Intervista a Davide Castellazzi


Sull’onda della nostalgia sono andato a “rompere la scatole” a Davide Castellazzi, professionista indiscusso che contribuisce dai primissimi anni ’90 al mondo dell’editoria italiana in ambito manga e ha scritto anche diversi libri in merito. E’ stata l’occasione non solo per parlare (anche se molto limitatamente) di Ken, ma soprattutto per un bel tuffo nel passato, ai tempi della Granata Press e del boom delle produzioni made in Japan nel nostro Paese. Il risultato è una bella ed interessantissima intervista che da un lato chiarisce molti aspetti spesso ignorati dalla maggior parte dei fan di anime e manga e dall’altro mette in luce degli aspetti purtroppo negativi che dominano tale settore nel nostro paese.

Buona lettura!

Ciao Davide, intanto metto le mani avanti: Ho 35 anni e quindi ho passato l’adolescenza proprio in compagnia di Granata Press e Star Comics. Diciamo che quest’intervista è un po’ un mio modo nostalgico di ricordare quegli anni assieme a te, oltre che parlare di quello di cui ti occupi attualmente. Spero che l’idea ti piaccia e parto subito con la prima domanda, che non potrebbe essere più scontata:

1) Come prima cosa… chi è Davide Castellazzi? Dove nasce? Quando inizia la sua passione per il mondo degli anime e dei manga? Come e quando ha iniziato a collaborare con Granata Press e gli altri editori? Insomma, parlaci un po’ di te!

Ciao, sembra un po’ una domanda alla Marzullo… Inoltre, essendo io egocentrico, potrei parlare per ore di me stesso (sai che noia). In poche parole: classe 1966, imparo a leggere a cinque anni grazie al Corriere dei piccoli e da allora non ho mai smesso. Parallelamente sviluppo una passione per il giornalismo e a 18 anni collaboro con giornali cittadini. Mi interesso di manga quando gli editori italiani ancora non ne vogliono sentire parlare (parecchi, quando glieli propongono, mi rispondono “no, non funzioneranno mai”). Quando la Granata Press comincia a pubblicare manga io sto collaborando con alcune riviste di settore e Luigi Bernardi (Dio lo abbia in gloria) mi chiede se voglio scrivere qualcosa per le sue riviste. Da quel giorno in poi praticamente non ho fatto altro che leggere e scrivere (e collezionare stupidaggini come le ray gun, ma questa è un’altra storia).

2) Ahahah in effetti è una di quelle domande un po’ così ma era anche doveroso fartela. La tua risposta mi porta comunque subito a chiederti degli anni di collaborazione con Granata Press, quelli in cui è iniziata la vera prima invasione dei manga nella penisola. Che ricordi hai di quegli anni? Soprattutto, domanda un po’ delicata, pensi che il merito di Bernardi sia stato più quello di rischiare quando altri non avevano il coraggio di farlo, oppure semplicemente di rendersi conto di quanto stava accadendo in America e in Inghilterra, dove le produzioni made in Japan stavano spopolando?

Erano tempi molto differenti, nessuno credeva nelle possibilità commerciali dei manga, spesso neanche gli appassionati. Ricordo che Antonio Serra (da sempre estimatore della scuola grafica giapponese) vedendo il primo numero di Zero disse qualcosa del tipo “non dura”. Luigi ha sempre avuto un fiuto editoriale superiore alla media e vide il potenziale manga molto prima degli altri. Persona modesta, oltre che capace, anni dopo mi disse che era tempo di pubblicarli e che, prima o poi, lo avrebbe fatto qualcun altro. Tuttavia, ritengo che sarebbe stato più poi che prima, visto l’atteggiamento degli altri editori italiani. Comunque, in America e Inghilterra i manga NON spopolavano. In Inghilterra non arrivava nulla e negli Usa si era agli inizi, con poche case editrici che pubblicavano manga in formato comicbook (a 24 o 32 pagine alla volta). Luigi fu il primo a promuovere i tankobon in Occidente.

3) Altra domanda, legata alla seconda e più attinente all’argomento del nostro sito: Di chi fu l’idea di pubblicare Hokuto No Ken come uno dei due primissimi manga nel nostro paese? Che tu sappia, fu una scelta dettata da un particolare apprezzamento nei confronti dell’opera di Bronson e Hara oppure si trattò di una scelta “tattica”, dovuta più alla popolarità del personaggio nel nostro paese?

Non so risponderti nello specifico, ovvero non so se la scelta di Ken fu solo di Luigi o vi fu l’influenza di qualche collaboratore (o del suo socio Roberto Ghiddi, altra persona estremamente competente in fatto di editoria). Quello che so per certo è che allora come oggi le scelte di un editore dipendono in primis dal valore commerciale di un titolo, prima che dalla sua qualità. Pubblicare un titolo bello che non vende non ha senso per un editore. Pubblicarne uno brutto che vende ha invece molto senso. Ovviamente, pubblicare un titolo bello che vende è il massimo, ma non sempre ci si riesce. Ken era noto per la serie TV, quindi sceglierlo era logico.

