HOKUTO NO KEN (Serie Manga – 1983/1988)

“Anno 199X,
il mondo venne avvolto da un manto di fuoco atomico!!
I mari si seccarono e la terra si spaccò…
Tutte le creature viventi si estinsero, fuorchè una:
la razza umana!!”

Pubblicato per la prima volta in Giappone sul numero 41 del Weekly Shonen Jump del 1983 e serializzato ad episodi settimanali fino al numero 35 della stessa rivista nel 1988, HOKUTO NO KEN venne subito raccolto in 27 volumi (tankobon).
La trama può essere suddivisa in almeno 3 cicli narrativi:

1) La Prima Era (fino alla morte di Raoh)
2) La Seconda Era (fino alla morte di Kaioh)
3) L’Epilogo (le storie successive alla morte di Kaioh)

Nel primo ciclo, seguiamo il cammino di Kenshiro, il legittimo successore  dell’Hokuto Shinken, l’arte marziale assassina definitiva. Grazie a questo formidabile sistema di combattimento egli è in grado di sconfiggere anche gli avversari più forti con un solo dito, incanalando il suo spirito combattivo in particolari meridiani del corpo (tsubo) dei nemici e provocandone l’esplosione dall’interno.
Tale micidiale potere, celato agli occhi del mondo durante i periodi di pace, diventa invece un mezzo di salvezza nel peculiare scenario in cui si muove il protagonista: un mondo devastato  da una guerra termonucleare globale in cui ormai regna la legge del più forte.
In quest’ambientazione (dichiaratamente mutuata da Mad Max), bande di predoni dominano sui sopravvissuti più deboli, depredandoli di ogni risorsa.
Il nostro eroe, inizialmente intenzionato semplicemente a recuperare la sua amata Julia, rapita dal rivale Shin, maestro del Nanto Seiken, un’arte marziale complementare ed opposta all’Hokuto Shinken, che rende i suoi praticanti capaci di trasformare le proprie mani e i propri piedi in affilate lame che penetrano come burro i corpi degli avversari,  nel corso del suo cammino si troverà invece a dover fronteggiare potenti avversari tra cui i suoi stessi fratelli adottivi Jagi e Raoh, quest’ultimo intenzionato a mettere fine all’anarchia  del mondo post-nucleare sottomettendolo con il terrore. A Kenshiro si affiancheranno anche dei leali compagni: i piccoli Burt e Lyn, la combattiva Mamiya, i coraggiosi Rei e Shu (anch’essi depositari della tecnica Nanto) e, soprattutto, il saggio fratello adottivo Toki, che sarà una vera e propria guida spirituale per la presa di coscienza da parte del protagonista del suo ruolo di salvatore delle genti.
La storia si dipanerà così, tra lacrime, sangue e colpi di scena, fino all’inevitabile scontro finale con Raoh, che segnerà quindi la fine di un’era, quella della violenza cieca, in favore di una nuova era di speranza in cui gli uomini, testimoni delle battaglie combattute da Kenshiro e dagli altri eroi in nome dell’Amore, diverranno gli artefici di un mondo migliore. A quel punto, il ruolo di Kenshiro si è concluso ed egli può finalmente allontanarsi assieme a Julia lasciando tutto nelle mani dei piccoli Burt e Lyn, che simbolicamente rappresentano quel futuro migliore da costruire.

