KEN IL GUERRIERO – LE ORIGINI DEL MITO DELUXE Vol. 3 – Recensione


snk 3Con un po’ di giorni di ritardo (ultimamente devo programmare anche quando andare in bagno…), vado a recensirvi il terzo volume di KEN IL GUERRIERO – LE ORIGINI DEL MITO DELUXE, ristampa in maxi-formato delle vicende legate al Kenshiro degli anni ’30, gettato da Tetsuo Hara in una guerra tra cartelli criminali di cui è teatro la turbolenta città di Shangai, paradiso per alcuni ed inferno per molti. Lo scorso mese abbiamo visto la rinascita del Quing Bang dalle proprie ceneri e la dura battaglia tra Kenshiro e il Re degli Spiriti. Una serie di durissimi colpi inflitti al Cartello del Fiore Rosso che però non demorde, ed è pronto come non mai a sferrare la sua controffensiva… Prima di passare al sodo, occorre però che ringrazi MusashiMiyamoto, il cui contributo è stato come sempre essenziale oltre che eccellente. Buona lettura! ;)

IL FIORE ROSSO COLPISCE ANCORA

Come dicevo in apertura, se la volta scorsa abbiamo potuto assistere alla riscossa del Quing Bang, in questo volume le luci della ribalta spettano al Cartello del Fiore Rosso, che vede scendere in campo i suoi leader supremi, in particolar modo lo sfrontato ma abilissimo Tàiyán Zhāng, maestro della Scuola della Casata Cao di Hokuto. In più, mentre abbiamo il ritorno in scena di Yuling, la donna che Kenshiro pensava di aver perso per sempre e che invece è ancora viva, vediamo la trama che si infittisce. Gli autori sono stati bravi nel mischiare realtà e fantasia, sfruttando basi storiche come le leggi razziali promulgate da Hitler legandole alle visioni utopistiche di cui soltanto i protagonisti di un manga di Tetsuo Hara potrebbero essere capaci. E anche qui si continua a giocare con i parallelismi biblici. Ci ritroviamo quindi un Takeshi Kitaoji come un novello Abraamo in cerca di una Terra Promessa, un paradiso terrestre in cui tutti coloro che sono perseguitati possano trovare rifugio.

Tornano poi di forza i sentimenti e torna anche un senso di piacevole déjà vu. Difficile infatti non mettere a confronto le storie di alcuni personaggi con quelle della serie originale: la sorte di Li-Hua non può non ricordarci quella di Aili, così come l’apparente morte ed il ritorno di Yuling non possono non ricordarci di Julia, eppure tutto questo non dà mai (o non dovrebbe dare) l’idea che gli autori si siano limitati ad un mero “copia e incolla” degli schemi proposti trent’anni or sono ma, bensì, che nell’intreccio sia nascosto un messaggio ben preciso (e che in effetti, come sanno coloro che l’hanno già letta all’epoca,  si evince in buona parte negli episodi conclusivi della serie). Infatti una grossa differenza tra Hokuto No Ken e Souten No Ken risiede anche in questo, ovvero in come la trama del secondo sia ben più ragionata, studiata e pianificata rispetto al suo più illustre predecessore. I personaggi sono costruiti meglio, hanno spesso un background più solido, e le loro vicende si intrecciano senza incongruenze verso un finale in cui, a tirare le somme, ci si rende conto del perché di certe scelte narrative. Ovviamente di questi aspetti ne riparleremo quando sarà il momento, ma intanto mi premeva mettere un po’ le mani avanti prima di ritrovarmi a leggere commenti superficiali sulla sceneggiatura. ;)

PERSONAGGI

Nota importante: Nelle schede che seguono ho voluto mantenere una linea coerente con l’opera originale. In esse verrà proposto il nome correttamente traslitterato in italiano, gli ideogrammi relativi e, a seconda dei casi, il nome così come viene pronunciato in giapponese con gli stessi ideogrammi. Altro punto importante che mi sento di sottolineare è che mentre in originale viene dato prima il cognome e poi il nome dei personaggi, nel tradurli ho invece messo prima il nome e poi il cognome, come è consuetudine nella nostra lingua.

Xiubao Li photoXiùbǎo  (李秀宝)

(Giapp.: Shūhō Ri)

Generosa ma determinata leader dei predoni dell’Hebei, altri non è che Yuling, sorella di Guanglin e promessa sposa di Kenshiro. Incapace di ucciderla senza pietà, il Re degli Spiriti ha preferito farla sparire cancellandole la memoria ed affidandola all’anziano capo dei predoni, che l’ha accettata come una figlia. Questo cambiamento non ha intaccato l’indole sensibile della giovane donna, che continua a mettere al primo posto la vita del prossimo piuttosto che la sua, ma le ha donato le caratteristiche necessarie a trasformarsi da semplice ragazza indifesa in indomita guerriera.

Kumazasa Tokusaburo photoKumazasa Tokusaburō (熊笹 徳三郎)

Direttore della filiale di Shangai della corporazione appartenente a Takeshi Kitaoji, ha collaborato con De Guise al fine di permettere la rinascita del Quing Bang e progredire verso la realizzazione di un ambizioso progetto, volto a trasformare la città in un luogo in cui possano trovare rifugio ebrei, nomadi e fuggiaschi, tutti coloro che non hanno più una patria.

Taiyan Zhang photoTàiyán Zhāng (張 太炎)

(Giapp.: Taien Chō)

Secondo in comando nel Cartello del Fiore Rosso, è il maestro indiscusso dell’Hokuto Sōka Ken (北斗曹家拳 – Scuola della Casata Cao di Hokuto), una delle tre ramificazioni principali dell’Hokuto Shinken. Caratterizzato da una sfrenata libido, tanto incontenibile da averlo spinto a disinteressarsi degli affari dell’organizzazione per dedicarsi solo al sesso, è conosciuto anche con il soprannome di “Ladro di spose”, per la sua abitudine di rapire le donne più belle uccidendone gli uomini.

Sofie photoSofie (ソフィー)

Sorella minore di Charles De Guise, essendo ebrea è dovuta fuggire dalla Germania con il suo fidanzato Peter, di origine tedesca, a causa dell’entrata in vigore delle leggi razziali imposte dal regime di Hitler. Durante il viaggio verso Shangai, luogo in cui era certa di trovare l’appoggio del fratello, Peter è stato ucciso e lei ha subito un trauma così forte da perdere sia il bambino che portava in grembo, sia la memoria.

Malraux photoMalraux (マルロー)

Commissario della Polizia della Concessione Francese, in realtà è colluso con il Cartello del Fiore Rosso ed è il responsabile di quanto accaduto a Sofie e Peter durante il loro viaggio verso Shangai. Il piano era infatti quello di rapire la ragazza per poter ricattare De Guise in modo che non intralciasse i piani dell’organizzazione, ma Peter si è messo in mezzo, finendo per essere ucciso proprio da Malraux.

Quan-De Song photoQuán-dé Sòng (宋全徳)

(Giapp.: Zentoku Sō )

Membro del Quing Bang, viene ucciso, assieme ad altri due uomini, dai monaci del Wǔchāmén-Dǎng che, per mandare un messaggio intimidatorio da parte di Taiyan e del Cartello del Fiore Rosso, li trafiggono con le loro lance mentre sono seduti in macchina.

Wǔchāmén-Dǎng (五叉門党)

(Giapp.: Goshamon-Tō ) Goshamon To photo

L’Ordine del Tempio delle Cinque Lance è un gruppo di monaci guerrieri, praticanti la Scuola della Casata Cao di Hokuto, al servizio di Taiyan. Ognuno di loro ha rinunciato al proprio nome ed è noto soltanto con un appellativo derivante dal numero di stelle tatuato sul cranio.

Yi-Xing photoYī-Xīng (一星)

(Giapp.: Issei)

Monaco dell’Ordine del Tempio delle Cinque Lance, dichiara di esserne il membro più forte. Il suo nome (che significa “Una stella”), similmente ai suoi compagni, deriva dalla stella che porta tatuata sulla testa. Responsabile dell’imboscata in cui morirà Quan-dé Song, si toglierà la vita spontaneamente quando, dopo aver tentato di affrontare Kenshiro, verrà da questi sconfitto e messo nelle condizioni di dover rivelare importanti informazioni su Taiyan tramite l’attivazione di un punto segreto.

Lieshan Zhang photoLièshān Zhāng (章 烈山)

(Giapp.: Retsuzan Shō )

Gigantesco capo del Cartello del Fiore Rosso ed ex governatore militare dell’esercito Beiyang, ricopre attualmente il ruolo di Generale dell’Esercito rivoluzionario nazionale. Per aiutare Taiyan a disfarsi completamente del Quing Bang, anche a costo di scatenare una guerra tra Francia e Cina, invia a Shangai i predoni dell’Hebei, creando gravi disordini in città. Odia sentire qualcuno che anche solo accenna a sottolineare le sue enormi dimensioni.

Yongjin Chu photoYǒngjìn Chú (除詠進)

(Giapp.: Eishin Jo)

Segretario della Concessione Francese, rifiuta di farsi corrompere da Taiyan e viene quindi da questi trasformato in un burattino, grazie alla tecnica Kushindatsumei della Scuola della Casata Cao di Hokuto, e costretto a tentare di assassinare il Colonnello De Guise.

Li-Hua photoLí-Huā (梨花)

(Giapp.: Rinka)

Rinchiusa in un bordello di lusso, è una bellissima donna rapita da Taiyan nel giorno del suo matrimonio. Da allora vive come bambola sessuale per l’esclusivo appagamento di quest’ultimo ma, nonostante tutto, riesce a mostrare la forza d’animo necessaria a non lasciarsi andare alla disperazione. Lí-Huā, che significa “Fiore di Li”, è un soprannome datole proprio da Taiyan lo stesso giorno in cui l’ha rapita e il Li, comunemente noto come “pera cinese”, è una pianta molto resistente alle intemperie da cui sbocciano degli splendidi fiori bianchi, caratteristiche che rispecchiano quelle del personaggio.


Mr. Bean !!

Mr Bean Photo

Passano gli anni ma Hara è sempre lo stesso: non smette mai di infilare qualche personaggio del mondo dello spettacolo nei suoi manga. In questo caso è toccato all’attore inglese Rowan Atkinson, meglio noto al mondo come Mr. Bean, fantozziano protagonista di un’omonima sitcom televisiva che anche in Giappone ha riscosso un notevole successo e le cui disavventure sono attualmente visibili (legalmente) su Youtube.


