Raccontando Hokuto – Intervista a Tetsuo Hara (seconda parte)


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Nuovo appuntamento con “Raccontando Hokuto”, una serie di interviste condotte in Giappone per celebrare il trentennale di Hokuto No Ken e di cui abbiamo deciso di tradurre le più interessanti per il pubblico italiano. In questo quarto episodio, il nostro amico Garuzo, “ambasciatore ufficiale” di Hokuto, pone nuove domande al maestro Tetsuo Hara. Purtroppo, a dispetto di quanto anticipato la volta scorsa, pare che almeno in questa intervista non ci sia nessun reale approfondimento sul nuovissimo episodio inedito che verrà pubblicato il prossimo aprile, ma un piccolo scoop Garuzo ce l’ha voluto dare lo stesso: Invitato ad un party in onore del terzo anno di pubblicazione di Comic Zenon, non ha perso l’occasione di farsi ritrarre in una “foto di famiglia” assieme al maestro e alla sua gentile consorte. Finalmente facciamo la conoscenza della signora Hara!

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Traduzione a cura di MusashiMiyamoto

Intervistatore – Maestro, ho un dubbio che mi assilla da molti anni e vorrei chiederle qualcosa in merito.

Hara – Un dubbio?  Non riesco ad immaginare di cosa si tratti ma prego, fai pure.

Intervistatore – Giusto per esserne certi, ma il giubbotto che indossa Kenshiro non è jeans, vero?

Hara – No, perché?

IntervistatoreNo, ecco, ogni tanto capita che alcuni dicano si tratti di un giubbotto e di pantaloni di jeans.

Hara – E ce ne sono, eh? Si tratta di un equivoco causato dell’anime, dove erano di colore blu.

Intervistatore – E vai! Finalmente abbiamo scartato ufficialmente quell’ipotesi.

Hara – Chiunque sia cresciuto conoscendo soltanto l’anime potrebbe fraintendere la cosa ma, nella mia mente, sono sempre stati indumenti di pelle e li ho sempre disegnati cercando di restituire la sensazione che si trattasse proprio di quel materiale.

Intervistatore – Lo so, in realtà pensavo semplicemente di chiarire la cosa in questa sede per evitare che si rimanesse nel malinteso anche in seguito.

Hara – Capisco, in effetti pensavo che fosse una domanda strana da parte tua, ma mi hai convinto (ride).

Intervistatore – Bene! E adesso un altro dubbio che nutro da molti anni.

Hara – E che sarà mai? Per caso si tratta di un altro errore mio, come le cicatrici mancanti sul petto di Kenshiro?

Intervistatore – No, per carità. Piuttosto, Jagi porta una maschera di ferro, no? Ecco, ha una qualche relazione con la serie ” Sukeban Deka II ” ?

Sukeban Deka II: Shōjo Tekkamen Densetsu スケバン刑事II 少女鉄仮面伝説
(La teppista detective II: La leggenda della ragazza dalla maschera di ferro)

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Trasmessa su Fuji TV dal 7 novembre 1985 al 23 ottobre 1986, questa serie televisiva ha per protagonista la giovane teppista Yoko Godai che, arrestata e costretta ad agire come infiltrata della polizia per potersi redimere, deve indagare all’interno di una scuola superiore nota per la presenza di numerose e violente bande giovanili, assumendo il nome in codice di Saki Asamiya, ovvero la Sukeban Deka della serie precedente. Per proteggere la propria identità, Yoko (interpretata  dalla cantante idol Yoko Minamino, allora al suo debutto come attrice), utilizza una maschera di ferro dalla foggia piuttosto familiare per gli appassionati di Hokuto No Ken, che però resta una trovata esclusiva di questa seconda serie e non compare nel manga originale di Shinji Wada che l’ha ispirata (pubblicato tra il 1976 ed il 1982).

HaraSukeban Deka? No, assolutamente.

Intervistatore – Bene, grazie!

Hara – Grazie … ?

Intervistatore – Alcuni sostengono, per via della loro somiglianza, che la maschera di Jagi sia ispirata a quella indossata dalla protagonista di Sukeban Deka II. Ho fatto personalmente una mia piccola indagine sulla rete e sono giunto alla conclusione che la maschera di Jagi sia stata creata prima, ma ci sono ancora persone che si ostinano a dire il contrario.

