Ken il guerriero – Trent’anni sotto il segno dell’Orsa Maggiore


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11 Ottobre 1984.
Sono le sette di sera di un tranquillo giovedì quando, sull’emittente nipponica Fuji Television, appare un’enigmatica scritta bianca su sfondo nero: “199X”

Una seria voce narrante la legge  e quello che accade dopo è ormai leggenda. Un fungo atomico si allarga fino a mostrarsi in tutta la sua terribile potenza, rivelando uno scenario di morte e distruzione in cui sono riconoscibili le vestigia simbolo di un mondo, il nostro, che in quegli anni sembrava davvero dover finire così da un momento all’altro. Nel frattempo la stessa voce (per inciso quella di Banjou Ginga, che diverrà in seguito doppiatore di Souther) accompagna quelle immagini descrivendo sinteticamente quanto accaduto: Il pianeta è stato inghiottito dalle fiamme nucleari e trasformato in un unico gigantesco deserto…

“Tuttavia, la razza umana era sopravvissuta!”

Stacchetto, titolo – Hokuto No Ken – Seikimatsu Kyuseishu Densetsu – , sigla adrenalinica e via, gli spettatori si ritrovano catapultati in quel mondo violento ed eroico che da circa un anno già spopolava in forma cartacea ed era divenuto la punta di diamante di Shonen Jump e della Shueisha.
Prodotta da Toei Animation, la serie animata giunse nel 1987 anche da noi, in Italia, con il titolo Ken il guerriero. Stavamo ancora bevendo il latte a lunga scadenza per via del disastro di Černobyl’ e, di lì a poco, un referendum avrebbe abrogato l’impiego del nucleare sul nostro territorio. Film come “Interceptor – il guerriero della strada” e “The Day After” ci avevano già preparato al peggio da qualche anno… insomma, il tema era ben più che caldo.

Facile capire l’impatto che ebbero su di noi le parole dell’introduzione e la suggestiva quanto indimenticabile sigla italiana di Spectra…


Da allora, il nostro paese divenne una specie di seconda patria per Kenshiro e tutti gli altri protagonisti della storia. Solo diversi anni più tardi abbiamo conosciuto il manga originale che, piaccia o no, è stato pubblicato la prima volta solo grazie al fatto che eravamo ormai un popolo “innamorato” di Hokuto No Ken. In Italia come in Giappone è difficile conoscere qualcuno che non sappia chi siano Ken, Raoul, Rei, Kaioh, Toki, oppure che non abbia mai sentito nominare Hokuto, Nanto e i punti di pressione. Per un certo periodo, fra i banchi di scuola, era girata anche la leggenda metropolitana “del colpo della morte in 3 giorni” (che venne poi ripresa da Elio e le storie tese per la mitica “Mio cugggino”), c’era poi quel compagno di classe che, dapprima patito di Judo Boy, si era messo a praticare arti marziali e affermava che il suo maestro gli avrebbe un giorno insegnato la tecnica dei cento pugni. Cioé, ragazzi, lo vedeva pure mio nonno! Giuro! E ogni tanto un “uatà!!” me lo tirava pure mia sorella, nonostante preferisse vedere Beautiful…

Ho già parlato estesamente della genesi di Kenshiro e della Divina Scuola di Hokuto in un lungo articolo in occasione del trentennale del manga originale (lo trovate qui), mentre sempre per il trentesimo anniversario ho pensato all’iniziativa congiunta “Thirty Years of Battles” (di cui potete gustare i contributi cliccando qui). Sempre per lo stesso motivo abbiamo tradotto con dovizia le interviste a Buronson e Tetsuo Hara della serie “Raccontando Hokuto” (cliccate qui), così come ho recensito in maniera oggettiva Last Piece, il nuovissimo capitolo celebrativo del manga (qui)… ma oggi… oggi diamo a Cesare quel che è di Cesare pagando tributo alla mitica serie TV!
Chiudiamo quindi simbolicamente i festeggiamenti sulla scia dei ricordi, lasciando la parola a chi, in un modo o nell’altro, ha avuto o ha a che fare in maniera significativa con l’anime.  Buona lettura!

masami sudaMasami Suda

(character designer e direttore dell’animazione)

Un uomo, una leggenda. Colui che, attraverso un character design potente e dinamico, ha definito il peculiare stile dei personaggi. Senza le sue idee ed intuizioni, l’Hokuto No Ken televisivo non sarebbe mai stato il successo planetario che è diventato.