TECNICHE SEGRETE

Nota importante – Sempre per coerenza, ho voluto mantenere i nomi delle tecniche e delle scuole nella lingua in cui dovrebbero pronunciarle i protagonisti. Ad esempio, suona piuttosto improbabile che Kuángyún Máng pronunci il nome della Scuola della Casata Sun di Hokuto in giapponese piuttosto che nella sua lingua madre, il cinese. Di conseguenza, come primo nome troverete sempre quello più “logico” mentre, in alcuni casi (come appunto le diverse sette derivanti da Hokuto), per completezza metterò tra parentesi anche la versione con pronuncia in giapponese.

  • Bōshin (忘神 – Divinità dell’Oblio): Punti segreti che inducono uno stato di torpore e permettono, nel frattempo, un recupero graduale della memoria. boshin
  • Běidǒu Cáo Jiā Quán (Hokuto Sōka Ken – 北斗曹家拳 – Scuola della Casata Cao di Hokuto): Ramificazione dell’Hokuto Shinken, trova la sua massima espressione nei colpi, estreamente precisi e potenti,  portati concentrando tutto lo spirito combattivo nelle dita delle mani . hokuto soka ken
  • Běidǒu Cáo Jiā Quán Jiǔshénduómìng (Hokuto Sōka Ken Kushindatsumei - 北斗曹家拳 九神奪命Possessione dei Nove Spiriti della Scuola della Casata Cao di Hokuto): Tecnica che permette di raggiungere un punto segreto di pressione situato sul cervello, nella parte posteriore del cranio, e trasformare la vittima in una vera e propria marionetta, incapace di ribellarsi al volere del guerriero. Il nome della tecnica, con ogni probabilità, si riferisce al principio buddista delle “Nove Coscienze”, ovvero quell’insegnamento che individua nove diversi livelli di consapevolezza che permettono di definire l’identità e la vita della persona. In buona sostanza, i “Nove Spiriti” evocati nel nome della tecnica andrebbero ad impossessarsi ognuno di una di queste coscienze,  privando di fatto l’individuo della propria stessa anima.

     

  • Duòtiān Zhǎng (Daten Shō – 堕天掌 – Mani del Paradiso Perduto): Non si tratta propriamente di una tecnica di combattimento, ma di un kata, una posizione di guardia comune tra le varie correnti dell’Hokuto, che simbolicamente indica una sentenza di morte per l’avversario.
  • Keiraku Hikō Zenchi (経絡秘孔全知 – Punti Segreti dei Meridiani della Saggezza): Punti di pressione posti dietro la nuca, costringono la vittima a bere senza potersi fermare. Letteralmente, “zenchi” significa “onniscenza” o anche semplicemente “saggezza”, stando probabilmente ad indicare che alla vittima verrà inculcato, come si suol dire, un po’ di sale in zucca riguardo alle conseguenze delle sue stesse azioni. zenchi
  • Hikō Fūgan (秘孔風巌 – Punti Segreti Fūgan): Punti di pressione localizzati sul collo, sotto ciascun orecchio, rendono la vittima docile ed amichevole. Fūgan non è traducibile in un termine di senso compiuto ed è un nome composto da due kanji che significano rispettivamente “vento” e “roccia”, stando forse ad indicare la stazza del bersaglio e la velocità con cui Kenshiro lo colpisce. fugan
  • Mìléikǒng  (Hiraikō秘雷孔 – Innesco Celato): Si tratta di una particolare tecnica di manipolazione dei punti segreti che permette, durante l’attivazione degli stessi, di assicurarsi che nessun altro possa manipolarli a sua volta, pena l’innesco di una reazione a catena che porterebbe solamente all’esplosione del soggetto. hiraiko

EDIZIONE ITALIANA

Diciamo che in questo volume tornano a galla un sacco di cose che, per un’edizione di lusso del prezzo di circa 13 euro, sarebbe stato il caso di revisionare. Non parlo ovviamente della confezione, che è sempre bellissima e di grande impatto, quanto del contenuto, dove i traduttori, letteralmente, INVENTANO gran parte di quello che poi noi andiamo a leggere. Come al solito, per farvi un’idea, basta fare un raffronto tra il volume e le schede che trovate in questa stessa recensione, le cui traduzioni, lo ribadisco solo per dare una misura dell’affidabilità di quello che proponiamo, sono realizzate da una persona che ha una tale familiarità con la lingua da insegnarla. Comunque, giusto per segnalare alcune delle cose più inspiegabili, prendiamo il primo in comando nel Fiore Rosso: Lièshān Zhāng (章 烈山). Il kanji che rappresenta il suo cognome è , che dal cinese si trascrive appunto Zhāng, e non Chan (!?), come hanno invece ritenuto alla Planet. Non parliamo poi dell’Ordine del Tempio delle Cinque Lance (五叉門党), storpiato in un approssimativo ed erroneo “Fratellanza dei Cinque Portali”. Qui lo voglio spiegare proprio ideogramma per ideogramma: = Cinque; = Lancia/Forca (ad indicare, nel caso sia necessario spiegarlo, le lance di cui si servono); = letteralmente “Portale”, ma in senso marziale indica un luogo, una struttura, in cui si apprendono le tecniche, quindi, nel caso specifico, un Tempio o un Monastero; = Ordine/Setta/Fazione (chiaro che, trattandosi di monaci, è più appropriato “Ordine”). Sulla stessa linea il Kushindatsumei (九神奪命), tecnica della Scuola della Casata Cao, che da “Nove spiriti che si appropriano della vita” (da me adattato in un più scorrevole “Possessione dei Nove Spiriti”), per i traduttori Planet si appiattisce in “Furto dei Sensi”. Tra l’altro, proprio quest’ultimo esempio mette in luce un’altra cosa che trovo molto discutibile, ovvero l’adattamento che tende a prodursi in slanci creativi un po’ da furbetti. In che senso? Nel senso che se non capiscono il significato dei termini, piuttosto che scervellarsi ti infilano delle traduzioni che ad un lettore qualsiasi sembrano poi quelle più plausibili, mentre in realtà i personaggi dicono tutt’altro. Quindi vaglielo a spiegare al lettore medio che “il punto di pressione della concordia” (probabilmente ideato da Schettino…) non esiste o che lo stesso vale per il “punto di pressione della volontà”, che sembrano entrambi adatti alla situazione ma non rispecchiano ciò che è scritto nell’originale. Già solo questi esempi dovrebbero bastare a tracciare un profilo riguardo la reale competenza di chi ha tradotto all’epoca e rende ancor più assurdo il fatto che nessuno si sia premurato di assicurarsi che tutto fosse in ordine prima di farne un’edizione deluxe. O meglio, assurdo per noi che siamo gli acquirenti, evidentemente alla Planet poco se ne fregano di tali “quisquillie”. Nonostante le lamentele che giornalmente gli arrivano sulla pagina facebook e nonostante ormai tra gli appassionati il nome dell’azienda sia divenuto sinonimo di scarsa professionalità, ci si ostina a produrre in maniera dozzinale, acquistando licenze a suon di soldoni e puntando alla massa “ignorante” (nel senso buono del termine, ovvero che “ignora” tutti i retroscena) senza capire che potrebbero rispettare i tempi di consegna evitando di sacrificare la qualità, basterebbe cambiare modus operandi. E occhio che questo non è il solito discorso da “hater”, sia chiaro, a me non me ne viene niente se Planet chiude o la gente smette di comprare questa ristampa, anzi. Non è un discorso volto a demolire una casa editrice, quanto piuttosto a spronare un certo tipo di ragionamento che porterebbe benefici sia ai lettori che all’editore stesso. Sbaglio? Mentre ve lo chiedete, vi saluto lasciandovi con un’immagine su cui riflettere…

Appuntamento a marzo!

Anime al Cinema 2015 – Intervista a Giorgio Bassanelli Bisbal


anime al cinema 2015

Quest’anno, Yamato Video e Koch Media hanno in serbo un piatto ricco per tutti gli amanti dell’animazione giapponese:  Berserk – L’epoca d’oro III, Rocky Joe, Kotetsu Shin Jeeg, Saint Seiya – The Lost Canvas, Una tomba per le lucciole, Giant Robot… sono solo alcuni dei titoli già annunciati e che verranno presentati al cinema nel corso del 2015.
Mi sono ritrovato a discuterne con l’amico Giorgio Bassanelli Bisbal, responsabile dell’adattamento e del doppiaggio (e ridoppiaggio) degli anime coinvolti in questa operazione, quindi ne è uscita fuori un’intervista, molto informale e schietta in verità, in cui abbiamo toccato diversi argomenti. Non capita tutti i giorni di avere a che fare con un addetto ai lavori con una tale reale passione per gli anime a cui è chiamato a dare il suo contributo e che veramente cerca un rapporto, un confronto con gli altri appassionati, piuttosto che facili consensi e piaggieria. Sono sicuro che molti di voi, soprattutto quelli più “datati”, si ritroveranno nel leggere le sue risposte, e spero che nel nostro paese siano sempre di più coloro che porteranno avanti questo settore animati dallo stesso spirito.

giorgio bassanelli bisbal

Buona lettura!

La volta scorsa abbiamo parlato di te, del tuo lavoro e della tua passione, stavolta partiamo direttamente con le domande. Ecco la prima: successo con Capitan Harlock – L’Arcadia della mia giovinezza e successone con Le Notti dei Super Robot. Una nuova giovinezza per il fenomeno anime in Italia?

Non so se si può parlare di nuova giovinezza o se la realtà dei fatti è che questo settore è rimasto addormentato per anni e anni e anni. Si è addormentato nel 2006 (e non lo dico a caso) e semplicemente adesso ha riaperto gli occhi… meglio: è stato risvegliato. C’è qualcuno che, con qualche “pizzico”, gli ha fatto aprire gli occhi e l’ha risvegliato.

Quali pensi siano state le cause di questo “torpore”?

Vedi, se pure sotto al culo hai un’auto da formula uno, ma non sei un pilota, con quella macchina non ci fai niente. Puoi fare un percorso, puoi farla camminare quella macchina, ma finisce là. Se invece sei un pilota, e sai spingere il veicolo al limite, il motore di quella macchina, la sua aereodinamica e le sue caratteristiche, ti daranno il massimo. E questo secondo me è quello che è successo. Diciamo che il mercato è finito in mano a persone che non sapevano fare quello che avrebbero dovuto fare. Poi, a un certo punto, ogni tanto capita il miracolo, e il volante finisce in mano (ma ogni tanto, eh) a chi quel veicolo lo sa sfruttare più o meno al massimo.

Risposta molto “politically correct” (rido)

E’ quello che penso e non ho paura di dirlo.