Hara – No, no, è proprio un’idea mia. Anzi, per inciso, ho tratto ispirazione da Guerre Stellari.

Intervistatore – Ecco, ora ho capito. In effetti in quei film ci sono tanti personaggi che indossano la maschera.

Hara – All’inizio prendevo come riferimento Mad Max 2 senza fare grandi cambiamenti ma, gradualmente, ho cominciato a trarre ispirazione anche da queste opere, iniziando così a sviluppare un mio stile personale per la realizzazione di Hokuto No Ken.

Intervistatore – Ha tirato fuori il suo gusto personale arricchendo l’ambientazione.

Hara – Poi ho iniziato a ragionare con la mia testa e, pensando di essere divenuto bravo a disegnare, ho cercato di catturare l’attenzione del pubblico con ritratti e caricature di personaggi famosi.

Intervistatore – Per esempio il modello su cui si basa Falco è Ivan Drago di “Rocky IV”.

Hara – Sì proprio così. Dai, e gli occhiali di Ken nella Terra degli Shura, invece…?

Intervistatore – Marion Cobretti ! Cobra! Stallone!

Cobra

Non credo abbia bisogno di grandi presentazioni: Film del 1986 interpretato da Sylvester Stallone, vede come protagonista Marion Cobretti, agente specializzato nel  “curare” la società dal male dei criminali psicopatici… estirpandoli senza pietà! Un personaggio del genere non poteva di certo passare inosservato ad un appassionato di cinema come il maestro Hara, che ne ha tratto ispirazione per l’aspetto di Kenshiro negli episodi in cui si stava recando nella Terra degli Shura a salvare Lin.

Hara – Ti ricordi addirittura il nome completo! Bravo (ride).

Intervistatore – Per me a quel tempo Stallone era il più figo della Terra.

Hara – In quel caso l’ho disegnato volutamente così perché fosse riconoscibile ma, alla fine, non mi pare sia venuto così somigliante. Diciamo che, bene o male, resta comunque un disegno realizzato secondo il mio stile.

Intervistatore – Maestro, con tutto il rispetto, ma a me sembra che sia venuto benissimo.

Hara – Certo, però resta un disegno di Tetsuo Hara più che un ritratto. Diciamo che all’epoca mi ci divertivo, ecco. Oggi come oggi non penso che una cosa del genere passerebbe tanto facilmente come allora.

Intervistatore – Ci si divertiva. Maestro, a dire il vero questo è proprio uno degli argomenti che volevo affrontare. Tra gli esempi più evidenti di questo suo modo di divertirsi ci sono le varie esclamazioni come “Abeshi” , “Hidebu”  e, fra le scene più rappresentative, vi è quella in cui Kenshiro affonda una sega nella testa di uno scagnozzo di Jagi e poi la tira mentre il tipo urla una frase sconnessa che suona come “Pa bi bu peppo”.

Hara – Sì sì, normalmente, con una sega infilata nel cranio, uno dovrebbe schiattare, ma la mia immaginazione mi ha suggerito che il cervello avrebbe potuto ancora funzionare.

Intervistatore – Ahhh, ecco, un po’ come un sugarello servito vivo che ancora si muove a scatti.

Hara – Proprio così, quel genere di spasmi. Mi è venuto in mente poco prima di consegnare il lavoro ed ho pensato che ci sarebbe stato bene, che le parole combaciassero perfettamente con il ritmo di una sega in movimento.

Intervistatore – Mentre il cervello  pensa “Cosa succede?”, la sega viene mossa…

Hara“Pa bi bu peppo” ( Ride )

Intervistatore – E con quel “Po”, finalmente schiatta.

Hara – Il suono di quelle parole ha un effetto comico, ma il mio vero obiettivo era la ricerca del realismo. Per dire, quando si tocca un ferro da stiro lasciato lì, senza sapere che è rovente, non diremo “Ahi, scotta!” ma, per esempio, tireremmo fuori qualcosa di strano e sconclusionato con qualche parola del tipo “Ahhh!! Porcatr… Ahia!!”

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Intervistatore – Ah, capisco…

Hara – Era questo ciò che ricercavo. Quando Amiba muore esclama “Uwaraba!”: “Uwa” quando cade e, un istante prima di morire “Raba!”. Ovviamente nessuno urlerebbe “Raba” in un caso del genere.

Intervistatore – In Hokuto No Ken tutte le esclamazioni di questo tipo vanno lette tenendo conto del contesto. Per esempio “Hidebu” è un’espressione composta.