4) Quindi, per quello che riguardava i titoli più noti, come ad esempio Lamù, Mazinga Z, Devilman, Lady Oscar, tu stesso ci confermi che (giustamente) le ragioni per pubblicarli erano in primo luogo commerciali. Ma per quanto riguarda altri titoli del tutto nuovi come Ushio e Tora, Bastard!!, Mai la ragazza psichica, Sanctuary ed altri, sai dirci su quali parametri veniva effettuata la scelta? Voi collaboratori (parlo di te, ma anche di Federico Colpi, Francesco Di Sanzo, Massimiliano De Giovanni, ecc..) avevate voce in capitolo?

Per quel che mi riguarda no. All’epoca ero solo un freelance. Ho cominciato a fare scouting e a dirigere collane editoriali in seguito, con Panini. Non so dirti e se e quanto gli altri collaboratori avessero voce in capitolo. Posso dirti che alcune serie venivano pubblicate perché la Granata aveva acquisito in blocco i materiali della Viz (all’epoca editore leader in campo manga negli Usa) e a quei titoli ne aggiungeva altri comprati direttamente (e quindi selezionati direttamente) in Giappone.

5) Cambiando argomento, torniamo alla tua esperienza. Recentemente ho avuto modo di rileggere un articolo pubblicato su Zero (nuova serie) del febbraio 1995 che portava la tua firma e quella di Marco Albertini: Un ritratto del fenomeno Otaku nel Giappone di quegli anni. L’articolo è molto interessante ma, a rileggerlo mi è venuta una curiosità: Come si è evoluto da allora tale fenomeno? Soprattutto, pensi che nel resto del mondo gli occidentali che si dichiarano otaku lo siano davvero o tendano per la maggior parte a “scimmiottare”, ad imitare dei comportamenti che ritengono divertenti?

Posso dirti che la concezione di Otaku è molto differente (o quantomeno lo era all’epoca) in Giappone e in Italia (Occidente in genere). Otaku è quasi un termine dispregiativo in Giappone, da noi più un vezzo. Come ogni fenomeno, comunque, ha ampie oscillazioni che vanno dalla “pazzia” fuori controllo al “gioco” consapevole. Insomma, non bisogna farsi prendere troppo la mano.

6) Passando proprio alla Panini, ti andrebbe di narrarci della tua esperienza al suo interno? Le collane che hai lanciato e diretto, qualche successo personale di cui vai particolarmente orgoglioso e ciò che invece avresti magari voluto fare ma non ti è stato ancora possibile realizzare?

In poche parole per alcuni anni sono stato il line editor, mi occupavo di selezionare i titoli (comunque sottoposti ad approvazione dei dirigenti), di impostare collane, di curare svariate testate. Tenevo anche i rapporti con gli editori nipponici. Ciò di cui vado particolarmente orgoglioso è di avere sdoganato Jiro Taniguchi in Italia (oggi tutti lo idolatrano e si prendono meriti, all’epoca nessuno voleva pubblicarlo). Cose che vorrei fare? Non le dico, prima o poi le farò…

7) Domanda un po’ intima: Nel corso della tua carriera hai mai subito dei “colpi bassi” da parte dei colleghi? Anche senza fare nomi.

Strana domanda… Il lavoro fa parte della vita e nella vita si incontrano anche persone poco piacevoli. Quindi si ricevono anche colpi bassi. Ma quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare.

8) Cosa ne pensi dell’attuale mercato dei manga in Italia? Oggi in molti editori italiani sembrano tendere a pubblicare serie quasi in contemporanea con il Giappone ma, differenza non da poco, mentre per il popolo del Sol Levante il tankobon diviene solo la raccolta degli episodi che ha già avuto modo di leggere su mensili e settimanali, qui da noi il volumetto è l’unica risorsa per poter leggere un manga, con il risultato che molte collane hanno tempi dilatatissimi nelle uscite tra un volume e l’altro. Non credi che i tempi siano maturi anche da noi per settimanali e mensili come Jump e tanti altri in Giappone? Te lo chiedo per due semplici motivi: Il primo è perchè ormai il sottobosco della cosiddetta “pirateria” di manga e anime su internet sembra concentrarsi sempre più sui “capitoli spoiler”, cioè la traduzione amatoriale da parte dei fan di singoli capitoli dei loro manga preferiti che purtroppo, per il discorso fatto poc’anzi, tardano a vedere una pubblicazione in volume ufficiale. L’altro motivo è che, come fece la Star Comics quando lanciò con successo il senso di lettura “alla Giapponese” anche da noi, forse anche in questo caso varrebbe la pena rischiare. Qual è la tua opinione?