E per quello che riguarda il Giappone? Come le vedi tutte queste ultime produzioni in CGI? Prendo il recentissimo esempio dei Cavalieri dello Zodiaco al cinema, grosso flop tanto in patria quanto da noi…

Penso molto male. La computer grafica non mi piace e secondo me andrebbe sfruttata per fare altre cose. Gli anime sono gli anime e dovrebbero essere disegnati. Sono dei disegni, non possono essere dei fantocci o dei manichini della Rinascente in movimento. Ne penso tutto il male possibile, mi dà veramente fastidio.
Nel caso dei Cavalieri dello Zodiaco, sinceramente, non sono un fan della serie, non mi ha mai suscitato alcun interesse, ma posso capire che i fan dei Cavalieri siano incazzati neri nel vedere i loro personaggi preferiti trattati come un fenomeno da baraccone. A parte il fatto che il livello è bassissimo, ma non dei Cavalieri, dico in generale, di questa roba. Sono operazioni commerciali che, personalmente, credo lascino il tempo che trovano, perché veramente non hanno senso, tanto più per titoli come i Cavalieri o Capitan Harlock. Voglio dire… Leiji Matsumoto ha uno stile talmente preciso, talmente riconoscibile, che renderlo in computer grafica è un insulto, cioé… ne esce fuori un’altra cosa. E perché farlo? Che senso ha? Per i soldi? Facessero i soldi su altre cose. I Cavalieri dello Zodiaco uguale. Togliendo Kurumada, la serie animata era curata da Shingo Araki, e come puoi riprodurre in computer grafica uno stile così preciso, uno stile così bello? E’ impossibile, vengon fuori dei fantocci, delle cose pietose. Io stesso ti dico una cosa: sono un grande appassionato di Hokuto No Ken e, se ne facessero un film in computer grafica, io mi rifiuterei di lavorarci. Già nella Trilogia, quando c’erano quelle scene realizzate in computer grafica, mi veniva il voltastomaco, ma nel vero senso del termine. Queste sono produzioni che, secondo me, veramente ledono l’intelligenza umana, sono prodotti pessimi e non mi piacciono, non mi piacciono affatto.

berserk-movie-3

E in effetti, pare che l’intento dell’operazione “Anime al Cinema” sia proprio quello di ridare il giusto valore all’animazione tradizionale. Puoi parlarci dei titoli che vedremo prossimamente? Mi pare tu stia lavorando sul terzo film di Berserk e su Rocky Joe…

Ho finito l’adattamento di Berserk da un po’ e sono in attesa di andare in doppiaggio. Credo che il terzo capitolo sia in assoluto il più bello, non solo dal punto di vista qualitativo, ma proprio per quello che accade, per la trama. Mi auguro veramente, ma veramente, che sia un terzo capitolo che anticipa un quarto, un quinto, un sesto… come è stato promesso tempo fa (infatti questo film si conclude con un “continua”), perché Berserk merita di essere animato per intero, perché i fan di Berserk debbono poter vedere l’opera completa (un giorno, chissà…) e perché, veramente, per quello che è stato fatto (a parte la computer grafica che anche lì se la potevano risparmiare. Certe scene le hanno davvero rovinate, ma lasciamo perdere…), per me i film di Berserk sono molto belli, le musiche sono trascinanti ed adeguate, veramente l’opera è stata resa molto bene e quindi spero che ci siano quei famosi 12 film, come era nelle intenzioni dei produttori. Me lo auguro.
Per quanto riguarda Ashita No Joe… che dire? Sono veramente, veramente, ma veramente felice che approdi al cinema un capolavoro di tale levatura, però, a livello di lavorazione, stiamo ancora neanche a “Caro amico”. Il fatto di poter portare in Italia sia il primo lungometraggio riassuntivo di Ashita No Joe che il secondo, mi rende molto ma molto contento, perché in quei film vengono riportati alla luce i punti salienti, i personaggi più belli e più importanti del racconto e, onestamente, l’idea di poter riestituire dignità, coerenza e soprattutto (almeno questo è quello che mi impegnerò a fare) le atmosfere originali della storia, mi riempie d’orgoglio. Ashita No Joe è una delle mie serie preferite da sempre e Toru Rikishi è uno dei personaggi che più mi ha influenzato da bambino (mi piacevano i cattivi, sempre i cattivi – ride – se così si può definire Rikishi). L’ho sempre trovato un personaggio molto interessante, molto profondo e… quindi, come dicevo, l’idea di portare sul grande schermo una storia così, se vogliamo, anche attuale, mi riempie di felicità. Poi non ci dimentichiamo dello stile dei disegni: la prima parte tutta fatta un po’ con le scene al carboncino… per me Ashita No Joe è un’opera d’arte in animazione quindi, insomma, spero che il doppiaggio si sappia distinguere, che faccia veramente dimenticare il lavoro abbastanza discutibile che è stato fatto in passato. Certo, non sto accusando i vecchi addetti ai lavori di non avergli reso giustizia, è che loro erano costretti a lavorare in determinate condizioni, oggi però la storia può cambiare… la musica può cambiare.

ashita no joe

Hai toccato un punto importante legato a quanto dicevamo prima: l’invadenza della computer grafica nell’animazione tradizionale. Ricordo ancora lo spaesamento che ho provato durante la sequenza iniziale del primo film di Berserk. Credi che questa tendenza andrà a peggiorare oppure ci si renderà conto, presto o tardi, che bisogna fare un passo indietro e recuperare un certo modo di intendere l’animazione?

In tutta onestà spero che i giapponesi si rendano conto e quindi facciano tanti passi indietro, che usino la computer grafica per fare i videogiochi, non per fare l’animazione. E poi, per quanto riguarda anche il tratto, perché stiamo dando molta colpa alla computer grafica dimenticando che, in realtà, la qualità attuale degli anime è bassissima. Nel senso, e lo dico onestamente, se tutto questo lo stanno facendo per moda, beh… la moda secondo me si impone. E la possono imporre loro. Mi piace molto, per esempio, quest’idea delle ultime produzioni su Lupin, “La lapide di Jigen Daisuke” e “La donna chiamata Fujiko Mine”, in cui lo stile del disegno è tornato retrò. Io spero che i giapponesi facciano sempre più dei passi indietro e tornino allo stile degli anni ’70 e ’80, ma non questa roba quadrata, questi disegni appuntiti, questi… cioé, veramente sapevano fare l’arte in animazione, adesso fanno delle robe piatte, squallide, vuote… non c’è niente, niente di niente, oltre al fatto che mancano idee, ma quella non è colpa loro.

Tornando a quello che dicevamo all’inizio, visto che la conversazione è molto informale, volevo chiederti un parere da addetto ai lavori. Seguimi un attimo: tempo fa parlavo al telefono con Musashi, amico e collaboratore che da poco è tornato dal Giappone. La sua fidanzata è del posto e, proprio lei, diceva che il pubblico giapponese è molto passivo, nel senso che mangerebbe anche la cacca se gli venisse presentata con una bella pubblicità. Credi che anche il pubblico italiano rischi di diventare così?

No, questo non lo credo, non credo che gli italiani siano così passivi da accettare qualsiasi cosa gli si propini sotto gli occhi. Però credo fortemente che le mode, i gusti, quello che poi prende piede, si possa in qualche modo imporre, come dicevo poco fa. Ecco, io credo che il pubblico italiano sia un pubblico che si presta ad essere educato. Bada bene che “educato”, per me, non significa “portarlo a quello che vuoi”, significa semplicemente abituarlo bene, talmente bene che ad un certo punto il suo gusto si affina e quindi, nel momento in cui gli viene presentata (concedimi il termine) una zozzeria, è in grado di scansarla. Vedi, la nostra generazione si è nutrita di talmente tante opere d’arte che oggi è in grado di fare questa distinzione e quindi di dire “questa è merda e questo no”. Al contrario, le nuove generazioni vengono riempite di schifezze tanto da non avere più la capacità di distinguere cosa è di qualità e cosa non lo è, cosa ti lascia un messaggio e cosa non te lo lascia, cosa ti lascia qualcosa e cosa non te lo lascia. C’è una bella distinzione. Io credo che, da questo punto di vista, l’immensa disponibilità di tali produzioni, abbia anche portato un appiattimento generale del gusto, il fatto di avere così tanti titoli è un po’ “disorientante”, ecco.

C’è qualcosa che ti mette particolarmente in difficoltà durante un adattamento dal giapponese?

In tutta onestà, no. Ecco, forse l’unica cosa che mi mette, non in difficoltà, ma che mi urta un pochino, è questa maniacale tendenza, in tutti gli anime giapponesi, ad inserire parole inglesi. Questo comporta che, nell’adattamento italiano, a volte mi costringono ad usare termini inglesi, mentre invece siamo italiani e bisognerebbe usare parole italiane. Ti faccio un esempio: per me non esiste “Rocket Punch”, per me esiste “Pugno a Razzo”. Perché io devo dire il nome di un’arma in inglese? Questa è una cosa su cui io mi sto battendo molto, anche perché, specie negli ultimi anni, anche in Italia c’è questa tendenza, in tutto quello che si fa, a mettere parole inglesi quando noi abbiamo l’italiano e possiamo usare la nostra lingua. Anche sui social network, molto spesso leggo parole inglesi buttate lì e mischiate all’italiano. Si tratta di un imbastardimento della nostra lingua che mi dà molto fastidio. Siamo italiani? Parliamo italiano! Tra l’altro io preferisco l’italiano all’inglese, francamente. Le parole straniere si usano quando non esiste il vocabolo nella nostra lingua, ma questa necessità non c’è, perché noi abbiamo un vocabolario vastissimo e abbiamo tutte le parole per indicare qualsiasi cosa. Io poi, vabbé, da questo punto di vista sono anche un po’ estremista. Ultimanente c’è questa parola, che è molto usata e che mi urta veramente i nervi, è la parola “selfie”. In italiano esiste da secoli e si dice autoscatto, cioé ti fai uno scatto da solo. Punto. Sono tutte mode estremamente puerili… non lo so, guarda, veramente, è questa l’unica cosa che mi mette in difficoltà, il dover sopportare l’obbligo, a volte, di dover mettere delle parole straniere nei dialoghi. Ad esempio, in Capitan Harlock – L’Arcadia della mia giovinezza, sono stato costretto a dover lasciare il nome della nave, Death Shadow, piuttosto che tradurlo come Ombra della Morte. Mi ha dato molto fastidio, ma lì sono stato costretto anche per un fatto di nomi di giocattoli, merchandise e quant’altro.

E di quella parte di pubblico che pretende che certe parole vengano lasciate in giapponese anche quando non ce n’è il minimo bisogno, ne vogliamo parlare? (rido)

A quelli che pretendono ciò, rispondo che possono andare a vivere in Giappone…

Una domanda è d’obbligo: oltre a ciò che già è stato annunciato e che ci attende al cinema nel 2015, c’è spazio per qualche sorpresa?