Hara – Sì, in quel caso viene da “Ite” che diventa “Hide” e subito dopo abbiamo un “Bu”. Io volevo rappresentare quell’istante. Per anni è girata la teoria che si trattasse di un refuso ma, in realtà, era una cosa ragionata e alla quale tenevo davvero.

hidebuHidebu!! (ひでぶっ!!)

Spieghiamo meglio, con l’aiuto di MusashiMiyamoto, il significato di questa famosissima espressione. Proprio come confermato dal maestro Hara anche in occasioni precedenti a questa intervista, “Hide” è lo stesso di “Itee”, che sta per “mi fa male, che dolore” – espressione che Heart usa quando vede uscire il proprio sangue – e “Bu” è un’onomatopea che indica il gonfiore. In altre parole, parafrasandola, la frase sarebbe “Che dolore…scoppio! Boom!”.

Per saperne di più:
Le Frasi dei Personaggi di Hokuto No Ken

Intervistatore – Per più di 10 anni si è dibattuto se fosse un semplice errore di stampa dell’editore del tempo, che avrebbe confuso la sua pessima grafia, o che lei l’avesse fatto intenzionalmente. Ora, dopo tanto tempo, questo mistero è finalmente risolto.

Hara – In più, essendo un manga pieno di scene cruente, tendeva a lasciare un retrogusto amaro. Siccome era rivolto ad un pubblico composto principalmente da giovanissimi ho utilizzato questo espediente per cercare di stemperarne la crudeltà e renderlo più leggero.

Intervistatore – In un certo senso è stata una scelta quasi fortuita che però, tutto sommato, si è trasformata nel vero e proprio marchio di fabbrica di Hokuto No Ken.

Hara – Sì, il famigerato “urlo finale”. Ci sono addirittura ragazze che, pur non avendo mai letto il manga, se glie ne parli dicono “è quello in cui urlano Hidebu quando muoiono, vero?”.

Intervistatore – Ormai è già fuori moda, ma una cosa del genere sembra essersi ripetuta con la recente serie TV Naoki Hanzawa ed il suo “Baigaeshi” (rendere due volte tanto).

hanzawa naokiNaoki Hanzawa (半沢直樹)

Recentissima serie televisiva nipponica,  andata in onda dal 7 luglio al 22 settembre 2013, getta uno sguardo all’interno del competitivo mondo delle gerarchie bancarie, narrando le vicende di un impiegato di medio livello, il Naoki Hanzawa del titolo, che non teme di sfidare i propri superiori nel momento in cui scopre di essere il capro espiatorio di un gioco sporco che vede i vertici dell’amministrazione coinvolti in una grossa frode finanziaria. Naoki segue infatti un proprio codice personale che si riassume nella seguente frase: “Se i nemici ti feriscono, rendigli due volte tanto!“, motto che puntualmente egli ripete ad ogni episodio e che è stato per lungo tempo sulla bocca di tutti i giapponesi. Basata sui romanzi di Jun Ikeido, che ha vissuto dall’interno, tra gli anni ’80 e ’90, la realtà dei colossi bancari del proprio paese, la serie ha ottenuto un successo tale da far registrare una media del 30% di share nel periodo della sua prima messa in onda.

Hara – Sì, sì, sorprendente. Mi ha ricordato proprio quella sensazione. Praticamente è successa la stessa cosa che è successa con Ken…

Intervistatore – “Rendere due volte tanto” è la chiave di volta di Naoki Hanzawa, una serie che, senza quest’espressione peculiare, sarebbe forse rimasta una semplice fiction sull’ambiente bancario.

Hara – Sì, proprio così, uguale. Infatti viene da ridere pensando che si arriva al punto di dire “rendere 100 volte tanto”, no?

Intervistatore – Ahahah, addirittura 100 volte. Non ci si crede, ahahahah!

Hara – Anche se è una frase esagerata, il pubblico la accoglie con gioia perché rappresenta il momento clou dell’episodio. Come quando viene mostrato il simbolo dello Shogun Mitsukuni Mito.

img429Manga Mitokōmon (まんが水戸黄門)

Noto in Italia con il titolo “L’invincibile Shogun”, questo anime di 46 episodi del 1981 è ispirato a Tokugawa Mitsukuni, daimyo di Mito che, in incognito, viaggia in compagnia dei suoi leali servitori per combattere i soprusi che si verificano nei villaggi del feudo.
Celebre, tanto in patria quanto da noi, il momento clou dell’episodio, in cui veniva mostrato il simbolo dello Shogun e ai nemici veniva intimato:

“Inchinatevi allo Shogun Mitsukuni Mito!”