“30 anni fa l’animazione giapponese era ancora caratterizzata da opere nel complesso piuttosto semplici, prive di una chiara elaborazione nel disegno, nelle ombreggiature e via dicendo. Perciò, a quel tempo s’incominciò ad andare un po’ a tentoni nella ricerca di qualcosa di davvero innovativo. Parlando della questione con il regista Ashida decidemmo di focalizzare la nostra attenzione su una composizione generale che avrebbe trasceso qualsiasi canone fino ad allora acquisito e di porre enfasi su una energia travolgente, ben sapendo che forse saremmo stati sommersi da critiche alle quali eravamo preparati.
Eppure, contrariamente a quanto ci eravamo aspettati, la nostra opera venne accolta senz’alcuna critica, anzi ricordo con piacere che fummo sostenuti in maniera decisiva dai più piccoli e dai giovani in generale.
Personalmente provo una profonda soddisfazione per quel che riuscimmo a fare in quel periodo.

claudio maioliClaudio Maioli

(cantante della sigla italiana)

Compositore della musica e cantante della sigla, il mitico Spectra ci ha regalato veri e propri brividi con la sua interpretazione, contribuendo a rendere ancora più tetra l’atmosfera generale del postapocalittico mondo di Ken.

“Devo dire che è passato tanto tempo. All’epoca avevo quasi quarant’anni e, trattandosi di lavoro, mi sono concentrato esclusivamente sul comporre una musica che rendesse un buon servizio alla storia e quindi alle immagini che l’avrebbero narrata.
Per oltre 15 anni ho ignorato che il cartone e la sigla avessero un seguito. Quando l’ho scoperto, per un po’ di tempo, ogni volta che i fan me lo confermavano con grande affetto e stima rimanevo sorpreso, poi pian piano ci ho fatto l’abitudine. “

alessio ciglianoAlessio Cigliano

(voce italiana di Kenshiro)

Attore, doppiatore, direttore del doppiaggio e dialoghista, è stato la primissima voce italiana del nostro eroe, quella che riecheggia costantemente nei ricordi di noi fan ogni volta che pensiamo alle gesta di Kenshiro… anche se stiamo leggendo il manga!

“Il primo impatto è stato negativo. Non avevo mai seguito anime che andassero oltre i robot spaziali e trovavo l’ambientazione cupa e inutilmente violenta. Pensai che non l’avrebbe visto nessuno… E mai valutazione fu più sbagliata!! Anni dopo, con l’affermarsi di internet, mi trovai casualmente su un forum a tema e poi rimbalzai di forum in forum. Fu allora che compresi la portata del fenomeno e la mia erronea valutazione.”

norman mozzatoNorman Mozzato

(voce italiana di Raoul)

Attore, doppiatore e regista, con la sua interpretazione possente ed autoritaria, Norman Paolo Mozzato ha reso immortale il personaggio di Raoul, principale antagonista di Ken, nel cuore dei telespettatori.
Un maestro della voce per un maestro di Hokuto!

“Raoul è stato un personaggio di una difficoltà estrema per due grandi motivi: il primo era la lunghezza dei suoi dialoghi e il secondo era la necessità di andare in sincrono con il suo labiale, dato che i pochi fondi di cui disponevamo non permettevano alcun tipo di post-produzione.
Nonostante tutto ho un ottimo ricordo dei valori della serie e dell’onore che questo personaggio rappresentava.”

giorgio bassanelli bisbalGiorgio Bassanelli Bisbal

(direttore del doppiaggio di Ken il guerriero – La trilogia)

Direttore di doppiaggio, dialoghista e doppiatore, è un grandissimo fan di Ken il guerriero e, oltre a dirigere il doppiaggio di Ken il guerriero – La trilogia, è stato più volte coinvolto come supervisore e curatore delle edizioni italiane di Ken.