Diciamo che in questo momento ci sono parecchie cose che bollono in pentola, però non sono autorizzato a divulgare informazioni.

Va bene, comprendo benissimo, cambiamo argomento. Ecco… se ti dico Ufo Robot Gattaiger, tu cosa mi rispondi?

Fare Ufo Robot Gattaiger non è stato soltanto svolgere un lavoro, è stato qualcosa di più, perché il mio approccio al mondo dell’animazione giapponese, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, fu anche dettato dalla curiosità che avevo per quel film. Avevo delle bobine in super 8 che contenevano stralci di Goldrake contro il Grande Mazinga e cose del genere ma, erroneamente, avevano le copertine di Ufo Robot Gattaiger, quindi io da ragazzino ero curiosissimo di sapere di cosa si trattasse. Vedevo delle similitudini con Goldrake ma non sapevo assolutamente che cosa fosse. Scoprii solo nei primi anni ’90 che cos’era e, già allora, sognavo un giorno di poterlo doppiare in italiano. Alla fine degli anni ’90 mi sono avvicinato, ho quasi sfiorato la possibilità di farlo, poi, improvvisamente, il buio in tutto il periodo dei primi 6 anni del 2000 e ancor più buio in seguito. Nel 2014, ritrovarsi in mano quel film, che è tornato a me quasi come un boomerang, come se avessi lanciato la mia passione e mi fosse tornata indietro, e avere la possibilità di farne un’edizione italiana, è stato un po’ come un premio. Forse per la pazienza, non lo so, ma lo vedo come una cosa non casuale, almeno per quanto riguarda il mio punto di vista, è chiaro. E’ un film che in qualche modo è tornato a me. Tutti i film sui Super Robot sono in qualche modo tornati a me, ma quello in particolare, ha una storia, come ti ho appena raccontato, molto personale. Non lo so, la vita è strana…

Ecco, i Super Robot! Come dicevo all’inizio, le due notti a loro dedicate sono state un successone. Ve l’aspettavate?

Il risultato al box office delle due Notti dei Super Robot è stato oltre le aspettative, anche perché non sono state fatte pubblicità per strada, non sono stati messi manifesti da nessuna parte, tranne la pubblicità su internet, dove poi si è innescato veramente un passaparola. E’ stato davvero un piccolo miracolo e, se vogliamo, anche una piccola rivoluzione messa in atto dagli appassionati. Sono stato molto contento, sono andato al cinema anch’io ed ero in mezzo al pubblico, dove mi sono divertito a vedere le reazioni della gente, i commenti… sono state due serate magiche e, in qualche modo, esserne stato tra i protagonisti mi ha gratificato molto.

Sì, anche io ho provato una sensazione veramente magica. Sarà stato vedere la sala strapiena, saranno state le atmosfere dei film in questione, ma davvero mi sono sentito tornare bambino. Tra l’altro ho notato una particolare cura nel ricreare delle “sonorità” d’epoca per quello che riguarda il doppiaggio…

Beh, sì, qui c’era un dovere nei miei confronti e nei confronti dei nostalgici, degli appassionati e degli amanti di queste serie. Non si poteva fare altrimenti. Ho corretto il tiro su molte cose che non m’erano mai andate giù ai tempi e allora ho cercato di seguire una linea logica. Per linea logica intendo un’operazione nostalgia a tutto tondo. Ho letto di commenti di persone che dicono “ah, basta con queste cose…” e via dicendo. Tali persone devono capire che quest’operazione non è rivolta a loro, è rivolta a noi (perché mi ci metto pure io), a noi che abbiamo vissuto quell’epoca e vogliamo sentire quei suoni. Non è un discorso egoista, ma un discorso di rispetto nei confronti della maggioranza. Una maggioranza che, a dispetto di quello che scrivono alcuni, non è rappresentata da loro, ma è rappresentata da tanti che oggi sono uomini tra i 30 e i 50 anni che hanno vissuto quell’era magica.

Eppure, in sala, oltre ai “nonni”, ho visto pure tanti nipotini che si esaltavano. Non è che grazie a voi, Mazinga & co. diventeranno un fenomeno intergenerazionale?

Se così fosse sarebbe molto bello e sarebbe anche molto divertente. Significherebbe che noi abbiamo vinto laddove qualcuno ha fallito miseramente, quindi ben venga che ci sia una cerniera che unisca generazioni così distanti, sarebbe bellissimo.

D’altronde stiamo vivendo un’operazione di rilancio dei robottoni che non ha precedenti. C’è qualcosa che puoi anticipare circa quello che ci attende nel 2015? Goldrake è già in onda su Man-ga a festeggiare il suo 40° anniversario in Italia. E tutti gli altri?

Sì, una bella sorpresa, che poi tanto sorpresa non è, sarà finalmente un’edizione che concluderà la versione italiana di Mazinga Z. Tra l’altro Mazinga Z, come Gattaiger, è uno dei miei titoli preferiti. La mia amicizia con Francesco Di Sanzo parte proprio da Mazinga Z alla fine degli anni ’80, quindi anche qui ho lanciato un boomerang ed è tornato indietro. Non so che dire. Non so se considerarlo un regalo del fato, non so… speriamo solo di riuscire a fare qualcosa di buono, visto che l’Italia ha dovuto aspettare tutti questi anni per vedere la conclusione di Mazinga Z, un titolo che per me significa molto.

C’è un altro robottone di cui vorrei chiederti. Tutti conosciamo Jeeg Robot d’Acciaio, che recentemente è approdato anche in edicola con un’esclusiva edizione in DVD, ma che mi dici di Kotetsu Shin Jeeg, che invece potremo vedere al cinema?

Di Shin Jeeg che cosa posso dire… non è un prodotto che mi entusiasma più di tanto perché si discosta totalmente dall’originale, il quale aveva delle atmosfere cupe, intense, dei disegni eccezionali, e se vogliamo era anche serio, a parte qualche siparietto comico con Don e Pancho. Qui invece si parla di personaggi comici, gag, qualche bella trovata, però del vecchio Jeeg c’è ben poco. Diciamo che è un prodotto moderno, più adatto alle nuove generazioni, scevre anche della vecchia serie. Certo, chi ha amato la vecchia serie potrebbe storcere il naso nel vedere questo nuovo Jeeg, però io alla fine dico che comunque vale la pena di vederlo perché, per esempio, i combattimenti sono ben fatti. Certo è, in tutta onestà, che se uno lo vuole vedere perché vuole rivivere quel Jeeg, siamo ben distanti, lo dico senza nasconderlo, ecco.

kotetsu shin jeeg

Ultima domanda: che cosa ti aspetti per il futuro degli anime in Italia e in generale?

In generale mi aspetto che i giapponesi facciano tanti passi indietro e si rendano conto che un tempo facevano arte e che sarebbe bene che tornassero a farla, sia nei contenuti che nei disegni. Potrebbero tornare al vecchio stile, non è possibile che ci siano così pochi autori che oggi fanno qualcosa di decente, devono tornare ad essere tanti. Per quanto riguarda l’Italia, invece, per il futuro mi auguro che sempre più anime vadano al cinema, che il pubblico aumenti sempre e soprattuto che tale pubblico sostenga la buona animazione, perché senza sostegno anch’essa è destinata a morire. Cerchiamo anche di non fagocitare qualsiasi cosa ci venga messa davanti ma, piuttosto, chiediamo e pretendiamo qualità, sempre e comunque, altrimenti alcuni signori continueranno a fare robette e a venderle come oro colato. Detto questo, ripeto, mi auguro sempre più anime al cinema, sempre più spazio e sempre più arte. Più arte per tutti.

Silent Manga Award 2015 – Cerimonia ufficiale


Del Silent Manga Audition ho già parlato diverse volte. Lanciato forse un po’ in sordina nel 2012, il concorso si propone agli aspiranti mangaka di tutto il mondo attraverso un meccanismo molto semplice ma, allo stesso tempo, efficace: il “manga muto”. Ogni partecipante è quindi chiamato a narrare una storia attraverso quella che Tetsuo Hara, Tsukasa Hojo e Nobuhiko Horie (gli istitutori del premio) definiscono come “potenza della resa grafica”, senza alcun ausilio di testo, abbattendo di fatto ogni barriera linguistica e rendendo il prodotto fruibile da chiunque, in qualsiasi parte del globo (o dello spazio, com’è accaduto un po’ di mesi fa…).

Insomma, non smetterò mai di dire quanto mi piaccia l’idea. Perché?
E c’è bisogno di chiederlo?
Dove la trovi un’iniziativa così su larga scala che permette veramente a chiunque di partecipare e avere la possibilità, non solo di ricevere un premio in denaro, ma anche di vedere il proprio lavoro valutato da dei veri mostri sacri del manga? Ecco, a tutto qesto aggiungeteci pure che ai vincitori è stata dedicata una cerimonia ufficiale in Giappone, un vero e proprio party con più di 400 ospiti, in cui hanno potuto personalmente stringere la mano agli organizzatori!

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La cerimonia si è tenuta lo scorso 13 gennaio a Tokyo e, sul palco, si sono avvicendati sia i vincitori che gli organizzatori del concorso, in particolare ecco le dichiarazioni dei maestri Tetsuo Hara, Tsukasa Hojo e Ryuji Tsugihara.

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Tetsuo Hara
“Vedo qui riuniti molti giovani di talento da tutto il mondo. Voi ragazzi disegnate così bene che sono davvero impaziente di vedere come ognuno di voi si distinguerà nel realizzare la sua prossima opera. Ora che ci penso, in realtà sono contrario al concetto di “Silent Manga”, perché se non avessi potuto utilizzare battute come “ABESHI !! “, i miei manga non avrebbero venduto così tanto (la folla scoppia a ridere). Ma anche se io non riesco a disegnare in silenzio, sono sicuro che molti di voi non mancheranno di  intrattenere il mondo al posto mio. Faccio i miei migliori auguri ad ognuno di voi e a quel mezzo di comunicazione che è chiamato Manga.”

Tsukasa Hojo
“Quando ho iniziato a disegnare, 30 anni fa, non avrei mai immaginato che persone di tutto il mondo avrebbero letto il mio manga. Ora, vedere tutti questi fumetti, provenienti da ogni parte del il mondo e disegnati in stile manga, è davvero sorprendente. Sembrano tutti così promettenti. Mi auguro che si possano realizzare più riviste manga in molti più paesi, con opere create dagli artisti locali per il pubblico locale. Non vedo l’ora che questo accada!”

