisce non è solo la professionalità con cui svolge il suo lavoro, ma soprattutto il fatto di essere lui per primo un grande appassionato delle produzioni del Sol Levante. Il primo (se non l’unico) che ha provato ad elevare la percezione di queste opere presso il grande pubblico per mezzo di un’impostazione dei dialoghi e del doppiaggio volutamente più maturi e più vicini al cinema. Non nascondo, quindi, che è stato con grandissimo piacere che ho appreso del suo coinvolgimento nell’edizione nostrana di Regenesis (ed ho accettato anche la sua richiesta di collaborare di persona all’adattamento). Di qui è nata l’idea, a lavorazione conclusa, di fare un po’ il punto della situazione. Non mi resta quindi che augurarvi una buona lettura. 😉

199X: Sono passati più di trent’anni dall’arrivo di Ken il guerriero in Italia e quasi una quindicina da che hai diretto il doppiaggio degli OAV della Trilogia. Nel frattempo, tante cose sono cambiate nel mondo dell’animazione giapponese. Francamente, cosa ne pensi di questo “Regenesis”?

GBB: Cosa ne penso di questo Regenesis… beh, devo dire che l’impatto è stato molto, molto, molto duro per me. E’ stato molto duro perché io non amo la computer grafica; è stato molto duro perché io sono all’antica e fin troppo affezionato a quei disegni che, a tutt’oggi, considero dei veri e propri dipinti animati. E quindi, all’inizio, ho veramente storto il naso. Vedere quel tipo di animazioni, quei “pupazzoni”, mi ha un po’ disorientato e, devo dire, forse anche fatto un po’ arrabbiare. Mentre adesso, conclusa la lavorazione, ho un giudizio complessivo diverso su questa nuova produzione. Oggi i tempi sono cambiati, l’animazione – come dici anche tu nella tua domanda – è cambiata tantissimo, i gusti sono cambiati… è cambiato tutto. Anche l’approccio che hanno le nuove generazioni, che sono più abituate a ciò che viene fatto con la computer grafica. Anzi, forse ormai sono abituate solo a quello. E quindi, per darti una risposta definitiva, dico che, nonostante tutto, questa serie perlomeno omaggia il tratto del maestro Tetsuo Hara; i personaggi e gli episodi non hanno uno stile altalenante come invece spesso accadeva negli anni ’80; i combattimenti devo ammettere che sono coinvolgenti e la colonna sonora è di tutto rispetto.

199X: E per quello che riguarda la trama?

GBB: So che questo anime, rispetto al manga da cui trae origine, ha subito tantissimi tagli e cambiamenti di direzione. In pratica l’inverso di quello che succedeva nella serie storica, in cui il brodo veniva allungato spesso a dismisura dalla Toei con episodi “fuori canone” (che non disdegnavano di sfociare anche nell’assurdo). Insomma, i giapponesi non sono nuovi a questo tipo di “rimescolamenti”.

Cos’è Ken il guerriero – Le origini del mito REGENESIS?

Per chi non è aggiornato sugli ultimi avvenimenti relativi al mondo di Hokuto, occorre fare un po’ di chiarezza. Molti probabilmente conoscono già Ken il guerriero – Le origini del mito, anime del 2006 giunto anche in Italia grazie a Yamato Video e più volte replicato su SKY. Altri ancora conosceranno l’omonimo manga su cui era basato ma di cui l’anime in questione copriva solo una parte, fermandosi nel punto in cui il protagonista, Kenshiro Kasumi, reincontrava la sua amata Yuling. Bene, nel frattempo, in Giappone è stato deciso di dare un seguito ad entrambi, chiamando questa nuova fase con il nome di “Regenesis”. Ma, mentre il nuovo manga prosegue da dove finiva il manga precedente, l’anime di cui parliamo in questa intervista riprende le vicende da dove si erano fermate con l’anime del 2006, prendendo una direzione diversa e quindi inedita rispetto alla versione cartacea!

 

199X: Quale obiettivo ti sei posto nel dirigerne il doppiaggio?

GBB: Io per primo amo Ken il guerriero. Di conseguenza ho cercato di fare tutto al meglio delle mie possibilità per dare un valore aggiunto a questa serie, in special modo per restituire, tramite l’interpretazione dei doppiatori che si sono avvicendati al leggio, l’umanità che mancava alla glacialità della computer grafica. Detto questo, lascio poi al pubblico il giudizio finale.

199X: Ottimo. Proprio riallacciandomi alle tue ultime parole, non posso fare a meno di ricordare l’ottimo lavoro svolto ai tempi della già citata Trilogia. Cosa puoi dirci riguardo le voci scelte per questa nuova serie?