“Ero molto piccolo, forse era il 1988, la prima volta che l’ho visto su Junior TV.
Mi sono trovato di fronte alla parte finale del primo episodio, quando Zeed, che tiene in ostaggio Lin, viene sconfitto da Ken e cade a terra. Mi ricordo che rimasi talmente colpito da questa scena che non aspettai altro che la sigla finale per sapere di che cartone si trattasse e, il giorno dopo, mi sintonizzai prontamente a quella stessa ora per vedere il secondo episodio.
Qual è stata la mia impressione? Il fomento. Un crescendo di fomento.
Cosa me ne ha fatto innamorare? La storia, le musiche, i disegni… tutto me ne ha fatto innamorare. La carica emotiva che c’è nella serie era qualcosa di quasi irripetibile. A quei tempi, i due anime che assolutamente ritenevo diversi da tutti erano Maison Ikkoku e Ken il guerriero che, guardacaso, venivano trasmessi entrambi da Junior TV, quindi camminavano a braccetto per me, benché fossero due cose completamente diverse. “

fighiFighi

(webmaster di Hokutonoken.it)

Reduce degli anni ’80, nel 2000 fonda quello che senza alcun dubbio è stato il primissimo punto d’approdo di ogni fan di Hokuto No Ken in Italia, dando un contributo fondamentale alla diffusione ed alla condivisione di tutto ciò che riguarda questo universo.

“Alla prima messa in onda dell’episodio 1 di Ken il Guerriero, al tempo su TelePadova, io ero lì. In quegli anni non si perdeva nessun cartone animato, figuriamoci quelli mai messi in onda prima. Dopo la prima puntata rimasi subito estasiato dal personaggio e uscii immediatamente in cerca dei miei amici per parlare di questo nuovo cartone animato che anche loro dovevano vedere assolutamente.
Parecchi anni più tardi arrivò internet e capii in fretta che questo anime, da tanti criticato e bistrattato, poteva essere invece uno strumento per unire le persone attorno ad una stessa passione. Da quella convinzione nacque HokutoNoKen.it e la community di appassionati di Ken il Guerriero che lo frequentano.”

divina scuola di hokutoDivina Scuola di Hokuto

(amministratore dell’omonima pagina facebook)

Grande appassionato di Ken, è il fondatore della fanpage che, per numeri e contenuti, è ormai il punto di riferimento italiano su Facebook per tutti gli appassionati del mondo di Hokuto e non solo, spaziando dai miti del cinema d’azione agli anime culto della nostra infanzia.

“Ken il Guerriero non è solo violenza, offriva quel qualcosa che da bambino non avevo ancora ben chiaro: il senso dell’onore, dell’essere giusto, anche quando si è superiori. Ma il bello di tutto questo è che, dopo aver rivisto la serie dopo quasi vent’anni dall’ultima volta, mi sono reso conto ancora di più della profondità di quest’opera, con i suoi messaggi che un ragazzino difficilmente riesce a percepire.
Le famose “piaghe del dolore” per arrivare ad usare il Musou Tensei o il discorso di Fudo sul conoscere il sapore amaro delle sconfitte, bè, tutto questo è praticamente l’opposto del classico “vissero felici e contenti” delle favole. Sono tutti argomenti che dovrebbero preparare un bambino alla vita e dove una persona adulta si rispecchia. Ecco perché ci sono ancora tanti fan non più giovanissimi come me.”

Curiosità: Ken il “tappabuchi”

Nessuno (all’infuori del Giappone, ovviamente) sembra sapere che il 4 ottobre, una settimana prima della messa in onda di Hokuto No Ken, su Fuji Television veniva trasmessa la finale della Central League di baseball. Le condizioni atmosferiche erano però tali da ritenere che la partita sarebbe stata sospesa a causa della pioggia. L’emittente aveva quindi pensato a Ken come “piano B” nel caso fosse stata costretta ad interrompere la diretta, ma le cose andarono per il verso giusto: gli Hiroshima Toyo Carp vinsero la Central League e non fu necessario anticipare la messa in onda di Hokuto No Ken.

Chissà, magari anche più di qualche fan avrà pregato che piovesse pur di vedere il proprio idolo in TV una settimana prima ;)

Il primo episodio in immagini

神か悪魔か!? 地獄にあらわれた最強の男
“Divinità o Demonio!? Un uomo fortissimo fa la sua comparsa all’inferno”

  • Supervisione artistica: Toyoo Ashida
  • Sceneggiatura: Shoozoo Uehara
  • Sakkan: Masami Suda
  • Fondali: Morishige Suzuki
  • Titolo italiano: Sotto il segno dell’Orsa Maggiore

Per le immagini ringrazio il sito amico Hokuto Legacy

Ringraziamenti

Ringrazio tutti coloro che gentilmente hanno dedicato il loro tempo per esprimere un pensiero e aggiungo un ringraziamento speciale per MusashiMiyamoto, Andrea Florio e Luca Cordella.