Ryuji Tsugihara
“Ho sempre riflettuto su cosa rende un manga così divertente da leggere. Ne abbiamo parlato spesso con i miei colleghi ma oggi, guardando le opere che hanno vinto il concorso, ho capito il vero potere dei manga, ovvero che la storia può essere raccontata anche solo con le immagini, senza fare affidamento sulle parole. Congratulazioni a tutti i vincitori. Il futuro sembra davvero promettente per ognuno di voi. Spero di leggere ancora molto altro da voi, non solo per quello che riguarda la nostra iniziativa, ma per un’ampia varietà di temi.”


Silent Manga in Motion

Come avvenuto già per la prima edizione, anche stavolta le opere dei partecipanti prendono vita!


Ecco una gallery con alcune immagini dalla festa:

Al party era presente anche il nostro amico Garuzo, che ci saluta con una foto assieme ai maestri Hara e Buronson!

L’edizione 2015 !!

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Per chi è interessato, ricordo che sul sito ufficiale c’è il bando della terza edizione, il cui termine di scadenza è fissato per il 31 marzo 2015, quindi avete ancora tempo! Trovate tutte le informazioni (in inglese) cliccando qui.

JAGI IL FIORE MALVAGIO Vol.2 – Recensione


jagi 2Giunge al termine JAGI IL FIORE MALVAGIO, la serie dedicata alla storia parallela del terzo dei quattro fratelli di Hokuto. Lo scorso mese, accompagnati dal provocatorio tratto e dal perverso genio di Shinichi Hiromoto, abbiamo potuto conoscere sia le origini del personaggio che diversi retroscena del tutto inediti, seguendone la crescita e i disperati tentativi di impadronirsi dell’Hokuto Shinken pur di meritarsi la completa approvazione di Ryuken, suo padre adottivo. Un cammino impervio che ben presto si è trasformato in una folle corsa verso un inevitabile e tragico epilogo fatto di dolore, violenza e morte.
Ora, sullo sfondo della terribile catastrofe nucleare che investe il pianeta, tutti i nodi vengono infine al pettine, calando un sipario rosso sangue su una delle più interessanti riletture possibili della storia di questo personaggio. Buona lettura!

TRAMA

Parlare della trama di questo volume senza spoilerare nulla è alquanto difficile. Non tanto per la conclusione in sé, perché tutti, da una trentina d’anni (più o meno), sappiamo a quale fine è destinato Jagi nel momento in cui Kenshiro torna per raddrizzare i paletti. Il punto è un altro: sempre per via delle molteplici chiavi di lettura di questo spin-off, dovrei un attimo spiegare dei fatti che potrebbero rovinare tutto il piacere della scoperta a chi non l’ha ancora letto. Allora ho scelto una sola immagine…

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Questa riassume tutto senza che io debba svelare troppi dettagli. Diciamo che, nella visione che il racconto vuole dare delle vicende legate a Jagi, anche la sua folle corsa verso la morte, di cui accennavo nell’introduzione, acquista un senso ben definito. Il suo “richiamare” Kenshiro tramite innumerevoli spargimenti di sangue non è, quindi, soltanto il gesto di un povero demente che non si rende conto del reale valore del proprio avversario. Jagi è “guidato” verso la sua inevitabile fine (da chi o da cosa lo scoprirete leggendo), una fine che però sembra essere l’unico modo di salvarsi da un fato maledetto e potersi riunire, magari in un luogo al di là del tempo e dello spazio, con una persona molto importante.
E anche qui, come dicevo il mese scorso, Hiromoto si rivela un grande perché lascia al lettore la facoltà di decidere a cosa credere. Davvero le cose sono andate così oppure è tutto solo il frutto della mente malata di Jagi? Non c’è una risposta univoca.
Passando invece ad altro, riconfermo quanto il tratto dell’autore sia veramente il più azzeccato per descrivere ciò che si muove nell’animo del personaggio e per descrivere gli eventi dal suo punto di vista. ecco un paio di immagini molto evocative…

L’episodio mancante!

Nei volumi originali (e, di conseguenza, in quelli dell’edizione italiana) manca un brevissimo episodio che venne pubblicato durante la prima serializzazione su rivista. L’esistenza dello stesso mi è nota solo grazie agli amici del team di Hokuto No Gun, che alcuni anni fa tradusse in inglese le scan di Jagi Gaiden, ed è quindi facendo affidamento sul loro edit che ho pensato di farvi un piccolo regalo e permettervi di leggere in italiano questo piccolo tassello mancante. Cronologicamente si colloca immediatamente dopo che Kenshiro ha colpito Jagi sfigurandolo, mostrando l’origine della caratteristica maschera del personaggio. Niente di epocale in verità, ma credo valga la pena conoscere il parere di Hiromoto anche su questo argomento ;)

EXTRA: LA STORIA DI RYUKEN – THE JUDGEMENT DAY

(La Storia Parallela di Ryuken – Il Giorno del Giudizio –  リュウケン外伝 – のあらすじ)

Alla fine del volume è presente (così come nell’originale giapponese) un piacevole extra sempre ad opera di Shinichi Hiromoto. Originariamente pubblicato nel dicembre 2006 su uno speciale numero del settimanale Comic Bunch, ben due anni prima di Jagi Gaiden, questo episodio manga narra delle ultime ore di Ryuken, ma in una maniera inedita e slegata dalla successione degli eventi che conosciamo dal manga originale. Infatti, in questo racconto, la decisione di Ryuken riguardo al suo possibile successore si accavalla con gli eventi che portano allo scoppio delle testate nucleari e alla sua ultima battaglia con Raoh.

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Anche in questo caso, tanto con il suo peculiare tratto quanto con la sceneggiatura, Hiromoto si sbizzarrisce nel ricreare e mescolare una serie di eventi che nell’opera originale erano ben distinti tra loro, miscelandoli in un racconto che risulta appassionante e geniale. Non dico altro sulla trama per lasciarvi l piacere di leggerlo, solo mi preme sottolineare che quanto accade in questo episodio non ha assolutamente nulla a che fare con Jagi Gaiden. Diciamo che, fatte le debite proporzioni, è una sorta di “omaggio” alla serie così come lo fu a suo tempo il film animato del 1986, quindi senza la pretesa di inserirsi in qualsivoglia continuity. Una piccola gemma in cui a farla da padrone è l’abilità da giocoliere di Hiromoto.

EDIZIONE ITALIANA

Questo mese è andata bene. Non perché non ci siano “difetti”, quanto perché si tratta di cose a cui è possibile passar sopra senza troppi problemi. Parlando dell’adattamento, se da un lato alcuni passaggi rendono molto bene, c’è da rilevare che non sempre il contenuto dei baloon corrisponde a ciò che è scritto nell’originale giapponese. Questo non rovina il senso generale dell’opera, ma non è chiaro, per esempio, perché a Toki ad un certo punto facciano dire “…Ken…” in una vignetta, quando in origine dice altro. Ripeto, il senso non sposta di molto (quasi per niente), ma il criterio secondo cui è stato operato l’adattamento resta un po’ oscuro. A essere pignoli ci sono poi un paio di frasi che proprio non mi sono piaciute nella maniera in cui le hanno messe. Una su tutte, che si legge nelle primissime pagine: “… perché questa è un’era DOVE i diavoli la fanno da padrone!”. Intanto la traduzione non è proprio quella, anche se il senso è molto simile, ma al posto di “dove”, avrei messo un più adeguato “in cui”.

Per il resto consiglio a tutti di prenderlo e portarselo a casa, perché è un manga che, assieme a TOKI IL SANTO D’ARGENTO, non dovrebbe mancare nella libreria di un fan di Hokuto No Ken.

IL MESE PROSSIMO

A febbraio ci attende JUZA LA NUVOLA VAGABONDA, ultimo degli spin-off della collana KEN LA LEGGENDA. Due volumi, disegnati da Missile Kakurai, per conoscere la storia di uno dei personaggi che, a dispetto della sua fugace apparizione nella serie originale, è uno dei più amati dai lettori.
(Ringrazio Roberto Addari di Mangaforever per le immagini)

Appuntamento al prossimo mese!

Anime Tribute – UFO Robot Goldrake


Un po’ per la voglia di farlo da tempo e un po’ dopo averne parlato con il “socio” della pagina Facebook Divina Scuola di Hokuto, inauguro una serie di articoli dedicati ai miti animati del passato, quelli che ci hanno tenuto compagnia nei pomeriggi della nostra infanzia, mentre magari facevamo merenda con pane e cioccolata aspettando di andare fuori a giocare a pallone con gli amichetti del quartiere. Quegli anime che hanno lasciato il segno nonostante gli anni e che hanno spesso, attraverso le “parabole” di vita dei protagonisti, rafforzato gli insegnamenti e l’educazione che i nostri genitori ci impartivano, in barba a psicologi e sociologi allarmisti.

Con queste premesse, la scelta sull’anime storico da trattare nel primo appuntamento era praticamente obbligata. Non potevamo infatti esimerci dal parlare del vero capostipite dell’invasione dell’animazione giapponese in Italia: UFO Robot Goldrake!

goldrakeSCHEDA TECNICA

Titolo originale:
UFO Robot Grendizer
(UFOロボグレンダイザー)

Episodi:
74

Regia:
Tomoharu Katsumata
Masayuki Akehi
Masamune Ochiai

Character Design e
Direzione dell’Animazione:
Kazuo Komatsubara
Shingo Araki

Musiche:
Shunsuke Kikuchi

Produzione:
TOEI ANIMATION

Prima TV (J):
dal 5 / 10 / 1975
al 27 / 02 / 1977

Prima TV (ITA):
1978

Trama e tematiche principali

C’è davvero bisogno di spiegare la trama di Goldrake? Vabbé, facciamo finta che siete stati tutti in ibernazione dal 1978 e vi hanno tirato fuori dal congelatore solo ieri…

Giappone, un anno imprecisato di quel periodo in cui andavano forte i pantaloni a zampa d’elefante. Un disco volante sorvola il Fujihama. A bordo c’è Koji Kabuto (sì, esattamente, lo hanno chiamato Alcor ma ormai lo sanno pure i sassi che era in realtà l’ex-pilota di Mazinga Z) che si dirige verso il Centro di Ricerche Spaziali e, nel frattempo, vede riaffiorare i ricordi del periodo passato a difendere il pianeta. Ma ormai quei tempi sono lontani, sia Mazinga Z che il Grande Mazinga sono diventati simboli della Pace e vengono tenuti sotto chiave in un museo, mentre Koji è andato negli Stati Uniti, alla NASA, per specializzarsi nell’ingegneria aerospaziale, costruendo proprio il velivolo sul quale è a bordo. Il motivo del suo ritorno in patria è presto detto: il Dr. Umon (da noi Procton), lo ha chiamato per investigare su strani avvistamenti di UFO. La verità è che le forze aliene di Vega hanno intenzione di conquistare la Terra e sarà il misterioso figlio dello scienziato, Daisuke (Actarus), a rendersene conto per primo, preannunciando il loro attacco dopo aver visto la luna (sul cui lato oscuro hanno la base i nemici) tingersi di rosso. Daisuke, il cui vero nome è Duke, è infatti anch’egli un alieno e proviene dal pianeta Fleed, a sua volta conquistato dai Veghiani e dal quale è riuscito a fuggire solo impadronendosi del potente Grendizer (Goldrake), con il quale è giunto sulla Terra diversi anni prima, venendo poi soccorso e “adottato” dal Dr. Umon. Nei pacifici anni trascorsi sul nostro pianeta azzurro, Daisuke ha imparato ad amare la sua nuova casa e la gente che vi abita, sviluppando una forte riluttanza a combattere, ma sarà proprio l’attaccamento al mondo che lo ha accolto a braccia aperte a farlo tornare a bordo del Grendizer e respingere le flotte di Vega in una lunga e memorabile serie di battaglie durante le quali ritroverà anche la perduta sorella Maria, anch’ella scampata per miracolo all’invasione del loro pianeta natale.

actarus

La serie, come tanti prodotti dell’epoca, pur nascendo con uno scopo molto semplice, ovvero trainare le vendite di giocattoli, modellini e via dicendo, portava dei messaggi non indifferenti ed esplorava temi interessanti che meriterebbero di essere approfonditi oggi forse anche più di allora.