Intervistatore – “Sì sì! Arriva! Arriva! Eccolo!”

Hara – E, quando finalmente viene detta la frase, quell’irreprensibile impiegato si trasforma in una specie di implacabile Yakuza.

Intervistatore – Sì, una sorta di demonio. Mostra una determinazione che nessuno potrebbe mai immaginare vedendolo nel tranquillo quadretto famigliare che compone quando è accanto a sua moglie.

Hara – Sì, se non ci fosse stato anche il contrasto con questo aspetto della sua personalità non sarebbe stato altro che un semplice uomo d’affari con una grandissima forza di volontà.

Intervistatore – Adesso vorrei approfondire un po’ il discorso. I problemi che ha incontrato disegnando Hokuto No Ken. Cosa le ha creato più difficoltà?

Hara – A quel tempo disegnavo con tutto me stesso e posso dire che, per tutti e cinque gli anni di pubblicazione, ho faticato parecchio. Ma alla fine, ciò che mi ha creato più problemi è stato… il ritorno di Julia.

Intervistatore – Cioé il fatto che Julia fosse ancora viva? In effetti ci ha spiazzato tutti.

Hara – Esatto, io stesso nutrivo questa sensazione. Mi chiedevo: “Ma stiamo scherzando?”

Intervistatore – E quindi come mai ha deciso di accettare una tale proposta?

Hara – Ho accettato perché avevamo davanti ancora circa un anno di pubblicazione e quindi c’era tutto il tempo di pianificare e rendere convincente il tutto.

Intervistatore – Certo, si doveva dare una solida conclusione alla vicenda.

“Un anno di pubblicazione…”

Come è stato già ampiamente discusso anche nella seconda parte dell’intervista al maestro Buronson, la saga di Hokuto No Ken si sarebbe dovuta chiudere con la morte di Raoh. L’idea di reinserire Julia è stata quindi partorita circa un anno prima di quell’evento, anche se ha poi iniziato a prendere pienamente corpo soltanto 27 settimane prima della fine.

Hara – Solo che non riuscivo a non pensare a quella regola di Jump per la quale, se un’opera perdeva popolarità, nel giro di dieci settimane veniva interrotta. Avevo già vissuto un’esperienza del genere in passato.

Intervistatore – Però, maestro, ragionando da semplice lettore, visto che Ken si era ormai ritagliato un suo posto speciale, penso che avremmo tutti chiuso un occhio.

Hara – Il punto non è questo. Prima di tutto, io non posso disegnare una cosa per la quale gli altri debbano chiudere un occhio, visto che è un mio dovere essere convincente verso i lettori. Quindi, il mio principale problema era quello di evitare che l’opera perdesse popolarità. Poi, un’idea del genere la si poteva sviluppare anche in uno o due anni.

Intervistatore – Chiedo venia, in effetti ha proprio ragione. Ma quindi in che modo si è pensato di fondere insieme l’Ultimo Condottiero e Julia? In Hokuto No Ken ci sono molte aggiunte successive, ma in questo caso come vi siete comportati?

Hara – Avendo un anno a disposizione per poter pianificare tutto, come prima cosa si è deciso di inserire la figura dell’Ultimo Condottiero proprio per permettere il ritorno in scena di Julia.

Intervistatore – E’ chiaro. In seguito avreste fatto capire al lettore che l’Ultimo Condottiero in realtà era lei. In pratica si è fatto in modo che la sua vera identità restasse attentamente celata fino al momento della rivelazione.

Hara – Già. Abbiamo preparato a tavolino diverse cose per dare credibilità alla trama. E quindi sono stati introdotti anche i Nanto Goshasei, che abbiamo poi messo in relazione con Julia.

Intervistatore – Una cosa che non mi aspettavo è la fulminea sconfitta di Hyui e Shuren. Eppure li ha caratterizzati con la stessa cura che ha riservato a personaggi del calibro di Juza. E’ un fatto intenzionale?

Hara – Sì, esatto. Non mi piace discriminare i personaggi. Sia Hyui che Shuren li ho disegnati proprio come personaggi principali.