GBB: Beh, non vorrei correre il rischio di rovinarvi le sorprese che…

199X: Ti devo premere il punto segreto Shinichi?

GBB: Ok, ok, mi arrendo (ride). Allora, il discorso è molto semplice: io mi sono ascoltato tutto il doppiaggio della serie precedente de “Le origini del mito” (quella del 2006 per intenderci), ho capito tutto quello che NON dovevo fare e, d’altra parte, ho capito quello che poteva essere valorizzato. Quindi ho riconfermato Massimiliano Plinio – e ne sono veramente contento perché è un bravissimo attore oltre che una persona eccezionale anche al di là del lavoro – , così Elena Liberati, Gaetano Lizzio, Gabriele Trentalance… ho riconfermato il parte del vecchio cast e poi l’ho rinnovato con i nuovi personaggi.

199X: Ecco partiamo proprio dal protagonista principale…

GBB: Massimiliano, per quanto mi riguarda, è riuscito a infondere tutte le caratteristiche d’origine del personaggio. Kenshiro Kasumi non è il Ken della fine del secolo. E’… come si può dire… è un “cazzone”, uno spaccone, è uno che è divertente, è uno tronfio… è un coatto! E’ esattamente l’opposto del protagonista della serie storica (ride). E Massimiliano in questo è stato bravissimo. Abbiamo poi riprodotto, sia con lui che con con tutti gli attori, i versi dei personaggi, quindi non sentirete ad esempio un “atatatatà” ripreso dal doppiaggio originale giapponese. Non credo sia il caso di dilungarmi sugli altri perché magari tra il pubblico c’è chi ancora non ha avuto modo di vedere nulla della serie e non vorrei togliergli il gusto di scoprire i vari protagonisti man mano che verranno introdotti nel racconto.

199X: Pensi quindi che la serie sarà di richiamo anche per chi non è un “fondamentalista” del mondo di Hokuto?

 

GBB: Allora, ti stupirò con effetti speciali: tutti gli attori che sono venuti a fare Ken il guerriero Regenesis – TUTTI – si sono esaltati. Per quale motivo? Principalmente perché non avendo una “cultura” riguardo all’animazione, hanno guardato al prodotto in sé, scevri da preconcetti basati sulla nostalgia per il passato . E quindi tutti, tutti, tutti, sono rimasti affascinati. Dallo stile di disegno, dai combattimenti, dalle musiche… alla fine questo Regenesis, te lo dico con tutta sincerità e non perché entrato nel vivo della lavorazione, è un prodotto dignitoso. Mi è piaciuto. E’ una cosa che va vista in maniera diversa rispetto al Ken il guerriero che tutti conosciamo.
Questo però non vuol dire che mi sono dimenticato degli appassionati: essendo la serie originale adattata in un modo, la serie del 2006 in un altro e via dicendo, ho voluto – aiutato da persone di fiducia – creare una “cerniera” per poter rendere giustizia proprio alla versione storica, per cui nella serie potrete sentire ad esempio sia “Hokuto” che “Orsa Maggiore”, sia “Tento” che “Costellazione Celeste”, sia “Seito” che “Costellazione Occidentale”. Ho uniformato tutto: tipo ho messo “Hokuto Shinken” ma ho potuto far dire anche “Divina Scuola di Hokuto”… con un sistema… come posso dire… a Roma diremmo “paraculo” (ride). Una cosa però ve la anticipo: per la voce narrante ho scelto proprio quella che introduce la sigla di ogni puntata della serie storica e i più attenti noteranno anche dei punti di contatto proprio nell’introduzione.

199X: Hai avuto delle particolari difficoltà rispetto ad altre lavorazioni?

GBB: Certamente. Le difficoltà che di solito si hanno quando si porta un certo livello di attori a confrontarsi con un cartone animato. Gli anime in generale sono sottostimati dal punto di vista qualitativo, quindi far capire il valore di quello che si stava facendo è stato in parte difficile. Far in modo che gli attori lasciassero le corde vocali sul leggio, per essere credibili, è stato difficile. E convincerli e far percepire loro che comunque si trattava di anime con alle spalle una storia importante, è stato altrettanto difficile. Qualcuno potrebbe contestarmi e dire: ma non avevi detto che ne erano affascinati? Sì, però solo una volta entrati nel tunnel di Ken accompagnati da me che ne esaltavo i contenuti e la sua storia nella cultura italiana. Ho fatto in modo che il loro approccio fosse convinto.

199X: Grandissimo! A proposito del cast che hai reclutato, c’è qualche aneddoto particolare che puoi raccontarci sull’esperienza vissuta in sala doppiaggio?