Prima di tutto quello più evidente: il tema del diverso. Daisuke è un alieno, un estraneo, non solo per la provenienza, ma anche come carattere. Nonostante si sforzi di vivere fra gli altri esseri umani, egli è fondamentalmente un personaggio solitario, glie lo si vede perfino nello sguardo, anche quando è in mezzo alla folla. Eppure, nonostante questo, Daisuke farebbe di tutto per proteggere coloro che ha imparato ad amare e quel suolo straniero che gli ha dato riparo. E qui ci sarebbe da riflettere a lungo sui concetti di razza e nazionalità. Perché oggi facciamo spesso un gran parlare di confini e di extracomunitari e di diritti e di doveri, ma spesso perdiamo di vista una realtà importante, ovvero che ad accomunarci dovrebbero essere i sentimenti e la coscienza piuttosto che i colori di un bandiera. Con questo non voglio scadere nel buonismo a tutti i costi, perché ci sono problematiche che purtroppo vanno oltre la mera semplificazione tra “sì, venite tutti da noi che se non c’è posto ci stringiamo” e “se ci provate vi affondiamo i barconi a cannonate”, ma di certo ci troviamo in una fase della storia umana in cui sarebbe ora di iniziare a rivedere, in generale, il nostro rapporto con il prossimo.  Probabilmente lo stesso pensiero di Mauro Biani quando ha disegnato questa illustrazione:

C’è poi un altro tema dominate che è quello della guerra. Come dicevo prima, Daisuke, fin dal primissimo episodio della serie, manifesta una forte riluttanza a combattere, proprio perché è già stato testimone degli orrori generati dal conflitto sul suo pianeta d’origine. La sua stessa famiglia è stata sterminata e anche Grendizer, in fondo, altro non è che una macchina a scopo bellico che Re Vega stava facendo costruire, avvalendosi dell’avanzata tecnologia di Fleed, per portare morte e distruzione su altri mondi. Non c’è quindi un’esaltazione della violenza, bensì la rappresentazione della sfiancante lotta che, tanto il protagonista quanto i suoi amici, sono costretti loro malgrado a sostenere pur di mantenere la Pace.

guerra

Caratteristiche peculiari

Sorprendentemente, Goldrake non era poi così innovativo, o almeno non lo era per i telespettatori giapponesi di quegli anni, già abituati da 3 anni ai Super Robot partoriti dalla fervida mente di Go Nagai. Sui loro teleschermi si erano infatti già avvicendati Mazinga Z (1972), Getter Robot e il Grande Mazinga (1974),  Getter Robot G e Jeeg Robot D’Acciaio (1975 – In realtà Jeeg vene messo in onda lo stesso giorno di Goldrake, allo stesso orario ma su un altro canale televisivo). Ognuno di questi portava con sé la sua dose di caratteristiche e di armamenti spettacolari, quindi da Goldrake non ci si poteva aspettare nulla di meno. Anzi, se vogliamo trovare la vera peculiarità di Goldrake, essa risiede probabilmente nel fatto che inizialmente non sarebbe dovuto neanche esistere. Perché Nagai, in origine, avrebbe voluto concludere la sua trilogia dei Mazinga con un nuovo robot chiamato God Mazinger, al cui comando sarebbe dovuto tornare Koji Kabuto, ma l’inaspettato riscontro di pubblico avuto al cinema da UFO Robot Gattaiger, apparso nel mediometraggio animato Uchū Enban Daisensō (La grande battaglia dei dischi volanti, che abbiamo recentemente potuto vedere anche nelle sale italiane durante le Notti dei Super Robot), spinsero i produttori a chiedere al maestro di lasciar perdere il suo progetto e sviluppare invece la nuova serie partendo proprio dagli stessi elementi cardine di quel film.

Il design di Gattaiger venne completamente scartato in favore di quello (molto più accattivante, inutile nasconderlo…) che tutti conosciamo, con la colorazione tipica dei precedenti Mazinga a fare da richiamo per i piccoli fan, mentre molti altri elementi vennero invece mantenuti quasi inalterati. L’unico veramente scontento fu il povero Koji Kabuto, che si ritrovò degradato da protagonista a spalla nel giro di due mesi, potendo contare solo su un misero (diciamocelo pure questo…) disco volante rubato alle giostre della festa patronale (per ricordarsi poi solo in Goldrake contro il Grande Mazinga che c’aveva almeno altri due robottoni parcheggiati lì vicino…).

A parte gli scherzi, un fattore notevole per il successo della serie è stato sicuramente il poter contare sul character design e sulle animazioni di due mostri sacri come Kazuo Komatsubara e Shingo Araki. Del primo abbiamo già parlato qui, mentre per il secondo credo non ci sia bisogno di molte presentazioni, perché essere appassionati di anime e non sapere chi è Shingo Araki è come…. è come… insomma, non mi viene nemmeno l’esempio per troppo che è assurdo, ma se vi volete fare una cultura, vi consiglio questo sito.

Il successo e l’impatto sulla società

La serie andò avanti per ben 74 episodi e fu accompagnata da alcuni manga, disegnati sia dallo stesso Nagai che da Gosaku Ota e Hidearu Imamichi e che offrivano versioni alternative (quando non addirittura apocalittiche, come nel caso di Ota…) delle vicende. Ci furono ovviamente tonnellate di giocattoli, dischi ed altri articoli legati alla serie, come programmato fin dal principio dalla grande macchina nipponica del merchandise, fino alla naturale chiusura del ciclo vitale (e commerciale) del personaggio.  Ma, come abbiamo visto poc’anzi, se in Giappone Goldrake era solo uno dei tanti robot appartenenti alla folta schiera di guerrieri meccanici che affollavano i palinsesti delle reti televisive di quegli anni, in Italia fu tutto l’opposto: per noi fu il primo.

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La nostra penisola venne colpita da quella febbre che è oggi nota con il nome di “Goldrake-mania“! Il robottone era letteralmente ovunque: giocattoli, giornalini, riviste, figurine, abbigliamento e calzature per bambini, articoli per la scuola, patatine, formaggini, orologi, lampade, maschere e costumi di carnevale, giostre (quanti giri mi ci sono fatto!!), palloncini… potete continuare voi aggiungendo quello che vi pare perché tanto, quasi sicuramente, ogni cosa esistente in quegli anni ha avuto il “marchio” di Goldrake.

Menzione a parte la merita il 45 giri con le sigle, che vendette un milione di copie aggiudicandosi il disco d’oro!

Oltre a tutto questo, fu proprio grazie a tale e tanto successo se le varie emittenti nostrane, dalle più grandi alle più piccole, iniziarono ad acquistare quasi ogni serie proveniente dal Giappone, si trattasse di animazione o di film di mostri giganti e telefilm di supereroi come Megaloman e via dicendo. Ma, come tutte le cose che riscuotono un successo spropositato, anche Goldrake ebbe la sua schiera di “haters” ante litteram che gli si scagliarono contro, reputandolo un modello negativo per i bambini dell’epoca. Difatti Goldrake non era come Superman o come l’Uomo Ragno, che si limitavano a catturare i nemici e consegnarli nelle mani della giustizia. No, Goldrake, come abbiamo detto prima, era in guerra, e in guerra si spara per uccidere. L’errore di chi criticava Goldrake era chiaro, ovvero estrapolare le azioni dei protagonisti dal loro contesto narrativo, ma prima di bollare queste persone come stupide o superficiali, bisognerebbe ricordare qual era il clima di quel tempo. Quelli, per l’Italia, erano infatti gli “anni di piombo”, un periodo nero della nostra storia politica e sociale, e pensare che delle giovani menti potessero in qualche modo recepire un messaggio che giustificasse il farsi giustizia da soli, non era un’ipotesi da prendere poi così sottogamba. Comunque, in difesa di Goldrake scese in campo addirittura il famoso scrittore, giornalista e pedagogista Gianni Rodari che, nel 1980, pubblicò un articolo che riportava le seguenti dichiarazioni: «Bisognerebbe vedere oggettivamente, liberandoci dai nostri pregiudizi personali, che cos’è per un bambino l’esperienza di Goldrake. Bisognerebbe chiedersi il perché del loro successo, studiare un sistema di domande da rivolgere ai bambini per sapere le loro opinioni vere, non per suggerire loro delle opinioni, dato che noi spesso facciamo delle inchieste per suggerire ai bambini le nostre risposte. Invece di polemizzare con Goldrake, cerchiamo di far parlare i bambini di Goldrake, questa specie di Ercole moderno. Il vecchio Ercole era metà uomo e metà Dio, questo in pratica è metà uomo e metà macchina spaziale, ma è lo stesso, ogni volta ha una grande impresa da affrontare, l’affronta e la supera. Cosa c’è di moralmente degenere rispetto ai miti di Ercole?». (Un ottimo approfondimento su tutta la vicenda lo trovate cliccando qui.)

Romano Malaspina – La voce del mito

romano malaspina

Impossibile scrivere un articolo nostalgico su Goldrake e non parlare di Romano Malaspina, l’uomo la cui potente voce è, oramai, inscindibile da Actarus. Dei suoi nobili natali, della sua carriera e della sua fiera personalità potete trovare informazioni ovunque, perché il merito che non gli ha saputo riconoscere il mondo dello spettacolo glielo ha invece dato il pubblico, che a distanza di tanti anni non smette di amarlo ed omaggiarlo in ogni modo possibile. Quindi mi affiderò piuttosto al seguente video per rievocare quegli esaltanti momenti in cui questo nostro eroe, con la sua interpretazione, “creava” il mito.