Sull’argomento (peraltro complesso e vastissimo) ho già scritto molto in passato, procurandomi tra l’altro le antipatie di parecchi editori. In poche parole (oggi sono conciso) è un disastro. Tutti pubblicano tutto, senza avere precisi programmi editoriali e senza presentare le loro pubblicazioni con la dovuta cura (redazionale, pubblicitaria, ecc.). Il risultato è che tutto vende pochissimo (a parte rarissime eccezioni, ovvero titoli “televisivi”). Le riviste in Italia? nella situazione attuale non credo abbiano un futuro. I dati di vendita dei manga, checché ne dicano gli editori, sono bassissimi e una rivista costa molto. Il discorso potrebbe cambiare con grandi investimenti di denaro e reimpostando totalmente le strategie, ma non vedo all’orizzonte editori con la volontà e la capacità per farlo. Ovviamente, spero qualcuno mi smentisca.

9) In effetti il tuo rapporto con l’editoria italiana non si può certo definire servile o opportunista, malcostume che purtroppo non riguarda solo questo settore. Parlando di “cattive abitudini” degli editori… ti andrebbe di di illustrare a chi ci segue quanto successo con i tuoi libri “Lady Oscar, amori segreti ed epiche battaglie” del 2008 e “Gundam, trent’anni nello spazio” del 2010?

In sintesi, non mi sono stati inviati i rendiconti delle vendite (che è obbligatorio dare agli autori, dato che sono pagati a royalties) e non mi sono state pagate le royalties (gli anticipi, sì, sono arrivati a suo tempo). Sia Coniglio Editore, che ha fatto da service, sia Iacobelli non mi rispondono più da tempo.  Ma quello che mi ha più infastidito non è la questione economica (ho sempre detto che possono pagarmi quando vogliono e come vogliono), ma il fatto che appena ho sollevato il problema sono stato “annullato”, non esisto più né per gli editori nè per i loro collaboratori. Non mi è stato più chiesto nessun articolo per nessuna rivista (cosa che invece accadeva mensilmente) e sono stati bloccati tutti gli altri progetti. Inoltre, altri autori di quelle collane mi hanno contattato per dirmi che non sono stati pagati. Uno di loro, Mario Rumor, ha postato un intervento sul mio blog.

10) Attualmente, per quello che concerne gli anime, collabori con la De Agostini. Qual è il tuo ruolo?

Fino a qualche tempo fa ero un “consulente fisso”, nel senso che percepivo un gettone mensile ed ero consultato (o proponevo direttamente) per i collezionabili legati agli anime. Ultimamente, visti anche i tagli di personale, sono solo un freelance e vengo contattato, direttamente da DeA o da agenzia che lavorano per DeA, relativamente a singoli progetti. Vista la scarsità di collezionabili attualmente prodotti da DeA, e visto che non c’è più un rapporto di esclusiva, sto lavorando anche per altri editori che pubblicano collezionabili. Per esempio, per Hobby & Work scrivo tutti i fascicoli delle Magliette Marvel e una buona metà di quelli sui personaggi dei fumetti italiani in 3D.

11) Passiamo alle ultime domande (anche se con l’esperienza che hai alle spalle, personalmente potrei fartene all’infinito…). A quale produzione anime o manga ti senti più legato in assoluto? Soprattutto, essendo tu (anche più di me) uno “della vecchia guardia”, preferisci i classici oppure le produzioni odierne? E, in ognuno dei due casi, come mai?

Per i manga mi ripeto: resto legato alle produzioni di Taniguchi (che tra l’altro ormai è un amico). Per gli anime probabilmente alla Japan Animaton, la collezione di lungometraggi anime edita anni fa da DeA. Riguardo a passato e presente (e futuro) non ho preferenze nette. Un manga o un anime devono colpirmi per un qualsiasi motivo e di conseguenza mi ci affeziono. Insomma, ben vengano sia manga classici che moderni purchè siano divertenti, o innovativi, o riflessivi, o altro ancora. C’è così tanto materiale (vecchio e nuovo) ancora sconosciuto da noi…

12) In chiusura: C’è qualcosa che vorresti dire o consigliare a chi volesse tentare la tua stessa strada, tramutando in una vera professione la sua passione per le produzioni made in Japan?

Gli consiglio sempre di lasciar perdere. E non sto scherzando. Le prospettive di lavoro, specie di questi tempi, sono scarsissime e i lavori spesso mal pagati. Comunque, se si ha la testa così dura (come me) da non ascoltare i consigli, allora bisogna attrezzarsi per leggere il più possibile e per scrivere il più possibile (ovunque: riviste, fanzine, siti internet, giornali parrocchiali, blog, twitter, ecc.). Se si è bravi e si ha fortuna qualcosa succederà. Purtroppo non ci sono più molti Luigi Bernardi in circolazione…

Dove potete trovare Davide Castellazzi sul web

I suoi Blog:

Su Twitter:

ALTRI LINK UTILI

  • Editori Italiani : Storia dei diversi editori che in Italia hanno detenuto la licenza per le produzioni legato ad Hokuto No Ken, tra i quali Granata Press, Star Comics e Panini Comics citate in quest’articolo.
  • Archivio Storico Mangazine – Kappa Magazine : Una serie di scansioni di articoli degli anni ’90 dedicati a Ken dalle storiche riviste di Granata Press e Star Comics.

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