Platinum Games: “Amiamo tutti Hokuto No Ken!”


PlatinumGames

Alcuni penseranno che in realtà stiamo scoprendo l’acqua calda, comunque l’argomento  mi è sembrata simpatico e ho deciso di parlarne lo stesso. Oggi diamo quindi uno sguardo a quello che dice Hideki Kamiya, autore di Devil May Cry, Resident Evil 2, Viewtiful Joe, Okami e, attualmente, co-fondatore della Platinum Games assieme ad altri mostri sacri come Shinji Mikami (God Hand, Killer7…) e Atsushi Inaba (Samurai Shodown, Phoenix Wright, Mad World…).

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Su twitter, alla domanda “Perché c’è un attacco “Hyakuretsu” in molti dei titoli Clover / Platinum Games? Citazione di Hokuto No Ken?”, Kamiya risponde infatti candidamente: Amiamo tutti Hokuto No Ken!

Ma Kamiya non si ferma di certo qui. Da vero appassionato della serie, non si trattiene quando c’è da parlarne. Per esempio, per lui (come per molti di noi, aggiungerei) Hokuto No Ken finisce con la morte di Raoh.

Punto.

Infine, la domanda che tutti adesso vi state facendo gli è già stata posta…

… e la risposta non poteva essere più evasiva…

A dirla tutta, dopo la cocente delusione di Fist of the North Star Ken’s Rage 2, che Koei ci presentò come il titolo definitivo sul mondo di Hokuto ma che si rivelò infine un costosissimo sedativo capace di farmi calare la palpebra già nei primissimi minuti di gioco, a me non dispiacerebbe affatto se i vertici di Platinum Games decidessero finalmente di acquisire la licenza per sviluppare almeno un titolo dedicato a Kenshiro e compagni. E a voi?

(Ringrazio nostalgicshakedown per la segnalazione)

Luigi Bernardi, il pioniere dei manga


luigi bernardi

Un anno fa, il 16 ottobre 2013, si spegneva, dopo una lunga malattia, il grande Luigi Bernardi.

In molti lo ricordano come scrittore, intellettuale, saggista, traduttore, drammaturgo e, soprattutto, editore. Difatti, noi appassionati delle produzioni made in Japan abbiamo un grandissimo debito di riconoscenza verso quest’uomo: E’ stato lui, con la sua mitica Granata Press nei primi anni ’90, il pioniere dell’invasione dei manga nella nostra penisola.

Quelli che mi conoscono bene sanno che non l’ho mai fatto. Forse giusto qualche commento, ma non mi sono mai sentito di dover dedicare un lungo post alla memoria di una persona scomparsa. Per tanti motivi, molti dei quali saranno ovvi a chi, come me, ha sempre avuto una forma di profondo rispetto verso tali circostanze. Quel tipo di rispetto che ti porta a non sapere cosa dire, perché temi che ogni cosa che dirai, per quante siano buone le intenzioni, apparirà banale e scontata.
E in effetti, sempre per lo stesso motivo, questo post era rimasto nel cassetto fin dall’anno scorso. L’avevo scritto, pensando e ripensando, chiedendomi se fosse opportuno o meno, ma nel frattempo son passati i giorni. Giorni che poi sono diventati mesi. Allora ho deciso di attendere. E mentre attendevo di pubblicarlo, ad un anno dalla sua morte, mi sono convinto infine che sì, a Luigi glie lo dovevo in fondo in fondo. Perché anche se non ho mai avuto l’onore di conoscerlo personalmente, le sue qualità trasparivano attraverso il suo lavoro e attraverso quegli editoriali che aprivano ogni numero di Mangazine, la mia preferita tra le riviste ammiraglie di Granata Press.
Perché, giusto per citare un esempio a caso preso dal numero 21, dove lo trovate un editore, oggi, che invece di accampare scuse e fare il solito scaricabarile sui giapponesi, vi scrive “… non siamo ancora riusciti ad organizzare un settore video credibile…” ? Così, diretto proprio. E il problema non riguardava la qualità del prodotto, comunque altissima per l’epoca, bensì il livello organizzativo dei tempi di realizzazione. E in chiusura, chiedeva non solo scusa ai fan, ma diceva: “… speriamo che sia l’ultima volta che dobbiamo approfittare della vostra pazienza.”
Tanto di cappello. Ma veramente. E non mi metto a fare altri paragoni, perché tanti, troppi editori odierni ne uscirebbero con le ossa rotte.