Nel frattempo la “generazione Goldrake” è cresciuta, portandosi dietro quell’immaginario fatto di lame rotanti e valori positivi. Alcuni ricordano il loro eroe tributandolo con belle fan art, aprendo in suo nome siti d’approfondimento, riunendo altri appassionati in grandi community, scrivendo libri o, come nel caso di Luca Papeo, progettando addirittura un sequel animato: UFO King Goldrake.

La seconda giovinezza

Per quello che riguarda il Giappone, a partire dallo scorso settembre Goldrake è tornato con un manga, Grendizer Giga, disegnato proprio dal suo autore originale, Go Nagai. Trattandosi di un remake e non di un sequel, sia la storia che i protagonisti sono differenti, o almeno non sono propriamente gli stessi che conosciamo da anni. Daisuke Uryu, studente alla pari, è ospite della giovane Hikaru Bokujo e della sua famiglia quando gli alieni invasori dell’Impero di Vega (che ora somigliano più a degli insettoni), decidono di attaccare la Terra. A quel punto sarà l’androide Maria a risvegliare i ricordi sepolti nella mente di Daisuke, il cui vero nome è Luke, ultimo superstite del pianeta Fleed, anch’esso distrutto dagli invasori, che salirà quindi a bordo di Grendizer per respingerli.

grendizer giga

Ma Goldrake è al centro di una vera e propria operazione di rilancio anche nel nostro Paese grazie a svariate iniziative: la collezione completa della serie animata in edicola, la proiezione al cinema dei mediometraggi robotici di Toei, la pubblicazione di un libro e, dulcis in fundo, il ritorno in TV a partire dal 7 gennaio, su MAN-GA, canale 149 di SKY. Ed è difficile non tornare bambini pensando a tutto questo. L’impressione che ne ho avuto io, almeno dopo aver visto l’enorme numero di spettatori di ogni età riempire le sale durante le Notti dei Super Robot, è che Goldrake stia permettendo, oggi come allora, un vero e proprio ritorno di fiamma verso l’animazione giapponese, una nuova invasione che abbiamo tutta l’intenzione di accogliere a braccia aperte.

Chiudo con questa stupenda fan art, appositamente realizzata dal carissimo (e bravissimo) Arcano Sciamano (noto all’anagrafe come Luigi Antonio Merico), che ritrae il nostro amato robottone in una scena che richiama la tradizione del suo paese d’origine con uno stile molto “samurai”! Tutta la potenza di Goldrake pronta quasi a bucare lo schermo per raggiungervi.  Re Vega non ha scampo!

Hokuto No Ken “Moe” Contest – Facciamoci del male


Primo post del 2015 e tanta voglia di farmi (e farvi) del male. Sì, perché anche se a molti sarà sfuggito (in quanto ho evitato attentamente di parlarne…), poco tempo fa è stato indetto in Giappone un contest ufficiale di disegno dedicato ad Hokuto No Ken. Solo che non era un contest normale, no, bensì prevedeva che i disegni inviati ritraessero i protagonisti della serie in chiave “moe”…

moe contest

Tutti i disegni li trovate cliccando qui

Da notare il maestro Hara tutto intento a valutare…

hara moe

Tutto molto bello, vero? :D

Comunque sia, mi faccio perdonare subito con un trittico di fan art tutte nostrane che sotterrano tranquillamente questa roba. ;)

Alcune settimana fa, si discuteva su facebook riguardo all’immensa bravura di maestri come Hayama e Suda nel reinterpretare secondo il loro stile i personaggi di anime e manga vari dando loro una lucce tutta particolare. Allora l’amico Uomo dalle 7 Stelle se ne esce con una proposta carina che si riassume così: “perché non far scegliere a Squalo un disegno di Hara che noi andremo poi a reinterpretare, ognuno secondo il proprio stile?”
Quel “noi” era ovviamente riferito al circolino degli artisti che ormai si è formato proprio su facebook e che spesso e volentieri sforna piccoli capolavori dedicati sia a Ken che ad altri soggetti.
Facciamola breve: Io ho detto “OK” e alcuni di loro si sono prestati a questo piccolo esperimento, il cui risultato è veramente interessante. L’immagine che ho scelto è questa…

Ed ecco cosa hanno creato loro…

Uomo dalle 7 Stelle

 

Peppe Romeo

Cristian Giuseppone

E anche stavolta, l’Italia batte il Giappone con un bel 3 a 0.

A tavola con Nanto e Hokuto – Le ricette segrete!


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Circa tre settimane fa,  presso l’Agriturismo San Floreano, si è svolta una vera e propria “sfida gastronomica” in cui le scuole di Hokuto e di Nanto si sono fronteggiate in una battaglia molto originale (che abbiamo documentato qui) in cui ogni portata rendeva omaggio ai principali maestri di entrambe le discipline. Abbiamo pensato che, visto il periodo, sarebbe stato carino fornire tutte le ricette per poter preparare, comodamente e a casa vostra, i diversi piatti creati per l’occasione. Buona lettura e, nel caso, buon appetito.  ;)

ANTIPASTO HOKUTO:
Vol au vent “dite il mio nome”
Ingredienti:
500gr zucca gialla varietà Chioggia
60gr cipolla
60gr speck affettato
Sale
Olio

Mondate la zucca e tagliatela a cubetti. Rosolate la cipolla e aggiungete i cubetti di zucca. A cottura della zucca, frullatela.
Tagliate lo speck alla julienne e rosolatelo in padella. Aggiungete lo speck al composto di zucca e amalgamate bene. Mettete il composto ancora tiepido in una saccapoche e riempite i vol au vent.

ANTIPASTO NANTO:
Prosciutto cotto nel pane
Ingredienti:
un prosciutto di circa 3kg
1kg di farina 00
500ml di acqua
Sale
1 cucchiaio di zucchero
10gr di lievito.

Impastate la farina con l’acqua, un pizzico di sale, lo zucchero e il lievito ottenendo un impasto di pane che lascerete riposare circa 30 minuti. Prendete il prosciutto e avvolgetelo nell’impasto, lasciando riposare il tutto altri 30 minuti. Infornate a 160°C per 4 ore.
Alternate il pane carasau con fette di prosciutto cotto ancora caldo e guarnite con radice di rafano. grattugiata e senape.

Nota: il prosciutto cotto nel pane è un piatto tipico della tradizione triestina, accompagnato con la radice di rafano grattugiata o in salsa (kren).

PRIMO HOKUTO:
Tortino ripieno
Ingredienti:
Foglie esterne di un cavolo cappuccio
150gr prosciutto cotto
150gr castagne lessate
1 cipolla
1 cucchiaino di semi di cumino
Mezzo bicchiere di panna
Burro
Sale
Pepe
Noce moscata

Lessate le foglie del cavolo cappuccio e con esse rivestite delle cocotte di circa 10 cm di diametro ben unte. Soffriggete della cipolla con olio e cumino. Dopo rosolata aggiungete il prosciutto cotto tritato, le castagne lesse sbriciolate, la panna, sale, pepe e noce moscata.
Amalgamate bene il composto e riempite le foglie di cavolo, premendo delicatamente. Coprire con la parte delle foglie che fuoriesce dalla cocotte e cospargere di burro. Infornate le cocotte in forno ventilato a 180°C per circa 25 minuti.
Servite il tortino dopo averlo tolto dalla cocotte.

Riso alla curcuma
Ingredienti:
250gr riso carnaroli
1 cucchiaio di cipolla tritata fine
Una spruzzata di vino bianco secco
Brodo vegetale q.b.
1 cucchiaino di curcuma
Burro
Sale

Rosolate la cipolla tritata fine, aggiungete il riso e tostatelo a fiamma viva per un paio di minuti quindi aggiungete del vino bianco e sfumate. Portate il riso a cottura a fuoco medio, aggiungendo del brodo vegetale in cui avrete sciolto la curcuma in polvere. Regolate di sale, mantecate con del burro e servite.

PRIMO NANTO:
Ravioli di barbabietola con formadi frant
Ingredienti:
200gr farina 00
100gr semola
450gr barbabietole cotte in forno
Sale
2 uova
1 rosso d’uovo
Burro e semi di papavero per condimento

Ingredienti del ripieno:
200gr formadi frant
100gr ricotta fresca
Timo

Con le barbabietole cotte fate una purea e impastatela con la farina 00, la semola, due uova intere e un tuorlo e il sale. Mentre fate riposare l’impasto, preparate il ripieno mescolando la ricotta fresca e il formadi frant.
Tirate l’impasto in una sfoglia e disponete il ripieno in piccoli fiocchetti distanti circa sei centimetri uno dall’altro. Richiudete con un’altra sfoglia, formate i ravioli e sigillateli.
Cucinateli in acqua bollente per pochi minuti e saltateli in padella con burro e semi di papavero.

Nota: il formadi frant è una specialità tipica friulana della Carnia. Le forme di formaggio tipo “latteria” avanzate dell’anno precedente e quelle imperfette fresche vengono sbriciolate o grattugiate e rimpastate insieme con panna, sale e pepe ottenendo un formaggio molto saporito e a tratti piccante.
Potete sostituirlo con del gorgonzola per ottenere un analogo contrasto di sapori tra la sfoglia dei ravioli e il loro ripieno.

SECONDO HOKUTO:
Arrotolato “ombelico di Heart”
Ingredienti:
1 filetto di maiale
100gr feta
Rosmarino
Salvia
Sale
Pepe
Olio extravergine di oliva
80gr pancetta stesa a fette
Vino bianco

Incidete e aprite il filetto di maiale, farcitelo con la feta e richiudetelo. Avvolgetelo con le fettine di pancetta e legate il tutto con dello spago. Aromatizzate con rosmarino, salvia e pepe e regolate di sale. Cuocete in padella a fuoco vivace, rigirando spesso e bagnando con vino bianco. Una volta rosolato, passatelo in forno ventilato a 180°C per circa 20 minuti.

Patate ai palmi distruttori
(patate in tecia)
Ingredienti:
1kg patate vecchie
50gr cipolla tritata
Sale
Alloro
Olio extravergine d’oliva
Brodo vegetale q.b.

Soffriggere la cipolla con alloro e olio. Affettate le patate crude e unitele alla cipolla. Aggiungete il brodo vegetale facendolo sfumare man mano e regolate di sale. Portate a cottura a fuoco medio senza mescolare.

Nota: piatto tipico tradizionale triestino.