Intervistatore – Comunque, quando ho capito che dietro quella maschera c’era Julia, ho esclamato “Eeeehhh!?”. Cioé, oltre al fatto che era ancora viva, mi ha sorpreso scoprire che l’Ultimo Condottiero era una donna. Io già me l’immaginavo come “boss finale”.

Hara – E’ per questo che ci si è sforzati di fare in modo che non si capisse prima del tempo stabilito.

Intervistatore – Dopo averlo scoperto mi sono fiondato a rileggere i numeri precedenti.

Hara – Rileggere? In che senso?

Intervistatore – Per esempio, ci sono delle scene in cui il generale parla. Qualcuno che non ne conosceva l’identità, sentendone la voce avrebbe potuto facilmente comprendere che era una donna. E allora mi sono messo a cercare se ci fossero scene del genere.

Hara – Aaahhh… è un  modo interessante di analizzare la questione.

Intervistatore – Oggi come oggi, con internet, su Twitter scriverebbero subito “RT (retwittate): L’Ultimo Condottiero è Julia!”

Hara – Ahahah. Allora è un bene che nei fumetti non ci siano suoni.

Intervistatore – Sì, anche quando ha detto “Kenshiro…”, nella mia testa la sua voce era quella di un uomo, di un boss finale. Però, rileggendo, mi sono accorto che i suoi dialoghi potevano andar bene sia per un uomo che per una donna. Insomma, che fosse un uomo era solo una nostra convinzione, perché in realtà lei non lo ha disegnato nemmeno tanto alto.

a04La maggior parte dei lettori era convinta che l’Ultimo Condottiero fosse un uomo. Nella scena che si vede a sinistra, il personaggio appare però più basso di quello alla sua destra (Ryaku) e alto più o meno come quello alla sua sinistra (Tou). Questo è un elemento peculiare. Si capisce benissimo che il disegno è stato realizzato in maniera tale da non stridere con la sua vera identità. In più, come rileva lo stesso Garuzo nell’intervista, i dialoghi sono stati ben studiati, visto che in Giappone (senza voler scendere in dettagli specifici) gli uomini e le donne parlano in genere con un vocabolario differente che, a sua volta, gode di eccezioni a seconda della gerarchia, dell’età e del contesto. Si tratta di una sfumatura che per noi italiani è impossibile da cogliere nella traduzione del manga, ma che è risultata invece fondamentale per riuscire a mantenere segreta l’identità dell’Ultimo Condottiero senza rovinare l’effetto sorpresa.

Hara – In un certo senso anche io, come i Goshasei, ho protetto la sua identità (ride).

Intervistatore – Il maestro Buronson ha detto “Questa… è stata una scommessa” ma , in fondo, dopo l’apparizione dei Goshasei, in special modo di Juza e Fudo, il momento del duello finale tra Kenshiro e Raoh è risultato ancora più solenne.

Hara – Certamente, e poc’anzi mi riferivo proprio a questo: potendo elaborare la trama nel corso di un anno, siamo riusciti a dargli un’ossatura molto solida e, di conseguenza, tutto è andato per il meglio. Abbiamo dato vita a personaggi grandiosi e possiamo quindi ritenerci soddisfatti di quanto realizzato.

Intervistatore – Per assurdo, se si fosse rigorosamente opposto all’idea, non avremmo avuto bei personaggi come Juza o Fudo. E neanche il figlio di Juza, che vedremo nel nuovo episodio. E’ stato quindi un bene far sopravvivere Julia.

Hara – Mi sento sollevato dalle tue parole, visto che per noi è stata davvero una grossa scommessa.

Intervistatore – Piuttosto, maestro, ma se Julia non fosse sopravvissuta, anche gli ultimi momenti di Raoh sarebbero stati diversi?

Hara – Dal punto di vista della narrazione sicuramente, ma la scena finale sarebbe stata la stessa.

Intervistatore – Eh? Davvero?

Hara – Vedi, esiste un’illustrazione di Frank Frazetta in cui un personaggio protende il braccio verso il cielo…

Intervistatore – Sì.

Hara – E io l’ho ripresa. Era un’illustrazione fantastica e ho sempre pensato che un giorno avrei sfruttato quella posa.

Intervistatore – Wow! E’ uno scoop incredibile.