Il punto è che Bernardi, con Granata Press, ci ha cresciuti un po’ tutti. Quanti, partendo dai semplici fan, passando per i blogger fino ad arrivare agli addetti ai lavori di oggi, sono partiti da lì? La giusta terminologia, i redazionali, gli approfondimenti… tante cose che ci hanno aiutato a scoprire e comprendere meglio quello che andavamo a leggere. Non mi sono mai fatto problemi a dire che quelle pubblicazioni restano il mio punto di riferimento per quello che riguarda il modo di presentare gli argomenti di cui parlo nel sito. Non posso quindi dimenticare chi, anche inconsapevolmente, mi ha aiutato a crescere. Mai come in questo caso però, le immagini possono evocare ricordi che valgono più di mille parole. Ecco  quindi un piccolo ma significativo assaggio di quegli anni…

La Granata Press nei ricordi Luigi Bernardi

luigi bernardi 2“Lavoravo ancora alla Glénat Italia quando mi capitò tra le mani il primo manga da giudicare in chiave professionale. Si trattava del primo numero pubblicato negli Stati Uniti dalla Marvel del serial Akira, di Katsuhiro Otomo. All’editore francese, che aveva filiali in Spagna e in Italia, era stato offerto di tradurlo in Europa, nelle tre lingue. Io dirigevo la filiale italiana e diedi immediato parere positivo: il prodotto era bello, e poi pensavo che la nuova generazione di lettori di fumetti, quella cresciuta abbuffandosi di serial televisivi giapponesi, doveva essere pronta a recepire i manga. Due anni dopo, quando si cominciò a ipotizzare Granata Press, quel pensiero mi tornò alla mente. La costituenda casa editrice avrebbe fatto della pubblicazione di manga una delle proprie strategie. Il progetto di pubblicare i manga si sviluppò in due linee editoriali, contigue eppure sostanzialmente differenziate.  Entrambe avevano come battistrada una rivista antologica che presentava anche articoli, approfondimenti, notiziari e colloqui con i lettori. Zero fu la staffetta della linea Z, dedicata alle proposte di taglio fantascientifico, aggressivo e ipertecnologico. Mangazine, invece, insieme a tutta la linea Manga, offriva una visione più ampia della produzione giapponese, anche in chiave storica. L’idea e la realizzazione risultarono complementari, ed entrambe vincenti. Zero è stata la prima rivista di fumetti giapponesi pubblicata in occidente. Nelle sue pagine si sono alternati serial di indubbio impatto come Ken il guerriero e Patlabor, che in seguito si sono guadagnati testate autonome. Zero è inoltre stata la prima pubblicazione europea a pubblicare opere di Masamune Shirow e di Kia Asamiya, due mangaka destinati a un successo planetario. Qualche mese dopo uscì il primo numero di Mangazine, che prese lo stesso nome di una fanzine prodotta da quattro appassionati (Andrea Baricordi, Massimiliano De Giovanni, Andrea Pietroni e Barbara Rossi) che nel frattempo erano entrati nello staff della casa editrice.
Mangazine si caratterizzò per i servizi redazionali che offrivano una panoramica completa dell’attualità del fumetto giapponese, oltre a recuperare storicamente autori e serial del passato. Anche i manga pubblicati sulla rivista avevano un taglio meno specifico di quelli di Zero, su tutti il divertentissimo Lamù di Rumiko Takahashi.
In Granata valeva il principio di soddisfare ogni curiosità. Se i fumetti giapponesi “tiravano”, ecco che l’idea di pubblicare videocassette con i disegni animati degli stessi personaggi diventava un progetto da realizzare. Nessuno di noi, aldilà della duplicazione domestica, sapeva come si realizzassero delle videocassette. Imparammo in fretta. L’ufficio si riempì di enormi “cartuccioni” Ampex. Stabilimmo rapporti con la Siae, che cambiava regolamento ogni volta che andavamo a ritirare i bollini. Cominciammo a frequentare festival specializzati, a Milano e a Cannes, ogni volta acquistavamo diritti importanti. Ci affidammo a distributori “forti”, la Ricordi prima, la Bmg dopo, finimmo in un gioco di multinazionali che non poteva non stritolarci…”