Nel secondo ciclo di storie, vediamo un grosso ostacolo frapporsi  tra l’umanità ed il raggiungimento della pace: L’imprevista ascesa dell’Imperatore del Cielo.
Questa figura mitica, rappresentata dalla Stella Polare, sembra essersi servita del suo portavoce, il vicerè Jako, per assoggettare e schiavizzare proprio quelle popolazioni che con tante battaglie e tanta sofferenza erano state rese libere da Kenshiro.
Nel momento in cui inizia il secondo ciclo di storie, sono passati diversi anni dal primo e oramai le gesta di Ken e degli altri guerrieri di Nanto e di Hokuto sono argomento di leggenda, ma l’Impero vuole rimuovere ogni possibilità di ribellione ed è per questo che ha decretato non solo la morte o l’imprigionamento di coloro che sono ancora in grado di tramandare i segreti delle due scuole, ma anche la messa a tacere di ogni storia relativa alle gesta di quegli eroi.
In questo clima, Burt e Lyn, ormai più che adolescenti, guidano un manipolo di uomini in una disperata rivolta contro l’Impero sotto il nome Armata di Hokuto. Come capi del movimento ribelle, figurano tra i maggiori ricercati dal regime ed è proprio nel giorno in cui il sindaco Busk, con un astuto piano, decide di mettere a morte due sosia dei ragazzi, che Kenshiro ritorna per sistemare le cose.
Tuttavia, giungere all’Imperatore non sarà facile: oltre a Soria, maestro del Gento Kouken, un’arte marziale capace di concentrare a tal punto lo spirito combattivo del guerriero da renderlo in grado di usare tale spirito come una lama incandescente, Ken dovrà affrontare in duello anche Falco, legittimo successore della stessa arte.
Grazie al provvidenziale intervento di Burt e Lyn e al sacrificio del cacciatore di taglie  Ain, il duello verrà interrotto e l’infame piano di Jako, che aveva segregato il vero Imperatore per potersi appropriare del potere, verrà svelato a tutti.
Purtroppo però, i problemi sembrano non essere finiti ed uno dei figli di Jako, catturata Lyn,  fugge con la ragazza per recarsi dall’altra parte del mare, verso la Terra degli Shura.
Immediatamente sia Falco che Kenshiro partono per salvare la ragazza.
Il primo, a causa delle ferite riportate nel precedente scontro con Ken, troverà subito la morte in un duello con uno Shura messo a guardia della costa, mentre il secondo scoprirà  presto che esiste un’altra arte assassina capace di distruggere gli avversari dall’interno:  L’ Hokuto Ryuken! Infatti, in quella terra maledetta dove conta solo la forza in combattimento, tre uomini sono rinomati come gli Dèi della lotta: Kaioh, Hyou e Han, i Tre Shogun delle Tenebre, maestri indiscussi dell’Hokuto Ryuken.
Dopo aver affrontato e sconfitto Han e recuperata la giovane Lyn (guidato dal nuovo e ambiguo alleato Orca, anch’egli praticante della misteriosa arte), Kenshiro si recherà ad affrontare Kaioh e verrà sonoramente sconfitto, tanto da rimetterci quasi la vita. Di qui una raffica di colpi di scena: salvato in extremis dal pirata Orca Rossa (che lo aveva accompagnato durante il viaggio in mare), Ken scoprirà, tra le altre cose, che Hyou è il suo vero fratello di sangue e che la Terra degli Shura è la sua vera madrepatria. Il culmine di questo ciclo di storie viene raggiunto nel secondo ed ultimo scontro con Kaioh, durante il quale viene svelata l’origine dell’Hokuto Shinken e messa la parola fine su un odio verso la principale Dinastia di Hokuto covato per tantissimi anni dal Primo Shogun delle Tenebre, che altro non è se non il fratello maggiore di Raoh e Toki.

Il terzo ciclo di storie, meno noto al grande pubblico per via della sua mancata trasposizione animata, racconta di un Kenshiro, ormai signore incontrastato della lotta, che si reca a prelevare Ryu, il fantomatico figlio di Raoh, per indirizzarlo sulla strada della successione facendosi accompagnare lungo il cammino. Fondamentale, in questo senso, sarà l’incontro con Barran, un guerriero che da ragazzo era stato raccolto da Raoh riuscendo a carpirne la tecnica.
Gli ultimi episodi sono invece dedicati ad un epilogo raffazzonato e bizzarro in cui  Borge, uno dei tanti crestoni che Ken avrebbe sconfitto in passato, torna in cerca di vendetta. Purtroppo il Destino (nelle vesti di un fulmine) colpisce in pieno l’uomo dalle sette cicatrici e gli provoca un’amnesia totale. A quel punto è Burt a decidere di affrontare Borge a costo della vita, ma il provvidenziale ritorno della memoria di Ken salverà capra e cavoli.
Il manga si chiude così con un finale aperto in cui il nostro eroe si allontana nel deserto in cerca di altri luoghi in cui l’Hokuto Shinken sia necessario…

Da notare che, almeno nelle intenzioni iniziali, la storia si sarebbe dovuta concludere proprio con il primo ciclo di storie, cioé con la morte di Raoh, andando a coincidere con la fine del contratto triennale che i due autori avevano con la Shueisha. Tuttavia, vista la popolarità raggiunta dall’opera e per volontà dell’editore, il contratto venne prolungato per altri due anni, costringendo Bronson e Hara a dar vita a tante incongruenze (riscontrabili proprio a partire dal secondo ciclo narrativo) pur di portare avanti la storia. Non è un mistero, infatti, che le storie del terzo ciclo narrativo risultino le meno ispirate, tanto dal punto di vista grafico che di sceneggiatura, proprio a testimonianza della stanchezza dei due autori.

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