Hara – Nell’illustrazione di Frazetta, il personaggio spinge il braccio dritto verso l’alto, mentre io ho pensato di disegnarlo con una differente angolazione.

Frank Frazetta (9 febbraio 1928 – 10 marzo 2010)

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Indiscusso artista di fama internazionale, di cui già si era accennato nella prima parte dell’intervista, Frazetta è stato la principale fonte d’ispirazione per il maestro Tetsuo Hara.
Nato e cresciuto a Brooklyn, è entrato all’Accademia di Belle Arti all’età di soli 8 anni grazie all’insistenza dei suoi insegnanti, i quali ne scorgevano già il grande potenziale. Durante la sua lunga carriera è stato fumettista, illustratore, pittore e scultore,  influenzando con i propri lavori l’immaginario collettivo soprattutto in ambito fantasy e sci-fi.

Altre info e, soprattutto, interessanti gallerie di illustrazioni, a questo link:  frankfrazetta.net

 

IntervistatoreAh, non sapevo nulla di questa storia!

Hara – E, quando si è pensato agli ultimi istanti di vita di Raoh, proprio lì ho capito che era giunto il momento giusto per utilizzarla.

Intervistatore – Ooohhh! Leggendo la sceneggiatura, lei si è detto “ecco, è qui che devo inserirla”.

Hara – No, per gli utlimi istanti di vita di Raoh avevamo già deciso da tempo come sarebbero dovute andare le cose. E lì rientra il discorso di poco fa.

Intervistatore – Il discorso di Julia che era sopravvissuta?

Hara – Proprio così. Nella mia mente, quella scena era già ben definita e nulla sarebbe cambiato perché era così che volevo disegnarla. Anche se era passato circa un anno da quando l’avevo pensata, alla fine l’ho disegnata proprio così.

Intervistatore – Aaah, tutto chiaro!

Hara – Solo che poi non è finita lì, perché la settimana successiva tutto è continuato (ride).

Intervistatore – E già. Tuttavia era quello, secondo lei, il perfetto climax in cui inserire quella scena.

HaraEsattamente.

Intervistatore – Non sapevo che ci fossero certi episodi legati agli ultimi istanti di Raoh. Non immaginavo che lei avesse questi modelli di riferimento che ha poi filtrato e riversato appieno in quelle scene. E’ una storia davvero meravigliosa.

Hara – Sì, per quello che mi riguarda, quello era il momento giusto. Non mi andava di fare le cose a metà… la morte di Raoh doveva essere così.

Intervistatore – Anche per me resta una scena di una profondità irraggiungibile. Lei ha studiato con anima e corpo quell’illustrazione sublime che aveva in mente per un’opera che è stata realizzata con tutto l’impegno possibile e l’ha poi concretizzata con il suo stile personale. Sbaglierò, ma questo percorso lo rivedo anche nella crescita di Kenshiro.

Hara – Ora che mi ci fai pensare, credo che il mio stato d’animo fosse proprio come quello di Kenshiro quando combatte contro Raoh. Diciamo che ho combattuto, o meglio disegnato, con amore.

Intervistatore – Maestro, la ringrazio per quest’intervista. Da fan, non vedo l’ora di leggere sia il nuovo episodio di Ikusa No Ko che l’episodio inedito di Hokuto No Ken.

Hara – Grazie. Certamente anche per Ikusa No Ko non mi risparmierò e sarà lo stesso anche per il nuovo episodio. Non sarà facile, ma sono contento di continuare a disegnare per voi con tutte le mie forze.

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Considerazioni ed anticipazioni

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In chiusura, Garuzo sottolinea la forte emozione per aver potuto conversare tanto amabilmente con il maestro Hara. Dice che vorrebbe inviargli un “Gosho Ha” di ringraziamenti😀

Ciò che ci interessa maggiormente, comunque, è la volontà del nostro amico di continuare ad intervistare altri personaggi legati al mondo di Hokuto. Quindi, “Raccontando Hokuto” non finisce qui…😉

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garuzoGaruzo

Free writer, è nato nella prefettura di Hiroshima, appartiene a quella che può essere considerata la prima, la più autentica generazione di lettori di Hokuto No Ken. Profondamente legato al maestro Hara e a Nobuhiko Horie è anche stato investito della carica di “ambasciatore ufficiale dell’opera”. Il suo nome compare fra i titoli di coda di Kenshiro Den e il suo personaggio preferito è Toki.

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