(altri ricordi sull’intera produzione Granata Press li potete trovare cliccando qui)

Non solo manga

Come già accennato, Granata Press non era soltanto sinonimo di manga. Ben presto il suo catalogo iniziò a comprendere serie e film d’animazione di grosso calibro: Ken il guerriero, I Cavalieri dello Zodiaco, Maison Ikkoku, Ranma 1/2, Devilman, Giant Robot, Alita, Il vento dell’amnesia… sono solo alcuni dei titoli pubblicati in videocassetta dall’editore, che anche in questo caso è riuscito ad equilibrare nomi di richiamo a produzioni del tutto inedite ma di grande qualità.

Foto scattate da Francesco Di Sanzo con alcune delle produzioni realizzate in Granata Press

Dicono di lui…

Luigi Bernardi viene ricordato da tutti per la sua onestà e la sua lungimiranza, oltre che per la grande cultura. Inizialmente, tra i vari dubbi ricorrenti nello stendere l’articolo, vi era quello di sentirmi un po’ ipocrita a parlare di una persona che non avevo mai incontrato. Mi è sembrato giusto, quindi, andare a raccogliere  i pensieri di chi l’ha conosciuto da vicino, in modo da dare risalto alla persona vera e propria, oltre che al professionista.


“Chi non bazzica il mondo dell’editoria forse non sa chi è (anzi, chi era), mentre la maggior parte di quelli che lo bazzicano (specie il mondo del fumetto) probabilmente non lo ha mai capito. Potrei raccontare milioni di aneddoti personali su Luigi. Ne accenno brevemente solo due. Mi chiese di collaborare alle sue riviste in una lontana Lucca, dopo aver letto un mio articolo in cui lo criticavo duramente. Un esempio di intelligenza mai più riscontrato in altri addetti ai lavori.
Quando la Granata Press stava chiudendo, e lui era rimasto solo in un magazzino con i resi, non avevo il coraggio di chiedergli gli ultimi soldi che mi doveva per alcuni articoli, ma Luigi staccò un assegno e me lo porse dicendo “sono gli ultimi”. È stato un grande editore, ma, almeno per quel che mi riguarda, anche una grande persona, nei confronti della quale ho un gigantesco debito di riconoscenza. Un debito che, purtroppo, non potrò mai saldare.”

Davide Castellazzi


“Come rendere omaggio a Luigi Bernardi? Si puo’ dire che sia l’unico nel mondo dei fumetti ad averla sempre vista giusta su tutto… Per questo lo ricorderò sempre.”

Andrea Pietroni


“Nel ricordare Luigi, ritrovo tantissime emozioni diverse… È stato una figura per me fondamentale dal punto di vista professionale, perché con la burbera benevolenza con cui aveva accolto noi ‘kaotici’ nella famiglia Granata, ha guidato la nostra maturazione da fanzinari a ‘veri’ editori e redattori. Ma anche umanamente, con quel suo misto di utopia e cinismo, scontrosità e simpatia, allegrie e tristezze, è stato un uomo come pochi. Luigi ha dato tanto al mondo dell’ editoria italiana, non solo per quello che ha realizzato, ma per l’eredità che ha lasciato nel cuore e nella professionalità dei tanti che ha accolto in quelle stanze di Corso Marconi.”

Roberto Di Meglio


Devo dire c’è stato anche chi non si è sentito di lasciare un suo pensiero pubblico, ma non perché non avesse niente da dire, anzi, nella chiacchierata che abbiamo avuto in privato ne sono emerse di cose positive. Come dicevo in apertura, per quanto siano buone le intenzioni, non sempre riusciamo ad esprimere a parole quello che abbiamo dentro. Ringrazio comunque questa persona per essersi aperta ed avermi ulteriormente confermato il valore di Luigi Bernardi come essere umano. :)

Sotto il segno di Harlock – Intervista a Giorgio Bassanelli Bisbal


Mentre si avvicina inesorabile il 15 ottobre, il blog DarkArynLand intervista Giorgio Bassanelli Bisbal, direttore del doppiaggio e responsabile del nuovo adattamento de “L’Arcadia della mia giovinezza“.