GBB: C’è stato un attore, MOLTO importante nel mondo del doppiaggio, che una sera mi ha detto: “Quando dico che sto facendo Ken il guerriero, se non rivelo quale personaggio sto interpretando non mi fanno tornare a casa! Sono tutti impazziti per Ken il guerriero!”. Insomma, questo famoso doppiatore è rimasto stupito perché può aver anche fatto millemila film, ma poi a tavola, quando dice che ha fatto Ken il guerriero, i suoi amici si esaltano (ride).

199X: Questo aneddoto mi spinge a condividere con te una riflessione che esula un po’ dal solo Regenesis e abbraccia tutta l’orbita che ruota attorno all’uomo dalle sette cicatrici. Da parecchio tempo, infatti, parlo di quella che chiamo “Generazione Ken il guerriero” o “Generazione Hokuto”, cioé quella che non solo conosce l’animazione giapponese per via al suo primo sbarco in Italia con Goldrake, ma ha approfondito questa passione ed ha scoperto i manga e tutto ciò che c’era da sapere sulle produzioni del Sol Levante partendo proprio da Ken il guerriero. Prima con l’anime e poi, dopo poco tempo, con la versione cartacea pubblicata da Granata Press, che fece da apripista per ogni cosa venuta dopo. I numeri fatti con le due serate de “La leggenda di Hokuto” al cinema, lo scorso settembre, non fanno che confermare che in Italia questa generazione è viva, vegeta e desiderosa di vedere Kenshiro tornare prepotentemente alla ribalta. Quindi eccoti la mia domanda: Dopo Regenesis, cosa ci riserva il futuro?

GBB: Beh, a questa domanda posso risponderti ma parlando solo in base a quello che io auspico. Sarebbe bello veder finalmente arrivare al cinema il film animato del 1986, che merita un doppiaggio degno di questo nome. Sarebbe bello avere una versione dignitosa dell’anime storico. Sarebbe bello, qualora il mio lavoro venga apprezzato, poter mettere le mani sul nuovo progetto, 202X, di cui poco tempo fa abbiamo visto un trailer. Perché, credimi, il mio sogno sarebbe far crollare i cinema con Ken il guerriero!

L’intervista si conclude qui, ma l’appuntamento è in edicola, a partire dal 25 giugno, ogni settimana con La Gazzetta dello Sport ed il Corriere della Sera!

KEN IL GUERRIERO: La leggenda di Hokuto nei cinema per il 35° anniversario

“…se dovessimo farne un altro, Raoul sarebbe l’unico personaggio più ‘cool’ e potente. Oltre a ciò, sì, rifarei di nuovo tutto da capo. Penso che questo renderebbe la storia ancora più interessante.”

Con queste parole, nel 2004, il maestro Buronson, co-creatore del mito di Ken il guerriero, rispondeva a chi gli chiedeva del futuro delle produzioni animate sull’universo di Hokuto. Frasi che magari all’epoca saranno sembrate vaghe ma che hanno poi trovato conferma 2 anni più tardi, nel 2006, quando nei cinema di tutto il Giappone è stato proiettato “Ken il guerriero – La leggenda di Hokuto”, film che oggi, grazie a Koch Media, torna nelle sale cinematografiche italiane in due serate evento, il 25 e il 26 settembre, in versione HD rimasterizzata.
Un’occasione non solo per rivivere alcuni dei momenti più spettacolari dell’epopea dell’uomo dalle sette cicatrici, ma anche per celebrarne i 35 anni di onorata carriera.

 

LA “VERA” LEGGENDA

Il film, primo capitolo della pentalogia “Shin Kyuuseishu Densetsu” (La vera leggenda del salvatore, un richiamo a “la leggenda del salvatore di fine secolo” che era il sottotitolo della storica serie animata), segna, oggi come allora, un passo fondamentale nel ritorno in auge del guerriero di Hokuto. Con un character design più fedele al poderoso stile di Tetsuo Hara ed una colonna sonora epica, la pellicola non si limita al semplice revival ma va ben oltre. Come infatti anticipato dalle parole di Buronson riportate in testa all’articolo, pur restando Kenshiro il vero protagonista, la narrazione è vista dalla prospettiva di Raoh. Un racconto nuovo, quindi, che riprende la mitologia del distopico mondo che abbiamo imparato a conoscere tanti anni fa e lo arricchisce di elementi e personaggi inediti. Un film dedicato proprio a chi, di Ken il guerriero, conosce già vita, morte e miracoli. Singolare è infatti la scelta di riassumere a grandi linee gli eventi in una lunga introduzione e gettare lo spettatore nel mezzo di un arco narrativo, quello della lotta al Sacro Imperatore Souther, dove solo chi è cresciuto a pane e Hokuto può cogliere tutte le sfumature, sapere retroscena che non vengono mostrati e, anche e soprattutto, stupirsi delle novità introdotte. Tuttavia, sempre per le caratteristiche appena elencate, “La Leggenda di Hokuto” è il film perfetto per tutti coloro che vogliono imparare a conoscere il mito di Ken il guerriero e diventare così nuovi fan.  Ecco quindi che l’evento cinematografico si trasforma nell’occasione giusta per portare con sé i propri figli, in un simbolico passaggio del testimone alle nuove generazioni. Perché, come ben sappiamo in questi lidi, nonostante la violenza, la storia di Kenshiro parla d’amore e sacrificio,  valori positivi senza tempo.