SECONDO NANTO:
Tagliata “di che colore è il vostro sangue?”
Ingredienti:
1 fetta spessa di carne
Cacao amaro
Caffè macinato
Peperoncino

Unite insieme un cucchiaio di cacao amaro e un cucchiaino di caffè macinato. Aggiungete il peperoncino secondo i gusti. Affettate un pezzo di carne da tagliata e passatelo nel composto appena preparato. Cuocete in padella fino alla cottura desiderata e salate.

Zucchine trifolate
Ingredienti:
1kg di zucchine
Olio extravergine di oliva
Sale
Prezzemolo

Mondate e affettate le zucchine. Fatele saltare in padella con l’olio fino a cottura, regolando di sale.

Carote al miele
Ingredienti:
1kg carote
80gr burro
1 cucchiaino di miele d’acacia
Sale
Brodo vegetale

Lessate le carote e affettatele leggermente in obliquo in fette spesse circa mezzo centimetro. Rosolatele nel burro a cui avrete aggiunto il miele di acacia, sale e un paio di cucchiai di brodo vegetale

DOLCE HOKUTO:
Strudel di pere e cioccolato
Ingredienti:
1 rotolo di pasta sfoglia rettangolare
700gr pere abate
80gr biscotti secchi
100gr cioccolato fondente
Zucchero di canna
Cannella in polvere

Mondate le pere, togliendo buccia e torsolo e tagliandole a fettine. Tirate leggermente la pasta sfoglia mantenendo la forma rettangolare. Con i biscotti sbriciolati formate il fondo sopra il quale stenderete il cioccolato fondente spezzettato e le pere. Chiudete la sfoglia formando lo strudel. Completate il tutto spennellandolo con acqua e cospargendolo di zucchero di canna e cannella.
Infornate a 200°C per 10 minuti e ultimate la cottura a 180°C per altri 35 minuti.

DOLCE NANTO:
Panna cotta
Ingredienti:
250gr panna fresca
2 fogli di colla di pesce
25gr zucchero

Mettete la colla di pesce ad ammorbidirsi in acqua fredda. Mescolate la panna con lo zucchero e portate il tutto quasi a ebollizione. Togliete dal fuoco e aggiungere la colla di pesce ben strizzata. Amalgamate il composto e riempite degli stampini della dimensione desiderata.

Cialde croccanti
Ingredienti:
40gr burro
Brandy 0,5 dl
Un cucchiaino di zenzero in polvere
30gr farina
120gr zucchero
Sale

Sciogliete il burro e unite il brandy e lo zenzero. Mescolate e lasciate intiepidire. Aggiungete la farina, il sale e lo zucchero e amalgamate il tutto. Lasciate riposare l’impasto per un ora.
Formate dei dischi con delle piccole parti dell’impasto e disponeteli su carta da forno e quindi cucinateli a 170°C fino a doratura. Staccateli una volta raffreddati.



ENGLISH

Dining with Nanto and Hokuto – The secret recipes!

About three weeks ago, at San Floreano Farmhouse, there was a real “gastronomic challenge where Hokuto Shinken and Nanto Seiken fought a very original battle (which we have documented here) in where each course paid tribute to major masters of both disciplines. We thought that, given the period, it would be nice to provide all the recipes to prepare, easily and at your home, the different dishes created for the occasion. Happy reading and, if so, good appetite;)

HOKUTO APPETIZER:
Vol au vent say my name
Ingredients:
Yellow pumpkin (Chioggia variety) 500 g / 1 pound and 2 oz
Onion 60 g / 3 oz
Sliced speck ham 60 g / 3 oz
Salt
Oil

Clean the pumpkin and cut it into cubes. Brown the onion and add the diced pumpkin. When the pumpkin is cooked, mix it.
Julienne the speck ham and brown it in the pan. Add the speck ham to the pumpkin mixture and mix them well. Put this still tepid mixture in a pastry bag and fill the vol au vents.

NANTO APPETIZER:
Ham cooked in bread
Ingredients:
A ham of about 3kg / 6.61 lbs
Pastry flour  1 Kg / 9 cups
Water 500 ml / 2 cups and 2 Tbs
Salt
Sugar 1 Tbs
Baker’s yeast 2 tsp

Combine the flour with the water, a pinch of salt, sugar and baker’s yeast getting a bread dough that you’ll let rest for about 30 minutes. Take the ham and wrap it in the dough, letting them rest for 30 minutes again. Bake all at 160 ° C for 4 hours.
Alternate “pane carasau” flatbread with slices of still hot cooked ham and garnish them  with grated horseradish root and mustard.

Note: ham cooked in bread is a traditional dish from Trieste, accompanied with grated horseradish root or in sauce (kren).

HOKUTO FIRST COURSE:
Filled patty
Ingredients:
Outer leaves of a cabbage
Cooked ham 150 g / about 5 oz
Boiled chestnuts 150 g / about 5 oz
1 onion
Cumin seeds 1 tsp
Cream
½ cup
Butter
Salt
Pepper
Nutmeg
Boil the leaves of the cabbage and coat some well greased casseroles (of about 10 cm in diameter) with them. Fry lightly the onion with oil and cumin. Once browned, add chopped ham, crumbled boiled chestnuts, cream, salt, pepper and nutmeg.
Knead the mixture well and fill the cabbage leaves, pressing gently. Cover it with the part of the leaves that coming out of the casserole and spread with butter. Bake the casseroles in a ventilated oven at 180 ° C for about 25 minutes.
Serve the patty after removing it from the casserole.
Curcuma rice
Ingredients:
Carnaroli rice 250 g / 9 oz
Finely chopped onion 1 Tbs
A splash of dry white wine
Vegetable broth to taste
Curcuma 1 tsp
Butter
Salt
Brown the finely chopped onion, add the rice and toast it over high heat for a few minutes then simmer with white wine. Bring the rice to cook over medium heat, adding vegetable broth in which you have dissolved curcuma powder. Add salt, cream with butter and serve.

NANTO FIRST COURSE:
Beet ravioli with formadi frant
Ingredients:
Pastry flour 200 g / about 2 cups
Semolina 100 g / about 4 oz
Baked beets 450 g / 1 pound
Salt
2 eggs
1 egg yolk
Butter and poppy seeds as seasoning

Filling ingredients:
Formadi frant 200 g / 7 oz
Fresh ricotta cheese 100 g / about 4 oz
Thyme

Make a puree with baked beets and mix with the pastry flour, semolina, two whole eggs and egg yolk and salt. While you leave the dough to rest, prepare the filling by mixing the fresh ricotta cheese with formadi frant.
Roll out the dough into a sheet and place the filling into small flakes about 2,5 inches away from each other. Close with another sheet, form the ravioli and seal them up.
Cook them in boiling water for a few minutes, then stir fry them in a pan with butter and poppy seeds.

Note: the formadi frant is a typical specialty from Carnia (Friuli Venezia Giulia). The leftovers wheels of cheese (“Latteria” type) from the previous year and those fresh but imperfect are crumbled or grated and mixed again together with cream, salt and pepper getting a very tasty and sometimes spicy cheese.
You can replace it with gorgonzola to get a similar contrast of flavors between the dough for ravioli and their filling.

HOKUTO SECOND COURSE:
Rolled Heart’s navel
Ingredients:
1 pork fillet
Feta cheese 100 g / about 4 oz
Rosemary
Sage
Salt
Pepper
Extra-Virgin olive oil
Sliced pancetta 80 g / about 3 oz
White wine

Engrave and open pork fillet, stuff it with feta cheese and then close it again. Wrap it with slices of pancetta and tie all with a string. Spice it with rosemary, sage, pepper and add salt to taste. Cook in a pan over high heat, stirring frequently and sprinkling with white wine. Once browned, bake it in a ventilated oven at 180 ° C for about 20 minutes.

“Destructive hands” potatoes
(patate in tecia)
Ingredients:
Old potatoes 1Kg / 2,2 lbs
Chopped onion 50 g / 2 oz
Salt
Laurel
Extra-Virgin olive oil
Vegetable broth to taste

Fry lightly the onion with laurel and oil. Slice the raw potatoes and add them to the onion. Simmer gradually with vegetable broth and add salt to taste. Bring all over medium heat cooking without mixing.

Note: this is a traditional dish from Trieste.

NANTO SECOND COURSE:
What color is your blood?” sliced steak
Ingredients:
1 thick slice of beef sirloin
Unsweetened cocoa powder
Ground coffee
Chili pepper

Unite together a tablespoon of cocoa powder and a teaspoon of ground coffee. Add the chili pepper to taste. Slice a piece of beef sirloin and pass it into the mixture you’ve just prepared. Cook in pan until the desired cooking and add salt.

Sauteed zucchini
Ingredients:
Zucchini 1 Kg / 2,2 lbs
Extra-Virgin olive oil
Salt
Parsley

Clean and slice the zucchini. Sauté in a pan with oil until cooked, adding salt to taste.

Carrots with honey
Ingredients:
Carrots 1 Kg / 2,2 lbs
Butter 80 g / about 6 Tbs
Acacia honey 1 tsp
Salt
Vegetable broth

Boil the carrots and slice them slightly diagonally into slices of about 0,5 cm of thickness. Brown them in butter to which you have added acacia honey, salt and a couple of tablespoons of vegetable broth.

HOKUTO DESSERT:
Pear and chocolate strudel
Ingredients:
1 rectangular puff pastry roll
Abbot pears 700 g / 1,54 lbs
Biscuits 80 g / 3 oz
Dark chocolate 100 g / about 4 oz
Brown sugar
Ground cinnamon

Clean, peel and core te pears, then cut them into slices. Roll out the pastry lightly, maintaining the rectangular shape. With crushed biscuits create the bottom over which you’ll spread out the chopped dark chocolate and pears. Close the puff pastry forming a strudel. Complete all brushing with water and sprinkling with brown sugar and cinnamon.
Bake at 200 ° C for 10 minutes then finish cooking at 180 ° C for another 35 minutes.

NANTO DESSERT:
Panna cotta (cooked cream)
Ingredients:
Fresh cream 250 g / 1 cup
2 sheets of isinglass
Sugar 25 g / 1 oz

Put the isinglass in cold water to soften. Mix cream with sugar and bring everything almost to boil. Remove from heat and add the squeezed isinglass. Amalgamate the mixture and fill molds of your desired size.

Crispy waffles
Ingredients:
Butter 40 g / about 3 Tbs
Brandy 0,5 dl / about 3 Tbs
Powdered ginger 1 tsp
All-purpouse flour 30 g / 1 oz
Sugar 120 g / more than ½ cup
Salt

Melt the butter and add brandy and ginger. Mix all and let them tepefy. Add flour, salt and sugar and mix them well together. Let the dough rest for an hour.
Shape some discs using small pieces of the dough, place them on baking paper and then cook them at 170 ° C until golden brown. Detache them when cooled.