Per leggerla, vi basterà cliccare qui

cinema

TOKI IL SANTO D’ARGENTO Vol.5 – Recensione


Penultimo volume per  TOKI IL SANTO D’ARGENTO, spin-off dell’originale Hokuto No Ken incentrato sull’avverso fato del carismatico guerriero dalla tecnica perfetta, colui che più di ogni altro avrebbe potuto aspirare a divenire il successore della Divina Scuola di Hokuto.
Negli scorsi mesi ne abbiamo visto la gloria, mentre erigeva l’utopia chiamata Villaggio dei Miracoli, ma ne abbiamo visto anche la caduta, quando la sua grave malattia gli ha impedito di difendere quel sogno da Raoh e dal folle Amiba.
Svuotato di ogni speranza, Toki era ormai pronto ad attendere la morte fra le mura di Cassandra, ma un’inaspettata rivelazione da parte dell’enigmatico Ryuga gli ha finalmente aperto gli occhi sul suo vero ruolo nel disegno celeste…

TRAMA

In questo volume si conclude il lungo flashback in cui siamo stati catapultati assieme allo stesso Toki, che si è immerso nei ricordi in attesa che Kenshiro giunga a riabbracciarlo, evento che viene narrato poco dopo, quando veniamo riportati al presente e vediamo il successore di Hokuto sconfiggere Amiba e recarsi a Cassandra con Rei e Mamiya. Il resto degli episodi narra in maniera sintetica gli avvenimenti che già conosciamo grazie al manga originale e che portano fino alla vigilia dello scontro decisivo tra Raoh e Toki, evento che occuperà interamente il prossimo volume, andando a concludere le avventure del santo d’argento.

Come già detto lo scorso mese, dal momento in cui Toki viene rinchiuso a Cassandra, l’autrice si trova a fare i conti con quella che è la continuity dell’opera originale, costretta quindi a lavorare su binari ben precisi e con pochissima libertà d’azione. Il risultato è che, se si conoscono già a menadito gli eventi descritti, la lettura può risultare poco avvincente. E nonostante la Nagate ce la metta tutta pur di inserire dei dialoghi inediti oppure di farci vedere le stesse cose secondo la prospettiva di Toki, è chiaro che più di tanto non si poteva fare. D’altronde l’unica soluzione per evitare tutto questo sarebbe stato fermare la narrazione proprio nel momento in cui il protagonista viene imprigionato, ma avremmo avuto un fumetto monco, privo di tutta la fase di riscatto successiva.
Di conseguenza, bisogna prendere tutto più come una “celebrazione” della serie originale e non aspettarsi altre novità. Ma non fraintendetemi, questo quinto volume resta sempre una gioia per gli occhi e per la mente, riuscendo ancora una volta a catturare alla perfezione lo spirito della storia e dei personaggi e a restituirlo sulla carta senza incertezze, aggiungendo comunque un piacevole tocco personale da parte dell’autrice.

 

PROTAGONISTI

mamiya profileMAMIYA (マミヤ)

Donna bellissima e abile guerriera, Mamiya rappresenta il punto di riferimento per i membri della sua comunità. Dotata di molto coraggio, cerca ogni modo per aiutare Kenshiro a risolvere le proprie faide famigliari, affrontando il pericolo pur di trovare informazioni sul luogo in cui è rinchiuso Toki e  accompagnando di persona sia Ken che Rei a Cassandra.
Vedi scheda di Mamiya nel manga originale

rei profileREI (レイ)

Maestro dello splendido Nanto Suichō Ken  (南斗水鳥拳 – Tecnica dell’Uccello d’Acqua di Nanto), Rei rappresenta la Stella della Giustizia tra i Sei Sacri Pugni di Nanto. Sulle tracce della sorella Aili, rapita nel giorno del suo matrimonio, ha incontrato Kenshiro e Mamiya ed è stato solo grazie al loro aiuto che è riuscito ad abbracciarla di nuovo. Per questo ora sente di avere un grande debito di riconoscenza verso i suoi amici. Vedi scheda di Rei nel manga originale

bart profileBART (バット)

Questo ragazzino era solo un ladruncolo da strapazzo quando, in uno sperduto villaggio di sopravvissuti, ha incontrato Kenshiro per la prima volta, assistendo con i propri occhi ai prodigi di cui era capace. Da allora lo segue ovunque e, se un tempo era disilluso e cinico, ha ora ripreso a credere nel prossimo e nel futuro proprio stando al suo fianco. Vedi scheda di Bart nel manga originale

lin profileLIN (リン)