I PROTAGONISTI

Kenshiro
(voce: Lorenzo Scattorin)

Successore designato dell’Hokuto Shinken, la leggendaria arte marziale assassina capace di distruggere gli avversari dall’interno agendo sui loro punti segreti di pressione, continua a vagare nelle desolate lande postatomiche seguendo il cammino che gli è stato imposto dal Cielo e facendosi carico della sofferenza del prossimo.

Raoul
(voce: Dario Oppido)

Anch’egli maestro dell’Hokuto Shinken, ha deciso di percorrere il sentiero della conquista e sottomettere i nemici con la sua spaventosa potenza allo scopo di fermare il caos e stabilire un nuovo ordine. In maniera diametralmente opposta a Ken, per Raoul i sentimenti sono solo un intralcio ed è quindi costretto a rinnegarli pur di raggiungere l’obiettivo che si è preposto.

Toki
(voce: Ivo De Palma)

Fratello minore di Raoul, ha appreso talmente a fondo i segreti dell’Hokuto Shinken da essere considerato “l’uomo dalla tecnica perfetta”, ammirato da tutti gli altri pretendenti alla successione. In quello che rimane di un mondo devastato dalle bombe nucleari, utilizza la sua conoscenza dei punti segreti di pressione per curare i malati e riportare almeno un barlume di speranza, ma nel suo fisico attanagliato da una spietata malattia, arde ancora un fuoco guerriero.

Souther
(voce: Diego Sabre)

Autoproclamatosi Sacro Imperatore, è l’unico successore della Tecnica della Fenice di Nanto, l’uomo su cui splende la Stella Sovrana. Protetto da un segreto che rende il suo corpo immune alle tecniche dell’Hokuto Shinken, porta avanti un folle piano per la costruzione di un immenso mausoleo che simboleggi il suo potere e, per realizzarlo, fa rapire i bambini dai villaggi circostanti per utilizzarli come schiavi.

Shu
(voce: Marco Balzarotti)

Depositario della Tecnica dell’Airone Bianco di Nanto, ha sacrificato la sua vista per salvare la vita a Kenshiro quando questi era ancora un ragazzino. Seguendo il cammino di chi è sottoposto alla Stella della Benevolenza, combatte una lotta senza quartiere contro le truppe del Sacro Imperatore per difendere gli innocenti.

Reina
(voce: Sonia Mazza)

Personaggio inedito, creato appositamente da Tsukasa Hojo (City Hunter, Occhi di Gatto) per arricchire la storia, è una donna guerriera che conosce Raoul, Toki e Kenshiro sin dalla più tenera infanzia e che ha deciso di schierarsi al fianco del maggiore dei fratelli di Hokuto, di cui è da sempre innamorata.

UN TRAGUARDO ED UN NUOVO PUNTO DI PARTENZA

Come dicevo poco sopra, oggi come nel 2006 “La leggenda di Hokuto” rappresenta un passo fondamentale per un trionfale ritorno in scena dell’universo di Ken il guerriero. E’ da qui, infatti, che Koch Media, per mezzo della sua etichetta Anime Factory, ha deciso di ripartire con una serie di iniziative “a sette stelle”. Ad esempio la riedizione in box, per il mercato home video, dei DVD dell’anime storico, prevista per l’autunno 2018

 

 

 

… così come l’uscita, prevista per il 2 ottobre, dell’attesissimo Fist of the North Star: Lost Paradise, il videogame in esclusiva per PS4 di cui tanto abbiamo parlato. Molto di quello che accadrà dipende comunque dalla risposta che noi fan sapremo dare già alla proiezione del film. Insomma, se eravate indecisi su come festeggiare il 35° anniversario di Ken, ora sapete che fare 😉

Tanto più che, non solo sarà possibile ottenere una locandina da collezione diretamente alla cassa di tutti i cinema aderenti all’iniziativa…

… ma si potrà ottenere anche uno sconto di 10 euro sul gioco!

Tutti i dettagli, assieme alla lista dei cinema, li potete trovare a questo link: vinciconkenilguerriero.it

shortlink: https://wp.me/p1KoP8-8m3

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