Piccola orfanella considerata un peso dagli stessi membri della sua comunità, Lin aveva perso la voce dopo aver visto massacrare i suoi genitori ed è stato Kenshiro, durante il loro primo incontro, a permetterle di guarire. Anche lei, come Bart, viaggia assieme a Ken ed è testimone della potenza dell’Hokuto Shinken, che il guerriero utilizza a favore dei deboli e degli oppressi.
Vedi scheda di Lin nel manga originale

aili profileAILI (アイリ)

Sorella minore di Rei, Aili era stata rapita da Jagi nel giorno del suo matrimonio e, da allora, venduta più volte come schiava, ha subito tanti di quegli abusi da arrivare a gettarsi dell’acido negli occhi in modo da non dover più vedere il mondo che la circondava. E’ stato Kenshiro, una volta liberata, a ridarle la vista e a farle riabbracciare l’amato fratello. Vedi scheda di Aili nel manga originale

koryu profileKORYU (コウリュウ)

Uomo che ha spontaneamente sigillato la sua tecnica e ceduto il passo nella lotta per la successione nella Divina Scuola di Hokuto, da allora si è ritirato in romitaggio fra i monti. Si dice che fosse anche più forte dello stesso Ryuken e, a causa di ciò, Raoh ha deciso di sfidarlo per saggiare il proprio stato di salute dopo il duro scontro con Kenshiro al villaggio di Mamiya.
Vedi scheda di Koryu nel manga originale

zengyo profileZENGYO (ゼンギョウ)

Fedele servitore di Koryu e dei suoi figli, Zengyō si reca di corsa da Toki e Kenshiro per riferire della morte del proprio padrone per mano di Raoh.
Vedi scheda di Zengyo nel manga originale

EDIZIONE ITALIANA

A parte una svista grammaticale a p. 75 (“Voglio che tu trovA al posto mio il vero Toki”), la mia proverbiale onestà intellettuale mi impedisce di trovare altri motivi per lamentarmi. Certo, ci sono dei passaggi che forse si potevano rendere un po’ più scorrevoli da leggere, ma si può sopravvivere. L’unica cosa che forse mi sarebbe piaciuto vedere ma che probabilmente non era possibile realizzare per tanti motivi (e comunque figurarsi se alla Planet si mettevano il pensiero…), l’inversione tra la copertina di questo volume e del prossimo. Perché, come avrete modo di constatare a novembre, l’impressione è che i giapponesi stessi abbiano “cannato” in tal senso, mettendo al quinto volume una copertina che effettivamente rispecchia più i contenuti del sesto e viceversa.

Appuntamento al prossimo mese!

prossimo mese

“Io ti ho già ucciso” – Kenshiro sbarca su Rai 4 e ci ammazza tutti… dalle risate!


E niente, è successo che ieri sera si è diffusa velocemente la voce che su Rai 4 davano il film dal vivo del 1995 Fist of the North Star (di cui trovate una scheda QUI), in prima visione assoluta italiana con il titolo “Il ritorno di Kenshiro“. Potevamo perderci l’occasione di commentare tale nefandezza in diretta? Ovvio che no!! Trovate tutto nei commenti al post sottostante. Buon divertimento :D

L’Arcadia della mia giovinezza: L’offerta speciale di Goen e l’elenco dei cinema


Mentre si avvicina la data dell’arrembaggio di Capitan Harlock, di cui abbiamo già parlato approfonditamente e che ricordiamo è previsto per il 15 ottobre, fioccano di continuo news ed iniziative interessanti. Abbiamo già dato uno sguardo a trailer e immagini qualche giorno fa, parliamo allora di GOEN che, come potete leggere nella locandina ufficiale che trovate qui sopra, ha deciso di applicare il 10% di sconto sull’acquisto dei volumi dell’edizione Deluxe del manga a chi esibirà il proprio biglietto in fumetteria!

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Passiamo ora all’atteso elenco delle sale in cui verrà proiettato il film. Sul sito ufficiale dedicato all’evento è presente, da un paio di giorni, una sezione in cui è possibile ricercare la sala cinematografica più vicina e prenotare il biglietto.
Per raggiungerla cliccate sull’immagine sottostante.

prenota il biglietto